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controlli

La denuncia su Facebook di Alessandro Rimassa
“No, non sto cercando un posto come investigatore dell’Agenzia delle Entrate. E’ solo questione di educazione, educazione fiscale“.
Mentre tutt’Italia discuteva e discute sui controlli a Cortina, a caccia di proprietari di suv con dichiarazioni da pensione minima o furbetti dello scontrino, qualche notte fa un ragazzo è in fila dentro una famosa panetteria del centro di MIlano. Sono le 4.15 del mattino e sono tanti i giovani usciti da locali con voglia di pizza. La sua ordinazione fila lisca come quella di chi lo precedeva; tranne che per il finale. Perché lui, Alessandro Rimassa (autore del Best Seller “Generazione Mille Euro”) è l’unico che chiede lo scontrino ai due commessi.
“Quando gliel’ho chiesto - ci racconta - mi hanno guardato male. Ma lo hanno fatto senza nessun problema”. Continua
- Tags: alimenti, cadmio, cibo, controlli, crostacei, dogana, importazioni, inchiesta porti, ispezioni, mercurio, ministero-della-salute, pesce, salmonella, Unione-Europea, UVAC
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Pesce spada su un peschereccio | (ANSA)
Additivi e conservanti nei crostacei. Istamina, cadmio, mercurio e anisakis (parassita intestinale presente in numerosi mammiferi marini) nel pesce preparato. Echinococco, bluetongue o febbre catarrale maligna, negli ovini e bovini.
Se state pensando ai prodotti di Cina, Vietnam, Egitto o Indonesia siete fuori strada. Questi sono solo alcuni degli elementi risultati presenti, grazie alle analisi chimiche, batteriolochiche, parassitarie e virali, negli alimenti che arrivano in Italia dai Paesi dell’Unione. Continua
- Tags: aeroporto, alimenti, aviaria, cibo, controlli, dogana, epidemie, frontiere, inchiesta porti, ministero-della-salute, PIF, Pisa, valigia, viaggio
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Bagagli dei passeggeri in aeroporto
Gli alimenti pericolosi viaggiano anche in valigia? Sì, eccome.
Le verdure contaminate o le carni tossiche non arrivano sul nostro territorio solamente all’interno dei container che sbarcano nei porti italiani, come ha dimostrato il viaggio di Panorama.it, ma anche negli scali aeroportuali. Continua
- Tags: agibilità , aiuti, commercio, controlli, edifici, LAquila, Massimo-Cialente, scossa, sfollati, sisma, tendopoli, terremotati, terremoto in Abruzzo
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“L’Aquila non deve avere paura di volare”. E per dare segnali di vita si pensa a percorsi pedonali protetti e obbligati per consentire la ripresa di un po’ di commercio nel centro storico. Il progetto (e lo slogan) non arriva da un aquilano purosangue, ma da un torinese, l’architetto Maurizio Galletti, soprintendente ai beni architettonici dell’Abruzzo. “Entro l’estate” spiega “dobbiamo ultimare con Protezione civile e vigili del fuoco la messa in sicurezza di un centro storico di fatto inagibile, poi il commercio deve ripartire”.
Idea condivisa dal sindaco, Massimo Cialente (Pd), che aggiunge: “Il mio impegno è di restaurare subito con regole antisismiche alcuni edifici strategici centrali e simbolici, a cominciare dalla scuola elementare De Amicis, oltre a Palazzo Margherita, sede del comune”.
E mentre non cala la protesta perché i finanziamenti stanziati sarebbero insufficienti, Antonio D’Alì (del Pdl), presidente della commissione Ambiente del Senato che sta esaminando il decreto legge sul sisma, predica cautela: “Solo a sopralluoghi ultimati sapremo quanti edifici saranno da ricostruire o restaurare. Certo però dovremo finanziare il 100 per cento dei costi di ricostruzione delle abitazioni, con la garanzia di perizie certe”. Finora sono stati effettuati circa 25 mila sopralluoghi e il 53,1 per cento delle abitazioni è risultato agibile.
Il VIDEO servizio:

In Giro da cent’anni. E qualcuno riesce ancora a prenderlo “in giro”. La corsa rosa del ciclismo arriva al secolo di vita con un’edizione speciale. Anche per quanto riguarda la lotta al doping. Alla partenza della cronometro a squadre, nello scenario delle calli di Venezia, ci saranno i campioni più attesi (dal sette volte campione del tour Lance Armstrong al favorito Ivan Basso), le venti squadre, un’organizzazione mastodontica e molto pubblico.
