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Confindustria

Giorgio Santini, a destra, con Susanna Camusso. ANSA/RENATO INGENITO
Il secondo appuntamento con il governo è fissato per la prossima settimana, ma nel frattempo sindacati e Confindustria hanno deciso di vedersi prima per mettere a punto un documento comune sulla riforma del lavoro che condizioni il testo del ministro Elsa Fornero. Ieri, vista la piega che aveva preso la riunione, la titolare del Welfare ha preferito non consegnare più il suo piano scritto alle parti sociali e oggi ha fatto un passo indietro sulla cancellazione della cassa integrazione straordinaria, ipotesi di fronte alla quale sia i vertici sindacali che delle imprese avevano subito alzato le barricate. Eppure le premesse per arrivare a una riforma condivisa ci sarebbero tutte. Continua


Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (Ansa)
Il maggiore partito dell’opposizione, il Pd, ricorda quegli adolescenti tormentati dalla paura di prendere la decisione sbagliata. Soprattutto in queste ultime settimane, con i dirigenti divisi sull’ipotesi di un governo di transizione, sulle ricette economiche dettate dalla Bce e dagli industriali e sull’appoggio al referendum che ha raccolto oltre un milione di firme. Continua

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria
In relazione alle dichiarazioni a Panorama di Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia, il settimanale mette a disposizione dei suoi lettori la registrazione delle telefonate dello stesso Arpisella con il giornalista del settimanale Giacomo Amadori. Continua

Emma Marcegaglia e Silvio Berlusconi (Ansa)
Il premier Silvio Berlusconi è intervenuto sabato all’assemblea degli imprenditori di Confindustria a Parma per parlare delle riforme necessarie per rilanciare il paese. Continua
- Tags: ammortizzatori, Confindustria, crisi, governo, imprese, Inps, lavoro, Maurizio-Sacconi, operaio, Silvio Berlusconi, welfare
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“Siamo alla fine di un incontro molto approfondito sul tema del lavoro, un lavoro che comincia a venir meno con numeri preoccupanti. Venti milioni di posti di lavoro in meno per il 2010 sono una grande preoccupazione per tutti i governi”. Così il premier Silvio Berlusconi, durante la conferenza di chiusura del G8 sul lavoro di Roma, allargato ai ministri del Welfare dei Paesi emergenti.
Ma, ha aggiunto il premier: “Il Governo non lascerà nessuno da solo. Lo stato sarà vicino ai lavoratori”. Il Cavaliere ha poi invitato “i governi a far sì che sia mantenuta la coesione sociale. È questo il fattore più importante”. Cioè, il presidente del Consiglio è pronto a proporre un “social pact” ai governi che parteciperanno al G20. Un “patto globale che possa sostituire al pessimismo l’ottimismo, alla sfiducia la fiducia e trasformare la paura in speranza”. “Garantiremo a tutti” spiega ancora una volta il premier “che usciremo dalla crisi senza lasciare nessuno indietro e” aggiunge “lavoreremo insieme per uscirne”.
Il Cavaliere ha tenuto anche a sottolineare come non vi sia alcuna contraddizione tra quello che egli stesso e il suo governo considerano un “imperativo categorico”, vale a dire l’economia sociale di mercato, e la dottrina sociale della Chiesa. È proprio in base a questo imperativo che, ha spiegato il capo del governo, “gli Stati devono impegnarsi a sostenere i lavoratori che perdono il posto di lavoro fintanto che durerà la crisi”.
Quanto al suo di impegno, Berlusconi assicura che in tempo di crisi “gli italiani si troveranno di fronte a uno Stato che li sosterrà”. “Non sono spaventato di aumentare il deficit” dice “se dovessimo affrontare una spesa di primaria importanza. Garantiremo che lo Stato sarà vicino ai lavoratori”. E comunque “i fondi previsti sono abbondanti rispetto ai costi che l’Italia sta sostenendo. Tremonti mi ha detto che quanto è previsto è sufficiente ma io voglio sottolineare che nel caso in cui sia necessario non possiamo privilegiare il bilancio pubblico lasciando le persone da sole nella fame”.
