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Congresso-Pdl

E Berlusconi, acclamato presidente Pdl, chiede riforme e più poteri al premier

Silvio Berlusconi

Sessantuno minuti di discorso, interrotti da sessantuno appassionati applausi della platea dei seimila delegati a cui si aggiungevano circa altri tremila ospiti del primo congresso nazionale del Popolo della Libertà. Questo il tributo a Silvio Berlusconi, che in mattinata era stato acclamato all’unanimità primo presidente del Pdl. E proprio i delegati sono stati investiti direttamente dal leader ‘missionari delle libertà’. Nel lungo intervento il Cavaliere ha toccato tutti gli aspetti della politica nazionale e internazionale, ma ha anche voluto dare una spiegazione sulla nascita del Pdl. In apertura subito l’omaggio all’unico big non presente (ma Berlusconi ne era al corrente) al padiglione 8 della Nuova Fiera di Roma, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che dice Berlusconi “mi ha riconosciuto una lucida follia. Un po’ matto lo sono stato davvero” ma senza questa lucida follia che viene da quella descritta da Erasmo da Rotterdam “non sarebbe mai nato il Pdl. Non vi deluderò”.

Subito la prima stoccata alla sinistra “è arretrata e faziosa, fa opposizione non al governo ma al Paese”. Grande lo spazio che il premier ha riservato alla crisi economica internazionale in atto “diffusa nel mondo – ha detto – ad opera di un virus venuto dagli Stati Uniti. Nessuno al mondo può avere una ricetta sicura per debellare questo virus”, e ha rivendicato i meriti dell’esecutivo “abbiamo agito tempestivamente e con saggezza facendo in modo che non venisse modificata la certezza del consumo e anche per il welfare a sostegno della parte povera della società per la quale” altra stoccata all’opposizione “i governi di sinistra non avevano fatto nulla”. Ecco per il premier questa è la strada su cui proseguire. Compito del Pdl sarà quello di “guidare la terza ricostruzione dell’Italia” perchè “la crisi non ci impedirà di andare avanti, cambiare il Paese e costruire per i nostri figli un nuovo miracolo italiano come avvenne nel ‘94”. Poi la solenne promessa “usciremo dalla crisi più forti di prima”.

Ed ecco un attacco alla sinistra “noi abbiamo introdotto nella politica la vera moralità, quella del fare”. Non basta eleggere i politici, bisogna sempre pretendere che chi è stato eletto onori il programma sul quale ha avuto la fiducia”. Perché se per “loro il programma è un pezzo di carta da stracciare, per il Pdl il programma è un patto vincolante”. Tra i temi toccati dal Cavaliere il federalismo (“quando andrà a regime, porterà a una riduzione delle spese inutili. Tutto ciò che sarà risparmiato verrà utilizzato per diminuire le tasse.”), l’università (“deve cambiare”. No alla moltiplicazione dei corsi di laurea a vantaggio di parenti e amici per dare gli incarichi da docenti e ricercatori. Sì, invece, a premi solo per le università migliori: “135mila studenti meritevoli di fasce sociali più deboli avranno vere borse di studio per andare avanti”), e sull’ambiente dice sì alla proposta del presidente americano “Barack Obama di organizzare un forum sull’energia e sui cambiamenti climatici abbiamo dato il nostro via libera affinché si tenga la riunione durante il G8 alla Maddalena”.

Quindi il decoro urbano: bisogna far rispettare il divieto di lordare le strade con mozziconi e cartacce, di imbrattare i muri. E il piano casa? Berlusconi dice che ci sarà a breve. E sarà anche per i giovani: “mettere insieme una famiglia – dice il leader del Pdl – è una decisione diventata una scelta diciamolo pure coraggiosa. Per questo una parte importante del piano casa che realizzeremo tra breve sarà dedicata proprio alle giovani coppie per cui la ricerca di un’abitazione non dovrà rappresentare più un freno all’uscita dal guscio rappresentato dalla famiglia da rinnovare”. Insomma, stop alla logica dei ‘bamboccioni’.

Ma l’intervento del Cavaliere ha tenuto a sottolineare l’importanza delle riforme istituzionali e costituzionali. “La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza – ha aggiunto – è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato”. Ha dato ragione a Fini, che aveva usato la metafora del calabrone e della farfalla. “È il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed è tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. E che l’Italia, come una farfalla, possa spiccare finalmente il volo”. Le riforme dovranno dare più poteri al premier, che “al contrario delle favole scritte su di me dalla sinistra, non ho poteri, se non quelli che derivano dalla mia autorevolezza”. I poteri che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio sono praticamente inesistenti (li ha definiti “finti”).