Ma in parallelo partirà anche un altro giro, quello dei controllori, di plasma, urine, siringhe e pillole. Carabinieri dei Nas, esperti medici del Coni, dell’Uci e della Wada, l’agenzia mondiale per la lotta al doping, sono pronti a smascherare i bari su due ruote. “Sarà usato lo stesso metodo delle Olimpiadi di Pechino. Controlli mirati alle sostanze proibite e azioni a tenaglia per garantire un Giro da “bollino blu” rassicura il direttore ciclismo di Rcs sport Angelo Zomegnan.
Dei tre protagonisti dell’anno scorso, è uscito pulito solo il vincitore Alberto Contador. I due giovani italiani Riccardo “il cobra” Riccò ed Emanuele Sella che avevano emozionato con i loro scatti in salita, sono stati sospesi nel corso dell’estate per la positività alla Cera, la cosiddetta “Epo di terza generazione”, la cui sigla sta per “attivazione continua dei recettori dell’eritropoiesi”, in pratica eritropietina, un ormone prodotto dai reni che stimola la produzione di nuovi globuli rossi nel midollo osseo. “Rispetto all’Epo, che richiedeva iniezioni continue, la Cera resta di più in circolo” spiega a Panorama.it il professor Dario D’Ottavio, coordinatore del Consiglio nazionale dei Chimici per la lotta al doping, per anni nella Commissione antidoping del ministero della Salute, uno dei massimi esperti italiani in materia. “La Cera sembra fatta apposta per i ciclisti, ha un ciclo di vita più lungo, per sforzi più prolungati. E’ più difficile da rilevare nelle urine. E consente un aumento di prestazione notevole”. Ma adesso si può scoprire: “sono stati fatti molti passi in avanti” secondo D’Ottavio, “la gran parte delle molecole ora si può rilevare, anche se ogni tanto la ricerca ne immette di nuove sul mercato”. Il ciclismo è l’unico sport in cui si controllano sangue e urine, in cui ci sono tanti casi ma anche tanti controlli come quelli a sorpresa, che tanto irritano i ciclisti. “Bisogna chiarire, non si tratta di accanimento” spiega D’Ottavio, “è per la loro salute: alla lunga queste sostanze hanno effetti terribili”. Secondo il biochimico, anzi, i casi che emergono dai controlli sono ancora troppo pochi: “I test a sorpresa non sono sufficienti: l’unico sistema che sarebbe valido è una specie di passaporto biochimico dell’atleta: lo si segue fin dall’adolescenza controllando i parametri biochimici e si verificano così tutte le anomalie, le deviazioni inattese di alcuni valori, innaturali. Deviazioni non spiegabili fisiologicamente”.
Una procedura più completa rispetto al “passaporto biologico” che dal 2008 l’Uci impone alle squadre: in quel caso si tratta di un documento che riporta i valori di sangue e delle urine di ogni ciclista, in maniera tale da poter valutare caso per caso, la presenza di alterazioni dovute al consumo di sostanze proibite. Il profilo è elaborato base ad almeno sei controlli, effettuati sia nel corso delle competizioni che a riposo, alcuni dei quali a sorpresa. “Adesso i controlli sono gestiti dall’ Uci durante la preparazione e dal Coni che segue le direttive della Wada. In genere nelle corse a tappe avvengono la mattina, sui primi in classifica o sul vincitore della tappa”. Più facile che i “blitz” avvengano “in prossimità delle tappe di montagna o delle crono”, quando ci si gioca di più per la classifica. Ma, spiega D’Ottavio, “c’è anche il doping dei velocisti, che è diverso, più orientato all’aumento della potenza”. L’atleta “pizzicato” rischia grosso: due anni di sospensione dall’Uci (radiazione in caso di recidività ) e una condanna penale da 2 mesi a 3 anni. Ma è un rischio che molti sono pronti a correre, fin dal livello amatoriale: “Lì è ancora più diffuso e pericoloso” secondo D’Ottavio, “c’è molto fai-da-te, sperimentazione, pochi controlli, ogni tanto qualcuno ci lascia le penne”.
