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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sull’emergenza rifiuti e sul decoro urbano. Lo si apprende da fonti ministeriali. “I sindaci devono fare il loro mestiere e il loro dovere”.
È quanto ha affermato il sottosegretario alla presidenza con delega all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso che parte da questo “monito” per spiegare che nel decreto legge approvato oggi, il governo risponde alle “sollecitazioni dei cittadini che lamentano ancora che non viene tolta la spazzatura dal cassonetto. Siccome il ruolo del Governo è quello di individuare le modalità di smaltimento ma non quello del prelievo dei rifiuti” ha detto “abbiamo previsto nel dl che chi non rispetta le norme, che quei sindaci che non fanno il loro dovere possono essere commissariati con un decreto del ministero dell’Interno. Si tratta” ha aggiunto “di una norma importante e severa che vuole far assumere responsabilità amministrazioni comunali”.
Ma la responsabilità deve essere anche dei cittadini. “Abbiamo verificato che in certe situazioni, una volta tolta la spazzatura dopo 6-7 ore se ne accumula di nuova anche di quella pesante con frigoriferi, lavatrici… Fino ad ora era prevista solo una multa irrisoria. Ora, per chi viene colto in fragrante è possibile una condanna da 6 mesi a tre anni”. L’arresto è però previsto in questo momento solo in Campania e poi varrà per tutte le regioni “in cui c’è una dichiarazione di stato d’emergenza”.
Nonostante l’annuncio dei giorni scorsi, non è stato invece approvato oggi dal Consiglio di ministri il provvedimento contro i writers, che inizialmente doveva essere contenuto nel decreto sui rifiuti. Le misure, ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, saranno contenute in un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza.
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L’annuncio del governo: “In Campania chi lascia materassi o lavatrici per strada rischierà fino a tre anni di reclusione”. Siete d’accordo?
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“Non sarebbe fuor d’opera rafforzare con una legge costituzionale una legge ordinaria. L’ho sempre detto”. All’indomani dell’approvazione definitiva del Lodo Alfano il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ribadisce il suo punto di vista: per garantire l’immunità alle alte cariche dello stato per un periodo temporaneo richiede una legge costituzionale.
Mancino ricorda di aver sempre sostenuto, anche da senatore: “Che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale”, dice prima di iniziare il plenum a Palazzo dei Marescialli. “Qualcuno” aggiunge “ha insinuato il sospetto che avessi collegamenti con la Consulta. Non era vero allora e non è vero neanche adesso”. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura si dice poi amareggiato per le critiche ricevute, sia all’epoca che di recente: “Ora mi sono imposto un periodo di tregua; alla ripresa, a settembre, non penso che ci sarà la guerra. Ma mi chiedo: è legittimo esprimere una opinione in un Paese democratico?”.
Ma a Mancino replica il senatore del Pdl Giuseppe Valentino: “La norma che è stata votata dal Parlamento non prevede innovazioni che riguardino l’immunità, ma si limita a prevedere la mera sospensione dei processi per le ‘alte cariche’ per la durata della funzione e per una sola volta”, dice. “Il codice di rito regola poi altri casi di sospensione del processo per condizioni sopravvenute e tutto ciò senza scomodare la Costituzione. D’altronde” spiega ancora Valentino “se i termini di prescrizione sono sospesi, se il processo può riprendere da dove è stato interrotto, ci troviamo di fronte ad una semplice posticipazione che non deve implicare assolutamente alcuna modifica costituzionale. E così è stato!”.
Chiusa la vicenda Lodo, va avanti il dibattito più complessivo sulla giustizia e sulla sua riforma, annunciata dal Guardasigilli Alfano per il prossimo autunno. Nel dibattito interviene il presidente del Senato Renato Schifani. “Ad ogni ritardo, inadeguatezza e inefficacia del sistema della giustizia corrisponde il disagio e la pena di una persona umana”, ha detto partecipando a Palazzo Giustiniani, alla presentazione del rapporto del Censis “L’avvocatura ripensa al sistema della giustizia” promosso dal Consiglio nazionale forense, dalla fondazione dell’Avvocatura italiana e dall’Associazione italiana giovani avvocati. “Il parlamento e la politica nel suo insieme devono quindi considerare la priorità dell’intervento di questa delicatissima materia per ciò che effettivamente è: non una riforma contro qualcuno o qualcosa, ma prima di tutto una riforma a favore del cittadino, che in questo caso è, quasi sempre, un cittadino che soffre”.
