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I servizi segreti cambiano, il nome. Non sono più servizi e neanche tanto segreti


In principio fu il Sim, servizio segreto militare, fondato con regio decreto del 1927 . A segnarne la fine, ottanta anni dopo, furono le sim, le schede telefoniche intercettate da una magistratura che voleva veder chiaro nel torbido lavoro dei nostri 007. Ribattezzati “spioni” nei titoli di giornale, per l’uno-due ammazza istituzioni segnato dalle inchieste sul sequestro Abu Omar e sui dossier Telecom, con uomini come Pio Pompa, Marco Mancini, Giuliano Tavaroli che della segretezza avevano fatto mestiere, saliti alla ribalta delle cronache più di Michelle Hunzicher.

Dopo tanto (indesiderato) clamore, oggi è passata la perennemente annunciata riforma dei nostri servizi segreti: “Un’approvazione definitiva, all’unanimità della legge di riforma dei Servizi di informazione e sicurezza” che secondo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “costituisce un fatto altamente positivo e significativo”.

Cosa cambia davvero? Innanzitutto, per l’ennesima volta, il nome: con indicibile fantasia, dopo aver già sfruttato le sigle Sim, Sifar, Sios, Sd, gli attuali Sismi, Sisde e Cesis diventeranno Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna, e Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).

Ora che non sono più servizi, sarà più difficile abbinare il termine a deviati? Secondo la riforma le due Agenzie dovranno cooperare alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio che ha il potere di nominare e revocare i direttori. Questo in realtà avviene già ora e spesso con una logica da spoil system anche nei ruoli più operativi degli 007 che lascia molte perplessità a chi opera nel settore.

Le agenzie devono anche ”tempestivamente e con continuità” informare, rispettivamente, i ministri dell’Interno e della Difesa. Ma ”in casi di particolare urgenza” i direttori dei servizi possono riferire direttamente al presidente del Consiglio, senza passare per il direttore del Dis. Al premier spetta la direzione politica e il coordinamento delle due Agenzie, decide sull’apposizione del segreto di Stato (che tanto sta dividendo Palazzo Chigi e la procura milanese) e può scegliere se nominare un ministro o un sottosegretario a cui affidare alcune funzioni.
Il Copaco, l’organismo parlamentare di controllo, torna ad essere composto da dieci membri e sarà presieduto per legge da un esponente dell’opposizione. Potrà acquisire informazioni o ascoltare agenti senza che si possa opporre il segreto di Stato se tutto il Comitato sarà d’accordo. Potrà acquisire atti e fascicoli processuali, senza che venga opposto segreto d’ufficio, istruttorio o bancario e dovrà essere informato di tutte le ”operazioni improprie”. Il Comitato ha libero accesso negli uffici dei servizi, ops, delle agenzie, ma annunciando la visita a a Palazzo Chigi e potrà controllare la documentazione sulle spese degli 007. Il segreto di stato non varrà per la Corte Costituzionale, durerà solo 15 anni, ma sarà prorogabile fino a 30.
E le tanto reclamate garanzie funzionali? Gli agenti segreti possono commettere atti illeciti ma devono essere autorizzati di volta in volta. La riforma definisce con precisione quali sono le ”licenze di reato” per gli agenti su cui serve l’autorizzazione del premier. Non è concessa ‘licenza di uccidere” e non sono autorizzate nemmeno azioni che possono ledere la salute e la libertà delle persone. Rimane la possibilità per gli 007 di utilizzare identità di copertura e attività economiche simulate. Viene garantitala riservatezza dell’identità nei rapporti con la magistratura. Inoltre, nessuna ”operazione impropria” è consentita nelle sedi dei partiti, dei sindacati o contro i giornalisti professionisti. E, gli emuli di Pio Pompa sono avvertiti, è vietato il ”dossieraggio”.

Approfondimenti: L’ultima relazione semestrale al Copaco: Nuove Br e Jihad sempre un pericolo

Dossier Sismi, Pollari attacca: Dirò la verità, tutta la verità, nient’altro…

Il generale Nicolò Pollari, ex direttore del Sismi
Messo sotto accusa, il generale Nicolò Pollari, ex direttore del Sismi, spiazza tutti e va in contropiede: dice di essere pronto a parlare dei misteri italiani: “Sarei felice di poter raccontare la mia verità, tutta la verità…”. “Sarei in grado - sostiene Pollari, per bocca del senatore Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa - di aprire il capitolo dei misteri italiani, compresi il sequestro Abu Omar, la missione Unifil in Libano, le responsabilità dei massacri di bambini e civili, la mancata liberazione dei soldati israeliani nelle mani di Hezbollah e delle fazioni palestinesi, e la storia degli ultimi ostaggi italiani. Sarei felice di raccontare tutta la verità, potendo provare che il Sismi ha soltanto servito il Paese, senza violare le regole e senza rappresentare quella realtà che oggi viene vista come eversiva. In questa atmosfera da regime, sono disponibile a dire tutta la verità, difendendo nei fatti il ruolo mio e del servizio”.

“È singolare” a parlare è sempre Pollari attraverso De Gregorio “che il Copaco (il Comitato parlamentare di controllo) ascolterà solo i detrattori del Sismi. Non sono stati convocati né il sottoscritto né i miei legali, tanto meno alcuni testi importanti che potrebbero confermare che il Sismi non ha posto in essere alcuna attività di spionaggio illegale. È un processo inaudita altera parte”. Comunque, non una parola sul centro di via Nazionale del suo dipendente Pio Pompa.

Le parole di Pollari non hanno mancato di innescare polemiche sull’argomento.

Proprio il senatore De Gregorio, che ha raccolto le parole del generale, dice dalle pagine del suo blog che quello di Pollari è un chiaro invito alla politica a decidere se le conviene o meno cavalcare la tigre: “Il generale Nicolò Pollari non ha indirizzato messaggi intimidatori, ma soltanto esplicitato la sua ferma volontà di chiedere di essere liberato dal segreto di Stato, che egli conferma di non voler violare senza la necessaria autorizzazione del Presidente del Consiglio”. “Tuttavia” continua De Gregorio “oggi la politica è davanti a un bivio: autorizzare Pollari e liberarlo dal segreto di Stato potrebbe voler dire raccontare la storia d’Italia degli ultimi anni e, perché no, i suoi mille misteri”. Cosa propone Pollari? Proprio una commissione d’inchiesta che “nell’ambito di una complessiva operazione trasparenza sia in grado di liberarmi dal rispetto dei segreti cui sono vincolato”.

“Dopo le parole di Pollari, la commissione è necessaria per la vita del paese”, incalza il Guardasigilli Clemente Mastella. Sono “parole di estrema gravità”, reagisce il diessino Brutti che invita Pollari “se ha verità da rivelare” ad andare al Copaco a dire “ciò che può servire a tutela della democrazia”, così da accertare “le responsabilità, a tutti i livelli”. Brutti, che ha così sostanzialmente accolto la richiesta di Pollari, è d’accordo con Mantovano, An, e chiede che il Copaco sia dotato di maggiori poteri.

“Ritengo sia utile e urgente verificare le carte, capire la verità è interesse di tutti”, dice invece il presidente del Copaco, Claudio Scajola (FI) non entra nella polemica sollevata dalle dichiarazioni di Pollari, ma sottolinea che è necessario “capire cosa c’è” dietro l’intera vicenda dei dossier del Sismi”.

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