“Hamas a Montecitorio! La conquista di Eurabia! La sharia nella Costituzione!” L’annuncio, nei giorni scorsi, della nascita di un partito islamico, il Prune (Partido de renacimiento y uniòn nacional espanol) in Spagna ha scatenato una serie di ipotesi al limite del paranoico insieme ad analisi più serie e preoccupate in Italia. Leggi l’intervista

“La predicazione nelle moschee deve essere fatta in lingua italiana. E più in generale, il Corano deve essere predicato nella lingua del paese in cui il musulmano vive”. Con questa proposta il presidente della Camera, Gianfranco Fini riapre il dibattito, già fonte di polemiche, sui luoghi di culto islamici In Italia. E se la proposta di Fini riceve attacchi da parte del Prc e del Pd e il plauso della Lega, divide le comunità islamiche con il consenso del Centro islamico culturale d’Italia e la critica dell’Unione Comunità islamiche in Italia (Ucoii).
Fini parla fuori casa, da Abu Dhabi negli Emirati Arabi, e si dichiara d’accordo con il principe Bin Zayed il quale, spiega il presidente della Camera, “È fermamente convinto della necessità, in Italia come negli altri Paesi, di una predicazione del Corano nella lingua del paese che ospita il musulmano. E ciò perchè, come avviene negli Emirati, non ci sia alcun tipo di predicazione e istigazione all’odio durante un momento che deve essere soltanto religioso”.Nel pomeriggio gli rispondono alcuni rappresentanti delle comunità islamiche italiane: ”Sono totalmente d’accordo con quello che ha detto Fini perché anche se é vero che la lingua del Corano é l’arabo, il sermone del venerdì, che equivale alla predica nella religione cristiano-cattolica, deve essere fatto in italiano perché l’italiano deve diventare la lingua comune di tutti gli immigrati che intendono stabilirsi in modo permanente in Italia” ha detto Mario Scialoja, consigliere del Centro islamico culturale d’Italia. Mentre di “proposta condivisibile” parla anche la Comunità religiosa islamica: ”Conoscendo Fini, con il quale abbiamo condiviso iniziative ispirate al dialogo” ha detto Yunus Distefano, portavoce della Coreis “penso che il presidente si riferisse al sermone. Su questo c’è il pieno accordo della Coreis italiana”. “Per la dottrina islamica” ha poi spiegato “è imprescindibile che la preghiera sia recitata in lingua araba, perché è la parola che si fa Dio”. Se ci si riferisce, invece, al sermone del venerdì, ‘’sarebbe meglio farlo in italiano, per istanze di trasparenza che non possono più essere eluse”. In questo caso, non vi sarebbero ”controindicazioni” rispetto al rituale e ‘’si renderebbe un servizio anche agli italiani musulmani, che magari in arabo conoscono solo la preghiera o poco più, e agli immigrati di seconda generazione, per i quali l’italiano è ormai diventata prima lingua, favorendo una maggiore integrazione e una maggiore armonia tra la pratica religiosa e l’identità italiana”. “Del resto” ha concluso Distefano “a Milano l’ imam Pallavicini tiene già i suoi sermoni in italiano e altrettanto fanno, in sua assenza, gli altri imam”.
La proposta del numero uno di Montecitorio non piace però all’Ucoii: “i politici non conoscono la realtà”. “In Italia” spiega Issedin Elzir “già accade che il sermone sia in parte in arabo e in parte in italiano e che occorre una traduzione. Serve più dialogo, dobbiamo conoscerci di più”. “Se il timore è che in arabo possano essere dette parole di odio, l’odio si può esprimere in tutte le lingue”.
Negli Emirati Arabi Uniti esiste un’autorità dello Stato che verifica che le orazioni pronunciate nelle moschee non contengano istigazioni all’odio, specifica ancora Fini. Ma la sua posizione suscita la reazione polemica del Prc: Paolo Ferrero ricorda che “per poter discutere in che lingua si deve pregare nelle moschee occorre che le moschee in Italia si possano costruire. Invece” spiega “siamo in una situazione folle in cui i mussulmani sono sovente obbligati a pregare nei sottoscala e per strada”. Il segretario del Prc sollecita quindi una legge per la libertà religiosa e in quel contesto, a suo avviso, di deve porre il tema della lingua. Secondo il Pd la proposta di Fini è “inefficace”.
