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Nuove famiglie: la pubblicità è più avanti della politica


Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi durante il suo intervento alla Conferenza nazionale della famiglia, l'8 novembre 2010 a Milano (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi durante il suo intervento alla Conferenza nazionale della famiglia, l'8 novembre 2010 a Milano (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Se ne sono accorti persino i pubblicitari che la famiglia italiana non è più quella di una volta. Lo hanno notato due esperti di demografia, gente che di solito passa gran parte del tempo a capire cosa ci sia dietro a numeri e percentuali, che in sé dicono poco. Continua

Coppie di fatto in salsa torinese: decida il Parlamento, ma alla svelta


Una manifestazione a favore del riconoscimento delle coppie di fatto a Bologna (GIORGIO BENVENUTI/ANSA)

Una manifestazione a favore del riconoscimento delle coppie di fatto a Bologna (GIORGIO BENVENUTI/ANSA)

Sono almeno dieci anni che i comuni lanciano il sasso sul riconoscimento delle coppie di fatto. A fine anni ‘90, l’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati, quando era sindaco di Sesto San Giovanni, avrebbe voluto trasformare l’ex Stalingrado d’Italia in una nuova Amsterdam istituendo il primo registro delle coppie di fatto in Lombardia. Il risultato fu una polemica piuttosto accesa con i parroci. Continua

Dai Dico ai DiDoRe: le unioni civili che dividono le maggioranze

Renato Brunetta

Escono allo scoperto i ministri Renato Brunetta (titolare della Pubblica amministrazione) e Gianfranco Rotondi (responsabile dell’attuazione del Programma) sulla loro proposta di regolamentazione delle unioni civili. Escono allo scoperto e si prendono le prime bordate: colpiti da fuoco amico. Perché che abbia o meno costi per lo Stato ogni proposta di regolarizzazione delle coppie di fatto pare destinata a spaccare le maggioranze. Era accaduto al governo Prodi e ora tocca alla maggioranza di centrodestra.

Pomo della discordia questa volta il progetto a firma del “laico” Renato Brunetta e del cattolico Gianfranco Rotondi e i loro “Di.do.re”, ovvero “Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi”. Per ora su quello che saranno i Didore si sa poco se non che dovrebbero essere a costo zero per lo Stato e che non dovrebbero prevedere welfare ma solo diritti individuali. Rassicurazioni che però non bastano alla Pdl, che, nel giro di poche ore, sul lavoro dei due ministri si spacca tra sostenitori e detrattori. Da Maurizio Gasparri ai teo-con, anche se non manca un gruppo di liberal favorevoli. Ma la maggioranza dei parlamentari tace in attesa del pronunciamento di Silvio Berlusconi. Il Pd per ora resta a guardare, anche se ci sono segnali di attenzione di qualche dirigente.
L’idea, ha spiegato Brunetta al Corriere della Sera, è quella di “un testo unico senza spese per lo Stato” che prevede “il diritto in caso di malattia, di visitare il convivente e di accudirlo, di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. E doveri: ad esempio, gli alimenti”. Si rimarrebbe, integra Rotondi, nella sfera del diritto privato: “Non ci saranno registri, o celebrazione pubbliche”.
Insomma, non ci sarà un nuovo istituto, un “piccolo matrimonio” a carattere pubblicistico. “Nel diritto italiano” osserva ancora il ministro Dc “c’è la famiglia e il condominio, ma in mezzo non c’è nulla. Forse può valer la pena regolamentare questa area”.
La bocciatura alla coppia di ministri (post)socialista e (neo)democristiano arriva subito dalla loro destra: “Rotondi vigili sul programma di governo anziché divagare sulle coppie di fatto”, ingiunge Maurizio Gasparri, che guida la foltissima truppa di senatori del Pdl. “La regolamentazione delle unioni civili non è nel programma di governo”, tuonano le teo-con Isabella Bertolini e Laura Bianconi, il leghista Massimo Polledri, vicino ai cattolici tradizionalisti, e Arturo Iannaccone, dell’Mpa. E poi Carlo Giovanardi, ex Udc e oggi ministro della Famiglia, s’interroga: “Non si capisce perchè i due ministri debbano risollevare a freddo la questione”: cioè: la questione non è nel programma, perché tirarla fuori? “Non facciamo gli errori della sinistra”, chiosa Gabriella Carlucci. Ben sapendo che proprio su quel tema si incrinò il patto della maggioranza Prodi tra cattolici e sinistra.
Il problema di fondo lo sottolinea Alessandro Zan, presidente della Lega Italiana Nuove famiglie (Linfa), che si chiede: “Esiste davvero una maggioranza disposta ad approvare i DiDoRe o sarà l’ennesimo annuncio che rischia di creare false aspettative?”. Rotondi spiega che non sarà un’iniziativa del governo, e nemmeno della maggioranza: “Presenteremo il testo a tutti i gruppi parlamentari e cercheremo di costruire un consenso ampio. La mia intenzione è di portare a casa la legge”. Esattamente la stessa che fece qualche mese fa il Professore: tenere separata la questione dei Dico dall’azione dell’esecutivo, facendola diventare tema parlamentare.
I contrari ai DiDoRe nel centrodestra non si fanno pregare per dichiararlo, ma ci sono anche i favorevoli, i ‘liberal’ del Pdl, come Adolfo Urso, Mario Pepe, Benedetto Della Vedova, o i liberi pensatori, come Alessandra Mussolini. Poi c’è la responsabile giustizia della Lega Carolina Lussana, che apre al confronto, purchè non si ripercorra la strada dei Dico o dei Pacs. Oggi hanno espresso il loro appoggio ma non sembrano sufficienti da soli. C’è la grande maggioranza dei parlamentari del Pdl che attende la decisione di Berlusconi.
Quand’anche il Cavaliere concedesse la libertà di coscienza, servirebbe la sponda del Pd, che al momento sta a guardare e manda segnali contrastanti. Rosy Bindi mostra scetticismo e spiega che i DiDoRe “non sono la mia principale preoccupazione”. Parole di attenzione arrivano dalla senatrice Vittoria Franco, ministro ombra per le pari opportunità: “Siamo disponibili al confronto su proposte concrete”. Da Barbara Pollastrini che fu ”madre” dei Dico, giunge invece una chiusura perché la proposta Brunetta-Rotondi “è troppo riduttiva”. Critiche all’insegna del “è troppo poco” ci sono anche dalla sinistra extraparlamentare (Manuela Palermi del Pdci o Giovanni Russo Spena del Prc).
Dunque la via è stretta, con una maggioranza trasversale da trovare in Parlamento. “In Italia” osserva Urso “tutte le leggi che hanno riguardato l’avanzamento dei diritti civili sono nate in questo modo. Questo permette ai parlamentari di votare con coscienza, autonomia e responsabilità”. “Sono un democristiano” dice sornione Rotondi “e sono abituato a mediare. Noi della Dc abbiamo mandato avanti l’Italia per quaranta anni unendo e non dividendo”.

