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Maurizio Sacconi vanta una lunga carriera politica e parlamentare, prima nel Psi poi in Forza Italia. Negli ultimi anni, ha legato il suo nome in particolare alle politiche per il lavoro, collaborando con Marco Biagi alla stesura del Libro bianco del 2001, e poi impegnandosi per l’approvazione di quei progetti di riforma dopo l’assassinio del giurista bolognese.
Nato a Conegliano (Treviso) il 13 luglio 1950, sposato e padre di un figlio, lauerato in giusrisprudenza, Sacconi è eletto deputato dal 1979 al 1994 nelle liste del Psi di Bettino Craxi. Fra il 1987 e il 1994 è più volte sottosegretario. Dopo un’esperienza all’Organizzazione internazionale del lavoro a Ginevra, torna in politica nelle fila di Forza Italia e diventa sottosegretario al lavoro nel 2001. È presidente dell’associazione “Amici di Marco Biagi”.
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Altero Matteoli, nominato ministro per le infrastrutture, è una presenza fissa nei governi Berlusconi, avendo ricoperto l’incarico di ministro per l’ambiente nei tre precedenti governi di centro destra. Nato a Cecina (Livorno) l’8 settembre 1940, ragioniere, ha cominciato a fare politica nel Msi di cui è stato uno dei dirigenti più importanti in Toscana. Entrato in parlamento per la prima volta nel 1983, è stato sempre rieletto, per sei volte alla Camera e nelle ultime due legislature al Senato. È stato ministro dell’Ambiente del secondo e del terzo governo Berlusconi, tra il 2005 e il 2006. Nella legislatura scorsa era al Senato, presidente del gruppo An. Il 29 maggio del 2006 è stato inoltre eletto sindaco di Orbetello. Ora è stato rieletto a Palazzo Madama.
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Roberto Calderoli, il più estroverso dei leghisti in Parlamento, è nato a Bergamo il 18 aprile 1956. Laureato in medicina, è chirurgo maxillo-facciale. Autonomista per tradizione familiare (negli anni ‘50 il nonno aveva fondato un Partito autonomista bergamasco), Calderoli ha incontrato inevitabilmente nelle sue scelte politiche la Lega. La sua carriera comincia come consigliere comunale a Bergamo. Nel 1993 è presidente della Lega Nord-Lombardia e nel 1995 segretario. Nel frattempo, nel 1992 era stato eletto per la prima volta deputato, e da allora è stato sempre rieletto. Calderoli ha il gusto della battuta e le sue provocazioni lasciano sempre il segno. Il 20 luglio 2004 Calderoli subentra a Bossi come ministro delle Riforme. Ma due anni dopo si deve dimettere travolto dalle polemiche per l’ennesima sua trovata: era il tempo delle proteste del mondo musulmano per le vignette satiriche pubblicate in Danimarca, e Calderoli per ribadire il diritto a esprimersi liberamente si presentò in tv con una maglietta, indossata sotto la camicia, che riproduceva una vignetta. Della maglietta non si vide nulla, ma il gesto bastò a suscitare proteste in Italia e l’aggressione al consolato italiano in Libia, quindi le sue dimissioni. Anche per questo nei giorni scorsi il figlio del colonnello Gheddafi ha detto che la nomina di Calderoli a ministro sarebbe catastrofica per i rapporti con l’Italia.
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Angelino Alfano, ministro della giustizia, è nato ad Agrigento il 31 ottobre 1970. Avvocato, è sposato e padre di due figli. Comincia la sua carriera politica in Sicilia negli anni ‘90, come consigliere comunale ad Agrigento e poi come deputato regionale.
È considerato un uomo di fiducia di Berlusconi e figura emergente di Fi nell’isola. Deputato alla terza legislatura, è stato eletto per la prima volta nel 2001, nella lista di Forza Italia per la regione Sicilia, e rieletto nel 2006 e nel 2008.
Nel 2002 è stato nominato da Silvio Berlusconi responsabile delle politiche per il Mezzogiorno di Forza Italia, mentre nel 2005 è passato all’incarico di coordinatore del partito in Sicilia. In parlamento ha fatto parte, fra l’altro, del comitato per la legislazione, di cui è stato prima segretario poi vice presidente nella XIV legislatura, e della commissione bilancio nella legislatura successiva.