“Quando si leggono le statistiche sulla durata dei provvedimenti” ha aggiunto Schifani “sull’arretrato degli uffici, sugli errori giudiziari va sempre tenuto presente che ad ogni fascicolo, ad ogni provvedimento corrisponde la vicenda umana di una persona che dal sistema della giustizia attende la tutela del proprio diritto o la giusta pena per l’errore commesso”. Secondo il presidente del Senato “il livello di fiducia dei cittadini sull’amministrazione della giustizia, coincide in gran parte con i livelli di fiducia nei confronti dello Stato: rispondere con chiarezza e coerenza su questo terreno costituisce per la politica un’occasione preziosa di recuperare all’apparenza civile quei tanti cittadini che la fiducia mostrano di averla ormai perduta”.
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Una frenata e un’accelerazione: accolta la proposta del governo, l’Aula di Montecitorio voterà il lodo Alfano (che prevede l’immunità giudiziaria per le 4 più alte cariche dello Stato e la relativa sospensione dei procedimenti giudiziari a loro carico per la permanenza della loro durata in carica) giovedì, prima del decreto sicurezza. Ed è molto probabile che la norma “blocca-processi” contenuta nel decreto venga modificata profondamente se non addirittura ritirata. È questa la conclusione di una giornata al cardiopalma sul fronte della giustizia, nella quale è saltata alla fine l’ipotesi di un’intesa tra centrodestra e opposizione. Pd e Idv hanno infatti abbandonato i lavori della commissione e il governo, sostenuto dalla maggioranza dei gruppi parlamentari (grazie anche all’astensione dell’Udc), ha deciso di andare avanti sul Lodo Alfano: la norma che punta a sospendere i procedimenti giudiziari per le quattro più alte cariche dello Stato fino alla fine del loro mandato.
Ma la vicenda del “sorpasso” in Aula tra Lodo e “blocca-processi” è piuttosto complessa soprattutto perchè si è svolta alla vigilia della manifestazione convocata dall’Idv proprio per dire basta alle leggi ad personam proposte dal governo Berlusconi. Nei giorni scorsi in molti avevano scommesso che si sarebbe potuti arrivare ad una sorta di intesa tra i poli riguardo la possibilità che il Lodo Alfano venisse discusso dall’Aula della Camera prima del decreto sicurezza. Sulla spinta anche dell’Udc che da sempre aveva dato il suo parere favorevole in linea di principio al Lodo, come confermato anche oggi da Pier Ferdinando Casini.
In cambio, però, il Pd aveva fatto capire che avrebbe chiesto il ritiro della ‘blocca-processì: la misura che avrebbe gettato lo scompiglio nei tribunali di mezza Italia come denunciato dall’Anm pronta a scendere sul piede di guerra.
Ma in giornata il filo sottilissimo che legava Pdl e Pd sul fronte di questa possibile intesa si è spezzato. Anche perché per il Pd sarebbe stato davvero difficile spiegare l’eventuale ’scambiò proprio alla vigilia della manifestazione di Di Pietro.
Così la presa di posizione del capogruppo alla Camera Antonello Soro che faceva trasparire un qualche segnale di apertura al confronto, sarebbe stata vista malissimo da un’altra parte del partito. Così, nel pomeriggio, il Pd si è visto costretto a tirare il freno a mano con il ‘nò a 360 gradi del presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro: “Il Lodo? Non è necessario nè urgente. E poi, solo se si fa con legge costituzionale…”.
Anche durante la seduta congiunta delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali c’è stata un pò di tensione nel gruppo, ma alla fine Marco Minniti ha spiegato che l’ipotesi di accordo non esisteva (”È inaccettabile”) e che la proposta di togliere la “blocca-processi”, calendarizzando prima il Lodo, altro non era se non l’ammissione che la prima non era altro “che una legge ad personam fatta su misura per il premier”. E da qui è stata un’escalation e tutti i deputati del Pd hanno deciso di abbandonare i lavori di commissione per protesta.
