Leggi tutte le notizie su:


coma

Addio a Eluana, l’appello della Chiesa: “Una legge ora è necessaria”

Monsignor Angelo Bagnasco

“Un grande dolore per la morte di Eluana e quindi un grande sconcerto per la situazione generale, ma questi sono i giorni della preghiera e della meditazione”: così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del giorno su Canale5. “Certamente” prosegue il porporato “questa realtà eutanasica resta, con un grave vulnus della storia del nostro popolo, segnata dalla vicinanza verso i più deboli. Speriamo che il Signore illumini tutti quanti perché questa deriva possa essere sanata”.
Per il presidente dei vescovi, “diventa sempre più evidente che una legge giusta è necessaria per il bene della nostra società e della nostra civiltà profondamente umanistica. Questi - ripete Bagnasco - sono i giorni della preghiera, del raccoglimento, le considerazioni più articolate potranno venire nei prossimi giorni”.

Se l’intervento umano si fosse rivelato decisivo per la morte di Eluana “continuerei a ritenerlo un delitto”, ha invece sottolineato subito dopo la notizia della morte della donna il presidente della Pastorale per gli operatori sanitari, Cardinal Javier Lozano Barragan. Che ha aggiunto: “Che il Signore l’accolga e perdoni chi l’ha portata a questo punto. Prima di tutto la raccomandiamo al Signore” ha detto. “Preghiamo per lei e chiediamo perdono al Signore per tutto quello che le hanno fatto”. Il cardinale ha poi precisato che “occorre vedere in che circostanze è avvenuto il decesso, se per colpa della sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione o per cause diverse”. Barragan ha comunque escluso che questo possa condurre ad una “scomunica” automatica per quanti l’abbiano aiutata a morire, come ventilato dal segretario per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, mons. Albert Malcolm Ranjith. “Non è nel codice di diritto canonico” ha affermato Barragan “che non esclude, neanche in questi casi, la possibilità del pentimento e della riconciliazione”. “Quello che ci resta ora è raccomandare al Signore Eluana Englaro, affinché il Signore le apra le porte del cielo, a lei che ha sofferto tanto in terra”, spiega ancora il ministro della salute vaticano.

