Leggi tutte le notizie su:


coste

Strage nel Mediterraneo, centinaia di migranti dispersi al largo della Libia

immigrati
Almeno duecento dispersi, quasi sicuramente morti. Ma il bilancio potrebbe essere anche peggiore: l’ultima tragedia dell’immigrazione racconta di un barcone affondato al largo della costa libica dopo un viaggio funestato da un vento fortissimo e dalle condizioni disperate del mezzo, stracarico di migranti. Secondo quanto ha reso noto l’agenzia egiziana Mena, tutti i clandestini - molti dei quali di nazionalità egiziana - erano diretti in Italia. Una delle imbarcazioni era partita da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli e dopo tre ore di navigazione il battello è affondato 30 chilometri al largo della Libia.
Le notizie si rincorrono da ore: si è parlato di altre due imbarcazioni naufragate, ma il dato non trova conferme. In questo caso il numero dei dispersi, e dei morti, potrebbe salire. Gli unici dati certi - diffusi dal responsabile dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) di Tripoli Laurence Hart - riguardano 20 persone annegate (di cui 6 egiziani) e 23 tratte in salvo (di cui 10 egiziani).
Le informazioni sull’accaduto sono ancora confuse. Si parla - a quanto riferito alla Reuters da funzionari locali - di quattro imbarcazioni in difficoltà non lontano dalla costa della Libia.
Di queste due sono sicuramente affondate. Delle altre due non si sa niente, anche se il ministero dell’Interno libico ha reso noto che una nave cisterna italiana ha salvato 350 clandestini che si trovavano a bordo di una imbarcazione alla deriva.
Per il momento sono state tratte in salvo 23 persone mentre di altre 21 sono stati recuperati i corpi senza vita. I dispersi: considerando che su una imbarcazione affondata si trovavano 253 persone e sull’altra 365, sono pertanto più di 500.
Delle altre i libici affermano di non avere certezza del luogo di partenza.
Quanto al salvataggio effettuato da una nave italiana, resta qualche incertezza. Fino alla tarda serata - secondo quanto si è appreso - sia del naufragio sia del soccorso da parte di una nave cisterna non era giunta alcuna segnalazione alle autorità italiane competenti per la ricerca e il soccorso in mare.
L’ennesima tragedia sulla rotta tra la Libia e la Sicilia non ha comunque fermato i viaggi della disperazione verso l’Italia: oltre 400 extracomunitari sono approdati infatti nelle ultime ore sulle coste della Sicilia orientale, dopo i 222 giunti ieri a Lampedusa. Sbarchi che, ha assicurato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, “termineranno il 15 maggio prossimo, quando entrerà in vigore l’accordo siglato dal governo italiano con quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste”.
Il primo barcone si è arenato nella serata di ieri sulla spiaggia di Scoglitti, una frazione di Vittoria, in provincia di Ragusa. A bordo c’erano 153 immigrati, tra cui 29 donne, che dopo le procedure di identificazione sono stati portati nella palestra comunale di Pozzallo. Una carretta di circa 20 metri con a bordo 249 persone, tra le quali 31 donne - tre incinte - e otto minori, è approdata invece all’alba a Portopalo di Capo Passero, nel siracusano. Gli extracomunitari, in gran parte somali ed eritrei, sono stati scortati in porto dall’unità navale delle Fiamme Gialle e da una motovedetta della Guardia Costiera. Un giovane somalo di 24 anni è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, con l’accusa di essere lo scafista che ha condotto l’imbarcazione, partita dalle spiagge libiche.
Intanto a Lampedusa si registra una nuova fuga dal Centro di identificazione ed espulsione: una ventina di migranti sono riusciti ad allontanarsi dal Centro, prima di essere bloccati qualche ora dopo dai carabinieri. Due di loro, sorpresi a rubare all’interno di alcune villette disabitate, sono stati arrestati; altri cinque sono stati denunciati per violazione di domicilio.
Episodi che fanno salire nuovamente la tensione sull’isola, dove in questi momenti si trovano complessivamente 720 extracomunitari distribuiti tra il Cie di contrada Imbriacola e l’ex base Loran di Capo Ponente. Lunedì 30 marzo, il sindaco, Dino De Rubeis, aveva lamentato la mancanza di assistenza medica adeguata per i 222 migranti sbarcati nel pomeriggio.
Affermazioni seccamente smentite dal responsabile del Dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone: “Il sindaco dice il falso. Sul molo, hanno operato quattro medici e un infermiere e l’ambulanza che il dipartimento libertà civili ha acquistato e che è costantemente a disposizione delle necessità sull’isola”

