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Il decreto sicurezza è legge. Ecco cosa contiene

Intervento della polizia

Giro di vite per chi compie violenza sessuale (si rischia fino all’ergastolo) e per chi compie molestie insistenti, con l’inserimento del reato di stalking nel codice penale e il patrocinio gratuito per le vittime di stupri.
Questi i due punti forti del decreto sulla sicurezza convertito in via definitiva dal Senato con un voto bipartisan sul testo del governo con l’eliminazione delle contestate norme sulle ronde e sul prolungamento fino a sei mesi della permanenza degli immigrati clandestini nei Cie (Centri di identificazione e espulsione).
Queste le principali norme della nuova legge nata sull’ onda delle notizie di cronaca su alcuni stupri, tra cui quello al parco della Caffarella a Roma.

Ergastolo: È la pena prevista per chi uccide durante una violenza sessuale, o atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo o stalking.
Custodia cautelare in carcere: È obbligatoria quando si è in presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di omicidio e taluni reati in materia sessuale tra cui l ‘induzione alla prostituzione minorile, la pornografia minorile, il turismo sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo. Inoltre, c’è l’arresto obbligatorio in flagranza nei casi di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Giro di vite anche sui benefici penitenziari per chi è condannato per delitti a sfondo sessuale: maggiori difficoltà di accedere al lavoro esterno, permessi premio e misure alternative alla detenzione.
Arresti domiciliari per stupratori se c’è attenuante: chi ha commesso uno stupro potrà ottenere gli arresti domiciliari, solo se il magistrato gli avrà riconosciuto le attenuanti. Nel testo del governo questa possibilità non c’era.
Patrocinio gratuito: Le vittime del reato di violenza sessuale possono accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti dalla legge.
Fondo sicurezza e fondo vittime violenza sessuale: si tratta di 150 milioni di euro per il 2009 per le esigenze urgenti di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico. Altri 3 milioni di euro sono destinati al Fondo nazionale contro le vittime di violenza sessuale.
Stalking: Viene introdotto nel codice penale il reato di “atti persecutori”, il cosiddetto stalking che riguarda le molestie insistenti, che scatta quando c’è una ripetitività di azioni contro una persona. Ora è un reato “provocare un perdurante stato di ansia o paura nella vittima ovvero ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona alla medesima legata da relazione affettiva ovvero tale da alterare le proprie abitudini di vita”. La pena è la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Si agisce su querela della persona offesa che ha 6 mesi di tempo per presentarla e il magistrato può procedere d’ufficio nel caso in cui la vittima sia un minore o una persona disabile.
Ammonimento e divieto di avvicinamento: Nel periodo che intercorre tra il comportamento persecutorio e la presentazione della querela, e allo scopo di dissuadere il reo da compiere nuovi atti, viene introdotta la possibilità per la persona offesa di avanzare al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Se il soggetto già ammonito commette reato di stalking la pena è aumentata. Il giudice può prescrivere all’imputato il divieto di avvicinarsi ai luoghi che la vittima frequenta abitualmente.
Numero verde e misure di sostegno: Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla medesima tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio. Inoltre, presso il Dipartimento delle Pari opportunità viene istituito a favore delle vittime di stalking un numero verde nazionale, attivo 24 ore su 24, con compiti di assistenza psicologica e giuridica.
Videosorveglianza: i Comuni sono autorizzati ad impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.
150 milioni a forze ordine: aumentano gli stanziamenti e questa è l’unica parte che resta dell’ articolo 6, quello che istituiva le ronde e che è stato cassato in attesa che se ne occupi il ddl Sicurezza all’esame della Camera.

