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Cristianofobia: la strage dei cristiani nel mondo


Cristianofobia: la strage dei cristiani nel mondo

Un severo appello alla comunità internazionale affinché si impegni con più decisione a difendere le minoranze religiose minacciate, a cominciare da quelle cristiane. Lo lancerà il Papa il 10 gennaio in occasione dell’udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede. Un discorso ampio e articolato che esaminerà i principali scenari di crisi del pianeta soffermandosi con particolare attenzione sulla libertà religiosa. E un deciso richiamo all’assunzione di responsabilità in difesa dei cristiani che i 180 ambasciatori presso la Santa sede dovranno trasmettere ai propri governi. L’intervento era già pronto, ma dopo l’ennesima strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, Benedetto XVI, con il segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha voluto rivedere questo atteso discorso. Continua

Dalla Chiesa sì a nuove moschee. Ma lo Stato ne controlli le finalità

Musulmani in preghiera

Moschea sì, moschea no. Nel dibattito sulla costruzione di nuovi luoghi di culto, entra anche la Chiesa.
In due riprese. Prima, con le dichiarazioni del nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, a proposito delle ricorrenti polemiche, ultima quella aperta ieri dalla Lega, sulla costruzione di nuove moschee in Italia. “Dobbiamo garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata”, ha affermato monsignor Mariano Crociata
In questo dibattito, ha osservato, “si va per eccessi: dal rifiuto immotivato a una visibilità, a una invadenza che stonano”. Soluzione? Più “equilibrio”, ha avvertito il presule nella sua prima intervista da neo-segretario Cei, concessa al mensile 30Giorni. Il problema delle moschee in Italia è “un altro”, ha sottolineato monsignor Crociata: “Di solito” ha osservato “siamo in presenza di capi religiosi il cui riferimento è lo Stato di provenienza, non è un islam religioso che abbia uno statuto proprio”.
Perché, ammette monsignor Crociata: “Non esiste” ha aggiunto “un islam unico e nemmeno indipendente dallo Stato”. Ed è auspicabile, ha continuato che presto cresca “Un islam che abbia un riferimento italiano” che cioè abbia come di orizzonte riferimento quello “in cui noi viviamo: la nostra Costituzione e la cultura italiana e europea”.
A rafforzare la tesi del numero due della Cei, ci ha pensato poi monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede. Il biblista espone così, l’opinione del Vaticano nel dibattito sulle moschee: favorevole alla costruzione di nuove moschee in Italia, purché ci sia un controllo dello Stato sulle effettive finalità religiose, e non si trasformino in luoghi per altri fini. “Il luogo di culto in quanto tale è sempre sorgente di comunione e di dialogo” ma “il problema” nasce, ha detto Ravasi, quando “il luogo di culto assume tipologie che sono eterogenee alla propria identità: in questo caso la convivenza sociale e lo stato in particolare esigono una verifica, un controllo”.
La questione, ha spiegato Ravasi, presenta due facce della medaglia. “Da un lato” ha detto il ‘ministro’ vaticano della Cultura “bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto che deve essere sede di una presenza spirituale autentica. D’altra parte” ha aggiunto “questo non deve diventare un modello diverso”. E qualora diventi “qualcosa di diverso infatti, la società civile ha diritto di intervenire e verificare”.

La Lega chiede una moratoria per la costruzione delle moschee in Italia. Siete d’accordo?

