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La pallacanestro italiana, secondo sport nazionale per numero di appassionati e investimenti, è alla ricerca di una credibilità perduta. Un campionato partito in ritardo e senza Napoli e Capo d’Orlando estromesse perché non in regola con la documentazione per l’iscrizione ai campionati (anche se giovedì prossimo l’Orlandina giocherà la sua ultima carta al Tar del Lazio per ottenere la riammissione), una federazione senza presidente e commissariata, una Nazionale che rischia di non qualificarsi per i prossimi Europei (dopo aver fallito la qualificazione per le Olimpiadi di Pechino, nonostante l’argento vinto quattro anni prima ad Atene). In caso di mancata qualificazione, sarebbe un bel danno per la Rai che ha acquistato i diritti degli Europei del 2009 (e anche per il 2011) per 2,5 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al biennio 2005-2007. Non interessata, in tal senso, Sky che paga già quasi 3 milioni di euro a stagione per il campionato italiano, cifra che quest’anno si divideranno 16 e non 18 squadre.
Un futuro incerto, al quale proverà a dare un senso il neo commissario Dino Meneghin, ex grande giocatore di Milano e della nazionale, chiamato a sostituire (almeno fino alle elezioni che dovrebbero svolgersi entro la primavera del 2009) il dimissionario presidente Fausto Maifredi. Meneghin si è detto “dispiaciuto” per le assenza di Napoli e Orlandina (”le società devono imparare a lavorare in base alle loro reali possibilità , a fare un passo alla volta, piuttosto che i salti”) e spera che sia un campionato “più equilibrato e combattuto possibile. Sulla carta Siena parte anche quest’anno come favorita (i campioni d’Italia in carica hanno espugnato il campo di Cantù alla prima di campionato con una prova di grande carattere, ndr), ma attenti a Roma, si è molto rinforzata, e anche a Milano. E poi ci sono Pesaro, le due squadre di Bologna, Treviso. Sarà una grossa lotta”.
Al di là delle incertezze sul nome del vincitore del campionato, restano tanti punti interrogativi - e polemiche a non finire, con minaccia di sciopero da parte dei giocatori - anche sul “tetto” massimo degli stranieri. Già , perché gli italiani, di fatto, non abitano più in Italia. Almeno nel basket. Nella serie A il 65 per cento dei giocatori iscritti nelle rose sono europei o extracomunitari (americani), ma del restante 35 per cento italiano quanti troveranno posto come titolari nelle 16 squadre del massimo campionato? Un’altra amara verità è che le società non investono più nei vivai e anche nel pianeta dilettantistico si preferiscono oriundi e campioni vicinissimi al ritiro ai talenti da scoprire e far crescere. Senza dimenticare la scuola, che in fatto di educazione e crescita sportiva non dà alcun contributo alla causa.
Soluzioni? C’è chi propone di avere sempre un italiano in campo, chi di istituire una Lega nazionale, sul modello della Ncaa, il campionato universitario statunitense. Ipotesi percorribili o meno, dipenderà dalla volontà di tutti per dare una svolta a un mondo la cui crisi è sotto gli occhi di tutti. Eppure, secondo un’indagine condotta da Censis Servizi ed Acciari Consulting su 180 esperti di sponsorizzazioni sportive, la quota destinata alle sponsorizzazioni è salita al 20 per cento del totale degli investimenti in comunicazione. Il calcio continua a farla da padrone con il 58,3 per cento, ma la pallacanestro si piazza al secondo posto con il 37,5 per cento degli intervistati. Seguono pallavolo e automobilismo (32 per cento), il 29,2 nel tennis, il 20,8 in rugby, atletica, sci, motociclismo e golf e un 16,7 per cento nella vela.