Nemmeno nella maggioranza tutti guardano con favore alla proposta. Il deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini parla infatti di “baratto scellerato”. Per Ghedini, infatti, “non c’è alcun collegamento” tra i due provvedimenti. “Il primo” ha spiegato Ghedini “è un provvedimento a tutela di tutti i cittadini, mentre il lodo Maccanico-Schifani-Alfano è un provvedimento per evitare che le più alte cariche dello Stato siano soggette continuamente a processi”.
Il senatore auspica, comunque, che il processo cosiddetto Berlusconi-Mills, in corso oggi a Milano, prosegua fino alla conclusione “per dimostrare l’estraneità del presidente del consiglio alle accuse”.
Alla vigilia della manifestazione, insomma, il clima tra i poli è di nuovo tesissimo, nonostante l’ottimismo del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha considerato l’annuncio del governo di ritirare la blocca-processi dopo il “sì” al Lodo una decisione che potrebbe creare “un clima meno infuocato”.
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Smorzare i toni, tornare al dialogo. L’ha sempre detto e sostenuto il Capo dello Stato. Soprattutto quando sul tavolo del confronto stanno i temi della giustizia. E allora, meglio ripetere una volta di più l’invito. Così Giorgio Napolitano non esita a scrivere una lettera (qui il testo) al Csm, (organo che formalmente presiede) per dire che non può esservi “dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre Istituzioni”.
Questo uno dei passaggi della missiva inviata dal presidente al vice Nicola Mancino, che l’ha letta nel plenum in corso nel quale dovrà essere approvato il parere sul provvedimento per la sicurezza e in particolare sull’emendamento salva-processi.
I “pareri” del Csm “sono dunque destinati a rilevare e segnalare le ricadute che le normative proposte all’esame del Parlamento si presume possano concretamente avere sullo svolgimento della funzione giurisdizionale. Così correttamente intesa l’espressione di un parere del Csm non interferisce - altra mia preoccupazione già espressa nel passato - con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento: anche quando, come nel caso dei decreti legge, per evidenti vincoli temporali, tale parere non abbia modo di esprimersi prima che il Parlamento abbia iniziato a discutere deliberare”. Questo uno dei passaggi della lettera del capo dello Stato.
“Confido che nell’odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo concluderanno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito. La distinzione dei ruoli e il rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale cooperazione, sono condizioni essenziali ai fini della tutela e della valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà”.
Il FORUM: Troppo potere ai magistrati?
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Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali, il cosiddetto “lodo Schifani bis”. Lo si apprende da fonti governative.
Secondo il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si tratta “di un disegno di legge, non chiamiamolo lodo, perchè il lodo implica la partecipazione di tutti e non so se sarà così”.
Quindi, “in disegno di legge”, ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi “verrà immediatamente sottoposto al Parlamento”. Dove “Immaginiamo” ha aggiunto “possa avere, per austerità di contenuto e per la scrittura che non ha lasciato spazio a eccessi (il Ddl contiene un solo articolo e otto commi, di cui l’ultimo è l’entrata in vigore”), un largo consenso parlamentare”. Secondo il Guardasigilli, infatti, “queste diposizioni verso le alte cariche dello Stato sono utili al buon funzionamento delle istituzioni e che non vi sia nessun nesso tra queste disposizione e le norme contenute nel decreto sicurezza”. Alfano è convinto che “questa iniziativa legislativa possa portare verso un più ordinato e sereno equilibrio tra i poteri dello Stato. Abbiamo fatto un lavoro serio di intervento in riferimento ai punti deboli del ‘lodo Schifani’, quelli individuati come incostituzionali dalla Corte. Crediamo inoltre di aver riaffermato i principi che invece erano stati valutati positivamente e non è detto che la Consulta debba pronunciarsi nuovamente sul provvedimento”. Infatti, secondo il ministro Guardasigilli: “Se nessuno eccepirà la costituzionalità di questa legge - ha spiegato - la Corte non avrà motivo di pronunciarsi e la legge dispiegherà i suoi effetti senza passare nuovamente al vaglio della Corte”.