Biotestamento, il Senato approva ddl. Ecco i contenuti

Primo disco verde al testamento biologico. Dopo una discussione a tappe forzate, il Senato ha approvato - con 150 voti favorevoli, 123 contrari e 3 astensioni - il disegno di legge che ora passa alla Camera. Un breve testo di nove articoli che, nato sulla scia del caso di Eluana Englaro, ha diviso il paese e interrogato trasversalmente le coscienze anche nel Parlamento. Alla fine, però, circoscritte le riserve nel Pdl, arginati i dissidenti di matrice “teodem” nel Partito democratico, il Parlamento si è spaccato secondo linee partitiche corroborate da un acceso dibattito in aula. Il testo di legge tutela la vita umana “anche nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere”.
Il disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat), nella formulazione approvata dall’Aula del Senato e che ora approderà alla Camera, mantiene il principio dell’obbligatorietà dei trattamenti di nutrizione e idratazione, considerati “sostegno vitale” e dunque non sospendibili (come già previsto nella versione originaria del ddl). Le dat, per effetto dell’approvazione di un emendamento dell’Udc, diventano però non vincolanti.
Questi i contenuti del ddl licenziato da palazzo Madama:
Tutela della vita e della salute, articolo 1 - Si stabiliscono i principi generali della legge, ovvero che la vita umana è “inviolabile e indisponibile” e che “nessun trattamento sanitario può essere attivato a prescindere dall’espressione del consenso informato”. Si vieta “ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio”. A tal riguardo, si fa riferimento agli articoli 575, 579 e 580 del Codice penale, che prevedono il carcere per il medico che attui eutanasia o suicidio assistito. Rispetto alla versione originaria dell’art.1, nel testo approvato dal Senato si annulla la partecipazione del paziente all’identificazione delle cure. In pratica, un emendamento per prevenire il rischio di contenziosi nei confronti dei medici. Scompare inoltre il riferimento all’accanimento terapeutico.
Consenso informato, articolo 2 - Si definisce il concetto di consenso informato ai fini dell’attivazione dei trattamenti sanitari. Con l’approvazione di un emendamento a prima firma Rutelli, si riconosce, rispetto alla versione originaria, il diritto di parola ai minorenni nell’espressione del consenso.
Contenuti e limiti delle dat, articolo 3 - È l’articolo che affronta il nodo della nutrizione e idratazione artificiale. Come nella versione originaria del ddl, si afferma (comma 6) che “alimentazione e idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di Dichiarazione anticipata di trattamento”. Sono stati invece cancellati dall’articolo due riferimenti lessicali all’accanimento terapeutico, con l’obiettivo di fatto di delineare in maniera più precisa il ‘nò ad ogni eventuale rischio di apertura all’eutanasia. Nella versione dell’articolo 3 approvata dal Senato viene inoltre semplificata la composizione del collegio di medici chiamato a valutare lo stato clinico del paziente: gli specialisti passano da cinque a tre (un medico legale, un anestesista-rianimatore ed un neurologo, sentiti medico curante e medico specialista).
Forma e durata delle dat, articolo 4 - Le dat non sono obbligatorie. Nella versione approvata dal Senato, le dat diventano inoltre non vincolanti. Esse hanno validità per 5 anni, termine oltre il quale perdono “ogni efficacia”.
Assistenza ai soggetti in stato vegetativo, articolo 5 - Si stabilisce che il ministro del Welfare “adotta le linee guida cui le regioni si conformano nell’assicurare l’assistenza domiciliare per i soggetti in stato vegetativo permanente”.
Fiduciario, articolo 6 - Nella versione approvata, la figura del fiduciario viene inserita all’interno di limiti precisi: dal testo scompaiono infatti i riferimenti al ruolo del fiduciario nel promuovere e far rispettare le Dat espresse del soggetto.
Ruolo del medico - Prevede che le volontà espresse dal soggetto nelle dat “sono prese in considerazione dal medico curante”. Il medico “non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente” e “non è tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico”.
Autorizzazione giudiziaria, articolo 8 - Prescrive l’autorizzazione giudiziaria in caso di assenza del fiduciario ad esprimere il consenso al trattamento sanitario.
Disposizioni finali, articolo 9 - Si istituisce il Registro delle dat nell’ambito di un archivio unico nazionale informatico. Il titolare è il ministero del Welfare.

Fassino: Caro Prodi ti scrivo, così ti scuoto un po’

