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Curia

La controprofezia di Monsignor Lunedì: “È arrivata l’ora del papa nero”

Il cardinale ghanese Peter Kodwo (Lunedì) Appiah Turkson

Il cardinale ghanese Peter Kodwo (Lunedì) Appiah Turkson

Sfida le profezie apocalittiche di Nostradamus con un sorriso contagioso e disarmante. Secondo l’astrologo francese, la fine dei tempi arriverà con l’elezione del papa nero. Ma il nuovo presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, è convinto del contrario: “Abbiamo avuto un segretario generale dell’Onu che veniva dal Ghana, ora abbiamo il presidente Usa di colore: se la Divina Provvidenza ci darà la possibilità di avere un papa africano, dovremo ringraziare il Signore e non certo esserne sconvolti”. Continua

Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa

vescovi italiani

Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.
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L’uscita di Giovanni Galli: in campo per il Pdl a Firenze

Giovanni Galli

“Manca solo la stretta di mano”: a sentire alcuni dei dirigenti locali del Pdl, per la candidatura di Giovanni Galli a sindaco di Firenze, è ormai questione di ore.

L’ex portiere della nazionale (e storica “figurina” di Fiorentina, Milan, Napoli, Torino, Parma e infine Lucchese), infatti, pare che abbia ormai messo d’accordo tutti, a cominciare dal senatore di An Achille Totaro e dal consigliere regionale di Forza Italia Angelo Pollina.
Già, dettaglio non da poco “la benedizione” definitiva dei vertici di via del Plebiscito, ma l’ex calciatore avrebbe dato la sua disponibilità: “Sto studiando molto”. Come riferisce riferisce La Stampa, il premier, “esaminerà al suo rientro in Italia le candidature”, spiega Paolo Bonaiuti, che ha rinunciato a scendere in campo.
Firenze, Giovanni Galli, la conosce piuttosto bene: con la maglia dei viola ha giocato più di duecentocinquanta partite, trascorrendovi quasi dieci anni della sua vita, e contribuendo al secondo posto dei gigliati (dietro la Juventus) nella stagione 1981/1982. Lì, tra l’altro, ha conosciuto la moglie dalla quale ha avuto tre figili, di cui uno, Niccolò, grande promessa del calcio nostrano, è scomparso tragicamente a diciasette anni a causa di un incididente col motorino.
Quel lutto ha però dato a Galli la forza di reagire, portando qualche mese dopo alla costituzione di una fondazione intitolata al figlio.
Ad ore, dovrebbe dunque arrivare la definitiva conferma delle numerose indiscrezioni: a favore dell’ex portiere (che nelle vesti di commentatore appare settimanalmente nella trasmissione sportiva Controcampo di Rete4) giocherebbe la popolarità e la capacità di stare davanti ad una telecamera. Qualità necessarie per sfidare l’altro outsider, Matteo Renzi (Pd), già presidente della provincia fiorentina, e ora scelto dalle primarie del centrosinistra come candidato per la poltrona di primo cittadino del capoluogo toscano.

Dai primi sondaggi di opinione, i trascorsi da calciatore di Galli - su cui qualcuno ha ironizzato: “con un portiere come candidato il capo staff sarà il massaggiatore?” - dai fiorentini non sarebbero affatto considerati penalizzanti. Anzi, l’amarcord dei bei tempi viola gioverebbe all’ex calciatore, sebbene sia nato a Pisa (nel ‘58) e non a Firenze. Dal canto suo, l’assessore cittadino alla sicurezza Graziano Cioni (Pd) ha già avvertito i suoi compagni di partito a non storcere il naso: “Non sottovalutate Galli. Ha ottimi rapporti con la Curia e la sua Fondazione fa assistenza vera”.

