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Ripartire dopo il terremoto: il contributo sale al 100% per i costi delle prime case

il recupero dei tesori religiosi e degli oggetti personali

Il contributo per la ricostruzione e la riparazione delle case demolite dal terremoto coprirà per intero le spese necessarie. E’ quanto stabilisce un emendamento del governo al decreto legge per l’Abruzzo. “Il contributo di cui alla presente lettera è determinato in ogni caso in modo tale” si legge nel testo “da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, la ricostruzione o l’acquisto di un alloggio equivalente”.
Il governo ha presentato, in commissione Ambiente al Senato, un pacchetto di emendamenti al decreto legge per l’emergenza del terremoto. Le proposte di modifica a firma dell’esecutivo dovrebbero essere nove. La concessione dei contributi, anche “con le modalità del credito d’imposta e di finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato”, è prevista per “la ricostruzione o riparazione di immobili adibiti ad abitazione considerata principale” si legge nel testo dell’emendamento, che in questa parte ricalca la versione originale del decreto legge “distrutti, dichiarati inagibili o danneggiati ovvero per l’acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell’abitazione principale distrutta”.

Sul fonte giudiziario, nel mirino della Procura della Repubblica dell’Aquila, che indaga sulle responsabilità dei crolli e delle morti per il terremoto, figurano circa 80 persone - tra costruttori, progettisti, esecutori dei lavori e pubblici funzionari - che hanno concesso le autorizzazioni a costruire. Si tratta di coloro che compaiono nelle storie dei circa 150 edifici crollati, in molti dei quali ci sono state vittime. Ma anche se - come ha sottolineato ancora una volta il procuratore della repubblica, Alfredo Rossini - le indagini vanno avanti molto speditamente, la chiusura delle indagini preliminari non ci sarà prima del prossimo settembre, a causa della sospensione delle attività che ci sarà per un mese e mezzo dal primo agosto prossimo, ma il procuratore non ha escluso che prima ci sarà qualche interrogatorio. Oggi non ci sono stati sopralluoghi né audizioni di testimoni, ma sono state esaminate le carte. In particolare, è stata approfondita la questione dell’ospedale San Salvatore, dove sono tornati magistrati e tecnici, al fine di dissequestrare altri pezzi e favorire interventi di messa a norma. Inoltre, gli uomini della polizia giudiziaria hanno sequestrato altre schede di palazzi pubblici e privati, ossia screening sulla storia, la stabilità e gli interventi da fare.

La Robin tax di Franceschini: una tantum sui più ricchi per i più poveri

Dario Franceschini

E se l’assegno ai disoccupati non è andato a buon fine, dalle parti del Pd ci riprovano con un’altra proposta choc: “Un contributo straordinario” per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè “come quelli dei parlamentari”, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. Ecco l’idea del segretario Pd Dario Franceschini (che si tradurrà in un’iniziativa parlamentare) al termine di un incontro con le associazioni di volontariato (Caritas, Sant’Egidio, e altre) che si occupano delle povertà.
Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l’esplosione della crisi economica. Nell’intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che “nega e nasconde la crisi”, una linea, ha affermato, “poco onesta”. Ha quindi spiegato la proposta dell’assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali “se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema”.

Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta, anche per respingere l’accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come “il partito del no”: “Mettere a disposizione, per il 2009 (si tratterebbe di un’imposta una tantum, ndr), 500 milioni di euro alle associazioni di volontariato e ai Comuni per affrontare la povertà estrema, per chi non ha cibo”. Il fondo verrebbe finanziato attraverso “un contributo straordinario di due punti di Irpef chiesto ai redditi alti” e contemporaneamente “ricominciare il contrasto all’evasione reintroducendo la tracciabilità dei pagamenti”. “Chiediamo” ha spiegato il segretario del Pd “a 150-200mila italiani (tanti sono quelli che dichiarano un reddito dai 120mila euro in su, ndr) di farsi carico di chi sta finendo nella miseria, di chi non ha neanche più il cibo, un meccanismo di solidarietà che ci sembra dovuto”. Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: “andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni”. Il leader democratico si è detto “consapevole” del fatto che si tratti di “una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale”.
La proposta del segreterio democratico viene accolta male sia da destra che da sinistra. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero la definisce “elemosina di Stato”. Mentre da Forza Italia tagliano corto: “Se questa è l’impostazione, il centrosinistra può prepararsi ad almeno altri 10 anni di opposizione”. “Il Pd chi?” il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ai giornalisti “non conosco nessun Pd”. Ad apprezzare la proposta invece Umberto Bossi: “Può anche andare bene” ha detto il Senatùr ai cronisti al termine della riunione delle commissioni sul federalismo fiscale. “In un momento di crisi” spiega il ministro per il Federalismo “chi ha di più è giusto che contribuisca”. Appoggio anche dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: “C’è bisogno di aumentare le risorse verso le classi sociali più svantaggiate. Trovo giusta la proposta e condivido la modalità d’intervento che si propone”. D’altra parte, continua Epifani, “il governo non può pensare di risolvere tutto con le social card”. La Cgil propone anche di estendere il periodo di cassa integrazione da 52 a 104 settimane.

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La crociata della Cei contro la tassa sul permesso e la meraviglia di Maroni

Un immigrato

Più chiaro di così: “La nostra posizione è quella di chi ritiene inaccettabile una tassa che è meglio definire balzello”.
A esprimersi sul discusso contributo proposto dalla Lega, che chiede un contributo agli immigrati per il rinnovo del permesso di soggiorno, è don Gianromano Gnesotto, responsabile migranti e profughi della Fondazione Migrantes della Cei nel corso della presentazione del messaggio per la Giornata mondiale delle migrazioni che si celebra domenica prossima. “Fantasie di questo genere” ha aggiunto don Gnesotto “che penalizzano ulteriormente gli immigrati ci sembrano una caduta e un passo indietro rispetto a politiche di integrazione che devono invece avere una mentalità aperta e intelligente in grado di mettere in atto politiche adeguate”.

