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costituzione

Patto Pd-PdL: che bell’Italia se….

(Credits: La Presse)

Uno scorcio di Palazzo Chigi (Credits: La Presse)

Marco Ventura
Sarebbe meraviglioso. Nel migliore dei mondi possibili l’Italia avrebbe una legge elettorale e un’architettura costituzionale come quelle inglesi o americane. O almeno francesi. Tedesche no, perché con gli italiani non funzionerebbe.

Da noi ci vorrebbe una grande riforma per rifondare la Repubblica. Una legge elettorale che consentisse di indicare i nomi dei candidati senza essere costretti a mettere una croce sui nomi scelti dai big dei partiti. Perché siano elezioni e non ratifiche di nomine approvate nel chiuso delle sedi nazionali.

Sarebbe stupendo se vi fossero soltanto due-tre partiti (meglio due) e che noi potessimo scegliere tra due opzioni che escludano i fanatismi, gli estremisti, i qualunquismi… Un centro-destra e un centro-sinistra, che comprendano al loro interno le legittime differenze in un arco abbastanza omogeneo (come negli Stati Uniti). Continua

Pareggio di bilancio in Costituzione: la Camera approva

camera

Chapeau, tanto di cappello. Così, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda si è rivolto all’aula della Camera, dopo l’approvazione  quasi unanime (464 sì su 475) della riforma dell’articolo 81 che introdurrà la regola aurea del pareggio di bilancio nella nostra carta fondamentale al termine di un iter che  prevede ora il passaggio del disegno di legge in seconda lettura a Palazzo Madama. Rispetto al testo presentato dall’ex governo Berlusconi vengono aumentati i margini di ricorso  all’indebitamento per lo Stato,  purché non oltre il 3 per cento in rapporto al prodotto interno lordo nominale e purché sia previsto il relativo piano di rientro, da completare, salvo eventi straordinari che richiedono un passaggio parlamentare,  entro i tre anni successivi. Tutti i gruppi hanno sottolineato questo passaggio con un fragoroso applauso, segno di un nuovo clima parlamentare. Continua

Giustizia, Costituzione e un partito che fa il bastian contrario per principio

12 marzo 2011: Pierluigi Bersani alla manifestazione per la Costituzione

12 marzo 2011: Pierluigi Bersani alla manifestazione per la Costituzione

GIOVANNI FASANELLA

Allora: il politico Berlusconi a me non piace e non l’ho mai votato. Ho gusti politici di tutt’altro genere: il mio cuore, si sa, batte a sinistra. Bene, espletata la funzione di rito con una premessa divenuta quasi obbligatoria per poter esprimere liberamente le mie opinioni senza essere accusato di “intelligenza con il nemico”, mi tolgo almeno un sassolino dalla scarpa. Il punto è questo: comincio ad averne le scarpe piene! Ma è possibile che il Pd debba dire sempre “no” ad ogni riforma del governo senza mai proporne una propria? È possibile che un partito nato con una vocazione “riformista” debba ridursi a “convocare” continuamente la piazza? E per cosa, poi: per difendere l’esistente? E perché, poi: per un riflesso condizionato, per paura di essere accusato di “inciucismo”, per il timore di perdere voti a favore di Antonio Di Pietro? Continua

Sciogliere solo la Camera: la Costituzione non lo esclude


Un'immagine di repertorio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell'Aula della Camera (Ansa)

Un'immagine di repertorio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell'Aula della Camera (Ansa)

Dopo lo strappo dei finiani, che hanno deciso di ritirare la loro delegazione dal governo, PdL e Lega hanno i numeri per governare solo al Senato, ma non alla Camera. Lo si è visto nelle scorse settimane, quando i deputati di Fli, votando un emendamento dell’opposizione sui respingimenti dei clandestini, hanno mandato sotto il governo. E in questa situazione, l’esecutivo non sarebbe in grado di andare avanti. Come uscire dallo stallo? Continua

Tutte le spallate della Lega all’Unità. A colpi di dialetto e cibo locale

Un sostenitore della Lega

Lega Nord di nome e di fatto. Il Carroccio non è andato in ferie quest’anno e le camice verdi, invece di “fare una pennica lunga almeno venti giorni”, come prescriveva ai parlamentari il filosofo Lucio Colletti (che aggiungeva, però, “così non rompono le p…”), si sono date da fare anche a Ferragosto.

