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Gli oneri della giustizia. Costa caro processare gli immigrati

giudici

di Marina Castellaneta

Allarme costi per le traduzioni nei processi in tutta Europa. L’aumento della libera circolazione e dell’immigrazione fa crescere il budget delle spese per la giustizia.
È quanto risulta dal documento di lavoro presentato dalla Commissione europea l’8 luglio, in vista di una decisione quadro sul diritto all’interprete e alla traduzione nei procedimenti penali. In pratica Bruxelles prova a dettare regole comuni nel settore, partendo dall’analisi dei costi.
Nel 2007 le spese di traduzione dei documenti processuali utili all’imputato, tenendo conto di provvedimenti di circa 30 pagine e di una stima approssimativa del costo che va da 255 a 1.500 euro (calcolata sui procedimenti penali di stranieri), è stata compresa, in Italia, tra 15 e 88 milioni di euro. L’Italia è stata preceduta solo da Regno Unito e seguita da Germania e Spagna. All’ultimo posto Malta.

Nel 2007 l’Italia aveva accumulato 59.131 procedimenti penali con stranieri coinvolti, il Regno Unito 112.878, la Germania 255.498 e la Spagna 97.426. Ma non basta: occorre aggiungere il costo per gli interpreti sia nelle stazioni di polizia sia in tribunale. Nel Regno Unito, nel 2007, si è arrivati a oltre 37 milioni di sterline, in Spagna a 19,48 milioni di euro, in Italia a 11,8 milioni. Spese destinate a crescere, osserva la Commissione europea, con un forte impatto economico sugli stati membri. Aumentano poi i detenuti stranieri.

In Italia, secondo i dati del Consiglio d’Europa e riportati dalla Commissione, nel 2007 il 36,5 per cento della popolazione carceraria era costituito da stranieri che scontavano la pena e il 72,5 per cento da detenuti in custodia cautelare. Di qui la necessità di norme minime comuni agli stati Ue per fissare garanzie minime nei procedimenti penali, partendo dalle traduzioni e dalla presenza di interpreti nei processi.
Diritti già previsti per gli imputati dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, secondo la quale ogni persona arrestata deve essere informata al più presto e in una lingua comprensibile dei motivi dell’arresto e di ogni accusa formulata a suo carico.

Un diritto, però, applicato a macchia di leopardo, che ha costretto la Corte europea a intervenire in diverse occasioni. Un intervento in ambito Ue potrebbe far risparmiare agli stati i costi causati dalle condanne ricevute da Strasburgo. Bruxelles vorrebbe arrivare a non tradurre ogni singolo documento, ma solo gli atti che servono all’imputato per avere una conoscenza “sufficiente della causa intentata contro di lui affinché possa difendersi”.
Per questo i funzionari europei intendono puntare anche alla qualità proponendosi di fissare i requisiti fondamentali per un’adeguata traduzione.

A Roma la vita costa più che a Milano. Oslo e Zurigo le più care al mondo

apefrutta
Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra, Tokyo e New York.
Ecco la sestina delle città più care al mondo (in relazione a un paniere standardizzato composto da 122 beni e servizi), ma anche quelle con il reddito medio più alto.  Se si prendono in considerazione anche gli affitti, la vita è particolarmente cara a New York, Oslo, Ginevra e Tokio.  All’estremo opposto, iprezzi più bassi per il paniere si registrano a  Kuala Lampur, Manila, Delhi e Bombay.

Lo rivela l’annuale studio della banca Ubs su prezzi e salari 2009 di 73 città di tutto il mondo (dati di riferimento sono stati raccolti tra marzo e aprile) che, per calcolarne le differenze, ha analizzato quanto tempo di lavoro fosse necessario per comprare un iPod nano.
Risultato: un dipendente medio di Zurigo e New York ha bisogno di nove ore di lavoro, mentre un lavoratore di Bombay deve lavorare un mese per comprarlo. E se un romano se la cava con 19 ore e mezzo, a un milanese ne bastano 16. L’analisi, che si basa su una cesta di 122 beni e servizi, ha evidenziato che i residenti di Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra e Tokyo pagano una media del 20 per cento in più rispetto ad altre località dell’Europa occidentale.

