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Rai, le condizioni di Villari: “Lascio solo dopo la nomina del Cda”

Riccardo Villari
Mentre i membri della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai preparano le dimissioni di massa, il contestato presidente Riccardo Villari ha annunciato oggi di essere pronto a fare un passo indietro se l’organismo di controllo provvederà prima ad alcuni “obblighi di legge”, tra cui il rinnovo del Cda Rai.
In una lettera ai componenti della commissione diffusa oggi per email, Villari ha ricordato che la Vigilanza doveva varare entro il primo gennaio il regolamento elettorale per i media per le elezioni regionali in Sardegna, che si tengono a metà febbraio, e da otto mesi deve istituire la “Sottocomissione per l’accesso”, che autorizza la partecipazione ai cosiddetti “programmi dell’accesso” del servizio pubblico di partiti e organizzazioni sociali e culturali.
Ma soprattutto, l’ex senatore del Pd ha ricordato che il consiglio di amministrazione della Rai - il cui presidente è eletto ora proprio dalla Vigilanza, secondo la legge Gasparri - è scaduto da sette mesi.
Per questo, Villari ha chiesto ai colleghi di “partecipare ai lavori della Commissione (domani alle 14, ndr) e ad adempiere ai nostri obblighi di legge”. Aggiungendo, però, di essere “disponibile a mettere all’ordine del giorno la discussione sulle mie dimissioni, da tenere quindi nell’unica sede istituzionale propria”.
Sabato scorso, in una lettera ai presidenti dei due rami del Parlamento, Villari aveva scritto che intendeva restare alla guida della Vigilanza. La mossa del presidente potrebbe essere un tentativo in extremis di evitare le dimissioni di gran parte dei membri della commissione, che ormai non partecipano più alle riunioni proprio per costringere Villari a dimettersi.
Una fonte del Pd ha detto che gran parte dei membri democratici, dell’Idv, dell’Udc e del Pdl della commissione starebbero per presentare le proprie dimissioni come atto estremo contro Villari. Nel frattempo, il leader radicale Marco Pannella continua lo sciopero della sete contro i tentativi di far dimettere il presidente, e nei giorni scorsi ha presentato una denuncia in Procura.
Villari, senatore eletto nel Pd (ora nel Gruppo misto), è stato messo nei mesi scorsi a capo della Vigilanza coi voti del centrodestra e contro il suo stesso partito, che insieme all’Italia dei Valori aveva designato alla presidenza il dipietrista Leoluca Orlando, inviso alla maggioranza.
Successivamente, centrosinistra e centrodestra hanno trovato un accordo sulla nomina dell’ex presidente Rai Sergio Zavoli, ma Villari ha rifiutato di dimettersi ed è stato per questo espulso dal Pd. I parlamentari dell’opposizione hanno anche deciso di boicottare i lavori della Vigilanza.
Nei giorni scorsi, poi, i vertici parlamentari del Pdl avevano chiesto a Villari - del cui caso si deve occupare anche la giunta del regolamento (perché la prassi vuole che la presidenza della Vigilanza sia affidata a un esponente dell’opposizione) - di lasciare, minacciando in caso contrario di disertare i lavori.

In serata il presidente del Senato, Renato Schifani, ha spiegato di aver preso atto “delle dimissioni di massa e dell’impossibilità di lavorare da parte della commissione” e quindi ora la parola passa ai regolamenti parlamentari. Dopo la seduta di domani che andrà ancora una volta deserta, i due presidenti del Parlamento potrebbero convocare le Giunte per il Regolamento, che in seduta congiunta, dovrebbero sciogliere la Commissione di Vigilanza Rai perché impossibilitata a lavorare.

Tutti (o quasi) contro l’inamovibile Villari. Berlusconi: “Ora può dimettersi”

Riccardo Villari

Il Pd lo espelle (con qualche immancabile “distinguo”). Casini chiede che si faccia da parte. I presidenti di Camera e Senato gli chiedono di dimettersi e “dimostrare il rispetto delle istituzioni”. E in serata anche chi veniva indicato come il “mandante” della sua elezione lo invita a lasciare la poltrona: “Maggioranza e opposizione hanno condiviso e concordato la designazione del senatore Sergio Zavoli a Presidente della Commissione di Vigilanza” scrive Silvio Berlusconi in una nota, “Il senatore Riccardo Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto di rendere così un servizio alle istituzioni”. Ma Riccardo Villari, alla fine di un pomeriggio convulso, è ancora il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
Convinto, e sostenuto da molti parlamentari del Pdl, nella sua “battaglia contro la partitocrazia”: “Rimango democratico senza bisogno del timbro di chi oggi si trova a guidare il partito” dichiara, dopo aver saputo della sua espulsione dal Pd. Espulsione annunciatissima eppure travagliata, giunta dopo due ore di discussione tra i componenti del gruppo parlamentare Pd a Palazzo Madama. La decisione infatti non viene presa all’unanimità, ma con due astensioni e il voto contrario della radicale Donatella Poretti. “Siamo un partito serio” dirà alla fine il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro “e quindi discutiamo a fondo tutti i problemi’, ma il nervosismo tra i democratici c’è: “De Gregorio (l’ ex senatore passato dall’Idv all’opposizione nella passata legislatura, ndr) dopo un’ora era stato espulso e lo ha fatto quel Di Pietro che sta sulle palle a tutti noi” dice il vicecapogruppo del Pd Luigi Zanda durante il direttivo. ”Noi, invece stiamo qui a spaccare il capello dicendo ‘chissà cosa dicono’, ‘chissà cosa pensano”.
Nel pomeriggio Villari ha condotto la riunione della bicamerale che elegge vicepresidenti e segretari, ignorando la candidatura di Sergio Zavoli che “non gli sarebbe stata comunicata”. Ha presieduto l’elezione di vicepresidenti (Giorgio Lainati e Giorgio Merlo) e segretari (Enzo Carra e Luciano Sardelli). Il Pd ha annunciato che non parteciperà più alle riunioni della vigilanza finché Villari rimarrà al suo posto. L’ex epatologo, imperterrito, in serata ha inviato la bozza del regolamento delle prossime elezioni amministrative in Abruzzo a capigruppo ed Agcom e ne informa il dg Rai Cappon. Inamovibile, chiude la sua settimana di “passione” da presidente della commissione.

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