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Binetti dice no alle norme sulle coppie gay. Così la teodem inguaia Veltroni

Paola Binetti, teodem, candidata alla Camera per il Pd
L’hanno fatta traslocare dal Senato alla Camera, per il timore (inconfessato) che a Palazzo Madama potesse (in caso di vittoria veltroniana) far “danni” al governo e alla maggioranza, come successe nel dicembre scorso sulle norme antiomofobia: un suo voto contrario e Prodi andò sotto.
Ma i guai al Pd di Walter Veltroni, Paola Binetti è riuscita a crearli. E prima ancora delle elezioni. Tema? Un classico. I Dico (o Pacs o Cus) e i gay: “Il mio punto di vista è semplice. Prima di tutto, a mio giudizio, esiste una dimensione che io considero più legata alla sviluppo ordinario di una persona, che è quella dell’amore e della sessualità che è più squisitamente eterosessuale. Perché la complementarità biologica, la complementarità con cui ognuno di noi raggiunge la pienezza della sua maturità ha questa come strada maestra. Questa è la naturalezza, se si vuole considerarla anche statisticamente parlando”. Così ha parlato la senatrice rutelliana, ai microfoni di Ecotv. Lei ha poi cercato di smorzare i toni delle sue dichiarazioni: “Difendo le mie idee”, precisa ma, “le mie parole sono state strumentalizzate. Ho immediatamente diffidato gli autori della trasmissione dal mandarla in onda. Vedo addirittura le anticipazioni di quell’intervista da me non autorizzata e faziosamente presentate senza rivelare né la data né il contesto in cui essa si è svolta”.

Tardi: le sue affermazioni anti coppie gay sono state per tutto il giorno al centro di un’accesa polemica. Nel Partito Democratico ci pensa Paola Concia, paladina dei diritti omosessuali in Parlamento ad invitare la collega ad attenersi al programma: “Chi si è candidato per il Partito Democratico” sottolinea “ha condiviso il programma che su questo punto è chiaro: ci dovrà essere una legge sulle unioni civili”. Stesso richiamo arriva da Barbara Pollastrini, ministro per le Pari Opportunità e promotrice, insieme con Rosy Bindi, di un disegno di legge sulle coppie di fatto mai arrivato in Aula e oggetto di divisioni all’interno dell’Unione.
Insomma, un coro di proteste. Ancor più forti rispetto alle dichiarazioni del Gen. Mauro Delvecchio sugli omosessuali inadatti alla divisa. Anche perché, Paola la pasionaria del cilicio, non è la prima volta che assume toni controcorrente sui gay. Come quella volta che disse, “da dottoressa”, che l’omosessualità “è una devianza”.
Esponente di punta dei teodem - corrente del Partito Democratico di stampo democristiano e cristiano-sociale (ne fanno parte Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Enzo Carra e Marco Calgaro) - inflessibile sulle posizioni dottrinali propugnate dalla Chiesa e molto vicina all’Opus Dei, Paola Binetti le idee chiare le ha sempre avute, sui temi etici. Anche sulla presenza dei radicali nelle liste del suo stesso partito: non pose l’aut aut (o io o loro) ma ammise di “pregare” perché l’accordo tra Veltroni e Bonino&Co non si facesse.
Una donna di ferro, ma dall’animo gentile e dotata di grande umanità, dice chi l’ha conosciuta da vicino. E capace di resistere alle bordate e di esprimere con convinzione le sue opinioni. Anche quando sa di toccare questioni che a sinsitra solleticano nervi scoperti. Perché infatti i colpi le sono spesso venuti più dagli (ex) alleati che dagli oppositori. Da Franco Grillini (candidato sindaco a Roma, per i socialisti), per esempio: “Nel Pd il re è nudo: mai leggi sulle unioni civili. La senatrice del cilicio Paola Binetti ha detto finalmente la verità sulle politiche del Pd sui diritti delle coppie di fatto e i diritti delle famiglie omosessuali”. Stessi toni da Titti de Simone e Vladimir Luxuria, esponenti di Rifondazione in prima linea per il riconoscimento dei diritti per gli omosessuali: “Le affermazioni della rappresentante nel Pd dell’Opus Dei gettano un’ombra inquietante sul futuro del Paese”.
Ma lei va avanti imperterrita, fino alla prossima esternazione, da candidata per un seggio alla Camera in Lombardia. Senza mai uscire (o farsi cacciare), come vorrebbero alcuni, dal Pd.