Eccome. Le “sparate” della Lega hanno fatto infuriare - e continuano a farlo - alleati e oppositori, ormai frastornati dal muro di fuoco padano. Bandiere e inno regionali, dialetto a scuola e nella Costituzione e, soprattutto, il ritorno delle gabbie salariali. Questi alcuni dei tormentoni dell’estate, ma gli uomini del Carroccio passano subito anche ai fatti.
Soprattutto nei piccoli comuni governati dai “sindaci sceriffi”. Come il sindaco leghista di Varallo, piccolo paese del Vercellese, Gianluca Buonanno che ha vietato con un’ordinanza il “burkini”, il costume da bagno per le donne musulmane che lascia scoperti solo i piedi, le mani e il viso. O come a Capriate, paesino del Bergamasco, dove la giunta leghista ha vietato l’apertura di kebabbari e simili nel centro storico, come ha fatto alcuni mesi fa Lucca.
Non è finita. Fra due anni si festeggeranno i 150 anni dell’unità d’Italia. E già iniziano le polemiche.

L’appello di Napolitano. Il governo risponde
Il presidente Napolitano non ha dubbi: i tempi per la preparazione delle celebrazioni dei 150 dell’Unità d’Italia sono stretti. Mancano due anni e il governo deve rimboccarsi le maniche. E il Pdl risponde, soprattutto gli ex di An, come il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Fa bene il presidente della Repubblica a stimolare il governo, perché non c’è più tempo da perdere. Dico a Bondi: sono a disposizione, dò la mia piena disponibilità, sia personale sia come Forze Armate”. Si aggiunge un altro ex An, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: “Il presidente Napolitano è giustamente sensibile e attento, come lo siamo noi nel governo, alle questioni legate a questa celebrazione”. Ma per la celebrazione ci vogliono i soldi. Come reperirli, ci ha pensato il ministro Scajola: dai fondi regionali Fas. Intanto, da palazzo Chigi ricordano che già prima della pausa estiva si era affrontata la questione e a proposito era stato dato mandato allo stesso premier ed al ministro Bondi di elaborare un piano alternativo.

Le spallate della Lega
Ma se Pdl e Napolitano pensano all’Unità d’Italia, le spallate contro la manifestazione vengono proprio dagli alleati leghisti. Ha iniziato il fuoco il Senatùr, durante le vacanze ferragostane, dalla sua “residenza estiva” a Ponte di Legno, in Val Camonica. “L’inno di Mameli non lo conosce nessuno, meglio Va’ Pensiero. Poi tutti gli altri, contro gli sprechi per una manifestazione che, dicono i leghisti, non serve. “Sì a un’opera simbolica, no a mille marchette”, avverte il ministro Roberto Calderoli. “Sarebbe come festeggiare la disunità d’Italia, con il vecchio modo di far politica che ha distrutto il paese”.
Sulla stessa linea il capogruppo alla Camera, Roberto Cota. “In un momento come questo vanno evitate le celebrazioni enfatiche e le spese inutili. Altre sono le priorità e le esigenze della gente”. Più conciso l’eurodeputato Mario Borghezio: “La mia ricetta è proprio quella di non spendere una lira“.

Dialetto per tutti
Intanto, il Carroccio insiste sui dialetti che dovrebbero essere riconosciuti nella Costituzione. Ancora Calderoli. “Vogliamo che l’italiano venga inserito come lingua ufficiale nella Costituzione, cosa che non è mai stata fatta, e tutelato dai troppi termini inglesi e dal dialetto romanesco che lo stanno snaturando. Allo stesso tempo bisogna farsi carico di quelli che vengono inopportunamente chiamati dialetti. Non ci vedo nulla di eversivo nel ricordare che la lingua italiana è stata creata artificialmente”.
Per rendere tutto più “normale”, si dovrebbero fare, ha proposto Luca Zaia, anche delle fiction in dialetto: “Capri in napoletano, Il Commissario Montalbano in siciliano, Gente di Mare in calabrese, Nebbie e Delitti in emiliano, Cuori rubati in piemontese, Un caso di coscienza in friulano. La Lega esorta la Rai a mandare in onda le fiction di grande ascolto in dialetto con i sottotitoli, oppure per chi ha la televisione in digitale, di aggiungere al canale audio anche la versione dialettale”, ha detto il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, a Klauscondicio. “Potrebbe essere davvero un bel servizio” aggiunge il ministro “la fiction deve essere un canale anche attraverso il quale viene promossa la cultura regionale“.
All’insegna della lingua locale (da sempre il cavallo di battaglia leghista) anche la polemica, divampata a luglio in commissione cultura, sulla necessità d’introdurre nelle selezioni per i docenti una valutazione sulla conoscenza della cultura regionale. E al rientro dalle vacanze (altrui: come detto i leghisti d’agosto sono sul campo) gli onorevoli si troveranno sui banchi il titolo della proposta di legge (datata 18/12/2008) di Pierguido Vanalli, deputato e sindaco di Pontida: “Introduzione dell’articolo 107-bis del codice civile per la celebrazione di matrimoni in lingua locale“.