Il punto di partenza deve essere la riforma dei regolamenti parlamentari, che per il Presidente del Consiglio sono “immutati dai tempi della prima Repubblica. Non è più rinviabile e non mortificherà il Parlamento ma gli restituirà il giusto ruolo e la piena dignità”. Una riforma necessaria che il Cavaliere ritiene necessaria “per evitare che i regolamenti siano lo strumento e il pretesto per l’ostruzionismo da parte dell’opposizione. Il Parlamento potrà così valutare i provvedimenti secondo tempi che non sono posti dal governo ma dall’urgenza delle circostanze”. Poi, confermando la sua discesa in campo alle europee, sferra un altro attacco diretto a Dario Franceschini: “Non ho esitazioni ad impegnarmi concretamente alle prossime europee. Un leader – ha sottolineato – deve avere il coraggio di farlo. Dicono che è una candidatura di bandiera? Ma è una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il proprio popolo”. E lo sfida: “Se è un vero leader faccia lo stesso”. Conferma che “le prossime elezioni europee sono molto importanti. Puntiamo – dice Berlusconi – a diventera il primo gruppo nel Ppe”. E rivela che “in Italia ora siamo al 44%, ma un grande partito non si accontenta e si candida a ottenere il 51 per cento dei consensi”.

Rivolgendosi alla platea chiede “Cos’è dunque il Popolo delle Libertà?” Il Cavaliere non ha dubbi e spiega: “Siamo il Popolo della libertà e alla libertà, alla dignità dell’uomo, ai pari diritti tra uomo e donna, alla sacralità della vita e alla difesa della famiglia naturale, noi non rinunciamo. Gli altri – attacca – chiamo tutto questo ‘berlusconismo’ ma i nostri riferimenti sono gli stessi del Partito dei popoli europei”. Il Premier si dice convinto che “Il Pdl sarà fucina di idee e programmi e durerà nel tempo. Sopravviverà ai suoi fondatori”. Finale con tutti sul palco. Inno alla gioia e di Mameli. Prima della chiusura di Berlusconi, il congresso aveva approvato lo Statuto con 4 voti contrari e 5 astenuti. E oltre ai 34 membri dell’ufficio di presidenza a governare il nuovo partito, insieme al Cavaliere, ci sono i tre nuovi coordinatori: Ignazio La Russa, Denis Verdini, e Sandro Bondi.

I triumviri avevano parlato nella mattinata. L’ex reggente di An aveva sottolineato che “non è una colpa avere tanti leader. E poi tra la coppia Fini-Berlusconi e quella Franceschini- Veltroni passa la stessa differenza che c’è tra il giorno e la notte”. Quindi un avviso all’Udc: “Casini non accetta il bipolarismo, ma noi non torniamo indietro”. Il ministro della Cultura, Sandro Bondi – che ha promesso che sarà “coordinatore con tenerezza” - ha aperto sul testamento biologico dicendo “un fermo no all’eutanasia, ma un altrettanto cristiano no all’accanimento terapeutico che deve lasciare il posto ad un atto di libera volontà della famiglia in accordo con i medici”. Infine l’ex coordinatore azzurro, Denis Verdini, ha parlato di “fusione riuscita tra An e Fi”, e ha rivendicato l’importanza e la grande innovazione dello statuto che “ci permetterà di consultare i nostri elettori in maniera costante anche grazie al web”.

Il VIDEO servizio:

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Pdl, Schifani risponde a Fini: “Laicità non è omissione di responsabilità”

Renato Schifani

Sono in molti a pensare, a conclusione della seconda giornata del congresso fondativi del Pdl alla Fiera di Roma, che i leader del partito siano due. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Tanto che dopo l’intervento della terza carica dello Stato il Cavaliere sale sul palco e abbraccia l’amico “Gianfranco per scacciare via le malignità di chi dice che io e lui non ci vogliamo bene”. Fini ha comunque fatto quella che al padiglione 8 hanno definito una vera e propria ‘controrelazione’: una sorta di manifesto politico in cui ha esposto la sua linea a 360 gradi, senza nascondere i punti di contrasto con l’ortodossia berlusconiana (e con le sensibilità della Lega Nord) su temi come il testamento biologico, la laicità dello Stato, l’immigrazione, il referendum elettorale, la crisi economica, il federalismo. Il tutto arricchito dalla proposta di rilanciare una stagione costituente per la riforma della seconda parte della Costituzione.