Con la serie A in crisi, grande attenzione è stata data alla Legadue che ha dimostrato come una lega equilibrata e con molti italiani in campo (sei su un totale di dieci giocatori da mandare a referto ogni domenica, ma ci sono squadre come la Enel New Basket Brindisi che hanno rinunciato all’acquisto di un giocatore comunitario e si schierano con sette italiani) sia ancora possibile proporre un modello alternativo di pallacanestro. Quando questo campionato è nato, otto anni fa, nessuno avrebbe potuto immaginare un successo di tale misura e adesso in questo campionato ci sono squadre come Varese (10 scudetti e 5 Coppe dei campioni vinte!), Venezia, Reggio Emilia e Brindisi, dal passato glorioso e dal futuro molto roseo e solido anche dal punto di vista economico. Una squadra di Legadue costa mediamente 2-2,5 milioni di euro e, anche se non c’è il conforto dalle televisioni (la Rai ha i diritti in esclusiva ma trasmette una sola partita in diretta la domenica sera), i palazzetti sono sempre pieni, gli investimenti sono cresciuti del 20 per cento e gli italiani hanno più spazio per mettersi in mostra.
I campionati finalmente sono al via, alla ricerca di un futuro certo.
Nuovo Consiglio dei ministri a Napoli per Silvio Berlusconi e il suo governo. Ma stavolta il premier – che l’artista writer napoletano, Raffo, ha ritratto in versione Superman che vola su Napoli, con il Vesuvio sullo sfondo, e in mano tiene stretti due sacchetti dell’immondizia – nella sua discesa in Campania ha dovuto affrontare non solo la questione rifiuti, ma anche la crisi dei mercati.
Durante il Cdm si è discusso del nuovo decreto legge sui rifiuti all’insegna della tolleranza zero, per fronteggiare l’emergenza e lanciare un piano per il rispetto delle regole e il decoro urbano (il cosiddetto decreto antigraffitari). Il via libera al decreto, che prevede, tra l’altro, il commissariamento dei comuni e delle province che non rispettano le norme per la raccolta e la gestione dei rifiuti, carcere e multe per chi realizza discariche abusive e getta i rifiuti per strada, è saltato e slittato però al prossimo consiglio, dopo i rilievi espressi da alcuni ministri, quelli di Lega e An. In particolare il no è venuto dal ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, contrario a punire chi inquina con sanzioni di tipo penale e ha chiesto di sostituire le sanzioni penali con quelle amministrative.
Quindi la crisi.
Sono due giorni, ovvero da quando l’altra sera il Cdm straordinario ha varato il decreto anticrisi, che il premier cerca di rassicurare l’Italia e gli italiani che non hanno nulla da temere. E anche da Napoli stessa musica: “Le nostre banche sono solide e non siamo in recessione”. E ancora: “Gli italiani abbiano fiducia”. Però il Cavaliere non ha nascosto che la crisi è davvero grave, tanto che ha sibillinamente parlato di una “possibile sospensione dei mercati internazionali per il tempo necessario di riscrivere le nuove regole”. Berlusconi durante la conferenza stampa ha spiegato che la “crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla – ha aggiunto il premier – di una nuova Bretton Woods”. In realtà lo stesso Berlusconi dopo la sua rivelazione clamorosa ha corretto il tiro: “La sospensione delle borse come strumento per affrontare la crisi economica mondiale? Al momento non c’è nulla. Tra le varie ipotesi fatte, qualcuno ha fatto questa proposta: sospendere i mercati per dare il tempo di riscrivere le regole, ma al momento non c’è nulla”. Tra le cose non certe c’è pure un G8 “possibile nei prossimi giorni”.
Quindi un’altra iniezione di fiducia nelle aziende e nei titoli italiani: “È il momento di comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore”. Insomma quello di Napoli è un Berlusconi molto razionale. Che davanti alle borse “in preda al panico e alla follia” – sono parole sue – predica la calma: “Dobbiamo essere più forti e se abbiamo azioni non bisogna venderle, ma se abbiamo soldi liquidi consiglio l’acquisto di alcune azioni”.
Nessun autunno caldo, Olimpiadi, Alitalia, dialogo con l’opposizione e manovra economica. Poi quel “gesto simbolico…”: la ramazza in mano e, per la sua settima visita a Napoli, diventa operatore ecologico.