Sostiene il professore che il “salto di qualità ” nel doping si sia avuto a partire dagli anni ‘60. “Intendiamoci, sostanze per migliorare le prestazioni si usano dall’antica Grecia”, ma prima si trattava soprattutto di stimolanti “anfetamine, stricnina, simpamina. Simpson morì sul Mont Ventoux per un’overdose di anfetamine”. Poi sono arrivati gli anabolizzanti, le proteine che pompano l’emoglobina, le camere ipobariche. “Gh, insulina, Epo, perfluorocarburi, l’ Rsr che raddoppia la capacità dell’emoglobina di rilasciare ossigeno…” un’innovazione continua. “E la prossima frontiera” dice D’Ottavio, “è la genetica. Anzi, in teoria è già possibile”. Ma se e quando il primo scalatore o il primo velocista “Ogm” taglierà il traguardo, ci saranno i Nas ad aspettarlo dopo le interviste e le foto in maglia rosa o ciclamino. “Loro fanno un lavoro straordinario” commenta D’Ottavio, “ma dovrebbero avere più mezzi, più fondi, usare anche le intercettazioni”. Perché la lotta al doping non sia sempre un tappone dolomitico.
“Io sono favorevole alle manifestazioni purché siano pacifiche e nei limiti della legge: non potrà succedere ciò che è successo con la precedente manifestazione a Castel Volturno. Nessuno può pensare di replicare quelle violenze”. È questa l’opinione del ministro dell’Interno Roberto Maroni parlando della manifestazione di solidarietà agli immigrati in programma sabato 4 ottobre a Caserta.
Accanto ai movimenti e agli immigrati che sfileranno per le strade della città , ci saranno anche i 500 paracadutisti pronti a scendere in campo nel casertano: impiegati per posti di blocco, controllo di chi è agli arresti domiciliari, presidio di esercizi commerciali a rischio, ricerca di armi.
È stato infatti firmato dal presidente della Repubblica il decreto che autorizza, fino al 31 dicembre, l’impiego di 500 militari per il controllo del territorio e, molto probabilmente già da sabato 4 ottobre, i parà della Folgore saranno operativi in pattugliamenti e check point anti-camorra. Dopo l’ennesimo scontro, mercoledì, tra i ministri dell’Interno e della Difesa proprio sul contingente di militari da schierare nel casertano, il punto di situazione è stato fatto dal Consiglio supremo di Difesa, che tra le altre questioni ha affrontato anche questa. I dissidi, più o meno “lessicali”, sono stati ricomposti: il decreto ha avuto il via libera del presidente Napolitano ed è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
Il provvedimento - che oltre alla firma del capo dello Stato porta quelle del premier Berlusconi, dei ministri Maroni, Alfano, La Russa, Brunetta e Tremonti - entra in vigore “il giorno stesso della sua pubblicazione” e prevede l’impiego dei militari fino al 31 dicembre, ma il termine potrà essere prorogato. Dunque, fin d’ora, i parà della Folgore sono a disposizione del prefetto di Caserta, Ezio Monaco, che dovrà disporne l’impiego.
I paracadutisti sono già da alcuni giorni a Caserta, dove alloggiano nella sede dell’Aeronautica, presso la reggia. Il loro compito - come ha spiegato il colonnello Aldo Zizzo, comandante del 186/o, in occasione della visita del ministro della Difesa La Russa - sarà quello di “garantire un costante e capillare controllo del territorio attraverso attività operative diversificate, in autonomia o insieme alle forze di polizia”. E dunque, “pattugliamenti a piedi e motorizzati” (i parà possono contare su 118 vicoli VM, 5 defender, 7 camion e un’ambulanza), “posti di controllo, vigilanza fissa ad obiettivi sensibili”. L’obiettivo finale è quello di “contrastare la criminalità e liberare da questi servizi di controllo diverse centinaia di unità delle forze dell’ordine”, che potranno così dedicarsi esclusivamente alle indagini. L’area di intervento è stata circoscritta all’ “agro aversano-domizio”, da Castel Volturno fino quasi ad Aversa.
Secondo voi è utile l’esercito per combattere la criminalità ?
Quanto è vicina la Cina? Tanto, troppo. Basta fare un giro nei supermercati italiani per accorgersene e acquistare i suoi prodotti alimentari.
Su quelli a base di latte, carne e vegetali, dopo lo scandalo e l’allarme del latte alla melanina (che ha già provocato la morte di 4 neonati ed oltre 50.000 bambini intossicati), è scattato il giro di vite: oltre 1.000 carabinieri dei Nas impegnati in tutta Italia in controlli a tappeto su negozi alimentari cinesi ed etnici e sui distributori; misure di controllo alle frontiere e una nuova certificazione ‘ad hoc’ su una vasta gamma di alimenti made in China per attestare che non contengono latte o suoi derivati.
E proprio durante le operazioni di controllo, dal Nord al Sud del Paese, sono stati molti i sequestri da parte dei Nuclei Antisofisticazione, che hanno anche denunciato 7 persone e chiesto la chiusura delle strutture commerciali.
