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Russo (Acli): diamo ai clandestini 6 mesi di tempo per cercare un lavoro

cagliari

“Bisogna cambiare la normativa sull’immigrazione”. Lo dice  il responsabile immigrazione delle Acli Antonio Russo. E comunque la si pensi un fatto è certo: come sono organizzati i centri per immigrati non funzionano. Due giorni fa a Cagliari l’ultima rivolta: un centinaio di immigrati si sono impadroniti del Cpa e lo hanno devastato. Nel frattempo, una decina di loro invadeva la pista dell’aeroporto “Mario Mameli” che ospita, nella sua area militare il Centro di prima accoglienza. Risultato: scalo chiuso, 14 voli cancellati e passeggeri esasperati. Continua

A Lampedusa altri 300 clandestini: centro al collasso. Il sindaco: “Avevamo ragione”

Centro accoglienza di Lampedusa

Nuovo maxi sbarco di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa, dove sono approdati complessivamente 171 extracomunitari, tra cui 26 donne e un neonato. I clandestini sono arrivati direttamente in porto riuscendo ad eludere i controlli. Non si sa ancora se gli immigrati verranno trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione.
È il secondo sbarco in poche ore a Lampedusa. La notte scorsa sono arrivati altri 84 clandestini, portati al Cie prima del rimpatrio, mentre gli altri 34 immigrati, tra i quali tre donne, di cui due in stato di gravidanza, stanno facendo rotta verso Porto Empedocle sulla nave della Marina militare. In questo momento il Cie è al collasso, soprattutto perché la struttura è stata notevolmente “ridimensionata” dall’incendio dei giorni scorsi, in cui sono andati distrutti tre edifici.
Una situazione che fa riesplodere le polemiche sull’isola. A parlare è proprio il sindaco Dino De Rubeis: “Il fenomeno epocale dell’immigrazione clandestina non si arresta. I barconi continuano ad arrivare, come ci aspettavamo, perché questa è la strada più breve. La linea decisa dal governo di trasferire a Porto Empedocle gli immigrati, invece di portarli a Lampedusa, funziona solo quando il mare non è in tempesta”.
Poi De Rubeis ribadisce la sua netta contrarietà all’istituzione di un Centro di identificazione ed espulsione sull’isola, dopo gli ultimi “arrivi” che fanno registrare nuovamente il “tutto esaurito” nel Centro di contrada Imbriacola. Sul molo del porto si trovano ancora i 171 migranti, tra i quali 26 donne e un neonato, che non sanno ancora dove saranno trasferiti. Con ogni probabilità nella ex base Loran di Capo Ponente, che tuttavia è ancora in fase di ristrutturazione.
“Quanto sta accadendo” spiega il sindaco “è la conferma di quello che avevamo previsto: bisogna ritornare al ‘modello Lampedusa’, un Centro di prima accoglienza e soccorso per l’ospitalità immediata sull’isola, mentre i Cie devono essere realizzati sulla terra ferma. Lo ripeterò anche oggi, in occasione del sopralluogo del vice capo della polizia Izzo, del capo del dipartimento immigrazione del Viminale, il prefetto Morcone, e della vice responsabile dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, la signora Feller”.
L’atteggiamento dell’esecutivo comunque non cambia: martedì 3 marzo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha confermato la linea dura anche di fronte alla Commissione diritti umani: l’Italia, ha detto, “non è un luogo dove si può arrivare nel disprezzo delle regole con la prospettiva di rimanerci”. Dunque, per chi cerca una vita diversa nel nostro Paese, secondo Mantovano, non c’è altra soluzione che “tornare a casa”

