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In mutande, in catene, sul tetto: protesta l’Italia dei precari della scuola

Le insegnanti sul tetto a Benevento

Drammatica o ironica, dura o provocatoria. Di sicuro, più spettacolare: dal Nord al Sud d’Italia si salda e si scalda la protesta dei precari della scuola e per strappare l’attenzione non rinuncia al clamore.
Quasi a voler dire, promettere, che quello che verrà sarà un autunno caldo, difficile e lungo. A Roma docenti in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, dinanzi il liceo Newton; a Milano incatenti sulla porta dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato), a Benevento sette insegnanti sul tetto dell’ex provveditorato con lo striscione: “Come gli operai dell’Innse, fino a quando non avremo risposte.
È la protesta dei precari della scuola, anche se tengono a sottolineare che in molti, precari, lo sono diventati con i tagli e i conseguenti accorpamenti delle classi.
Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi.
Precari e supplenti milanesi che aderiscono al “Coordinamento precari scuola 3 Ottobre” si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: “il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia”.
A Torino, il sit in si è svolto davanti alla sede dell’Ufficio regionale del ministero dell’Istruzione. A manifestare un gruppo di genitori e alcuni sindacalisti. Al centro dell’iniziativa il problema delle risorse assegnate alle scuole: un taglio, secondo i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil, di 1800 posti nelle graduatorie per l’insegnamento e di 600 addetti tecnico-amministrativi per l’anno scolastico 2009-2010 in Piemonte.
Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. “Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali” ha rassicurato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino.
E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Maretdì primo settembre è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che “Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa, in tempi brevissimi”.
Fermento pure in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all’ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell’isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro.
A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del ‘97, cinque supplenti in attesa di ricevere l’assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo.
I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. “Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Ora” ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima “la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva”.

Di situazione esplosiva parla anche la Gilda che annuncia “tutte le forme di protesta possibili” per contrastare la politica del Governo. “A soffrire maggiormente - osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio “è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica“.
Esprime solidarietà ai precari della scuola l’Unione degli studenti, il sindacato studentesco, auspicando che i prossimi mesi autunnali “possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l’idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa”.
Intanto per il 3 settembre la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell’Istruzione “per dire no a un futuro a scadenza”.


Visualizza La protesta l’Italia dei precari della scuola in una mappa di dimensioni maggiori

Scuola in sciopero: gli anti Gelmini fischiano anche Grillo

Studenti in manifestazione

LEGGI ANCHE: La nostra risposta al blog di Beppe Grillo  

Chi di Vaffa ferisce…
A Bologna, dove il re dei blogger Beppe Grillo, è stato rifiutato, con slogan dai toni da lui usati proprio a Bologna dove lanciò il VaffaDay, dal corteo di protesta contro la riforma Gelmini che dalle 9,30 ha sfilato per le vie del centro del capoluogo emiliano e al quale il comico genovese aveva portato la propria solidarietà.
Appena la testa del corteo lo ha scorto, si è levato il grido “Beppe Grillo non lo vogliamo, non vogliamo le primedonne”, slogan conditi anche da insulti irripetibili.
Lo showman, attorniato da fotografi e telecamere, si è fatto da parte ed è ritornato verso piazza Verdi, il cuore della zona universitaria: “Non mi sorprende, erano solo cinque o sei, hanno perfettamente ragione. È la loro manifestazione e la gestiscono loro. La mia voleva essere solo una testimonianza. D’altra parte questa è la piazza, quando vanno tutti d’accordo c’è qualcosa che non va”. Però Grillo ha ribadito di essere comunque contento e soddisfatto per una protesta che parte dal basso e che ha definito “molto interessante”.
Ha avuto solo il tempo, il leader dei grillini, di mettere in guardia i manifestanti: “Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti. C’è un filmato messo online dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8″.
Grillo ha proseguito sostenendo che “non c’è più destra, non c’è più sinistra, il Parlamento doveva essere chiuso domani“, citando uno dei suoi ultimi interenti on line. “È in mano a questi nani, ballerine, ruffiani, amanti, cugini, amici. Un gruppo di legulei che vanno là, approvano un decreto e se ne vanno”.
Dopo la contestazione, Grillo si è diretto verso piazza Verdi, dove è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo, la contestazione sarebbe opera di una ventina di esponenti dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i grillini.

Sapienza, per chi contesta cattolici e laici pari sono

Un momento della protesta degli studenti controllata dalla polizia durante l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università La Sapienza |foto Ansa

Alla fine papa Ratzinger non c’era, ma le contestazioni non sono state scongiurate. All’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza, in mancanza del Pontefice che ha rinunciato dopo le polemiche dei giorni scorsi, nel mirino di alcuni studenti sono finiti il ministro dell’Università Fabio Mussi e il leader del Pd Walter Veltroni.

Il discorso del Papa inviato per l’inaugurazione è stato letto in aula magna dal prorettore Piero Marietti. Alla fine ci sono stati applausi, mentre all’esterno La Sapienza è rimasta un ateneo totalmente blindato. Fuori dall’edificio la polizia ha impedito l’accesso di un gruppo di studenti intenzionati a protestare contro il rettore per come l’intera vicenda è stata gestita. La tensione è salita alle stelle e più volte è stato sfiorato lo scontro tra manifestanti e agenti.

Studenti dei collettivi universitari, esponenti dei movimento per il diritto alla casa e delegazioni di alcuni centri sociali sono arrivati in corteo a Via dell’Università. I manifestanti, oltre al ministro Mussi, hanno contestato anche il sindaco di Roma Walter Veltroni e le politiche che sta attuando con il Partito democratico.

Il rettore Renato Guarini, nella sua introduzione, ha parlato di “inaccettabili veti ideologici” e ha detto che inviterà di nuovo il Papa all’università. Una cinquantina di studenti presenti nell’aula magna ha deciso di manifestare silenziosamente: tutti in piedi e imbavagliati con fazzoletti bianchi e cartelli con la scritta “Libertà in università e pur si muove”. Ma i ragazzi dei collettivi non sono stati i soli a manifestare. I giovani che fanno capo al gruppo di Azione universitaria si sono riuniti a piazza della Minerva inneggiando cori contro rettore e ministro dell’Università, mentre gli studenti di Comunione e Liberazione si sono presentati imbavagliati durante la cerimonia di inaugurazione.

DOCUMENTI: L’allocuzione del Papa - La lettera del cardinale Bertone al rettore
SONDAGGIO: Niente Sapienza per Benedetto XVI, giusto o sbagliato?
LEGGI ANCHE: L’imbarazzo della politica - I professori contro: non è una nostra responsabilità

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