Piero Fassino e Romano Prodi a colloquio. Dal sito dell'Unione
“Caro Romano, leggo cronache giornalistiche, fatte di veline e veleni, da cui non può venire nulla di buono al progetto del Partito Democratico. Non so chi abbia interesse a intossicare e sporcare un progetto così ambizioso e importante. In ogni caso a questo esercizio io non partecipo”. Che cosa ha spinto Piero Fassino a prendere carta e penna per scrivere a Romano Prodi una lettera così ruvida, facendola divulgare dall’ufficio stampa della direzione della Quercia? Quali conseguenze si possono prevedere? E soprattutto con chi ce l’ha il segretario Ds?
Un piccolo passo indietro. Da giorni scorsi si discute su due cose: la data dell’assemblea costituente del Pd e gli organi dirigenti del nascituro partito. Fassino aveva proposto il 16 ottobre, anniversario delle primarie che nel 2005 designarono Romano Prodi candidato premier dell’Ulivo. “Mi sembra una data splendida” commenta Prodi. Ma subito dopo qualcuno fa notare a Fassino che il 16 ottobre è martedì: giorno infrasettimanale ma anche poco augurante (”né di venere né di marte…”). Dunque cambio di data: domenica 14. E Prodi comincia a innervosirsi: la solennità dell’anniversario svanisce, anzi rischia di scadere nel folclore.
Ma il problema serio è soprattutto l’altro. Scontato che il leader del partito democratico sarà Prodi, è però vero che il Professore sta a palazzo Chigi, mentre ha già annunciato che a fine legislatura non si ricandiderà. Insomma, i giochi sono aperti su chi comanda realmente. Formalmente si chiama coordinatore: colui (o coloro) che dovranno gestire il Pd mentre Prodi se ne sta al governo. Di fatto si tratta di scegliere chi manovrerà le leve del potere (compreso quello economico) e dei consensi nella nuova formazione di sinistra. I Ds non vogliono mollare questa postazione strategica; idem Francesco Rutelli, leader della Margherita, che rivendica un “coordinamento allargato”.
Insomma, una suddivisione pro quota degli organi dirigenti. La guerra si è fatta aspra, al punto che un dirigente di punta della Quercia, Pier Luigi Bersani, è uscito allo scoperto candidandosi come coordinatore. Non solo: l’iniziativa di Bersani prevederebbe uno scambio di poltrone: il ministro al Pd, e Fassino al governo. Ecco, forse, le “veline e i veleni” a cui si riferisce il segretario diessino. Ovviamente il pm Woodcock non c’entra nulla: le veline sono le note ufficiose che circolano in parlamento, in particolare la Velina rossa, considerata di area dalemiana.
Fatto sta che Prodi teme che tutte queste manovre servano solo per indebolirlo, e magari per farlo cadere al momento opportuno.
Difficilmente il governo reggerebbe ad un rimpasto ministeriale; mentre il conto alla rovescia del referendum si è messo in moto, ed i partiti minori - in testa l’Udeur di Clemente Mastella - minacciano di andarsene se la consultazione popolare non sarà bloccata. Per di più ci sono di mezzo le amministrative. Infine, Prodi sa benissimo che il vero futuro leader del Partito democratico non sarà tanto lui quanto Walter Veltroni.
Per venerdì 11 ha convocato l’intero vertice dell’Ulivo per discutere di tutto questo. Scrive Fassino: “Nell’incontro è assolutamente necessario decidere, con chiarezza e in modo definitivo, il percorso che ci deve condurre all’Assemblea costituente. È mia convinzione che una fase così intensa di attività possa essere adeguatamente diretta da coloro che già in questi mesi hanno coordinato bene e con efficacia l’attività dell’Ulivo. Spetta comunque a te avanzare una proposta complessiva sul modo migliore per arrivare all’Assemblea”.
Prima risposta di Prodi: “Sono d’accordo con Fassino, acceleriamo”.
Sarà vero? Ora si attende all’appello Rutelli.

La lettera di Fassino a Prodi: basta veleni, voglio chiarezza

Piero Fassino, segretario Ds
No ai veleni che intossicano la fase di costruzione del Partito democratico, il cui percorso deve essere delineato in modo “definitivo” al vertice indetto per venerdì 11 maggio. Questi i due spunti contenuti nella lettera aperta inviata dal segretario Ds Piero Fassino al premier Romano Prodi e nella quale il leader della Quercia puntualizza che non è necessario procedere a ulteriori incarichi di vertice nella attuale struttura del Pd.

Questo il testo della lettera inviata dal segretario al premier:

“Caro Romano,

leggo cronache giornalistiche, fatte di veline e veleni, da cui non può venire nulla di buono al progetto del Partito Democratico. Non so chi abbia interesse a intossicare e sporcare un progetto così ambizioso e importante. In ogni caso a questo esercizio io non partecipo. L’unica cosa che a me sta a cuore - scrive Fassino nella lettera - è che il Partito Democratico nasca e nasca bene. E per questo ho speso ogni mia energia, anche gestendo passaggi difficili e dolorosi. Per questo nell’incontro dei vertici dell’Ulivo che hai convocato venerdì è assolutamente necessario decidere, con chiarezza e in modo definitivo, il percorso che ci deve condurre all’Assemblea Costituente”.
Il leader della Quercia chiede poi chiarezza sul percorso verso il Pd, spiegando: “In quella sede riproporrò la road map più volte indicata in questi giorni: Comitato Promotore nazionale da te presieduto; Comitati Promotori in tutte le città italiane; promozione immediata di una ampio programma di presentazioni pubbliche del Pd e del suo Manifesto; lancio di una vasta campagna di adesioni al Pd; preparazione dell’Assemblea Costituente con modalità e tempi che consentano il pieno coinvolgimento di una vastissima platea di cittadini e di società.
È mia convinzione che una fase così intensa di attività possa essere adeguatamente diretta da coloro che già in questi mesi hanno coordinato bene e con efficacia l’attività dell’Ulivo. Spetta comunque a te - conclude il segretario Ds - avanzare una proposta complessiva sul modo migliore per arrivare all’Assemblea Costituente. L’importante è che tutti insieme trasmettiamo un messaggio di fiducia e di unità ai tanti che, dentro e fuori i partiti, guardano con speranza al Partito Democratico.
Grato per l’attenzione con amicizia,

Piero Fassino”.