Lampedusa, dieci immigrati tentano il suicidio contro i rimpatri

Il Cpa di Lampedusa
Hanno ingoiato lamette di rasoi. O bulloni. Hanno tentato di impiccarsi con gli stracci che indossano. In dieci, tra gli immigrati presenti a Lampedusa, hanno tentato il suicidio questa notte. Non vogliono tornare da dove sono venuti. Nell’isola la tensione non si placa. Gli extracomunitari protestano per l’imminente rimpatrio di tunisini deciso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ieri sera un gruppo di tunisini ha cominciato lo sciopero della fame. Nell’isola sta operando uno staff del Viminale (due prefetti e diversi funzionari di polizia) per monitorare la situazione.
Il sindaco, Dino De Rubeis, in aperta polemica con il ministro dell’Interno da settimane, minaccia di rivolgersi alle istituzioni europee: ”La situazione a Lampedusa è ormai insostenibile: per questo motivo giovedì saró a Bruxelles, con una delegazione di amministratori, per incontrare il commissario europeo alla Giustizia Sicurezza e Libertà Jacques Barrot”. A spingere il primo cittadino alla protesta e allo scontro con la conterranea senatrice leghista Angela Maraventano è la decisione di Maroni di impedire i trasferimenti degli immigrati che sbarcano sull’Isola, il cui numero nel 2008 è aumentato del 70% rispetto all’anno precedente. ”L’accanimento del governo nel volere trasformare il Cpa in un Centro di identificazione ed espulsione - spiega De Rubeis - sta portando questi disperati alla morte. Noi vogliamo invece che all’interno della struttura via siano pace e serenità e soprattutto che vengano garantiti i diritti dell’uomo”.
Uno degli irregolari che hanno compiuto atti di autolesionismo è stato trasportato d’urgenza al Policlinico di Palermo, gli altri sono stati nuovamente accompagnati al Centro, dove sono in osservazione in attesa di essere portati in un ospedale per una gastroscopia e l’estrazione dei corpi estranei.

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Rivolta al Cpa di Lampedusa, immigrati in fuga

Rivolta a Lampedusa

Tutti i 1.300 migranti ospiti del Cpa di Lampedusa sono fuggiti poco dopo le 10 dal centro, forzando i cancelli d’ingresso e riuscendo ad aggirare i controlli delle forze dell’ordine. Già all’alba si era registrata la fuga di circa 300 immigrati. Polizia e carabinieri avevano immediatamente avviato posti di blocco per rintracciare tutti i fuggitivi. Gli immigrati fuggiti si sono diretti in corteo - sono oltre mille - verso la piazza del Municipio di Lampedusa e gridano slogan: “Libertà, aiutateci”. Gli extracomunitari corrono lungo la strada senza essere bloccati dalla polizia che li sta, invece, affiancando lungo il percorso senza intervenire. La stessa fuga, a sentire alcuni cittadini intervistati da radio e tv, non sarebbe stata ostacolata troppo energicamente dalle forze dell’ordine.

Gli immigrati sono arrivati in piazza tra gli applausi dei lampedusani. Gli extracomunitari gridano “Grazie Lampedusa” e chiedono di poter lasciare il centro, di essere trasferiti nei Cpt di Brindisi e di poter raggiungere le loro famiglie, molte delle quali sono in Francia, in Germania e nel Nord Italia. Sul palco allestito nella piazza, a dare il benvenuto ai migranti c’è l’ex sindaco Totò Martello, leader del comitato che si oppone alla realizzazione di un centro di identificazione ed espulsione nell’isola.

Dopo un paio d’ore la situazione all’interno del Cpa è tornata tranquilla. Gli extracomunitari, accompagnati dagli abitanti dell’isola, in piccoli gruppi sono tornati all’interno della struttura presidiata dalla polizia e dai carabinieri. Ma una ventina di stranieri si sono barricati in un bar, con coltelli e bottiglie vuote, minacciando di togliersi la vita. Temono il rimpatrio.

