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Cda Rai, Di Pietro attacca tutti: è l’ennesima spartizione

Antono Di Pietro
Con il voto di ieri sera che ha eletto il nuovo Cda della Rai si è perpetrato un vero e proprio “omicidio dell’informazione”. E ancora: “In questo governo di regime abbiamo assistito all’ennesima spartizione lottizzatoria della Rai”.
A puntare il dito contro il nuovo Cda della Rai è il leader dell’IdV Antonio Di Pietro che convoca una conferenza stampa a Montecitorio per dire come con quest’atto “spartitorio”, l’informazione “sia stata ammazzata”.
“Questo significa” prosegue Di Pietro “che al di la delle parole, quando si tratta di gestire il ‘poltronificio’, le varie forze politiche diventano un unico partito”.
Di Pietro ce l’ha anche con il Pd che ha preso parte a questa occupazione dei partiti della Rai: “Ognuno” sottolinea il deputato “ha fatto in modo di scegliersi il proprio controllore. E questo trovo che sia profondamente sbagliato. Non volevamo che la Rai fosse asservita ancora una volta alle logiche di partito. Ed è per questo che abbiamo deciso tempo fa di non prendere più parte ai lavori della commissione di Vigilanza. Non volevamo essere complici del delitto dell’informazione che si è perpetrato. Ma ora che il delitto è compiuto, torneremo a far sentire la nostra voce in commissione di Vigilanza”. Mercoledì infatti, al momento del voto, l’Idv si è chiamata fuori, ma ora, dice Di Pietro, tornerà a sedere in commissione di Vigilanza.
Anche sulla eventuale riconferma di Claudio Petruccioli a presidente della Rai Di Pietro ha qualcosa da dire: “Non ne faccio una questione di persone, ma di metodo. Noi dell’Idv riteniamo che queste persone non debbano essere nominate in questo modo, con i partiti che scelgono i vicini di ombrellone. È il metodo che non funziona, ma per il momento” scherza “non ho ancora la maggioranza relativa. Quando l’avrò mi comporterò di conseguenza”.
Non tarda la replica del Pd: “Di Pietro non è l’unico custode della democrazia nè ha il monopolio della democrazia. In Commissione di Vigilanza non si è consumato alcun delitto dell’informazione”, dice Giorgio Merlo, del Pd, vicepresidente della Commissione. “Semplicemente si è dato un governo alla Rai nel rispetto delle leggi esistenti. Il resto appartiene alla propaganda, alla demagogia e all’inguaribile antipolitica”.