Eluana se n’è andata: ecco il suo ultimo giorno, ora per ora

proteste e preghiere davanti alla clinica

Questo il racconto dell’ultimo giorno di vita di Eluana Englaro, la cronologia di quanto accaduto nella clinica, dei controlli e delle decisioni che hanno segnato l’ultima giornata di questa vicenda cominciata 17 anni fa, il giorno dell’incidente. Lunedì 09 febbraio è il quarto giorno senza alimentazione e idratazione, il settimo a Udine.
ORE 8. Eluana è al momento “abbastanza idratata” e le sue condizioni “sono stazionarie”, raccontano alcuni testimoni. L’interruzione totale di alimentazione e idratazione di Eluana stando a quanto rilevato dagli accertamenti eseguiti per il controllo dell’attuazione del decreto era cominciata alle 5:45 di venerdì scorso, 6 febbraio.
ORE 9. Il neurologo Carlo Alberto Defanti riferisce di condizioni stazionarie e che non era ancora entrata in una “fase critica”. L’organismo, aveva spiegato l’esperto, può infatti resistere circa una settimana prima di eventuali danni importanti “con un margine di recupero”.
ORE 10. Sono attesi nella clinica “La Quiete” gli accertamenti da parte della Regione Friuli Venezia Giulia. Ma per l’avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana non esistono motivi per ritenere la struttura non idonea, nemmeno con le motivazioni più fantasiose che si possono trovare”.
ORE 12. Il protocollo per la sospensione della nutrizione e idratazione artificiale ad Eluana Englaro “allo stato delle cose va avanti”, fa sapere il neurologo Carlo Alberto Defanti, che ne ha avuto conferma dal professore Amato De Monte che guida l’equipe che si sta occupando di Eluana. Intanto nella casa di riposo sono in corso le verifiche da parte degli ispettori inviati dalla Regione sulla base della decisione assunta ieri dal presidente Renzo Tondo.
ORE 15. Non è necessaria “una preventiva diffida” per “interrompere ad effetto immediato” un’attività sanitaria che viene svolta in una struttura del Friuli Venezia Giulia al di fuori di quelle autorizzate dalla Regione in quella stessa struttura. Lo scrive la Direzione Centrale Salute e Protezione sociale della Regione Friuli Venezia Giulia all’Azienda per i Servizi Sanitari numero 4 Medio Friuli, dove si trova la casa di riposo La Quiete, struttura nella quale i carabinieri dei Nas svolgono una ulteriore ispezione, durata circa due ore.
ORE 16. Una manifestazione per esprimere solidarietà a Beppino Englaro davanti alla casa di riposo di Eluana, organizzata dalla Cgil del Friuli Venezia Giulia. Durante la manifestazione ci sono stati momenti di tensione quando le forze dell’ordine hanno chiesto i documenti a due manifestanti, che hanno replicato dicendo che si trattava di un’intimidazione nei loro riguardi.
ORE 18. Il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, ha convocato una riunione, a Udine, con gli assessori regionali alla Sanita, Valdimir Kosic, e agli Enti Locali, Federica Seganti. Al centro dell’incontro vi è l’esame dei risultati dell’ispezione dei tecnici della Usl 4 ‘Medio Friuli’ alla casa di riposo “La Quiete” di Udine dove è ricoverata Eluana Englaro. Alla riunione partecipa anche Giorgio Ros, direttore generale dell’Azienda sanitaria 4 ‘Medio Friuli’.
ORE 19. Dagli accertamenti eseguiti oggi su incarico della Procura di Udine sulla vicenda di Eluana Englaro “non è emerso alcun elemento di novità tale da giustificare un intervento della magistratura” ha detto il Procuratore Generale della Repubblica di Trieste, Beniamino Deidda. Si allontana, così, l’ipotesi di un sequestro della stanza in cui si trova la donna.
ORE 20. Arriva la notizia della morte di Eluana. Intorno alle 20 l’ultimo respiro, dopo 17 anni di stato vegetativo. Una telefonata dell’anestesista Amato De Monte avverte Beppino Englaro del decesso.

L’addio a Eluana e il silenzio di Beppino Englaro: ora voglio stare solo

Eluana Englaro è morta

Poche parole e poi la tristezza infinita di un padre che ha lottato per 17 anni: “Voglio soltanto stare solo”: reagisce così il padre di Eluana davanti ai cronisti che sono riusciti a raggiungerlo al telefono nella sua abitazione. Ad avvertirlo della morte della figlia è stato l’anestesista Amato De Monte, il medico che si era offerto di accompagnare Eluana fino alla fine dei suoi giorni e che è accorso nella sua stanza quando il cuore ha smesso di battere. Beppino, ricordando le parole di Eluana “la morte fa parte della vita”, ha aggiunto: “Non dovete preoccuparvi di me, ora voglio stare solo, non voglio parlare con nessuno. L’unica cosa che chiedo ai veri amici è di non cercarmi. Sono fatto così, chiedo che mi rispettino in questo modo”.
Ma ieri sera e per tutta la notte Beppino non è stato solo. Le persone che hanno sostenuto la sua battaglia e che in questi ultimi quattro giorni si erano radunati fuori dalla clinica “La Quiete” di Udine hanno alzato più in alto, tra le lacrime, i cartelli e gli striscioni “pro-Beppino”. Probabilmente, però, lui non avrebbe apprezzato gli applausi scrocianti della folla alla notizia della morte. Di certo non l’ha graditi quell’altra metà di gente che ha sperato fino alla fine che Eluana non morisse. E così, dopo gli applausi, la polizia è dovuta intervenire per evitare che lì fuori finisse in rissa.
Il sindaco di Udine, Furio Honsell, esprimendo il suo cordoglio e quello di tutta la città al papà di Eluana, ha ricordato “la lezione di dignità che lui e sua moglie hanno saputo dare in questi 17 lunghi anni”. Mario Riccio, amico di vecchia data di Beppino e medico - fu lui a staccare il respiratore di Piergiorgio Welby - ha dichiarato: “Oggi è morta la figlia di un amico. È stata fatta la volontà di Eluana Englaro e quella di uno stato di diritto. La volontà di Eluana è stata rispettata come quella di Piergiorgio Welby. Abbiamo assistito a una grande violenza e a un finale politicizzato”. Allo stesso modo il professor Vittorio Angiolini, legale della famiglia, ha voluto lanciare un appello: “Lascino tranquillo Beppino Englaro. Non l’hanno lasciato mai tranquillo. Gli hanno fatto addirittura vivere questo ultimo drammatico momento con i carabinieri intorno alla figlia: ora lo lascino in pace”. Eluana, come ha precisato il neurologo Defanti: “È morta all’improvviso ed è una cosa che non prevedevamo”.
Beppino è stato determinato fino all’ultimo momento. Una settimana fa aveva anche preso contatti con il parroco di Paluzza, sempre in Friuli, il paesino di origine della famiglia, per lo svolgimento della cerimonia funebre. Quella richiesta - durante la quale Beppino polemizzò vivacemente con il sacerdote circa la posizione presa dalla Chiesa in questa vicenda - aveva lasciato gli abitanti di stucco.
In tarda serata non c’è stato più posto per favorevoli o contrari alla morte. Nessun applauso, nessuna protesta. Non c’è stato più bisogno delle forze dell’ordine. La polizia si è ritirata in un angolo. I carabinieri hanno lasciato il capezzale di Eluana. In tarda sera anche le campane della cittdina hanno taciuto. Tutti hanno taciuto e hanno scelto, nel finale, di unirsi alla preghiera delle suore di Lecco che l’hanno accudita per una vita. Eluana era morta.

