Leggi tutte le notizie su:
cronache in nero


Una foto di Ilaria Palummieri e Riccardo Bianchi, presa dal profilo facebook della ragazza, originaria di Lodi, trovata morta nel suo appartamento di Milano, poco prima che venisse trovato ucciso il fratello, 24 giugno 2011. Riccardo sta facendo ammissioni di responsabilità per il duplice delitto dell'omicidio di Ilaria e del fratello Gianluca. ANSA / FACEBOOK
Riccardo Bianchi, 21 anni, ha ucciso la ragazza che lo aveva lasciato da un mese e il fratello di lei, suo caro amico. Entrambe le vittime erano ventenni. Il giovane omicida ha confessato, ma ripete di non sapere perché nel giro di 24 lunghissime ore ha accoltellato e soffocato due persone cui voleva bene. Il duplice omicidio sembra non avere un movente. Continua


Michele Misseri
Nel giro di 24 ore, dopo essere uscito dal carcere, Michele Misseri ha dato tre nuove versioni dell’omicidio di Sarah Scazzi. Si aggiungono alle altre sette diverse (come ha contato il Corriere del Mezzogiorno) fornite a chi indaga dal giorno della prima confessione e dell’arresto, lo scorso ottobre.
Continua


Olindo Romano, condannato all'ergastolo con la moglie Rosa per la strage di Erba
Se ci fosse stato bisogno di un corollario surreale alla terribile vicenda della strage di Erba, è arrivato dalla persona che meno di tutti sembrava avere dubbi sulla colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi: Azouz Marzouk. L’uomo, che nella strage ha perso la moglie Raffaella e il figlio di due anni, Youssef, poche ore prima della sentenza di Cassazione che il 3 maggio ha condannato in via definitiva i coniugi Romano all’ergastolo, ha chiesto al proprio legale di non ripetere in udienza l’istanza di conferma della pena ma di pretendere la riapertura del caso. Tanto che all’avvocato Roberto Tropenscovino, in disaccordo con il suo assistito, è stato revocato il mandato e Marzouk ha rinunciato al risarcimento cui aveva diritto come parte lesa nel processo. Continua


Il corpo di Carmela Rea, detta Melania, è stato ritrovato in un bosco in provincia di Teramo
Una siringa conficcata nel torace, un laccio emostatico, una “svastica” incisa sulla coscia, i pantaloni e gli slip abbassati. Nelle prime ore dopo la scoperta del corpo di questi dettagli avevano fatto pensare a scenari inquietanti, degni di un romanzo noir. Serial killer? Storie di droga? Satanismo? Omicidio a sfondo nazi? Un maniaco sessuale? In realtà nessuno di questi elementi avrebbe a che fare con la morte della giovane (il particolare della svastica è stato seccamente smentito), sarebbero stati aggiunti ad arte, anche se in modo piuttosto disorganizzato, per depistare le indagini. Continua


Il boss Ermelinda Pagano (Ansa)
La presenza di donne nei clan mafiosi non è certo una novità. Ma gli arresti recenti di affiliate dimostrano che lentamente è cambiato il loro ruolo, hanno acquistato potere, non sono più solo il rimpiazzo di padri e mariti finiti in carcere o postine dei loro pizzini. Le ultime operazioni descrivono boss al femminile che non sparano, ma che gestiscono la cassa delle cosche, che reinvestono milioni di ricavati dalle attività criminali, che li depositano in banche estere, che organizzano la piazza dello spaccio e delle estorsioni. Che sempre di più interpretano la trasformazione dei metodi della mafia, dalla lupara al blocchetto d’assegni. Continua


Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta
L’arresto di Winston Manuel Reves per il delitto dell’Olgiata sulla base di una traccia di Dna raccolta nel 1991 si aggiunge al rinvio a giudizio, e alla condanna in primo grado, di Raniero Busco per l’omicidio di Simonetta Cesaroni a vent’anni dai fatti. I cold case riaperti grazie ai progressi fatti da alcune scienze forensi (ad esempio genetica, medicina legale, criminologia) si moltiplicano, ma tanti altri fascicoli aspettano di essere ripresi in mano dagli investigatori. Esiste un criterio per scegliere i vecchi delitti da riesaminare? “Esiste ed è puramente scientifico”, spiega Vittorio Rizzi, capo della Squadra mobile di Roma. Continua


Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
Il processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher entra nel vivo solo ora. Con nuovi elementi che potrebbero addirittura ribaltare la sentenza di primo grado, che ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito a 26 e 25 anni di carcere. Le difese dei due ragazzi chiedono infatti l’assoluzione piena, l’accusa, che punta invece all’ergastolo, ribadisce che non sono emerse novità tali da mettere in discussione i risultati del primo processo.
-
-
Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
-
-
Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
-
-
Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
-
-
Amanda Knox, il 26 marzo 2011 in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.ANSA/ PIETRO CROCCHIONI
-
-
Raffaele Sollecito, con un nuovo taglio di capelli, in comoagnia di Giulia Bongiorno 26 marzo 2011, in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher.
-
-
Raffaele Sollecito, con un nuovo taglio di capelli, oggi 26 marzo 2011, in aula a Perugia per il processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher - Ansa
-
-
Il fotomontaggio di Giovanni Paolo II e Amanda Knox che un trentunenne ha cercato di consegnare ai familiari della studentessa in una pausa dell’udienza del processo davanti alla Corte d’assise d’appello, Perugia, 12 marzo 2011. ANSA / CLAUDIO SEBASTIANI
-
-
Le due sorelle degli imputati Amanda Knox e Rafafele Sollecito: Diana Knox (s) e Vanessa Sollecito (D)oggi 26 marzo 2011 al processo d’appello per l’omicidio - Ansa
Continua


“Si trovano meno delinquenti oggi, con tutte queste tecniche scientifiche di indagine, rispetto a una volta”. A dirlo è Giuseppe Fortuni, docente di Medicina legale all’Università di Bologna, da quarant’anni esperto di quelle stesse tecniche scientifiche, che si è occupato, tra gli altri, dei casi Pantani, Kercher e di Francesco Narducci, il medico a lungo sospettato di essere collegato ai delitti del mostro di Firenze. Continua