Per interrompere le stragi continue durante le traversate dei disperati che tentano di raggiungere le coste italiane, il Segretario Generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, suggerisce di creare - nonostante la crisi economica in atto - opportunità di lavoro nei paesi di origine di questi emigranti. Davis sottintende che tale investimento sarebbe, per altro, inferiore alle spese di contenimento dei flussi migratori. “Il numero delle vittime della disperazione è in continuo aumento e io ne sento il peso sulla mia coscienza”, ammonisce Terry Davis. “Duecento persone, forse anche di più, sono scomparse ieri al largo delle coste della Libia dopo il naufragio di due barconi diretti presumibilmente in Italia. Queste povere vittime si aggiungono a una lunghissima lista di migliaia di disperati che ogni anno muoiono nel tentativo di raggiungere l’Europa”. “Il Mediterraneo è ormai una trappola mortale”, conclude il Segretario Generale del Consiglio d’Europa. “Non possiamo continuare ad assistere indifferenti a tale tragedia umana. Il problema non è solo dei paesi di approdo ma di tutta l’Europa. L’unico modo per risolvere il problema è di creare risorse nei paesi da cui gli emigranti provengono”.

Il VIDEO servizio:

Rifugiati, Boldrini: ecco perché l’Italia è un modello

immigrati
Molti rifugiati scelgono come approdo le coste dell’Italia, quarto paese al mondo per numero di domande di asilo. Nel 2008, le richieste sono state 31 mila, il 75 per cento delle quali da clandestini sbarcati nelle coste del Meridione. Una cifra molto alta. Panorama.it ha sentito Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite in Italia, nel giorno della presentazione dei dati mondiali sulle richieste di asilo.
Perché questo afflusso sulle coste italiane?
C’è stato un aumneto delle domande dovuto alla presenza di conflitti vicini al nostro paese. Un fenomeno analogo si è regitrato nel 1999 con la guerra in Kosovo (sono 10 anni oggi da quando l’aviazione della Nato iniziò i bombardamenti a cui partecipò anche l’Italia, sotto il governo D’Alema, ndr), quando a Roma le richieste di asilo furno addirittura 33 mila. Insomma, quando c’è una guerra è naturale che molte persone cerchino di mettersi in salvo, soprattutto nei paesi più vicini.
In Italia è più facile fare domanda di asilo e ottenerlo?
Da noi il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento, ossia ottengono lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o umanitaria.
Chi gestisce questo processo?
È intermanete gestito dallo Stato conla supervisione delle Nazioni Unite. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove i commissari delle Nazioni Unite lavorano in stretto coordinamento nelle commissioni governative di valutazione delle domande di asilo, con gli enti locali e le prefetture. Possiamo dire che siamo un modello, anche se ogni paese Ue ha la propria struttura legislative e amministrativa. Per questo ci vorrebbe una maggiore omogeneità: non è possibile che la Grecia non riconosca alcun iracheno come rifugiato, mentre la Svezia ne riconosca circa il 90 per cento. Questo spiega i flussi maggiori verso i paesi dove il riconoscimento è più veloce.
Quanto tempo restano da noi?
I rifugiati hanno un permesso di 5 anni e sono mantenuti dallo Stato solo nei primi sei mesi. Poi, devono cercarsi un lavoro e una casa come tutti gli immigrati regolari. Per questo chiediamo un maggiore impegno finanziario da parte dello Stato. Oggi, devo dire che c’è una tendenza a rimanere e ad integrarsi, mentre anni fa l’Italia era considerata un paese di transito verso altre mete in Europa.
Considerando i dati, gli italiani sono molto ospitali…
Non dobbiamo parlare di ospitalità. Non si tratta di una questione morale, ma siamo nel campo del diritto. È un nostro dovere dare il diritto di asilo e riconoscere varie forme di protezione umanitaria. Se l’Italia ha ratificato dei trattati internazionali, allora deve rispettare tutti gli oneri e i doveri che ne conseguono. E devo dire che il nostro paese lo sta facendo bene.

