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Gli “Ultras Italia” sono ben noti ai nostri investigatori. Il loro orientamento è di estrema destra e la maggior parte di loro proviene dal Nord Est, da Verona a Padova, da Trieste a Udine, dalla Puglia, dalla Campania e dal Lazio. È facile trovarli su Internet. Su Youtube sono decine i filmati che riprendono l’inno di Mameli cantato a squarciagola da ragazzi con il braccio teso.
Altri video immortalano i tour degli Ultras Italia e l’esposizione delle loro “pezze” tricolori (con sopra il nome della città di provenienza scritta in stile fascista o gotico), come quello dei ragazzi di Agri al seguito degli Azzurri già dalla trasferta di Stoccarda del 2003.
Anche se il merchandising è ancora agli albori, su alcuni siti si può acquistare il kit dell’ultrà azzurro: dai video con gli scontri ai libri, dalle felpe alle cinture, tutte con tricolori, aquile e celtiche in bella mostra.
Per capire di cosa si tratti basta dare un’occhiata a una vetrina online, (gestita da vecchi militanti della curva dell’Hellas Verona e del neofascismo scaligero). Gli Ultras Italia hanno anche forum e community, in cui si scambiano informazioni. Su uno di questi vivereultras.forumcommunity.net, il cui motto è “i colori ci dividono, la mentalità ci unisce”) Panorama.it ha scoperto come questi violenti abbiano preparato la trasferta di Sofia, con l’obiettivo di andare a caccia di scontri.
Nel forum “Nazionale e seguito azzurro” ci sono 170 post sull’argomento. Il 16 giugno “zio Pietro” informa gli amici che “da oggi sono prenotabili sul sito www.wizzair.com i voli per Sofia, dove quasi sicuramente si svolgerà la partita”. “Zio Pietro” svela anche il motivo di un interesse così anticipato: “Penso che sia la trasferta più tosta a livello ambientale del girone di qualificazione mondiale e visti i prezzi abbordabili ci potrebbe essere un buon seguito”.
Insomma vale la pena di andare perché il clima sarà bollente e i costi modesti. Il veneto “Panoramix” (un soprannome molto celtico accompagnato dal logo del Leone di San Marco) è dello stesso parere: “Concordo con zio Pietro, anche a me sembra la trasferta più interessante… speriamo di far su un po’ di gente!”.
Alla fine saranno 144. Ma il gruppo si forma con qualche contrattempo. “Terrorista” di Tivoli (sotto il suo nome una foto di un ultrà fermato da poliziotti inglesi e il motto: “Sempre le stesse facce, sempre la stessa gente, sempre la stessa strada …Per ogni maledetta domenica”) è uno dei più attivi nell’organizzazione. Il 18 giugno il pugliese “Barium” fa un appello: “Cerchiamo di essere compatti in quelle terre”. “Contro le spie” chiosa: “Terre di guerra quelle bulgare…”. C’è chi cita Braveheart e chi dà i prezzi degli aerei. “Utinum et patria” fa sapere che da Udine sono già pronti in quattro. Gli ultrà preparano le valigie anche in molte altre città , da Siena ai Castelli romani, da Fidene a Latina. Il 23 luglio “Terrorista” scalda l’ambiente: “Ok a 2 mesi dall’evento possiamo fare le presentazioni!!!”. Al suo messaggio ha allegato un video di Youtube con immagini di scontri degli hooligans del Cska, tifoseria bulgara di sinistra. Il 24 luglio l’utente «Banda Venezia Giulia» pregusta: “D.. cane che botte…”. “Terrorista” sogghigna: “Tranquilli eh?!”. “Casualgenova” nota: “La polizia sembra farsi i ca..i propri….”. “Terrorista” precisa: “Sembra?!!!… si fanno i caxxi propri…”. “Ribelle di provincia”, viste le immagini, è “tentatissimo”. Un collega di curva lo zittisce: “Paga e tasi”. Occhi indiscreti potrebbero leggere.
Nel sito si inneggia a caduti e prigionieri (incarcerati dalle forze dell’ordine). “Do prdele” è perplesso: “Scusate, toglietemi un dubbio, tutto questo confermarsi la presenza, l’acquisto dei biglietti, in un sito iper controllato (dalle Digos, ndr), viene fatto consapevolmente?”. Inizia un dibattito sul tema e uno dei membri manda un post: “Tacete anche le mura hanno orecchie”. Inizia la conta definitiva delle presenze. Verso la fine di settembre gli Ultras Italia vanno in fibrillazione e iniziano a preoccuparsi per i biglietti.