Nelle città italiane è stata invece registrata un’inversione di tendenza, con Roma al 17esimo posto della classifica mondiale che supera Milano - 30esima - per costo della vita.
Diversi i risultati per quanto riguarda il reddito medio: Roma si classifica infatti al 30esimo posto dietro di 14 punti rispetto al capoluogo lombardo, come conferma il potere d’acquisto dei romani, al 39esimo posto rispetto al 26esimo dei milanesi.
Lo studio ha concluso che gli impiegati di Copenaghen, Zurigo, Ginevra e New York hanno i redditi lordi più alti, mentre gli stipendi netti migliori si trovano in Svizzera, a Zurigo e Ginevra, dove la percentuale di imposte statali è relativamente bassa rispetto al totale.
Secondo lo studio inoltre i prezzi medi in Europa non si sono omologati nonostante l’ampliamento della UE nel 2004: una cesta di 95 beni e 27 servizi è risultata più economica del 35 per cento nelle città dell’Europa dell’est rispetto a quelle occidentali, dove i lavoratori guadagnano in media tre volte in più dei loro colleghi.

Taxi, ristoranti e shopping: dove si spende di più? La MAPPA:

Visualizza Prezzi, salari e servizi nel rapporto 2009 di Ubs in una mappa di dimensioni maggiori

Bottiglia vs rubinetto: la guerra per l’oro blu

Acqua del rubinetto
Una differenza di costi non da poco, quella fra acqua di rubinetto e di minerale in bottiglia: i servizi idrici che arrivano in casa hanno un prezzo da 60 a 80 centesimi per mille litri. La spesa, invece, è di 250 euro ogni mille litri con le confezioni acquistate nei supermercati.
Ma il confronto non è affatto semplice: cosa c’è in questi numeri?

I costi. “È un paragone che non ha senso scientifico: sono diverse per composizione e proprietà” osserva Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua (l’associazione che raccoglie i produttori di acque minerali).
Che cifra versano le aziende per imbottigliarla? Dipende dalle Regioni in cui è situata la fonte: se il Veneto fa pagare tre euro al metro cubo (cioè mille litri), in Toscana ogni Comune dice la sua, con un canone di concessione da 0,50 a 2,50 euro al metro cubo. In alcune Regioni, poi, è prevista una tassa di superficie a seconda dell’area occupata dalla fonte: in Emilia Romagna è di 18,69 euro all’ettaro (ed esclude il canone di concessione).

Secondo Legambiente e Altraeconomia, tirando le somme, la media nazionale dei costi per imbottigliare l’acqua è di 0,5 centesimi a litro.

Altro discorso per l’acqua domestica, pagata con la bolletta: le tariffe medie al metro cubo (quindi per mille litri) sono comprese tra 0,92 centesimi in Lombardia e 1,73 euro in Toscana.

Consumi. Gli italiani sono amanti della minerale, si sa. Ne bevono poco più di mezzo litro al giorno. Quanto spende una famiglia all’anno? Secondo Mineracqua 67 euro, calcolando che ogni persona del nucleo familiare abbia bisogno in media 0,6 litri al giorno e il costo di primo prezzo per una confezione sia di 0,17 centesimi. Eppure per la prima volta, come ha scoperto Panorama, nel 2008 i consumi della minerale sono diminuiti dell’1,5 per cento sull’anno precedente.

La bolletta dell’acqua di rubinetto (utilizzata anche per altri scopi, dalla cucina ai servizi igienici), invece, è la meno cara d’Europa, sottolinea il rapporto Blue Book pubblicato da Federutility (l’organizzazione che unisce le aziende municipalizzate fornitrici di servizi energetici e idrici): 20 euro al mese, con un’incidenza sulla spesa mensile delle famiglie dello 0,7 per cento. In particolare, la richiesta locale è destinata a crescere entro il 2011 soprattutto in Puglia, Campania, Sicilia e Piemonte.

