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Ecco quattro nuovi sottosegretari e i finiani provano la scalata ai ministeri

Daniela Santanchè, sottosegretario all'Attuazione del programma di governo

Daniela Santanchè, sottosegretario all'Attuazione del programma di governo

Mentre il Pdl deve risolvere ancora il pasticcio dell’esclusione delle liste in Lazio e in Lombardia (il partito ha annunciato ricorsi e iniziative popolari, come manifestazioni di piazza e sul web, tra cui il blog vogliovotarepdl), il Governo nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ha deciso di allargare la propria squadra da 63 a 65 membri, nominando quattro nuovi sottosegretari. Continua

La spunta Brunetta: dal Consiglio dei ministri via libera alla “Rivoluzione PA”

Silvio Berlusconi e Renato Brunetta

Rivoluzione passata, dimissioni rientrate.
Ma il premier Silvio Berlusconi non se la prende con Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, che aveva minacciato le dimissioni qualora non fosse stato approvato il testo per la riforma della Pubblica amministrazione: “Ha usato una tattica da birichino, ma ha ottenuto un ottimo risultato”.
Minaccia rientrata, quindi, e tanti ringraziamenti al minsitro visto che alla fine il Cdm ha dato il via libera al testo di quella che lo stesso premier ha definito la “rivoluzione Brunetta” (anche se il provvedimento non compare nel comunicato web del Consiglio dei ministri).
Ora inizia l’iter di approvazione: il provvedimento “verrà sottoposto all’esame delle Camere, alla Conferenza Stato-Regioni, e al Cnel”, ha detto Berlusconi. “Tutte le famiglie” ha fatto sapere il premier “potranno tramite internet collegarsi con le istituzioni. Anche i 3,5 milioni di pubblici dipendenti potranno trarre da questa rivoluzione motivo per sentirsi realizzati”.
Un iter a cui il ministro anti fannulloni ha già posto la data scadenza, sarà legge entro sessanta giorni: “Penso che tutto possa essere approvato entro 60 giorni a partire da lunedì”, ha detto Brunetta. “Intendo avere assolutamente l’accordo con la Conferenza Stato-Regioni. Chiederemo poi anche un parere articolato del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro”.
Tra i tanti cambiamenti previsti, i diversi meccanismi di retribuzione basati sulle premialità, che non verranno date a tutti, “ma solo ai più meritevoli”. Significa che la meritocrazia si sentirà anche nelle differenze in busta paga. Ma: “Solo il 25% dei dipendenti pubblici, e il sindacato è d’accordo, avrà a disposizione il 50% di tutte le risorse destinate alla premialità. Non è stato fatto mai neanche nel privato se non per qualche iniziativa singola”.
In particolare, spiega ancora il minsitro, il confronto sulla riforma varata oggi con il dlgs sulla produttività e la trasparenza “Non è una partita che si gioca tra governo e il sindacato dei dipendenti pubblici, ma riguarda tutto il Paese”. E ancora: “Questo provvedimento riguarda i cittadini, i sindacati del settore privato e anche quelli dei datori di lavoro, come la Confindustria”.
Tra le novità, Brunetta annuncia anche che la class action nella pubblica amministrazione “partirà dal primo gennaio 2010″, spiegando l’obbligo, per i dirigenti, di un periodo di lavoro-studio all’estero presso le organizzazioni internazionali. “È la prima volta” ha sottolineato “che si introduce l’azione collettiva nella pubblica amministrazione”. Quanto ai tempi, Brunetta ha spiegato che “occorrerà dare vita agli standard della p.a. nei prossimi mesi. Il decreto legislativo sarà coerente con quanto le Camere avranno definito in termini di azione collettiva per il settore privato”, ha detto il ministro riferendosi alla norma approvata in Senato nel disegno di legge Sviluppo e ora all’attenzione della Camera.

La piaga dello sciacallaggio tra le macerie dell’Abruzzo: arresti e controlli

rondesciacallo

L’allarme venne lanciato già 24 ore dopo la terribile scosa che ha raso al suolo L’Aquila e la sua provincia: attenzione, nelle case abbandonate è pericolo sciacalli. E allora il premier Berlusconi annunciò l’introduzione del reato specifico, con sanzioni severe “perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”; i cittadini de L’Aquila si sono organizzati in ronde; il ministero della Difesa ha messo a disposizione “700 militari che lavoreranno al fianco di carabinieri e polizia per un servizio di controllo”: le squadre miste esercito-forze dell’ordine saranno coordinate dal ministero dell’Interno attraverso il prefetto Franco Gabrielli (l’ex “007″, appena nominato dal governo) e il questore Filippo Piritore, dell’Aquila.