E la conclusione della mattinata del congresso Pdl alla Fiera di Roma è simbolica: il Cavaliere abbraccia Fini per spazzare via tutte polemiche delle settimane scorse. D’altra parte Berlusconi arrivando alla Fiera di Roma aveva detto che si aspettava dal presidente della Camera “un discorso di incoraggiamento”. E a dire la verità, così è stato. Fini ha cercato di far virare le polemiche spiegando che è “necessario rilanciare una grande stagione costituente, che possa evitare le continue polemiche che non hanno ragione di esistere tra cariche istituzionali”. Anche perché oggi “io e il presidente del Senato difendiamo, essendo un nostro obbligo, la Costituzione che c’e', mentre il governo giustamente chiede piu’ poteri per operare”. Insomma ognuno fa il proprio ruolo e allora una nuova stagione costituente potrebbe spazzare via le polemiche. Proprio sulla Costituzione Fini ha spiegato che va cambiata la seconda parte, ma non la prima “che non va toccata perché rappresenta un valore che è valore di tutti gli italiani”. La terza carica dello Stato ha dato atto a Berlusconi di essere il leader e il creatore del Pdl “che non ci sarebbe senza la sua lucida follia”.

Poi il Sud “che è quello che rischia di pagare più di altri la crisi”. Fini ha detto di non temere il federalismo fiscal, che “potrà essere una grande opportunità per rompere le clientele e la logica del favore, a patto che lo Stato ci sia e riaffermi la sua presenza”. Altrimenti – ha ammonito Fini - il federalismo fiscale è solo elemento di disgregazione. Sempre facendo riferimento al Mezzogiorno e alla criminalità il presidente della Camera ha esclamato a voce alta dal palco che “il Pdl deve far sventolare al Sud la bandiera della legalità”. Poi un pallino dell’ex leader di An. L’integrazione degli immigrati stranieri: “Nei prossimi anni i cittadini di colore, quelli con i tratti orientali, quelli con genitori stranieri, saranno sempre di più e noi non dobbiamo guardare a questa prospettiva con paura. Dobbiamo avere invece la presunzione di guidare questo processo”, per questo “il Pdl dovrà suggerire al governo nuovi percorsi per la concessione della cittadinanza agli immigrati”. Quindi il passaggio sui bambini – che Berlusconi seduto in prima fila ha applaudito con convinzione -  “Di fronte a un bambino e un ammalato viene prima di tutto la dignità della persona, altrimenti si rischia di essere travolti e alimentare la xenofobia”.
Quindi le parole finali. L’Affondo. Che – è probabile - farà molto rumore. “Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato – ha chiosato Fini - sia davvero ispirato alla laicità? Perchè una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico”.
Nel pomeriggio poi hanno parlato quasi tutti i ministri che hanno rivendicato l’importanza storica della nascita della grande forza politica che rappresenta il Pdl. Quindi l’atteso intervento dell’altra carica dello Stato, il presidente del Senato, Renato Schifani. Che con le sue parole sul testamento biologico ha risposto a quelle del mattino del suo collega di Montecitorio, Fini.
Schifani ha sottolineato che “al Senato è stata data la libertà di voto e di coscienza. La laicità dello Stato deve essere garantita in tutte le nostre scelte, ma lo Stato deve intervenire quando ci sono dei vuoti normativi da colmare”.

Però per l’inquilino di palazzo Madama “la laicità dello Stato non si deve trasformare mai in omissione di responsabilità”. Parole forti. A cui è seguita un’apertura sulla legge: “Tutto è perfettibile. Ma in Senato - ha aggiunto Schifani - volevamo prendere atto del vuoto normativo in cui era entrata la magistratura che si era surrogata alla volontà di Eluana Englaro. Magistratura che ha deciso che Eluana doveva morire di fame e di sete”.

Applauditissimo anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che parafrasando il suo libro ha attaccato la sinistra: “Noi, il Pdl, siamo il partito della speranza, mentre loro, la sinistra, sono il partito della paura”.
Il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha riaffermato una promessa fatta in campagna elettorale: “Faremo la riforma della giustizia. L’abbiamo promesso agli elettori”. Quindi un attacco alla sinistra: “Nella battaglia per la riforma della giustizia – ha detto Alfano - ci siamo trovati contro la sinistra: una cosa prevista ampiamente. Ma ciò che mi fa venire l’orticaria è la loro capacità di dirci cosa dobbiamo fare, come dobbiamo governare e qual è la storia del nostro paese”.
Domani mattina Silvio Berlusconi, che verrà ovviamente eletto presidente Pdl, chiuderà il congresso guardando al futuro.