In particolare, si precisa in una nota, “il Nas di Firenze, nel capoluogo e a Prato, ha operato il vincolo sanitario su oltre 2.500 confezioni di prodotti dolciari preparati o farciti con latte in polvere e burro di provenienza orientale, la cui importazione è vietata da una direttiva comunitaria”. I Nas di Ancona hanno invece individuato un esercizio commerciale etnico dove erano esposti biscotti, dolciumi e caramelle contenenti latte: è stato bloccato, rende noto il Comando carabinieri per la salute, “oltre un quintale di merce, destinato prevalentemente a giovani consumatori”.
Analoghe attività , proseguono i Nas, sono state condotte a Napoli e Catania, “con il sequestro complessivo di 400 confezioni di latte e yogurt e 600 di prodotti a base di carne avicola e vegetali di importazione cinese”. Gli alimenti sottoposti a sequestro “secondo i primi accertamenti” affermano i Carabinieri dei Nas “non sembrano contenere la sostanza ‘melamina’ o altri contaminanti pericolosi per la salute pubblica”.
Anche se i prodotti del latte distribuiti legalmente in Italia sono “assolutamente sicuri”, ha affermato il sottosegretario alla salute Francesca Martini (”Da anni” ha sottolineato “in Italia è vietata l’importazione di latte e derivati dalla Cina. I prodotti del canale legale della distribuzione sono sicuri”), resta il rischio delle importazioni illegali (per questo un rafforzamento dei controlli è previsto alle frontiere) o legate ad altri canali.
Una cosa però è certa: “Per il ‘made in China’ alimentare” ha detto il sottosegretario dopo un vertice con il comandante dei Carabinieri della sanità Nas, Saverio Cotticelli, per fare il punto sull’emergenza “in Italia saranno tempi duri”. Da oggi viene infatti introdotta una nuova certificazione, una sorta di ‘bollino’ di qualità , che gli importatori di merce alimentare dalla Cina saranno tenuti a presentare per assicurare l’assenza negli alimenti di latte e derivati del latte di origine cinese. I prodotti, ha spiegato Martini “saranno bloccati alla dogana fino al completamento dei controlli; il tempo massimo di permanenza sarà di 60 giorni, dopo di che la merce verrà distrutta. La stessa cosa accadrà se gli alimenti analizzati risulteranno contenere latte cinese”. La certificazione riguarderà una vasta gamma di merci: integratori alimentari, bevande ai cereali, salse piccanti di soia, biscotti e dolci, alimenti dietetici, caramelle, cioccolato, zuppe e lieviti.
L’obiettivo, ha precisato il direttore generale Sicurezza alimenti del ministero del Welfare, Silvio Borrello, è anche quello di prevenire le “possibili triangolazioni di prodotti provenienti dalla Cina e importati da paesi terzi”.

A sentirne il nome, non ci sarebbe nulla di scoraggiante o minaccioso. Anche perché la sua finalità , e cioè quella di strappare all’evasione diversi miliardi di euro nei prossimi anni, non può che essere vista di buon occhio da quei milioni di cittadini che le tasse le pagano ogni mese. Ma sin dalla sua approvazione, ha già suscitato un’infinità di polemiche e proteste, tutte in difesa di un’eventuale violazione della privacy del contribuente italiano.
Elisa - è questo il suo nome- è l’ultima creatura della “linea-Visco”, ma nasce dalla cooperazione tra governo ed enti locali. Costerà in tutto 14 milioni di euro, di cui poco più di due terzi finanziati dalle amministrazioni territoriali che vi aderiranno.
È una specie di grosso occhio telematico che avrà il compito di monitorare, incrociandoli, informazioni catastali e rilievi fiscali, con la creazione di un unico, enorme data-base, capace di verificare i dettagli patrimoniali di ogni singolo contribuente.
Bologna è la città apripista del progetto: investirà un milione e mezzo di euro e tenterà di recuperarne quasi cento dalla lotta all’evasione. E proprio nella città di Sergio Cofferati, insieme al plauso per l’approvazione del progetto da parte dell’ex viceministro dell’Economia (”bene, tutto ciò che va verso l’efficienza, lo scambio e la trasparenza dei dati è un fatto positivo”), sono arrivate anche le prime proteste. Secondo alcuni osservatori, il rischio è infatti che Elisa si trasformi in un occhiuto e invasivo Grande Fratello economico, a disposizione di molti, troppi, occhi indiscreti.