Qualcuno ipotizza che potrebbero venderli ai botteghini “come a Cipro”. “Nucleo 98″ non è d’accordo, visto il rischio incidenti: “Cipro e Bulgaria non mi sento di metterle sullo stesso piano a livello ‘ambientale’…”.
L’1 ottobre “Panoramix” inserisce il link del sito della Federcalcio che ha messo in vendita i biglietti. Nel gruppo la sorpresa è grande: costano meno di 4 euro. Sorge il problema delle diffide: “‘fanculo, tanto a noi non ce li danno. Come per gli Europei tutti senza, lo compriamo là e andiamo in gradinata….” fa sapere “CasualTrieste”.
Iniziano i pagamenti via bonifico. Il 7 ottobre Frodo lancia l’allarme: “Attenzione, stanno rigettando le richieste biglietti con dentro persone che in passato hanno subito il daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive, ndr), esattamente come agli Europei!!!”. “Nucleo 98″ risponde: “Allora stiamo a posto…noi su 7 siamo 4 ex daspati!”. Da Udine informano: “Anche noi stesso problema… biglietti, ma non per tutti… arrivate le mail in cui c’è parere negativo da parte del ministero degli Interni…”. Maxnkud si sfoga: “Che schifo colpito uno dei nostri !! Per adesso !! Aspettiamo e vediamo che succede!!!”.
Ma forse c’è un escamotage che dà speranza a tutti: “Ragazzi attualmente in Bulgaria sono andati allo stadio per acquistare i tickets e hanno trovato un cartello con scritto che la vendita agli italiani si aprirà il giorno della partita alle 19,30, al prezzo di 8 latv (4 euro)” e aggiorna un’altra buona notizia: “Ragazzi come al solito non ci stanno capendo un caxxo: stanno dando l’ok ad attuali daspati e il no a ex diffidati… Cmq se vi servono biglietti contattatemi in messaggio privato!!”. Il 9, “Castefranco veneto” si offre di aiutare i colleghi in difficoltà : “Se a qualcuno manca il biglietto ci sentiamo in hotel e ne parliamo”. Probabilmente ha una buona scorta di tagliandi. Si parte per la guerra. L’11 ottobre “Ale Ud” mette sul sito la notizia degli incidenti. “Maxnkud” è in contatto con chi partecipa agli scontri: “Li ho sentiti e l’aria non è proprio delle migliori !! Poi c’è qualcos’altro, ma aspettiamo che finisca la partita, va’!!”.
Che cosa sia quel “qualcos’altro” non è dato sapere. Sul sito c’è soddisfazione: “Onore agli Ultras Italia”; “Tanto di cappello a chi c’era”; “Grandi ragazzi”. Alle 15 e 23 di domenica 12 ottobre, “Maxnonmollo” avverte: “Ragazzi già se ne parla troppo in tele e sui giornali, chiudo per un po’”.
Il forum abbassa la serranda, mentre un’altra si alza per preparare la partita di mercoledì prossimo a Lecce, con il Montenegro.
di Karen Rubin
Non ha dubbi la famiglia Sandri: l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che con un colpo di pistola uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, nell’area di sosta autostradale di Badia al Pino, ha commesso un omicidio volontario con dolo e per questo reato è sotto processo. Cristiano Sandri replica con durezza alla tesi difensiva secondo cui il colpo partì accidentalmente. Rifiuta l’ipotesi secondo la quale il proiettile non avrebbe colpito la macchina se non fosse stato deviato dall’impatto con la rete metallica (vedere l’articolo su Panorama 38) che separava le due carreggiate, su cui si trovavano rispettivamente la vittima e l’imputato. Siamo convinti che il giudice abbia già quanto basta per dimostrare che mio fratello è stato ucciso volontariamente. Le testimonianze parlano chiaro. Sono quattro le persone estranee ai fatti che hanno assistito all’omicidio di Gabriele. Sono tutti d’accordo nel confermare che Spaccarotella impugnò la pistola con entrambe le mani e che a braccia tese mirò inconfutabilmente in direzione della macchina”.
