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Per la regione a destra, al Comune con la sinistra: lo zig zag di Casini

Il leader Udc Pierferdinando Casini alla Camera

Il leader Udc Pierferdinando Casini alla Camera

Alle elezioni regionali qui, alle amministrative là. Parafrasando Patty Pravo: l’Udc ama la libertà. Se alla Regione Lazio Pier Ferdinando Casini sostiene Renata Polverini, al Comune di Albano Laziale si allea con il Pd. Se alla Provincia dell’Aquila sosterrà Stefania Pezzopane, presidente uscente di centrosinistra, al Comune di Chieti già sta con il centrodestra. Continua

Rebus Bologna tra Prodi e il Pd. Bersani (non) insiste e il Prof resiste

L'ex premier del centrosinistra Romano Prodi (ansa)

L'ex premier del centrosinistra Romano Prodi (ansa)

Sfuma nel giro di poche ore il sogno di una nuova stagione per Romano Prodi alla guida di Bologna, da sempre città vetrina della sinistra italiana. E ora città in subbuglio, dopo le dimissioni del sindaco Delbono. È stato proprio l’ex premier a mettere la parola fine alla nuova telenovela, in onda soprattutto sui giornali, su una sua scesa in campo nel capoluogo emiliano. Continua

Immigrazione straniera, ordinanze locali. Ecco dove l’”uomo nero” fa paura

Varallo Sesia

Il divieto contro il burqa a Varallo Sesia | (ANSA/Tonino Di Marco)

Il leader di Forza nuova si guarda intorno, compiaciuto. Luca Castellini, 34 anni, è il responsabile per il Nord del movimento politico di ultradestra. Alle sue fiaccolate di solito partecipano gruppuscoli di simpatizzanti. Mercoledì 25 novembre, invece, nella piazza ovale di Rovato, ricco centro del Bresciano, i giovanotti vestiti di scuro erano baldanzosi e più di 300. “Stop immigrazione, fermiamo l’invasione” hanno scritto su un gigantesco striscione, issato come vessillo tra i fumogeni tricolori. Anche Forza nuova cavalca l’istante: il 20 novembre, sempre a Rovato, una ragazza di 28 anni era stata selvaggiamente stuprata da un marocchino. È stata quella la scintilla che ha acceso lo sdegno: nei giorni seguenti in migliaia hanno sfilato per le vie del centro storico del paese, esasperati dall’”invasione”. Continua

La rivoluzione delle piccole cose. Ecco l’assessore che sfida la burocrazia (come Brunetta)

Chiaverano, paese in provincia di Torino (immagine di clkm da Flickr)

Chiaverano, paese in provincia di Torino (immagine di clkm da Flickr)

Risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, accorciando i tempi della burocrazia, proprio come il ministro Brunetta. Ecco il sogno di Nicola Moscato, assessore alle Piccole cose del comune di Chiaverano, un paese che conta poco più di 2.000 abitanti in provincia di Torino. Leggi l’intervista

Moratti si rilancia a Milano: Fatemi ripartire, in Letizia

Il sindaco di Milano Letizia Moratti

Sottovoce, con garbo da signora ma temperamento da sindaco, dice: “Non ho mai mollato in vita mia”. E in effetti non l’ha fatto nella gara con cui ha vinto l’assegnazione di Expo 2015, né nella lunga battaglia per ottenere dal governo i finanziamenti per l’esposizione. A Panorama assicura che non lo farà nemmeno da qui al 2011, data delle prossime elezioni amministrative, anche se oggi c’è chi è pronto a scommettere che non sarà lei la candidata del Pdl. Leggi l’intervista