E l’ex portierone del Milan di Sacchi ammette: “Se il presidente darà il suo via libera ora si apre un altro capitolo e un’altra storia. Anche se io personalmente son sempre stato in ottimi rapporti anche con Domenici e Cioni, che hanno molto aiutato la Fondazione dedicata a mio figlio”. Proprio la Fondazione e i buoni rapporti con la cittadinanza sarebbero le armi di Galli, che plaude al suo possibile avversario: “Sono stato contento della vittoria di Matteo alle primarie, ha rotto con i riti della sinistra, io l’ho conosciuto e c’è un rapporto di simpatia”.

Tolta la moschea dal presepe a Genova. Ma restano le polemiche

Don Prospero e il suo presepe

E don Prospero Bonzani alla fine ha ceduto. Di fronte alla ragion politica, per evitare strumentalizzazioni e rischi per l’ordine pubblico, il parroco di Nostra Signora della Provvidenza di Genova, ha rimosso la moschea delle polemiche.
Moschea che dalla notte del 24 dicembre stava accanto alla capanna del presepe. Non è bastato nemmeno il sostegno del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola: “Dobbiamo fare i conti con quello che io chiamo il processo di meticciato”.
Niente da fare, ha vinto il “consiglio prudenziale” della Curia, retta dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nonostante, inizialmente, lo stesso numero uno della Cei non avesse adombrato problemi di fronte ala scelta di don Prospero.
Tolto a malincuore il minareto, il parroco ha messo il Vangelo delle Beatitudini, con in evidenza il duro monito che non chiude la vicenda e non spegne le polemiche: “Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno”. E resta al suo posto il muro di Gerusalemme che, ha commentato il parroco, “in questi giorni è di drammatica attualità”, ha detto il parroco.
“Per me potevano venire anche con le bombe”, ha proseguito don Prospero “non avrebbe fatto alcuna differenza, ma avevo il dovere di avvertire la Curia su quello che Forza Nuova stava preparando“. I simpatizzanti di destra avevano infatti annunciato una “visita” in parrocchia il 31 dicembre con “simpatici doni”, precisando che non si trattava di una minaccia. “Come ho spiegato anche ai parrocchiani contrari alla mia decisione” ha continuato il parroco: “io sono come un lavoratore, devo vedere il mio principale che dice. La Curia mi ha consigliato di togliere la moschea e io ho obbedito”.
Alle critiche giunte nelle scorse settimane, si erano contrapposte manifestazioni di vicinanza a don Prospero: a cominciare dal sindaco Marta Vincenzi, al prete di strada don Andrea Gallo della Comunità San Benedetto al Porto e all’imam di Genova Salah Hussein. E anche alcuni parrocchiani di Nostra Signora della Provvidenza hanno in programma delle gesti di solidarietà per don Prospero. “Tra il 10 e il 15″ spiega Angelo Chiapparo, abitante del quartiere “prepareremo un momento di riflessione in piazza e inviteremo a partecipare le forze politiche, la consulta delle religioni e le comunità ebraica e musulmana”.
Di tutt’altro tono il commento della Lega Nord: “Questa è stata una vittoria non solo della Lega ma di tutti quei fedeli che nei giorni scorsi hanno manifestato il loro disappunto”. Il segretario provinciale Edoardo Rixi commenta così la decisione di togliere la moschea dal presepe di Don Prospero. “È un segnale importante” prosegue Rixi “anche per il Sindaco e la giunta comunale che da tempo cercano di edificare una maximoschea in città. I genovesi non lasceranno cancellare la loro storia e le loro tradizioni. La moschea a Genova sarebbe un affronto alla storia della Superba così come nel presepe era un affronto alla cristianità”.

Il Papa chiede una “ecologia dell’uomo”. “Gender” è autodistruzione

Il papa all'udienza di Castel Gandolfo, non si faceva da Paolo VI

“Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato”. Nell’atteso discorso alla Curia Romana riunita per gli auguri natalizi, papa Benedetto XVI spiega la posizione della Santa Sede contro la discriminazione dei gay ma anche contro l’equiparazione di queste coppie alle altre che sono state molto contestate in queste ultime settimane. “Qui” afferma il Santo Padre “si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio”.