Eluana, lite Poletto-Bresso. La Quiete di Udine pronta ad accoglierla

Eluana Englaro

Potrebbe essere arrivata la svolta la vicenda di Eluana Englaro, la donna che da diciassette anni vive in stato vegetativo. L’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Quiete” di Udine si è detta disposta ad accogliere la ragazza. Ad affermarlo, la presidente della struttura Ines Domenicali: “Il sindaco di Udine è stato contattato nei giorni scorsi dalla famiglia Englaro” ha detto Domenicali “che a sua volta ci ha interpellato per conoscere la nostra disponibilità al ricovero. Al momento” ha aggiunto “stiamo verificando questa ipotesi”.

La clinica si è dunque detta disponibile ad accogliere Eluana dopo la rinuncia della clinica Città di Udine giunta all’indomani dell’atto d’indirizzo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Eluana potrebbe essere accompagnata per il suo ultimo viaggio, in un’altra struttura friulana, la terra di papà Beppino.
E così si metterebbe fine alla questione sulla quale da mesi si è concentrata un’attenzione politica e mediatica al massimo livello. Soprattutto dopo l’apertura del Piemonte e del suo presidente Mercedes Bresso ad accogliere Eluana in una struttura pubblica della Regione dove, se richiesto, attuare la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale della donna, in stato vegetativo da 17 anni. Il governo ha sottolineato, attraverso il sottosegretario Eugenia Roccella, che per il Piemonte “sarà difficile applicare la sentenza”.
Se toccasse invece al cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, dover decidere, non ci sarebbero dubbi: la sentenza non è nemmeno da prendere in considerazione. Perché: “La legge di Dio prevale su quella dell’uomo” e per questo motivo “i medici cattolici che si trovassero a lavorare nell’ospedale dove si intende interrompere l’alimentazione di una persona, dovrebbero obiettare e rifiutarsi di farlo” è l’indicazione fornita dal prelato di origine veneta, intervistato da La Repubblica.
Ma proprio al cardinale risponde il governatore Mercedes Bresso. “Non viviamo” ha detto il presidente del Piemonte “in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile”. “Non entro” ha aggiunto la Bresso “nel merito delle dichiarazioni del cardinal Poletto che invita i medici cattolici all’obiezione di coscienza perché sono valutazioni religiose. Ma dico che l’obiezione di coscienza che nel nostro Paese è consentita solo per l’interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare. Se fossi un medico e mi fosse chiesto di applicare il decreto” ha detto la Bresso “lo farei, ma con la morte nel cuore. Ma penso che sia altrettanto disumano pretendere che per un tempo infinito una persona che non è più in stato di vita debba essere tenuta artificialmente in vita con lo strazio e della famiglia. La morale propria comunque non deve essere mai applicata agli altri”. Alla domanda se ci fossero stati contatti con la famiglia Englaro la Bresso ha risposto: “C’erano stati in passato. Non posso giurare che non ci siano stati contatti ora. Ma se mai ci fossero non lo dichiareremmo”.