Rifugiati: boom di domande. Italia quarta al mondo per richieste di asilo politico

Rifugiati in Italia

L’Italia è il quarto paese al mondo scelto dai richiedenti asilo, con oltre 31 mila richieste presentate nel 2008, il 75% delle quali presentato da immigrati clandestini sbarcati sulle coste meridionali. Il dato emerge da un rapporto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, pubblicato in questi giorni.

Davanti all’Italia, gli Stati Uniti, che continuano a rappresentare anche nel 2008 il principale paese di destinazione per i richiedenti asilo, di qualsiasi nazionalità, con circa 49 mila nuove richieste, poi il Canada con 36.900 domande e la Francia con 35.200. Dietro il Regno Unito, a quota 30.500.
Ogni anno i rifugiati politici costano in media agli italiani, secondo i dati del ministero dell’Interno, circa 25 euro al giorno per il loro mantenimento nelle strutture di accoglienza, circa la metà della spesa media per un clandestino nei centri di permanenza, dove si aggiunge l’addizionale per la sicurezza. Ma quanto tempo rimangono in Italia? Dei richiedenti asilo, secondo i dati della sezione italiana dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, solo al 10 per cento viene riconosciuto lo status con un relativo permesso di soggiorno per 5 anni, mentre il restante 40 per cento riesce ad ottenere altri benefici, come la protezione sussidiaria (permesso di soggiorno di 3 anni) e la protezione umanitaria (permesso di soggiorno di un anno).

Un sistema che funziona rispetto a quelli vigenti in altri paesi europei e che ha spinto circa il 75 per cento circa dei 36 mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 - due su tre - a presentare domanda d’asilo, sul posto o successivamente.
A richiedere asilo in Italia nel 2008 sono stati soprattutto i cittadini provenienti dalla Nigeria, seguiti da persone in fuga dalla Somalia e dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dalla Costa d’Avorio e dal Ghana.
Nel mondo gli iracheni restano in testa alla classifica dei richiedenti asilo, seguiti dai somali dai russi dagli afghani e dai cinesi. Nel 2008 c’è stato un incremento del 12% delle domande d’asilo in termini assoluti sono state 383 mila le nuove richieste in 51 paesi industrializzati.

LEGGI ANCHE: Rifugiati, Boldrini: ecco perché l’Italia è un modello

Immigrati, la Ue allerta l’Italia: presto gli sbarchi aumenteranno

sbarco di immigrati a Lampedusa

Ne arriveranno tanti. Ancora di più di quelli (e sono centinaia ogni giorno: 350 nelle ultime 48 ore) che sbarcano sulle nostre coste. Immigrati, irregolari, migranti, (”Non chiamiamoli più clandestini”, propone ai media il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini per una questione di “una ecologia del linguaggio”): sono uno degli effetti della crisi economica nel continente africano. E, nei prossimi mesi, dovremo mettere nell’agenda socio-politico-economica un forte aumento dell’immigrazione clandestina alle frontiere meridionali dell’Unione europea, in particolare in Italia e a Malta.
A lanciare l’allarme è il vicepresidente della Commissione europea e commissario per Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot, in una nota interna destinata agli altri 26 commissari Ue a Bruxelles, che l’Adnkronos è riuscita a ottenere ead anticipare.

