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Notte Champions. Cori, puncicate e alcol: in 50 mila per le strade di Roma

barcabirra

“Today is the day”. Oggi è il giorno. Il gran giorno come vanno ripetendo i tifosi del Manchester United per le strade di Roma, già dalle prime ore dell’alba. Sono trentamila, arrivati nella capitale da un paio di giorni. In concomitanza con il loro sbarco, la città è stata virtualmente divisa in due aree per evitare contatti con la tifoseria balugrana del Barcellona. Già dalle prime ore della mattina pattuglie miste di poliziotti italiani, inglesi e spagnoli girano in città per garantire la sicurezza. Dovrebbe (e il condizionale è d’obbligo) essere una festa analcolica considerato il divieto, scattato ieri pomeriggio alle 17, di vendere alcolici e superalcolici. Inoltre dalle 23 è proibita anche la somministrazione. Le norme anti alcol, in vigore fino alle 6 di domani, riguardano i locali del centro storico e a ridosso dello stadio. Scattate anche le limitazioni alla circolazione e alla sosta delle auto: off limits parte del centro e la zona Prati-Della Vittoria e tutte le aree a ridosso dello Stadio Olimpico.
Condizionale d’obbligo sull’alcol: i supportes fin da ieri pomeriggio hanno fatto il pieno di birra e alcolici. “No problem” ci dicono dei tifosi incontrati vicino San Pietro. Tutti hanno fatto le scorte nei supermercati della città. Ma nessuno di loro vorrebbe creare disordini.
Eppure un tifoso è stato accoltellato, in via Vitelleschi, nei pressi di Piazza Risorgimento, olpito con tre fendenti alla coscia e con una bottigliata alla nuca (non è in condizioni gravi ed è stato medicato al pronto soccorso del Santo Spirito) . Eppure un altro uomo è stato accoltellato sul Lungomare di Ostia davanti ad un pub: turista americano, è stato scambiato per un tifoso inglese e aggredito da quattro giovani italiani che gli hanno sferrato 7-8 coltellate ferendolo alle gambe: 15 giorni di prognosi all’ospedale Grassi.
Eppure nella tarda serata due supportes dei Reds, completamente ubriachi, sono stati arrestati in un pub a Campo dè Fiori. Avevano il biglietto nominativo in mano perchè senza stasera, senza di quello, non si entra.

E se qualcuno volesse acquistarlo all’ultimo momento? Nessun problema, i bagarini davanti lo Stadio Olimpico sono attivi già da stanotte.
Chiediamo quanto costa un biglietto: “2 mila euro per la tribuna Monte Mario, 1.500 per gli altri settori” ci dice una bagarino dal marcato accento napoletano che ha avuto una settantina di richieste da clienti molto vip, ma che “riuscirà a esaudire poche richieste, una decina al massimo”. Per la finale del 1996, quella che vide il trionfo della Juventus ai calci di rigore contro l’Ajax, per un biglietto di distinti (costo ufficiale 80 mila lire), si arrivava a pagare al massimo 300 mila lire. “Altri tempi”, dice il bagarino.

Più tranquilli i tifosi del Barcellona. Sono in ventimila, sbarcati quasi tutti all’aeroporto di Ciampino. Stamattina si sono dati  appuntamento tra piazzale Clodio e piazza Risorgimento, nel cuore del quartiere Prati. Una visita a San Pietro (”Per pregare e per sperare per stasera” dicono alcuni), una colazione con i cornetti romani e il cappuccino e poi tutti all’Olimpico. Qualcuno di loro ha dormito per strada con coperte e sacchi a pelo. Non tutti hanno il biglietto, ma sanno dove andare a vedere la partita (”da amici che fanno l’Erasmus e poi, comunque vada, sangria per tutti alla fine della partita”). Sciarpe, maglie, colori.
manbirra

Barcellona - Manchester United è già cominciata per le strade di Roma. Perchè questa, parafrasando lo slogan del club catalano, è “Mes que un partit”, è più che una partita.
Già, è la finale dei sogni. E, si spera, non degli incubi.