I legali di Spaccarotella affidano l’impianto della difesa alla relazione tecnica di Domenico Compagnini e di Paolo Russo, da cui si evince che il colpo esploso dall’agente colpì la rete subendo una deviazione orizzontale prima di raggiungere la vittima. “La deviazione non modificherebbe comunque la posizione penale dell’imputato” ritiene Michele Monaco, legale della famiglia Sandri. “Sparando verso la macchina si è assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dopo”.
I legali dell’imputato non dicono che la perizia di Compagnini aggiunge: “La deviazione non è quantificabile”. E che “per capire la intenzionalità del gesto di Spaccarotella, imperscrutabile agli esperti, soltanto le testimonianze di chi ha visto direttamente possono contribuire a fare chiarezza”. Per la famiglia Sandri, se saranno i testimoni a determinare il convincimento del giudice, sarà difficile che l’agente veda derubricare il reato commesso da omicidio volontario a omicidio colposo.
La battaglia tra difesa e accusa si basa anche sull’interpretazione delle tre relazioni di consulenza tecnica ordinate dal pubblico ministero Giovanni Ledda, nel corso delle indagini preliminari, all’ingegnere Gabriel Maria Ingo. Gli avvocati di Spaccarotella citano la seconda perizia a favore della loro tesi: “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”. In poche parole, sarebbe stato l’impatto con la rete a determinare la deviazione del proiettile verso la macchina e la morte di Gabriele Sandri.
La famiglia della vittima cita invece la terza, integrativa e conclusiva perizia di Ingo: “Per quanto riguarda il proiettile, esso ha subito in sequenza l’impatto con: il vetro dell’autovettura, la collana in argento (della vittima) troncandola, il corpo di Sandri, la collana in argento una seconda volta”.
Nella rete (seconda perizia) ci sono elementi compatibili con il proiettile, mentre sul proiettile (prima perizia) non ci sono tracce riferibili alla rete. Una contraddizione che induce il magistrato a ordinare a Ingo la terza perizia. “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?” chiede Giorgio Sandri.
Ma cosa spinse Spaccarotella a impugnare la pistola? La rissa scoppiata nell’area di servizio autostradale tra i tifosi laziali e juventini era finita, “non sussistevano pericoli tali da giustificare l’estrazione della Beretta calibro 9 in dotazione agli agenti della Polstrada, il colpo è esploso nel momento in cui i ragazzi erano già in fuga, nelle macchine in movimento” afferma Maurizio Martucci, giornalista e autore del libro 11 novembre 2007 (Sovera editore).
Le dichiarazioni rilasciate dall’agente a un giornalista accorso sul posto discordano, secondo Martucci, da quelle invece rese in presenza del suo avvocato al cospetto del pubblico ministero aretino: “Al quotidiano Il Giornale Spaccarotella raccontò di aver fatto fuoco verso l’auto a scopo intimidatorio, al magistrato disse che il colpo partì accidentalmente mentre alzava il braccio, non per puntare l’arma, ma nella mimica del gesto di chi vuole fermare una persona che fugge” scrive Martucci nel libro, che viene presentato il 22 settembre al Campidoglio a Roma.
Il libro fa la cronistoria di una giornata drammatica e sostiene che dopo la morte di Sandri “gli errori si susseguirono a catena. I mezzi di informazione stravolsero la notizia imputando la morte di Gabriele alla rissa scoppiata tra i tifosi nell’area di servizio”. La verità raggiunse i tifosi di tutta Italia attraverso un tam tam partito dal luogo del delitto, dove nella giornata si concentrarono parenti e amici di Gabriele. I tifosi volevano che il campionato fosse sospeso, come era accaduto quando allo stadio di Catania fu ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Si decise, invece, di continuare a giocare. Una decisione che gli ultrà non accettarono, scatenando una giornata di guerriglia urbana in diverse città italiane.
E mentre la famiglia Sandri non si dà pace e il padre Giorgio continua a chiedersi perché l’agente Spaccarotella non abbia mai provato a cercarlo per chiedere perdono, ogni domenica su striscioni delle curve in ogni stadio d’Italia campeggia lo slogan “Giustizia per Gabriele”.