E proprio grazie ai controlli, questa mattina una badante romena è stata arrestata dai carabinieri de L’Aquila insieme a tre suoi connazionali. I quattro sono stati sorpresi dai militari mentre rubavano gioielli e denaro contante nell’abitazione del datore di lavoro della donna, nel paesino di San Panfilo D’Ocre, nei pressi de L’Aquila.
Il padrone di casa da lunedì scorso, cioè da quando il violento terremoto ha sconvolto L’Aquila e tutta la provincia, è ospite della tendopoli allestita nel piccolo paesino. I quattro stranieri hanno approfittato della situazione per svaligiare l’appartamento del quale avevano anche le chiavi. I carabinieri erano stati avvisati da alcuni cittadini di San Panfilo insospettiti dalla presenza dei quattro romeni. Nell’auto dei fermati i carabinieri hanno trovato anche diverse valigie, non si esclude che avessero in mente di allontanarsi dalle zone colpite dal sisma.
I servizi e i presidi di controllo antisciacallaggio sono andati avanti anche durante i funerali.

Ma i primi atti di sciacallaggio si stanno registrando anche nei campi di accoglienza dove vengono distribuiti viveri, vestiario e altri beni di prima necessità. In particolare nel campo del grande prato di piazza D’Armi, alla periferia de L’Aquila, uno dei più grandi, da questa mattina sono scattati i controlli sulle persone che chiedono viveri e indumenti.
“Questa mattina siamo riusciti ad organizzare i controlli” ha detto Angelo Costenaro della protezione civile di Marostica. “Finora si era registrato il fenomeno che in particolare cinesi e romeni sono entrati e usciti più volte con montagne di merce. C’è il sospetto che qualcuno si stia arricchendo con questi stratagemmi perché sempre a mio avviso” ha continuato “credo che questi materiali poi vengano venduti fuori anche in altre città”.
Da questa mattina le persone che hanno bisogno di materiale e viveri possono entrare nel campo e avranno la consegna solo dopo essersi registrati in una tenda dove è stata installato un ufficio accettazione nel quale devono essere rese note generalità, abitazione e condizione. A queste persone viene rilasciato una dichiarazione con la quale poi possono uscire dal campo di accoglienza. Per quanto riguarda i cittadini stranieri che non sono registrati tra gli sfollati del campo, gli stessi vengono prima invitati a farsi rilasciare permessi nella sede dell’Unitalsi. Secondo gli operatori della Protezione civile del campo di piazza d’Armi questo fenomeno sta caratterizzando anche gli altri centri di raccolta e di accoglienza.

Ma gli sciacalli sono in agguato sul web: approfittando della tragedia che ha sconvolto l’Abruzzo, e della buona volontà di chi desidera fare offerte per aiutare i terremotati, circolano alcuni falsi siti che non solo dirottano le offerte su propri conto correnti che nulla hanno a che vedere con la raccolta per le vittime del sisma ma rubano e clonano i dati della carte di credito. La polizia postale e delle comunicazioni del compartimento del Lazio ha condotto una operazione contro il fenomeno del cosiddetto phishing legato ai tragici eventi del terremoto. In particolare gli investigatori della Polizia di Stato hanno scoperto il proliferare sulla rete internet di siti apparentemente riconducibili alla Croce rossa italiana e che promuovono iniziative di solidarietà, attraverso il versamento di somme di denaro con carte di credito, in favore delle vittime del terremoto, su conti intestati sicuramente a persone estranee alla Croce Rossa Italiana.
I siti, sono in realtà pagine web clone dell’homepage del sito della Croce rossa italiana, che invitano i visitatori ad operare una donazione tramite servizio paypal, il cui link reindirizza l`utente ad un`altra pagina clone del noto sito paypal verosimilmente idonea a carpire in frode le credenziali ed i dati delle carte di credito.

Si fa strada inoltre altro antipatico fenomeno tra le macerie del terremoto: quello dei gruppi di curiosi, una sorta di “turisti delle sciagure”, in alcuni casi muniti anche di macchine fotografiche o videocamere. E se l’attività di controllo delle forze dell’ordine ha tenuto lontani i predoni delle case abbandonate, più difficile è difendersi dai curiosi a caccia di “emozioni da sisma” o, peggio, da immagini che testimonino la difficile situazione delle città colpite o delle persone sfollate. Si tratta di un classico, purtroppo, già registrato anche in occasione di recenti catastrofi. Un fenomeno meno pericoloso dello sciacallaggio ma non per questo meno spregevole e inquietante vista la drammaticità del momento.