Notte Champions: all’Olimpico è duello tra la classe di Messi e la velocità di Ronaldo

ronaldo

Cristiano Ronaldo è arrivato in conferenza stampa all’Olimpico in pantaloncini, maglietta blu e le scarpette color arancio in mano. Gli stessi scarpini con cui mezzora dopo, nella sgambatura, prova uno dei suoi celebri tiri dalla tre quarti campo: posiziona il pallone con le mani cercando la valvola, tre passi indietro, gambe allargate ed esplode una saetta che si infila all’incrocio. Il portiere non c’è, ma se ci fosse stato difficilmente l’avrebbe presa. Dice “domani voglio segnare. Voglio vincere”.
E basta aspettare ancora qualche ora (fischio d’inizio ore 20.45, diretta Tv su RaiUno) per vedere se riuscirà a piazzare la stessa palla nel sette. Intanto i flash sono tutti per lui. Lo sa, ma dice di essere “concentrato al 100%”. Poi il fenomeno portoghese, alla domanda se la finale sarà decisiva anche per il pallone d’oro, risponde di no. Ma è ovvio che in un anno senza mondiali ed europei chi domani sera vincerà la coppa dalle grandi orecchie si prenderà una bella fetta del premio che France Football recapita sotto l’albero di Natale.
E nonostante la sua proverbiale sfacciataggine – quella con cui irride gli avversari saltandoli come birilli – il giovane Ronaldo appare molto emozionato: scherza con Ferdinand che in conferenza stampa gli siede accanto. Ma accanto a Rio il ‘duro’ e al viso saggio ed esperto Sir Alex Ferguson, la sua faccina da sbarbato fa ancora più impressione. Poi in campo si trasforma. Durante la sgambatura è il più attivo: è tra i primi ad entrare sul manto perfetto dell’Olimpico. Si mette le scarpette colorate che prima aveva in mano e palleggia con Schools, Ferdinand e Giggs. Sul tappeto verde non ce la fa a stare fermo: ha l’argento vivo  addosso. Corre, fa quei giochetti col pallone che lo rendono famoso nel pianeta. Ha una voglia di giocare incredibile. Pure nel torello iniziale con i compagni è il più attivo. Gli levano il suo giocattolo preferito, il pallone, solo perché deve rientrare negli spogliatoi a fine allenamento. Domani sera farà esplodere la sua velocità da fulmine, c’è da giurarci.
Lionel Messi non scende in conferenza stampa. Mister Guardiola viene nel catino con i giornalisti da solo. Mentre i blaugrana sono già a fare il riscaldamento sul campo.  Il giovane Pep dice che non cambierà nulla per la finale: “Non cambio idea su Ronaldo e Messi per una partita”, ma domani conta su di lui. Sulla “pulce” per vincere la Champions: “Noi puntiamo sul bel gioco e Messi è fondamentale”. E la ‘pulce’ nella sgambatura – scarpette blu ai piedi - mostra ai circa 500 giornalisti sugli spalti pezzi di classe pura.

messiNon è Ronaldo: è più tranquillo, ma palla al piede non ha eguali. Meno velocità, più palleggi e più possesso palla: ecco quello che mostra ai media il Barca di Messi. E in conferenza stampa il giovane allenatore spagnolo non ne fa mistero: “Vogliamo prendere la palla e usarla”. Intanto Messi la sfera la usa con Iniesta e Etò. Con loro palleggia, si diverte e dribbla. Parla molto con Guardiola che se lo coccola come un figlio, poi improvvisamente, quasi da fermo, esplode quattro tiri con quel sinistro magico che ricorda tanto Diego Maradona: due vanno in rete, una traversa e una parata.
La fantasia dell’argentino contro l’esplosività del portoghese. Tra poche ore sapremo chi vince ed entrerà nella storia.

Il VIDEO Youtube sulle prodezze di Cristiano Ronaldo:

Il VIDEO Youtube sulle magie di Lionel Messi:

Questione di cuore: 130 milioni non bastano per strappare Kakà al Milan

Kakà resta al Milan

Alla fine (in zona Cesarini, è il caso di dire), Ricardo Izecson dos Santos Leite ha fatto prevalere le ragioni del cuore. Il brasiliano in questione fa il calciatore e gioca nel Milan: tutti lo conoscono semplicemente come Kaka. E da ieri sera continuerà a vestire la maglia rossonera, dopo aver rinunciato alla strabiliante offerta di 18 milioni di euro a stagione da parte dello sceicco Mansour bin Zayed, proprietario del Manchester City.