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Luca Zaia, ministro delle politiche agricole e forestali, è nato a Conegliano (Treviso) il 27 marzo 1968, ed è vice presidente della regione Veneto, nella cui giunta ha anche l’incarico di assessore al turismo e agricoltura. Laureato in agraria e diplomato alla Scuola enologica di Conegliano, comincia la carriera politica come consigliere comunale di Godega di Sant’Urbano, eletto per la Liga Veneta. Nel 1998 viene eletto presidente della provincia di Treviso, sostenuto solo dalla Lega, venendo riconfermato nel 2002. In entrambi casi ottiene al ballottaggio risultati superiori al 60 per cento dei voti. Il forte consenso raccolto nella propria regione ne ha fatto uno dei dirigenti della Lega più in ascesa negli ultimi anni.
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Avremo al più presto la lista dei ministri del nuovo governo e non è vero che il nostro sistema sia farraginoso e con lungaggini, ma è anzi più rapido di altri sistemi europei come quello spagnolo. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso di una dichiarazione ai giornalisti al Quirinale al termine delle consultazioni per la formazione del nuovo governo e dopo l’annuncio che Silvio Berlusconi è stato convocato per ricevere l’incarico alle 18,45. “Non c’è stata alcuna lungaggine farraginosa e lenta”, ha detto Napolitano. Il presidente ha poi elencato i tempi delle recente formazione del nuovo governo in Spagna, dimostrando che in Italia si dovrebbe fare prima. “Il risultato così netto e la maggioranza così ampia segnata dal voto hanno fatto sì che il capo della coalizione vincente ha potuto mettersi subito al lavoro per la formazione della squadra di governo - è cosa nota a tutti voi - per presentare al più presto al presidente della Repubblica, una volta accettato l’incarico, la lista dei ministri”, ha aggiunto Napolitano. Il presidente ha anche ricordato che già in questi giorni si sono svolti incontri fra lui e Berlusconi in una “limpida collaborazione nelle rispetto delle funzioni” stabilite dall’articolo 92 della Costituzione.
Il fatto che il Cavaliere sia stato convocato conferma, tra le altre cose, che gli ultimi nodi tra Alleanza Nazionale e Silvio Berlusconi sui ministri sono ormai sciolti. E infatti, come annuncia Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo della Liberà al Senato: “È chiaro che le soluzioni si trovano. Noi”, spiega, “dobbiamo governare il Paese e non litigare su questioni secondarie. Ormai la nascita del governo è questione di ore”. E le frizioni tra Forza Italia e An? “Io sono il capogruppo del Pdl e quindi sono soddisfatto, avremo un sacco di ministri. A parte le battute, si sta risolvendo tutto. Un posto in più o un posto in meno non conta nulla. Sono i problemi dell’Italia che dobbiamo risolvere. Vinceremo se risolvere i problemi del Paese e non i nostri”, conclude Gasparri.
Insomma, anche le ultime caselle della squadra di governo iniziano a riempirsi, tanto che Silvio Berlusconi potrebbe portare già stasera la lista dei ministri al capo dello Stato. Un fatto nuovo che sembra senza precedenti nella storia repubblicana, quello di un premier che consegna i nomi dei ministri contestualmente al conferimento dell’incarico da parte del presidente della Repubblica, saltando il passaggio della riserva di rito.
A risolvere la questione, secondo quanto si è appreso, è stata l’introduzione di Andrea Ronchi (al posto di Adriana Poli Bortone) nella squadra di governo, andando, a poche ore dall’incarico per il “Berlusconi quater”, a occupare la casella delle Politiche Comunitarie. L’ha spuntata Gianfranco Fini, che voleva il portavoce del partito nel governo, mentre Silvio Berlusconi avrebbe preferito due donne per i due ministeri senza portafoglio in quota An (la Poli Bortone, appunto, e Giorgia Meloni, che andrà alle Politiche Giovanili).