Lotta alla mafia. Se Maroni scioglie il paese di La Russa

Volo ad alta quota per Maroni e La Russa

di Carlo Puca e Domenico Calabrò

Eccolo lì profilarsi veloce sul ring mediatico l’ennesimo cruento round del match permanente tra Roberto Maroni e Ignazio La Russa. Un pasticciaccio brutto: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, più che possibile, del consiglio comunale di Paternò.
Cittadina catanese abitata da circa 50 mila persone, Paternò è insieme con Milano la patria politica del titolare della Difesa. Qui Ignazio La Russa è nato. Qui è nato il fratello, l’europarlamentare Romano. E qui ancora (rim)piangono il patriarca, Antonino, segretario fascista nel 1942, fondatore della prima sezione del Msi in Sicilia e senatore per un altro ventennio, quello che va dal 1972 al 1992. Lì vicino, poi, il ministro trascorre le vacanze. Per la precisione a Ragalna, sull’Etna, dove nel giugno 2003, ad amicizia ancora intatta, favorì la nomina ad assessore di Daniela Santanchè, passata alla cronaca paesana per un unico evento mondano: il “Paese delle stelle”.
Insomma, proprio nel paese dei La Russa, dove Ignazio è leader indiscusso, amato e lodato pure dagli sconosciuti, Maroni potrebbe far detonare una piccola bomba atomica. A indagare sulla presunta infiltrazione mafiosa di Paternò furono dapprima i carabinieri. I benemeriti riferiscono in un’aula di tribunale già il 3 settembre 2007, ai tempi del governo Prodi, cioè quando La Russa non era ancora alla Difesa e dunque ministro delegato all’Arma.

Secondo i carabinieri a Paternò si registra “il superamento della tradizionale figura del politico o dell’imprenditore colluso, ma allo stesso tempo estraneo”. Per loro, invece, “col chiaro scopo di superare ogni compiacente mediazione, la mafia aveva occupato direttamente una poltrona“. Il 28 novembre 2008, insieme con altre 23 persone, viene arrestato l’assessore ai Servizi sociali Carmelo Frisenna, il candidato più votato al consiglio comunale nelle elezioni del maggio 2007. Di conseguenza arriva in municipio la cosiddetta commissione d’accesso interforze, incaricata dal ministero dell’Interno di accertare (su richiesta dell’ormai ex prefetto di Catania Giovanni Finazzo) i termini della infiltrazione mafiosa. La commissione ha prodotto una relazione, letta da Panorama, che è stata trasmessa dalla prefettura a Maroni nella prima settimana di agosto, dopo quattro mesi di verifica degli atti. I commissari sono partiti dall’arresto di Frisenna, indicato nella relazione come elemento organico alla cosca Santapaola-Ercolano, per giungere alle insistenti “raccomandazioni” che per conto del clan sarebbero state rivolte ai vari uffici e allo stesso sindaco. Fino a citare ulteriori episodi: dalle famiglie mafiose che ricevono contributi dal comune all’ex vigile urbano sospeso, reintegrato e infine condannato per mafia, che per premio (si fa per dire) ottiene il trasferimento ai servizi sociali. Con ruolo di dirigente. Nell’ordinanza che conferma l’arresto di Frisenna, allegata alla relazione della commissione d’accesso, il giudice per le indagini preliminari di Catania Antonino Fallone scrive: “Non possono non rilevarsi le inquietanti ombre circa la sussistenza di una ‘intesa’ tra gli amministratori del Comune di Paternò e gli esponenti della mafia locale, che perdura tuttora”.
Sussistono, aggiunge, “condizionamenti tali da prendere in seria considerazione lo scioglimento del consiglio comunale conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”.