Al termine di una giornata ricca di colpi di scena, quando ormai l’accordo sembrava fatto tra le due squadre (al Milan sarebbero andati oltre 120 milioni di euro, al giocatore 15 più diritti di immagine e particolari bonus legati agli sponsor), Silvio Berlusconi annuncia poco prima delle 23 che “Kakà continuerà ad essere un giocatore del Milan. Hanno prevalso il cuore e il buon senso. Non potevamo dire di no a quell’offerta, ma lui non ha voluto che si perfezionasse. Ha detto di no e basta. Resta con noi, ci sono delle cose che sono più importanti dei soldi”.

Il giocatore per ore se ne è rimasto chiuso nella sua casa in via Saffi, forse leggendo le centinaia di lettere che il suo portiere gli ha recapitando, segnali di affetto dei suoi tifosi che mai lo vorrebbero vedere andare via. Poi, nella piovosa notte milanese, ha deciso di uscire dalla finestra dell’ultimo piano, battersi più volte la mano sul cuore e baciare la maglietta numero 22 con il suo nome. “Il Milan è casa mia, nemmeno per trenta secondi ho pensato di andare al Manchester City dirà il brasiliano poco dopo la mezzanotte ai microfoni di Milan Channel. Aggiungendo che “tutti i messaggi che mi arrivavano mi dicevano di scegliere con il cuore. E io cosi’ ho fatto. Non è una stata una scelta economica. E’ sempre stato il Milan ad accontentarmi. Devo ringraziare Galliani, Berlusconi, Leonardo che è più di un amico”.

Eppure l’affare era sul tavolo e, secondo qualcuno, anche le firme: 120 milioni di euro al Milan e 15 milioni a stagione per il giocatore. 120 milioni: esattamente il fondo varato con l’ultima Finanziaria per la scuola, dopo le proteste sui tagli soprattutto sollevate dalle scuole paritarie. La cifra vale sei volte la dotazione data con il decreto anti-crisi, varato dalla Camera e ora all’esame del Senato, al fondo affitti per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare il canone di locazione. Se fosse stato perfezionato il trasferimento, sarebbe stato il più costoso nella storia calcio: un record storico. Di storico, ora, resta solo il “gran rifiuto”.
Il precedente primato venne stabilito nel 2001 dal Real Madrid, che pagò 75 milioni di euro alla Juventus per avere Zinedine Zidane.

L’affare è sfumato, dunque, ma Kakà vale 130 milioni di euro: lo dice lo sceicco Bin Zayed. Un’offerta del genere apre adesso scenari impensabili. Fino a quanto si potranno spingere le offerte per i più grandi calciatori del mondo? Chissà quanto può valere allora Cristiano Ronaldo, vincitore con lo United (l’altra squadra di Manchester) del campionato inglese, della Champions league, della Coppa intercontinentale e del Pallone d’oro nel 2008 e oggetto di un’altra furiosa trattativa che lo vorrebbe al Real Madrid. Oppure Fernando Torres, che ha trascinato la Spagna alla vittoria del campionato europeo e che nel Liverpool è cresciuto in modo impressionante.
Gli altri fuoriclasse del suo stesso valore andranno presto a battere o dal loro attuale presidente o da qualcun altro, smuovendo un mercato che propone già cifre spaventose. Ibrahimovic sfiora gli undici milioni di euro all’Inter, Kakà al Milan ne guadagna nove, ma è da pensare che andrà dritto dritto a chiedere un aumento dell’ingaggio, il quinto ritocco contrattuale da quando è al Milan. E di conseguenza provocherebbe una scossa tra chi, come Ronaldinho, di milioni ne guadagna “appena” quattro. Bin Zayed è, quindi, l’innesco del mercato di oggi e dei prossimi mesi per tutti.
Oggi tocca allo sceicco, ieri è stato il turno di Abramovic, Moratti, Berlusconi o di società che amministrano una quantità di denaro talmente esponenziale (Manchester United, Liverpool, Real Madrid, Barcellona) che incidono in modo significativo in qualsiasi stagione di mercato: anche se alle spalle di questi club non ci sono appassionati di calcio, ma multinazionali americane o amministratori e società di investimento. Che trattano i giocatori, e di conseguenza le passioni della gente, come semplice merce di scambio.