Insomma, un Silvio Berlusconi a 360 gradi quello che si presenta nel capoluogo partenopeo e alle telecamere del Tg1 per un bilancio provvisorio dei primi cento giorni di governo.
Il Cavaliere esce a piedi dal palazzo della prefettura al termine di un lungo incontro con il sottosegretario Guido Bertolaso sull’emergenza immondizie in Campania. Il presidente del Consiglio spiega di essere tornato a Napoli oggi per lanciare un messaggio: “Le strade vanno tenute pulite”.
Ma stavolta non è il solit annuncio: il Cavaliere dà il buon esempio: si china e raccoglie un bicchiere di plastica, cartacce e altri rifiuti avvertendo che questo non deve più capitare: “Un modo”, ha aggiunto “per attirare l’attenzione di tutti sul fatto che dobbiamo essere consapevoli di dover tenere le nostre città e i nostri giardini puliti come le nostre case, perché è nelle città che passiamo gran parte del nostro tempo”. Assediato dalla stampa, da fotografi e tv il Cavaliere a fatica, protetto da un cordone di forze di polizia e dagli uomini della sua scorta, percorre i pochi metri che lo portano a piazza Carolina. Subito scatta il parapiglia. Il premier si mischia nella folla e fa il giro dell’edificio, fermandosi a scambiare alcune battute con curiosi e passanti assiepati dietro le transenne, ammettendo che sulla crisi dei rifiuti in Campania c’è ancora tanto da lavorare, ma la fase d’emergenza è ormai superata. In particolare, il Cavaliere lancia un appello: “Non bisogna opporsi alla costruzione di discariche e del termovalorizzatore. Si sono fabbricate tonnellate di rifiuti, ma anche tonnellate di menzogne sul fatto che un termovalorizzatore e una discarica inquinino l’atmosfera e l’ambiente”.
Poi gli altri temi. “Avevamo promesso più sicurezza” osserva “e abbiamo fatto provvedimenti che danno più sicurezza. Avevamo promesso di aiutare le famiglie, ed abbiamo abolito l’Ici”. In più, “abbiamo approvato con una mossa rivoluzionaria una legge di bilancio per i prossimi tre anni. Una finanziaria rivoluzionaria perché evita incrementi di spesa, taglia i privilegi e non comporta nessun aumento di tasse”.
Promesse mantenute che terranno il governo al riparo da un autunno caldo: “Non ci sarà nessun autunno caldo per le forze politiche”, osserva il premier a Napoli. “L’opposizione può manifestare contro la finanziaria, ma è come manifestare contro la grandine”. E davanti allae telecamere del Tg1 precisa che la manovra “non mette le mani nelle tasche dei cittadini”. E forse, dice: “non saranno felici quelli a cui abbiamo tagliato. Ci sarà una svolta rispetto alle politiche del governo precedente che ha fatto politiche di spesa”.
Sull’auspicio del capo dello Stato a un ritorno a un clima sereno fra le forze politiche “è anche il mio”, commenta il presidente del Consiglio. “Per avere un dialogo – aggiunge – bisogna avere rispetto degli altri e comportamenti leali” fra gli schieramenti. “E questo finora non si è verificato con l’opposizione. Se le cose cambieranno saremo felici. Altrimenti andremo avanti a realizzare le riforme promesse agli elettori”. E il primo banco di prova sarà proprio, alla ripresa dopo la pausa estiva, il federalismo: tema che il governo conta di agganciare alla legge finanziaria con il disegno di legge collegato.