Già nel tardo pomeriggio di venerdì alcuni migranti si erano allontanati dal Cpa, ma erano stati poi rintracciati dalle forze dell’ordine e fatti rientrare. Gli immigrati lamentano di essere trattati “in modo poco dignitoso. Abbiamo freddo”, dice un africano giunto a Lampedusa dalla Tunisia, “io ho bisogno dell’insulina, ma non ce n’è. Siamo qui da oltre 30 giorni”.
Una giornata piena di tensioni quella di ieri. Anche a causa dell’esasperazione dei cittadini, che aderendo all’appello del sindaco Bernardino De Rubeis sono scesi in piazza per dire no alla realizzazione del nuovo Centro annunciato dal Viminale, stavolta non di accoglienza, ma di identificazione ed espulsione degli extracomunitari irregolari. Ma, alle proteste dei lampedusani, culminata con lo sciopero generale indetto da un’amministrazione comunale schierata, in modo bipartisan, contro la politica dei rimpatri del ministro Maroni, il governo ha risposto con l’annuncio dell’apertura, nell’ex base navale Loran, da tempo dismessa, del contestato centro di identificazione. Una decisione fortemente criticata dalla delegazione del Pd sbarcata sull’isola e guidata dal vice di Veltroni, Dario Franceschini.

L’arrivo dei parlamentari dell’opposizione, scortati dalla polizia, è stato accolto dagli applausi della gente. “Maroni ci ha tradito”, hanno gridato, rivolti al vicesegretario Franceschini. In testa il sindaco De Rubeis che guida la protesta. “Non siamo razzisti”, spiega, “non abbiamo nulla contro i migranti, ma pensare a un nuovo centro che sarebbe una sorta di lager è impensabile. I rimpatri diretti da Lampedusa sono impraticabili e ritenere che tutti gli extracomunitari che arrivano debbano restare da noi, fino al trasferimento nel loro Paese, è assurdo. Il centro ha una capienza massima che non può essere superata se non a discapito della dignità di chi vi alloggia”. Urla anche oltre il cancello di metallo che separa il Cpa dal resto dell’isola, una struttura inaugurata poco più di un anno fa, nata per ospitare massimo 800 persone, in continua emergenza. I migranti hanno cercato di parlare con i politici e i giornalisti fatti entrare nel cpa insieme alla delegazione.

“Aiuto, liberateci”, hanno gridato tentando di arrampicarsi sulla recinzione. Ognuno ha una storia da raccontare. La maggior parte è nel Cpa da settimane. “Siamo venuti in Italia pensando che fosse il Paese della libertà”, impreca Abdelrazec, 31 anni tunisino. “E invece ci tengono qui dentro ammassati come bestie, il cibo è poco e il futuro è il rimpatrio”. “Sono scappato dalla mia Terra”, interviene Lamin, senegalese di 23 anni, “perché non avevo da mangiare. Voglio solo un lavoro”. Molti hanno ancora negli occhi la paura di un viaggio per mare durato settimane e pagato migliaia di euro. I politici del Pd hanno fatto un rapido giro nel centro - brandine schierate lungo i corridoi, materassini bagnati d’acqua, le tende usate per gli ultimi arrivati. Franceschini ha parlato di “condizione disumana”. Il vicesegretario del Pd ha invocato il rispetto dei trattati internazionali e delle leggi italiane che distinguono la condizione dei possibili richiedenti asilo da quella degli altri migranti.

A esprimere preoccupazione per la condizione dei rifugiati è anche la portavoce dell’Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) Laura Boldrini. Che spiega: “Sono state trasferite nella ex base Loran, che oggi è stata definita dal consiglio dei ministri un Centro di identificazione e di espulsione, un gruppo di donne, molte delle quali sono richiedenti asilo. E questo appare incomprensibile”. Al ministro Maroni si sono rivolti anche gli enti di tutela dei rifugiati riuniti nel Tavolo Asilo che hanno chiesto la “sospensione delle nuove misure restrittive applicate a migranti e rifugiati arrivati via mare a Lampedusa”.
La tensione, montata venerdì tra i lampedusani, riuniti in un consiglio comunale straordinario, in serata è sfociata in scontri con la polizia. Vittima un ragazzo di 16 anni, ricoverato in ospedale. “L’agente che l’ha colpito pagherà”, grida il padre che presenterà denuncia.