Eccoli, i punti salienti del disegno legge: “La sopensione non è reiterabile, l’imputato ci può rinunciare”, ha spiegato il titolare di via Arenula spiegando il provvedimento approvato in Consiglio dei ministri. “Sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della carica i processi nei confronti del Presidente della Repubblica, del presidente della Camera, del presidente del Senato e del presidente del Consiglio dei ministri”, ha proseguito Alfano. E ancora: “Se Silvio Berlusconi diventasse, in questa o in una prossima legislatura, Presidente della Repubblica si applicherebbe il ddl (che comunque deve ancora diventare legge) approvato oggi dal Cdm che prevede l’immunità per le alte cariche dello Stato”.
E sul ddl si sono poi espressi i rappresentanti dell’opposizione. “Qualunque discussione su un procedimento di questo genere deve vedere prima il ritiro della norma sulla sospensione dei processi”, ha risposto al ministro Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Partito democratico. “Le condizioni per il consenso parlamentare si creano. Noi abbiamo posto condizioni assolutamente di buon senso. L’immunità per le alte cariche dello Stato deve valere dalla prossima legislatura, altrimenti avremo un sistema in cui si legifera ancora una volta nell’interesse personale del presidente del Consiglio. Ciò è più rischioso per Berlusconi di quanto non sarebbe affrontare serenamente un processo di primo grado. La cosa che non è possibile fare è imporre questo testo nel giro di poche settimane, avendo prima introdotto una norma sulla sospensione del processo. Inoltre non è possibile che questo venga imposto da un presidente del Consiglio che ha un procedimento a suo carico pendente e per impedire che a ottobre vada a sentenza”.
Al solito duro, il leader Idv, Antonio Di Pietro. Che contesta il metodo e merito del nuovo lodo sulla sospensione dei processi per le alte cariche: “Si tratta, in sostanza , di non far processare Berlusconi quando il processo è già arrivato alla fine”. Di Pietro ha ribadito che il suo partito proporrà un referendum abrogativo non appena il disegno di legge sarà approvato dal Parlamento.
Le norme su sollecitazione del governo e per decisione della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, approderanno infatti nell’Aula della Camera lunedì 28 luglio.
Tutto come previsto, o quasi. Il primo Consiglio dei ministri del Berlusconi quater si è riunito oggi a Napoli per varare le norme relative al pacchetto sicurezza, per affrontare l’emergenza rifiuti della Campania e dare il via libera al pacchetto fiscale che detassa gli straordinari e abolisce l’Ici. Nel pacchetto sicurezza un decreto e tre disegni di legge per fronteggiare la criminalità diffusa e contrastare l’immigrazione clandestina. Non è passata invece la proposta che prevedeva pattugliamenti misti delle città di esercito e forze dell’ordine. Nel giro di due mesi le nuove norme varate dal Consiglio dei ministri di oggi andranno in vigore e come ha spiegato il ministro della Giustizia Angelino Alfano “entreranno in vigore 8 norme contro la mafia di cui alcune proprio nel 15esimo anniversario dell’uccisione di Giovanni Falcone”. Nel pacchetto sicurezza il reato di immigrazione clandestina è stato inserito nel disegno di legge, mentre in un decreto legge sono previste le norme che prevedono l’aggravante per chi compie atti di delinquenza durante la clandestinità.
Accanto al pacchetto sicurezza anche un pacchetto fiscale, che prevede la cancellazione dell’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. Il pacchetto fiscale dovrebbe avere un costo di 2,7-2,8 miliardi di euro, che “saranno tutti coperti interamente da tagli di spesa – ha spiegato in conferenza stampa al termine del Cdm Berlusconi - abbiamo introdotto due norme che puntano a intervenire sul potere d’acquisto delle famiglie”. Poi Berlusconi ha aggiunto: “Con gli sgravi Ici vogliamo porre rimedio alla perdita del potere d’acquisto delle famiglie e dare una spinta allo sviluppo del Paese che oggi registra una crescita zero” La detassazione degli straordinari, ha proseguito il premier, “consentirà una maggiore produttività nelle imprese”. Importante anche l’intesa raggiunta con l’Abi sui mutui. Le banche, ha spiegato Berlusconi, offriranno la possibilità di rinegoziare i mutui prima casa a tasso variabile accesi prima del 2006.