Trasporti e distribuzione. Bottiglie di plastica in pet e marketing sono due delle principali voci dei costi per le minerali. Servono due chili di petrolio per fabbricare un chilo di pet. Senza contare il carburante per trasportarle su strada. Spesso, poi, è criticato dalle associazioni di consumatori anche lo stoccaggio delle confezioni che potrebbe alterare la qualità del contenuto.
“Eppure il tempo medio tra la produzione e la vendita nella grande distribuzione organizzata (come i supermercati, ndr), che copre il 60 per cento degli acquisti, è di 15 giorni” osserva Fortuna.

Le aziende idriche locali devono affrontare, invece, due nodi che riguardano la loro rete di infrastrutture: secondo Federutility, in Italia il 30 per cento del territorio nazionale non è servito da depuratori e il 15 per cento della penisola è priva di fognature, con picchi di disagio in Sardegna, Liguria, Umbria, Veneto e Sicilia. Nei prossimi trent’anni gli ammodernamenti dei servizi idrici (acquedotti, depuratori, fognature) costeranno 60 miliardi di euro. Lo Stato è disposto a sborsare l’11 per cento degli investimenti necessari.

Guarda la MAPPA delle tariffe medie dei servizi idrici nelle Regioni nel 2009 e delle previsioni per il 2015


Visualizza Sviluppo della tariffa media 2009 - 2015 in una mappa di dimensioni maggiori

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Pronto soccorso ed educazione alimentare. Il Parlamento studia la scuola del futuro

Scuola elementare

Scuola, tra presente e futuro: non solo riforme, ma anche nuove materie all’esame (o d’esame). O meglio, nuove discipline che potrebbero entrare in vigore se le numerose proposte di legge presentate alla Camera e al Senato saranno convertite in legge dai due rami del Parlamento.

Internet, le lingue straniere, educazione civica e forse educazione sessuale le più conosciute, ma quanti sanno che ci sono deputati e senatori che spingono per inserire i rudimenti del primo soccorso, oppure corsi di educazione alimentare? O ancora l’insegnamento delle “specificità culturali, geografico, storiche e linguistiche delle comunità territoriali” piuttosto che “attività teatrali e di intelligenza emotiva”?
Il tema della scuola ha da sempre suscitato l’attenzione e l’interesse di molti parlamentari italiani. Così, se negli anni novanta le proposte di legge più singolari in materia potevano arrivare a poche decine per legislatura, oggi, scorrendo rapidamente i siti internet di Camera e Senato, se ne possono ritrovare quantomeno un centinaio. Maggioranza e opposizione spingono, ad esempio, per inserire i rudimenti del pronto soccorso alle medie e al liceo. Le cifre, del resto, parlano chiaro: ogni anno in Italia 60 mila persone muoiono per un arresto cardiaco, 23 mila sono vittime di un trauma improvviso e 6 mila di un incidente stradale. Un intervento di primo soccorso può salvare il 30 per cento delle persone colpite, sottolineano i firmatari delle due iniziative legislative, il deputato del Pd Gerolamo Grassi e il senatore del Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri.
Ma i legislatori non si fermano qui: altri testi scolastici potrebbero finire sui banchi degli studenti, come l’educazione alimentare. L’Italia è ai primi posti in Europa per numero di bambini e adolescenti in sovrappeso. Ecco perché Antonio Razzi, deputato dell’Idv, propone di istituire, fin dalla scuola primaria, corsi di educazione alimentare per “formare una cultura alimentare basata su informazioni complete e corrette, ancora poco diffusa nel nostro Paese”. Il deputato Fabio Granata (Pdl) e la senatrice Anna Maria Carloni (Pd) chiedono, invece, che nei programmi scolastici trovi posto anche l’insegnamento dell’educazione civica ambientale perché, spiegano, “tende a sviluppare nello studente la consapevolezza di soggetto attivo e protagonista della comunità attraverso i valori costituzionali della cittadinanza, dell’ambiente, della salute, della legalità”. Gli zaini degli studenti potrebbero appesantirsi ulteriormente se saranno approvate altre due proposte di legge della deputata della Lega Paola Goisis, che propone l’insegnamento delle “specificità culturali, geografico, storiche e linguistiche delle comunità territoriali e regionali“. Così, si legge nella proposta di legge, “lo studio della realtà Sabauda per gli studenti piemontesi può assumere un’importanza non inferiore a quella che riveste lo studio della realtà Borbone per gli studenti delle regioni meridionali o del califfato arabo e dei ducati normanni per gli studenti della Sicilia”.
Molto simile il ddl presentato da Angela Napoli (Pdl), che chiede l’introduzione della storia locale. La Napoli, tra l’altro è molto attiva sull’argomento scuola: solo in quest’ultima legislatura si contano una decina di provvedimenti presentati alle commissioni di competenza, che vanno dalla “disciplina del sistema nazionale di istruzione”, alle “Disposizioni concernenti i dirigenti scolastici, fino alle “Disposizioni in materia di stato giuridico degli insegnanti e di rappresentanza sindacale nelle istituzioni scolastiche”