E a Napoli sbeffeggiano Bossi
Ma chi di dialetto ferisce, di dialettto perisce… E mentre in Padania il Carroccio spara contro l’Unità d’Italia e difende i dialetti, al Sud si trova il modo di scherzare sul pensiero di Umberto Bossi. Come ha fatto Il Mattino, prestigioso quotidiano partenopeo, che ha tradotto dispacci Ansa con le dichiarazioni del Senatùr sull’Inno di Mameli e il Va’ Pensiero. “Quanno cantammo l’inno nuosto, O Ca Penziero, tutte quante ‘o cantano pecché ‘e pparole ‘e ssanno tutte quante, no comme a chillo italiano ca nun ‘o sape nisciuno. Si tutto nu popolo, meliune e meliune ‘e perzune, sanno ‘o Va Penziero e ‘o cantano cu piacere, vò ricere ca int’o core d’a gente sta cagnanno tutte cose, anze tutt’è cagnato già“. E sotto le pendici del Vesuvio Roma ladrona diventa Roma mariuola. “Chille ra parte ‘e coppa, ‘e ll’alta Italia, so vinte, trenta meliune ‘e perzune, simmo brava gente (…) Nun vaco a fa o penziunato e nun levo mano si nun aggio luvato ‘a gente nosta ‘ a sott’ a Roma mariuola”.

Quei vessilli delle regioni che piacciono al Carroccio e al partito del Sud

I municipi dovrebbero esporre accanto al tricolore e alla bandiera della Ue, anche quella della regione. I siciliani oltre l’inno di Mameli, dovrebbero conoscere Madreterra, l’inno ufficiale della Sicilia voluto dall’ex governatore Cuffaro, mentre i marchigiani quello commissionato ad Allevi ed eseguito a Loreto. Non è fantasia, ma l’ultima proposta della Lega Nord: cambiare l’articolo 12 della Costituzione, quello che riconosce il simbolo della Repubblica nel tricolore, ed estenderlo anche alle bandiere regionali, che già esistono.Un’idea che piace anche a Raffaele Lombardo, leader del Mpa e attuale governatore della Sicilia. La provocazione del Carroccio arriva prima della pausa di Ferragosto, dopo le polemiche, a destra e a sinistra, sul partito del Sud e sulle gabbie salariali, in un’Italia già spaccata a livello economico e sociale (secondo i dati della Cgia di Mestre, i salari al Nord sono più ricchi del 30%). E in mezzo alle molte spinte centrifughe, tra cui le voglie di annessione all’Austria in Alto Adige, la Lega introduce una nuova campagna per il federalismo.

La proposta della Lega
A lanciare il sasso, con una proposta di legge Costituzionale di modifica all’articolo 12 della Costituzione, è stato il capogruppo al Senato della Lega, Federico Bricolo. “L’articolo 12, comma 1 della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitari che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti riforme costituzionali”. Per queste ragioni le camice verdi spiegano che ”in tale fase storica di ripensamento dell’assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovranazionale, è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che contraddistinguono ciascuna realtà regionale”.

In questa prospettiva di intervento, la proposta di legge costituzionale in esame “intende inserire un secondo comma all’art. 12 della Costituzione, finalizzato a riconoscere il rilievo costituzionale dei simboli identitari di ciascuna Regione, individuati nella bandiera e nell’inno”.

Ma i vessilli padani sono diversi…
Basta fare un controllo sul sito istituzionale della Lega Nord. Tra i simboli, compaiono le bandiere delle nazioni che formano la Padania, ossia tutte quelle delle regioni del Nord, comprese le tre centrali Toscana, Umbria e Marche. Ebbene, se confrontiamo le bandiere della Lega con quelle attualmente in uso dalle regioni si salvano solo il Piemonte e il Veneto.