E comunque, il ddl sicurezza (nel quale è contenuto il provvedimento sul contributo per il permesso di soggiorno) approda in Senato ma si aggiorna di un altro capitolo pieno di polemiche. Dopo la querelle fra Lega e maggioranza e la decisione di confermare il “contributo”, di importo variabile tra 10 e 400 euro, arriva lo stop dei vescovi.
“Ci rendiamo conto che nell’attuale congiuntura economica critica ci sarà una flessione di immigrati in Italia” ha detto don Gnesotto durante la conferenza stampa di presentazione della Giornata mondiale delle Migrazioni 2009, “ma di immigrati l’Italia ha bisogno, ne ha avuto bisogno e avrà ancora bisogno per il futuro”. Secondo Gnesotto le conseguenze della crisi vanno “correttamente lette con il fatto che gli immigrati coprono quei settori che restano di fatto scoperti dagli italiani”. “Non trovando infatti italiani volenterosi che si accollano fino a 24 ore di lavoro giornaliere nell’assistenza alle famiglie, o lavori come nelle acciaierie o altri gravemente penalizzanti la salute” ha aggiunto Gnesotto “di questi immigrati l’Italia ha bisogno e avrà ancora bisogno per il futuro”. L’Italia, prosegue Migrantes, si allontana dalla propria tradizione cristiana di accoglienza: “si registra fra le due ultime leggi sull’immigrazione, quella del 1998 e del 2002, un brusco passaggio, che fa scivolare verso posizioni ispirate al principio della indesiderabilità”. “Non si vuole chiudere gli occhi su quanto di scabroso comporta l’attuale convulso fenomeno migratorio” ha spiegato poi ai giornalisti “tanto meno su comportamenti incivili o criminosi di alcuni migranti, ma è aberrante mettere tutto questo e solo questo in primo piano, metterlo tanto a fuoco e con lenti di ingrandimento, da non lasciar vedere il resto della realtà migratoria, e da alimentare giudizi e pregiudizi, umori e malumori, minacce e prese di posizione che sono in stridente contrasto col Vangelo”.
Gnesotto è stato anche critico nei confronti di alcuni indirizzi di governo, come quello che imporrebbe ai medici di denunciare alle autorità gli immigrati clandestini. “No ai medici gendarmi, al personale medico non compete la delazione” perchè non si può negare l’accesso alla salute degli immigrati, ha detto Gnesotto. “L’accesso alla salute dell’immigrato” ha continuato il prete “non può essere limitato da alcun tipo di segnalazione alle autorità, il diritto alla salute va garantito a tutti senza preclusioni o invenzioni. Al personale sanitario non compete la delazione”. “Questo possibile emendamento” ha aggiunto don Gnesotto in riferimento alla proposta della Lega nord “che ci auguriamo non passi assolutamente confligge con l’art. 32 della Costituzione nel quale si parla della tutela della salute della collettività”.
Anche la Cisl si mette sulla linea tenuta dai vescovi. “L’Italia avrebbe bisogno di riconoscere i diritti civili elementari delle persone che partecipano alla costruzione del reddito del paese” commenta il leader Raffaele Bonanni. “Sono persone che pagano le tasse danno il logo contributo di lavoratori è un segnale contrario mentre invece dovremo garantirgli i diritti civili. Noi insisteremo nella battaglia per rendere questi cittadini uguali agli italiani”.