Più controverso, invece, il progetto di legge presentato da Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura della camera dei Deputati ed ex sottosegretario all’Istruzione del precedente Governo Berlusconi, che chiede “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”.
Il progetto di legge, prevede, infatti, oltre ad una serie di novità sostanziali che potrebbero sconvolgere l’attuale assetto organizzativo scolastico, un maggior carico di responsabilità (e di potere) proprio per i dirigenti. A presidi verrebbe infatti demandato prima di tutto il compito di bandire concorsi per nuovi docenti, specifici per ogni istituto, oltre che di scegliere personalmente (senza più graduatoria pubbliche) i docenti supplenti. Anche loro, i capi d’istituto, saranno comunque sottoposti a verifiche sull’operato svolto: lo stesso ministro ha ricordato come i nuovi concetti “di responsabilità e merito” non andranno applicati solo agli studenti, “ma anche ai docenti e ai dirigenti, che vanno valutati e incentivati”. Il testo ha ricevuto forti critiche da parte dei dirigenti scolastici, mentre il Forum degli insegnanti ha cominciato una raccolta di firme per fermarne l’iter parlamentare. E se il deputato dell’Idv Fabio Evangelisti ed il parlamentare del Pdl Enrico Pianetta insistono perchè nei programmi scolastici venga inserito “l’insegnamento dell’educazione ai diritti umani”, la deputata del Pdl Fiorella Ceccacci si spende perchè tra le materie di studio vi sia anche “attività teatrali e intelligenza emotiva“. Il teatro “ha da sempre una straordinaria funzione di educazione alla cultura ed è diventato un elemento nuovo della nostra cultura educativa, grazie anche all’apporto di moderne discipline socio psicologiche”, si legge nel testo della proposta di legge presentato lo scorso 26 maggio, quando la nuova legislatura era cominciata da appena un mese.

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Scacco matto ai pianisti da Camera. Da febbraio si vota con le impronte digitali