A L’Aquila 205 bare allineate. L’Italia piange le vittime del terremoto

bara

Oggi è il giorno del lutto. Oggi, venerdì santo per i cattolici, l’Italia intera, e non solo l’Abruzzo, piange le vittime del terremoto.
Migliaia di persone sono accorse alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito, a un passo dall’Aquila, per le esequie solenni. Funerali di Stato, nel giorno del lutto nazionale. La commozione è immensa: più di 200 bare allineate (le restanti 80 vittime identificate avranno funerali altrove), nelle prime file i parenti delle vittime. Dietro le transenne decine e decine di cameramen e fotografi, mentre un grande palco è stato allestito proprio di fronte alla lunga distesa di bare.

Presenti le massime cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è arrivato a L’Aquila. Oltre a Napolitano ci sono i presidente della Camera, Gianfranco Fini, del Senato, Renato Schifani, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, (seduto però tra i parenti delle vittime e non tra le autorità) accompagnato dai sottosegretari Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Nell’enorme piazzale sono giunti anche il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e il vicepresidente della commissione Europea, Antonio Tajani. Numerosi anche i rappresentanti dell’opposizione: dal segretario del Pd, Dario Franceschini a Piero Fassino, dal segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero a quello dell’Unione di centro, Lorenzo Cesa. A omaggiare le vittime del sisma anche il direttore generale della Rai, Mauro Masi.
Presenti anche le rappresentanze di tutti gli enti del volontariato e del soccorso che in questi giorni si sono prodigati per salvare vite umane dalla trappola delle macerie degli edifici crollati.

Per consentire lo svolgimento dei funerali, nel giorno in cui la Chiesa ricorda la crocefissione di Gesù, è arrivata la dispensa straordinaria del Papa. A officiare le esquie, il segretario di Stato vaticano, monsignor Tarcisio Bertone. Sotto le macerie delle loro case, nella notte tra domenica e lunedì, se ne sono andate intere famiglie: genitori e figli, neonati e anziani, amici di sempre e vicini di casa, tutti accomunati dalla stessa drammatica fine. La disposizione delle bare, davanti all’altare allestito sulla scalinata che conduce al palazzetto dello sport, è iniziata nella notte.
L’Italia intera è oggi raccolta attorno alle bare delle vittime del terremoto, e mostra di credere nei valori della solidarietà e fraternità. Questi sono valori saldi nel popolo italiano, ha detto il cardinal Bertone, invitando “all’omaggio alle vittime”, al “compianto e alla preghiera, stretti idealmente attorno alle bare” e accanto alle “autorità civile e militari che testimoniano la solidale presenza dell’intero popolo italiano”. Così il segretario di Stato vaticano, che presiede i funerali delle vittime del sisma, ha esortato nell’omelia (qui il testo integrale) alla vicinanza con quanti stanno facendo “l’esperienza di essere spogliati di tutto. In questa vostra città e nei paesi vicini, che hanno conosciuto altri momenti difficili nella loro storia” ha detto “si raccoglie oggi idealmente l’Italia intera, che ha dimostrato, anche in questa difficile prova, quanto siano saldi i valori della solidarietà e della fraternità ce la segnano in profondità”.
Poi un messaggio di speranza: “Si tornerà con più forza, con più coraggio a ridare vita a questi luoghi; con la forza e la dignità d’animo che vi contraddistingue. Si avverte già nell’aria” ha aggiunto “che sotto le macerie c’è la voglia di ripartire, di ricostruire, di tornare a sognare”.
L'Aquila: il giorno del lutto
Il Papa, che visiterà le zone terremotate subito dopo Pasqua, ha delegato a partecipare anche il suo segretario personale, monsignor Georg Gaenswein, e il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Per l’occasione è stato proclamato anche il lutto nazionale: a piangere i caduti dell’Aquila sarà tutta l’Italia.
“Mi sento spiritualmente presente in mezzo a voi per condividere la vostra angoscia”, ha scritto il Papa nel messaggio letto da padre Georg all’inizio del rito esequiale. “In momenti come questi” spiega il Pontefice “fonte di luce e di speranza resta la fede, che proprio in questi giorni ci parla della sofferenza del Figlio di Dio fattosi uomo per noi: la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione siano per tutti sorgente di conforto e aprono il cuore di ciascuno alla contemplazione di quella vita in cui non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”.
Poi Benedetto XVI ha sottolineato la solidarietà: “Sono certo che con l’impegno di tutti si può far fronte alle necessità più impellenti. La violenza del sisma ha creato situazioni di singolare difficoltà. Ho seguito gli sviluppi del devastante fenomeno tellurico dalla prima scossa di terremoto, che si è avvertita anche in Vaticano, e ho notato con favore il manifestarsi di una crescente onda di solidarietà grazie alla quale si sono venuti organizzando i primi soccorsi, in vista di un’azione sempre più incisiva sia dello Stato che delle istituzioni ecclesiali, come anche dei privati”.
In concomitanza con l’inizio della celebrazione la campana più grande del mondo suonerà a morto per le vittime. La “Maria Dolens”, di oltre 220 quintali collocata sul Colle Miaravalle a Rovereto, nel Trentino scandirà cento rintocchi a lutto.

