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Il Colonnello Gheddafi, le 200 hostess e lo strano silenzio dei soliti indignati

Il Corano donato da Gheddafi

Il Corano donato da Gheddafi

Qualcuno deve averlo detto, a Muhammar Gheddafi: “Prego, fai come se fossi a casa tua”. E forse il Raìs l’ha preso un po’ troppo alla lettera. Ogni sua (sempre più frequente) visita a Roma si trasforma in uno show. Continua

Dounia Ettaib: il nemico delle donne non è il Corano, ma la mancanza di diritti

“Non c’è da fare troppa teoria: il vero problema delle donne musulmane è il fondamentalismo”: Dounia Ettaib va dritto al sodo. “La condizione della donna non è determinata dal Corano, ma dalle assurde interpretazioni che ne fanno certi uomini. La religione non è un ostacolo alla civiltà, soltanto l’integralismo fanatico lo è” dice con voce delicata ma ferma a Panorama.it.
Non si arrende la vicepresidentessa dell’Acmid, l’associazione delle donne marocchine in Italia. Non molla nemmeno dopo l’aggressione subita per aver manifestato davanti al tribunale di Brescia in favore di Hina, la giovane pachistana uccisa dal padre. “Smettila di parlare di islamismo” le avevano intimato gli aggressori “Hina è un prostituta come te”. E stringendole il viso con le mani l’hanno avvertita: “Ricorda: la bellezza non dura a lungo”.
Ma Dounia continua la sua battaglia. Sua e di tutte le donne che come lei intendono ribellarsi. In soccorso è arrivata la solidarietà di molti personaggi del mondo politico e anche quella del presidente dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner. Dounia ha ottenuto in questi giorni la cittadinanza italiana, un riconoscimento che si aggiunge al suo coraggio e alla sua battaglia per la civiltà.
Solidarietà e riconoscimenti fanno piacere, ma le minacce spaventano e all’Acmid continuano ad arrivare da anni le richieste di aiuto da parte di donne musulmane che ogni giorno subiscono violenza tra le mura domestiche.
Allora che cosa bisogna fare concretamente per aiutarle? Insieme all’impegno quotidiano dell’Acmid occorre che si imponga l’idea che “Non è l’Islam il problema delle donne” sottolinea Dounia “come nessuna religione può essere un problema per gli esseri umani. È quando ci si sente in diritto di giudicare le fedi altrui che sorgono i problemi” precisa. E sul tanto invocato multiculturalismo afferma: “C’è una gran confusione su cosa si debba intendere con questa parola, eppure basterebbero due punti fermi per darle un senso preciso: la sacralità della vita umana e il rispetto dei diritti civili. Solo con queste due premesse fondamentali, condivise da tutti, si potrebbe parlare non soltanto di rispetto per la donna ma di reale convivenza delle civiltà”.
Quella di Dounia non è soltanto una battaglia per le donne, ma una battaglia per la persona umana. “E il nemico è solo uno” conclude Dounia “cioè quello stesso fondamentalismo che uccide e perseguita i cristiani nelle terre arabe e, una volta importato in occidente, si rivolta contro i suoi figli”. Come è successo a Hina.

Voi cosa pensate del rapporto tra Islam, fondamentalismo e violenza sulle donne? Dite la vostra nel nostro FORUM, dove Dounia Ettaib risponde alle domande dei lettori.

Islam a scuola, quanta cattiva informazione nei libri di testo

[i](Credits: Ansa)[/i]
I musulmani non si inginocchiano in moschea per pregare. Si prostrano. E il muezzin non è di certo un sacerdote. Come arabi e musulmani non sono termini sinonimi, anzi, solo il 20% dei musulmani è arabo.
Tanti i luoghi comuni e gli errori presenti non solo nel semplice conversare ma anche e soprattutto nei libri di testo italiani. Quei libri che dovrebbero educare le nuove generazioni, i figli di anni di tensione tra un certo occidente e un certo oriente del mondo.
È per questo che nasce Islam a scuola, una pubblicazione della Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), nata all’interno di un complesso lavoro di formazione che si propone di accrescere la professionalità docente nella scuola multiculturale e plurilingue, avviando un confronto in merito. Si tratta di un quaderno, realizzato con il supporto dell’Ufficio scolastico per la Lombardia, basato sull’indagine effettuata dall’Ismu sui libri di testo delle scuole di cinque province lombarde (Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Varese). È diviso in due parti, una informativa che testimonia l’approccio ai vari aspetti dell’Islam (culturale, pedagogico, storico, giuridico…), e una di laboratorio, con l’analisi del linguaggio usato dai libri di testo per descrivere il mondo musulmano.
“Tanti sono gli errori grafici come, soprattutto, di concetto: - dice Antonio Cuciniello, esperto arabista del Settore Scuola Formazione della Fondazione dell’Ismu, uno degli autori di Islam a scuola - ad esempio Imam spesso è scritto invece Iman (che in arabo significa fede), ed è indicato, erroneamente, come “un’autorità religiosa”. Sulla questione delle fonti, ugualmente, tante imperfezioni: si intuisce o addirittura si legge che il Corano è scritto da Maometto: sbagliatissimo, il Corano è la diretta parola di Dio rivelata a Maometto tramite l’arcangelo Gabriele!”.