Dopo 1000 anni di divisione, Papa Ratzinger prova a sedurre gli ortodossi

Papa Ratzinger
Benedetto XVI a tavola con 120 leader delle religioni di tutto il mondo: cristiani, ebrei, musulmani, induisti. Appuntamento domenica 21 ottobre nel seminario di Capodimonte a Napoli. È la prima volta che Joseph Ratzinger incontra contemporaneamente i rappresentanti delle maggiori religioni del mondo. E da Napoli lancerà un messaggio: occorre “un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di diverse culture e religioni”.
La mattinata del 21 ottobre si aprirà con la messa in piazza del Plebiscito, a numero chiuso. Alla celebrazione assisterà anche una nutrita rappresentanza ecumenica: ci saranno, tra gli altri, Bartolomeo I, patriarca ortodosso di Costantinopoli, il metropolita Kirill, inviato del patriarca di Mosca Alessio II, e il primate della Chiesa anglicana Rowan Williams. Al termine della messa il pontefice saluterà oltre 300 leader e rappresentanti delle religioni del mondo, riuniti a Napoli per il Meeting uomini e religioni organizzato dalla comunità di Sant’Egidio.
Ancora un volta Ratzinger si prepara a stupire, senza timore di risultare politicamente scorretto. Da quando era prefetto della Congregazione per la dottrina del fede ribadisce che “l’unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica”. Forte del richiamo all’identità e al ruolo della fede cattolica, ha indicato il dialogo con le altre religioni come una priorità del suo pontificato.
Una decisione di gran lunga anteriore ai malintesi seguiti al discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006. Il paziente lavoro diplomatico del segretario di Stato Tarcisio Bertone e del “ministro degli Esteri” vaticano, Dominique Mamberti, ha recuperato una situazione che appariva compromessa dopo Ratisbona. E Benedetto XVI ha messo a punto, senza troppo clamore, la squadra incaricata di seguire il dialogo con le altre fedi.
Scorrendo l’elenco dei nomi le sorprese non mancano. Come responsabile del dialogo ecumenico, cioè con gli altri cristiani, ha voluto tenere accanto a sé un teologo tedesco che in passato aveva espresso posizioni discordanti con le sue: il cardinale Walter Kasper. Per il dialogo con le altre religioni invece ha richiamato in servizio un diplomatico di grande esperienza: il cardinale Jean-Louis Tauran.
Preti ortodossi di Mosca
Alla Congregazione per le Chiese orientali, che sono il ponte tra cattolicesimo e ortodossia e l’avamposto cristiano nel mondo arabo, Ratzinger ha chiamato un altro diplomatico di lungo corso, l’argentino Leonardo Sandri, che sarà promosso cardinale il 24 novembre.
Sul fronte asiatico, area cruciale per i rapporti con i musulmani e con le grandi religioni orientali, il Papa ha voluto l’ex arcivescovo di Bombay, anch’egli di formazione diplomatica, il cardinale Ivan Dias. Molto impegnato nel dialogo con le altre religioni è pure il cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio giustizia e pace.
Il principale obiettivo di Benedetto XVI è ricucire lo strappo con il mondo ortodosso dopo 1.000 anni di divisioni. Per questo ha rilanciato la commissione mista per il dialogo tra Chiesa cattolica e ortodossa, composta da teologi al massimo livello che in questi giorni è riunita a Ravenna per discutere sul primato del vescovo di Roma. Nel frattempo il Papa ha incaricato il presidente dei vescovi europei, il cardinale ungherese Péter Erdo, di organizzare insieme con i patriarcati di Mosca e di Costantinopoli un simposio internazionale, in programma nella seconda metà del 2008, sulla crisi dei valori morali in Europa.
L’ultimo tassello della strategia di Ratzinger per riavvicinare l’ortodossia è stata la nomina del nuovo arcivescovo di Mosca: l’italiano Paolo Pezzi al posto del bielorusso di origine polacca, Tadeusz Kondrusiewicz. Era un segnale che Alessio II aspettava da tempo.

La fede, la ragione. E la penitenza, che si fa ma non si dice


“È un vero peccato”.
Scusi, quale? Lo chiediamo a Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla Pontificia Università Lateranense.
È un vero peccato rifiutarsi, anche oggi, di coniugare fede e ragione. Due espressioni dell’uomo che non sono in contrasto. La fede poi è una scelta di vita che non comporta un minus di intelligenza ma un più di maturità.
La sua tesi va controcorrente. Per molti (a partire dal matematico Piergiorgio Odifreddi nel suo ultimo libro Perché non possiamo essere cristiani, ospite anche di un FORUM sul nostro sito), oggi vale la vecchia questione: “Per chi crede non esistono domande, per chi non crede non esistono risposte”.
Ma noi dobbiamo sforzarci di trovare un dialogo. Certo, se si parte da giudizi preconcetti come fa il professor Odifreddi, fede e ragione saranno sempre non solo due mondi paralleli ma anche in contrasto. L’atteggiamento di Odifreddi è tipico di chi non vuol accettare la tesi dell’altro: nonostante il suo laicismo, parte da un atteggiamento fideistico e partigiano. E pensare che essendo non credente dovrebbe avere il dubbio come guida. Invece non prende mai in esame le aporie insite nelle sue tesi che solo con la fede si possono colmare. Anche perché di questo dialogo oggi si sente un forte bisogno: sono sempre migliaia le persone alle udienze del Pontefice.
Anche quando Benedetto XVI richiama i politici a non avallare “leggi contro natura”…
Il richiamo del Papa è alle coscienze. E la coscienza non riguarda solo i credenti: è l’intelligenza morale della persona e inerisce alla sua capacità di decidere per il bene. Attraverso le azioni o il loro esame.
Sta parlando dell’esame di coscienza, Monsignore?
Sì, visto il periodo quaresimale. Intorno a questo tema c’è un po’ di confusione. Farsi l’esame di coscienza è come, usando una metafora moderna, scannerizzare le proprie azioni, valutarle in ordine alla loro bontà o alla loro malvagità. E in questo senso la scannerizzazione non è esclusiva dei cattolici.
Legato al tema della coscienza è quello della penitenza…
Esatto. Ma anche qui, usiamo prudenza. La penitenza non è un’azione particolare ma un valore, una virtù: è accogliere o compiere volontariamente qualcosa che costi privazione per elevarmi a Dio. Facendo penitenza, io non subisco un torto ma faccio un sacrificio.
Come il privarsi della carne al venerdì?
Sì. Anche se la Chiesa richiama, ripeto, ai valori. Che non vanno sacralizzati ma calati nella quortidianità. La prima opera richiesta è la carità: tutto va ad essa rapportata
Quindi non ha senso la protesta dei genitori della scuola di Ponzano Veneto perché alla mensa della scuola i propri figli hanno mangiato spezzatino il primo venerdì di Quaresima?
Non ho seguito il caso. Ma l’importante è che la penitenza sia rapportata allo stile della propria vita. E poi c’è un canone del Diritto Canonico che esenta dall’astinenza dalle carne i bambini…
Se la penitenza è un sacrificio, il cilicio di Paola Binetti, pacato medico psichiatra e pasionaria senatrice Teodem e numeraria dell’Opus Dei, vale di più della rinuncia quaresimale ai dolci e al vino della cattolica di sinistra Rosy Bindi, ministro firmatario dei Dico?
L’invito di Gesù è chiaro: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati”.

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