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Di Carlo Puca
Ecco il sole che scalda l’anima e il vento che profuma di mare. È allegra andante la Napoli di piazza Plebiscito, là dove si affaccia la task force di Guido Bertolaso. Sono una squadra e si vede. Uomini e donne indossano tutti la stessa maglietta della Protezione civile, che sembra quella della Nazionale di calcio. C’è energia, ci sono le lavagne, i computer, le mappe. E fogli Excel aggiornati con minuzia. Sono i fogli dei conti. Perché stavolta i soldi sono misurati, il tempo delle spese pazze è finito. Lo spreco del passato è agli atti del Parlamento, non è una voce di popolo. Nella scorsa legislatura la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ha quantificato in 780 milioni l’anno la spesa corrente prodotta dall’emergenza campana. Quattordici anni di crisi equivalgono a un paio di Leggi finanziarie. Risultati? Praticamente nulli. Ecco perché si è arrivati al commissariamento del commissariato (il gioco di parole ci vuole). Nonostante resista nell’immaginario collettivo, il commissariato non esiste più, nella forma e nella sostanza. Abolite le consulenze d’oro, aboliti i fannulloni, abolite le spese di rappresentanza, pure il caffè si paga di tasca propria. Tutto deciso dalla struttura di Bertolaso.
Si chiama così: sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. È diviso in sette “uffici di missione”: coordinamento gestione emergenziale; tecnico-operativo impiantistica; comunicazione; finanziaria; amministrativo-legale; gestione contenzioso; consorzi di bacino. Ogni missione ha un capo, tutti i capi riferiscono a Bertolaso. I costi? Bassi per la complessità della faccenda. La lista della spesa è contenuta in una legge, la numero 123 del 14 luglio 2008. È la legge che istituzionalizza il fondo per l’emergenza rifiuti. La dotazione generale è di 150 milioni di euro. Poi ci sono le specifiche. Appena il 10% “è destinato alla copertura delle spese correnti”. Quaranta milioni di euro servono per il completamento del termovalorizzatore di Acerra, inclusi i denari per i fornitori che vantano crediti con le società appaltatrici. Dieci milioni 900 mila euro sono per “la riconversione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti in impianti per il compostaggio e la raccolta differenziata”. L’investimento più consistente, 84 milioni, è per l’attivazione di nuove discariche. Altri soldi sono per la forza lavoro, per la quale “viene stimata una spesa pari a 12 milioni di euro”. Aggiunta qualche voce minore, restano 2.740.500 euro per “possibili nuove maggiori esigenze, acquisizione di cave e siti, indennizzi”.
A questo capitolo andrebbero poi sommati “gli importi derivanti da eventuali minori spese per gli altri interventi”. Insomma, si ipotizza di risparmiare qualcosa. Difficile. Al momento l’unico risparmio sicuro è l’Esercito: elmetto e sacchetto, soldato perfetto. Anche perché è “gratis et amore Dei”. “Impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione, il personale delle forze armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza ” recita la legge. Ma, attenzione, “senza compensi aggiuntivi”. Giusto così, “mica siamo in guerra” dice il generale Carlo Gibellino, a guida del 2° comando delle forze di difesa. “Questa storia della militarizzazione del territorio è una sciocchezza”.
Ma passare dall’Iraq alla spazzatura non è una “diminutio “? “Per carità , va benissimo, ci sentiamo utili”. In effetti quella dell’Esercito in Campania è una storia tutta da scrivere. Soldati e caporali della Brigata Garibaldi, ragazzi che hanno fatto le guerre vere, con elmetto e moschetto, si chiamano Calì, Infernola, Fasciato. Cognomi del Sud. Tra meridionali, soldati e presunti nemici hanno socializzato alla grande. “Hanno cominciato offrendoci un caffè” racconta Gibellino, l’unico nordico su piazza, “siamo passati ai fax di ringraziamento e stiamo finendo con le cittadinanze onorarie”. Perché nel Mezzogiorno la gente si fida, il militare in famiglia è un classico. E poi i soldati di guardia alle discariche hanno bloccato i camion carichi di rifiuti radioattivi e denunciato i mandanti.