Sos da Lampedusa al premier e al Pd: “Bisogna svuotare subito il centro”

Centro accoglienza di Lampedusa

Altri 423 migranti: gli ultimi due maxisbarchi a Lampedusa hanno portato il Centro di prima accoglienza dell’isola nuovamente al collasso. E i numeri sono lì a dimostrarlo: al momento si trovano nel Cpa oltre 1.800 persone, in una struttura che ha una capienza massima di 800 posti letto.
E allora, dopo il sit in di protesta organizzato dall’associazione Sos Immigrati, ecco il drammatico appello lanciato dal sindaco dell’isola, Bernardino De Rubeis: “Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, faccia svuotare, immediatamente il centro di accoglienza di Lampedusa”. Di più, va giù duro il primo cittadino sostenuto (anche) dal centrodestra: l’imperativo è “Garantire la dignità di questa povera gente che è dentro un lager e effettuare tutti i lavori di ristrutturazione e di sistemazione della struttura al fine di poter garantire nei prossimi mesi una seria accoglienza”.
“Ieri sera” racconta il primo cittadino “sono andato nel centro e nelle camerate c’erano 50 persone anziché 20; all’aperto, era una tendopoli. C’erano casette create con materassi luridi e spazzatura ovunque. L’ente gestore è in difficoltà a mantenere in condizioni dignitose queste persone”. “Lo svuotamento” insiste il sindaco “lo chiediamo al presidente Berlusconi che è una politico di grande livello e a cui faccio riferimento. Dimostri che è vicino a Lampedusa, svuoti il centro”.
Ma De Rubeis si appella anche alla sinistra, in modo bipartisan. La richiesta di aiuto è rivolta “a tutte le forze politiche d’Italia, in particolare alla sinistra in considerazione che nel passato la gestione della sinistra era, rispetto a questa, eccellente”.
Dopo l’ultimo sbarco avvenuto la notte scorsa ed il rinvenimento anche di un cadavere, il sindaco alza il tiro e chiede aiuto. Un gruppo di 53 immigrati clandestini è arrivato nella notte a Lampedusa: sul gommone con cui hanno attraversato il Canale, c’era anche un cadavere. Il gommone utilizzato per la traversata è stato recuperato a circa un chilometro e mezzo da Cala Pisana, dove sono stati intercettati gli extracomunitari, tutti provenienti dall’Africa sub sahariana.
“La sinistra e le associazioni umanitarie vengano in soccorso e in aiuto a questa povera gente, degli immigrati. A mio avviso le condizioni nella struttura sono discutibili su ogni aspetto e c’è il rischio per l’ordine pubblico e la sicurezza, non solo nel centro ma in tutta l’isola”.
A mettere ancor più pepe sulla questione anche la comunicazione fatta dal capo del dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone (arrivato a Lampedusa per verificare la situazione nel Cpt e studiare possibili soluzioni per alleggerire il centro di accoglienza), sul piano adottato dal ministero dell’Interno. In particolare è stato previsto da Roberto Maroni l’utilizzo temporaneo dell’hangar nell’aeroporto per creare un centro di espulsione e l’arrivo di container da posizionare nella base di Capo Ponente. “Il ministro sogna nuove strutture e un carcere a cielo aperto” attacca De Rubeis.
La nuova ondata di arrivi ha portato insomma un piccolo ma significativo terremoto politico sull’isola delle Pelagie. De Rubeis ha infatti revocato, sia pur “con decisione sofferta”, l’incarico alla sua vice, la senatrice leghista Angela Maraventano. Nella motivazione spiega che la condotta del ministro dell’Interno Maroni in materia di immigrazione clandestina ha causato grave allarme sociale nella popolazione dell’isola: “La senatrice anziché farsi interprete di tale giusto e fondato disagio ha assunto sulla questione immigrazione posizioni dissonati con quella del sindaco, dell’amministrazione e della popolazione”.
Insomma la decisione di Maroni non è andata giù al sindaco di Lampedusa, “è qualcosa di preoccupante che crea allarme nel territori” ha detto il primo cittadino dell’isola. L’amministrazione ha già preso le sue “contromosse” che porteranno ad uno sciopero generale ad oltranza. Il “programma” prevede già alle 19 di oggi un comizio del sindaco in piazza “per informare il popolo sulla decisione assunta da Maroni”. Venerdì 23 alle 17, il presidente del consiglio comunale, Vincenzo D’Ancora, di Forza Italia, ha già convocato il consiglio comunale dietro richiesta del capo dell’opposizione Giuseppe Palmeri per discutere delle ultime emergenze. Poi alle 19 tutti si recheranno davanti al municipio per comiziare al popolo.
Si perché la protesta monta ed è bipartisan: “Ci sarò anche l’ex sindaco Salvatore Martello (Ds)” dice De Rubeis “il segretario locale di Idv, Di Malta e rappresentati di associazioni ed esponenti politici locali. Tutti insieme in coro per dire no a quelle che sono le volontà del ministro.Per martedì sarà proclamato lo sciopero generale ad oltranza”. Con la benedizione, in segno di solidarietà e vicinanza, della portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle nazioni unite, Laura Boldrini e da parlamentari regionali di tutti gli schieramenti.