In queste ore, Berlusconi - secondo quanto riferiscono fonti del Pdl - avrebbe anche risolto le grane più spinose dentro Fi. Salvo sorprese dell’ultimo minuto, sarà Angelino Alfano, giovane emergente di Forza Italia, a sedere sulla poltrona di ministro della Giustizia. Mentre al Welfare andrebbe Maurizio Sacconi, sempre di Fi. Entrambi, non a caso, sono stati ricevuti oggi da Berlusconi a palazzo Grazioli. C’è poi la partita degli altri ministeri con e senza portafoglio, fra i quali quello dell’Ambiente. Una partita giocata all’interno di Fi ed alla quale partecipano due donne: Stefania Prestigiacomo e Michela Vittoria Brambilla. Ma sono “dettagli”, come li definiscono fonti del Pdl, che possono essere sistemati in fretta senza compromettere l’appuntamento al Colle per ricevere l’incarico da Napolitano. A conti fatti la nuova squadra di governo non dovrebbe andare oltre le 60 persone: dodici ministri con portafoglio, 8 senza, 10 viceministri e 30 sottosegretari.
È anche possibile che il leader del Pdl presenti la lista domani pomeriggio, dopo il ritorno da Torino del capo dello Stato. Il giuramento avverrebbe sempre domani in serata. A confermare la sensazione ci sono le parole dei rappresentanti della Lega, appena usciti dal salone della vetrata, dopo il colloquio con il Capo dello Stato, in mattinata. Secondo il leader Umberto Bossi, il governo “giura domani pomeriggio”.
Intanto, una forte accelerazione sarebbe impressa anche alla nomina di viceministri e sottosegretari che potrebbero essere indicati venerdì o anche nel primo Consiglio dei ministri che si riunirà domani sera per affidare le deleghe ai ministri senza portafoglio e insediare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio segretario del Cdm.
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Sono iniziate ieri, e termineranno oggi pomeriggio, le consultazioni lampo al Quirinale per la formazione del nuovo governo. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha iniziato i suoi incontri ricevendo nello studio alla Vetrata il presidente del Senato, Renato Schifani. Quindi è stata la volta dell’inquilino di Montecitorio, Gianfranco Fini. I due neo presidenti non hanno rilasciato, come da prassi, alcuna dichiarazione al termine dei loro colloqui con il capo dello Stato. Poi Napolitano ha ricevuto i rappresentanti del gruppo Misto, delle Autonomie e delle minoranze linguistiche. Oggi giornata clou con tutti i maggiori gruppi parlamentari e gli ex presidenti della Repubblica.
Dal Quirinale filtra l’indiscrezione secondo cui non c’è, e non c’è mai stato, alcun veto affinché Roberto Calderoli possa vestire la grisaglia ministeriale, tanto che lo stesso esponente leghista ieri alla Camera aveva esclamato “l’accordo è stato raggiunto, la Lega avrà quattro ministri” e per lui ci sarà un “dicastero a sorpresa”, che dovrebbe essere una specie di ministero della delegificazione (per tagliare le leggi e semplificare la Pubblica Amministrazione).
La salita a sorpresa al Quirinale di Berlusconi (la telefonata di richiesta per salire al Colle è arrivata nella mattinata di ieri) è servita al Cavaliere per farsi forte con gli alleati di aver quasi chiuso la lista dei ministri di fronte al capo dello Stato. Berlusconi avrebbe inoltre rivelato alle persone più fidate “entro mercoledì mattina ogni casella sarà al suo posto”.
Le ultime ore saranno quelle decisive per sciogliere gli ultimi nodi sulla squadra di governo.
Di certo An non ha gradito le parole di Umberto Bossi, convinto del fatto che a Lega e An debba spettare lo stesso numero di ministeri. E allora, oltre a Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture, An sembra definitivamente orientata a mollare il Welfare. I due ministeri senza portafoglio spetterebbero invece a Giorgia Meloni (Politiche Giovanili) e Andrea Ronchi. Il quale, però, non disdegnerebbe un incarico da viceministrro degli Esteri. Fuori resterebbe un nome dato per certo da settimane, quello di Adriana Poli Bortone, la quale fra l’altro chiederebbe una poltrona da ministro per arrivare alle prossime elezioni regionali in Puglia con il massimo della visibilità. Della squadra pidiellina di An posto anche a tre viceministri, i nomi sono quelli di Alfredo Mantovano agli Interni e Adolfo Urso al Commercio Estero. Il terzo potrebbe essere quello di Mario Landolfi: An spinge per averlo alle Comunicazioni, in modo da superare le resistenze di chi in FI aveva lanciato la candidatura di Paolo Romani.
Tornando alla conversazione tra Berlusconi e Napolitano, è probabile che il premier in pectore abbia disegnato a Napolitano l’ormai pronta (salvo la casella della Giustizia) squadra di governo.