Meno di 150 feretri, al termine dei funerali di Stato verranno ospitati all’interno del cimitero comunale dell’Aquila. Le bare saranno sistemate provvisoriamente in uno stabile in cemento armato di nuovissima costruzione, posto a ridosso dell’ingresso di via Acquasanta. Tutte le altre bare raggiungeranno i comuni di origine delle vittime del terremoto.
La cerimonia è stata seguita anche nelle tendopoli degli sfollati. Un piccolo gruppo di anziani, una decina, si è riunito in una tenda, nel campo per gli sfollati di Onna, per assistere al funerale in corso a L’Aquila. Con gli occhi lucidi, in silenzio davanti a un piccolo televisore rimediato e fatto funzionare con mezzi di fortuna, hanno ascoltato senza dire una parola l’omelia del cardinale Bertone. In paese sono rimasti anche alcuni bambini, che in questi momenti sono rimasti fuori dalle tende a giocare.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tra i familiari delle vittime durante i solenni funerali

Non si sono fermati invece, per i funerali, i lavori dei volontari del campo. Nonostante la commozione che in coincidenza con le esequie pervade anche chi, da giorni, è impegnato per alleviare le sofferenze degli sfollati, sono ancora troppe le cose da fare, i lavori da ultimare per permettersi di fermarsi anche solo un paio d’ore.

Il VIDEO servizio:

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Terremoto, Berlusconi: “Subito altri 70 milioni. Il decreto legge dopo Pasqua”

Ronde della polizia all'Aquila

“Abbiamo approvato una variazione di bilancio per mettere a disposizione della protezione civile altri 70 milioni, che portano gli stanziamenti complessivi a 100 milioni di euro”, per gli interventi di soccorso e aiuto ai terremoati dell’Abruzzo.

Questo l’annuncio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri di giovedì 9 aprile. Mentre il decreto, fa sapere, verrà varato dopo Pasqua.
Il decreto sugli aiuti per le zone terremotate slitta a dopo Pasqua. Via libera invece a una ordinanza per sospendere i termini relativi, fra l’altro, a mutui e bollette per i cittadini coinvolti dal sisma.

“Abbiamo allocato più di diecimila persone negli alberghi sulla costa”, fa sapere il premier Berlusconi. “Abbiamo anche cominciato ad avere l’attivazione di altre strutture alberghiere nella provincia di Ascoli e in totale sono 171 gli hotel messi a disposizione dalle associazioni alberghiere, a cui vanno i nostri ringraziamenti”. “In totale” sottolinea il presidente del Consiglio “le aree di ricovero sono 41, le tende aperte e utilizzate sono 3289: abbiamo assistito praticamente 20mila persone”.
Quanto ai “tempi di ricostruzione non sono calcolabili in mesi”, ha detto il capo del governo ribadendo che il progetto di affidare i “100-108 cantieri alle province va avanti”. “Il progetto sta accogliendo adesioni da parte di molte province, che dispongono di tecnici, ingegneri, geometri, e possono contare su aziende edilizie capaci di trasferirsi per la realizzazione dei cantieri”.
Sempre oggi sarà varata una nuova ordinanza della Protezione civile nella quale saranno contenute le sospensioni dei termini (giudiziari, fiscali e di bollette) relative ai cittadini residenti nelle zone colpite dal sisma. Come annunciato dal ministro Maurizio Sacconi, ci sarà la sospensione, per i residenti delle zone colpite dal sisma, del pagamento di tutte le tasse, sia nazionali che locali, nonchè dei contribuiti. Sacconi ha detto inoltre che sarà allargata ai lavoratori autonomi la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali. Si tratta soprattutto di chi ha attività commerciali e artigianali. Si sta valutando il periodo di ‘coperturà di questi ammortizzatori. Per i lavoratori dipendenti ci sarà la Cassa integrazione in deroga, estesa cioè anche ai settori normalmente esclusi. Sul fronte della sicurezza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha fatto sapere che, al fianco dei soldati già sul territorio abruzzese, ci saranno altri 700 militari delle forze dell’ordine “per svolgere attività di pattugliamento contro lo sciacallaggio”.
E arriva anche la buona notizia dal
ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Altero Matteoli che mette fine alle polemiche e alle proteste: le persone sfollate che utilizzeranno con le proprie autovetture le autostrade A24 e A25 non pagheranno il pedaggio. Il monistro era stato sollecitato ad assumere un provvedimento di esenzione del pagamento del pedaggio sulle autostrade A24 e A25 per gli sfollati del terremoto che ha colpito la città de L’Aquila e la sua provincia. Il ministro ha ringraziato l’Aiscat ed il suo pesidente, Fabrizio Palenzona, per aver accolto positivamente ed immediatamente il suo invito.