Poi Berlusconi entra nel dettaglio delle misure prese dal suo esecutivo: Palazzo Chigi ha già stanziato 12 miliardi di euro e nell’ultimo Cipe ne abbiamo stanziati altri 8. In tutto sono 36 miliardi, che però possono arrivare a 40 perché gli italiani hanno di fronte uno Stato che li sosterrà. “Nessuno” ha aggiunto il Cavaliere “può dire e dice di avere la ricetta giusta, ma il governo italiano ha agito con saggezza, tempestività e rigore usando il buon senso”. Oltre a una cassa integrazione allargata ai precari, Palazzo Chigi ha infatti previsto aiuti per chi vuole diventare imprenditore fondare un’impresa. “Come ho già detto se io stessi in cassa integrazione non starei in casa a guardare la televisione e girarmi i pollici” ha spiegato il premier “ci saranno, quindi, incentivi nei confronti di nuove forme di imprenditoria”.
Secco no, invece, alle ipotesi di politiche protezionistiche che fanno “male” all’economia. In particolare a paesi come il nostro che sono grandi esportatori. “Non dimentico quanto successo in Inghilterra ai nostri lavoratori che avevano partecipato ad una gara d’appalto” conclude il premier rifendosi alla rivolta dei lavoratori inglesi contro l’arrivo di nostri connazionali. Quello che serve, invece, è un patto tra tutti i paesi del G8: “Faremo di tutto per arrivare al G20 e a La Maddalena per firmare un patto globale per cercare di sconfiggere la crisi”. Un social pact che “possa sostituire al pessimismo l’ottimismo, alla sfiducia la fiducia e trasformare la paura in speranza”.
Infine un applauso alla Fiat. L’ncoraggiamento del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, alla sigla dell’accordo tra Fiat e Chrysler è stata salutata da Berlusconi come “una soddisfazione per tutti gli italiani”. È il riconoscimento dell’eccellenza di una nostra grande impresa”, ha detto il presidente del Consiglio augurandosi che “l’accordo si concluda con il finanziamento da parte dello Stato americano”.
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Berlusconi sistema la linea, anche in economia: toni sfumati con Confindustria, cui ricorda comunque che i soldi stanziati “sono verissimi”, “assoluta concordanza” con Confcommercio con la promessa che rivedrà gli studi di settore, piena intesa con Cisl e Uil. E anche il sistema bancario va tranquillizzato: i prefetti non faranno controlli sul credito, più blandamente li “coordineranno”. Anche il ministro Maroni precisa che le prefetture non coordineranno il credito.
“Il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Ho solo” afferma Berlusconi al Forum di Confcommercio di Cernobbio “il potere di convincere gli altri e siccome sono costituzionalmente incapace di dare ordini, so solo chiedere le cose con cortesia. Metto in campo la mia personale autorevolezza, la mia capacità di farmi concavo se ho delle punte. Per esempio facciamo un nome a caso, Tremonti” sorride Berlusconi “e di farmi convesso se c’è qualcuno che è un pò distratto”, dice parlando di fronte alla platea di imprenditori e manager, che attendeva anche il ministro dell’Economia, invece assente.
E una qualche correzione di rotta il presidente del Consiglio sembra introdurla. “Mettiamoci nei panni delle banche: se devono dare una linea di credito” afferma Berlusconi “ci deve essere una possibilità vicina al 100% che chi riceve i soldi li restituisca”. Poi ai giornalisti aggiunge: “Non sono i prefetti che vigileranno sul credito, faranno i coordinatori dei comitati di osservazione di cui faranno parte tutti i protagonisti del mondo del lavoro”. Poco prima di sbarcare in elicottero a Villa D’Este sul Lago di Como, Berlusconi è intervenuto telefonicamente al convegno di Rete Italia, che si è svolto a Riva del Garda, e ha chiarito due cose su Confindustria. “Voglio dire a Emma Marcegaglia che abbiamo dato soldi verissimi per sostenere interi settori industriali, come per esempio l’automobile”. Da Cernobbio aggiunge che da Viale dell’Astronomia “non c’è stata alcuna strigliata, ma una forzatura sull’interpretazione di una frase. Ho già parlato con Emma e ci vediamo martedì pomeriggio”.
Più idilliaco il rapporto con Confcommercio: “consonanza assoluta tra le vostre richieste e le nostre intenzioni”, dice Berlusconi al presidente Carlo Sangalli. “Non ci sono problemi, tu mi dici cosa devo fare e io lo faccio”, scherza il premier. A partire dalla revisione degli studi di settore, sproporzionati secondo la Confcommercio, soprattutto in questo momento.