Piccoli criminali calano

Baby gang

di Bianca Stancanelli

Nell’Italia ossessionata dalle imprese dei bulli rilanciate da YouTube, una piccola, buona notizia arriva dalle statistiche del ministero della Giustizia: il numero dei minorenni arrestati è in calo, lento e costante. Erano più di 4 mila dieci anni fa, si sono fermati a quota 3.385 nel 2007. Nei primi sei mesi di quest’anno, i ragazzi entrati in un Cpa, i centri di prima accoglienza, le strutture filtro dove i minorenni vengono portati dopo il fermo o l’arresto, sono stati 1.612. Hanno scritto i ricercatori dell’Eurispes nell’ultimo Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza: “I tassi di delinquenza minorile registrati nel nostro Paese diminuiscono in modo pressoché costante”. E hanno annotato: “La situazione italiana appare oggi decisamente meno grave rispetto a quella della maggior parte dei paesi europei in condizioni economico-sociali simili alle nostre”.
Sullo sfondo c’è uno scenario in continuo mutamento. Segnala il criminologo Ernesto Savona: “Dai dati del ministero dell’Interno, nel primo semestre 2008 risultano una diminuzione delle denunce di reato e un aumento del numero di reati per i quali è stato identificato l’autore. Ma tra quegli autori di reato si contano più minorenni che nel primo semestre 2007″. Una contraddizione? “No” risponde Savona “piuttosto il segno che le forze di polizia lavorano con più efficacia. E prendono più delinquenti, maggiorenni o minorenni che siano”.