Queste le misure su cui il governo sta ancora lavorando e che dovrebbero essere approvate.
Agricoltura: il ministro Zaia ha annunciato che verrà assicurata, attraverso l’Agea, il ritiro di tutti i prodotti agricoli in giacenza. Il settori più colpito è quello zootecnico, con centinaia di quintali di latte non ritirati nelle stalle; nè va dimenticato “l’oro dell’Abruzzo”, e cioè lo zafferano.
Scuola: il decreto avrà una norma “salva anno scolastico”: per le scuole della zona verrà derogato il limite minimo dei 200 giorni di lezione per rendere valido l’anno. In più il ministro Gelmini ha chiesto di indirizzare 110 milioni alle scuole aquilane danneggiate.
Edilizia: è il capitolo più complesso e difficilmente entrerà tutto nel decreto. Forse ci saranno le norme, preannunciate dal ministro Brunetta, che rendono cogente l’obbligo di costruire tutti i nuovi edifici in tutta Italia secondo le norme antisismiche (con controllo più rigidi). Il governo sta vagliando la richiesta fatta da più parti di incentivi per la messa in sicurezza delle case, inserendoli nel piano-casa concordato con le Regioni. In quest’ultimo l’incentivo consiste nella possibilità di aumentare la cubatura e riguarda solo mono e bi-familiari, escludendo i condomini. Gli incentivi per questi ultimi dovrebbero essere di natura fiscale, sul modello dello sgravio del 55% per il risparmio energetico; il che significa per il governo mettere nel piatto dei soldi
New town: Per la la ricostruzione degli edifici crollati e il consolidamento di quelli danneggiati, Berlusconi ha detto che i “tempi saranno lunghi” e quindi le misure e le risorse a questo scopo andranno in un ddl successivo. Dopo un sopralluogo nel centro storico dell’Aquila il premier ha fatto palesare intenzioni drastiche: “Quello che è rimasto non può essere medicato e bisognerebbe intervenire e rifare tutto da capo”. E per i piccoli centro ha evocato la possibilità di fare “piazza pulita”. Di qui il rilancio dell’idea di una o più “new town”, una sorta di ”L’Aquila 2”. Le “new town” hanno il vantaggio di non costare nulla allo Stato, perchè sarebbero costruite in progect-financing da Banche e costruttori.
Senza-tetto: Berlusconi ha detto che gli sfollati sono 28.000 e che saranno ospitati o negli alberghi della costa o nelle tendopoli della Protezione Civile. Per questa emergenza sono in arrivo 30 milioni.

Il VIDEO servizio:

Dal governo sì al piano carceri di Alfano: posti per 60mila detenuti

Carcere di Regina Coeli

Un fine settimana elettorale aspetta il premier, Silvio Berlusconi, che è in partenza per il suo tour in Sardegna. Tra sabato e domenica gli toccheranno cinque tappe nelle diverse città dell’isola per sostenere il candidato Pdl, Ugo Cappellacci.
Intanto il Consiglio dei ministri di oggi ha dato il via libera al piano carceri voluto fortemente dal Cavaliere e portato in Cdm dal Guardasigilli, Angelino Alfano. Nella riunione dell’esecutivo è stata anche affrontata la questione immigrazione ed è stato varato il decreto per l’election day del 6 e 7 giugno per le amministrative e le europee.
“Si voterà il 6 e 7 giugno dalle 15 di sabato alle 22 di domenica. Abbiamo emanato” ha detto Maroni al termine del Cdm “un decreto attuativo per far chiudere, come vuole l’Europa, i seggi la domenica sera”.
Poi, parlando degli sbarchi dei clandestini a Lampedusa, ha aggiunto: “Da oggi è attivo a Lampedusa il Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE), che lavorerà accanto al Cpa, Centro di prima accoglienza”. In pratica, il ministro vuole evitare che gli immigrati che arrivano nell’isola siciliana poi se ne vadano in giro per l’Italia: “Abbiamo portato la commissione di valutazione a Lampedusa e quindi non sarà possibile andare via da Lampedusa in altri centri di accoglienza”.

