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Tanta sicurezza, pochi eventi. Perché Alemanno piace ai romani

Alemanno ed emergenza Tevere

Più 9%. A tanto ammonta l’aumento del gradimento del sindaco di Roma Gianni Alemanno e della sua giunta (+ 5% la giunta) negli ultimi tre mesi da parte dei cittadini capitolini. A fornire i dati, l’Ipsos di Nando Pagnoncelli.

Il 60% dei romani ha espresso infatti parere positivo sull’operato del primo cittadino. Più precisamente: il 42 per cento ha promosso il sindaco con un voto fra il 6 e il 7, il 18 con un voto dall’8 al 10. A settembre a dare un giudizio positivo era stato il 51 per cento degli intervistati.
Alla domanda: “Lei si sente sicuro nella zona in cui vive?” più di 6 intervistati su 10 hanno risposto positivamente. Un dato in netta controtendenza con quello di fine 2007, in piena gestione Veltroni, quando il dato oscillava attorno al 48%.
Piace molto, inoltre, la decisione della giunta di centrodestra della Zona a traffico limitato e la reazione dell’amministrazione capitolina ai disagi dopo l’ondata di maltempo del dicembre scorso.
Unico neo, la flessione di due punti percentuali sui servizi erogati ai cittadini e sulle attività culturali. Quest’ultimo aspetto, ha sottolineato il primo cittadino: “resta comunque a livelli altissimi.
È chiaro che nel passaggio da una politica che puntava molto, se non tutto, sulla cultura, come quella operata da Veltroni, a una politica che tende a meglio distribuire le risorse e in cui c’è stata sicuramente meno enfasi, si registri una lieve flessione. La settimana prossima, presenteremo tuttavia il nuovo programma degli eventi culturali della città”. Positivo anche il gradimento rispetto a parcheggi pubblici, traffico e viabilità, servizi di cura e manutenzione del verde, scuole comunali e mense.

Sorpresa, Sgarbi sceglie Salemi: “Mi dimetto da assessore di Milano”

Vittorio Sgarbi

Salemi non perderà il suo sindaco.
Vittorio Sgarbi stupisce ancora, questa volta però, con una scelta di responsabilità. In una lettera al primo cittadino di Milano Letizia Moratti annuncia le “sue” dimissioni da assessore alla Cultura e rinuncia alla vendetta del ritorno nel capoluogo lombardo. Ieri il Tar lombardo aveva dato ragione a Sgarbi nella sua disputa contro il licenziamento in tronco ricevuto dalla Moratti a maggio. E il vulcanico critico d’arte aveva promesso colpi di scena: “Tornerò in giunta venerdì”. Oggi il dietrofront.

Sgarbi rinuncia a Milano e resta in Sicilia, a Salemi dove è stato eletto sindaco un mese fa. Ma, ci tiene a sottolinearlo, a testa alta: “Ho verificato l’incompatibilità fra due alte cariche nello stesso ordine di amministrazione”. “La soddisfazione di essere riabilitato nella funzione di assessore alla Cultura del Comune di Milano, con l’annullamento del provvedimento del sindaco da parte del Tar, e la prospettiva delle importanti iniziative che quel ruolo consente di realizzare, in una città ricca di potenzialità e di entusiasmo” spiega Sgarbi “non può prevalere sulla responsabilità di aver assunto il nuovo impegno di sindaco di Salemi, eletto direttamente dai cittadini che non è in alcun modo consentito deludere anche di fronte all’inatteso e gradito colpo di scena che mi riporta alla situazione di 3 mesi fa”.

Tutti felici e contenti, quindi? Sgarbi ha ottenuto la vittoria di facciata e Letizia Moratti avrà tirato un sospiro di sollievo e potrà chiudere le sessioni estive del consiglio comunale in tranquillità. Ma occhio al critico, imprevedibile, come sempre. Milano gli è rimasta sullo stomaco e lascia intendere che il suo rapporto con la città potrebbe non finire qui: “Scelgo dunque Salemi con assoluta convinzione, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano, a pieno regime, non in virtù di una sentenza riparatrice del Tar, ma attraverso libere elezioni” conclude Sgarbi.

“Il ruolo di Presidente della Provincia o di Assessore (le elezioni sono tra un anno, ndr) è perfettamente compatibile, nella diversità delle amministrazioni, con il ruolo di sindaco. Il ritorno, così clamorosamente annunciato in questi giorni, è dunque soltanto riandato. A presto arrivederci”. Chilometri permettendo.