Gli scenari della criminalità minorile sono in rapido mutamento. Da anni, sull’onda delle grandi migrazioni degli anni Novanta, il numero dei minorenni stranieri arrestati ha sorpassato quello degli italiani. Fino al 1996 il 52 per cento dei ragazzi che entravano in un cpa erano italiani. Dal 1997 gli stranieri sono diventati la maggioranza, fino a toccare punte record del 59 per cento degli arresti. Ma a sorpresa, nei primi sei mesi di quest’anno gli esperti del Dipartimento della giustizia minorile hanno annotato una novità che va ancora decifrata: tra i 1.612 minori entrati in un centro di prima accoglienza, gli italiani sono stati 823, la maggioranza, contro 789 stranieri.
È un fenomeno che ha il suo epicentro a Roma. Spiega Donatella Caponetti, responsabile del Centro per la giustizia minorile del Lazio: “Assistiamo al riassettarsi di una situazione che era stata segnata per anni da una grande anomalia: a partire dal 2004, c’era stato a Roma un enorme aumento della criminalità minorile, soprattutto romena. Un’esplosione che ha cominciato a riassorbirsi con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea”. Nel 2006, nel solo Lazio, i minorenni romeni arrestati erano stati 515. Nel 2008 si sono dimezzati. Sostiene il criminologo Savona: “Sono diminuiti notevolmente anche gli arresti di romeni adulti. L’impressione è che tanti abbiano deciso di andarsene dall’Italia”.

È proprio fra gli stranieri che si conta il maggior numero di bambini sorpresi a commettere reati, in massima parte furti e borseggi. Dal gennaio al giugno 2008 sono stati 112 i minori di 14 anni portati in un centro di prima accoglienza e rilasciati perché non imputabili. La maggioranza proveniva da paesi dell’Est europeo: Bosnia, Croazia, Romania, Serbia e Montenegro.
Sostiene Donatella Caponetti: “A Roma abbiamo un gran numero di reati contro il patrimonio continuamente reiterati da minorenni non imputabili. È un dato che sicuramente non ci piace”. E non è l’unica ragione di preoccupazione. Racconta la responsabile del Centro per la giustizia minorile: “Una novità degli ultimi anni è data dall’arrivo nei nostri servizi di ragazzi che manifestano problemi di tipo psichiatrico. Per loro è più difficile l’inserimento in comunità educative. Accade sia con i ragazzi italiani sia con gli stranieri. Per questi ultimi stiamo cominciando a collaborare anche con etnopsichiatri, che ci aiutino a capire e a intervenire. Quanto agli italiani, notiamo un aumento dei ragazzi, anche figli di famiglie benestanti, che hanno gravi problemi nell’ambito familiare. È una novità che ci preoccupa anche perché, sui tassi decisamente più contenuti di devianza minorile nel nostro Paese rispetto ad altre nazioni europee, incide probabilmente la maggior tenuta delle nostre famiglie, una realtà sociale più solida”.

Sono segnali da non trascurare. Soprattutto in un paese che ha un codice minorile tra i più avanzati al mondo e un sistema d’intervento studiato con attenzione in Europa. Rivendica Donatella Caponetti: “Inglesi e francesi sono venuti a visitare le nostre carceri, si sono stupiti nel constatare come siano prive di violenza. Nei confronti dei minorenni c’è in Italia un fortissimo investimento di risorse. I finanziamenti per i progetti ci arrivano dagli enti locali, dalle Regioni, dai privati, come banche e grandi aziende. È una realtà degli ultimi anni che ci ha consentito di conseguire risultati interessanti e di sopperire alla diminuzione degli stanziamenti da parte dello Stato, che ha già annunciato, per il 2009, un taglio di spesa del 30 per cento rispetto al 2008″.

E anche di sperimentare strumenti innovativi. Uno dei più riusciti è la messa alla prova, inaugurata nell’autunno del 1991. Adottata dal giudice, la messa alla prova sospende il processo per consentire al ragazzo di dedicarsi a un progetto di recupero che può durare da un mese a tre anni (la media è di poco inferiore ai dieci mesi). Trascorso quel periodo, il giudice valuta i risultati del lavoro svolto: se è convinto che sia servito, dichiara l’estinzione del reato, come se non fosse mai stato commesso.
In 15 anni la giustizia minorile ha quadruplicato l’adozione dei provvedimenti di messa alla prova: erano stati 788 nel 1992, sono diventati 2.339 nel 2007. E i risultati sembrano essere eccellenti. Hanno scritto gli esperti del Dipartimento della giustizia minorile, calcolando la media per tutti gli anni Duemila: nell’80,7 per cento dei casi, concluso il periodo di prova, il giudice si è pronunciato per l’estinzione del reato. Una quota di successi così alta da convincere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a proporre l’adozione di uno strumento simile anche per gli adulti. Senza fortuna: impallinata da una scarica di polemiche, la proposta è stata rapidamente ritirata.