Quindi l’emergenza rifiuti in Campania. Partendo dal presupposto che per il Cavaliere a Napoli sono “più belli i fiori che la monnezza”, oltre alla nomina di Guido Bertolaso sottosegretario all’emergenza, Berlusconi ha dichiarato una vera e propria guerra a chi sarà contro lo Stato: “I siti in cui sono previste le discariche saranno considerati come le zone militari, sono aree di interesse strategico nazionale: e chi infrange la legge – ha ammonito il Cavaliere - commetterà reato penale”, rischiando, ha spiegato il premier, fino a 5 anni di carcere. Insomma per Berlusconi: “Lo Stato deve essere lo Stato. Non saranno accettate minoranze che calpestano la legalità. Non si potranno più bloccare le discariche. E lo stato dovrà usare la sua autorevolezza e la sua forza”. Poi ha dato mandato a Bertolaso addirittura i poteri per sciogliere i comuni che saranno inadempienti rispetto alla risoluzione dell’emergenza rifiuti. Il Cdm ha inoltre identificato 5 siti in Campania dove verranno disposte le nuove discariche, ma ovviamente il segreto è assoluto: “Non posso dire nulla – ha detto Berlusconi - sui siti: sono tenuto alla riservatezza. Sono siti di interesse strategico nazionale: sono stati individuati e saranno resi pubblici quando saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale per ovvi motivi: cioè per garantire a noi la possibilità di arrivare prima che ci siano occupazioni che non ci permetterebbero di risolvere i problemi”. In particolare per la Campania - ha aggiunto Berlusconi – che è da notare ha parlato sempre lui della della questione rifiuti, quindi mormorano alcuni in sala stampa, ‘ ci ha davvero messo la faccia’ – “prevediamo termovalorizzatori non solo ad Acerra: tra 30 mesi anche quello di Salerno, poi ci sarà quello di Santa Maria la Fossa (per le province di Avellino, Benevento e Caserta) e poi un termovalorizzatore di ultima generazione nel comune di Napoli: ed entro 30 giorni il sindaco dovrà indicare dove, altrimenti Bertolaso potrà agire da solo”. Quindi il premier che ha promesso che tornerà a Napoli per monitorare l’azione di Bertolaso e per “fare vedere che lo Stato c’è”, ha spiegato che ci vorranno 30 mesi per tornare alla totale normalità e pochi mesi per levare la spazzatura dalle strade.
A Berlusconi la ‘gita’ a Napoli e il Cdm itinerante deve essere piaciuto, visto che ha spiegato proprio durante la riunione dei ministri, che vuole farne di nuovi “magari in altre città dell’Italia”.
Infine per i napoletani veraci, amanti della smorfia anche una cinquina doc di governo che è consultabile online. La cinquina comprende: 17 Napoli, 34 clandestino-clandestina, 47 tassa, 76 sicurezza e 86 spazzatura.
Il VIDEO servizio:
Tredici giorni fa il giuramento al Quirinale, oggi il Consiglio dei ministri (ore 11,30 in Prefettura) a Napoli: Silvio Berlusconi accelera e punta a concretizzare le prime promesse elettorali. La luna di miele con gli italiani “scade” a metà estate e il Cavaliere sa che i primi cento giorni di ogni governo sono d’oro e non vanno sprecati. Il Berlusconi quater si è già riunito, ma quello di oggi è il primo appuntamento operativo che ha tre assi portanti: affrontare l’emergenza rifiuti, dare un segnale forte sul fronte della sicurezza e mettere nero su bianco le misure fiscali chiave a favore delle famiglie e dei lavoratori.