Il gip registra “la totale infedeltà del Frisenna, stabilmente inserito nell’associazione mafiosa”, così da svolgere “la preminente mansione di tutelare gli interessi della “famiglia” all’interno del consiglio comunale di Paternò, gettando inevitabilmente pesanti ombre circa l’operato dell’intera amministrazione, con particolare riferimento al sindaco Giuseppe Failla (pronto anche a battaglie eclatatnti, la scorsa estate si fece riprendere in mutande per protestare contro l’emergenza rifiuti, qui il VIDEO) e agli assessori “Antonino Cosentino e Salvatore Torrisi, successivamente diventato assessore provinciale”. Sono tutti uomini del Pdl. E tutti si onorano, pubblicamente e a vario titolo, dell’amicizia di Ignazio La Russa. Non ricambiati, in verità, perché il ministro della Difesa vuol tenersi comprensibilmente alla larga da loro. Un’intercettazione, in particolare, appare emblematica.
Cosa nostra punta al controllo dello smaltimento dei rifiuti e Francesco Amantea, interlocutore dei clan di Paternò, spiega a un imprenditore considerato colluso, Rosario Sinatra, ciò che ha intenzione di dire agli amministratori locali: “Carmelino Frisullo deve essere il nostro portavoce, il mio orecchio e i miei occhi. Voi siete padroni a casa vostra. Ma tutto quello che fate a livello politico e di cui discutete deve passare da me. Perché a Paternò non vi faccio camminare più. Vi potete candidare centomila volte!”.

L’assoluta estraneità personale di La Russa è scontata. Ma la vicenda resta fastidiosa. A cominciare dal fatto che il nullaosta definitivo allo scioglimento del comune dovrebbe arrivare dal Consiglio dei ministri, in cui La Russa ha peso personale, oltre che per la rilevanza del suo ministero. D’altra parte il Viminale sembra deciso.
Negli uffici del ministero dell’Interno sottolineano che la lotta alla mafia si fa anche con severe misure sulle amministrazioni locali. Di destra come di sinistra. In teoria Paternò non potrebbe essere salvata nemmeno dalla nuova legge sulla sicurezza pubblica, datata 15 luglio 2009, che riduce i parametri della “mafiosità” ravvisabile. La stessa legge cui ha fatto seguito il “lodo Fondi”, il comune laziale al quale è stato per ora risparmiato lo scioglimento poiché, secondo la spiegazione di Silvio Berlusconi, “diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale sia stato toccato da un avviso di garanzia“.
Invece a Paternò v’è l’indagato, anzi l’arrestato. E pure tutto il resto.

Carriere infinite atto secondo. Anche gli assessori, nel loro piccolo, si riciclano

