
Pier Luigi Bersani e il suo sponsor Massimo D
Tutto vero. Dal sito del Pd:
“Congresso, i dati aggiornati.
Hanno votato in 385.117: Bersani 216.130, Franceschini 137.172, Marino 29.303. Continua
- Giovedì 1 Ottobre 2009
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congresso

Pier Luigi Bersani e il suo sponsor Massimo D
Tutto vero. Dal sito del Pd:
“Congresso, i dati aggiornati.
Hanno votato in 385.117: Bersani 216.130, Franceschini 137.172, Marino 29.303. Continua

Massimo D'Alema del Partito Democratico
di Giovanni Fasanella
“Qualche partito, anni fa, morì di finanziamenti illeciti. A noi oggi può capitare invece di scioglierci su un letto a due piazze… “.
Per capire se il destino del Pd può essere davvero quello ipotizzato per paradosso da Raffaele Sirsi, bisogna fermarsi a Campi Salentina e assistere al congresso di uno dei circoli del partito più vivaci nel Leccese. Perché in Puglia, fra Bari e il Salento, c’è l’epicentro di una crisi che rischia di travolgere una consolidata leadership: quella di Massimo D’Alema. Continua

Francesco Rutelli e Dario Franceschini, ex Margherita
Cronaca di un addio più che annunciato: Francesco Rutelli sta preparando i bagagli per uscire dal Partito democratico. I rumors si susseguivano da tempo, ed oggi l’ex leader della Margherita li ha confermati tutti alla presentazione del suo libro dal titolo anch’esso evocativo: La svolta. Lettera a un partito mai nato. Continua

L’agenda del Pd: un mese dalle primarie (25 ottobre), sedici giorni dall’assemblea nazionale (11 ottobre) che aprirà ufficialmente le procedure per la scelta del segretario. Ma se la situazione dei tre candidati - Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino - appare sufficientemente chiara quanto a consensi e sondaggi, molto meno lo è per la futura linea politica. Continua

“Peppone” Bersani stacca il “segreDario”. Ed esulta.
La volata per la conquista delle primarie del 25 ottobre, che decideranno il numero uno del Partito Democratico, vede ormai solo due protagonisti: l’ex ministro del governo Prodi da una parte, spalleggiato da D’Alema & C., e l’attuale segretario del Pd dall’altra, che gode dell’appoggio di Veltroni. Continua

Guarda la GALLERY: Chi sta con chi al congresso del Pd
Solo un po’ di pazienza. Quanta? Più o meno una cinquantina di anni. Tutti da passare all’opposizione.
Quindi, che sia Dario Franceschini o Pier Luigi Bersani o Ignazio Marino a vincere congresso, primarie e guidare il Pd, la strada ce l’hanno segnata: alla fine del percorso, di circa mezzo secolo, il Pd potrà finalmente governare. Una battuta? Macchè, anzi: è in’estrema sintesi di ciò che Romano Prodi ha detto ieri sera ai microfoni del Tg3. Argomento della conversazione, la storica vittoria dei democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama (amico di vecchia data del professore bolognese), dopo 54 anni di governo, quasi ininterrotto, dei liberaldemocratici.
A dirla tutta, non è la prima volta che i Democratici si esaltano per un successo altrui, sperando che il “vento nuovo” porti in alto anche loro. Basti ricordare cosa successe con la vittoria di Obama in Usa. Ora, appunto tocca, alla prima volta del Pd nipponico. Che, ormai da due giorni, ha completamente assorbito le attenzioni del Pd italiano: “il successo dei Democratici in Giappone, dopo 54 anni di successi liberali, è un bel segnale, che indica che anche in Italia ci si deve preparare al cambio di maggioranza”, die convinto il segretario del Pd, Dario Franceschini, commentando l’esito del voto in Giappone da Piacenza. “Dopo l’India, dopo gli Usa, anche in Giappone vincono i progressisti, dopo che è scoppiata la crisi”. Non basta: “Anche l’Europa deve trovare un percorso di rinnovamento delle politiche. L’insegnamento che ci viene da quel che è successo in altri continenti è che la riscossa dei riformisti può avvenire solo a partire dai grandi temi economici e sociali, abbandonando conservatorismi e subalternità a ricette altrui”, pensa invece Pier Luigi Bersani.
Ma non basta: a rivendicare con orgoglio il modello italiano, ci pensa Europa, quotidiano democrats: “L’Italia, all’estero, è ancora il paese dell’Ulivo e delle primarie. In Germania si parla di ‘Olivenbaum’, dopo l’esito del voto di domenica in Turingia, in Sassonia e soprattutto nella Saar. In Giappone la vittoria del Partito democratico fa riemergere l’epoca di Romano Prodi, che è indicato come l’antesignano e il modello di Yukio Hatoyana. In Francia, l’università estiva dei socialisti è stata dominata dal dibattito ‘primarie sì-primarie no’, e più che a quelle americane si è fatto riferimento a quelle che incoronarono Prodi. Si direbbe che il centrosinistra italiano continua a fare scuola al di là dei nostri confini. Romano Prodi è interpellato come una sorta di guru che ha il know how per guarire una sinistra in crisi e senza prospettive”.
Già, Prodi. Lui, che in Italia è ormai fuori dai giochi (più interessato a fare il nonno e “l’inviato” Onu in Africa) commenta la vittoria a Tokyo, partendo da lontano, per andare ancora più lontano. Con i giapponesi, racconta al Tg3: “Abbiamo cominciato a lavorare assieme nel ‘96 quando vennero a ispirarsi a quello che chiamavano l’Ulivo italiano”. Il Professore rivela di aver parlato al telefono con il nuovo premier giapponese già domenica: “Gli ho fatto le congratulazioni, lui ha ricordato quando nel ‘98 dopo la caduta del mio governo ci siamo visti. Gli ho detto ‘guarda che non basta vincere le elezioni, bisogna avere un margine tale per durare l’intera legislatura‘. E lui il margine oggi ce l’ha”. Anche per questo Prodi non ha dubbi: il vero insegnamento, secondo l’ex premier, è che “un’opposizione si costruisce con molta pazienza. Hanno lavorato tantissimi anni…”.
E in effetti, prima di riuscire a vincere le elezioni, i democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama, ci hanno messo “solo” mezzo secolo. Non male come prospettiva. Sempre che il Pd esista ancora.
Nel caso, fra cinquant’anni, quando la battaglia di opposizione sarà finita, qualcuno avvisi il buon vecchio Prodi, l’ultimo dei giapponesi: può essere che il Pd abbia ancora bisogno di lui…

