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In Sardegna è la settimana dei furti eccellenti.
Il primo ha avuto inizio alle 7,30 di martedì 19 quando un malvivente a bordo di una motocicletta e con il viso coperto ha bloccato uno dei cassiere della Banca Intesa di Porto Cervo mentre si dirigeva in auto verso l’istituto di credito. Oltre a minacciarlo: “Attento ti sentiamo e abbiamo in ostaggio tua madre”, (non era vero), il bandito ha anche fissato con il nastro adesivo una finta bomba sul braccio dell’impiegato, “se non farai quello che ti ordiniamo ti facciamo esplodere”. Terrorizzato il cassiere è andato in banca e ha prelevato 80 mila euro dalla cassa, per poi metterle in un’auto secondo le istruzioni ricevute dal bandito. Rientrato in banca, solo dopo qualche ora, ha avuto il coraggio di dare l’allarme alle forze dell’ordine. Ma i banditi, nel frattempo, erano fuggiti con l’auto e i soldi. Per ora di loro nessuna traccia.
I carabinieri hanno trovato il presunto ordigno ancora attaccato al braccio del cassiere che era in evidente stato di shock. Solo nella tarda mattinata gli artificieri hanno rimosso quello che poi si è rivelato un falso ordigno composto da plastilina, un telecomando per l’apertura di un cancello e alcuni fili. Il particolare sul finto esplosivo non è stato subito diffuso per non allarmare i numerosi turisti che si accalcavano attorno alla banca e che, vedendo le pattuglie di carabinieri e polizia, pensavano si stesse girando un film.
Scene da film anche per la rapina avvenuta in un hotel della Costa Smeralda qualche giorno fa. A darne notizia è il quotidiano L’Unione Sarda che lo definisce: “Il colpo dell’estate coperto dal più rigoroso riserbo”. Ed è stata una rapina degna di Arsenio Lupin: i ladri sono entrati in uno degli hotel più lussuosi della zona, il Romazzino, e sono usciti portandosi dietro, nascosta in una valigia, l’intera cassetta di sicurezza di un cliente russo. Dentro, secondo una prima ricostruzione, c’erano denaro e gioielli per un valore di 500mila euro. Entrati nella hall, mescolandosi agli ospiti, i malviventi sono riusciti a salire ai piani superiori, dove ci sono le suite e a colpo sicuro sono andati nella stanza del ricco cliente. Un colpo da maestri, messo a segno all’interno di una struttura sorvegliata 24 ore su 24 da personale specializzato.
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Almeno sei o sette alberghi dalle cinque stelle in su. Un centro congressi di ultima generazione dotato di ogni comfort per accogliere il G8 del prossimo anno. La trasformazione dell’Arsenale della Marina militare italiana in un grande cantiere nautico di manutenzione per traghetti e mega yacht. E ancora un casinò stile Montecarlo e tutto ciò che serve per accontentare la clientela più raffinata. Euro e dollari come se piovesse. Infine un taglio netto alla disoccupazione (oltre il 16 per cento della popolazione).
Nella mente del presidente della Sardegna, Renato Soru, e degli amministratori locali, dovrebbe essere questo il futuro dell’arcipelago della Maddalena dopo la partenza dei militari americani il prossimo 29 febbraio. Oggi, intanto, c’è la cerimonia di addio ufficiale e la chiusura, dopo oltre trent’anni, del Naval Support Activity, il supporto logistico che organizza le attività militari. Peccato, spiega Salvatore Cicu, deputato di Forza Italia ed ex sottosegretario alla Difesa, che tutti i progetti siano rimasti sulla carta: “Al momento c’è solo un accordo politico. L’Avvocatura dello Stato, infatti, non ha ancora deciso sulla destinazione dei beni dismessi dal demanio militare. L’Agenzia del demanio - spiega Cicu - deve dare l’ok al passaggio dei terreni dallo Stato alla Regione. E poi c’è il Parco che rivendica gli stessi diritti e si è messo di traverso ai programmi di Soru”. Ma il governatore alla fine dello scorso anno aveva precisato: “Il ministro della Difesa Arturo Parisi sta comunque trasferendo alla Regione i beni dismessi. Mi sembra perciò evidente che si segua quanto disposto dall’articolo 14 del nostro Statuto“.
Il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, dice invece che le gare d’appalto ci sono state e che gran parte dei progetti stanno già diventando realtà . Per ora l’unica cosa certa sono i trenta milioni di euro messi a disposizione dalla Finanziaria. Salvatore Sanna, consigliere comunale, spiega però che quei soldi “saranno utilizzati solo per abbellire e attrezzare le aree limitrofe all’arcipelago”. Restano poi altri 130 milioni di euro messi a disposizione di Guido Bertolaso, commissario del G8, che però non sono ancora arrivati. “Solo 100mila euro -dice Cicu - per la sala congressi nella zona rossa”. Sanna, uno dei più accesi sostenitori della costruzione del casinò, spiega che la Maddalena, considerate le caratteristiche del territorio, può ospitare solo pochi turisti e per questo necessita di strutture extra lusso.