Di altro tono la reazione della Lega. Roberto Cota, capogruppo dei deputati del Carroccio sottolinea “che sia dal cardinale Poletto sia da Fini viene posta l’attenzione su temi che sono stati sviluppati nel dettaglio nella proposta di legge leghista che stabilisce anche le prediche siano fatte nella nostra lingua mentre le moschee non possano essere costruite a meno di un chilometro dalle chiese”.
Dal Pdl Souad Sbai si dichiara felice che Fini abbia fatto sua “una battaglia portata avanti dall’associazione delle donne marocchine in Italia”. Profondo il dissenso invece dei Radicali soprattutto sulla costruzione delle moschee. Silvio Viale sottolinea che “porre veti alla costruzione di moschee, delle quali i minareti sono una componente, significa legittimare le posizioni dei persecutori dei cristiani nel mondo e di ogni persecuzione verso le minoranze religiose”.
Il VIDEO servizio:
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Immigrati dimenticati nelle liste per il voto politico e amministrativo di aprile? Il dubbio sorge legittimo, ora che sono state chiuse e consegnate anche le liste per le elezioni comunali e provinciali. Anche se l’assenza più evidente rimane quella, nelle liste per le politiche del Pd, di un candidato proveniente da un paese a maggioranza islamica che faccia da contraltare a Souad Sbai, presidente delle donne marocchine in Italia, candidata in Puglia nelle liste del Popolo delle Libertà.
Un’assenza che non stupisce la Sbai (”Non avevo dubbi sul Pd, vista l’indifferenza che ha mostrato verso gli immigrati, il mondo arabo e le donne immigrate”) e che ancora brucia non solo a Khaled Fouad Allam, scrittore, professore unversitario, intellettuale e
parlamentare uscente della Margherita, ma anche ad altri esponenti dell’Islam italiano. “Farà allontanare dalla sinistra un pò di immigrati islamici - rileva Ejaz Ahmad, giornalista pachistano e membro della Consulta per l’Islam. “Il fatto è che in questa campagna elettorale, tutta centrata sulla sicurezza, non si parla di immigrazione. Come se il problema della sicurezza fosse colpa degli immigrati”. Jean Leonard Touadì, assessore capitolino della giunta Veltroni, si salva invece come numero 2, dietro a Di Pietro, nella lista dell’Idv.
Parole roventi da Fouad Allam, che ha già scritto a Prodi, quale presidente del Pd, per chiedere conto dell’esclusione. “Una decisione molto grave” dice il docente di islamistica di origine algerina “che fa scendere la fiducia degli immigrati nella sinistra”. E rallenta anche il percorso avviato nei confronti dell’Islam italiano, aggiunge, consideratl anche il suo decennale impegno proprio nello studio dell’Islam europeo. Tanto che gli è stata espressa solidarietà, sottolinea Fouad Allam, anche dal leader di An Gianfranco Fini.
Non è andata bene nemmeno a Zakaria Najib, l’operaio marocchino che si attendeva una candidatura al Senato dalla Lega Nord del Veneto: alla fine nelle liste padane non è entrato.
Mentre non è andata in porto il progetto dell’Udc, attento al dialogo interreligioso, di avere tra le sue file Yahya Pallavicini, della Comunità religiosa islamica (Coreis).
Se l’Islam italiano pare dunque un po’ trascurato soprattutto a sinistra, qualche immigrato spunta comunque tra le liste per le politiche. In particolare grazie alla Sinistra Arcobaleno, che pure ha escluso Alì Baba Faye, senegalese già nei Ds e ora esponente della Sinistra Democratica.