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All’avvocato Mario Bellavista, figlio d’arte, pianista jazz di un certo talento, è bastato un giro di valzer: consigliere nell’ottava circoscrizione di Palermo dal 2001 al 2007, in quota Udc. Si ricandida alla provincia nel 2003, ma non ha fortuna. Poco dopo però entra nel consiglio d’amministrazione dell’Opera pia Santa Lucia. Ci riprova nel 2008, ancora alla provincia: gli va male di nuovo, un’altra delusione elettorale. Per la quale viene però ampiamente ricompensato: qualche mese dopo va a guidare l’Amat, azienda di trasporti locali, con 60 mila euro di compenso. Carica che cumula con quella di consigliere della Siciliacque: 40 mila euro. Il totale fa cifra tonda e di tutto rispetto.
Di Bellavista la politica non si è dimenticata. Così come non ha scordato centinaia di ex consiglieri, assessori, sindaci e presidenti di ogni ordine e grado. Terminata la ribalta locale, c’è da superare la malinconia del vuoto da mancato potere. Ma per molti una soluzione si trova: magari con un posticino in qualche società o ente pubblico. Meglio, ovviamente, se ben retribuito.
Un ricollocamento che in Sicilia è diventato arte. Data però l’abbondanza di nomi non si può che fare una cernita. Il criterio allora potrebbe essere questo: che fine hanno fatto alcuni vecchi inquilini di Palazzo d’Orleans, splendida sede dell’assemblea regionale?
Sebastiano Burgaretta Aparo, per esempio: deputato a Palermo per quattro volte. Centrista, poi passa nell’Udc, partito per cui si candida al Senato nel 2008. Fallito l’obiettivo, ora è presidente della Multiservizi, una società, sempre della regione, che si occupa di “gestione e manutenzione di edifici e strutture complesse”. Viene ricompensato con 105.516 euro. Del consiglio d’amministrazione fa parte pure Matteo Graziano, che ha gravitato sempre nell’orbita del centrosinistra: guadagna 66.113 euro. Alla guida della regione tra il 1995 e il 1996, da quel momento per Graziano comincia una serie di insuccessi elettorali. Che oggi però compensa con un incarico di peso e rispetto.
La lista dei redivivi onorevoli, così chiamano pomposamente nell’isola i consiglieri, è lunghissima. Giuseppe Spampinato, a Palazzo d’Orleans dal 2001 al 2006 per la Margherita, è consigliere d’amministrazione dell’Anas. Un destino simile è capitato a Giuseppe Faraone, prima nella Margherita, poi nell’Udeur, infine nell’Mpa. Si ripresenta lo scorso anno: le urne non lo premiano, però diventa vicepresidente del Cas, il Consorzio autostrade siciliano. Un ente munifico: nel cda è stato cooptato anche Angelo Paffumi, ex deputato regionale, candidato senza fortuna alle politiche del 2006.
Nel settore dei trasporti è entrato pure Mario Parlavecchio, eletto in una lista legata all’ex governatore siciliano Totò Cuffaro. Ci riprova nel 2008, con l’Udc. Ora presiede la Gesip, società di pulizia del Comune di Palermo: 64 mila euro. Mentre Alfredo Gurrieri, un tempo assessore, ora è direttore generale dell’ospedale Umberto I di Siracusa.
Ai vertici delle aziende sanitarie si sono accasati anche due nomi noti della politica calabrese. Rubens Curia, già assessore per i Comunisti italiani nella giunta di Reggio Calabria, è direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia. Mentre a capo di quella di Cosenza è stato chiamato Franco Petramala, candidato alla regione per l’Ulivo nel 2005. Il suo compenso è di 137 mila euro.
Ex in spolvero anche nelle aree di sviluppo industriale. Ottavio Bruni, presidente della Provincia di Vibo fino al 2008, adesso guida l’Asi della zona. Curiosa, per rimanere in tema, la parabola di Diego Tommasi: ex assessore regionale all’Ambiente dei verdi, è a capo dell’area industriale di Cosenza. Un ambitissimo incarico è andato invece a Giuseppe Chiaravalloti, fino al 2005 governatore della Calabria, di Forza Italia. Concluso il suo mandato, è stato nominato nell’Autorità per la privacy. È vicepresidente, con uno stipendio di 193.323 euro.
E i riciclati campani? Pure qui, data la vastità dell’elenco, occorre una ratio: che ne è stato, per esempio, degli ex assessori di Rosa Russo Iervolino? Il sindaco di Napoli per i suoi ha continuato a spendersi. Rocco Papa, in passato suo vice, oggi presiede la Bagnolifutura, società che si occupa di riconvertire l’omonima area: guadagna 67 mila euro. Al suo fianco c’è Casimiro Monti, ex assessore all’Ambiente: 55.400 euro. Pasquale Losa, che era alla guida del personale, ne prende 60 mila: è capo dell’Asìa, che si occupa di rifiuti. Bruno Terracciano, uno dei suoi successori, è nel cda dell’Anm: percepisce 50 mila euro.
Anche a Bari tanti protagonisti dell’arena politica si sono riaccasati nelle vecchie municipalizzate. Per loro il sindaco-sceriffo, Michele Emiliano, coordinatore regionale del Pd, ha deciso di non fare differenze: ai presidenti delle quattro società controllate dal comune vanno 57.482 euro, ai consiglieri 22.933 euro. Fra gli eletti c’è di tutto: il monocolore però è rigorosamente di centrosinistra. A presiedere l’Amtab, che gestisce il trasporto pubblico della città, è stato chiamato giustamente un ferroviere: Antonio Di Matteo, ex consigliere comunale di Rifondazione comunista. Tra i consiglieri c’è l’avvocato Vincenzo De Candia, dell’Udeur.