La prima promessa intanto Berlusconi l’ha già mantenuta: tenere il primo Cdm operativo nel capoluogo partenopeo. Una scelta “simbolica”, aveva ripetuto più volte, fatta per dimostrare l’importanza che il governo attribuisce alla lotta alla “monnezza”. La città, blindata e interamente presidiata dalle forze dell’ordine, vedrà comunque sfilare nove cortei: da chi chiede soluzioni all’emergenza rifiuti a chi urlerà il proprio no alle discariche, dagli operatori socio-sanitari, agli Lsu, ai disoccupati a un gruppo di Rom “sfrattato” dal quartiere Pondticelli (qui le immagini). Alta la tensione e lavoro straordinario per i circa mille tra carabinieri e poliziotti impiegati nel controllo del territorio. Presidiata e transennata piazza Plebiscito dove si affacciano sia prefettura che Palazzo Reale: sarà il percorso che il premier percorrerà, nel pomeriggio, per la conferenza stampa).
Tornando ai nodi sul tavolo del cdm, quello dei rifiuti è il preoccupante per il Cavaliere: le soluzioni sono infatti difficili da individuare e altrettanto difficili da mettere in atto. Non è quindi casuale che all’ordine del giorno della riunione il tema non compaia; il che non vuol dire che qualcosa non sia in cantiere. Fra le novità possibili, la proroga del commissario straordinario Gianni De Gennaro e la decisione di allargare subito la squadra di governo di un’unità, aprendo la strada alla prima eccezione alla legge Bassanini che fissa a 60 il numero dei componenti del governo: il nuovo posto sarebbe per il sottosegretario ad hoc alla “spazzatura” (che con ogni probabilità sarà Guido Bertolaso). Nuove discariche e un piano sanitario sono gli altri campi sui quali l’Esecutivo pensa di agire. Misure concrete e immediate per evitare che il Cdm possa apparire una vetrina allestita a uso e consumo dei media. E’ naturale che la questione rifiuti occupi un posto di rilievo nell’agenda di domani, ma non sarà l’unica priorità.
Sicurezza e fisco sono gli altri due filoni chiave. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e quello del Welfare Maurizio Sacconi hanno lavorato in tandem: confermato l’abolizione dell’Ici e gli sgravi sugli straordinari.
Se per la tassa sulla prima casa le attese saranno soddisfatte, per gli sconti fiscali si tratta invece di una sperimentazione che riguarderà solo una parte dei lavoratori (sono previste soglie di reddito e gli statali sono esclusi). Un primo passo di cui il titolare del Welfare si dice molto soddisfatto, anche perché non esclude di poter ampliare la platea dei beneficiari più in là. Il punto come sempre è far tornare i conti, a maggior ragione in situazione che non è rosea come non ha mancato di sottolineare oggi il Tesoro.
C’è poi il dossier sicurezza. È quello sul quale si sono accese più polemiche, anche dentro la maggioranza. Diversi i provvedimenti che entreranno in Consiglio dei ministri: un decreto legge, un disegno di legge e tre decreti legislativi.
Tra le novità principali di quest’ultimo pacchetto, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina. Misura che da giorni fa discutere e che nelle versioni finali dei testi ha trovato un posto nel disegno di legge, e quindi nel provvedimento meno delicato e che sarà al centro di un ampio dibattito parlamentare. Se infatti a difenderla a spada tratta resta il ministro dell’Interno Roberto Maroni, secondo il quale rappresenta un valido “deterrente”, il centrosinistra attacca con il ministro ombra Marco Minniti: avrà, dice l’esponente del Pd, un effetto ‘boomerang’, le carceri si riempiranno fino a traboccare, e la sicurezza sociale sarà così ancora più a rischio.
Reato di clandestinità per disegno di legge, affiancato dall’introduzione, per decreto, di un aggravamento di pena di un terzo nel caso in cui a delinquere sia uno straniero irregolare; più poteri ai sindaci da subito per decreto; riapertura dei termini, a processo in corso in primo grado, per consentire al pm o all’imputato di chiedere il patteggiamento per tutti i reati “indultabili”. Sono queste le novità dell’ultima ora contenute nel “pacchetto sicurezza” che domani arriva all’esame del consiglio dei ministri che si terrà a Napoli.