“Le Cesarone”, vita quotidiana di una famiglia con due mamme

La piazza del Gay Pride di Roma nel 2005

Di Katia Acquafredda, di listalesbica.it

Antonella ha meno di quarant’anni, da sei vive con la sua compagna in una grande città italiana. Una coppia come tante, se non fosse che nella loro casa ci sono anche tre figli adolescenti: immagino la musica che esce dalle finestre, scarpe da ginnastica abbandonate in sala, la fatica di farli studiare fino al momento di caricare tutti in auto per le meritate vacanze. Al Bologna Pride loro non ci saranno, la vita è complicata quando devi combinare le esigenze di una famiglia numerosa come oggi non si vedono quasi più. Un po’ come nella fortunata serie tv I Cesaroni, famiglie che si formano quando due genitori separati provano a tenere insieme il bisogno di rifarsi una vita e la responsabilità, l’amore verso i figli.

Nell’ospedale dove lavorano le mie nuove amiche i colleghi non hanno fatto storie, anzi mi dicono che tutti vogliono loro un gran bene e la loro rumorosa famiglia è stata assimilata in fretta a tutte le altre, di cui condivide pregi e difettti. È l’Italia di sempre, quella che sa stringersi e creare legami, e anche capire le cose che contano grattando un po’ sotto la crosta dei pregiudizi, che fa in fretta a saltare quando ci si conosce e ci si vuole bene. Le mie amiche mi mancheranno un bel po’ in mezzo al variopinto corteo del Pride, mi è rimasto il dubbio che non si siano sentite coinvolte in quella che è diventata la principale battaglia del movimento glbt italiano, e cioè il riconoscimento delle unioni civili, perché la questione dei figli e delle adozioni per le coppie è stata un po’ accantonata per ragioni di realismo politico. Vista come politicamente impraticabile, forse controproducente, si è preferito lottare per una legge, quale che fosse, capace di sancire l’unione tra due persone dello stesso sesso, e pazienza se i ragazzi a casa già scorrazzano con in un mano un secchio d’acqua per farsi un gavettone.