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Pdl, il giorno di Fini: “Cambiare la Costituzione”. Sul biotestamento: “Più laicità”

Gianfranco Fini

Al termine del discorso di Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi è salito sul palco ad abbracciare il presidente della Camera. Un gesto che per Berlusconi serve a “spazzare via tutte le malizie sul fatto che io e Gianfranco non ci si voglia bene e non si condividano gli stessi ideali”. E poi scendendo dal palco con lui esclama “quello di Fini è stato un bellissimo discorso”. La conclusione della mattinata del congresso Pdl alla Fiera di Roma è simbolica: il Cavaliere abbraccia Fini per eliminare tutte polemiche delle settimane scorse. D’altra parte Berlusconi arrivando alla Fiera di Roma aveva detto che si aspettava dal presidente della Camera “un discorso di incoraggiamento”, anche perchè questo “approdo al Pdl mi ha cambiato la vita”. E a dire la verità, così è stato. Fini ha cercato di far virare le polemiche spiegando che è “necessario rilanciare una grande stagione costituente, che possa evitare le continue polemiche che non hanno ragione di esistere tra cariche istituzionali”. Anche perché oggi “io e il presidente del Senato difendiamo, essendo un nostro obbligo, la Costituzione che c’è, mentre il governo giustamente chiede più poteri per operare”. Insomma ognuno fa il proprio ruolo e allora una nuova stagione costituente potrebbe spazzare via le polemiche.

Proprio sulla Costituzione Fini ha spiegato che va cambiata la seconda parte, ma non la prima “che non va toccata perché rappresenta un valore che è valore di tutti gli italiani”. La terza carica dello Stato ha dato atto a Berlusconi di essere il leader e il creatore del Pdl “che non ci sarebbe senza la sua lucida follia”. Poi il Sud “che è quello che rischia di pagare più di altri la crisi”. Fini ha detto di non temere il federalismo fiscale, che “potrà essere una grande opportunità per rompere le clientele e la logica del favore, a patto che lo Stato ci sia e riaffermi la sua presenza”. Altrimenti – ha ammonito Fini - il federalismo fiscale è solo elemento di disgregazione. Sempre facendo riferimento al Mezzogiorno e alla criminalità il presidente della Camera ha esclamato a voce alta dal palco che “il Pdl deve far sventolare al Sud la bandiera della legalità”.

Poi un pallino dell’ex leader di An. L’integrazione degli immigrati stranieri: “Nei prossimi anni i cittadini di colore, quelli con i tratti orientali, quelli con genitori stranieri, saranno sempre di più e noi non dobbiamo guardare a questa prospettiva con paura. Dobbiamo avere invece la presunzione di guidare questo processo”, per questo “il Pdl dovrà suggerire al governo nuovi percorsi per la concessione della cittadinanza agli immigrati”. Quindi il passaggio sui bambini – che Berlusconi seduto in prima fila ha applaudito con convinzione -  “di fronte a un bambino e un ammalato viene prima di tutto la dignità della persona, altrimenti si rischia di essere travolti e alimentare la xenofobia”.

Quindi la stoccata finale. Quella che farà molto rumore. E che il Cavaliere non è detto abbia apprezzato. “Siamo proprio sicuri, amici del Pdl, che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato”, ha chiosato Fini, “sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico”. Nel pomeriggio sono previsti gli interventi di ministri e capigruppo del Pdl e in chiusura di giornata l’altro intervento istituzionale: il presidente del Senato, Renato Schifani. Domani chiude Berlusconi che guarderà al Pdl di domani.

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Da Forza Italia al Pdl: i 15 anni da protagonista del Cavaliere