Signor Cuciniello, ci faccia altri esempi.
Anche nella storia, c’è una visione molto bellica del popolo arabo. Si pensa a un popolo aggressivo e di beduini, mentre pochi sanno invece della fiorente attività commerciale che aveva. E quanti sanno che molte opere greche sono giunte a noi perché tradotte dal greco all’arabo (qualche volta al siriaco) e da questo al latino? Quanti che tante colture agricole derivano da loro, come che la stra-grande maggioranza di termini appartenenti al settore del sapere vengono dall’arabo? Tutte le parole italiane scientifiche, e non solo, che iniziano per “al” sono di origine araba: alchimia, algoritmo, algebra… E potremmo continuare con: darsena, ammiraglio, dogana, magazzino…
Si legge, in Islam a scuola, che i musulmani non si “inginocchiano in moschea”.
No, il loro atto è la prosternazione. Purtroppo si ricorre con una certa superficialità al metodo del confronto associativo che contribuisce a confondere le idee. È un limite umano ma, data la grande presenza musulmana oggi nelle scuole (secondo l’analisi Ismu circa il 40% della popolazione scolastica straniera in Lombardia nell’anno scolastico 2005-2006 era di origine musulmana, ndr), poi le maestre si trovano in difficoltà con i ragazzini islamici.
E in questo periodo internazionalmente teso è ancor più “imbarazzante”…?
Ora è tendenzioso. L’informazione dovrebbe essere obiettiva ed avere una visione globale. Ho vissuto per tre anni al Cairo ma… quanti sanno che in Egitto oltre al petrolio c’è cultura, c’è la sede della Lega Araba… e tanto altro? Queste inesattezze culturali le ho riscontrate più in Italia, dove siamo più prevenuti, che in America.
Ma i libri di testo arabi, e nello specifico egiziani, presentano simili errori?
Nei testi egiziani il problema non si pone, - sorride - lì ci sono veri e propri buchi storici. Dal periodo egizio si passa direttamente all’Islam.

Il quaderno Islam a scuola sarà distribuito presso le scuole e presso gli enti di formazione che ne faranno richiesta. In allegato si trovano anche le “Pagine arcobaleno”, un elenco delle associazioni di e per stranieri operative nelle province lombarde in cui si è svolto il percorso formativo. Presso l’Ismu è stato attivato anche lo sportello Arab-informa, pronto a dare informazioni sulla cultura araba.

I musulmani d’Italia vanno in tv. Sul web

Il video di apertura è provocatorio (guarda): una carrellata di chiese edificate in Egitto, in Marocco, in Siria, in Iran, in Iraq, in Algeria, ecc… Un clip “Dedicato a coloro che insistono nell’affermare che nel mondo islamico non si possano costruire le chiese”, si legge su ComIslamica Video, la prima tv realizzata da musulmani italiani. Si tratta di un canale on line nel quale un gruppo di italiani convertiti all’Islam, guidati da Abdul Kabir Roberto Aliotta, 35enne Coordinatore di Islam Network Italia, inserisce filmati di eventi che riguardano i musulmani del nostro Paese. Il sito dal quale è possibile scaricare i video è l’evoluzione di quello creato diversi mesi fa per il varo della prima radioweb musulmana: Radiocom Islam. “Quella che era prima la radio islamica in Italia è finalmente tornata ed è cresciuta” ha spiegato Aliotta “e da qualche giorno attraverso il nostro sito è possibile visionare i primi filmati auto-prodotti da musulmani italiani. Per ora si tratta solo di brevi videoclip prevalentemente musicali supportati da immagini, ma stiamo lavorando intensamente per migliorarci e ci auguriamo che saranno disponibili presto veri e propri servizi giornalistici di discreta qualità”. Da dove verranno prese le notizie? Se la filosofia sarà la stessa della radio, anche per la tv varrà il principio del copyleft: pubblicazione libera e gratuita, citando la fonte.

“La comunità islamica in Italia da anni partecipa e promuove migliaia di iniziative positive e socialmente utili” aggiunge Aliotta “che però puntualmente non trovano spazio sui giornali o in televisione, come invece accade quando qualcosa di negativo ci riguarda”.
La home page di Comislamica.net, la prima tv on line realizzata da musulmani italiani
L’iniziativa della tv online fa parte del menu di attività sostenute in Italia dall’Islam Network, la rete di musulmani europei, guidata dal discusso intellettuale svizzero Tariq Ramadan e dall’italiano Hamza Piccardo, portavoce dell’Ucoii - Unione comunità islamiche d’Italia, già ospite fisso di Radiocom Islam. L’obbiettivo di ComIslamica Video è ambizioso: dare rilievo a quelle iniziative che testimoniano l’impegno dei musulmani e che, “come raccomanda il Corano, promuovono la pace e la tolleranza attraverso il dialogo tra i popoli”. Anche lanciando provocazioni.

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