Adozioni: a maggio il Consiglio d’Europa darà via libera ai single

I single potranno avere il diritto di adottare un bambino e tutti gli Stati europei dovranno modificare le loro leggi nazionali per adattarle a questo principio. Tutto questo accadrà a maggio, quando il Consiglio d’Europa approverà il nuovo testo della Convenzione europea sull’adozione di minori. È quanto Maud de Boer-Buquicchio, vice segretario generale del Consiglio d’Europa, ha anticipato alla testata Vita.it Magazine. “La Convenzione attualmente in vigore” dice il testo del Consiglio “risale al 1967, dopo quarant’anni bisognava tener conto dei cambiamenti che si sono verificati all’interno della società. Per questo la nuova Convenzione estende la possibilità di adottare anche ai single e alle coppie eterosessuali non sposate”.
Il vice segretario parla in modo esplicito anche dell’obbligatorietà per gli Stati nazionali di recepire questa indicazione: “Quello dei single è un diritto pieno, e gli Stati saranno obbligati a modificare le loro leggi”.
L’Italia stessa sarà coinvolta da questo processo, visto che la legge che regola le adozioni, la 149 del 2001, consente l’adozione solo ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni.
Tra le novità in arrivo, anche l’apertura dell’adozione alle coppie di fatto e a quelle dello stesso sesso, che siano registrate o semplicemente conviventi. Su questo però la Convenzione non sarà prescrittiva: “La Convenzione apre questa possibilità, ma la lascia a discrezione del singolo Stato”, spiega la de Boer-Buquicchio. “D’altronde nelle scorse settimane c’è stata una importante sentenza della Corte europea per i diritti umani, che ha condannato la Francia per aver discriminato una donna per il suo orientamento sessuale. Non potevamo non tenerne conto”.

Coppie di fatto: la patata bollente dei Dico scotta ancora nel 2008

Piazza Farnese, a Roma, piena per la manifestazione a sostegno del disegno di legge sui Dico | Ansa
Non piacevano i Pacs (i Patti Civili di Solidarietà: leggi qui e qui), la prima ipotesi di regolamentazione delle coppie di fatto. Sgraditi anche i Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), contro cui si era sollevata la crociata del popolo del Family day del 12 maggio scorso. Dispersi tra i faldoni delle proposte di legge del Parlamento anche i Cus, ovvero i contratti di unione solidale, secondo il testo presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Sinistra Democratica), dovrebbero tornare alla ribalta nei primi mesi del 2008. Di fatto, finisce il 2007 e l’Italia ancora non riesce a dotarsi di una legge che regolamenti diritti e doveri delle coppie conviventi, non dello stesso sesso.