 L'aula di Montecitorio

Il giro di vite ai parlamentari pianisti può diventare realtà. I deputati che, con disinvoltura, votano per sè stessi e per colleghi assenti, da febbraio, alla Camera, non la passeranno liscia. Grazie al nuovo sistema di voto: digitale.
E a dire che il ricorso alle impronte digitali per il voto elettronico alla Camera non costituisce una violazione della privacy, è l’ufficio di presidenza della Camera, dopo che molte obiezioni di parlamentari si erano levate contro questa procedura di riconoscimento. Non sarà costituito nessun archivio delle impronte - fa osservare un comunicato dell’ufficio stampa della Camera - che rimarranno nella sola disposizione del deputato perché riportate soltanto nel tesserino personale di riconoscimento da inserire al banco al momento del voto. Si ammette anche che l’adesione al procedimento è volontaria, ma l’ufficio di presidenza darà pubblicità ai “resistenti”, in sostanza renderà noti i nomi dei deputati che non vorranno votare con le impronte digitali.
La decisione di utilizzare nel sistema di votazione elettronico dell’Aula della Camera dei deputati una nuova metodologia per il riconoscimento dell’identità dei votanti, si ricorda in una nota dell’ufficio stampa di Montecitorio, è stata adottata dall’Ufficio di Presidenza, all’unanimità, nella riunione del 3 luglio 2008. In tale occasione l’Ufficio di Presidenza, dopo un approfondito dibattito, ha infatti approvato la relazione del Collegio dei deputati Questori sulle misure per il rafforzamento della garanzia della personalità del voto e le proposte operative in essa contenute circa la modifica del sistema elettronico di votazione. La relazione del Collegio dei deputati Questori è stata predisposta all’esito di una articolata istruttoria riguardante sia i profili di carattere tecnico sia gli aspetti di natura giuridica.
La soluzione individuata, prosegue ancora la nota, consiste nell’installazione su ciascun terminale di voto di un sistema per la sua abilitazione tramite il riconoscimento dell’identità del votante sulla base di una rilevazione biometrica dei punti caratteristici delle dita della mano (cd. “minuzie”). In pratica il terminale verrà abilitato al voto attraverso il confronto tra le minuzie contenute nella tessera e quelle del dito del deputato. Come precisato nel corso del dibattito in Ufficio di Presidenza, e come chiarito nel parere espresso in quell’occasione dall’Avvocatura della Camera, il nuovo sistema garantisce pienamente il rispetto della privacy, in linea con i principi contenuti nella normativa generale e con gli indirizzi definiti in materia dal Garante per la protezione dei dati personali.
I dati biometrici dei deputati non saranno infatti conservati in alcuna banca dati o in qualsivoglia altro registro, essendo gli stessi memorizzati unicamente su una tessera posta nella esclusiva disponibilità del deputato interessato. Quanto all’eventualità che taluni deputati non acconsentano alla rilevazione delle minuzie, come chiarito in Ufficio di Presidenza, si legge ancora, per essi sarà reso possibile continuare a votare con il sistema attualmente in vigore. E’ evidente come in tal caso occorrerà garantire anche il diritto dei cittadini a conoscere quali, tra i loro rappresentanti, abbiano ritenuto di non avvalersi delle nuove modalità atte ad assicurare la personalità del voto. Secondo la tempistica prevista e resa nota all’Ufficio di Presidenza il nuovo sistema di votazione entrerà in funzione nel prossimo mese di febbraio.

Bordon, onorevole pentito: Casta mia, quanto ti odio

Willer Bordon, senatore ulivista

Dal nostro infiltrato a Palazzo Madama. Più o meno 1 anno fa, il 25 novembre 2007, il senatore Willer Bordon firma il suo “contratto con gli italiani” alla trasmissione Crozza-Italia: “Il 16 gennaio 2008, giorno del mio compleanno, mi farò un regalo e mi dimetterò da senatore”. Lo fa davvero, per protesta “contro il declino e la corruzione della nostra classe dirigente incapace di farsi portatrice delle reali esigenze dei cittadini e contro la grave degenerazione della funzione legislativa del Parlamento”.

Dopo aver mantenuto la promessa adesso Bordon mette nero su bianco il disagio che ha provato in tanti anni di permanenza sugli scranni prima della Camera e poi del Senato. Pubblica un libro che prosegue il filone inaugurato dal best-seller La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e seguito da Sprecopoli di Mario Cervi e Nicola Porro, documenta dal di dentro sprechi, privilegi, inadempienze e ritardi dei quasi 1.000 tra deputati e senatori d’Italia. Perché sono uscito dalla casta (Ponte alle Grazie, euro 14,00, 208 pagine) è la ricostruzione appassionata e un po’ triste di un uomo che sembra spesso chiedersi: che ci faccio qui? Vent’anni di battaglie, molte perse, qualcuna vinta, che vanno dagli anni ruggenti del Pci (il partito che lo portò in Parlamento) ai giorni di Alleanza democratica, dell’Ulivo fino alla nascita del Partito democratico.