Le Cesarone (chissà cosa diranno se le chiamo così!) sono talmente belle, giovani e solari che proprio non ti passa per la testa che se per disgrazia una delle due dovesse improvvisamente mancare, la famiglia d’origine o magari i servizi sociali potrebbero pensare di non far loro mai più rivedere la compagna della madre che per anni li ha accompagnati a scuola, aiutati a fare i compiti, insegnato ad andare in bicicletta.
Mi viene in mente un distinto Lord inglese chiamato Robert Baden Powell, fondatore cento anni fa di uno straordinario movimento educativo chiamato Scautismo e ormai diffuso in tutto il mondo il quale, messo alle strette da chi gli chiedeva conto del suo metodo educativo rispondeva semplicemente: “Ask the boys!”, letteralmente: “Chiedetelo ai ragazzi!”.
Se qualcuno oggi chiedesse la mia opinione su quelle proposte di legge tanto poco generose sul versante del riconoscimento dei diritti dei minori nelle coppie omosessuali, credo che anch’io risponderei così: chiedetelo ai ragazzi, di cosa avrebbero bisogno loro!
Riconoscimento dei figli e adozioni per le coppie omosessuali: siete d’accordo? Partecipa al FORUM

La Cassazione: “L’irregolare va espulso, anche se convive”

Sbarco a Capo Teulada

Essere “coppia di fatto” non tutela dall’espulsione. Non basta la convivenza con un cittadino italiano per impedire che un immigrato clandestino venga espulso. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione, sottolineando che ”non è possibile” estendere l’equiparazione tra famiglia legittima e famiglia di fatto alla materia dell’immigrazione clandestina. I casi di matrimoni “riparatori” o di comodo di immigrati irregolari con cittadini dell’ Unione Europea per ottenere la cittadinanza sono noti, ma lo status di convivente non dà diritto alle stesse tutele, anche perchè le coppie di fatto non sono equiparate, in Italia, alla “famiglia tradizionale”.
Il caso riguarda un immigrato clandestino che ha fatto ricorso in Cassazione contro il provvedimento di espulsione adottato dal tribunale di sorveglianza di Lecce sostenendo che da tempo convive con una cittadina italiana. Con la sentenza 24710, i supremi giudici ribadito che ”la convivenza more uxorio con una cittadina italiana non può costituire legittimo motivo ostativo all’espulsione, in quanto nella giurisprudenza è stato ripetutamente stabilito che il divieto di espulsione di cittadino extracomunitario coniugato con cittadino italiano o convivente con parenti entro il quarto grado di cittadinanza italiana, risponde all’esigenza di tutelare da un lato l’unita’ della famiglia e dall’altro il vincolo parentale che riguarda persone che si trovano in una situazione di certezza di rapporti giuridici ed e’ invece assente nella convivenza more uxorio”.
Niente equiparazioni tra parentele di sangue o acquisite col matrimonio e convivenze, ha stabilito la corte, “al fine di escludere facili elusioni alla normativa dettata per il controllo dei flussi migratori”.

Un appello e due affondi. Il Papa chiede: “Aiuti concreti alle famiglie precarie”

Papa Benedetto XVI saluta i fedeli in Piazza S. Pietro | Ansa
Dal Papa, due affondi e un invito. Le critiche di Benedetto XVI si levano ancora contro le unioni di fatto e le coppie diverse dal matrimonio: “L’unione di vita e di amore, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che costituisce la famiglia, rappresenta un insostituibile bene per l’intera società, da non confondere né equiparare ad altri tipi di unione”, ha detto Ratzinger nel discorso rivolto ai partecipanti al Forum delle Associazioni Familiari (circa 200), ricevuti in Vaticano, in occasione dell’annuale celebrazione della Giornata Internazionale della Famiglia e all’indomani della presentazione di oltre un milione di firme al Quirinale per la petizione “Un fisco a misura di Famiglia”.
Il Papa ha così ricordato che quest’anno ricorre il 40esimo anniversario dell’Enciclica di Paolo VI Humanae vitae e il 25esimo di promulgazione della Carta dei diritti della Famiglia. “Il primo ribadisce con forza, andando coraggiosamente controcorrente rispetto alla cultura dominante, la qualità dell’amore degli sposi” ha osservato “non manipolato dall’egoismo e aperto alla vita, il secondo pone in evidenza quei diritti inalienabili che permettono alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, di essere la culla naturale della vita umana”.