Gli arabi, comunque, sono pronti a tutto e perso Kakà la campagna acquisti non si è certo fermata. Secondo la stampa inglese, ci sono anche due allenatori che lavorano in Italia nelle mire dei “Citizens”. Il club sarebbe, infatti, pronto a dare la caccia a Josè Mourinho, obiettivo numero uno per la successione sulla panchina del deludente Marc Hughes. Se non si dovesse arrivare al portoghese, la seconda alternativa sarebbe Carlo Ancelotti, attuale tecnico del Milan. Tra i calciatori sarebbe stato messo nel mirino anche un italiano di valore: il centrocampista della Roma Daniele De Rossi. Per lui si parla di una spesa di 50 milioni di euro. Se De Rossi fosse d’accordo, Rossella Sensi non potrebbe dire di no, anzi sarebbe quasi costretta, viste le condizioni economiche non proprio floride della società giallorossa. E poi Adriano o Nilmar, il forte attaccante dell’International di Porto Alegre: un altro angolo di Brasile nell’Inghilterra industriale per un investimento globale di quasi 300 milioni di euro. Nel frattempo si sta perfezionando l’acquisto dell’attaccante del West Ham, Craig Bellamy, prelevato per 14 milioni di euro. Tanto per non perdere l’abitudine a spendere altri quattrini.

Ma con tuti questi nomi, le vittorie sono assicurate? Questa è un’altra storia: non tutti i soldi del mondo costruiscono trofei e leggende.

Il VIDEO servizio:

Un anno di sport: Buffon, Rossi e la Vezzali i più amati dagli italiani

Valentina Vezzali (sinistra) e Margherita Granbassi
(Credits: Ansa)

Si chiude il 2008 ed è tempo di bilanci anche per il mondo sportivo: chi è il personaggio dell’anno in questa categoria? Secondo la classifica contenuta in “Top Star 2008″ di Ipsos e StageUp Sport & Leisure Business, Gianluigi Buffon è il miglior atleta italiano come potenzialità di comunicazione. L’estremo difensore azzurro rappresenta il testimonial ideale dell’anno grazie soprattutto alla sua simpatia: l’89,1 per cento degli italiani lo ritiene molto simpatico. Dietro di lui si piazza il compagno di squadra Alessandro Del Piero, secondo assoluto in particolare per la sua elevata notorietà (lo conosce il 96 per cento degli italiani, secondo soltanto a Francesco Totti) e la sua simpatia. Sul gradino più basso del podio Valentino Rossi: il centauro di Tavullia è dotato di un’ottima notorietà (95,3 per cento) e di una elevata bravura (considerata tale dal 90,3 per cento degli italiani). Il leader in notorietà, Francesco Totti, deve “accontentarsi” della quarta piazza assoluta nella speciale classifica a causa di una minor considerazione fra gli atleti più simpatici e più bravi.

Tra le donne, invece, va a Francesca Pellegrini la prima posizione assoluta. La nuotatrice veneta, conosciuta dal 67,2 per cento degli italiani e particolarmente apprezzata per la sua bravura, è fra le poche in grado di ricavare in un anno, grazie alla propria immagine, quanto un giocatore di calcio di buon livello in serie A. Alle sue spalle si piazza Carolina Kostner, nota al 58,2 per cento degli italiani. Al terzo posto, Valentina Vezzali: la campionessa olimpica di fioretto è conosciuta dal 56 per cento di connazionali ed è ritenuta brava dall’89,1 per cento. Tra le atlete più simpatiche troviamo Josefa Idem, Giulia Quintavalle e Denise Karbon, ancora note prevalentemente presso un pubblico di nicchia.

Al di là delle classifiche, lo sport italiano presenta due cartoline da tramandare al 2009: Valentino Rossi e Valentina Vezzali. Dopo un paio di annatacce condite dai guai con il fisco italiano, il centauro pesarese è tornato a divertirsi e a divertire. L’ottavo titolo mondiale, il sesto nella classe regina, è giunto al termine di una stagione dominata in lungo e in largo: 373 punti conquistati, con nove vittorie, cinque secondi posti e due terzi. Insomma, non ce n’è stato davvero per nessuno. Restiamo nelle Marche per celebrare la fiorettista italiana. A Pechino ha conquistato il terzo oro consecutivo nel fioretto individuale, battendo 12-3 Margherita Granbassi in semifinale e 6-5 la sud coreana Hyunhee Nam in finale. Vincere alle Olimpiadi è speciale, confermarsi è straordinario, calare il tris è qualcosa di leggendario. E Londra 2012 per l’atleta di Jesi non è poi così lontana. Una citazione particolare va ad Alessandro Ballan, campione mondiale di ciclismo su strada a Varese, atleta pulito che si è distinto in un altro anno difficile per i ciclisti italiani (anno che segnerà quasi sicuramente il ritiro dalle corse di Paolo Bettini, il corridore italiano più decorato e apprezzato negli ultimi dieci anni). E come non ricordare Flavia Pennetta, brava e bella tennista di Brindisi, che ha vinto tre tornei nel circuito Wta e ha chiuso la stagione al tredicesimo posto nella classifica mondiale, in attesa di un 2009 ancora più ricco di soddisfazioni che porti, mgari, la scalata alle prime cinque posizioni al mondo.