Della Multiservizi è presidente Vito Ferrara: consigliere di Forza Italia entrato poi nella lista del sindaco. Un altro suo fedelissimo, Antonio Madaro, ora guida l’Amgas. Il commercialista non è mai stato un politico vero e proprio, ma uno dei più ferventi sostenitori dell’associazione Baresi per Bari, nata nel 2003 per propagandare la candidatura di Emiliano.
Nel cda della controllata siede pure l’ex segretario cittadino dello Sdi, Giovanni Campobasso. Accanto a lui c’è Matteo Pagano, vigile del fuoco, in passato coordinatore dei socialisti autonomisti. Lo stesso partito in cui militava Vincenzo Buono, nel consiglio dell’Amiu, ramo nettezza urbana. La società è presieduta da un ex dirigente della Cgil, Giuseppe Savino.
Delle municipalizzate di Roma il sindaco Gianni Alemanno si occupa proprio in questi giorni. Fino a oggi sono due i prescelti con trascorsi politici. Marco Daniele Clarke ora guida l’Ama, la società del comune che si occupa dei rifiuti: guadagna 82 mila euro. Mentre Adalberto Bertucci, già consigliere comunale e assessore di Guidonia Montecelio, eletto al consiglio comunale di Roma nel 1997, è stato chiamato a presiedere la Trambus: 140 mila euro di appannaggio.
I soliti noti non mancano neppure a Torino. Santina Vinciguerra, ex assessore all’Istruzione del comune, ha cambiato decisamente sfera: servizi cimiteriali. È amministratore delegato dell’Afc: percepisce 73 mila euro. Alle prese con il trattamento rifiuti è invece Bruno Torresin, che è stato assessore al Lavoro. Da amministratore delegato della Trm prende 70 mila euro. Mentre Tommaso Panero, ex consigliere comunale della Margherita, è amministratore delegato della Gtt, il Gruppo torinese trasporti. Poltronissima da 150 mila euro.
In Liguria è il fronte marittimo quello che dà più soddisfazioni a molti ex politici. Filippo Schiaffino, in consiglio provinciale per Forza Italia, è al vertice delle Stazioni marittime di Genova. Mentre Luigi Merlo, ex vicesindaco di La Spezia, assessore ai Trasporti della regione dal 2005 al 2008, si è dimesso a febbraio del 2008: ora è presidente dell’Autorità portuale di Genova. Gli è andata bene: 200 mila euro l’anno. Dice Merlo: “Prima cariche come le mie erano coperte da manager. Adesso invece si preferiscono persone con un passato nella pubblica amministrazione”. Criterio che in Liguria è stato applicato con successo.
Lorenzo Forcieri, sindaco di Sarzana, dopo senatore dell’Ulivo e sottosegretario alla Difesa nel 2006 per il governo di Romano Prodi, è ora al comando dell’Autorità portuale di La Spezia. Suo omologo a Savona è Cristoforo Canavese, che venne eletto a Palazzo Madama con la Lega nord.
E anche cambiando completamente versante ci si imbatte in casi simili. Paolo Costa è stato ministro dei Lavori pubblici con Prodi, poi sindaco di Venezia per la Margherita ed europarlamentare dell’Ulivo. Ora si consola con la presidenza dell’Autorità portuale di Venezia: incarico da 200 mila euro l’anno.
Retribuiti benissimo sono pure due ex amministratori locali saliti ai vertici di alcuni colossi industriali partecipati dallo Stato. Paolo Marchioni dall’aprile del 2005 al gennaio 2008 fu consigliere comunale della Lega nord a Stresa, sul Lago Maggiore. Entrato nel consiglio d’amministrazione dell’Eni, guadagna 135 mila euro. Fedelissimo del Carroccio anche Gianfranco Tosi, sindaco di Busto Arsizio per un novennato, dal dicembre 1993 al maggio 2002. Adesso è nel cda dell’Enel: 120 mila euro. In quello delle Poste, invece, siede Roberto Colombo, ex sindaco forzista di Monza, 60 mila euro. Carica che cumula con quella di vicepresidente dell’Agam, che porta gas e acqua in città: 40 mila euro.
Per rimanere in Lombardia, anche a Milano i casi non mancano. Allora meglio circoscrivere: per esempio, ai candidati non eletti nel 2006 nella lista Moratti. Di molti volonterosi l’attuale sindaco di Milano non si è scordata. Il nome più celebre è senza dubbio quello di Giampiero Borghini. Dirigente del Pci, poi sindaco migliorista, si riaffaccia alla politica nel 2004: viene scelto dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, come assessore regionale alla Casa. Due anni dopo si candida con la lista Moratti al comune: non riesce nell’intento, ma ne diventa comunque direttore generale con uno stipendio che suscita invidie e polemiche. Si dimette a luglio del 2008. Ora è vicepresidente della Sacbo, che gestisce lo scalo di Orio al Serio: 55 mila euro.
Anche il farmacologo Michele Carruba è stato ricompensato: adesso presiede la Milano ristorazione, 63 mila euro. E Liliana Bognini, che nella lista del futuro sindaco raccoglie 80 preferenze, è tra i consiglieri nella stessa società. Un po’ meglio è andata a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi: 143 voti. Adesso siede nel consiglio d’amministrazione dell’Expo. Un altro prescelto, Riccardo Albertini, è diventato invece dirigente del comune: assunzione che, tra stipendio e oneri previdenziali, all’amministrazione costa 203.560 euro l’anno. Infine Gianluca Comazzi: fra i candidati della lista arriva decimo. Ma poi viene chiamato dal comune al servizio dei cittadini: garante per la tutela degli animali. Suona come un ruolo onorifico, ma è un incarico da 68 mila euro l’anno.