L’invito del Papa è stato invece rivolto al governo perché promuova “una politica familiare che offra la possibilità concreta ai genitori di avere dei figli ed educarli in famiglia” e chiede a politici e istituzioni “l’impegno urgente di unire le forze per sostenere con ogni mezzo possibile, le famiglie dal punto di vista sociale ed economico, giuridico e spirituale”. Il Papa richiama “i governanti e l’opinione pubblica” al “ruolo centrale e insostituibile che svolge la famiglia nella nostra società” ed esorta a “un’azione politica che voglia guardare al futuro con lungimiranza” e a “porre la famiglia al centro della sua attenzione e della sua programmazione”.
“Ben sappiamo” sottolinea Benedetto XVI “quante sfide incontrino oggi le famiglie, quanto difficile sia realizzare, nelle moderne condizioni sociali, l’ideale della fedeltà e della solidità dell’amore coniugale, avere ed educare dei figli, conservare l’armonia del nucleo familiare”. Tuttavia, il Papa si dice preoccupato perchè “non mancano purtroppo, e sono addirittura in aumento, le crisi matrimoniali e familiari”. “Da tante famiglie, che versano in condizioni di preoccupante precarietà - osserva il Papa - si leva, talvolta persino inconsapevolmente, un grido, una richiesta di aiuto che interpella i responsabili delle pubbliche amministrazioni, delle comunità ecclesiali e delle diverse agenzie educative. Si rende pertanto sempre più urgente - conclude Benedetto XVI - l’impegno di unire le forze per sostenere, con ogni mezzo possibile, le famiglie dal punto di vista sociale ed economico, giuridico e spirituale”.

Vorrei Zapatero al nostro Gay pride

Immagini dal Gay Pride del 2006
Molisana, 40 anni, trapiantata da anni a Roma (dove vive con la sua compagna). Un impiego in banca e un ruolo da presidente nel Circolo Mario Mieli. Lei è Rossana Praitano, uno dei tre portavoce nazionali del Gay Pride. Ha poco tempo per rispondere perché “impegnatissima nell’organizzare la manifestazione di domani. Sono alle prese con tubi, luci, musica.”
Ma come: vi si accusa di essere una lobby potente e invece tocca al presidente del Mieli fare bassa manovalanza?
La risposta è già nella domanda. Io sono una semplice volontaria dell’Associazione Mieli. Che va avanti proprio grazie alla forza (anche economica) di tanti altri volontari. Quindi, dov’è tutta quella ricchezza di cui ci accusano?! Se fossimo ricchi, crede che io mi chiuderei in un ufficio per otto ore? Se poi l’obiezione è che ci sono gay tra i dirigenti d’azienda o tra i politici, rispondo che ce ne sono anche tra gli operai, gli studenti, le casalinghe…
Perché un eterosessuale dovrebbe partecipare al Pride di domani?
Per mille buone ragioni che si chiamano diritti. Domani si sfilerà per Roma, si festeggerà l’orgoglio Lgbt, certo. Ma soprattutto si chiederanno diritti per chi ancora non li ha. Una richiesta che anche un eterosessuale dovrebbe sostenere, se ha a cuore la crescita civile e democratica del Paese.
Ammetta: vi sentite un po’ gli anti Family Day?
Sì e no. Sì perché della manifestazione dello scorso 12 maggio non abbiamo condiviso i contenuti: la rigida e assoluta difesa di un solo ed esclusivo tipo di famiglia, il modello cattolico, stile Mulino Bianco. E no perché appunto, noi siamo per la famiglia. Anzi, per la pluralità delle famiglie, per i diversi tipi di unione, ai quali vanno garantiti diritti e rispetto.
Il Cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, dice: “I gay sono una minoranza che vuole imporre suoi valori”.
(Ridendo) La Chiesa ribalta sempre i concetti. Siamo una minoranza di 10 milioni in Italia. E come tale chiediamo tutela giuridica. Chiedere difesa non è imporre la cultura, no?!
Cosa risponde a quelli che “saranno a Roma col cuore”, ma non sfileranno fisicamente?
Se il riferimento è al presidente Fausto Bertinotti, capiamo. Ha un ruolo istituzionale: normale che non scenda in piazza. Diverso il discorso su Fassino e la Pollastrini. Sul segretario Ds, vorrei sbagliarmi ma credo che pesino le tribolazioni del Pd. I Ds ci sono sempre stati al Pride. Anche quest’anno ci sarà una loro rappresentanza. Ma aderire stavolta è stato un parto molto travagliato e ciò che mi preoccupa è che dietro quel parto ci siano scelte di convenienza politica. Stesso discorso per Barbara Pollastrini. Con noi, tutti i partiti del centrosinistra hanno preso degli impegni. Noto però che solo alcuni li stanno mantenendo, quelli che sfileranno con noi domani: Prc, Pdci, Verdi. Altri si sono dimenticati le promesse fatte e con loro verrà la resa dei conti.
Tre nomi che vorrebbe vedere in sfilata.
Gliene dico quattro. Fassino, appunto, perché significherebbe molto politicamente. Anche in vista del futuro Partito Democratico. Poi: il ministro Pollastrini, il premier spagnolo Zapatero - uno che sta dimostrando come si guida un Paese in crescita senza tralasciare ai diritti delle minoranze - e Barbara Streisand, come icona mondiale dello spettacolo e della cultura, impegnata per il cambiamento della società civile.
Ci dica che sabato non sarà la solita “carnevalata”
Non è mai stata una carnevalata. Una festa, piuttosto. E alle feste c’è chi va incravattato, chi coi seni al vento. Il problema sono i trans, le drag, i travestiti che aprono le parate dei Pride? Vorrei ricordare che nel ‘70 le femministe strappavano in piazza, per protesta, i loro reggiseni. E grazie alla loro rivoluzione ora le donne possono vantare diritti che prima manco si sognavano. Noi siamo gli allegri e festosi eredi di quella rivoluzione positiva, di quei reggiseni strappati.
Nel senso che in sfilata ve li dimenticate?
Anche.
Slogan della festa?
“Parità-Dignità-Laicità”: un po’ alla maniera della Rivoluzione francese. E poi tanta musica, dalla Carrà a Madonna. Anche se l’inno ufficiale è tratto dal cd di Daniele Silvestri: Gino e l’Alfetta.