Vigilanza Rai, mossa Pdl per sfiduciare Villari

Riccardo Villari

Dopo settimane di impasse, sulla Rai si muove il Pdl. Con i capigruppo di Camera e Senato che scrivono una lettera al Corriere della Sera in cui annunciano che i parlamentari del Pdl non si presenteranno più in commissione di Vigilanza finché L’attuale presidente Riccardo Villari non si dimetterà da presidente. Una decisione - spiegano Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello - che sperano possa far uscire il Parlamento dal “vicolo cieco” in cui è infilata la Vigilanza dopo la decisione del Pd di disertare i lavori.
Un’iniziativa che il presidente del Senato Renato Schifani - che nelle ultime settimane si è speso molto con moral suasion istituzionale per trovare una soluzione allo stallo - non nasconde di apprezzare. “Costituisce” dice “un fatto politicamente rilevante e introduce nella vicenda nuovi e utili elementi per una soluzione politica e non regolamentare”. E sulla stessa linea del Pdl è anche la Lega, che per bocca del ministro Roberto Calderoli chiede un passo in più: “Un documento in cui maggioranza e opposizione invitano il presidente a dimettersi”.
La possibilità di un accordo politico che sblocchi la situazione della Vigilanza non lascia indifferente il Pd. Tanto che il capogruppo al Senato vede la possibilità di fare passi in avanti. “Ho molto apprezzato la lettera che - dice la Finocchiaro - è un gesto politico rilevante”. Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione Pd, giudica “positiva l’iniziativa del Pdl”, una premessa per arrivare alle dimissioni di Villari eletto con 21 voti della maggioranza e 2 dell’opposizione pur essendo un esponente del Pd (da cui è stato poi espulso).
Soddisfatta anche l’Udc che parla di “novità importante”. “La lettera” spiega Roberto Rao “rappresenta una disponibilità politica nuova e importante per concorrere a determinare la piena agibilità di un importante organismo parlamentare di controllo”.
Polemica, invece, l’Italia dei valori. Leoluca Orlando, che era il candidato dell’opposizione al posto poi occupato da Villari, sostiene infatti che “il centrodestra si è imbrogliato nel suo stesso imbroglio”. Anche se a questo punto pare evidente che anche la maggioranza è alla ricerca di una soluzione morbida della complessa vicenda. “È un tentativo estremo di risolvere attraverso la politica e la moral suasion la situazione di stallo che impedisce il rinnovo dei vertici Rai”, spiega il vicepresidente dei senatori Pdl Quagliariello. Questo, però, “in un confronto dialettico con lo stesso presidente Villari”, si augura il capogruppo alla Camera Cicchitto.
Insomma, una soluzione per Villari e per la Vigilanza che sia accompagnata a una soluzione per la Rai, la cui nomina di sette consiglieri su nove e la ratifica con voto bipartisan a due terzi, è di competenza della Commissione. Dove siede ancora Sergio Zavoli che dopo l’elezione di Villari era stato indicato come suo successore alla presidenza per iniziativa bipartisan. Sbloccata la Vigilanza, si dovrà procedere presto - come chiedeva anche nei giorni scorsi il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani - alla nomina di un Cda che, pur essendo pronto mercoledì alla prima riunione dopo le feste, è al momento incompleto per le dimissioni di Gennaro Malgieri (ora parlamentare) e la scomparsa di Curzi. Per la formazione dei nuovi vertici Rai un nome da cui si potrebbe ripartire è quello di Stefano Parisi, il candidato alla direzione generale che non è stato mai del tutto messo da parte.

Viglianza Rai, eletto Villari del Pd. Coi voti del Pdl

L'entrata della sede delll'entrata dellaa Rai

Riccardo Villari del Pd è stato eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai con 23 voti. Un vero e proprio colpo di scena, arrivato dopo che Pdl e Lega avevano annunciato l’intenzione di sostenere l’ex esponente della Margherita. E in effetti, Villari ha ottenuto il voto di 21 commissari della maggioranza, ma anche di due membri dell’opposizione, visto che in totale gli esponenti del Pdl e della Lega in Vigilanza sono 22 e che uno era assente. A Leoluca Orlando, candidato dell’opposizione, sono andati 13 voti. Dura la reazione di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori: “Da Berlusconi un colpo di mano contro la democrazia”. Poco dopo, il responsabile Comunicazione del Pd, Paolo Gentiloni, ha confermato che le dimissioni di Villari, eletto dalla maggioranza, sono “probabili. La linea del partito non cambia”, ha precisato.

Poco dopo la notizia dell’elezione Walter Veltroni ha dichiarato che “Si tratta di una cosa inimmaginabile e mai vista prima nella storia delle istituzioni parlamentari. Una cosa che avviene nei regimi e non nelle democrazie”. E ha aggiunto: “Mi ha telefonato ora il senatore Villari, per comunicarmi che andrà dal presidente della Camera e dal presidente del Senato a rassegnare le sue dimissioni”.

Lo stesso Villari ha spiegato che è stata rotta una “prassi”, e che non avrebbe assunto posizioni in contrasto “con quello che deciderà il mio partito. Non volevamo che accadesse”, ha aggiunto, “ma prendo atto dell’esito della votazione perché credo di avere il dovere di rispettare i presidenti delle Camere e il presidente della Repubblica come rappresentante delle istituzioni”. Ma, appunto, Villari ha rimesso la decisione al proprio gruppo parlamentare. Nel frattempo chiederà un incontro al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, “che si era interessato della vicenda”, per discutere sul da farsi di fronte alla sua elezione con i voti della maggioranza e solo due dell’opposizione. Allo stesso modo, Villari ha ribadito che incontrerà i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Quanto ai tempi di questi incontri, Villari ha risposto: “Per me anche oggi”.