Da Palermo a Milano, per molti candidati le cose vanno così. Vincere? No, grazie: a volte è meglio partecipare soltanto.

(ha collaborato Elena Porcelli)

Giovani contro, no al divieto anti-alcool di Milano: “Gli adulti non hanno niente da insegnarci”

Alcool e giovani, un problema difficile da risolvere

I giovani non l’hanno preso bene, il divieto di consumo alcoolici che il Comune di Milano ha imposto agli under 16 (in vigore da lunedì 20 luglio per 120 giorni, almeno in una prima fase sperimentale). Parlano di “ritorno al proibizionismo”, di ordinanza “ridicola”.

Una multa fino a 450 euro per tutti quei ragazzi che, da stasera, saranno sorpresi a bere alcolici sia dentro che fuori i locali della ex “Milano da bere”. Le multe, spiega il vice sindaco Riccardo De Corato, saranno inviate ai genitori (”colpevoli” di non avere il massimo controllo sulle azioni e l’educazione dei propri figli), come prevede la legge trattandosi di minori. Sono previsti anche il sequestro cautelare e la confisca amministrativa delle bottiglie, a opera di vigili, polizia, carabinieri e guardia di finanza che, stando all’ordinanza, hanno il compito di far rispettare la nuova regola.

Una misura che ha suscitato perima l’ilarità e poi la rabbia dei più giovani, scettici sull’effettiva utilità di una legge del genere: “per un figlio pirla… centinaia di euro di multa!”, commentano sul forum di Giovani.it.

Per Letizia Moratti, ovviamente, non c’è però nulla di punitivo. Il sindaco di Milano spiega: “L’obiettivo è lanciare un messaggio ai giovani e alle famiglie: ai primi vogliamo ricordare che l’alcol fa male, alle famiglie che le istituzioni non le lasciano sole nell’educazione dei figli”.

Le reazioni degli “adulti”

Moratti e De CoratoLa linea dura del sindaco milanese, e del suo vice De Corato che già minaccia “provvedimenti a raffica”, sembra comunque piacere molto a quel “mondo degli adulti” a cui i giovani guardano con sospetto.