Tra i vari investitori c’è l’onnipresente Aga Khan, l’inventore della Costa Smeralda, Tom Barrak, proprietario del patrimonio immobilare di Porto Cervo e dintorni. Ma anche Ernesto Bertarelli, patron di Alinghi, intenzionato ad organizzare alla Maddalena la Coppa America. Tra gli investori italiani c’è Salvatore Ligresti (pronto anche lui a fare un cinque stelle) già propietario del Tanka Village a Villasimius (Cagliari) e di 134 villette nell’arcipelago, per un totale di 60.000 metri cubi residenziali, dove alloggiavano i militari americani. Infine c’è la famiglia Serra, un tempo proprietaria dell’intera isola di Santo Stefano, oggi in società con Vela Marina. “Anche noi - dice Pasqualino Serra - stiamo per costruire un hotel lussuoso (commissionato alla Geogramma Spa, ndr). Anche perché l’amministrazione comunale ci ha detto che sotto le cinque stelle non potevamo scendere”. In tutto il sindaco Comiti stima che nei prossimi anni il business sarà di almeno 400 milioni tra pubblico e privato (ma potrebbero essere molti di più). E per gli oltre duemila dissoccupati della Maddalena arriveranno mille posti di lavoro. Almeno, confessa uno di loro, “questo è quello che ci hanno promesso. Speriamo che il G8 ci porti fortuna come dicono”.
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E poi si dice che chi può, non fa nulla per l’ambiente. Pensate invece a che cosa sta per succedere in Sardegna: le boe intelligenti faranno ben presto la loro comparsa nelle acque al largo della Costa Smeralda.
Permetteranno di collegarsi a internet, di prenotare un taxi nautico ma anche un catering a bordo, oltre che lezioni di diving e visite guidate. Servizi quasi lussuosi che asseconderanno i capricci di chi ormeggerà davanti alle spiagge che tutto il mondo ci invidia, ma che al tempo stesso sembra che saranno un’arma contro il degrado ambientale.
Fra i promotori di questa iniziativa c’è il proprietario di quelle coste, il magnate americano Tom Barrack: per attuare il progetto, infatti, è stata costituita la società SafeBay, joint-venture fra Smeralda Holding, di proprietà del fondo di investimenti Colony Capital di Tom Barrack, e Italgest Mare del Gruppo Italgest, guidato da Paride De Masi.
Non di solo lusso si tratta, però, perché l’idea è nata per contrastare l’ancoraggio selvaggio in rada, che danneggia i fondali marini. E per questo ha la benedizione di Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, e di Legambiente.
A fare da test saranno le acque di un’area non protetta, tra Cala di Volpe e Porto Cervo, dove saranno piazzate 50 boe telematiche che consentiranno controllato delle imbarcazioni da diporto. Il sistema utilizzato sarà MarPark, brevettato a livello internazionale da Italgest Mare e realizzato in collaborazione con Siemens.
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La gabella sul lusso imposta dal governatore della Sardegna su imbarcazioni, aerei privati e seconde case dei non residenti, è scaduta il 20 giugno ma, secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze, è incostituzionale.
La notizia, resa pubblica con un documento il 13 giugno scorso in risposta a un’interrogazione di quattro parlamentari della Cdl, ha immediatamente ridato fiato al popolo della “no Soru tax”, esasperato dall’imposta regionale.
Imposta che, al momento, se pure non sembra aver provocato flessioni sul turismo, secondo le voci che filtrano da vari comuni e da alcune associazioni di consumatori, sta comunque inducendo molti proprietari di seconde case non residenti (almeno 300 mila) a un’autentica rivolta fiscale. Che nella regione informatizzata proprio da Renato Soru, fondatore di Tiscali, rimbalza i malumori popolari via web (e fax) con un unico imperativo: non pagare.
A dimostrarlo ci sono le mille telefonate quotidiane che, da qualche settimana, arrivano all’associazione di tutela dei consumatori Voglio Vivere di Genova. Con Lazio, Lombardia, Liguria e Piemonte in testa. “Il malcontento è enorme” assicura la presidente Anna Massone che ha presentato ricorso all’Ue contro la manovra Soru e, nell’attesa che Bruxelles si pronunci, invita tutti “a non pagare e ad aderire all’istanza collettiva preparata dagli avvocati dell’associazione”. Non solo. Massone, di origini sarde, sta per avviare una campagna di boicottaggio contro il balzello suggerendo ai turisti di disertare bar, ristoranti e, soprattutto, negozi dell’isola: “Non comprate nulla, nemmeno la carta igienica!” esorta. Fra i tanti, risponde via mail C.O., dirigente milanese con casa in Gallura: “Mi porto tutto, acqua minerale compresa”.
Centinaia di telefonate sommergono anche il Comitato regionale dell’Unione consumatori a Cagliari ( uncsardegna at tiscali.it) che si appresta a sua volta a impugnare davanti alla Commissione Ue una norma che, secondo il presidente Romano Satolli, “viola palesemente i principi di non discriminazione dei cittadini”.
Che la tassa sia illegittima lo pensano anche molti sindaci della Gallura che hanno alzato le barricate, anche legali. Da Franco Cuccureddu, primo cittadino di Castelsardo e presidente della Rete dei porti (”Non daremo un euro alla Regione”) a Gianni Giovannelli, neo-eletto a Olbia con il 70 per cento delle preferenze (”Appoggio il ricorso del mio predecessore”).
Ma Soru non demorde, anzi. È notizia dell’ultima ora che, per chi non ha pagato, è prevista una maggiorazione dal 100 al 200 per cento “a titolo di interesse”. Intanto il mercato immobiliare registra i primi contraccolpi: aumento degli affitti del 15-20 per cento e battuta d’arresto per le vendite.