Marco Beltrandi, componente radicale della Vigilanza Rai, invita invece Villari a non dimettersi “in quanto ci sono atti dovuti che la Commissione deve adottare senza ulteriori ritardi. A lui vanno le mie congratulazioni per l’elezione a presidente della Vigilanza Rai”, afferma Beltrandi, “che pone fine ad un vulnus costituzionale durato oltre sei mesi, per sanare il quale i radicali hanno condotto varie e gravi iniziative non violente”. Mario Landolfi, deputato del Pdl e membro della commissione di Vigilanza Rai nella scorsa legislatura, commenta l’elezione con una battuta: “Dopo Obama, Villari Clinton…”. Per Maurizio Gasparri, Pdl, “l’elezione di Villari rappresenta una soluzione che sblocca una vicenda che ha una rilevanza istituzionale importante. Villari ha raccolto voti trasversali, e cioè più voti di quelli a disposizione del centrodestra. A questo punto crediamo che la Vigilanza possa funzionare, con un presidente affidato all’opposizione”.

Non la pensa così Antonio Di Pietro. “Signor presidente Videla”, ha esordito in aula il leader Idv rivolto al premier, “lei è un capo di governo modello Argentina, umilia ogni giorno il Parlamento con colpi mano. Pochi minuti fa ha promosso e realizzato ultimo atto provocatore di questa deriva antidemocratica, la nomina di una persona scelta dalla maggioranza” alla presidenza della vigilanza. “La maggioranza ha avuto l’arroganza di scegliere chi deve rappresentare l’opposizione: un comportamento tipico delle dittature argentine”.

In precedenza il leader del Pd, Walter Veltroni, e quello dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, avevano chiesto all’Italia dei valori una rosa di possibili nomi tra cui scegliere il candidato per la presidenza della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai: un atto di buona volontà per la situazione di impasse sul nome di Leoluca Orlando. Dopo una quarantina di sedute andate a vuoto, nella giornata di ieri c’era stata la prima votazione valida per la nomina del nuovo presidente. Ma il candidato designato dalle minoranze, l’ex sindaco di Palermo, oggi dipietrista, non aveva ottenuto il quorum necessario, a causa della scheda bianca votata in massa da tutti i consiglieri del Pdl, che da sempre esprime dubbi sul nome avanzato dall’Idv. Non solo: anche due degli esponenti del centrosinistra non avevano votato per il fondatore della Rete, segno che anche all’interno dell’opposizione non c’è unanimità di vedute sul suo nome.

Il nome del presidente della Vigilanza viene per prassi scelto dall’opposizione, trattandosi di una commissione di garanzia. Tuttavia il centrodestra non ritiene Orlando sufficientemente super partes per poter ricoprire questo ruolo che è al tempo stesso istituzionale e politico. Un giudizio che molti esponenti del Pdl estendono all’intero partito di Antonio Di Pietro, accusato di essere giustizialista. Di qui la nuova mossa di Veltroni e Casini, che oltre a sollecitare il partito dell’ex pm a proporre candidature diverse, avevano diramato una dichiarazione congiunta in cui dicevano no alla discriminazione dell’Idv e invitavano il Pdl a non compiere “gesti provocatori” eleggendo un “presidente di comodo”. Poi, a scompaginare le carte, è arrivato il voto su Villari.

Riccardo Villari è nato a Napoli il 15 marzo 1956. Eletto nelle file del Pd in Campania, è al suo quarto mandato parlamentare, il secondo da senatore dopo due legislature alla Camera. Oltre che della Vigilanza, fa parte della commissione Lavori pubblici e Comunicazioni di Palazzo Madama. Medico e docente universitario al Policlinico dell’università Federico II di Napoli (malattie infettive epatologia), Villari è stato a lungo uomo di riferimento della Margherita, in particolare dell’area rutelliana, in Campania ed è stato componente dell’esecutivo del partito e responsabile per il Mezzogiorno e per le riforme. E anche presidente del Napoli Club Parlamento.
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