E non è detto che ci riesca nemmeno l’anno prossimo, almeno sentendo gli umori di maggioranza e opposizione, di cui si fa portavoce il ministro della Famiglia, Rosy Bindi: “I Cus, contratti di unione solidale, non troveranno la maggioranza in Parlamento, anche a causa di alcuni profili incostituzionali”. E non c’entra il risentimento della Bindi, che con la collega Barbara Pollastrini aveva buttato giù, l’8 febbraio scorso, il disegno di legge sui Dico ora sostituito dal testo Salvi. L’analisi è squisitamente politica: “Il Governo ha fatto il suo dovere, ma il Parlamento è sovrano”. Una lettura che non lascia scampo alle interpretazioni: da Palazzo Chigi il diktat è di “lavarsene le mani”, in modo che il disegno di legge (osteggiato dal Vaticano, dall’opposizione e da ampie fette cattoliche della maggioranza: i teodem confluiti nel Pd e i Mastellani del Campanile) non metta a repentaglio il già traballante esecutivo. Basta sentire il ministro della Giustizia, a proposito della clamorosa bocciatura al comune di Roma del registro per le unioni civili, per averne conferma: “La sinistra voleva dare uno schiaffo al Vaticano e pure ai cattolici ma non c’è riuscita. Erano in gioco dei valori, i nostri valori e dunque era necessario tenere il punto come abbiamo già fatto in Parlamento”.
Argomento buono per scaldare gli animi in campagna elettorale, i Cus (o Dico che dir si voglia) sono diventati un tema scomodo quando si è trattato di trovare maggioranze e convergenze attorno a una proposta in grado di superare gli attuali schieramenti parlamentari. Le ultime notizie che si hanno sulla proposta risalgono a inizio dicembre, quando i Cus di Salvi hanno superato lo scoglio del comitato ristretto della Commissione Giustizia e dei 1500 emendamenti. E nonostante le associazioni di omosessuali, i socialisti di Boselli, i radicali di Bonino, Sd, Rc, Pcdi, Verdi, una parte consistente del Pd abbiano già cantato vittoria, l’iter è ancora lungo e travagliato. Secondo lo stesso presidente Salvi: “È ragionevole prevedere che il Senato esaminerà i Cus all’inizio di febbraio”. E allora se ne vedranno delle belle: la maggioranza sui diritti dei conviventi rischia palesemente il divorzio. Esattamente come lo ha rischiato sui capitoli della Finanziaria, del pacchetto sicurezza e della riforma del welfare. Con la differenza che, arrivando in Aula dopo la verifica d’inizio anno chiesta a Prodi dalla Sinistra-Arcobaleno, e con la manciata di voti di vantaggio che il premier vanta a Palazzo Madama, il Prof. non potrà più lavarsene le mani e sperare nel senso di responsabilità degli alleati di sinistra.

Lo strabismo di Veltroni tra unioni civili e Vaticano

Manifestazione a favore delle unioni civili a Roma | Ansa
Walter Veltroni da premier ombra predica bene. Ma da sindaco di Roma razzola male. Una situazione esemplificata un po’ di tempo fa da Francesco Cossiga con un divertente aforisma irripetibile.
Il tema è quello delle unioni civili: Veltroni, alcune settimane fa durante la trasmissione di Giuliano Ferrara, Otto e Mezzo, aveva “rimproverato” il governo per essersi speso sul tema delle unioni civili con queste parole: “Il tema delle unioni civili è uno di quelli che dovrebbe essere discusso in Parlamento”.
Ma quando la situazione è toccata a lui… In questi giorni a Roma è in discussione in consiglio comunale una delibera sulle unioni civili. Per la precisione, una proposta di iniziativa popolare portata avanti dai Radicali e dalla Rosa nel Pugno che il consiglio comunale, a norma di regolamento capitolino, deve discutere per decidere se istituire un registro delle unioni civili presso il Campidoglio. Nelle settimane scorse il capogruppo del Pd, Pino Battaglia, si era detto a favore. Poi, Veltroni è andato oltre Tevere. In udienza dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato varicano. E tutto è cambiato.