È accaduto a Sant’Arcangelo a Trimonte, 600 anime nel Beneventano profondo. Qui ad aprile i trattori bloccavano le strade. Dopodiché si è manifestato l’imponderabile per queste terre di moti e ribellione. Il sindaco si è fidato e ha scelto di entrare nella gestione della discarica. Controllerà la qualità dei rifiuti, incasserà le royalty sulla spazzatura e darà lavoro a un sacco di gente del posto. Redditi fissi e garantiti. Sant’Arcangelo ora ha pure i requisiti per concorrere all’”Accordo di programma strategico per le compensazioni ambientali in Campania”. Si tratta di 526 milioni cofinanziati da Regione Campania e ministero dell’Ambiente. Sono a disposizione dei 37 comuni individuati come sedi di discariche, termovalorizzatori, siti per lo stoccaggio delle ecoballe e impianti di produzione di cdr. La compensazione e le bonifiche erano i buchi neri dello Stato in Campania, l’anello più leso nella collana di promesse mancate. Per intenderci: Savignano si prende i rifiuti, ma poi va risarcito. E con una decina di milioni di euro può diventare la Svizzera dell’Irpinia.
Finora era stato promesso a tutti di diventare come la Svizzera. Hanno avuto soltanto i rifiuti. La svolta tecnica è proprio la legge 123, che offre opportunità a tutti i livelli. Per esempio, prevede che i due nuovi termovalorizzatori di Santa Maria La Fossa e di Napoli “possano essere realizzati da imprese specializzate in regime di project financing”: chi paga l’impianto si prende la gestione. E ci guadagna. Basta far di conto. Una tonnellata di petrolio equivale a 6,841 barili. Un barile costa intorno ai 120 dollari, che corrispondono a circa 77 euro. Perciò 1 tonnellata di petrolio vale più o meno 500 euro. L’Italia ogni anno consuma 1.788 milioni di barili, in gran parte importati. Puntualmente, la nostra bilancia commerciale energetica è disastrosa. Una ecoballa composta di rifiuti trattati pesa approssimativamente 1,4 tonnellate. Dalla sua combustione si ottengono circa 700 chilowattora. Pur saltando un bel po’ di noiosi dettagli tecnici, il risultato non cambia: bruciando 4 tonnellate di rifiuti trattati si ottiene la stessa energia prodotta da 1 tonnellata di petrolio. Dunque, in termini economici, una ecoballa non vale meno di 170 euro. Con la differenza non marginale che il petrolio lo importiamo; i rifiuti campani, invece, abbiamo lottato per esportarli. Pagando. È il mondo alla rovescia.
Uno dei lavori più oscuri del sottosegretariato all’emergenza è il censimento delle ecoballe parcheggiate in Campania. Il dato parziale, non ufficiale, è impressionante. Tra capannoni, siti di stoccaggio e ricoveri di fortuna, le ecoballe accatastate sarebbero circa 6 milioni. Valore commerciale: almeno 1 miliardo di euro. L’oro di Napoli. Tuttavia, il forziere rischia di rimanere sotterrato per chissà quanto tempo. La colpa non è soltanto dei termovalorizzatori che ancora non ci sono. Il capoprogetto di Acerra, l’ingegnere Rodolfo Delia, giura: “La messa a regime della prima linea è per il febbraio 2009. Peccato, se le inchieste giudiziarie non ci avessero fermato, l’impianto sarebbe già in funzione”.
E intanto avanzano i pretendenti per la gestione, le società A2A e Actelios. Buon segno. Per gli altri tre inceneritori la programmazione sta filando liscia. Salerno in particolare promette benissimo: l’apertura è prevista entro 30 mesi. Pochi? I soldi ci sono. E ci hanno messo la faccia in troppi: Silvio Berlusconi, il sindaco Enzo De Luca, il governatore Antonio Bassolino, lo stesso Bertolaso. È questione di onore. Allora che cosa blocca l’utilizzo delle ecoballe prodotte dalla Fibe tra il 2001 e il 2005? Il sequestro disposto dalla magistratura partenopea. L’accusa dei pm è che conterrebbero troppa acqua, il 32% a fronte del 25 standard. Ma nella Germania rigorosa e ambientalista ecoballe di tipo umido già le bruciano, con garanzia di qualità . Napoli è comunque complicata. Almeno per ora. Nel frattempo, il governo è impegnato nella “fase 2″, che poi significa un bel po’ di educazione civica e “la rivoluzione culturale della raccolta differenziata” (parole di Bertolaso). Sarebbe infatti da illusi pensare che la svolta tecnica corra parallela a quella antropologica. Il malcostume resiste, eccome. Gli esempi sono tanti. Un paio li racconta Marcello Fiori braccio destro di Bertolaso. “La Campania è tecnicamente pulita, ma mancano ancora alcuni dati, non per colpa nostra.