Gay Pride 2007: i numeri, i carri, la festa e la protesta

Domani Roma vivrà il Gay Pride 2007.
Ad aprire il corteo sarà il carro del Coordinamento Roma Pride. Un autobus inglese a 2 piani completamente rivestito con le parole d’ordine del Pride: “Parità-Dignità-Laicità” - un po’ alla maniera della Rivoluzione francese - sul quale La Karl Du Pigné, speaker ufficiale della manifestazione, indosserà un vestito medioevale a testimoniare lo stato dei diritti del movimento Lgbt (Lesbian-Gay-Bisexual-Transgender), che nella capitale si ripropone in un contesto nazionale dopo il Pride di Torino del 2006 e, soprattutto, dopo il Word Pride del Giubileo-2000 proprio a Roma.
Attesi, dunque, decine di migliaia di partecipanti: “C’è stata una fortissima mobilitazione e abbiamo una grande fiducia” nella riuscita dell’evento, spiega Aurelio Mancuso, uno dei tre portavoce del Roma Pride, “l’obiettivo è arrivare a 200 mila. Se saremo di più sarà una grande vittoria, anche perchè non abbiamo i mezzi anche economici di partiti, sindacati o della gerarchia cattolica”. Nella parata sfileranno anche 40 carri (quelli di Arcigay, il carro degli Orsi con una piscina, il trenino delle Famiglie Arcobaleno, i tre carri del mondo lesbico e i carri dei locali commerciali, i carri della CGIL, di Amnesty International, dell’Unione degli Studenti e dei Partiti della Sinistra) con musica, colori e palloncini.
Il corteo partirà da Piazzale Ostiense alle 16 e terminerà in piazza San Giovanni. Passerà per Piazza di Porta San Paolo, viale della Piramide Cestia, viale Aventino, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, piazza del Colosseo, via Labicana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto sino a giungere a piazza di Porta San Giovanni. “L’arrivo a Piazza San Giovanni è dovuto al fatto che questa piazza, tradizionale luogo di ritrovo delle grandi manifestazioni popolari (ultimo il Family Day cattolico, ndr) e punto di arrivo delle marce legati ai diritti e alla pace ed è l’unica in grado di contenere le centinaia di migliaia di persone che attendiamo per l’evento”, sottolinea Rossana Praitano, altra portavoce del Pride. A San Giovanni, poi, prenderanno la parola sul palco alcuni rappresentanti del movimento Lgbt, delle associazioni gay e quattro parlamentari omosessuali: “Non salirà nessuno politico, ci sarà spazio solo per il movimento e per la sua gente”, precisa ancora Mancuso.
La kermesse dovrebbe terminare per le 20, subito dopo (dalle 22 all’alba) la festa di chiusura Euphoria al Villaggio Italia.

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