“Anche se il flusso di immigrati clandestini per via marittima ha smesso oggi di essere un fenomeno ‘estivo’, è probabile che nei prossimi mesi la pressione aumenti in modo significativo”, avverte Barrot nel resoconto del suo recente viaggio a Lampedusa e a Malta.
In particolare, secondo il responsabile Ue, “l’aggravarsi della crisi economica e i suoi primi effetti reali in Africa avranno un impatto diretto sulle categorie di popolazione più inclini all’immigrazione (uomini e donne in buona salute, giovani, relativamente istruiti ma senza prospettive a breve e medio termine)”. Nel documento interno, Barrot insiste quindi sull’esigenza di fornire ai Paesi più esposti ai flussi migratori, in particolare Italia e Malta ma anche Spagna, Grecia, Cipro, “una risposta congiunta e un maggiore sforzo di solidarietà a livello dell’Unione. La frontiera meridionale marittima dell’Unione - ricorda il responsabile Ue - non è solo la porta d’accesso per questi Paesi ma per l’Europa intera”.
Insomma, taglia corto Barrot, “queste sfide hanno bisogno di una risposta globale e un’iniziativa politica forte”. “Serve maggiore solidarietà con questi Stati membri, sia per far fronte a queste sfide importanti, sia per garantire condizioni di accoglienza dignitose e umane a queste persone”, rimarca Barrot, ricordando che “questa solidarietà passa in primo luogo dal finanziamento comunitario, che deve continuare a sostenere l’Italia e Malta nei loro sforzi di accoglienza”, nonché dal potenziamento dell’azione di Frontex, l’agenzia per il controllo delle Frontiere esterne dell’Ue, come le autorità italiane hanno chiesto.
Fra i primi a commentare le parole del Commissario Ue, è Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato: “L’allarme lanciato oggi da Barrot sull’aumento dei flussi verso il nostro Paese ci rende ancora più determinati nel perseguire la realizzazione di tutte le norme necessarie per contrastare l’immigrazione clandestina”. Il senatore del Carroccio non cita la norma sulla denuncia dei migranti da parte dei medici (contestata proprio oggi da 100 deputati del Pdl), ma nell’elenco delle misure inserisce: “l’attuazione dell’accordo con la Libia con il pattugliamento delle coste, l’istituzione del reato di clandestinità, il blocco dei flussi limitato solo ai lavoratori stagionali, l’aumento della permanenza dei clandestini nei centri di identificazione e espulsione. Strumenti fondamentali”, conclude Bricolo “anche come deterrente nei confronti di chi intende partire dalle coste del Nord Africa verso il nostro Paese perche’ sara’ chiaro a tutti che le nostre frontiere non potranno piu’ essere forzate. Gli stranieri potranno dunque entrare solo nel rispetto delle leggi”.

Sbarchi continui: gli immigrati in un anno aumentati del 75%

Emergenza immigrazione a Lampedusa

Un charter con a bordo 44 clandestini egiziani è decollato ieri sera da Lampedusa, destinazione finale Il Cairo. Si tratta del primo volo di rimpatrio “diretto” dopo l’annuncio di ieri del ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “Chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente da Lampedusa, senza essere trasferito in altri centri italiani”, aveva detto ieri Maroni.
E ieri sera è decollato dall’isola un charter con a bordo un gruppo di extracomunitari, tra cui 44 egiziani: dopo uno scalo a Catania, dove sono stati fatti scendere altri immigrati destinati al centro di permanenza di Pian del Lago (Caltanissetta), l’aereo è ripartito per Il Cairo. “Quello dato oggi dal Governo” ha detto il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis “è un forte segnale per le organizzazioni malavitose che sfruttano il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Deve essere chiaro che, d’ora in poi, dopo l’identificazione da parte della polizia, i migranti irregolari verranno rimpatriati. Finalmente Lampedusa potrà forse così tornare ad essere nota come meta turistica”.
L’operazione di rimpatrio è stata possibile grazie a un accordo bilaterale tra Italia e Egitto, che ha già consentito di rimpatriare diverse centinaia di clandestini, ma il 2008 si conferma un anno di massiccio incremento degli sbarchi: secondo gli ultimi dati del Viminale, gli extracomunitari giunti quest’anno sulle coste italiane sono stati 36.900, circa il 75% in più rispetto al 2007, quando erano stati 20.500. Anche quest’anno la stragrande maggioranza dei clandestini è approdata a Lampedusa (circa 31.000 sul totale), il cui centro di accoglienza è arrivato praticamente al collasso dopo gli ultimi sbarchi. Proprio per questo proseguono i trasferimenti di immigrati dall’isola ad altri centri: oggi è stata la volta di oltre 200 immigrati smistati altrove. A Lampedusa ne restano un migliaio.

