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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, torna sull’argomento che in parte aveva toccato giovedì all’assemblea di Confesercenti, parlando di grumi eversivi in una parte della magistratura. “Quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà” dice dall’ospedale de L’Aquila “si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo per governare, questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione”. “Ieri” prosegue “ho parlato di grumi eversivi: non faccio che dire ciò di cui sono assolutamente convinto”.
Dunque, nessun dietrofront. Il premier si ferma a scambiare alcune battute con i giornalisti sul tema della giustizia. Dapprima si schernisce e poi rilancia il suo j’accuse contro i magistrati: “Ieri qualcuno si è scandalizzato perchè avevo parlato di grumi eversivi nella magistratura. Non faccio altro che dire che ne sono assolutamente convinto”.
Anche perché, spiega meglio a scanso di equivoci, “quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo, e a cui il popolo ha dato democraticamente la responsabilità di governare, questo si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione”.
Ma in ogni caso, nonostante ci sia la possibilità di sovvertire il risultato delle urne da parte di “certa magistratura”, per il premier non sussiste l’eventualità di ricorso alle elezioni anticipate. Insomma, aggiunge Berlusconi, “nel ‘94 è già successo”, ma non si scoraggia per questo.
Durante la visita di berlusconi all’Aquila c’è stato spazio anche per le contestazioni. Il premier è stato accolto dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso, dal viceministro della Salute Ferruccio Fazio e da le altre autorità. Al suo passaggio un uomo di circa 60 anni ha gridato contro il premier: “Presidente, fatti processare!”. L’uomo ha poi aggiunto, riferendosi ai quesiti posti dal quotidiano La Repubblica sulla vicenda Noemi, “Rispondi alle domande!”. Il Cavaliere, sempre guardato a vista dalle sue guardie del corpo è passato oltre e si è fermato dopo qualche metro a salutare una signora che gli si è avvicinata dicendogli “Silvio sei grande grazie di tutto”. Altri hanno applaudito e qualcuno ha anche regalato un libro-ricordo sulla città. Assediato da una selva di telecamere e taccuini, il premier ha fatto un giro nei reparti dell’ospedale e prima di andar via ha salutato i medici, gli infermieri e tutti i volontari che assistono gli sfollati: “Avete fatto dei miracoli, fate ben sperare grazie per il vostro lavoro”.
Come già accaduto dopo l’affondo di ieri del premier, l’opposizione insorge. Per D’Alema “siamo in un momento delicato della vita del Paese e il presidente del consiglio è un avvelenatore dello spirito pubblico”. “Ogni giorno” ha detto l’esponente del Pd “aggredisce altri poteri dello Stato, urla, insulta i giornalisti, l’opposizione, la magistratura. Tutto questo è molto preoccupante”. “Il Paese” ha aggiunto “avrebbe bisogno di un clima diverso e soprattutto di una diversa responsabilità da parte di chi ha il compito di guidare il governo”. Il leader dell’Italia dei Valori Di Pietro accusa il premier di essere lui “eversivo” visto che non si fa processare e invece attacca i giudici. E dal Pd Gianfranco Tenaglia parla di “aggressione indecente” alla magistratura. La linea del Pd è chiara: se il presidente del Consiglio vuol fare una riforma della giustizia, “la faccia ma la smetta di ricattare il paese continuando una indecente aggressione contro la magistratura per difendersi dai processi”.

Giornali, giudici e sinistra mi attaccano in tutti i modi, ma gli italiani sono con me. E lo resteranno anche in futuro. È l’immagine di sé che Silvio Berlusconi offre alla Cnn, che lo ha intervistato sabato a Palazzo Grazioli (un’ampia sintesi è andata in onda stamattina, il testo integrale è stato diffuso da Palazzo Chigi). Venti minuti a tutto campo, dalla fiducia in Angela Merkel per l’affare Fiat-Opel al G8 dell’Aquila, dalla crisi dell’economia all’Iran ai detenuti di Guantanamo, dalla politica dell’immigrazione alla finale di Champions League. Ma soprattutto affrontando i temi bollenti che lo riguardano: il processo Mills e il caso Noemi. Berlusconi spiega, racconta, illustra al pubblico televisivo americano la sua verità sull’ Italia. Non si stanca di fare esempi ed entrare in particolari.