Il “pacchetto”, nell’ultima versione delle bozze, è composto da un decreto legge di 12 articoli con le misure considerate più urgenti che entreranno immediatamente in vigore, affiancato da un disegno di legge di 16 articoli e tre decreti legislativi sull’attuazione di direttive Ue. Ma non si escludono aggiunte in extremis come, ad esempio, il concorso delle forze armate per compiti di pattugliamento delle città, così come chiesto dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. Queste le principali misure previste dal decreto legge.
Clandestinità aggravante - Per i clandestini che delinquono la pena è aumentata di un terzo. Estensione del patteggiamento ai processi in corso - Sarà limitata solo ai processi in primo grado e solo nei casi “indultabili”, esclusa l’ipotesi (prevista in una precedente bozza) di sospendere per 60 giorni il processo e di patteggiare i reati commessi prima del 31 dicembre 2001. Affitti in nero - Prevista la confisca della casa affittata in nero a clandestini. Per il proprietario pene fino a tre anni e multe fino a 50.000 euro.
Espulsioni più facili - Può essere espulso lo straniero condannato ad una pena superiore a due anni (contro i 10 di ora). In cpt fino a 18 mesi - Viene allungato il tempo di permanenza nei Cpt dagli attuali 60 giorni a 18 mesi, anticipando quanto previsto da una direttiva europea. Stretta sugli ubriachi alla guida - Da 3 a 10 anni di reclusione per l’automobilista ubriaco o drogato che causa incidenti mortali, con revoca della patente. Poteri ai sindaci - Potranno adottare ordinanze urgenti per motivi di sicurezza. Si prevede inoltre l’accesso della polizia municipale alla banca dati del ministero dell’Interno.
Queste, invece, le misure che dovrebbe seguire la strada del disegno di legge.
Reato di immigrazione clandestina - Prevede l’arresto in flagranza, processo per direttissima, pena dai 6 mesi ai quattro anni di carcere. Aggravanti per reati commessi su anziani e disabili. Nuova aggravante per i reati commessi nei confronti di anziani e disabili. Stop ai matrimoni di convenienza. Contro il fenomeno dei matrimoni di convenienza per acquisire la cittadinanza italiana, si stabilisce che quest’ultima non sia concessa automaticamente subito dopo il matrimonio, ma che debbano passare almeno due anni di residenza stabile in Italia.
Lotta alla contraffazione - Si stabilisce la distruzione dopo 15 giorni delle merci contraffatte che verranno sequestrate. Confisca dei beni mafiosi. Rafforzare lo strumento della confisca dei beni dei mafiosi, eliminando una serie di passaggi che attualmente rallentano il meccanismo e spesso impediscono la destinazione dei beni sequestrati.
Sul fronte dell’illegalità diffusa, il provvedimento contiene anche norme anti-graffitari, con l’obbligo per loro di ripristinare quanto danneggiato. Accattonaggio: reclusione fino a tre anni per chi si avvale di minori nell’accattonaggio. Perdita della potestà se il responsabile è il genitore. Money transfer: chi gestisce agenzie per il trasferimento di denaro deve acquisire la copia del permesso di soggiorno del cliente straniero.
I tre decreti legislativi conterranno, infine, modifiche ai provvedimenti che hanno recepito le direttive Ue sui ricongiungimenti familiari, sul diritto alla libera circolazione dei cittadini comunitari e sullo status di rifugiato. Vengono ristretti i ricongiungimenti con l’introduzione del test del dna. Il comunitario può stare in Italia per più di tre mesi solo se dimostra di avere un reddito sufficiente derivante da attività lecite. E ha l’obbligo di denunciare la sua presenza con nome e dimora. Vengono inoltre ampliati i motivi che consentono l’allontanamento immediato dei cittadini Ue per “motivi imperativi di pubblica sicurezza”: essi sussistono se non hanno denunciato la presenza o hanno tenuto comportamenti che costituiscono una “minaccia concreta, effettiva e grave”. Per i richiedenti asilo introdotte restrizioni alla libera circolazione in Italia.
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Prende forma il pacchetto sicurezza del governo: la clandestinità sarà reato. Siete d’accordo?