Immigrazione, Maroni: ”Nessuna retromarcia sui clandestini”

Roberto Maroni

Non si torna indietro sui rom, l’ingresso clandestino diventerà reato e continueranno le espulsioni. Di fronte alla bocciatura europea di espellere i cittadini comunitari, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, in un’intervista a La Stampa parla di un provvedimento che presto sarà presentato in Aula e consentirà di proseguire sulle espulsioni.
Sulla decisione europea Maroni commenta: “non condivido ma prendo atto, intanto continuiamo con lo smantellamento dei campi nomadi abusivi”. Riguardo alle future possibili espulsioni, il ministro individua strade alternative, “se non li potremo costringere, li convinceremo”, dice. E il provvedimento che verrà presentato prevede che l’ingresso clandestino diventi reato. In sostanza, la nuova direttiva europea prevede solo l’invito a lasciare il territorio nazionale, a meno che non ci sia una sentenza penale.
“Estendere il reato a tutti quelli che entrano clandestinamente - spiega Maroni - a prescindere dalla sanzione, carcere o ammenda, ci permetterà di procedere all’espulsione di tutti e non solo di quelli che vengono a delinquere”.
Il provvedimento prevederà che il giudice di pace possa ordinare l’espulsione direttamente in udienza anche prima della sentenza definitiva.
Sulla questione ancora aperta con la Libia che, nonostante il patto firmato con l’Italia, secondo Maroni, non sta rafforzando i controlli sull’immigrazione, il ministro sottolinea che è “urgente ratificare l’accordo bilaterale in Parlamento”.
L’auspicio è che il problema si possa risolvere prima della prossima primavera. Nell’agenda di Maroni è previsto, per la prossima settimana un viaggio a Malta, in cui il ministro definirà meglio le aree di competenza e le procedure comuni di contrasto all’immigrazione clandestina.

Cpa di Lampedusa al collasso. Il sindaco: siamo come l’Asinara

Immigrazione clandestina

“La nostra isola è ormai un carcere a cielo aperto, è l’Asinara dei giorni nostri”, così il sindaco di Lampedusa e Linosa, Bernardino De Rubeis definisce la sua terra dopo un fine settimana di sbarchi (domenica oltre 300) che nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Lampedusa hanno fatto registrare il record di migranti: “Sono quasi 2 mila, un numero inaccettabile per una struttura la cui capienza, progettata e pattuita con il popolo lampedusano era di 381, estesa poi a 762. E solo per situazioni straordinarie a 1200. Ora diciamo basta”.
De Rubeis promuove la linea dura e oltre a intimare la sistemazione del filo spinato attorno al centro di accoglienza “per impedire le fughe di clandestini, gli ultimi sono scappati stanotte e poi sono stati ripresi”, propone anche l’attivazione del servizio di ronda di vigilantes e volontari.