Silvio Berlusconi

29 giugno 1993: Viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, dal fondatore e proprietario della Fininvest Silvio Berlusconi, assieme a Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani: Forza Italia! Associazione per il buon governo.
23 novembre 1993: Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che “Se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. E poi sulle elezioni comunali di Roma dice che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Tre giorni dopo nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia
9 dicembre 1993: Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l’inno degli “Azzurri”. E il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in via dell’Umiltà a Roma, nel palazzo che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo.
18 gennaio 1994: Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino e Mario Valducci danno vita ufficialmente al Movimento Politico Forza Italia.
26 gennaio 1994: con un messaggio televisivo Silvio Berlusconi annuncia la sua “discesa in campo”. Definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.
6 febbraio 1994: al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.
27-28 marzo 1994: i risultati delle elezioni politiche sanciscono la vittoria di Silvio berlusconi. Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell’area di centrodestra: al Nord l’alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord); mentre al Sud, Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l’Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).
22 dicembre 1994: il primo governo Berlusconi va in crisi. Sempre in diretta televisiva Silvio Berlusconi dichiara che il patto sancito con la Lega all’inizio dell’anno era stato tradito e chiede di tornare immediatamente alle urne. Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, però non ritiene di sciogliere le camere. Nasce un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, appoggiato da Lega, e dai parlamentari popolari e della sinistra.
27 gennaio 1995: il Movimento Sociale Italiano celebra il congresso di Fiuggi. La prima svolta di Fini, che abbandona l’etichetta di post-fascismo e si trasforma in Alleanza Nazionale. Attraverso questa svolta, pensata da Pinuccio Tatarella insieme a Fini, la destra diventa conservatrice e democratica.
21 aprile 1996: Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell’Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi. Inizia la lunga traversata del deserto.
13 giugno 1999 e 16 aprile 2000: Forza Italia e il Polo vincono le elezioni Europee e le elezioni regionali. I consensi per Berlusconi cominciano a crescere. E si ricompone la frattura con la Lega di Bossi.
13 maggio 2001: La Casa delle Libertà (Forza Italia, Allenaza Nazionale, CCD-CDU, Lega Nord e altre forze minori) trionfa alle elezioni politiche. Nasce il secondo governo Berluscconi, che conquisterà il primato del governo più longevo nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.
9-10 aprile 2006: la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, perde le elezioni politiche contro l’Unione di Romano Prodi. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottiene con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale varata nel 2005. Al Senato, la situazione si ribaltata: la CdL ottiene nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti e con l’apporto del voto della circoscrizione Estero, l’Unione riusce comunque a conquistare due seggi in più.
18 novembre 2007: Silvio Berlusconi, a margine di un’iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi e dal predellino della sua macchina, in piazza San Babila a Milano, dichiara il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Irritazione e disaggio da parte di An e Udc. La Lega si tira subito fuori.
22 gennaio 2008: Mastella si dimette da ministro. Berlusconi chiede elezioni anticipate e dice che il Pdl sarà alleato con chi non vorrà confluire, Fini precisa che, con questa legge elettorale, An sarà nel centrodestra.
8 febbraio 2008: improvvisa accelerata. Berlusconi e Fini decidono che Fi e An unite si presenteranno nella lista del Pdl e invitano l’Udc a confluire. L’Udc chiede invano di potersi alleare senza entrare nel Pdl, come la Lega, ma gli viene negato.
16 febbraio 2008: La direzione di An ratifica l’accordo già concluso da Fini con Berlusconi.
8 marzo 2008: Prima manifestazione del Pdl, che apre la campagna elettorale al Palalido di Milano.
13-14 aprile 2008: Il Pdl e la Lega vincono le elezioni politiche col 46,8%. Il Popolo della Libertà è il primo partito con il 37,3% dei consensi. Silvio Berlusconi, il giorno dopo, conferma che entro il 2008 vuol completare la nascita del Pdl.
11 maggio 2008: Gianfranco Fini nuovo presidente della Camera dei Deputati lascia la guida del partito. La Russa è il reggente con il mandato di concludere il percorso di adesione al Pdl.
5 settembre 2008: Gli stati maggiori di Fi e An stabiliscono la road map per la creazione del partito unico. An esclude un allargamento all’Udc, come auspicato da Fi, prima che il Pdl sia nato e si sia consolidato.
21 novembre 2008: Consiglio nazionale di Forza Italia approva per acclamazione la confluenza nel Pdl. Berlusconi rilegge il discorso della “discesa in campo” del 1994.
25 novembre 2008: Gianfranco Fini avverte che senza democrazia interna nel Pdl c’è il rischio di ‘cesarismo’.
16 gennaio 2009: Un vertice Berlusconi-Fini scioglie le tensioni fra i partiti, e conferma la road map fino al congresso.
21-22 marzo 2009: si celebra alla Nuova Fiera di Roma l’ultimo Congresso di An: il partito si scioglie e vota l’ingresso nel Pdl. Gianfranco Fini riconosce la leadership di Silvio Berlusconi ma si schiera contro il “pensiero unico” nel nuovo partito.

Tutto pronto: oggi via al congresso che fonderà il Popolo della Libertà

Berlusconi e Fini
La tre giorni fondativa del congresso del Popolo della Libertà si svolgerà a partire dal pomeriggio di oggi, venerdì 27 marzo (una data che richiama le prime elezioni vinte da Silvio Berlusconi). L’inizio dei lavori è previsto per le ore 17, quando porteranno il loro saluti i due rappresentanti del Partito Popolare Europeo: Hans-Gert Pöttering e Wilfried Martens. La scaletta dei tre giorni di congresso alla Fiera di Roma e lo statuto del Pdl sono state anticipate da Panorama la settimana scorsa. C’è solo da aggiungere una novità dell’ultima ora: il congresso sarà presentato dalla più giovane deputata Pdl, Annagrazia Calabria.

Il congresso non avrà una vera e classica dinamica congressuale, perché come noto il partito è saldamente in mano al Cavaliere. C’è però da affrontare la questione politica della fusione. “Il Pd ha dato vita a una fusione fredda mentre il Popolo della Libertà darà vita a una fusione più calda, basata sulla condivisione dei valori”. E’ una delle affermazioni fatte da Gianfranco Fini dal palco dell’ultimo congresso di Alleanza Nazionale domenica scorsa. Parole simili a quelle di Silvio Berlusconi: “Libertà e sussidiarietà saranno i valori del Pdl”. E che non sarà una fusione a freddo, che non verranno ripetuti gli errori fatti dal Partito Democratico, è uno dei mantra degli ultimi mesi dei dirigenti Pdl. A detta del centrodestra a sinistra sono mancati i medesimi valori, che invece ispirano la nascita del Pdl: “I nostri comuni, cioè quelli del popolarismo europeo”.