Il titolare del Viminale ha anche commentato l’ultimo caso di violenza sessuale a Roma definendo “gravissimo il fatto”. E ha promesso “un maggiore controllo del territorio per prevenire questi reati”. Poi ha rivelato che a febbraio partirà la fase due dell’operazione ‘militari nelle città’: “Nei prossimi giorni” ha spiegato Maroni ” convocherò una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza per dare il via ad altri militari che difenderanno il territorio dalla criminialità: visto che la prima fase dell’operazione scade il 4 febbraio prevediamo una proroga per un nuovo semestre”.
Dopo Maroni nella sala delle conferenze stampa di palazzo Chigi è stata la volta del Guardasigilli, Alfano, che ha subito parlato del via libera del Cdm al piano carceri: “Il provvedimento sarà inserito sotto forma di emendamento al decreto Milleproroghe e dovrà dare il via ad un piano straordinario per dare al nostro paese un’edilizia penitenziaria al passo con i tempi”. In pratica, seguendo le direttive del premier, i detenuti devono sì restare in carcere, ma non perdere la loro dignità: “In passato per risolvere il problema del sovraffollamento delle prigioni” ha detto Alfano “si è sempre seguita la strada delle amnistie: dal 1944 al 2006 ci sono stati oltre quaranta provvedimenti di questo tipo. Basta con le amnistie e gli indulti, costruiremo nuove carceri”.
Ma il ministro della Giustizia è costretto a fare i conti con i cordoni della borsa molto tirati: “Abbiamo pochi soldi per realizzare le strutture carcerarie. Ma vogliamo portare il numero dei posti a 60mila. Oggi ci sono oltre 58mila detenuti, stipati in 43 mila posti letto”.
La soluzione? I privati: “Faremo ricorso anche ai privati e al project financing, servendoci della legge Obiettivo”.
Il titolare della Giustizia ha ricordato che ai primi di febbraio la riforma del processo penale arriverà sul tavolo dei ministri, “il testo è ancora aperto, vogliamo arrivarci dopo aver ascoltato tutti”. Anche l’opposizione. A cui il ministro siciliano ha teso la mano: “Ho ricevuto dall’opposizione e dal Pd un testo con alcuni emendamenti sulla giustizia. Li sto studiando e posso dire fin da ora che la riforma della giustizia conterrà alcune proposte dell’opposizione”, poi in maniera più realistica ha aggiunto: “Una condivisione su alcuni aspetti è una speranza legittima, ma la condivisione di tutto credo sia un’illusione”.
Alfano infine ha parlato del tema caldo delle intercettazioni rivelando che potrebbe essere trovata la quadra all’interno della maggioranza nella riunione con i capigruppo Pdl a cui lui stesso parteciperà martedì prossimo.

L’annuncio di Maroni: “Election day il 6 e 7 giugno”

Roberto Maroni

Pescara il prossimo 5 gennaio. Per Napoli invece non è previsto nessuno scioglimento.
A fissare la data per lo sciogliemnto del Consiglio Comunale di Pescara, in seguito all’arresto del sindaco D’Alfonso, è il titolare del Viminale, Roberto Maroni, facendo poi sapere che il consiglio di Napoli non potrà, invece, essere sciolto per legge.
“Il sindaco D’Alfonso” spiega il titolare del Viminale “si è dimesso il 16 dicembre (dopo l’arresto nell’ambito di una inchiesta giudiziaria, ndr), trascorsi i venti giorni di legge il Comune sarà sciolto, nominerò il commissario e si andrà a votare con la prossima tornata di amministrative”.
La giunta partenopea invece non sarà sciolta: “Le misure restrittive per due assessori non sono sufficienti per lo scioglimento del comune di Napoli, non essendo prevista l’imputazione di associazione per delinquere di stampo mafioso, ma solo l’associazione per delinquere”, ha detto il ministro dell’Interno al termine del Consiglio dei ministri spiegando che il Viminale sta seguendo “con grande attenzione” la vicenda. “Siamo preoccupati” ha continuato il ministro leghista “per il corretto adempimento degli obblighi, ma non possiamo intervenire perchè la legge non ce lo consente”.
In consiglio dei Ministri alcuni esponenti di governo hanno paragonato quello che è successo ad nuova Tangentopoli. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe concordato sul fatto che non ci sono le condizioni per sciogliere il Consiglio partenopeo. “Noi” ha detto il premier in Cdm “siamo da sempre garantisti, sia per quanto riguarda noi che gli altri. Io spero” ha continuato Berlusconi “che i fatti vengano ridimensionati”. Il Cavaliere comunque ha fatto notare, nella riunione ad alcuni ministri, come anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ritenga che sia “urgente” la riforma della giustizia.
Sempre il Consiglio dei Ministri ha fissato la data delle prossime elezioni europee e amministrative. Che saranno accorpate: si voterà sabato 6 giugno nel pomeriggio e tutta la giornata di domenica 7 giugno. “Il Consiglio dei ministri” ha illustrato Maroni “ha approvato la mia proposta di un election day: si voterà insieme per le europee, per oltre 4mila Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le amministrative sia per le europee”.