Se la Chiesa è impegnata nella difesa del Creato e dei beni della Terra, a maggior ragione questo impegno vale per la difesa dell’uomo e della donna. Per questo ciò che s’intende con la parola gender equivale all’autodistruzione dell’uomo, al suo allontanamento dal disegno della Creazione. “Qui si tratta di fatto” ha spiegato il Papa nel suo lungo intervento “della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio”. “Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine gender” ha detto il Papa “si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda”. “Ma in questo modo vive contro la verità” ha osservato Ratzinger “vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione”.
Il matrimonio fra uomo e donna è il sacramento istituito da Cristo, il sacramento che è all’origine della Creazione. In questo modo il Papa ha voluto rinnovare la sua difesa del matrimonio contro qualsiasi altra forma di unione, in particolare quelle gay.

“Grandi teologi della Scolastica” ha spiegato il Papa “hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo - senza modificare il messaggio della creazione - ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini”. “Fa parte dell’annuncio che la Chiesa” ha detto ancora il Pontefice “deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio”. “Partendo da questa prospettiva - ha aggiunto - occorrerebbe rileggere l’Enciclica Humanae vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo contro la sua manipolazione”.
“Il dato che la materia porta in sè una struttura matematica, è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura”. Il Papa è tornato sul rapporto fra scienza e fede parlando di Galileo Galilei e degli altri uomini di scienza. “Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente” ha detto Ratzinger rivolto ai membri della Curia vaticana “il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla. Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità”. Per questo, ha aggiunto il Papa, “nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra”.

Finale non meno duro, quello dedicato da Benedetto XVI alla GMG: “Analisi in voga” tendono a considerare la Giornata Mondiale della Gioventù “come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star: con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio”.
E così Papa Ratzinger traccia un solco profondo tra sé e il suo amato predecessore Wojtyla, che dell’aspetto più conviviale degli incontri mondiali con i giovani aveva fatto un tratto distintivo del proprio Pontificato: “Ci sono anche voci cattoliche” osserva Ratzinger “che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita”. Ma queste analisi sono errate: “in Australia non per caso” ricorda il Pontefice “la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l’evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava Colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla Croce”.

Crociata per il Papa: scelto il nuovo segretario della Cei

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Il nuovo segretario generale della Cei è il vescovo siciliano Mariano Crociata. Lo ha nominato Benedetto XVI scegliendo in una terna di nomi proposti dal Consiglio Episcopale Permanente.
È la prima volta nella storia della Cei che questo incarico è attribuito a un presule del Sud. Teologo, studioso dell’islam, esperto di dialogo interreligioso (a dispetto del suo cognome), Crociata è nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani. Il nuovo segretario della Cei ha studiato nel seminario vescovile di Mazara del Vallo e ha conseguito la maturità classica presso il liceo statale. È stato alunno dell’Almo collegio Capranica e ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso la pontificia università gregoriana in Roma conseguendo il dottorato in teologia. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1979.
Alla Cei sostituisce monsignor Giuseppe Betori, promosso il 9 settembre scorso nuovo arcivescovo di Firenze, nel ruolo chiave di responsabile del coordinamento della Chiesa Italiana a livello nazionale.

Faranno infatti capo a lui tutti gli Uffici Pastorali e sarà chiamato a preparare le Assemblee dell’Episcopato Italiano e il prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale. La scelta del Papa conferma l’orientamento per un vescovo del Sud, e in particolare della Sicilia, già emerso nella designazione che era stata fatta per questo incarico due anni fa, quando stava per essere nominato segretario generale l’arcivescovo di Monreale Cataldo Naro, morto improvvisamente alla vigilia del Convegno Ecclesiale di Verona che aveva organizzato collaborando strettamente con monsignor Betori (così come venti anni, dopo il Convegno Ecclesiale di Loreto, prima segretario era stato nominato segretaro generale Camillo Ruini).
Monsisgnor Crociata è invece un out-sider in quanto non ha mai ricoperto incarichi in Cei. È stato però braccio destro del vescovo salesiano Calogero La Piana, promosso due anni fa da Mazara del Vallo all’arcidiocesi di Messina, ed è quindi ben conosciuto dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, con il quale dovrà strettamente collaborare. Per il nuovo incarico, dicono fonti informate, è stato però proposto e caldeggiato dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che sarà il suo interlocutore più diretto.