E se qualche turbolenza all’interno di An e Fi è stata ammessa dagli stessi futuri coordinatori “dipendeva dalla difficoltà” hanno detto nelle settimane scorse La Russa e Verdini “di fondere gli organismi dirigenti. La formula varata nei mesi scorsi è stata e dovrebbe continuare ad essere quella del 70-30: una sorta di 2 a 1 in favore di Forza Italia su An. Così agli azzurri andranno due coordinatori (Sandro Bondi e Denis Verdini) e uno al partito di Fini (Ignazio La Russa). Gli azzurri dovrebbero poter contare su 14 coordinatori regionali, mentre ad An ne spetteranno 6 (due regioni grandi, due medie e due piccole). La direzione del partito, che inizialmente era stata pensata per una ventina di persone, dovrebbe arrivare a contenere circa 50-60 elementi.

Il Pdl però non sarà composto solo da Fi e An. Nelle settimane scorse il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, aveva rassicurato: “Con i piccoli abbiamo raggiunto l’intesa”. Ma la galassia di piccoli partitini e cespugli che ruotano intorno al Pdl è folta. C’è la Dc per le Autonomie del ministro dell’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, come pure Azione sociale di Alessandra Mussolini. Ma si va anche da ciò che resta del Nuovo Psi dell’onorevole Stefano Caldoro, fino ai Riformatori liberali di Benedetto Della Vedova (ex Partito radicale) e ai gruppi di Mario Baccini (Cristiano popolari) e Francesco Pionati (Alleanza di centro). Tra i piccoli pure il Partito Repubblicano guidato da Francesco Nucara, il Partito Pensionati dell’eurodeputato Carlo Fatuzzo (1,1% dei consensi alle europee del 2004) e i Popolari Liberali del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.

Nella tre giorni della Fiera di Roma sono previste presenze da record: quasi 6 mila delegati a cui si aggiungeranno giornalisti, ospiti e invitati. Una cifra che sfiorerà le 10 mila presenze al giorno all’interno dei due grandi padiglioni 6 e 8 (gli stessi dove lo scorso fine settimana si è svolto il congresso di scioglimento di An).
Se 30 pullman sono previsti solo dal Lazio è ragionevole la cifra che parla di circa 200 pullman da tutta la Penisola. 180 navette serviranno per fare la spola dagli alberghi e dai parcheggi all’interno della Fiera di Roma. 280 hostess saranno, invece, gestite da una società che si occuperà solo della logistica.

All’arrivo dei delegati, che dovranno accreditarsi presso i quasi 30 stand all’ingresso, verrà consegnato un badge elettronico e il kit del delegato: al cui interno bloc notes, penna e simbolo nuovo del Pdl. Per ordini superiori verranno riposti in cantina i vecchi vessilli di Fi e An, mentre in platea sventoleranno 5000 bandiere del Pdl.
Ma delegati e ospiti dovranno anche consumare due pasti al giorno. E allora ecco che gli chef ‘azzurri’ avranno a disposizione 3 mila kg di pasta al forno, 400 chili di mozzarella, 10mila litri d’acqua.

Nelle settimane scorse si era parlato di un gadget, una matrioska a forma di Cavaliere che avrebbe contenuto gli otto leader del centrosinistra “fatti fuor” da Berlusconi in questi 15 anni di politica. In realtà la matrioska sarà solo virtuale: soltanto scaricabile dal sito del Pdl. Sugli 80 metri di palco del Padiglione 6 della Nuova Fiera di Roma i tecnici stanno ultimando la scenografia. Anche se potrebbe essere riconfermata la formula architettonica del congresso di An.
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Il Pdl dalla A di Alfano alla Zeta di Zenzero

Il logo del Pdl

B come Silvio Berlusconi: molti non condivideranno, altri invece si. E pure tanto. Il Cavaliere “è un individuo geniale. E’ una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale”. Pensieri e parole di Nichi Vendola. La nuova sinistra che avanza.

C come Casa, Piano Casa: dovrebbe essere un provvedimento che permetterà di ampliare oltre 9 milioni di immobili, per un complesso di lavori pari a 60 miliardi di euro, il triplo dell’investimento delle grandi opere. Sarà approvato dal governo proprio nel giorno di apertura del congresso Pdl. Controverso e atteso, ma sarà fonte, secondo tanti, di grande consenso popolare.