Rifiuti: Bertolaso, in Campania arresto per chi li abbandona

Una discarica abusiva al Policlinico

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sull’emergenza rifiuti e sul decoro urbano. Lo si apprende da fonti ministeriali. “I sindaci devono fare il loro mestiere e il loro dovere”.
È quanto ha affermato il sottosegretario alla presidenza con delega all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso che parte da questo “monito” per spiegare che nel decreto legge approvato oggi, il governo risponde alle “sollecitazioni dei cittadini che lamentano ancora che non viene tolta la spazzatura dal cassonetto. Siccome il ruolo del Governo è quello di individuare le modalità di smaltimento ma non quello del prelievo dei rifiuti” ha detto “abbiamo previsto nel dl che chi non rispetta le norme, che quei sindaci che non fanno il loro dovere possono essere commissariati con un decreto del ministero dell’Interno. Si tratta” ha aggiunto “di una norma importante e severa che vuole far assumere responsabilità amministrazioni comunali”.
Ma la responsabilità deve essere anche dei cittadini. “Abbiamo verificato che in certe situazioni, una volta tolta la spazzatura dopo 6-7 ore se ne accumula di nuova anche di quella pesante con frigoriferi, lavatrici… Fino ad ora era prevista solo una multa irrisoria. Ora, per chi viene colto in fragrante è possibile una condanna da 6 mesi a tre anni”. L’arresto è però previsto in questo momento solo in Campania e poi varrà per tutte le regioni “in cui c’è una dichiarazione di stato d’emergenza”.
Nonostante l’annuncio dei giorni scorsi, non è stato invece approvato oggi dal Consiglio di ministri il provvedimento contro i writers, che inizialmente doveva essere contenuto nel decreto sui rifiuti. Le misure, ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, saranno contenute in un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza.

Il VIDEO servizio:

L’annuncio del governo: “In Campania chi lascia materassi o lavatrici per strada rischierà fino a tre anni di reclusione”. Siete d’accordo?
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Lodo Alfano, il giorno dopo. Per Mancino va rafforzato con una legge costituzionale

Nicola Mancino

“Non sarebbe fuor d’opera rafforzare con una legge costituzionale una legge ordinaria. L’ho sempre detto”. All’indomani dell’approvazione definitiva del Lodo Alfano il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ribadisce il suo punto di vista: per garantire l’immunità alle alte cariche dello stato per un periodo temporaneo richiede una legge costituzionale.
Mancino ricorda di aver sempre sostenuto, anche da senatore: “Che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale”, dice prima di iniziare il plenum a Palazzo dei Marescialli. “Qualcuno” aggiunge “ha insinuato il sospetto che avessi collegamenti con la Consulta. Non era vero allora e non è vero neanche adesso”. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura si dice poi amareggiato per le critiche ricevute, sia all’epoca che di recente: “Ora mi sono imposto un periodo di tregua; alla ripresa, a settembre, non penso che ci sarà la guerra. Ma mi chiedo: è legittimo esprimere una opinione in un Paese democratico?”.

Ma a Mancino replica il senatore del Pdl Giuseppe Valentino: “La norma che è stata votata dal Parlamento non prevede innovazioni che riguardino l’immunità, ma si limita a prevedere la mera sospensione dei processi per le ‘alte cariche’ per la durata della funzione e per una sola volta”, dice. “Il codice di rito regola poi altri casi di sospensione del processo per condizioni sopravvenute e tutto ciò senza scomodare la Costituzione. D’altronde” spiega ancora Valentino “se i termini di prescrizione sono sospesi, se il processo può riprendere da dove è stato interrotto, ci troviamo di fronte ad una semplice posticipazione che non deve implicare assolutamente alcuna modifica costituzionale. E così è stato!”.

Chiusa la vicenda Lodo, va avanti il dibattito più complessivo sulla giustizia e sulla sua riforma, annunciata dal Guardasigilli Alfano per il prossimo autunno. Nel dibattito interviene il presidente del Senato Renato Schifani. “Ad ogni ritardo, inadeguatezza e inefficacia del sistema della giustizia corrisponde il disagio e la pena di una persona umana”, ha detto partecipando a Palazzo Giustiniani, alla presentazione del rapporto del Censis “L’avvocatura ripensa al sistema della giustizia” promosso dal Consiglio nazionale forense, dalla fondazione dell’Avvocatura italiana e dall’Associazione italiana giovani avvocati. “Il parlamento e la politica nel suo insieme devono quindi considerare la priorità dell’intervento di questa delicatissima materia per ciò che effettivamente è: non una riforma contro qualcuno o qualcosa, ma prima di tutto una riforma a favore del cittadino, che in questo caso è, quasi sempre, un cittadino che soffre”.
“Quando si leggono le statistiche sulla durata dei provvedimenti” ha aggiunto Schifani “sull’arretrato degli uffici, sugli errori giudiziari va sempre tenuto presente che ad ogni fascicolo, ad ogni provvedimento corrisponde la vicenda umana di una persona che dal sistema della giustizia attende la tutela del proprio diritto o la giusta pena per l’errore commesso”. Secondo il presidente del Senato “il livello di fiducia dei cittadini sull’amministrazione della giustizia, coincide in gran parte con i livelli di fiducia nei confronti dello Stato: rispondere con chiarezza e coerenza su questo terreno costituisce per la politica un’occasione preziosa di recuperare all’apparenza civile quei tanti cittadini che la fiducia mostrano di averla ormai perduta”.