Sì, perché per esempio la Lombardia, regione natia del Senatùr, per la Lega è rappresentata da una croce rossa su sfondo bianco, mentre la bandiera regionale è verde con un quadrifoglio bianco al centro. La Toscana, per esempio, ha scelto come bandiera regionale il cavallo alato del Comitato toscano di liberazione nazionale, mentre i leghisti la bandiera del Granduca. E ancora. L’Emilia per la Lega ha una sua bandiera, la Romagna un’altra. Come il Trentino e il Sud Tirolo, due “popoli” e due bandiere.

I nostalgici del tricolore.
“Un pesce d’aprile fuori stagione”, lo ha definito Daniele Capezzone, portavoce nazionale del Pdl. Eppure c’è chi ha preso la proposta della Lega sul serio. E la pioggia di critiche arriva da destra e sinistra. ”Il Tricolore costituisce un intangibile valore dell’unità del Paese, sulla proposta della Lega deciderà il Parlamento”, afferma il presidente del Senato, Renato Schifani (Pdl). “Nessun attacco alla Costituzione da parte della Lega, semplicemente una proposta agostana a cui si può rispondere con ‘viva il Tricolore’”, aggiunge il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi (Dcpa).

“Ieri si sono inventati le gabbie salariali, oggi le hanno smentite. Adesso, tanto per perdere tempo, i senatori della Lega hanno tirato fuori le bandiere regionali da affiancare al tricolore. Io mi chiedo se hanno tempo da perdere” critica da sinistra Dario Franceschini (Pd). “Finché si parlava di federalismo, cioè della capacità di gestire le proprie risorse, abbiamo accettato la sfida, ma ora la Lega sta proprio esagerando”, rincalza il presidente dei senatori dell’Italia dei valori, Felice Belisario.

Sdrammatizza, infine, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Immagino già il clamore che i fessi della sinistra staranno mettendo in piedi, ma inviterei tutti a usare il buon senso e a sdrammatizzare. Io in questo momento mi trovo in Sicilia e da anni, nella spiaggia che frequento, sventola la bandiera della Trinacria. E’ forse un problema? Per me no. Non mi turba affatto e non credo che leda la dignità del Tricolore”.

La ricetta di Napolitano: “Per le riforme e contro la crisi serve unità”

napolitano

Coesione: è quello che serve più che mai all’Italia. Lo ricorda e lo chiede il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio agli italiani in occasione della Festa della Repubblica (qui il testo integrale e il VIDEO). “Basta guardare alla realtà senza paraocchi, per vedere che c’è bisogno, come ho detto e non mi stanco di ripetere, di più coesione nel paese - dice Napolitano -, dinanzi alla crisi e alle tensioni che scuotono il mondo”.
L’Italia è unita e si è dimostrata tale davanti a molte situazioni difficili e nonostante l’incessante muro contro muro della politica. Ne è convinto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel messaggio agli italiani per il 2 giugno ricorda come il Paese si sia rivelato unito di fronte all’emergenza del terremoto in Abruzzo. Ma non solo.
L’Italia, ha spiegato Napolitano, “si è ritrovata unita negli ultimi mesi nel celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, del ritorno alla pace, alla libertà e all’indipendenza ; si è ritrovata unita nel rendere omaggio alle vittime del terrorismo, delle stragi, della violenza politica di ogni colore; si è ritrovata unita nel ricordare con gratitudine gli eroici magistrati e appartenenti alle forze di polizia caduti nella lotta contro la mafia”.
“Sono stati - ha sottolineato il presidente - altrettanti segni di unità del paese attorno a valori di democrazia e di solidarietà propri della nostra Costituzione. Segni di unità tanto più importanti quanto più sono aspre le contrapposizioni politiche e istituzionali, soprattutto in periodo elettorale”.
Riforme nel rispetto dei ruoli e delle prerogative di tutti gli attori sulla scena politica è quello che chiede il presidente della. Il capo dello Stato spiega che, “specie per prendere finalmente la strada delle riforme necessarie al paese e al suo sviluppo, c’è bisogno di più coesione sociale e nazionale”. Tutto questo deve avvenire “nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali; nel libero e civile confronto tra le diverse opinioni”.
“Sono convinto” conclude Napolitano “che sia questo un auspicio diffuso tra gli italiani. Di certo è il mio augurio nell’interesse della Repubblica che oggi festeggiamo perché dal 2 giugno del 1946 con essa si identifica la nostra patria”.