Qual è la situazione?
Siamo in emergenza, anche se ieri 200 persone sono state trasferite e oggi, spero, altre 500 saranno portate via con voli civili, militari e navi presso i centri di permanenza di Crotone e Caltanissetta, che sono comunque pieni. Per questo i tempi diventano così lunghi. Non possiamo accettare che questa gente stia ammassata tra immondizia e urine, con i bagni e le docce impraticabili. Ho visitato questo centro ed è chiaro che qui dentro non sono garantiti gli standard di vivibilità per un’accoglienza dignitosa, così come la sicurezza e la pubblica incolumità degli extracomunitari e della popolazione. Un paio di giorni fa tre immigrati sono riusciti a fuggire e quando li abbiamo trovati erano talmente sbronzi che, una volta riportai al centro, sono stati sedati perché erano pericolosi.
Eppure Cono Galipò, il responsabile della cooperativa che gestisce il Cpa dice di essere in grado di fronteggiare l’emergenza.
Questo signore è una persona poco seria, che ha messo in dubbio le mie dichiarazioni dopo la mia visita ispettiva. Ma io ho descritto quello che ho visto, non siamo in campagna elettorale, qui il sindaco pensa al bene della comunità. Oggi denuncerò il suo operato ai carabinieri e chiederò un’ispezione immediata del centro, dove non è garantita la dignità umana. Chiederò al prefetto di Agrigento di rimuovere Galipò dalla propria carica perché nasconde quello che accade dentro la sua struttura, di cui tra l’altro è amministratore unico. Gli immigrati non sono merce di scambio e non possono vivere così.
Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, pur concordando con lei sulla necessità di accelerare i ritmi di trasferimento dei migranti e dei richiedenti asilo verso altre destinazioni, sottolinea che chi arriva a Lampedusa via mare non costituisce una minaccia per l’isola, perché si tratta di persone in fuga da guerre e persecuzioni, che chiedono solo protezione. Lei è d’accordo?
Boldrini è una donna che stimo, che dice le cose come stanno, ma non condivido la sua idea che tutti siano da considerare rifugiati politici. Noi comunque non possiamo ospitare tutte queste persone, il nostro è un centro di prima accoglienza, qui le persone dovrebbero essere identificate e massimo dopo 48 ore mandate nei centri di permanenza temporanea, invece stanno qui mesi e mesi e noi non possiamo occuparcene. Il governo non può esagerare, siamo un’isola turistica, viviamo di questo, ai nostri cittadini e ai turisti dobbiamo garantire la sicurezza.
Cosa bisognerebbe fare?
Le ho provate tutte, ho anche chiesto alla Caritas di ospitare almeno le donne e i bambini nelle tante abbazie e conventi semivuoti. Domenica c’erano 96 bambini e circa 140 donne ammassate su materassi sotto il sole. La situazione è critica soprattutto per loro, che sono a rischio di malattie contagiose per le pessime condizioni sanitarie. Abbiamo raggiunto il limite del decoro. La gente è trattata come bestie. E il personale che lavora in queste strutture non riesce ad accudire tutti. Anche se dall’inverno in cui c’erano 35 dipendenti, ora sono circa 75, ma sempre pochi per gestire la situazione. Così come iniquo è il rapporto tra le forze dell’ordine e gli extracomunitari. Oltre all’Arma dei carabinieri che opera sul territorio, nel centro lavorano anche 40 carabinieri del battaglione Sicilia-Palermo, ma adesso il ministro della Difesa ha deciso che al loro posto arriveranno 70 militari dell’aeronautica, che seppur preparati, sono comunque meno esperti.
In una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha chiesto il rispetto non solo delle norme giuridiche, ma anche di quelle di civiltà. Ha avuto risposte?
Ancora no, ma entro domani ho intenzione di diffidare il ministero dell’Interno, in particolare il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione le forze dell’ordine, e il ministero delle Difesa affinché non trasferiscano più un solo uomo o una sola donna, e meno che mai un bambino in questa struttura. E li invitiamo anche a garantire un ponte aereo o con qualunque altro mezzo di trasporto, da utilizzarsi in via esclusiva per il trasferimento di questi essere umani.
Avete deciso di usare la linea dura?
Nel primo semestre del 2008 le persone sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna sono state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano 5.380. La quasi totalità di questo flusso è assorbito da Lampedusa. Non è più possibile assistere inermi a questa tragedia dai connotati apocalittici che sta ingoiando la nostra isola e i suoi cittadini. Una popolazione vocata alla pesca e al turismo. Che adesso rischia di perdere tutto.

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