Numeri che, per il responsabile del Viminale, dovranno abbassarsi radicalmente. Anzi, azzerarsi: “Nel 2009 gli sbarchi dalla Libia verso Lampedusa cesseranno. Non è una promessa, è un impegno”, dice il ministro aroni, intervistato da Libero.
E non demorde Maroni: la soluzione sta nell’accordo siglato un anno fa con la Libia “che prevedeva il pattugliamento delle coste libiche con sei motovedette italiane condotte da personale libico”; “ecco perché” aggiunge “dobbiamo attuare l’accordo alla svelta e mettere a disposizione dei militari libici le sei motovedette. Direi che stavolta ci siamo: entro la fine di gennaio il pattugliamento partirà e noi avremo risolto il problema. E anche la comunità di Lampedusa avrà finito di soffrire”.
Ai cittadini dell’isola lo spiegherà lo stesso Maroni, che sarà a Lampedusa il 5 gennaio, mentre il 13 incontrerà i suoi colleghi di Malta, Cipro e Grecia, “per stilare un documento comune da discutere in Europa, alternativo al programma Frontex“. Passando dal traffico di esseri umani a quello di droga, Maroni sottolinea che “una delle principali porte d’accesso” della cocaina in Italia dal Sudamerica è “il porto di Gioia Tauro, un colabrodo che metteremo presto in sicurezza con un massiccio intervento di sorveglianza”.

Rimpatri immediati dei clandestini: la linea dura di Maroni non convince La Russa

Uno sbarco di clandestini in Sicilia

Da oggi partiranno i primi rimpatri di migranti direttamente da Lampedusa e a gennaio i pattugliamenti congiunti nelle acque libiche. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. All’emergenza clandestini si risponde con misure d’emergenza ha spiegato ieri il titolare del Viminale ma l’atteggiamento da tenere con la Libia diventa la scintilla dell’ennesima polemica con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa che in un’intervista al Corriere della Sera dichiara: fare i duri con i libici non serve a niente. Secca la replica del titolare del Viminale. “Lui” dice Maroni “è più fortunato di me. Io non sono in qualche spiaggia nei mari tropicali, ma sono in Padania. Ho voluto rimanere qui proprio per affrontare le eventuali emergenze e quella di Lampedusa è una emergenza”. Non si fa attendere la controreplica del ministro della Difesa. “Alzare la voce senza prima avere ratificato in Parlamento l’accordo firmato con Gheddafi può servire a livello interno, ma se si vuole veramente affrontare il problema degli sbarchi non serve a nulla”.
Eppure il ministro dell’interno promette: “Chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente da Lampedusa, senza essere trasferito in altri centri italiani. Ho dato disposizioni per attivare un centro idoneo al riconoscimento e all’espulsione. Domani o al massimo dopodomani ci saranno i primi voli di rimpatrio”.
In questi giorni l’isola è meta di un flusso ininterrotto di carrette del mare che scaricano migranti ed il centro di accoglienza dell’isola scoppia. Oggi 280 clandestini sono stati trasferiti in altre strutture. A Lampedusa ne restano circa 1.300 (la capienza è di 800). Ma la vera soluzione finale per l’emergenza sbarchi il ministro dell’Interno la individua nei pattugliamenti congiunti delle coste libiche, che dovrebbero partire a gennaio con sei motovedette messe a disposizione dall’Italia, ad oltre un anno dall’accordo in merito siglato siglato dall’allora ministro dell’Interno, Giuliano Amato, con il suo collega libico. Con l’avvio dei pattugliamenti, secondo Maroni, “potremo dire addio una volta per tutte al problema degli sbarchi a Lampedusa”.

