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Ma dov’erano loro, i comandanti, mentre le correnti (organizzate) spazzavano la tolda della nave in tempesta e lo scambio tra favori (e favoriti) saliva come schiuma oltre la linea di galleggiamento? Carlo Federico Grosso, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura dal 1996 al 2000, oggi dichiara, candido, che «nel Csm il peso delle correnti è assolutamente asfissiante e lo era già quando ne facevo parte». Poi aggiunge, a scanso di equivoci, che «sovente il Csm non è stato insensibile alle sirene dei partiti, alle interferenze, agli scambi». Continua


Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)
Perde Magistratura democratica, avanzano i moderati, e per la prima volta viene eletto un giudice fuori dalle correnti. Questo il risultato delle elezioni del 4 e 5 luglio per le elezioni dei 16 consiglieri «togati» del prossimo Consiglio superiore della magistratura (quello in carica scadrà alla fine di luglio). Su 8.584 magistrati aventi diritto, hanno votato in 7.402, circa l’86%. Md, storica corrente di sinistra, perde un seggio, passando da quattro a tre consiglieri. Quel seggio, però, non va a nessuno degli altri gruppi organizzati, le cui proporzioni restano invariate: 6 consiglieri a Unità per la costituzione, la corrente di centro, che pure perde consensi in termini di voti; 3 ciascuno al Movimento per la giustizia, di sinistra, e a Magistratura indipendente, il gruppo più moderato che avanza in termini di voti, ma non riesce a ottenere nessun seggio in più.
Il seggio perso da Md va al giudice di Venezia Paolo Corder, che in passato ha fatto parte della giunta dell’Associazione nazionale in quota a Unicost, ma in queste elezioni si è presentato come indipendente. È la prima volta che questo accade.
La sconfitta di Md è la seconda consecutiva: quattro anni fa Continua

Alle elezioni per il rinnovo dei membri «togati» del Consiglio superiore della magistratura, per ora, i candidati indipendenti (quelli che non aderiscono a nessuna corrente) non sembrano avere fortuna: al termine dello spoglio dei voti per i quattro membri da eleggere nella categoria dei pubblici ministeri (sul totale dei 16 «togati»), sono stati eletti Antonello Racanelli, sostituto procuratore di Roma aderente alla corrente di Magistratura indipendente; Paolo Auriemma, pm romano di Unicost; Vittorio Borraccetti, procuratore di Venezia di Magistratura democratica; e Roberto Rossi, del Movimento per la giustizia. Carlo Fucci, il primo degli «indipendenti» ha preso 796 voti, ma non ce l’ha fatta a essere eletto.


Il 4 e 5 luglio giudici italiani eleggeranno i 16 membri «togati» del nuovo Consiglio superiore della magistratura. L’ho già segnalato su questo blog: questa volta, e per la prima volta, si presentano alcuni candidati indipendenti, cioè slegati dalle correnti che irreggimentano l’attività del Csm.
Basterebbe che per loro votassero 450 degli oltre 9 mila aventi diritto, e nel prossimo Consiglio entrerebbero giudici poco disposti a soggiacere alle regole dello «scambio di favori», il meccanismo che da troppo tempo condiziona la progressione delle carriere. Sul tema, adesso, arriva anche un’autorevole lettera aperta che, se letta con attenzione, è quasi una denuncia: a rivolgersi alla categoria è un giudice milanese, Guido Salvini, che ha deciso di prendere nettamente posizione a favore dei candidati indipendenti. Ecco che cosa sostiene Salvini, non iscritto ad alcuna corrente e noto per le sue indagini sulla strage di piazza Fontana e sul terrorismo: «Tre settimane orsono vi ho fatto parte della mia scelta personale per le elezioni del Csm per Edoardo Cilenti e delle ragioni di questa scelta che si estendono agli altri indipendenti. Continua


Edoardo Clienti (Stefano G. Pavesi)
Quando il 3 Maggio s’è presentato all’ufficio elettorale della Cassazione e ha detto: «Voglio partecipare da indipendente al rinnovo del Consiglio superiore della magistratura», i funzionari erano davvero sconcertati. Per il semplice motivo che non era mai capitato. E per essere proprio certi che la richiesta non fosse una follia, hanno addirittura consultato il Csm.
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Domenica 4 luglio i magistrati italiani voteranno per eleggere i 16 consiglieri togati del Consiglio superiore della magistratura. Le correnti della categoria hanno sempre condizionato le elezioni, con liste bloccate. Ma quest’anno c’è una grande novità: sei candidati indipendenti, cioè non indicati dalle correnti. Ecco i loro nomi, in ordine alfabetico: Milena Balsamo, giudice del Tribunale di Pisa; Salvatore Cantàro, sostituto procuratore generale alla Corte d’appello di Roma; Fernanda Cervetti, consigliere della Corte d’appello di Torino; Edoardo Cilenti, consigliere della Corte d’appello di Napoli (sezione Lavoro). Come indipendenti si candidano anche Paolo Corder, giudice del Tribunale di Venezia, e Carlo Fucci, pubblico ministero napoletano: entrambi aderiscono a Unità per la Costituzione, ma si sono candidati in contrasto con la decisione della loro corrente di non candidarli. Si tratta di una novità davvero importante, che Continua

Delle tre l’una: o Edoardo Cilenti è un rivoluzionario, oppure un illuso, o un provocatore. A 43 anni, questo giudice della Sezione lavoro del tribunale di Napoli il 3 maggio ha deciso di presentarsi per le elezioni del Consiglio superiore della magistratura, che si terranno il 4 e il 5 luglio. Che cosa c’è di strano? Beh, che Cilenti lo fa DA SOLO, sganciato da ogni corrente. «Sono il primo» dice lui «e la mia è un’iniziativa di rottura. Oggi il sistema elettorale è blindato: le candidature vengono decise a tavolino dalle correnti, il confronto elettorale è modesto».
Insomma, visto che la democrazia è anche una scommessa elettorale, Continua

Una visuale esterna di Palazzo Mondadori a Segrate (Milano)
Ancora Raimondo Mesiano al centro del dibattito. Sì, il giudice del tribunale civile di Milano che ha condannato la Fininvest al risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di De Benedetti per la vicenda del lodo Mondadori (a proposito: il consiglio di amministrazione di Fininvest ha deliberato di procedere alla presentazione di un ricorso in appello contro la sentenza). Continua