
Hanno tentato di rianimarlo per diversi minuti, ma le sue condizioni sono apparse subito disperate: è morto il motociclista che stamattina a Roma è stato colpito da un grosso ramo caduto da un pino su via Cristoforo Colombo, una delle principali arterie della capitale, all’altezza di via Capitan Bavastro in direzione Eur.
L’impatto con il ramo è stato violentissimo, secondo quanto riferisce uno degli infermieri impegnati nei soccorsi, tanto da provocare una forte emorragia. Il personale medico ha tentato di rianimarlo per lunghi minuti con un massaggio cardiaco e con alcune apparecchiature, ma non c’è stato nulla da fare.
Dopo aver constatato il decesso i soccorritori hanno steso un lenzuolo bianco sopra il corpo dell’uomo.
L’incidente è avvenuto in prossimità delle mura che circondano la capitale, le condizioni del traffico su via Cristoforo Colombo continuano ad essere in parte compromesse anche se nessuna delle corsie di ingresso verso il centro della capitale è stata del tutto chiusa. Il personale medico non ha ancora identificato la vittima dell’incidente, che si trovava a bordo di un grosso scooter.

Il 19 settembre è stata inaugurata la terza dorsale romana per le biciclette, che dal Tevere costeggia il Circo Massimo e prende Via delle Terme di Caracalla fino a Viale Porta Ardeatina, dove si interrompe perché il pezzo successivo è in costruzione, ma proseguirà poi per Via Cristoforo Colombo fino a ricongiungersi con un altro tratto già costruito, per terminare sulla Laurentina.
È costata 2 milioni 600 mila euro.
Il percorso è gradevole e interessante dal punto di vista culturale, a parte il tratto sulla Cristoforo Colombo, mega-strada a sei corsie che porta fino al mare. Inforco la bicicletta decisa ad arrivare fino in fondo.
La percorro con Giulio, che pedala tutti i giorni per andare al lavoro o a fare la spesa. Cominciamo da Viale del Circo Massimo e rimaniamo perplessi di fronte alla segnaletica: guardiamo in alto e il cartello indica che la pista riprenderà tra 400 metri. Guardiamo in basso e la striscia che limita la ciclabile (cancellata?) coincide esattamente con il camminamento per non vedenti.

Dopodichè la pista sembra svanire nel nulla, le strisce bianche che la indicavano sono state coperte con altre di vernice nera. Si arriva così al semaforo, non capendo se è il caso di rimanere in sella o è meglio scendere per evitare di essere multati. L’edicolante aggiunge perplessità a perplessità, dicendoci che il marciapiede , nel punto in cui si interrompe per l’attraversamento, quando piove si allaga sempre.
Comunque attraversiamo al semaforo e ci troviamo davanti al palazzo della Fao. Qui comincia il tratto ciclo-pedonale. Nel giro di quattro minuti del nostro sabato pomeriggio la “pista” è continuamente attraversata da persone a piedi o su due ruote: le due categorie condividono, finora con grande rispetto, lo stretto marciapiede.

All’entrata della Fao le biciclette dovrebbero scendere una rampa, attraversare l’ingresso e risalire il marciapiede dalla rampa opposta. Non c’è nessun dissuasore, però, che faciliti l’operazione impedendo alle automobili di bloccare il cammino, che è poi anche quello per disabili.

Proseguiamo lungo un altro tratto ciclopedonale e ci accorgiamo che il pedone viene accompagnato con le frecce (nella foto si vede bene il disegno del pedone sotto un motorino parcheggiato in piena ciclabile) fino ad un corridoio che taglia il prato e permette di proseguire oltre su via delle terme di Caracalla. Solo che il corridoio è soltanto ciclabile, con il limite per le biciclette fissato a 20 km orari. Ma il pedone che fosse arrivato fino qui e non fosse dotato di ali si troverebbe costretto a tornare indietro oppure, a suo rischio e pericolo, ad attraversare la “scorciatoia”, rischiando di essere falciato da chi sbuca su due ruote dalla curva, laddove il percorso ricomincia ad essere condiviso.

Finalmente pedaliamo e percorriamo un tratto di Via delle Terme di Caracalla che è tutto per noi, ritagliato nel verde di un prato.
Il mio amico non sembra soddisfatto neanche di questo. Ma non si accontentano proprio mai, questi ciclisti? “Vedi”, mi spiega paziente, “la distanza più breve tra due punti è una retta. Sembra che per i ciclisti questa regola conosca una eccezione: ci mettono sempre davanti curve su curve, ci fanno arrivare al semaforo più lontano per attraversare, come qui, a Piazzale Numa Pompilio. E se prendiamo la via più breve, cioè la strada invece della ciclabile, ci fanno la multa. Insomma se parliamo di piste-giocattolo, di svago per bambini o per turisti, questa pista va benissimo. Ma non stavamo parlando di mobilità sostenibile? Di incentivo all’uso della bici per provare a lasciare a casa l’automobile, ridurre le emissioni, decongestionare il traffico?”
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