D come Democratico, Partito Democratico: c’è chi sostiene che si deve la nascita del Pdl alla geniale – almeno all’inizio – intuizione ‘kamikaze’ di Walter Veltroni di far correre da solo il Pd alle elezioni politiche del 2008. Altri pensano che la creatura di Berlusconi sarebbe nata comunque, perché sbocco naturale del un percorso intrapreso nel ’94. E se avessero ragione entrambi? Bipartitismo perfetto.

E come Eutanasia/Eluana/Englaro: il più grande problema etico che il Popolo della Libertà dovrà affrontare nei prossimi mesi. Anarchia (come aveva detto il Cavaliere nei mesi scorsi), libertà di coscienza o partito confessionale? La sacralità della vita contro la forza della libertà.

F come Gianfranco Fini: ha ereditato un partito di nicchia e lo ha trasformato in movimento di popolo. E’ passato dalla destra fascista ad una destra post ideologica e democratica. Ha trovato nel Cavaliere l’alleato che gli ha consentito di diventare prima ministro degli Esteri e poi presidente della Camera. Sono in molti a scommettere che si giocherà la successione con Tremonti e Alfano.

G come Gente: sarà il partito degli italiani, della gente comune: quella a cui il Cavaliere si richiama sempre. Dei moderati, ma anche dei socialisti riformisti; dei cattolici ma anche dei laici liberisti; della casalinga di Voghera ma anche dei circoli ufficiali tanto cari alla destra; dell’Ugl ma anche di Brunetta; insomma come la Rai, di tutto e di più.

H come Hub: Alitalia, AirOne, Cai, Malpensa, Linate, AirFrance e Lufthansa. Chi avrebbe mai pensato che la campagna elettorale del Cavaliere sarebbe stata scandita da queste parole? Il Pdl rulla in pista in attesa del decollo, il ritardo accumulato in partenza verrà recuperato in volo, correnti permettendo.

I come Italia, Forza Italia: nasce nel ‘93 e muore… Non si sa quando: se An ha solennemente celebrato, tra lacrime e abbracci, il proprio congresso di chiusura, dalle parti di via dell’Umiltà continuano a chiedersi, come mai non lo abbiano fatto? Ormai non c’è più tempo, nasce il Pdl. Oppure una Forza Italia allargata? Per avere una risposta non interpellare gli ex colonnelli di An.

L come Leadership: Silvio Berlusconi vs. Gianfranco Fini. E’ stato uno dei leit motiv degli ultimi mesi. Che ha movimentato il dibattito interno e la nascita del Pdl. Dalla svolta del predellino dell’autunno 2007 al congresso di An molto è cambiato, ma la discussione intorno a ‘chi comanda’ è sempre la stessa.

M come Mercato, Economia Sociale di Mercato: dalla teoria de ‘La paura e la speranza’ alla pratica di Via XX Settembre. Giulio Tremonti, il nuovo guru della politica economica di destra, oltre la destra; del Pdl, oltre le libertà. Nel pieno della tempesta ha tenuto dritto il timone del bastimento Italia. Ora bisogna solcare l’oceano e conquistare il Nuovo Mondo.

N come Napoli: città simbolo del governo Berlusconi. Troppo scontato celebrare il congresso fondativo del Pdl nella città ‘ripulita’ dalla mondezza. Ma accanto a Napoli, anche il simbolo dell’appena conquistata Capitale di Alemanno. ‘Anema e core’ del Cavaliere.

O come Opere, le Grandi Opere: Ponte sullo Stretto, Mose e Tav, ma anche Pd e Pdl. Se le prime rappresentano un sogno o un incubo per molti italiani, i secondi verranno ricordati come le grandi costruzioni della migliore ingegneria politica dell’Italia postmoderna.

P come Predellino: E’ il pomeriggio del 18 novembre 2007. Annuncio vobis gaudio magnum: habemus partitum. Piazza san Babila come il balcone della basilica di San Pietro. Il Cavaliere in piedi sull’Audi presidenziale lancia il nuovo partito. Questa favola moderna confonde però il modo dell’annuncio con la sostanza della decisione.

Q come Quo Vadis Pdl? La via è tracciata, ma qualche nube mattutina si staglia in uno scenario di cieli azzurri. Correnti e componenti. Venti gelidi dal nord e caldo scirocco dal sud. Roma occhio di un ciclone che rischia di investire chi sarà ‘investito’ dal Capo.

R come Ronde: Dopo il poliziotto di quartiere, ecco quelle che Berlusconi preferisce chiamare associazioni di volontari. Roberto Maroni le sponsorizza, ma la carica dei 101 parlamentari ‘dissidenti’ è sempre in agguato. La sicurezza può rischiare di trasformarsi da tema centrale in campagna elettorale, in centrale elettrica ad alto voltaggio del Pdl. E la Lega gongola.