Dal Quirinale spiegano che l’incontro è servito per uno scambio di valutazioni sulla formazione del governo. Napolitano sarebbe orientato a dare l’incarico al Cavaliere in maniera veloce: addirittura nella serata di mercoledì 7 maggio, al termine delle consultazioni.
Nel pomeriggio di ieri si sono rincorse le voci secondo cui Napolitano avrebbe consigliato a Berlusconi di non mettere qualcuno di Forza Italia alla Giustizia. Più consono allo stile quirinalizio di Napolitano potrebbe esserci stato il consiglio a far ricoprire l’importante casella di Guardasigilli ad una persona esperta.
Nel colloquio tra Napolitano e Berlusconi si sarebbe affrontato anche il tema del cosiddetto spacchettamento dei ministeri. Un punto fermo per il Quirinale è il giuramento dei 12 ministri con portafoglio, più alcuni senza portafoglio. Dunque se Berlusconi vorrà affidare ulteriori cariche ministeriali non previste dalla legge Bassanini (che impone i dodici ministri con portafoglio) dovrà, attraverso un apposito decreto legge nel primo Cdm, spacchettare i ministeri e ripartire le deleghe.
Infine, sui tempi della risalita al Colle di Berlusconi per andare a sciogliere la riserva e accettare l’incarico c’è da tenere a mente che l’agenda del Quirinale prevede due impegni già fissati per Napolitano: giovedì mattina sarà a Torino alla Fiera del Libro e venerdì mattina sarà alle celebrazioni per la giornata in ricordo delle vittime del terrorismo (ricorre l’anniversario della morte di Aldo Moro).
Il VIDEO servizio:

Caduto il tentativo di Marini, resta in piedi un giallo. E riguarda la visita fatta oggi dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e dal ministro dell’Interno uscente, Giuliano Amato, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A darne notizia solo due scarni comunicati del Quirinale, diramati proprio mentre Marini incontrava le delegazioni di An, Forza Italia e Partito Democratico. Sul perché della visita e sul contenuto degli incontri, mistero.
Un mistero che, data la delicatezza del momento, ha alimentato, ora dopo ora, una ridda di interpretazioni nei Palazzi della politica. Mentre tutti sembrano infatti rassegnati o entusiasti (a seconda dei punti di vista) dell’ormai improcrastinabile scioglimento delle Camere e dell’imminente ritorno alle urne, non sono pochi quelli che si stanno chiedendo cosa sia successo al colle più alto di Roma.
Manovre del Pd per evitare di andare al voto con Prodi ancora a Palazzo Chigi? Si chiede la Cdl. Se sì, come? L’obiettivo sarebbe quello di un esecutivo del Presidente, che possa ritentare l’obiettivo non colto da Franco Marini e che, anche se fosse bocciato dalle Camere, porti il Paese al voto. Togliendo così l’imbarazzo a Prodi, e al centrosinistra, di fare campagna elettorale nelle vesti di leader di una coalizione sconfitta.
Tutto vero? O fantapolitica? Peones e leader si interrogano. Anche se dal Pd smentiscono categoricamente questa ricostruzione. Almeno per il leader del Pd è chiaro che a questo punto sarà il Professore a portare l’Italia al voto. E la visita di Draghi e Amato al Colle viene spiegata come una normale consultazione pre-elettorale.
Al numero uno di Palazzo Koch Napolitano avrebbe chiesto quale sarebbe l’impatto delle elezioni sull’economia nazionale. Con il responsabile del Viminale, invece, il Capo dello Stato avrebbe parlato dell’organizzazione della macchina elettorale (compresa la data del voto: tra il 30-31 marzo, il 6-7 aprile e il 13-14 aprile), da mettere in moto per scrievre la parola fine alla seconda legislatura più breve della storia della Repubblica (648 giorni, contro 633 della XI, spazzata via dalla bufera di Tangentopoli nell’inverno del 1993).
Stando alle dichiarazioni ufficiali - spiegano alcune fonti dal loft del Pd - lo stesso segretario Veltroni non intende avallare e neanche sponsorizzare soluzioni “pasticciate”, che, tra l’altro, non verrebbero capite dall’opinione pubblica. Ma il giallo continua.
E chissà se basta a la dichiarazione, rilasciata dalla capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, a mettere la parola fine alle voci impazzite: “È chiaro che sarà Romano Prodi a portare il Paese alle elezioni”.