di Antonio Calitri
Il Partito democratico e il candidato segretario Pier Luigi Bersani ripongono le speranze di rilancio in Fini. Non nel presidente della Camera, più volte accusato dai suoi detrattori di costruire ponti con l’opposizione per garantirsi un futuro quirinalizio. Ma in Emanuele Fini, classe 1972, diventato il punto di riferimento per tutti i progetti più importanti del partito sul web. Scoperto da Massimo D’Alema, ha conquistato negli ultimi anni anche la fiducia di Walter Veltroni, Piero Fassino, Bersani e, in parte, Dario Franceschini.
Sempre a sinistra, la sua società lavora anche per Il Fatto di Antonio Padellaro e per Europa (oltre ad avere lanciato Il Riformista).Per non parlare delle televisioni, da Red Tv di cui è socio fondatore alla rete del Pd. Ultimo acquisto, Italia Futura, il sito del pensatoio che fa riferimento a Luca Cordero di Montezemolo e dal prossimo settembre entrerà nell’agone politico-culturale con importanti novità.
Fini non ama definirsi un guru informatico al pari di Gianroberto Casaleggio, il web partner di Beppe Grillo e di Antonio Di Pietro. Anzi, non crede neppure nell’esistenza di un partito o popolo del web. “Partiamo dall’ultima grande manifestazione del popolo dei blog che doveva tenersi a Roma lo scorso mese contro il governo. Non c’era sito che non ne parlasse o non aderisse. Poi a manifestare a Roma c’erano meno di 50 persone. E anche per quel che riguarda Grillo non mi sembra che, al di là dei messaggi indignati che raccoglie, abbia creato un partito. Anzi, il partito che si ispira a lui e che si è presentato qua e là alle ultime elezioni ha raccolto pochissimo”.
Se non crede di raccogliere voti sulla rete, perché allora quasi tutto il Pd si rivolge a lei? Come pensa di poterlo salvare? “Non credo che il Pd si debba rifondare secondo una visione web. Il Pd si salva con le sue idee. La rete e quello a cui lavoriamo noi servono per una comunicazione diversa da quella degli ultimi cinquant’anni.
Una comunicazione diretta dove non esiste più il muro fra il leader politico e l’ultimo dei suoi sostenitori o critici. Se il politico entra in questa dinamica, non si può più sottrarre ai suoi impegni. Se uno gli pone una domanda anche scomoda e non risponde, in rete resta il fatto che non ha risposto e questo gli nuoce. Mentre, se spiega, risponde, partecipa, potrà chiarire bene le sue idee e le sue posizioni. Con il web 2.0 al quale lavoriamo già da anni si ha la vera partecipazione della gente alla creazione di contenuti”.
Fini e il suo socio Stefano Peppucci si sono incontrati a scuola studiando informatica e hanno fondato la Dol nel 1989, nel classico sottoscala. La prima svolta e l’entrata nella comunicazione politica la ebbero nel 1996 preparando il sito per il Pds. Poi con D’Alema a Palazzo Chigi crearono il primo sito del governo italiano.
E da lì centinaia di siti di politici, movimenti, istituzioni, enti, non abbandonando mai il rapporto privilegiato con i Ds prima e con il Pd ora. Attraversando senza problemi le varie gestioni. Da otto anni questa factory che impegna 25 persone e fattura 1,4 milioni di euro (+20 per cento rispetto al 2007) occupa tre piani del Palazzo Borghese nel cuore di Roma.
Tra i loro clienti spiccano un centinaio di politici e gente non legata al Pd come il giornalista Marco Travaglio. Ognuno, però, spiega Fini, ha un approccio web diverso: “D’Alema è onesto, è interessato al nuovo ma non è uno smanettone e non lo lascia intendere. Fassino si è appassionato tantissimo e risponde direttamente a ogni domanda. Veltroni è davvero innamorato del nuovo e tante volte è stato lui a parlarci di nuovi fenomeni di rete. Franceschini si vede che appartiene a una generazione successiva e ha un approccio più naturale con la rete. Infine Bersani è un pragmatico del web“.