Dall’Italia al mondo, un poker d’assi. Usain Bolt, Michael Phelps, Lewis Hamilton e Cristiano Ronaldo. I primi due hanno riscritto la storia. Il giamaicano ha dato all’uomo una nuova dimensione della velocità, inventando record che sembravano riservati a generazioni ancora remote: 9″69 sui 100, 19″30 sui 200, 37″10 nella staffetta 4 per 100. Mai uno sprinter era apparso tanto superiore alla concorrenza in una grande manifestazione. In stagione ha corso dieci volte i 100 metri in meno di 10 secondi e sei volte i 200 m sotto i 20. E sembra avere ancora margini di miglioramento. Il nuotatore australiano ha vinto la sua personalissima scommessa contro la memoria di Mark Spitz che, nel 1972 a Monaco, aveva collezionato sette medaglie d’oro. Ai Giochi di Pechino si è messo al collo otto medaglie d’oro (100 e 200 farfalla, 200 stile libero, 200 e 400 misti, 4×100 e 4×200 stile e 4×100 mista) con sette primati mondiali e un record olimpico. Sommando i sei successi di Atene 2004, Phelps ha portato a quattordici le medaglie d’oro conquistate alle Olimpiadi, altro record. Le sue imprese sono state un evento nell’evento.

Lewis Hamilton ha fatto meno punti della stagione 2007, quella del suo debutto in formula Uno, ma si è portato a casa il titolo mondiale ed è diventato il più giovane iridato della storia. Nell’ultimo Gran Premio, in Brasile, ha saputo gestire la situazione quando le cose sembravano mettersi male, concedendosi il colpo di coda del sorpasso a Timo Glock che ha fatto passare l’iride dalle mani di Felipe Massa alle sue. Anno d’oro per Cristiano Ronaldo: l’attaccante ventiduenne del Manchester United ha vinto il campionato inglese, la Champions league e il mondiale per club. I successi con la squadra gli sono valsi il pallone d’oro e il riconoscimento di miglior giocatore europeo dal quotidiano uruguaiano “El Pais”, precedendo Messi del Barcellona.

Infine due citazioni particolari: la Spagna e i Boston Celtics. Se il 2007 era stato eccellente, il 2008 per la nazionale iberica è stato grandioso. Nel ciclismo si sono presi tutto: Giro d’Italia e Vuelta con Alberto Contador, il Tour de France con Carlos Sastre, l’oro olimpico nella prova in linea con Samuel Sanchez. La nazionale di basket ha onorevolmente ceduto alla corazzata statunitense nella finale olimpica, quella di calcio ha trionfato agli Europei, Rafael Nadal si è issato al vertice del tennis mondiale scalzando Roger Federer e battendolo pure nella finale di Wimbledon. E non importa che Rafa non abbia giocato la finale di Coppa Davis, perché i suoi compagni si sono andati a prendere l’insalatiera in casa dell’Argentina. A ventidue anni di distanza dal trionfo della squadra in cui brillava Larry Bird, il titolo della Nba di basket è tornato a Boston. I nuovi eroi si chiamano Paul Pierce, Ray Allen, Kevin Garnett, tutti guidati magistralmente da Doc Rivers. I Celtics hanno chiuso al primo posto la stagione regolare con 66 vittorie e 16 sconfitte e nei playoff hanno battuto nell’ordine Atlanta Hawks (4-3), Cleveland Cavaliers (4-3), Detroit Pistons (4-2, finale della Eastern conference) e Los Angeles Lakers (4-2, finale).

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