È stato scritto da varie parti che i due non hanno parlato della comune passione juventina, ma al prelato Veltroni avrebbe dato assicurazione che delle unioni civili non se ne sarebbe fatto nulla. Affermazioni mai smentite dal Campidoglio. Sta di fatto che dopo la visita in Vaticano la linea del Pd capitolino è mutata completamente. Nei corridoi della politica romana si dice che anche l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, sia sceso in campo per dire ai suoi nel consiglio comunale di frenare sulle unioni civili. La linea di Veltroni, per i suoi nemici, è pilatesca: vuole che la soluzione si trovi in Parlamento. Salvo avere bloccato il proprio consiglio comunale.
La posizione del sindaco è attaccata dal leader del Partito Socialista, Enrico Boselli, che a Panorama.it dice: “Il silenzio sulla delibera che riguarda le unioni civili a Roma, (proposta mesi fa dal consigliere socialista Gianluca Quadrana) è un’ulteriore prova del deficit di laicità del Partito democratico”. Per Boselli, Roma è in sedicesimo l’Italia: “La vicenda riflette in piccolo quanto sta avvenendo in Parlamento sul disegno di legge sulle coppie di fatto. Ancora una volta dobbiamo constatare che le pressioni dei cattolici integralisti e del Vaticano hanno la meglio sui diritti delle persone. Veltroni, pur disponendo di un’ampia maggioranza in Campidoglio, ha dismesso i suoi panni da sindaco per indossare quelli di segretario del Pd e di premier ombra, privilegiando alle richieste dei cittadini e al rispetto del programma, i colloqui con il cardinal Bertone. Restare muti di fronte alle grandi questioni che riguardano i diritti civili equivale a costruire un Partito democratico che guarda più oltretevere che oltreatlantico dove i democratici americani sono avanti anni luce sui temi fondamentali delle libertà civili”.
Un momento della manifestazione a favore delle unioni civili questa sera a piazza del Campidoglio | Ansa
Come ultima mediazione si è arrivati alla bozza Lucio D’Ubaldo (un assessore capitolino Pd di provenienza margheritina) che prevede un registro delle solidarietà civili, nel quale sarebbe possibile iscrivere tutti i conviventi della famiglia anagrafica. Una cosa che il Campidoglio già riconosce dal 1990 e che serve per stilare numerose graduatorie comunali. Insomma, una mediazione al ribasso.
Sempre in questi giorni due avvenimenti hanno intanto puntato ancor più i riflettori sulla vicenda. I Radicali, che sulla vicenda hanno fatto le barricate, hanno organizzato una fiaccolata (modesta nelle presenze) in Campidoglio. E la commissione Gustizia di palazzo Madama ha adottato il testo base sui Contratti di solidarietà (Cus). Adozione che ha prodotto ancora un caso di strabismo nel partito dell’Ulivo-tricolore: la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro ha commentato parlando di “una legge seria”, mentre proprio Veltroni, in Senato per discutere di riforme, ha rilasciato un secco “no comment”.

Dico basta: ora all’Unione piace il Cus Cus


Sotterrati in Piazza San Giovanni il 12 maggio scorso o messi in soffitta tra le scaramucce della maggioranza, i Dico si trasformano, tornano e cambiano nome (oltre che firmatario): si chiameranno contratti di unione solidale, ovvero Cus, e sono il nuovo testo sulle unioni civili presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi al comitato ristretto della commissione. Su questo testo si discuterà nelle prossime settimane. Le unioni civili, secondo il testo presentato dal senatore fuoriuscito dai Ds, saranno possibili tra persone anche dello stesso sesso e verranno stipulate con una dichiarazione congiunta davanti al giudice di pace o a un notaio.

Attraverso i Cus le persone avranno accesso a una serie di diritti e benefici tipici dei coniugi. Tra questi, il diritto all’assistenza sanitaria e penitenziaria, la possibilità di usufruire di facilitazioni nei trasferimenti di sede di lavoro e di decidere sulla donazione degli organi e sulle celebrazioni funerarie del convivente. Per i Cus è prevista anche il diritto di successione nel contratto di locazione nel caso di morte del convivente. Quanto all’eredità, i Cus hanno diritto a un quarto del totale nel caso che il convivente deceduto abbia figli, fratelli e sorelle.

Stando invece all’eredità politica, la bocciatura al nuovo progetto di unione civile da parte dell’opposizione è stata condita stavolta da una nota ironica: “Abbiamo detto no ai ‘Dico’, non digeriremo nemmeno il ‘Cus’”, fanno sapere in una dichiarazione congiunta i senatori Cdl in commissione Giustizia. “Altro che dieta mediterranea e difesa dell’italianità: ‘Cus-cus’ diverrà il piatto tipico di Stato. Mi permetto di aggiungere che si evidenzia la propensione araba della maggioranza”, ha ironizzato il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volonté.

Come a dire chi vorrà convivere, di fatto, con il proprio partner, basta vada di corsa (CUS è notoriamente anche l’acronimo di Centro Universitario Sportivo, ndr) da un notaio a certificare l’unione. E poi a festeggiare… in un ristorante maghrebino.

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