Ritalia.eu: quelli che vogliono rifare l’Italia. In rete


L’ultima lamentela (in ordine di tempo) è di UnionTurismo (Associazione nazionale delle Aziende e degli Enti pubblici e privati di promozione turistica): “L’Abruzzo senza coste, spiagge e mare è un’assurdità visto che da Ortona a Roseto, da Giulianova ad Alba Adriatica il mare è di qualità e apprezzato da milioni di turisti italiani e stranieri”. Il “macroscopico errore”, rilevato dal presidente di UnionTurismo Gian Franco Fisanotti, è, manco a dirlo, uno dei tanti che abbondano sul portale www.italia.it, ormai da tempo nel mirino del popolo della rete (blogger e non solo).
Pur non essendo ancora chiuso il tempo delle critiche, si apre sabato 31 marzo quello delle proposte alternative: trova il suo culmine infatti l’iniziativa di Scandalo Italiano: una lettera aperta Prodi, Rutelli e Nicolais, affinché mettano a disposizione dei firmatari gli atti della Pubblica Amministrazione relativi al sito.
Sempre sabato, all’Università Bicocca di Milano, si incontrano esperti del web, informatici, creativi, project manager e semplici cittadini per discutere su un progetto alternativo a Italia.it. Il sito di riferimento per tutte le informazioni è: ritalia.eu.
Italia.it è nato per presentare il Belpaese al mondo, aspirando a competere con i più collaudati siti nazionali di Francia e Spagna, presi da sempre come esempio. Un portale, insomma, dove gli stranieri dovrebbero trovare informazioni utili e affascinanti per organizzarsi una vacanza in Italia. Ideato nel 2004 dall’allora ministro per l’Innovazione e la Tecnologia Lucio Stanca, dopo tre lunghi anni di “gestazione” e una spesa choc di 45 milioni di euro, è andato in rete alla fine di febbraio alla Bit di Milano, per volere del ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Da allora si è formata in rete una community piuttosto “rumorosa” che non ha risparmiato al sito alcuna critica: assenza di interattività, errori inconcepibili, difficoltà tecniche. Nella blogosfera l’idea che ci si è fatti di Italia.it: è che sia un sito nato già vecchio. E, incontrandosi, vogliono dimostrare di poter fare di più e meglio, per non passare come i “soliti” disfattisti. È la democrazia partecipata nell’era del web 2.0.

Italia.it non piace. Per Google è un sito di m…

La home page del sito internet che dovrebbe servire a pubblicizzare l'immagine dell'Italia
Il sito internet che dovrebbe servire a pubblicizzare, entro i patrii confini e all’estero, l’immagine dell’Italia è stato colpito dalla vendetta di Montezuma digitale. Da qualche giorno e ancora oggi se da Google, il motore di ricerca più famoso del mondo si digita “merda” , la ricerca dà come primo risultato proprio www.italia.it.
Ma questa volta la politica non c’entra. Italia.it è rimasto vittima del Googlebombing, una tecnica che sfrutta un punto debole del motore di ricerca: viene attribuita importanza a una pagina in rapporto a quante volte è linkata da altri siti web. Di solito è una pratica utilizzata per denigrare un sito o l’argomento in esso trattato, ma viene utilizzata anche dagli spammer per posizionare in alto determinati siti ai primi posti sui motori di ricerca. Che il nuovo portale (e relativo logo) del turismo italiano non piacesse al popolo della rete (e non solo) si era capito da subito. Ereditato dall’ex ministro Lucio Stanca, realizzato da Ibm e partorito in pompa magna dall’attuale dicastero dei Beni Culturali (quello di Francesco Rutelli, immortalato da un video esilarante postato du YouTube), costa troppo e convince poco: sia per i contenuti, sia per la tecnologia impiegata, sia per quel logo (costato centomila euro) che il ministero della Grafica, in una lettera-manifesto, bolla come un “Cetriolo”.
Al di là della “provocazione” tecnologica, l’associazione sito-parola dice di quanti e quali commenti il portalone del turismo abbia suscitato ancor prima di debuttare in rete. Per segiuirne la cronologia è anche nato un nuovo servizio, messo in piedi da Scandalo Italiano: un sito, un programma.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
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Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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