Abbiamo inviato un fax ai 551 comuni della regione chiedendo se presentavano situazioni di criticità . In 490 hanno replicato che è tutto in ordine. Gli altri sono missing, evidentemente non hanno problemi. Però non ci hanno nemmeno risposto, collaborazione istituzionale zero”. Ancora: “Su Napoli abbiamo stilato una mappa di 100 siti sporcati dai rifiuti speciali, sui quali per legge non siamo competenti. L’Asia, la municipalizzata di Napoli, ci ha promesso che entro qualche giorno provvederà . Aspettiamo fiduciosi. Ma il dato è che c’è ancora chi continua a sversare lavatrici, copertoni e veleni vari”. L’ultimo esempio di malcostume arriva dall’elicottero antimonnezza. Col teleobiettivo in azione, la protezione civile cerca dall’alto piccoli e grandi”untori”. Fotografa loro e le loro targhe e poi li denuncia. Uno è in azione sul corso principale di Pianura: guanti in pelle per non contaminarsi le mani, abbandona folli schifezze per strada. Quell’uomo non merita il profumo del mare, la sua anima è di diossina.
Via libera alla discarica di Chiaiano: il sottosegretario Guido Bertolaso conferma le indiscrezioni degli ultimi giorni, ma - nell’incontro con gli enti locali avuto in prefettura - offre anche una serie di garanzie per rispondere alle preoccupazioni che i Comuni continuano a manifestare. Bertolaso si impegna in particolare sulle questioni della viabilità nei dintorni della discarica, e sulla tipologia del materiale che sarà sversato a Chiaiano: in una prima fase spazzatura “tal quale” e nessun’altra sostanza potenzialmente pericolosa, poi - di pari passo con l’avvio a Napoli di una seria raccolta differenziata - una quantità sempre maggiore di frazione secca, per contenere i disagi. Impegni che dovranno essere definiti nel dettaglio dal tavolo tecnico, riconvocato già per oggi per ragionare “sulle modalità di realizzazione del sito e sui problemi relativi alla gestione”. “Andremo avanti secondo un percorso che vogliano condividere con le autorità locali. Abbiamo tutte le soluzioni per rendere minimo il disagio per tutte le popolazioni interessate”, assicura Bertolaso.
La realizzazione del sito verrà fatta “a regola d’arte”, bonificando prima la cava (che, in quanto ex poligono di tiro, presenta concentrazioni di piombo superiori alla norma): i primi conferimenti di spazzatura sono previsti “entro tre mesi e non prima”, ossia il tempo necessario per un allestimento che dia le necessarie garanzie di sicurezza. Anche la cava di Chiaiano, così come le altre discariche individuate per superare l’emergenza rifiuti in Campania, verrà considerata sito di interesse strategico nazionale, e dunque presidiata dall’esercito oltre che dalle forze dell’ordine. La presenza dei militari, ricorda il sottosegretario, va considerata come un ulteriore elemento di garanzia, “perché vi sarà la massima certezza su ciò che verrà conferito”.
Altro tema che sta a cuore alle amministrazioni locali è la viabilità : le strade intorno alla cava sono spesso congestionate dal solo traffico ordinario, e si temono ripercussioni legate al passaggio dei camion carichi di rifiuti. “La discarica” è l’impegno del capo della protezione civile “non riceverà più di mille tonnellate al giorno, e si farà in modo che vengano utilizzati solo automezzi piccoli, in determinati orari, per dare meno fastidio”.
Bertolaso intende infine accelerare sulla differenziata: “Serve un serio piano già per la fine di luglio”, a Napoli, in modo che a Chiaiano possa essere sversata sempre meno frazione umida riducendo così i disagi.