La linea dura annunciata dal ministro non piace al Pd ed alle associazioni. “Falliti gli accordi con la Libia per mancata ratifica da parte del Parlamento” attacca Jean-Leonard Touadi, deputato del Pd “ora Maroni annuncia i rimpatri di massa da Lampedusa. Anche questo è un annuncio che resterà senza effetto perchè i rimpatri sono contrari alle norme internazionali e alla dignità delle persone, oltre che incredibilmente onerosi per le casse dello Stato”.
Analoga la posizione di Filippo Miraglia, dell’Arci, che ricorda come “l’Italia sia stata già condannata dalla Corte europea di Strasburgo per un’analoga iniziativa varata dell’ottobre 2005 dell’allora ministro Pisanu”. Mentre la portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, mette in guardia dal rischio di “espulsioni generalizzate” e ricorda che “devono essere tutelati i diritti dei richiedenti asilo”.
Intanto è trascorsa la prima notte senza sbarchi di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa dopo l’arrivo dei circa duemila extracomunitari durante le feste di Natale. Alla sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo, che coordina le operazioni di soccorso, non sono arrivate notizie di imbarcazioni nel Canale di Sicilia. Sull’isola sono stati istituiti dei ponti aerei per portare i migranti nei Centri di permanenza temporanea della Puglia e della Calabria e alleggerire il Centro d’accoglienza di Lampedusa ormai al collasso.

Sbarchi da record: +107% gli irregolari sulle coste italiane

Un barcone di immigrati irregolari

Con i suoi 25 mila arrivi o tentativi di attraversamento illegali, da gennaio a settembre, l’Italia si piazza al primo posto della classifica europea per immigrazione irregolare via mare. Sulle coste, e soprattutto a Lampedusa, rispetto allo stesso periodo del 2007 gli arrivi sono incrementati del 107%. L’allarme viene dal vice direttore di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere, Gil Arias, intervenuto a un incontro sull’immigrazione irregolare a Roma: “Mentre nelle isole Canarie” ha fatto notare Arias “l’arrivo di clandestini via mare nel 2007 è diminuita del 65% e nel 2008 di un ulteriore 10%, in Italia, da gennaio a settembre, è invece aumentata del 107%”.
I paesi d’origine? Soprattutto Nigeria ed Eritrea. Questi ultimi da luglio a settembre sono aumentati di dieci volte rispetto ai tre mesi precedenti. E secondo l’agenzia Frontex, in futuro la situazione dell’immigrazione irregolare vicino a Lampedusa, Linosa e Malta sarà sempre più “drammatica”.
I paesi da cui salpano? Principalmente la Libia. Anche se ultimamente, ha fatto notare Arias, gli immigrati irregolari cercano di arrivare in Italia anche attraverso le frontiere aeree: durante un’operazione condotta da Frontex è emerso che i nigeriani e i cinesi cercano di entrare soprattutto attraverso Fiumicino, gli eritrei attraverso Ciampino, i marocchini attraverso Milano e Bologna e i russi attraverso Rimini e Bologna.
La Libia, dunque. Benché con Tripoli siano stati sottoscritti patti e accordi per il pattugliamento congiunto in mare, Roma non riesce ancora a ottenere la cooperazione necessaria a fermare le partenze dei barconi dei disperati. Se l’immigrazione irregolare in Italia continua ad aumentare è perchè, a differenza di quanto fanno le autorità senegalesi e mauritane per prevenire le partenze verso le Canarie, “qui manca la cooperazione con paesi terzi”, denuncia il vice direttore dell’agenzia europea.