Il Tar dà ragione a Sgarbi: “Tornerò in giunta a Milano”

Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti

Vittorio Sgarbi intervistato da Klaus Davi parla della gestione Moratti

Italia patrimonio Unesco: con Mantova e Sabbioneta sono 43 siti

Vista di Mantova

Mantova e Sabbioneta, poi la Ferrovia Retica, che attraversa le Alpi tra Italia e Svizzera: sono da martedì “Patrimonio mondiale dell’umanità”. Le prime sono considerate “eccezionali testimonianze dell’architettura e dell’urbanistica del Rinascimento”. Con loro entrano a far parte della lista stilata dall’Unesco anche il Monte Titano e il centro storico di San Marino, portando per la prima volta la minuscola Repubblica ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Lo ha deciso il Comitato dell’Unesco che vaglia le candidature, riunito per la trentaduesima volta nella sua storia, in Canada, a Quebec City, in una sessione fiume che terminerà domani. Tra ieri e lunedì, il Comitato ha aggiunto alla lista dei siti bollati “World Heritage” 27 località, diciannove scelte per l’importanza culturale e otto per quella naturale. Una massiccia infornata che si va ad aggiungere agli 851 siti già presenti nelle liste dell’Unesco, aperte nel 1972, e che rende più saldo il primato assoluto italiano. Con l’ingresso di Mantova e Sabbioneta — la «Piccola Atene» voluta dal duca Vespasiano Gonzaga — e della ferrovia dell’Albula e del Bernina (a metà con la Svizzera), l’Italia arriva ora ad avere 43 siti riconosciuti di “eccezionale valore universale”.
Uscendo dall’Italia, si aggiudicano un posto in lista anche due città della Malaysia — Melaka e George Town — la pianura di Stari Grad in Croazia, le fortificazioni erette in Francia da monsieur Sébastien de Vauban, ingegnere militare del Re Sole, un complesso di sei edifici costruiti a Berlino tra il 1910 e il 1933, le chiese di legno dei Carpazi, in Slovacchia. E ancora, il tempio cambogiano di Preah Vinear, il sito di Joggins in Nuova Scozia (Canada), il monte Sanqingshan in Cina, il villaggio di Camagüey a Cuba, le lagune della Nuova Caledonia francese, l’isola di Surtsey in Islanda, le steppe di Saryaka in Kazakhistan, la foresta sacra di Mijikenda Kaya in Kenya, l’arcipelago yemenita di Socotra, la regione del Sardona in Svizzera, ben tre siti messicani (San Miguel, il santuario di Jésus di Nazareth e la riserva della farfalla Mariposa Monarca), i monasteri armeni del-l’Iran, i Tulou del Fujian in Cina, la penisola di Le Morne (Mauritius) e i luoghi santi Baha’i in Israele.
Quest’anno, però, uno dei portabandiera del made in Italy ambientale rischiava di vedersi scippato il bollino Unesco: l’arcipelago delle Eolie. Scongiurata dai commissari di Quebec City l’ipotesi di cancellazione, le isole escono dalla lista dei beni a rischio ma restano comunque delle “sorvegliate speciali”.

La Moratti silura “l’irrispettoso” assessore Sgarbi. Lui si ribella

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi | Ansa
Nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, Vittorio Sgarbi non è più l’assessore alla Cultura del Comune di Milano.
La città dell’Expo 2015 avrà un nuovo responsabile alla Cultura. Forse il professor Stefano Zecchi, forse un esponente della Lega. I motivi che hanno convito Letizia Moratti, il sindaco di Milano, a ritirare all’estroso critico d’arte le deleghe, sono chiari: “La mancanza di rispetto per la Giunta” e “l’atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore assunto in varie occasioni, anche pubbliche” .