Sulla vicenda Noemi. “Mi accusano di aver mentito? Reagirò, spiegherò esattamente la situazione e avrò ancora tutti gli italiani con me; e un’altra volta quest’accusa sarà un boomerang per chi me l’ha rivolta”. “Non c’é nulla di nulla che sia minimamente negativo; abbiamo chiarito la situazione e ancora di più la chiariremo in futuro, anche se all’inizio non ho voluto si entrasse nei rapporti tra me e questa famiglia perché fanno parte della mia vita privata, hanno diritto alla privacy e segretezza”. “È indegno il comportamento di chi entra in una vicenda privata per farne motivo di attacco politico”.
Sul caso Mills. “Una sentenza scandalosa. I giudici di sinistra l’avevano scritta prima del processo”. “Questi non sono giudici, ma militanti politici che usano il potere giudiziario a fini di lotta politica. Ma gli italiani sono con me, perché hanno visto le precedenti situazioni in cui in ogni campagna elettorale i giudici, che in Italia sono chiamati toghe rosse, sono entrati in campo e hanno cercato di farmi del male”.
Fiat. La scelta del governo tedesco per la Opel sarà “oggettiva”, senza “motivazioni di antipatia” verso una o l’altra azienda. “Non ne ho parlato con la Merkel. Non voglio interferire. Ma la conosco e so che le varie offerte saranno esaminate oggettivamente, escludo che possano esservi motivazioni di antipatia. Faranno la scelta che sembrerà loro migliore per la Opel”.
Crisi. È “grave, profonda, anche estesa nel tempo”. Ma per “gran parte” ha una causa “psicologica”. Per questo, “i governi devono tutti cercare di diffondere sentimenti positivi”, di “fiducia e ottimismo”. E se “la paura c’é ancora”, Berlusconi ritiene che, “ad esempio in Italia”, sia colpa “dei media e soprattutto della sinistra, che cantano ogni giorno la canzone del pessimismo e del catastrofismo: è contro l’interesse del Paese, di tutti noi e anche contro il loro. Ma purtroppo continuano a comportarsi così”. G8 - Dovrà portare a un “Global Legal Standard”: una sorta di “codice”, nuove regole e controlli per finanza e economia, ma senza “passare a un’eccessiva presenza e controllo” sul mercato. Per Berlusconi, comunque, la principale importanza del G8 sta nel mettere a stretto contatto per tre giorni i leader dei Grandi Paesi: “Lì si formano cordialità e amicizie”. Anche per questo il G8 “non deve essere riassorbito dal G20″. IRAN - Con la Cnn, Berlusconi è prodigo di complimenti per Barcak Obama: “Non ha sbagliato una sola mossa in politica estera”, dice rispondendo a una domanda sull’Iran. “L’Italia vuole il dialogo, ma con tempi certi. Bisogna tentare di far ragionare il governo iraniano”, come nel caso della missione, poi cancellata, del ministro Frattini a Teheran. “Non possiamo accettare che l’Iran si doti di una bomba nucleare. Anche in questo caso, se ci viene chiesto, cercheremo di essere utili”.
Guantanamo. L’Italia non esclude di accettare detenuti di Guantanamo, “farà il possibile per fare una cortesia agli Usa”, ma il problema non è ancora stato affrontato dal governo e l’intenzione è di comportarsi “come gli altri Paesi europei” e “in base alle nostre leggi”.
Immigrazione. L’Italia si comporta “come gli Stati Uniti e tutti i paesi normali”, secondo “le direttrici europee”. “Solo che adesso qui è venuto di moda attaccarci, sempre da parte dell’opposizione e dei suoi giornali che fanno di questo un problema diverso da quello che è realmente, e i giornali stranieri continuano a seguirli”.