Gli stessi gestori dei locali milanesi hanno dato il loro sì convinto al divieto di vendita e consumo di alcolici da parte dei minori. E il Moige si spinge oltre, chiedendo l’estensione del divieto a livello nazionale, con una apposita legge.

Un’idea che secondo il ministro dell’Interno Maroni avrebbe poco senso, visto che i sindaci locali potrebbero già fin d’ora seguire l’esempio milanese attraverso apposite ordinanze. Ma che potrebbe comunque arrivare in Parlamento, dato il sostegno ricevuto dall’iniziativa morattiana da esponenti sia del centrodestra che del centrosinistra.

Per non parlare dell’apprezzamento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che commenta così: “una idea eccellente, una ottima iniziativa, spero che venga ripresa da tutte le amministrazioni”.

Le opinioni della Rete

Per comprendere le opinioni dei diretti interessati dall’ordinamento, invece, occorre invece rivolgersi al luogo giovane per eccellenza: la Rete. Dove spuntano e si rincorrono critiche, lamentele, notazioni e accuse di ipocrisia.

Il cattivo esempio degli adulti

Un messaggio educativo che fa a pugni - come l’ordinanza - con tutti i messaggi pubblicitari che passano a tutte le ore sulle televisioni, sui giornali, su Mtv, che fanno espressamente riferimento all’alcol come stato del benessere e dell’allegria. Fa a pugni anche con l’atteggiamento degli adulti che sull’alcol non hanno niente di educativo da insegnare.

Pollicino » Vietare l’alcool a 16 anni?

…e il cattivo esempio degli altri Stati

“Ridicola. La nuova ordinanza che vieta il consumo e vendita di alcool ai minorenni a Milano è ridicola. Solo un gruppo di matusalemme che non è mai uscito dall’Italia, o peggio dalla propria città, poteva riproporre un concetto così grossolano che è fallito dappertutto quando è stato applicato. Il proibizionismo degli alcolici esiste già in altri paesi come la Svezia ed è aggirato in modo semplicissimo.

Fabristol » Il proibizionismo non è la risposta

Di tutta l’erba, un fascio

“Il cosiddetto processo alle intenzioni è partito e si sta dilagando… togliere la possibilità a una persona di bere ritenendo che questa si ubriacherà di sicuro (fatti suoi poi, se non guida…) è un processo alle intenzioni.”

Alexeidos » Alcool? Sì, grazie

Risalire alla fonte

“Che qualcuno abbia potuto pensare che vietare non solo la vendita (quella è sanzionata dall’art.689 del codice penale da un bel pezzo) ma anche il consumo di alcol agli adolescenti fosse un’iniziativa intelligente è qualcosa che davvero va al di là della mia comprensione. [...] allora, dico io, facciamo un altro piccolo sforzo e vietiamo pure il desiderio. Dice, e come fai a impedirlo il desiderio? Ma perché, la detenzione è più facile?”

Aioros83 » Guerra tra alcolisti

Prima sfruttati, poi vietati

“Nella cultura conviviale italiana è intessuto e profondamente radicato, il ricorso ludico all’alcool; [...] gli adolescenti respirano questo da sempre ed inoltre il proliferare in tutti i posti di locali e localini dove si punta alla grande sui momenti di “sballo” ha fatto delle città enormi macchine da degustazione e relative pisciate pubbliche. [...] Quindi si corre ai ripari, vietando, more solito. Il divieto dopo il businnes. Sola logica possibile?

Ossimora » Happy Hour

La MAPPA delle altre città  favorevoli e contrarie ad adottare l’iniziativa della giunta milanese

Con un’ordinanza del sindaco Letizia Moratti, il comune di Milano ha vietato vendita e consumo in pubblico degli alcolici per i minori di 16 anni. Per chi trasgredisce, previste sanzioni (da recapitare ai genitori) fino a un massimo di 450 euro. Siete d’accordo?
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