In Lombardia Bertinotti &Co. candidano infatti alla Camera Dijana Pavlovic, giovane rom di origine serba, attrice e mediatrice culturale, mentre il Pd propone Bertha Bayon, sociologa boliviana arrivata in Italia da La Paz nel 1984 e da allora in prima linea nella formazione interculturale. La Destra propone invece Leila Nur, animalista, figlia di madre italiana e di Taha Nur del Fronte di Liberazione Eritreo, morto di recente in un carcere del suo paese. In Piemonte corre per la Sinistra Critica l’italo-congolese Mukendi Ngandu, attivista del movimento contro la guerra. Nelle liste della Sinistra Arcobaleno figurano per la Camera la polacca Dorota Grudziadz Niescer e la somala Suad Omar, ma ai n. 19 e 20, mentre al Senato al n.3 c’è Alì Rashid, deputato uscente, volto noto al pubblico televisivo e segretario della delegazione palestinese in Italia. In Emilia Romagna Lu Jishun, presidente dell’associazione cinese regionale, è candidato dalla Sinistra Arcobaleno in Parlamento, ma in una posizione di lista che non lo rende eleggibile. La stessa formazione in Toscana candida anche Mercedes Lourdes Frias deputata uscente di Santo Domingo e il senegalese Pape Diaw, entrambi per la Camera ma a fondo lista.
Altri nomi spuntano però per le amministrative. Per il comune di Brescia, ad esempio, vi sono diversi immigrati nelle liste civiche, fra cui Khaled El Guenid e Maria De Pilar Moren, e Mabel Miguelina Rodriguez Colon di Santo Domingo. In Friuli Venezia Giulia corre per le regionali, sempre con la Sinistra Arcobaleno, Ahmed Faghi Elmi, attivo sui temi dell’immigrazione.
Per lo stesso coalizione corre per le comunali a Treviso il senegalese Moustapha Mouhamadou, mentre a sostegno di Rutelli, nella civica dei Moderati per Roma, si candida Khalid Chaouki.
A Giugliano in Campania (Napoli) infine, terza città per numero di residenti, per il Pd alle comunali si presenta Kizilats Demet, artista russa che vive nel napoletano da oltre 20 anni.
“Si tratta del primo gravissimo attacco contro di noi. Non avevamo mai ricevuto minacce né intimidazioni”. Yahya Pallavicini, imam della moschea di via Meda a Milano e componente della Consulta sull’Islam coordinata dal ministero dell’Interno, è scosso. Nella notte tra il 2 e il 3 maggio, intorno alle 2, una molotov ha colpito la sede nazionale della Coreis (Comunità religiosa islamica), di cui è vicepresidente. L’ordigno, fatto con una bottiglia di plastica e del liquido incendiario, non ha fortunatamente provocato grossi danni. Ha sfondato la finestra di uno degli uffici attigui alla moschea, ma l’incendio è stato subito spento dai vigili del fuoco. I carabinieri, che hanno fatto i primi rilievi, riferiscono che non sono state trovate rivendicazioni o scritte.
“L’attacco vandalico della scorsa notte sembra inserirsi all’interno delle recenti tendenze antireligiose che si sono opposte a monsignor Bagnasco”, commenta Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, presidente della Coreis. È d’accordo il segretario generale, Ilhamallah Ferrero: “È un fatto che si inserisce nell’atmosfera antireligiosa di questi mesi”, dice, “e che è trasversale a tutte le fedi. C’è troppa gente nel nostro Paese che istiga a colpire chi rappresenta le diverse confessioni e chi predica dialogo e pace”.
La Coreis, spiegano da via Meda, è l’organizzazione che riunisce il maggior numero di cittadini italiani musulmani ed è attiva nell’organizzare incontri e scambi con le altre religioni, in particolare con la comunità ebraica e con i rappresentanti cristiani. Persegue un ideale di Islam moderato e perfettamente integrato, lontano dagli estremismi.
“Ho chiesto espressamente alle istituzioni italiane e locali di tutelare le sedi e i membri della Coreis”, dice l’imam Pallavicini. Mentre il presidente della Comunità ha telefonato al prefetto Gianvalerio Lombardi che ha risposto di tenere nella massima considerazione l’accaduto. “Presto ci sarà un incontro in Prefettura”, concludono i rappresentanti della Coreis.