
Alla fiera del low-cost e del risparmio
Di lavoro fa il dispensatore di consigli su come spendere i propri (a volte pochi) soldi.
Vittorio Collini, 50 anni, ex stewart di
Alitalia, ex ristoratore, è sul serio il re dei taccagni. In senso buono, ovviamente. Soprattuto in questo periodo di crisi economica. A
radio Dee Jay, dove dispensa suggerimenti preziosi agli ascoltatori della
trasmissione “La Bomba” di
Luciana Littizzeto, lo chiamano
“Braccino Corto” o “L’uomo a cui devi chiedere sempre”.
Leggi l’intervista

Per fortuna, giugno non è il periodo di massima attività per le stufe. Ma il caso del pellet radioattivo sequestrato in 29 province in tutta Italia mette in allarme i tanti consumatori di questo particolare tipo di combustibile ricavato dalle biomasse. La contaminazione al Cesio 137 è stata scoperta sabato da un valdostano che ha notato come il materiale bruciava in modo molto anomalo. Dalle analisi dei vigili del fuoco è emersa la radioattività. Il combustibile, di marca Naturkraft, proviene dalla Lituania ed è stato importato in Italia da una ditta di Varese che lo ha poi distribuito, dall’ottobre 2008, su tutto il territorio nazionale.
Non sono ancora chiare le effettive pericolosità dei fumi, mentre è probabile che le stufe che risultino contaminate dovranno essere distrutte.
Lo spettro di Chernobyl
La notizia ha presto fatto il giro della penisola, allertando i consumatori. La Protezione civile consiglia di non utilizzare il combustibile della mara Natur Kraft e di contattare Vigili del fuoco e Questura per provvedere allo smaltimento. La pericolosità sembra comunque molto ridotta se il materiale non viene bruciato. Sui blog dedicati all’ecosostenibilità (il pellet è considerato molto più sostenibile rispetto alle tradizionali forme di riscaldamento) e nei forum dei consumatori la preoccupazione si fa sentire: “Se la contaminazione è ancora da mettersi in relazione con l’incidente di Cernobyl del 1986 (il peggiore mai avvenuto nella storia del nucleare ad uso civile) non è riportato da nessuna agenzia, anche se la provenienza del pellet e il tipo di radioattivo che lo ha contaminato, farebbero pensare che non si tratti di una strana coincidenza” scrive Faber su l’alternativa-isaia. Per questo (anche se Chernobyl è in Ucraina, ndr) Tuttisostenibili rilancia l’appello della Coldiretti che invita a “privilegiare le biomasse locali” per avere maggiori garanzie di tracciabilità.
I consigli dalla rete
Su “pellets blog” invece scrivono in molti per chiedere consigli su come comportarsi con le scorte di pellets: c’è chi chiede se una determinata marca possa considerarsi sicura, “Ho fatto montare la scorsa settimana una stufa a pellet e la dittà l’ha collaudata con un sacco di pellet della NATURKARFT. Adesso scopro che la procura di Aosta l’ha messo sotto sequestro, dove posso farlo analizzare? E per le ceneri?” chiede un utente.
A dare le risposte sono gli altri utenti: “Cercando informazioni su “pellets radioattivi” ho visto che c’è una ditta di Milano che fa verifiche sulla salubrità delle case e che verifica anche la radioattività dei pellets” scrive A.G. Carsana, mentre Ludo consiglia “Un laboratorio di analisi ambientali” che “può effettuare la spettrometria gamma dei materiali cui si sospetti una qualche contaminazione radioattiva“.
E c’è anche chi non è preoccupato per averlo bruciato: “Sono altamente agitata. Ho preso un solo sacco di quel pellet a castorama qui a genova verso dicembre gennaio..nn m ricordo..lo uso nn per le stufe ma come lettiera igienica per il mio animaletto…è capitato che ne ingerisse rosicchiandolo..sono davvero preoccupata..fatemi sapere qualcosa…” scrive Valentina.
L’allarme arriva dalla polizia di Stato: la pedofilia è un fenomeno in aumento negli ultimi anni. Non solo. Le vittime sono sempre più spesso italiane e la percentuale di quelle in tenera età è in crescita. Oltre a fornire i dati, la Direzione centrale della polizia criminale ha pubblicato un decalogo rivolto ai genitori per prevenire gli abusi e uno dedicato ai bambini.
Sulla base delle segnalazioni raccolte dai comandi di polizia emerge che i bambini abusati hanno tra 0 e 14 anni e nella maggior parte dei casi conoscono l’aggressore, che spesso appartiene alla famiglia. I numeri mostrano l’escalation dei casi registrati. Sono stati 598 nel 2002, di cui 453 su bambini italiani, 749 nel 2003 (677 le vittime italiane) e 845 nel 2004, di cui 717 erano su piccoli connazionali. Anche la percentuale di molestatori provenienti dal nostro Paese è aumentata.
I piccoli abusati tra 0 e 10 anni sono sempre di più. Nel 2002 erano 215, contro i 233 bambini tra 11 e 14 anni, sono passati a 294 nel 2003, solo uno in meno rispetto alle vittime più grandi. Lo stesso numero di violenze ai danni dei bimbi più giovani si è verificato nel 2004, ma quelle nella fascia tra 11 e 14 anni sono arrivate a 345. Tra le Regioni, la Lombardia è in testa con 168 abusi nel 2004, seguita dalla Campania (111 segnalazioni) e dalla Sicilia (96).