Magistrati contro Bossi: “Pm eletti dal popolo? Costituzione è una cosa seria”

Palazzo di Giustizia
Insorgono le toghe italiane. Contro il ministro delle Riforme per il Federalismo, nonché leader della Lega, Umberto Bossi. Tema: i pm eletti dal popolo.
L’idea, non nuova per il Carroccio, viene risbandierata, 48 ore fa , nel corso di un comizio elettorale a Mestre dal Senatùr: per lui la proposta del Carroccio di magistrati eletti a livello regionale è una scelta di democrazia: “Il prossimo passo dopo il federalismo” ha detto Bossi “è quello dell’elezione da parte dei popoli dei magistrati perché ogni popolo deve avere la propria possibilità di esprimersi”. L’esempio, per il leader leghista è quello elvetico: “Bisogna fare come con i cantoni in Svizzera” ha aggiunto “in Italia solo Roberto Castelli quando era ministro della Giustizia è riuscito a fare qualche cosa”.

Ma passano, appunto, due giorni, ed ecco la risposta dei magistrati. Per bocca del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara e del segretario dell’associazione Giuseppe Cascini. “Magistrati eletti? Così si calpesta la Costituzione e non si garantisce l’indipendenza della magistratura dal potere politico a garanzia dei cittadini”, dice il primo. “La Costituzione italiana è una cosa molto seria e non dovrebbe mai essere affrontata con battute estemporanee”, dichiara il secondo all’Adnkronos.
Cascini sottolinea inoltre come il sistema di accesso in magistratura italiano “è previsto dalla Costituzione ed è un sistema tra i migliori nel mondo per le garanzie che offre in termini di professionalità e indipendenza; mentre non credo” aggiunge “he lo stesso possa dirsi con riferimento ad altre funzioni di nomina elettiva”. Gli fa eco Palamara: la proposta di Bossi “non tiene conto di quanto previsto dalla Costituzione per realizzare la più ampia professionalità e indipendenza della magistratura a garanzia dei cittadini. Cioè” spiega “tramite la previsione di un concorso selettivo e non tramite una elezione popolare che, inevitabilmente, comporterebbe una politicizzazione della nomina e quindi del potere giudiziario». Palamara poi aggiunge: “È vero che ci sono sistemi che prevedono l’elezione dei magistrati direttamente dal popolo, come in America per quanto riguarda i Pm distrettuali, ma deve considerarsi che siamo di fronte a sistemi completamente diversi da quello nostro e che di conseguenza rendono impossibile prendere singoli pezzi di un sistema e trasportarli in un altro”. In questo modo, secondo il presidente dell’Anm “inevitabilmente avremmo un pubblico ministero espressione di una singola parte e quindi quella garanzia di indipendenza andrebbe persa. La funzione giudiziaria non può dipendere dalla provenienza regionale di un magistrato”.
Ancora più netto il giudizio del togato di Unicost al Csm, Fabio Roia: “Non si capisce il senso della proposta di Bossi, alla luce dei principi costituzionali e delle opinioni culturali che vogliono i magistrati non politicizzati”. Roia sottolinea come avere dei magistrati su elezione popolare comporterebbe una “manifestazione del consenso e dunque una politicizzazione delle toghe all’eccesso. A mio parere in contraddizione a ciò che questa parte politica ha sostenuto finora, contraria ad una magistratura politicizzata”.
Possibilista, invece Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e legale del premier Silvio Berlusconi, che spiega all’Adnkronos: “È un’idea percorribile, ma va valutata con attenzione”. La proposta di Umberto Bossi di eleggere i pm come in Svizzera e negli States, dice Ghedini, è già prevista dal ddl sulla giustizia e bisogna verificarne la fattibilità nel rispetto della Costituzione. Il parlamentare azzurro getta acqua sul fuoco (”Non è una riforma che spaventa ed è un argomento come gli altri, non mi sembra nemmeno il più urgente”) e replica così al segretario dell’Associazione nazionale dei magistrati: “Soltanto l’Anm arroccata sui privilegi della casta si può preoccupare”. Anche se, ribadisce: “Bisogna verificare la possibilità di un intervento a Costituzione vigente. Oppure” aggiunge “occorre trovare l’accordo di tutto il Parlamento e verificare se c’è la necessità effettiva di fare una riforma costituzionale sul punto in questione”.

Pm eletti dal popolo? Per il ministro Umberto Bossi è una scelta di democrazia. Per i magistrati dell’Anm: “Così si calpesta la Costituzione”. Voi con chi state?
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