Così, dopo poco meno di due anni di coabitazione, giocata tra alti e bassi, amori e odi, si è rotto l’incanto tra Sgarbi e “suor Letizia”, come lui stesso ebbe a definirla dopo la prima grande crisi del luglio scorso, legata alla censura della mostra Vade Retro Arte e Omosessualita. A rompere definitivamente “il rapporto di fiducia” tra il primo cittadino e il suo vulcanico assessore hanno pesato, ultime gocce di un vaso già colmo, le recenti affermazioni del critico che, appena dieci giorni fa, si diede vanto di aver “ingannato” i propri “ignari” colleghi proponendo il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale mascherato dietro all’innocuo titolo “Liberi amori possibili”.
Ma anche (e soprattutto) le sue vibranti esternazioni durante la puntata di giovedì scorso, di Anno Zero, sul Vaffa-day ” di Grillo.
“Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignita” è stata la replica sdegnata di Sgarbi alle ragioni con cui il sindaco gli ha tolto le deleghe. Ma i due recenti episodi non sono che la punta di un iceberg che via via, ad ogni presa di posizione del critico, è diventato insostenibile per il sindaco di Milano. A pochi giorni dalle elezioni politiche, l’assessore alla Cultura propose un referendum sul tanto chiacchierato “grattacielo storto” di Daniel Libeskind, uno dei tre grattacieli, fiori all’occhiello del progetto di Citylife all’ex Fiera, che cambieranno lo skyline della Milano dell’Expo. Sarebbe potuto sembrare una normale valutazione estetica (peraltro espressa anche da Silvio Berlusconi) se non fosse che lo stesso Libeskind, amico del sindaco Moratti, dovrebbe anche firmare il nuovo museo dell’arte contemporanea, sempre nell’area di Citylife, cui il critico non nascose di preferire il progetto di museo elaborato da Renzo Piano nelle ex acciaierie Falck nella vicina Sesto San Giovanni.
Del resto, nei suoi due anni da assessore, Sgarbi ha sempre tentato di smarcarsi dalla posizioni della giunta e del suo sindaco. Mentre il Comune lanciava la campagna antigraffiti, definì i murales del centro sociale Leoncavallo (tanto osteggiato dal centrodestra milanese) una “moderna Cappella Sistina” e nel marzo del 2007 riuscì a portare al Pac proprio quegli artisti normalmente abituati a disegnare sui muri di Milano. Risale infine allo scorso gennaio l’ultimo terremoto sulle mostre inopportune dell’assessore: le monografie fotografiche di Von Gloeden, di Witkin e di Saudek. Ma le polemiche poi rientrarono dopo un chiarimento con il sindaco sulle linee di politica culturale del Comune.
Questa volta invece, dopo lo sfogo a “parolacce” durante la trasmissione di Santoro, l’eccentrico assessore non è riuscito ad arginare l’ira del sindaco. E pensare che il 16 novembre scorso, durante una puntata delle Invasioni Barbariche, invece, il sindaco aveva dimostrato persino affetto per il monello della sua giunta. “Io con Sgarbi ho un rapporto molto particolare” disse Letizia Moratti “fra la mamma, la sorella maggiore e lo psicoterapeuta. Questo è il rapporto normale che io ho con Sgarbi”.
Anche Sgarbi ha sempre a suo modo perfino osannato il sindaco di Milano, dicendo pubblicamente - un anno fa al festeggiamento dei primi 12 mesi di mandato - che non poteva che essere lei il successore di Berlusconi alla guida del centro destra.

Gli universitari danno i voti alle città. Quelle emiliane si laureano a pieni voti

Il portone dell'entrata dell'Università di Firenze
La città vista attraverso gli occhi dei giovani. Come la vedono, come la vivono? Offre loro abbastanza?
156mila neolaureati, usciti nel 2006 da 41 atenei atenei italiani, hanno risposto a questa domanda inserita nell’indagine del consorzio interuniversitario Almalaurea: “Sei soddisfatto dei servizi presenti nella città sede del tuo corso di studi?”, riferita alla gestione dei trasporti, della sanità, della cultura e del tempo libero in ben 73 comuni italiani.

Il potere di dare i voti non ha fatto prevalere negli ex-studenti lo spirito di rivalsa. Le valutazioni sono state infatti per la gran parte positive (68 per cento), soprattutto per quanto riguarda i centri con più di 250mila abitanti e le regioni del Nord Est.
Bologna la dotta ha preso il massimo dei voti insieme a Parma: sono le uniche città italiane insignite delle cinque stelle (con la differenza che per Bologna va un po’ meno bene la voce “trasporti”, mentre gli studenti di Parma non sono soddisfatti al 100 per cento delle attività ricreative).
I comuni di grandi dimensioni hanno conquistato quattro stelle. Parliamo di Roma, Torino, Genova, Firenze, Catania e Venezia. Bari però non supera le tre stelle.
Oltre ad aver messo in evidenza le “classiche” differenze a livello territoriale, a favore del Nord (soprattutto del Nord-Est) rispetto all’Italia centrale e in particolare al Mezzogiorno, l’indagine ha detto che le città sono apprezzate soprattutto per i loro servizi culturali, soddisfacenti per il 75% dei laureati, e per i servizi sanitari (71%), seguiti da quelli ricreativi (65%) e dai trasporti (60%): l’offerta culturale raggiunge il massimo dei consensi a Roma, Torino e Venezia, mentre Bologna è l’unica città premiata con cinque stelle sui servizi sanitari.

I trasporti sembrano essere, per tutti i 73 comuni esaminati, la nota dolente: Torino e Bologna arrivano a quattro stelle, mentre Roma, Genova, Firenze, Bari, Catania e Venezia si fermano a tre.
Non va dimenticato infine che le città universitarie sono state guardate dalla lente d’ingrandimento dei “fuori-sede”, ossia giovani che spesso provengono da una realtà più svantaggiata, con uno spirito più pronto all’entusiasmo, mentre sono giudicate in modo molto più severo da chi ci ha sempre vissuto.

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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