Champions. Né un pronostico (”nel calcio il 50% dipende dalla fortuna”) né una dichiarazione di tifo (”nella mia condizione non posso”), ma un grave rammarico: che la finale di Roma si svolga senza il Milan, “la mia squadra, quella che nella storia del calcio ha vinto il maggior numero di coppe internazionali. Ora sta arrivando solo seconda in campionato anche per la lontananza del presidente, ma conto di riportarla sù”.
Il VIDEO dell’intervista da YouTube:
Incalzato dai media e dall’opposizione, Berlusconi ha risposto: “Su Noemi reagirò e sarà un boomerang per chi mi accusa”. Secondo voi il premier come sta gestendo il caso Noemi?
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Crisi, riforme e giustizia. è su questi temi che si impernia il discorso di Silvio Berlusconi all’assemblea annuale di Confindustria a Roma. E così il Cavaliere rinnova le critiche alla magistratura, ribadisce l’impegno per la riforma della giustizia e lancia un invito a riformare il Parlamento. Invito che Gianfranco Fini rispedisce al mittente.
Per il presidente del Consiglio certi magistrati non sono imparziali. “È come se Mourinho fosse affidabile come arbitro di una partita tra l’Inter e il Milan…” commenta. “C’è una realtà che è esattamente il contrario di quella che hanno scritto in questi giorni, perché si tratta di giudici che sono estremisti di sinistra” aggiunge il Cavaliere.
Berlusconi insiste tra gli applausi della platea: “Questa mattina i giornali dicono che non si possono nemmeno criticare i giudici. Credo che invece sia il diritto di ogni cittadino portare la sua critica ai giudici. Per quanto riguarda i miei fatti, io non posso stare zitto perchè ci sono troppi dubbi che sorgono a leggere i giornali sul comportamento del presidente del Consiglio quando era imprenditore. Datemi pochissimi secondi per spiegare. Ho definito scandalosa questa sentenza, perchè è esattamente il contrario della verità. Datemi due minuti, non posso non dirvelo” afferma rivolto alla platea degli imprenditori. “Io non ricordo di non aver mai conosciuto un signor l’avvocato Mills”.
Quindi ribadisce l’impegno “ad andare avanti con la riforma della giustizia penale. Non ci fermeremo, fino a quando avremo diviso l’ordine del magistrati dall’ordine degli accusatori”.
Il premier non ha dubbi: “Gli accusatori, quando andranno a parlare con il magistrato giudicante, dovranno farlo esattamente come lo fa l’avvocato della difesa, cioè telefonando, fissando un appuntamento, bussando ad una porta, entrando con il cappello in mano e dandogli del lei. Fino a quando non ci sarà questa situazione in Italia, nessun cittadino italiano sarà sicuro di poter avere un giusto processo se accusato di un reato da parte di un pubblico ministero”. Il premier precisa: “è una questione che riguarda me che sono assolutamente fuori: abbiamo il Lodo Alfano che sposta la prescrizione, ma non si può veramente accettare che succedano in Italia cose del genere”.
Ma fare le riforme in Italia non è mai semplice, lamenta Berlusconi: “Essendo un rivoluzionario, ho sempre pensato che è molto più facile fare le rivoluzioni che le riforme. Noi infatti troviamo delle difficoltà infinite, soprattutto burocratiche…”. E poi sulla crisi: “La crisi ha una componente psicologica molto forte, che se alimentata come paura può contribuire a rendere la crisi più profonda. Sono profondamente addolorato quando vedo che giornali, tv e opposizione continuano a cantare la canzone del catastrofismo e del pessimismo”. Per Berlusconi “Il governo ha ben reagito restando a fianco di chi ha perso il lavoro e di chi ha più bisogno”.