Bordon ricorda con gli occhi rossi l’aneddoto di quando Mario Pochetti, capogruppo del Pci, sgridò in malo modo e in pubblico Enrico Berlinguer perché era arrivato alla votazione alla Camera “appena con qualche minuto di ritardo”. Oppure quando Renato Zangheri si dette malato e gli dissero: “Mettiti una supposta in quel posto e prendi il primo aereo”. Nostalgia canaglia, quando oggi un deputato è totalmente assenteista perché sta facendo una ricerca araldica sul suo casato tra Spagna, Francia e Italia e nessuno gli contesta nulla.
E poi le indennità gonfiate, i soldi per i portaborse che spesso non vengono assunti, l’imbroglio dei “viaggi di studio”, i regali di Natale, il telefonino omaggio. La truffa delle candidature, gli imbroglietti del finanziamento pubblico. E l’incapacità di lavorare e approvare leggi. Nella passata legislatura sono state presentati 5.396 testi legislativi, ne sono stati approvati 112 e di questi solo 13 erano di iniziativa parlamentare.

Dopo aver lanciato il sasso Bordon non nasconde però la mano e le sue ambizioni di ritorno alla politica con la P maiuscola: vuole parlare a “quel partito che non c’è ma che esiste in coloro che sanno guardarsi indietro, anche a costo di perdere il ritmo, che è l’unico modo di non correre verso l’abisso di un mondo senza principi dove tutto ha un prezzo, ma niente ha più valore”.

Mare low cost: un posto al sole con lo sconto. Ma solo dopo pranzo

Versilia affollata

C’è crisi. Si sente dire e si vede. Anche sulle spiagge dei litorali italiani. In vista dell’estate, l’allarme caro-spiagge era arrivato da più parti: i rincari stimati dall’Osservatorio Prezzi: dal 2005 i prezzi degli stabilimenti sono aumentati molto più dei beni e servizi. Nel primo semestre del 2008, le tariffe degli stabilimenti balneari hanno registrato - aveva rilevato l’Osservatorio - un tasso medio di crescita su base annua del +7,3%, contro il 3,3% del paniere complessivo di beni e servizi. E non appena le spiagge hanno ricominciano a popolarsi a fine primavera, c’è stata un’ulteriore accelerata dei prezzi con un picco a maggio del 16,5%, mentre la variazione dei prezzi su base annua, registrata a giugno, è stata del 9%.
Qualcosa però si sta muovendo. A Roma, sollecitato dal Ministro per lo sviluppo Economico, Claudio Scajola, è stato firmato un accordo tra Antonio Lirosi, alias Mister Prezzi, e le principali associazioni degli stabilimenti balneari (Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi) per applicare tariffe ridotte nel mese di agosto su tutte le spiagge italiane: da venerdì lettini e ombrelloni dovrebbero essere scontati fino al 50% a partire dall’ora di pranzo. Chi si recherà cioè sulle spiagge dopo l’ora di pranzo potrà beneficiare di sconti che arriveranno fino alla metà del prezzo pieno.
Lo hanno chiamato “Pomeriggio convenienza”, una sorta di low-cost del lettino, che punta a “far riavvicinare gli utenti alla qualità dei servizi offerti dagli stabilimenti”, ha spiegato Mr. Prezzi, sottolineando che compito delle associazioni degli stabilimenti balneari sarà quello di una maggiore trasparenza: oltre a “un risparmio sostanzioso, l’utente dovrà anche avere informazioni chiare sui prezzi e sulla qualità dei servizi per scegliere la tipologia a sè più vicina”.
Le Associazioni si sono quindi impegnate, fanno sapere dal ministero, a invitare le imprese associate per praticare lo sconto del 50% dei prezzi dei servizi (in particolare ingresso, affitto ombrelloni, lettini e sedie a sdraio) nella fascia pomeridiana a partire dai prossimi giorni in via sperimentale “o se la tipologia dei servizi offerti non lo consente, di praticare formule diverse di riduzione dei prezzi in forma singola o integrata ed esplicitamente rese note all’utenza”.
Ci vorrà però tempo perché l’iniziativa funzioni a pieno regime “Anche perché siamo a tre quarti di stagione e non è facile comunicare e coordinare tutti gli esercenti”, dicono dalle associazioni.
E a riprova del caro spiagge sui litorali italiani, ecco l’inchiesta realizzata dall’agenzia di viaggi on line Expedia, che ha confrontato i prezzi praticati dagli stabilimenti nei vari Paesi europei: la palma dei lidi più cari va, in media, alle spiagge transalpine: conquistarsi “un posto al sole” in Francia costa circa 12,50 euro. Più del doppio rispetto alla media del resto del continente, che si attesta intorno ai 6,10 euro. Con punte minime in Gran Bretagna - appena 3,10 euro, ma il bel tempo spesso non è incluso nel pacchetto - e massime in Italia, dove si arriva appunto a 7,50 euro.