Il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, da settimane in prima linea contro la discarica, considera positivamente questi impegni: “E’ importante la disponibilità a proseguire il confronto tecnico condiviso, tenendo conto di tutti i rilievi e le criticità che abbiamo segnalato”.
Analogo il commento del presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. Il via libera alla discarica, insomma, non fa segnare per ora strappi tra le istituzioni: il boccone amaro che i comuni devono accettare viene bilanciato da impegni giudicati importanti, tracciando così un percorso di dialogo per superare le tensioni. Almeno con i sindaci, visto che la prima reazione dei comitati fa segnare ancora annunci di mobilitazioni di piazza. Perplessità e timori hanno suscitato al presidio antidiscarica di Chiaiano le prime notizie giunte dal vertice in Prefettura. I circa 200 manifestanti che si trovano in via Cupa dei Cani non si rassegnano all’ipotesi di apertura di una discarica in quel “buco”, profondo 80 metri, già cava utilizzata per l’estrazione del tufo giallo, che dovrebbe accogliere 700.000 tonnellate di rifiuti.
Il VIDEO servizio:
Il VIDEO di YouTube delle proteste del 29 aprile scorso:
Un carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato bloccato all’ingresso della discarica di Savignano Irpino, inaugurato appena qualche giorno fa.
Scatta l’allarme e ne nasce un giallo, con il direttore dell’impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta.
In serata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è complimentato con il generale Giannini sottolineando che proprio il ritrovamento di oggi “dimostra ancora una volta come nell’assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell’ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati”.
“Questa mattina” ha detto Giannini “durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c’erano tracce radioattive di Iodio 131″. A quel punto, ha aggiunto il generale, “abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d’Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento”.
La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all’autorità giudiziaria. “È evidente” proseguono dalla struttura “che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L’episodio di oggi conferma” si sottolinea “l’accuratezza dei controlli”. I risultati conseguiti a Napoli, ha osservato il ministro della Difesa, “sono la risposta migliore a chi parla di divisioni tra forze dell’ordine e militari”, sottolineando che entrambi “sono al servizio dell’Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell’ambito dei propri compiti”.
Non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Montella (Avellino). Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia.
I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l’area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi Archeologici e nell’area mercatale di via IV Novembre. Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana domani a Napoli nell’incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso.
Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.
Il VIDEO servizio:
“‘A Maronna v’accumpagni”. Così il cardinale Crescenzo Sepe, arcivescovo di Napoli, ha salutato Silvio Berlusconi al termine di un incontro definito “proficuo” tenutosi presso la curia partenopea. Il presidente del consiglio è tornato a Napoli per portare avanti il piano sui rifiuti varato nel consiglio dei ministri del 21 maggio scorso.
È la terza visita in venti giorni da parte del presidente del consiglio, che dimostra di non voler affatto demordere anche perché - è la sua convinzione - ne va l’immagine del governo. Quindi occorre un altro sforzo perché siamo vicini alla soluzione, ha spiegato anche ad alcuni suoi collaboratori nel presentare le nuove “tappe” del piano per mettere definitivamente fine all’emergenza rifiuti in Campania. Per prima cosa il premier, spiegano fonti parlamentari campane del Pdl, avrebbe intenzione di dare il via libera ad una sorta di “raccolta straordinaria” della monnezza utilizzando migliaia di uomini anche perché in questi giorni la città partenopea è di nuovo invasa dai rifiuti.
Il presidente del Consiglio conferma anche che entro luglio “finirà l’emergenza”, mentre, ha spiegato, per quanto riguarda la discarica di Chiaiano “c’è una azione risolutrice” anche se “la perizia tecnica arriverà tra pochi giorni”. Il premier inoltre ha ribadito che il termovalorizzatore di Acerra sarà pronto entro l’anno: “Abbiamo strumenti per agire tempestivamente”, dice il premier lamentandosi però del fatto che “per l’inizio dei lavori i tempi sono angoscianti”. Berlusconi ha infine puntato il dito contro la “trafila burocratica” e ha poi ringraziato sia il commissario De Gennaro sia il prefetto Pansa.