Tra qualche giorno intanto è prevista la sentenza del Tar della Lombardia sulla richiesta di annullamento del provvedimento con cui la Regione Lombardia lo scorso settembre aveva negato al personale delle strutture sanitarie di effettuare l’interruzione dell’alimentazione e idratazione artificiali ad Eluana Englaro, come avevano disposto i giudici della Corte d’Appello di Milano.

Eluana, scontro Bresso-Sacconi: “Nessuno sotto scacco”

eluanaenglaro2

Botta e risposta sul delicato caso di Eluana Englaro. In scena il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e la regione Piemonte. Il primo, al termine di una audizione alla Commissione Sanità del Senato, risponde ai cronisti che gli chiedono di commentare l’apertura ad accogliere Eluana Englaro in una struttura pubblica piemontese da parte del governatore Mercedes Bresso: “Non metto sotto scacco nessuno, ho fatto solo una ricognizione delle leggi da applicare”, dice il ministro. Replicando in questo modo all’opinione della presidente del Piemonte, che aveva motivato l’offerta alla famiglia Englaro di strutture pubbliche, “perché le cliniche private sono tenute sotto scacco dal ministro Sacconi”.
E la stessa Bresso conferma la sua “Disponibilità”. Il Piemonte è “pronto a dare attuazione alla sentenza della Cassazione” sul caso Englaro. “Ho ribadito la nostra disponibilità” ha detto la Bresso “come avevo già fatto qualche mese fa. Altre regioni si sono dette disponibili. Noi comunque siamo pronti a dare attuazione alla sentenza della Cassazione. Non è una gara né un invito, ma il riconoscimento di un diritto”. Per il momento, ha precisato, non ci sono stati contatti diretti tra la Regione Piemonte e il padre di Eluana, Beppino Englaro. “Mi risulta che siano impegnati per ottenere i loro diritti in Lombardia. È probabile che si metteranno in contatto, ma probabilmente sarà con una specifica struttura sanitaria, non direttamente con me. Non mi risulta che ci siano obiezioni di principio da parte di nostre strutture. Poi la famiglia può decidere se rivolgersi direttamente a un ospedale o a medici. La loro scelta comunque sarebbe coperta da riserbo”.

Alla nuova mossa di Mercedes Bresso risponde allora il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, secondo la quale eseguire la sentenza per condurre alla morte Eluana “non è compito del servizio sanitario nazionale che invece deve curare, rispettando così la sua legge istitutiva”. “Bisogna rispettare tutte le normative” spiega la Roccella “come la convezione sui diritti dei disabili perché sottrarre la nutrizione e idratazione a un disabile significa ledere un suo diritto primario”. Roccella respinge infine le accuse rivolte a Sacconi di “essere stato minaccioso” e di coloro che gli attribuiscono un “provvedimento inefficace”. “Quella sentenza” ha infine ricordato “non è obbligatoria, consente, ma non obbliga nessuno”.

LEGGI ANCHE: Eluana, tutte le tappe della vicenda e partecipa al FORUM

Eluana, la disponibilità del Piemonte: “Pronti con una struttura pubblica”