Viale Jenner, la moschea milanese della discordia

La moschea di via Jenner a Milano

La moschea di viale Jenner è al centro di uno scontro (qui il VIDEO servizio di SkyTg24). Dopo che monsignor Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e dialogo dell’Arcidiocesi di Milano, aveva detto che “impedire la preghiera è roba da fascisti”, proponendo anche la costruzione di micro-moschee capaci di ospitare 2-300 persone, vicine ai luoghi di lavoro e alle abitazioni dei fedeli islamici. Il ministro Maroni risponde che le critiche sono frutto di disinformazione: “Non abbiamo parlato di chiuderela. Vogliamo trasferirla in un altro luogo dove siano rispettate le norme”. Tutto è partito dalla visita del ministro dell’Interno alla prefettura meneghina. In quell’occasione è stato sollevato il caso del più grande centro islamico milanese che, non riuscendo a contenere tutti i fedeli (sono circa 4mila), il giorno della preghiera del venerdì, vede centinaia di persone stazionare all’esterno, sui marciapiedi del viale. Con un certo disagio per i passanti.
Ma sulla soluzione a questo problema si è scatenata la polemica. Per il ministro dell’Interno il centro va spostato. Il Comune suggerisce la “moschea a tempo”: cioè affidare in gestione al centro islamico, a pagamento, per qualche ora la settimana un luogo chiuso, in particolare il velodromo Vigorelli. Ipotesi che non trova d’accordo il presidente del centro culturale Abdel Hamid Shaari, disposto a pagare un affitto ma non a una sede “volante”: “Non siamo nomadi della religione. Vogliamo sentirci a casa nostra, nella nostra città. Noi siamo milanesi” dichiara.
L’uscita dell’esponente della Curia non è piaciuta al ministro dell’Interno che risponde con una lunga intervista sul Corriere della Sera. “Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti. E se l’opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico” attacca Maroni. “Evidentemente il destino degli uomini per bene come me è ricevere insulti e non replicare. Mi hanno dato del razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo, spiego”. Poi aggiunge: Io credo che chi fa queste critiche e usa questi toni abbia un problema di scarsa informazione. Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perché quello di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali, cosa che invece ora non avviene assolutamente”. Poi, ricorda i “diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte, girare liberamente per il quartiere, fare ciò che è consentito nelle altre zone”.
Dalla parte del titolare del Viminale si schiera Yahya Pallavicini, vicepresidente della Comunità islamica Religiosa (Coreis) e imam di via Meda a Milano, che lancia anche l’idea in Lombardia di una consulta islamica regionale su modello di quella creata dal Ministero dell’Interno. E nemmeno il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato è favorevole al moltiplicarsi delle moschee.

Il ministro Maroni si dice comunque ottimista nell’intravedere la soluzione al problema anche se al momento le posizioni sembrano essere ancora distanti. Proprio dall’opposizione citata dal ministro Maroni, arriva un invito a seguire la linea dell’intransigenza: il presidente della Provincia, Filippo Penati (Pd), suggerisce di multare i musulmani che pregando intralciano il passaggio. “Non capisco perché non sia stato fatto prima”. Del resto, sottolinea Penati, il codice stradale lo prevede in questi casi. “Sempre il Codice” continua Penati “impone alle attività commerciali che vogliano occupare, per esempio con tavolini o chioschi, le sedi dei marciapiedi, di lasciare sempre libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 metri. Nel caso delle attività commerciali l’occupazione dei marciapiedi è soggetta ad autorizzazione preliminare e a controlli successivi, che avvengono puntualmente. Entrambi questi articoli inoltre sono soggetti a sanzione se non rispettati. Non si capisce perché i controlli avvengano per le attività commerciali, mentre non si fanno rispettare le norme che riguardano i pedoni”.

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