Il capo del governo ha poi spiegato il compito dell’esercito italiano che dovrà fornire il sostegno “logistico a enti comandi e unità ”. Tra gli ulteriori compiti assegnati “la progettazione, l’allestimento, l’apertura e la messa in esercizio di nuovi impianti”, “la valutazione ambientale degli impianti realizzati e da realizzare”, “la gestione tecnica degli impianti ex-Cdr”, “la vigilanza e la protezione dei cantieri e siti”, “l’attività negoziale e la tenuta della contabilità speciale e del pagamento spese sostenuta dai reparti dell’esercito”.
Il premier ha sottolineato che entrambi i corpi dello Stato sono qui per “risolvere un’emergenza” che è diventata di fatto “una follia, che non si ripeterà più”. “L’esercito è qui a svolgere il suo compito per risolvere questa emergenza. Il suo utilizzo è necessario non solo per la guardia degli impianti, ma anche per la direzione tecnica”, dice il premier. “Abbiamo il conforto di vedere che i provvedimenti varati sono l’unica via possibile per uscire da questa emergenza, non ci sono altri soluzioni”, aggiunge il premier.
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Situazione tranquilla al presidio antidiscarica di Chiaiano, a Napoli, dopo la tregua tra il sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, e gli amministratori locali. Intanto le intercettazioni disposte dalla procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri tra polizia e manifestanti che si oppongono all’apertura di una discarica a Chiaiano, a Napoli, mostrano che esponenti di un clan camorristico hanno soffiato sul fuoco della protesta.
Stigmatizzata dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che però non si dice d’accordo a impiegare l’esercito in funzione di tutela dell’ordine pubblico nell’emergenza dei rifiuti perchè è sufficiente l’intervento della Polizia e delle forze dell’ordine. Infatti, secondo il ministro: “diverso è l’uso dell’esercito per presidiare siti come è stato in Sicilia per la missione Vespri siciliani”. Quanto alle discariche individuate in Campania per far fronte all’emergenza rifiuti, Maroni è convinto che “polizia e forze dell’ordine sono in grado di garantire l’ordine pubblico”.
Sul tema oggi è intervenuto anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Bisogna cercare di evitare l’uso della forza il più possibile - ha detto - il problema i risolve con il senso di responsabilità di tutti. Ma perchè si risolva si deve spezzare quello che è il filone principale di tutti gli atteggiamenti ideologici: dire di no perchè la cosa riguarda me e il mio giardino”.
La situazione a Chiaiano intanto si mantiene tranquilla. E tranquillo è il clima al presidio anti-discarica. Sul posto ci sono piccoli gruppi di persone, mentre qualcuno ha provveduto a ripulire la zona dai vetri che erano rimasti a terra. Resta, però, la barricata di cassonetti, che dovrebbe essere rimossa per consentire l’ingresso domani alle 7 dei tecnici per l’avvio dei carotaggi nelle cave destinate a ospitare la discarica. Le forze dell’ordine, presenti nella zona, stanno monitorando la situazione.
Sono stati nominati, sempre oggi, anche i cinque esperti e i tre uditori che, su indicazione degli enti locali e dei comitati di cittadini, faranno parte del tavolo tecnico deciso dal sottosegretario Guido Bertolaso per effettuare le verifiche e le indagini all’interno del sito di Chiaiano. Si tratta di Giovanni De Medici (docente di idrogeologia e geologia applicata, alla Federico II di Napoli), Franco Ortolani (docente di geologia e direttore del dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio alla Federico II), Aldo Loris Rossi (ordinario di Progettazione architettonica ed ambientale alla Federico II), Cosimo Barbato (esperto in materia di inquinamento di matrice ambientale), Angelo Spizzuoco (ingegnere geotecnico) e degli uditori Domenico Cicchella (geochimico dell’Università del Sannio), Maurizio Cice (geologo) e Rodolfo Napoli (ordinario di ingegneria sanitaria ambientale presso la Parthenope).