Beppino Englaro

E la Bresso apre le porte alla famiglia Englaro.
La presidente del Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana in una struttura pubblica: “A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi”, ha affermato Bresso rispondendo ad una domanda dell’Ansa. “Se ci viene richiesto, noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche” ha aggiunto Bresso “perché quelle private sono sotto scacco del ministro”.
“Il tema resta lo stesso. Io avevo già detto” ha esordito Bresso “che noi eravamo pronti a rispettare la legge perché riteniamo che si debba rispettare la legge e chi in questo caso ha la tutela, la patria potestà”. “A noi” ha proseguito la presidente del Piemonte a Bruxelles a margine di un incontro con il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso “non è stato chiesto nulla e quindi non è che c’è una competizione in cui ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi”. “È giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più. Ma in questo caso” ha sottolineato Bresso “c’è stato un lungo iter. C’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione”. “Se quindi ci viene richiesto” ha concluso “noi siamo disposti”.
Dopo il “no” della clinica “Città di Udine” si era infatti concluso pochi giorni fa il “versante friulano” della vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 17 anni per i traumi riportati in un grave incidente stradale. Papà Peppino - di origini friulane e che proprio per questo voleva “accompagnare” in Friuli sua figlia per il suo ultimo viaggio terreno - si era comunque detto molto determinato a dar corso a quelle che erano le volontà della figlia che considerava “non vita” rimanere attaccati alla stessa con un sondino per l’alimentazione artificiale.
E lo stesso Beppino ha voluto ringraziare il governatore piemontese: “Non posso che ringraziare il presidente Bresso e rivolgerle tutto il mio apprezzamento: dalle sue parole limpide e precise mi rendo conto che ha colto perfettamente la natura del nostro dramma”, ha detto Englaro, interpellato sulle dichiarazioni del presidente del Piemonte. “Credo che da un presidente di regione non ci si poteva aspettare di più” ha aggiunto Englaro. “Noi naturalmente prendiamo in considerazione e valutiamo questa disponibilità”.
Sulla stessa linea la curatrice di Eluana, l’avvocato Franca Alessio: “Siamo sempre pronti a valutare qualunque disponibilità purchè non rappresenti ulteriore perdita di tempo: a noi interessa mettere in atto l’ordinanza della Corte d’Appello, alla luce del sole, tendenzialmente in Italia e senza ostacoli dell’ultimo momento”.
LEGGI ANCHE: Eluana, tutte le tappe della vicenda e partecipa al FORUM

In coda per la sala operatoria: così muore Flavio, a soli 12 anni

Foto d'archivio: una ambulanza in servizio
Tre ore in attesa di un’ambulanza che lo trasportasse in una struttura adeguata per essere operato alla testa. Alla fine, dopo otto ore di come, il dodicenne è morto perché non è stata trovata una sala per operarlo in tutti gli ospedali della Calabria.
morto perché non si è trovato una sala operatoria libera in tutta la Calabria. Anzi, è stata trovata all’una di lunedì scorso ma a quel punto non c’era più niente da fare. Questa drammatica storia è raccontata da Il Quotidiano della Calabria, con la drammatica testimonianza del padre che ha dato l’autorizzazione all’espianto degli organi del figlio. Ora, grazie a Flavio altra gente continuerà a vivere.
Il momento fatale del ragazzo è stato sei giorni fa, mentre si trovava all’oratorio. Cadendo da una giostra ha battuto la testa. Trasportato a Polistena, i medici eseguono la Tac gli riscontrano un ematoma che comprime il tronco celebrale. Serve immediatamente un intervento chirurgico: “Mio figlio” racconta il padre al Quotidiano “è rimasto tre ore a Polistena senza che nessuno gli facesse nulla e senza che si trovasse un’ambulanza. Non si trovava un mezzo per trasportare mio figlio e non si trovava un posto né a Reggio, né a Catanzaro né a Cosenza. Poi si è liberato un posto ai Riuniti di Reggio Calabria” (a 40 minuti da Polistena), dove il ragazzo è arrivato dopo le 21. Ma la sala operatoria non è stata disponibile prima dell’una di notte. Il cuore di Flavio, un cuore che non funzionava perfettamente tanto da aver già bisogno di farmaci da un paio d’anni, non ha retto.
I genitori del ragazzo hanno presentato denuncia alla procura di Palmi: “Vogliamo” hanno detto al Quotidiano “che il sacrificio di nostro figlio non sia vano. Vogliamo che chi ha sbagliato paghi. Non voglio vendette ma solo giustizia e verità”. “Se ho deciso di denunciare il tutto alla magistratura” ha aggiunto il signor Scutellà “è perché voglio che mio figlio sia l’ultima vittima del contorto sistema della sanità calabrese”.
“Viviamo in Calabria - ha spiegato - e siamo persone perbene e abbiamo diritto ad avere gli stessi servizi che hanno al nord. Altrimenti è meglio che spediscano la Calabria in Africa. Paghiamo le tasse come tutti i cittadini italiani”.

Tasse che sono servite anche a finanziare la campagna voluta dal ministro Livia Turco sulla bella sanità italiana: “Pane, Amore e Sanità”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101