Il VIDEO servizio:

Taglio ai tagli: la Camera aumenta la paga. Per pareggiare con il Senato

Il presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, nell'Aula di Montecitorio
Le polemiche seguite alla pubblicazione delle statistiche europee che assegnano ai nostri politici la maglia nera degli stipendi del continente (il doppio dei colleghi tedeschi)? Acqua passata. Le denunce degli onorevoli privilegi contenute ne La Casta di G.A. Stella e Sergio Rizzo o ne Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, due senatori di sinistra che di mestiere fanno i professori di diritto? Carta straccia.
A Montecitorio il 2008 potrebbe cominciare con un bell’aumento di stipendio: quei duecento euro lordi al mese che la Camera aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, per contenere i costi della politica. La giustificazione che circola è che si tratta di una misura per adeguare le buste paga dei deputati a quella dei colleghi senatori (che percepiscono un’indennità di 5.613 euro circa). A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’indennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione.
Certo, l’ultima decisione spetta proprio a Bertinotti. Ma alcuni deputati - tra le proteste dei colleghi dell’Italia dei Valori e di An - stanno pensando di restituire a tutti i 630 inquilini della Camera i soldi cui avevano rinunciato nel 2007 e che i colleghi senatori continuano invece a ricevere. A rimetterci, naturalmente, saranno le casse dello Stato, visto che Montecitorio vedrà volatilizzarsi oltre un milione e mezzo di euro. A ingarbugliare ancora di più le cose, ci si è messo poi il blocco delle stesse indennità parlamentari disposto dalla Finanziaria per i prossimi cinque anni. Moratoria, dicono a Montecitorio, che avrebbe di fatto cristallizzato una situazione di disparità tra le due Camere, causando un dislivello negli stipendi (e nelle future pensioni) di deputati e senatori.
Una bella patata bollente che il compagno presidente Bertinotti si ritroverà sul tavolo al ritorno dal suo viaggio in Sud America. Per ora l’argomento, dice il Questore anziano di Montecitorio, Gabriele Albonetti “non è all’ordine del giorno né del collegio dei Questori né dell’ufficio di presidenza. Certo, il tema va affrontato, ma dopo gennaio”. Anche perché la questione, continua Albonetti, “riveste anche una natura costituzionale. La Costituzione infatti prevede l’indennità parlamentare, ma non in misura diversa tra parlamentari delle due Camere”. Come se ne esce?
Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato (subendo però i ricorsi dei deputati che sulla base della legge sarebbero inevitabilmente accolti); aumento in busta paga a fine gennaio (limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007); restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007 (facendo indignare l’opinione pubblica). Oppure, azzarda Albonetti poco convinto: “Si potrebbe chiedere al Senato di tornare sui propri passi…”.
la buvette della Camera dei deputati

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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