Lodo Alfano alla Camera, ma contro la “blocca processi” il Pd lascia

Toghe di magistrat

Una frenata e un’accelerazione: accolta la proposta del governo, l’Aula di Montecitorio voterà il lodo Alfano (che prevede l’immunità giudiziaria per le 4 più alte cariche dello Stato e la relativa sospensione dei procedimenti giudiziari a loro carico per la permanenza della loro durata in carica) giovedì, prima del decreto sicurezza. Ed è molto probabile che la norma “blocca-processi” contenuta nel decreto venga modificata profondamente se non addirittura ritirata. È questa la conclusione di una giornata al cardiopalma sul fronte della giustizia, nella quale è saltata alla fine l’ipotesi di un’intesa tra centrodestra e opposizione. Pd e Idv hanno infatti abbandonato i lavori della commissione e il governo, sostenuto dalla maggioranza dei gruppi parlamentari (grazie anche all’astensione dell’Udc), ha deciso di andare avanti sul Lodo Alfano: la norma che punta a sospendere i procedimenti giudiziari per le quattro più alte cariche dello Stato fino alla fine del loro mandato.
Ma la vicenda del “sorpasso” in Aula tra Lodo e “blocca-processi” è piuttosto complessa soprattutto perchè si è svolta alla vigilia della manifestazione convocata dall’Idv proprio per dire basta alle leggi ad personam proposte dal governo Berlusconi. Nei giorni scorsi in molti avevano scommesso che si sarebbe potuti arrivare ad una sorta di intesa tra i poli riguardo la possibilità che il Lodo Alfano venisse discusso dall’Aula della Camera prima del decreto sicurezza. Sulla spinta anche dell’Udc che da sempre aveva dato il suo parere favorevole in linea di principio al Lodo, come confermato anche oggi da Pier Ferdinando Casini.
In cambio, però, il Pd aveva fatto capire che avrebbe chiesto il ritiro della ‘blocca-processì: la misura che avrebbe gettato lo scompiglio nei tribunali di mezza Italia come denunciato dall’Anm pronta a scendere sul piede di guerra.
Ma in giornata il filo sottilissimo che legava Pdl e Pd sul fronte di questa possibile intesa si è spezzato. Anche perché per il Pd sarebbe stato davvero difficile spiegare l’eventuale ’scambiò proprio alla vigilia della manifestazione di Di Pietro.
Così la presa di posizione del capogruppo alla Camera Antonello Soro che faceva trasparire un qualche segnale di apertura al confronto, sarebbe stata vista malissimo da un’altra parte del partito. Così, nel pomeriggio, il Pd si è visto costretto a tirare il freno a mano con il ‘nò a 360 gradi del presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro: “Il Lodo? Non è necessario nè urgente. E poi, solo se si fa con legge costituzionale…”.
Anche durante la seduta congiunta delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali c’è stata un pò di tensione nel gruppo, ma alla fine Marco Minniti ha spiegato che l’ipotesi di accordo non esisteva (”È inaccettabile”) e che la proposta di togliere la “blocca-processi”, calendarizzando prima il Lodo, altro non era se non l’ammissione che la prima non era altro “che una legge ad personam fatta su misura per il premier”. E da qui è stata un’escalation e tutti i deputati del Pd hanno deciso di abbandonare i lavori di commissione per protesta.
Nemmeno nella maggioranza tutti guardano con favore alla proposta. Il deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini parla infatti di “baratto scellerato”. Per Ghedini, infatti, “non c’è alcun collegamento” tra i due provvedimenti. “Il primo” ha spiegato Ghedini “è un provvedimento a tutela di tutti i cittadini, mentre il lodo Maccanico-Schifani-Alfano è un provvedimento per evitare che le più alte cariche dello Stato siano soggette continuamente a processi”.
Il senatore auspica, comunque, che il processo cosiddetto Berlusconi-Mills, in corso oggi a Milano, prosegua fino alla conclusione “per dimostrare l’estraneità del presidente del consiglio alle accuse”.
Alla vigilia della manifestazione, insomma, il clima tra i poli è di nuovo tesissimo, nonostante l’ottimismo del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha considerato l’annuncio del governo di ritirare la blocca-processi dopo il “sì” al Lodo una decisione che potrebbe creare “un clima meno infuocato”.

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