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L’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri ha scatenato la reazione violenta di facinorosi e teppisti, la degenerazione dei movimenti del tifosi del calcio italiano.
Secondo le ultime informazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Viminale e stando alla cronaca (più nera che sportiva) degli ultimi anni, sono ormai pochissime, in serie A e soprattutto nei campionati minori, le squadre che possono vantare spalti immacolati, dove il tifo è tifo e basta.
“Noi siamo ultrà . Non siamo gente come gli altri. Non amiamo mescolarci con le masse, non vogliamo uniformarci”, dicono, presentandosi quelli di Vivereultras. “Siamo pronti a subire torti, oppressioni e sguardi malevoli. Non tradiremo mai ciò in cui crediamo, e continueremo a seguire la nostra linea per sempre”.
Quasi un mondo a parte, insomma, quello ultrà , costruito intorno a poche parole d’ordine: onore, fede, tradizione e lotta. E proprio per portare avanti la lotta, da qualche anno sono spuntati anche i coltelli tra le curve più esagitate: in quella della Roma c’è un gruppo che si chiama Bisl, che significa “basta infami solo lame”. Dove gli infami, manco a dirlo, sono poliziotti e carabinieri. Anche se la maggior parte dei tifosi che allo stadio vanno per fare a botte e non per vedere la partita, preferisce usare le mani. E le cinture, come “insegna” il video di “Cinghiamattanza” (rimosso da YouTube ma postato sul sito di La Destra.info), uno degli ultimi successi degli Zetazeroalfa, un gruppo musicale che chiama a raccolta i giovani e non li invita certo a una pacifica conversazione in piazza. Un must tra i gruppi più duri delle curve, che ne analizzano ogni fotogramma nei forum su internet.
E allora chi sono questi giovani che rinunciano anche alla sciarpa con i colori della squadra del cuore e si vestono in modo anonimo per non essere riconoscibili, per colpire nascosti dietro caschi, sciarpe e passamontagna scuri (come insegna la bibbia degli hooligan inglesi Fedeli alla tribù, di John King, romanzo sugli Headhunters del Chelsea)?
L’identikit dei violenti è uguale in tutta Italia: dai 15 ai 20 anni, agiscono spesso sotto l’effetto di droghe e nello scontro con lo “sbirro” si muovono a gruppi. Gruppi politicizzati, la grande maggioranza di estrema destra (come “Tradizione e distinzione”, gruppo della curva romanista che ha legami con Base Autonoma, così come la “Banda de noantri” della Lazio), con l’eccezione di quelli legati alle squadre del Perugia, del Livorno e della Ternana.
Ma la mappa dei duri delle curve tocca tutta Italia: i Cani Sciolti della Sampdoria e i Mods di Bologna, i Drunks del Catania (quella etnea è ritenuta tra le tifoserie più “cattive”, come già dimostrato il 2 febbraio scorso durante gli scontri in cui fu ucciso Filippo Raciti) gli Irriducibili laziali e quelli interisti, i Korps viola, i Drughi della Juve, i Mastiff a Napoli, le Brigate Gialloblu veronesi. All’estrema sinistra ci sono gli Ingrifati e l’Armata Rossa di Perugia, che non si muovono senza la bandiera di Che Guevara; i compagni Livornesi e i Balordi, invece, salutano a pugno chiuso e inneggiano a Stalin e Lenin.
A tenere insieme molti di questi gruppi, dice un’informativa dei servizi segreti del 2006, è un “clima di violenza e ostilità nei confronti delle forze dell’ordine”. I “tentativi di strumentalizzazione ideologica, soprattutto da parte della destra radicale” si ripetono e “in alcune realtà come quella capitolina, la compenetrazione tra tifo ultrà di sponde opposte e oltranzismo politico ha evidenziato profili di indubbia insidiosità , correlati anche alla contiguità con ambienti della delinquenza comune, nonché all’emergere di nuove aggregazioni caratterizzate da una spiccata propensione alla violenza”.