Intanto una delegazione di tecnici italiani si recherà nei prossimi giorni in Libia per concordare e predisporre con i colleghi di Tripoli un programma attuativo per il pattugliamento congiunto contro l’immigrazione clandestina, come stabilito dal trattato bilaterale firmato il 30 agosto. A copmunicarlo è un comunicato dell’ambasciata libica, diffuso dopo che l’ambasciatore libico Hafed Gaddur ha incontrato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Che dalla sua replica così alle dure critiche dei vescovi: “Sono francamente meravigliato da queste polemiche, perchè noi abbiamo fatto né più né meno di quanto fanno tutti i paesi europei”. E assicura che: “queste reazioni non ci toccano minimamente” dal momento che il governo sta “facendo né più né meno di quanto hanno fatto da tempo altri paesi europei”. E spiega: “In Olanda c’è una tassa di 800 euro sui permessi di soggiorno, c’è in Inghilterra, c’è in Germania c’è in quasi tutti i paesi europei non capisco perchè ciò che si fa in quei paesi va bene, se lo facciamo in Italia diventa una misura intollerabile”.

FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”

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Il ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io una mano

Un asilo nido

di Romana Liuzzo

Asili di condominio, gestiti a turno da una madre, la cosiddetta baby sitter di pianerottolo, pagata per il servizio dallo Stato, come già accade in Francia. E un grande nido nella sede del Parlamento, a Montecitorio. “Non solo per i figli dei deputati, ma soprattutto per quelli di funzionari, uscieri, dipendenti, persone senza orari certi”. È questa in sintesi la proposta di legge, ancora in fase di stesura, di “incentivo alla maternità” che il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni, anticipa in esclusiva a Panorama. “Speriamo di portarla in Consiglio dei ministri il prima possibile: molti punti già erano nel programma di governo, altri sono mie aggiunte”.
Capelli lisci, un filo di trucco, quanto basta per fare risaltare gli occhi chiari, la più giovane parlamentare del 2006 (vicepresidente della Camera a 29 anni), oggi a 31 a capo di un dicastero, Meloni ama parlare solo di politica. Seduta a un bar della capitale, anticipa il suo progetto premettendo: “Parlo di tutto tranne che di vita privata”. L’obiettivo finale della sua proposta di legge? “Asili nido, meno burocrazia per tutti e di conseguenza più figli” riassume Meloni. “In Italia la demografia è una delle principali criticità. In Europa la natalità media è di due figli per donna, nel nostro Paese la media è di 1,3 figli. Siamo di gran lunga sotto quota”.
Secondo il ministro del governo Berlusconi questo significa, per esempio, che nel 2050 “come previsto dall’Istat, il 35 per cento della popolazione avrà più di 65 anni e questo implica enormi problemi”. Di produttività per esempio, ma anche per un sistema pensionistico che non può reggere. “Che paese vogliamo lasciare ai nostri nipoti?” si domanda Meloni. “La gente non fa più figli non perché non li voglia ma perché li considera un lusso”.
Proprio in quest’ottica rivedrebbe la legge 194 sull’aborto. “Dal 1978 a oggi 4 milioni di donne hanno interrotto la gravidanza. Non è un successo, ma una sconfitta. Viene offerto loro di non fare un figlio, ma non si danno incentivi per farne. È una legge assurda. Occorre dare alternative concrete alle famiglie”.
Esempi? “Sempre in Francia c’è il livello d’occupazione femminile più alto d’Europa, di conseguenza le donne non hanno paura di alzare la natalità”.
Per guardare al nostro Paese, a Reggio Calabria il sindaco Giuseppe Scopelliti ha sperimentato con successo l’asilo di condominio. Anche se non mancano problemi logistici legati agli spazi e alle zone all’aperto. Per avere l’ok per un nido, infatti, sono necessari svariati requisiti e la burocrazia sembra non aiuti. Ce l’ha fatta, qualche anno fa, a Palazzo Chigi l’attuale ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: il suo asilo, dice chi l’ha visto, è da 10 e lode, con menù diversificati secondo preferenze alimentari o allergie.
Fa parte della proposta di legge Meloni il sistema del quoziente familiare, ovvero una tassazione proporzionata al numero dei figli. Più se ne hanno, meno tasse si pagano. “In pratica la somma dei redditi è suddivisa per tutti i componenti della famiglia. Questa idea la presentai già nella passata legislatura, ma fu fortemente osteggiata dalla sinistra, in particolare da Rifondazione comunista. Perché, mi dissero, “le donne che lavorano non devono avere nuclei numerosi””.
Altri incentivi della proposta di legge: aiuti concreti sui generi di prima necessità, dai pannolini al latte in polvere, come pure un sostegno per la retta dell’asilo e i libri di testo per tutta l’età dell’obbligo. Infine, allargare i congedi anche al padre.
Tra i problemi che affliggono le giovani coppie c’è anzitutto quello della casa. Nello stesso progetto Meloni (questo è già nel programma di governo) è prevista una rateizzazione del mutuo come se fosse un affitto, in pratica senza anticipo, in modo da acquistare un’abitazione, senza indebitarsi fino al collo.
E per gli spazi? “Oltre ai luoghi già individuati per le case popolari, vogliamo fare un censimento di tutti i centri sociali e capire quali siano in regola, ovvero in quali si svolga effettivamente qualcosa che anche alla lontana abbia a che fare con la cultura e con l’aggregazione. Almeno per metà, a mio avviso, andrebbero chiusi. Ebbene, quegli spazi, troppo spessodevastati, potrebbero servire come alloggi, biblioteche o come circoli ricreativi per i giovani che realmente hanno voglia di fare qualcosa. Altro che bullismo”.
Il ministro alle Politiche giovanili anche su questo tema ha un’opinione chiara: i bulli sono eccezioni. “Andrebbero presi e sottoposti all’insulto generalizzato. Sono casi isolati e se ne parla troppo. Mentre ci sono giovani bravissimi, che lavorano e fanno sacrifici in silenzio: a loro vanno dati incentivi. Di loro si deve parlare. I bulli? Ammesso che ci siano, vanno ignorati. È la pena peggiore”.

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