“Certamente li rivedremo” afferma il premier tra gli applausi “è chiaro che sono cambiate le condizioni, questo è un imperativo categorico”. Una sorta di scambio tra studi di settore e aiuto nella lotta all’evasione fiscale è stato proposto a Cernobbio dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, cui ha aderito anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti. “L’evasione fiscale è un male di cui abbiamo il record in Europa e faremo tutto quello che possiamo perchè diminuisca”, commenta Berlusconi, che ringrazia per “il forte e responsabile sostegno al governo” di Cisl e Uil. Commentando la proposta di aumentare l’aliquota Irpef per la fascia di reddito più alta, il premier ha invece detto che un intervento del genere “non farebbe altro che aumentare l’evasione fiscale, mentre è sicuro che bisogna diminuire la pressione sui redditi più bassi”. Sul piano casa: “ho il provvedimento ormai pronto, ne parlero’ con il capo dello Stato martedì o mercoledì e venerdì pensiamo di portarlo in Consiglio dei Ministri”.
E infine un annuncio per la squadra dell’esecutivo: “Faremo presto il ministero del Turismo, nel giro di un mese”, dice il premier, nel suo intervento al forum di Confcommercio a Cernobbio: “Tu conosci” ha detto Berlusconi rivolgendosi al presidente Sangalli “che ira di Dio è la signora Brambilla (attuale sottosegretario al ministero del Turismo, ndr) che è una che non molla l’osso”. Infine Berlusconi ha aggiunto citando un rapporto delle Nazioni Unite che proprio il settore del turismo assieme a quello della sanita’ saranno quelli che cresceranno di piu’ nei prossimi anni.
Ma dalla Fiera di Milano il segretario del Pd, Dario Franceschini attacca: “L’Italia è l’unico Paese al mondo” dice “in cui il premier si preoccupa solo di nascondere la crisi o di negarla. Come può reagire una persona che non ha i soldi per fare la spesa e che si sente invece dire ‘consumatè?”, commenta il leader dell’opposizione. E aggiunge che per affrontare la crisi c’erano “circa 5-6 miliardi di euro, che sono stati buttati con l’accordo sfumato con Air France e con l’Ici”.
“Quarantacinque miliardi di euro: è questo il fatturato annuo della ’ndrangheta Spa. Quasi tre punti di Pil”. È il dato fornito dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervenendo al convegno su sviluppo e sicurezza promosso a Catanzaro da Confindustria. Una fotografia del business della criminalità organizzata impietosa, quella che fa il ministro.
Questo è, ha aggiunto Maroni: “Il contesto in cui si muovono le forze dell’ordine: una straordinaria potenza economica che investe, fa innovazione, condiziona i mercati e che può contare anche su una componente militare di controllo del territorio, intimidazione. Ma non è solo questo, la ’ndrangheta è diversa dalle altre perché ci sono le ’ndranghete e per questo l’attacco deve essere attuato in modo diverso da quello che si porta avanti contro le altre consorterie. Credo che nell’ambito delle forze dell’ordine e della magistratura tutti sappiano fare bene il loro mestiere. In Calabria proprio di recente sono stati messi a segno colpi molto forti con arresti di latitanti e smantellamento di situazioni criminose con connessioni anche nel mondo delle amministrazioni”.
L’attacco vero alla criminalità organizzata “che può segnare la svolta” è l’attacco ai patrimoni, dice Maroni. “È l’insegnamento di Falcone ed è quello che abbiamo iniziato a fare con il pacchetto sicurezza che prevede norme più rapide ed efficaci per la confisca e la messa a disposizione dei beni”.
L’iniziativa di Confindustria Sicilia di espellere chi non denuncia il pizzo “è la strada giusta…”, il ministro dell’Interno non ha dubbi sul ruolo che possono giocare le imprese e loro associazioni. “Dobbiamo coinvolgere le imprese” ha aggiunto il ministro Maroni “per respingere l’attacco della criminalità. Chi denuncia il pizzo non lotta solo per non pagare, ma combatte una criminalità che vuol far passare l’idea che è in grado di garantire la sicurezza. Così non è”.
