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Camera chiusa, onorevoli a spasso per 10 giorni. Perché? “Manca copertura finanziaria”

Aula di Montecitorio

Chiude. Per 10 giorni. E mica per l’influenza H1N1 che sta decimando scuole e asili.
La Camera si ferma, come ha decretato la conferenza dei capigruppo, fino al 9 novembre (quando i lavori riprenderanno con l’esame della riforma della legge finanziaria), perché: “Non è possibile calendarizzare progetti di legge deriva dal fatto che non possono essere licenziati dalle commissioni per mancanza di copertura finanziaria”, ha detto il presidente Gianfranco Fini. Almeno, questa è “Una delle ragioni”. Continua

G8, disordini nell’Unione: Di Pietro e Mastella bocciano la Commissione

Un'immagine d'archivio degli scontri che hanno preceduto di pochi minuti la morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda a Genova
Nuovi disordini nella maggioranza per la mancata attuazione di uno dei punti del programma elettorale dell’Unione: la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare le responsabilità istituzionali nei fatti del G8 di Genova.
Protagonisti, manco a dirlo, l’Udeur e l’Italia dei Valori (alias Clemente Mastella e Antonio Di Pietro). I due ministri, che non mancano di darsele di santa ragione sulla questione giustizia, sono neanche troppo stranamente coalizzati nel tenere sulla corda Prodi e nel dar fastidio allo strapotere del Pd all’interno del governo (com’era successo la settimana scorsa per il collegato alla Finanziaria e per la sfiducia al presidente Rai).
Cosa è successo martedì 30 ottobre in Aula? Semplice: l’idea di istituire una commissione d’inchiesta monocamerale per indagare sul G8 di Genova, sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle “dinamiche innescate che hanno provocato azioni violentemente repressive nei confronti dei manifestanti”, spacca la maggioranza e viene bocciata alla Camera.
La commissione Affari Costituzionali presieduta da Luciano Violante non è infatti riuscita a dare il mandato al relatore Gianclaudio Bressa (Ulivo) a riferire in Aula. Su 44 votanti, 22 votano contro e 22 a favore. E siccome, in caso di parità, una proposta di legge non passa, il mandato al relatore non può essere conferito e anche se il provvedimento dovesse essere inserito comunque all’ordine del giorno dell’Aula, ci arriverebbe con il parere negativo della commissione.
La Cdl, accorsa in massa all’ultimo minuto per il voto, esulta, applaudendo a lungo il risultato, mentre l’Unione riesce a spaccarsi anche a Montecitorio: Udeur e Idv dicono ‘no’, il presidente della Commissione non vota (”Io non voto mai”, spiega alla fine della seduta), anche se il suo voto in realtà avrebbe potuto fare la differenza e la Rosa nel Pugno non si presenta.
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, per quanto deluso, non si sbilancia e spiega che non è difficile immaginare cosa pensi del “no” di oggi, mentre il capogruppo del Prc Gennaro Migliore chiede l’intervento di Prodi perché il fatto è”di una gravità assoluta”.
Il ministro di Pietro preferisce affidare al suo blog le spiegazioni del voto contrario (qui il video): “Siamo favorevoli ad una Commissione d’inchiesta su questo tema ma a condizione che si indaghi su tutti i fatti. Le questioni sono due: i comportamenti dei manifestanti e quelli della Polizia”.
Luciano Violante, presidente Commissione Affari Costituzionali della Camera
Ma ormai la frittata è fatta e il centrodestra riesce a far breccia anche a Montecitorio, dove grazie l’Unione di solito ha numeri più che sicuri. Esulta la Cdl non tanto per il no a una commissione che il capogruppo di An, Ignazio La Russa, non ha esitato a definire “ignobile” e che il leader Gianfranco Fini ha bocciato così: “Una cambiale che si pagava agli amici dei black bloc: alla sinistra più radicale”. Piuttosto perché: “La bocciatura” dice Maurizio Ronconi (Udc) “apre anche alla Camera una voragine nel centrosinistra. Con il voto contrario dell’Udeur e dell’Idv viene certificata la crisi della maggioranza, contraddicendo un punto importante del programma dell’Ulivo. Una maggioranza che sino ad oggi si puntellava con i voti della Camera frana clamorosamente, aprendo una crisi politica obiettiva e definitiva”. Che neanche l’ultimatum del premier Romano Prodi ai suoi sembra più riuscire a frenare.

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