L’anno scorso il flirt con la Lega per il federalismo fiscale.
Quest’anno uno dei temi chiave del Meeting di Rimini sarà il congresso del Pd. Fedele alla politica dei due forni, Comunione e liberazione, e più ancora il suo braccio imprenditoriale, la Compagnia delle opere (Cdo), colgono l’occasione del Meeting (dal 23 al 29 agosto: qui il programma) per appoggiare la candidatura di Pier Luigi Bersani nella corsa alla segreteria del Pd.
La Cdo, che è ormai la vera anima del Meeting giunto alla 30a edizione, non fa mistero della sua simpatia per il candidato alla segreteria appoggiato, oltre che da Massimo D’Alema, da Enrico Letta.
Bersani da molti anni è ospite della kermesse riminese ed è vicino al tessuto delle piccole e medie imprese (soprattutto in Emilia- Romagna) che sono il motore della Cdo con le sue oltre 34 mila aziende associate. Uno degli appuntamenti più attesi del Meeting è il faccia a faccia tra Bersani e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, con la partecipazione del vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, e del presidente della Fondazione per la sussidiarietà, Giorgio Vittadini. È la prima volta che un governatore della Banca d’Italia partecipa al Meeting e il tema del confronto con il candidato alla segreteria del Pd sara come uscire dalla crisi economica e quali regole dare alla finanza globale. Senza dimenticare le indicazioni del Papa contenute nell’ultima enciclica Caritas in veritate che Draghi ha commentato sull’Osservatore romano.
Per tre giorni a Rimini ci sarà anche Enrico Letta, con una fitta agenda di incontri, colloqui e riunioni a margine del Meeting, oltre a due conferenze ufficiali: una con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dal titolo “Oltre la crisi?”, l’altra con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dedicata all’enciclica del Papa.
Cl e Compagnia delle opere non vogliono invece farsi trascinare nel dibattito sulla cosiddetta questione morale. La linea l’ha data Vittadini: “Non possiamo fare una questione politica di fatti specifici, dallo svolgimento dubbio, costruiti attraverso inchieste giornalistiche, quasi si volesse dare loro un valore giudiziario” ha dichiarato l’allievo di don Giussani. Cosi nelle storie di escort e gossip il movimento preferisce non entrare.
Le strategie per superare la crisi, il federalismo fiscale, la riforma della giustizia e della scuola saranno gli altri temi caldi del Meeting di Rimini. Altro faccia a faccia tra il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, Jacques Barrot, critico sul pacchetto sicurezza.
Mentre la Cdo presenterà al ministro Mariastella Gelmini le sue proposte di riforma del sistema educativo in Italia. Fra gli ospiti piu attesi l’ex premier inglese Tony Blair e James Murdoch, figlio del tycoon dell’editoria Rupert nonché chief executive per Asia ed Europa, che interviene per la prima volta in Italia.
Farà discutere anche l’esibizione musicale di Enzo Jannacci, che affronterà i temi più discussi del dibattito con la Chiesa, a cominciare dall’eutanasia. “Se il Nazareno tornasse, ci prenderebbe a sberle tutti quanti” aveva dichiarato Jannacci all’indomani della morte di Eluana Englaro. Aggiungendo: “Ce lo meritiamo, eccome, pero avremmo tanto bisogno di una sua carezza.