Il ministro punta poi dito sul porto di Gioia Tauro, la porta d’ingresso della droga utilizzata dalla ’ndrangheta “scelta come referente dai cartelli colombiani per il traffico di stupefacenti. Sui 45 miliardi di euro di fatturato della criminalità organizzata” ha specificato Maroni “il 60% viene dal narcotraffico”. Al riguardo Maroni ha rivolto un invito al presidente della Regione, Agazio Loiero, e a quello di Confindustria Calabria, Umberto De Rose, a “fare una riflessione insieme per focalizzare quali iniziative sono da prendere sul Gioia Tauro”.
Gli italiani continuano ad avere paura. Per 8 cittadini su 10 la criminalità aumenta e la sicurezza è un’emergenza nazionale.
La crescente preoccupazione riguarda non soltanto il proprio quartiere ma anche luoghi pubblici quali aeroporti e stazioni ferroviarie. Il dato è emerso questa mattina dall’indagine “Il contributo della vigilanza privata al sentimento di sicurezza degli italiani” commissionata dall’ASSIV e condotta da ISPO di Renato Mannheimer e presentata questa mattina a Confindustria alla presenza del ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
I dati allora: per l’84% degli italiani la criminalità è aumentata negli ultimi anni. Eppure la percezione di insicurezza cala man mano che ci si avvicina al proprio vissuto quotidiano: la criminalita’ e’ considerata in ascesa “nella propria regione” dal 72% degli intervistati, “nella propria citta’” dal 50% e “nel proprio quartiere” solo dal 31%.
Un intervistato su due (il 49%) si sente rassicurato dai provvedimenti sin qui adottati dal governo in materia: i più tranquillizzati sono gli elettori del centrodestra e quanti hanno un titolo di studio meno elevato. Per converso, la metà del campione non ritiene il governo in grado di rispondere appieno alla domanda di sicurezza e l’87% dei cittadini auspica nuovi, più incisivi interventi a garanzia della sicurezza sociale: ad aspettarsi di più sono soprattutto le casalinghe, chi risiede in centro Italia e chi possiede un titolo di studio elevato.
Uno dei modi per risolvere il sentimento di insicurezza degli italiani è la presenza delle Guardie Giurate. Che per il 69% degli intervistati dalla ricerca ISPO contribuiscono ad aumentare la sicurezza sociale. Per il 69% dei cittadini gli istituti di vigilanza contribuiscono ad aumentare la sicurezza sociale e per il 56% quella personale, mentre per il 54% riducono l’incidenza dei reati. Complessivamente, il 70% della popolazione esprime un giudizio positivo sulla vigilanza privata: le guardie giurate risultano più apprezzate (79%) nel nord est, dove maggiore è il bisogno di sicurezza, e nel nord ovest (72%). Tre cittadini su 4 (il 75% del campione, con picchi del 79% tra le casalinghe) pensa che siano “molto utili” nella maggioranza dei luoghi pubblici e privati mentre solo il 14% crede che servano a poco o niente: il 91% ne ritiene preziosa la presenza davanti alle banche, l’84% nei negozi e nei centri commerciali, il 74% nelle stazioni ferroviarie, il 73% negli aeroporti, il 70% nei luoghi del tempo libero, il 52% nelle abitazioni private. Il 70% del campione afferma che le guardie giurate esprimono un’immagine di fiducia, solo il 6% esprime giudizi tout court negativi. Elevata la percentuale di quanti riconoscono loro serietà (71%), professionalità (66%), affidabilità (61%), competenza (57%).
La soluzione del governo? Dare più spazio alla vigilanza privata. “Il mondo della vigilanza privata deve avere un ruolo di maggiore protagonismo nel sistema di sicurezza integrale che stiamo costruendo”. Questa la pronta risposta del ministro Maroni.
Per coinvolgere il mondo della vigilanza privata, ha detto Maroni, ci sono due vie. La prima, è quella del programma operativo nazionale (Pon) che stanzia 1250 milioni di euro di fondi europei per progetti relativi alla sicurezza in quattro regioni del Sud. “Chiedo” è stato l’invito di Maroni davanti alle associazioni delle Guardie Giurate “che il mondo delle vigilanza contribuisca con proposte che possano aumentare la sicurezza per i cittadini”. L’altra via, ha proseguito, “sono i 100 milioni di euro che dal 2009 saranno a disposizione dei sindaci per la sicurezza: anche qui il settore della vigilanza può essere coinvolto, tenuto anche conto che spesso nelle città i vigilantes fanno più pattugliamenti delle volanti”.