Poi vi sono i gruppi border line di piccoli delinquenti - quelli che gli investigatori definiscono nelle indagini “gruppi disaggregati legati alla malavita” - e gli organici alla camorra e la ‘Ndrangheta. Una problematica legata soprattutto alle tifoserie del sud. Nel 2006, la questura di Napoli ha controllato, grazie ai biglietti nominativi, le fedine penali dei “curvaioli” e ha scoperto che su 12 mila persone, 1.200 erano pregiudicati. Numeri che spiegano l’odio per le divise, soprattutto quando cercano di impedire l’ingresso senza biglietto a torme di esagitati.

Ma non c’è domenica che gli ultrà non inneggino ai compagni in prigione o a quelli colpiti dal “daspo” (il divieto firmato dal questore di entrare allo stadio). Un tentativo di far rispettare le regole che ha reso ancora più aggressivi gli amici dei teppisti allontanati dalle partite. Basta fare un giro sul sito degli Irriducibili della Lazio per averne la prova: la home si apre con l’omaggio sonoro a quattro “camerati” in prigione accusati di diversi reati. Una canzone ska dalla chiusa esemplare: “Ma voglio dirvi solo una cosa (ai poliziotti, ndr), contro di voi nessuna resa”.
Alcuni VIDEO sugli Irriducibili della Lazio:
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- Tags: Atalanta, battaglia, Bergamo, calcio, convoglio, curva, guerriglia, inter, Milano, stazione, tifosi, treno, ultrà , violenza
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Nel Far West di 200 anni fa azioni così erano chiamate “assalti alla diligenza”. Nel Far West degli ultrà del calcio di oggi, si chiamano “regolamento di conti”.
Preparato e messo in atto domenica 20 maggio: una cinquantina di ultrà dell’Atalanta che blocca il treno (di linea, quindi con altri passeggeri a bordo) su cui viaggiano gli avversari di curva dell’Inter diretti a Bergamo, per Atalanta-Inter, e lo assalta prima con una sassaiola e poi a colpi di bastone e bottiglie, terrorizzando gli altri passeggeri e scatenando il panico nella piccola stazione di Terno d’Isola, paesino tra Milano e Bergamo. I sostenitori dell’Inter, poco più di duecento, non sono certo rimasti a guardare: per un lungo quarto d’ora, si è scatenata una vera e propria battaglia: dalla banchina lancio di pietre e di fumogeni; dal treno lancio di seggiolini e oggetti vari.
Il blitz pare fosse studiato: tra le due curve, nonostante gli stessi colori di maglia, non è mai corso buon sangue. Soprattutto gli atalantini non hanno ancora dimenticato il “torto” subito subito sei anni fa, quando dal terzo anello di San Siro venne lanciato un motorino rubato a un tifoso bergamasco. Da qui la decisione della vendetta: aspettano il treno che, partito dalla Centrale di Milano, per raggiungere Bergamo deve passare da Terno alle 12.50. Ed è qui che gli atalantini lo aspettano: sanno che di quel convoglio locale quattro carrozze sono riservate agli interisti. E quando entra in stazione parte l’imboscata: volano sassi e bottiglie. Gli interisti scesi dal treno ed è cominciata la caccia all’uomo anche nelle vie intorno alla stazione di Terno. L’allarme alle forze dell’ordine è scattato subito, ma gli ultrà bergamaschi sono spariti. Messi al sicuro gli altri passeggeri, il convoglio viene fatto ripartire per la vicina stazione di Ponte San Pietro. Qui i tifosi vengono identificati e fatti risalire su un altro treno che li riporta a Milano (sono arrivati a Sesto San Giovanni alle 16,30). Ma il rientro a casa non significa impunità (e lo stesso dicasi per i bergamaschi che sono riusciti a scappare): la sassaiola non è finita in tv, (tanto meno nelle immagini della telecamera istallata dal comune all’imbocco del viale della stazione e fuori uso da mesi), ma le forze dell’ordine si stanno muovendo tra i tabulati e le chiamate via cellulare dei protagonisti di quest’ordinaria domenica di violenza ultrà . In manette è finito l’organizzatore dell’assalto, A.C., 33 anni, operaio di Palazzago, che alcuni testimoni hanno visto distribuire l’armamentario per l’attacco prima di indossare il passamontagna. Le accuse nei suoi confronti sono di attentato alla sicurezza dei trasporti, danneggiamento aggravato e rissa in concorso. Insieme a lui sono stati al momento individuati e denunciati all’autorità giudiziaria altre due persone che si trovavano con lui in occasione degli scontri.