S come Sardegna: quasi tutti, anche qualcuno nel Pdl, credevano nella riconferma di Renato Soru come governatore nell’isola. Ha creato Tiscali. Ha messo la tassa sui ricchi. Ha comprato pure l’Unità. Ma non è riuscito nell’impresa finale. Quella di sconfiggere Berlusconi travestito da Ugo Cappellacci. Coraggioso esempio di masochismo in salsa Pd. Tanto che dopo la sconfitta Walter Veltroni si è pure dimesso.

T come Tornelli: L’iconografia della Pubblica Amministrazione che tenta di funzionare. Quanti statali prenderanno la tessera del Pdl? Un Brunetta al giorno toglie il certificato medico falso di torn(ell)o.

U come Università: Onda su onda. La Gelmini è sul surf. Simbolo e icona femminile del Pdl e del governo Berlusconi. Grembiulino, maestro unico, cinque in condotta, lotta ai baronati, sistema universitario più trasparente: riuscirà nell’impresa dove tutti hanno fallito? La meritocrazia, una delle parole più usate dal centrodestra, trionferà?

V come Valori: “il Pd ha dato vita a una fusione fredda mentre il Popolo della libertà darà vita a una fusione più calda, basata sulla condivisione dei valori”. Parola di Gianfranco Fini. Si ma quali? “Libertà a sussidiarietà saranno i valori del Pdl”. Parola di Silvio Berlusconi. Amen. Ma tutti dentro al Ppe.

Z come Zenzero: così come la spezia ha molte virtù salutari, il Pdl dovrà essere capace di non limitare o esaurire la rappresentatività nel consenso, ma di esprimerla nell’azione quotidiana e dunque nella capacità di governo.

Regole, deputati e procedure: torna alta la tensione tra Fini e Berlusconi

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi
Tensione da vigilia del congresso del Partito delle Libertà? Può essere. Di fatto, a 24 ore dalla nascita del Pd, è ancora botta e risposta tra Berlusconi e Fini. E stavolta a poche ore dall’inizio del congresso Pdl.

Il premier, Silvio Berlusconi, che questa mattina era a in Campania a inaugurare il termovalorizzatore di Acerra, è ritornato su un suo pallino: l’ ammodernamento dello Stato. Un leit motiv che il Cavaliere ripete spesso: “Ci sono troppe procedure, siamo veramente indietro su tutto, anche il Parlamento…”. Quindi ha ribadito la sua idea, lanciata un paio di settimane or sono, di far votare i capigruppo parlamentari per tutti. Ma stavolta si è lasciato andare (scherzosamente?): “Adesso in Parlamento” i deputati “sono lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non sanno nulla. Quando” ricorda il Cavaliere “ho fatto un paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare, ma per fare numero”.
Parole, che hanno visto la pronta replica del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Che, con tanto di comunicato ufficiale di Montecitorio, ha chiesto al premier “di non irridere il Parlamento”. “La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti” si legge nel comunicato di Fini “in primis dal Capo del Governo. Si possono certo cambiare ma non irridere”.
Concetti chiari e duri, ribaditi anche nel pomeriggio, a voce, in Aula dal numero uno di Montecitorio: “È certamente sbagliato irridere le regole parlamentari e lo dirò cion chiarezza la premier”. Oltretutto: “Non è vero che i deputati sono qui a fare numero e che votano con due dita emandamenti che non conoscono”. La replica di Fini al Cavaliere è, per il presidente della Camera, doverosa “Perché dicendo che i parlamentai fanno numero si rischia di alimentare qualunquismo e sfiducia verso le istituzioni”.

Non è passato molto tempo dalla reazione di Fini che Berlusconi ha voluto precisare le sue parole: “Cado dalle nuvole. Non riesco a capire in quale modo possano essere stati stravolti i miei ragionamenti sulla necessità, da tutti condivisa, di riformare i regolamenti parlamentari. Sanno tutti che la mia posizione non è mai cambiata. Gli emendamenti dovrebbero essere discussi e approvati in Commissione, mentre nell’Aula si dovrebbero effettuare la discussione e il voto finale su ogni legge, come accade in altri Paesi”.

Le scintille tra i due principali leader del nascente Pdl erano andate diradandosi nelle ultime settimane. E i pranzi a Montecitorio sembravano aver aiutato la pacificazione. E invece, a meno di 24 ore dall’apertura del congresso della Fiera di Roma, dove nascerà ufficialmente il Pdl, l’atmosfera si fa tesa.
Rimane comunque l’incontro fissato per oggi pomeriggio tra i due nello studio di Fini a Montecitorio. Un incontro a cui, come sempre, assisterà anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Che dovrà far ricorso a tutta la sua proverbiale arte diplomatica per ripianare la situazione.

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