Secondo i dati forniti da Arias, sono Spagna, Grecia e Italia a detenere il primato dell’immigrazione illegale in Europa (75%), che nel 2008 è aumentata: nel 2007 gli immigrati irregolari intercettati nel Vecchio continente erano 163 mila, fino a settembre 2008 erano invece già 130 mila. “Rispetto al 2007″ ha commentato Arias “è rimasta stabile l’immigrazione irregolare attraverso le frontiere di terra, diminuita quella attraverso le frontiere aeree e aumentata in modo significativo quella via mare”. Infine, nel 2008 sono diminuiti del 7% i “respingimenti” alle frontiere aeree o di terra: dai 130 mila contati del 2007, nei primi nove mesi del 2008 ci si è fermati a 106 mila.

LEGGI ANCHE: Decreto flussi 2008: porta aperte a 150mila immigrati - La Chiesa dice sì alle nuove moschee

Tra bandiere blu e acque nere. In Italia trecento spiagge vietate

Costa della Riserva naturale di Torre Guaceto (Puglia)
“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”. La più classica delle canzonette estive rischia di diventare un ritornello fuori tempo. Almeno in Italia. Dove dal 2001 al 2008 il numero delle spiagge proibite ai bagnanti per le acque troppo inquinate o la cementificazione è cresciuto da zero a 300.

Un record assoluto, in confronto al resto d’Europa: solo un litorale fuorilegge in Spagna, zero in Grecia e in Francia, giusto per fermarsi ai principali Paesi mediterranei. Il dato è frutto di un’indagine dell’ Unione Europea ed è stato reso noto ieri dal commissario Europeo all’ambiente, Stavros Dimas. La Commissione ha inoltre inviato una lettera di richiamo all’Italia (e ad altri 10 paesi), per la cancellazione di alcune acque balneabili dalla lista delle aree sotto controllo.
Un paradosso per la Penisola, coi suoi 7500 km di coste, le sue cale e scogliere celebrate in tutto il mondo, ma soprattutto le 215 spiagge premiate con le “bandiere blu” (per un totale di 104 località) assegnate dalla FEE, (la Fondazione per l’educazione ambientale), che rappresentano da sole il 10% del totale a livello internazionale. Nel 2007 nell’area mediterranea solo Spagna, Turchia e Grecia avevano più bandiere blu .
Discorso simile per le “vele” assegnate da Legambiente e Touring Club Italiano alle 344 spiagge più pulite.
Dalle acque cristalline a cemento e mucillagine: se le bandiere blu premiano soprattutto Marche e Toscana, nella mappa dell’ UE la costa a sud di Ancona è costellata da punti neri (che indicano le zone costiere chiuse), così come nel litorale tirrenico, da Roma a Salerno. Il nostro Paese scopre di avere il maggior numero di coste vietate ai bagnanti per le installazioni portuali o le acque troppo sporche. Colpa (o merito) dei controlli più rigidi?

Potrebbe essere una spiegazione plausibile: solo sette anni fa non era stata rilevata neppure una spiaggia vietata, senza contare che le acque balneabili italiane rappresentano il 26% del totale UE e quelle controllate in Grecia e in Spagna sono state meno della metà delle 4929 italiane. Resta però un numero altissimo di spiagge off limits. E oltre al disagio per gli aspiranti bagnanti, mentre comincia la stagione estiva, c’è il richiamo della Commissione, dal quale può prendere il via l’apertura di una procedura di infrazione e il deferimento davanti alla Corte di giustizia. E nell’ipotesi più negativa potrebbero arrivare anche le sanzioni, come quelle che l’Italia rischia per la procedura aperta a causa dell’ emergenza rifiuti in Campania.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101