Non solo. Anche il parlamento, secondo il premier, andrebbe riformato. “Servono i giovani per garantire il 98% delle presenze. Ci sono dei deputati che non si vedono mai perché hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti… Ma come si vota? Si guarda il capogruppo che se alza il pollice vuol dire sì, se stende la mano vuol dire astensione, se fa il pollice verso vuol dire no. Adesso diranno che io offendo il Parlamento ma questa è la pura verità: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutile e controproducenti”. E in questa situazione, avverte Berlusconi, il premier ha bisogno di più potere rispetto al parlamento: “Ci vorrebbe un ddl di iniziativa popolarema non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale…” ribadisce il premier. E ancora: “Il presidente del Consiglio” aggiunge il Cavaliere “non ha nessun potere perché la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier”.
Affermazioni cui risponde poco dopo il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ancora una volta (l’ennesima) fa da contrappunto al premier: ”Il Parlamento, quando riesce ad operare attraverso procedure ‘aperte’ è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato ed impegnato” dice l’ex leader di An che cita come esempio il federalismo fiscale: “L’iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell’inevitabile tramonto del ruolo del parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi” . Per il presidente della Camera “l’approfondimento parlamentare di una serie di questioni non ha affatto impedito l’approvazione del provvedimento in tempi più che ragionevoli”.
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Passano i mesi, ma il giudizio di Silvio Berlusconi su Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante che ha condannato in primo grado David Mills “per essersi fatto corrompere dal premier” non cambia: è “dichiarato e palese nemico politico”. Parole contenute in un’intervista rilasciata circa un anno fa dal presidente del Consiglio per l’ultimo libro di Bruno Vespa, ma che l’ufficio stampa di palazzo Chigi decide di diffondere. Segno che quelle considerazioni sono più che mai attuali.
Che il “caso Mills” sia in cima ai pensieri del Cavaliere è dimostrato anche dal fatto che il premier avrebbe voluto fare una conferenza stampa proprio sulla base di quell’intervista in cui, punto per punto, il premier respingeva le accuse dei pm milanesi. Arringa difensiva alla quale, a quanto si apprende, Berlusconi ha rinunciato solo dietro consiglio dei più fidati collaboratori, timorosi di sollevare ulteriori polemiche in un clima politico già reso incandescente dalle sue parole di ieri.
Ragioni simili a quelle che hanno spinto Berlusconi a rinviare l’annunciata requisitoria in Parlamento. Il Cavaliere, riferiscono i fedelissimi, non la considera una “urgenza”. Se andrà in Parlamento lo farà dopo il voto di giugno. La cautela è dettata da una doppia considerazione: i sondaggi sono più che positivi e una simile scelta rappresenta un rischio. Se è vero infatti che gli consentirebbe di difendersi davanti agli italiani (magari in diretta tv), darebbe la stessa visibilità agli attacchi dell’opposizione. Inoltre, si aggiunge, gli stessi dati dimostrano che a prevalere nell’urna è il giudizio sull’azione di governo. Meglio dunque farsi vedere fra i terremotati dell’Aquila che in Senato ad attaccare i giudici.
L’appuntamento dunque, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto (sempre possibili con Berlusconi), è rinviato a dopo il voto.
Ciò non toglie che la voglia del premier di dire “la sua verita”‘ resta tanta. E quanto successo oggi ne è la prova più evidente. Dopo aver deciso di non scendere in conferenza stampa, Berlusconi ha deciso di far diffondere l’estratto del libro di Vespa, ormai in edicola da mesi, dedicato all’argomento. Cinque paginette in cui Berlusconi tenta di smontare, punto per punto, le accuse contro Mills e dunque contro se stesso. Dice di non ricordare di aver mai incontrato l’avvocato inglese; che Mills “inventò” di aver ricevuto da Fininvest i 600mila euro contestati dall’accusa per evadere il fisco inglese; che quei soldi venivano da “un armatore italiano residente in un Paese africano”; che Mills era un “testimone dell’accusa” e non un teste “amico” e che cambiò versione davanti ai pm milanesi solo per il “timore di essere arrestato” e stremato dopo “dieci ore di interrogatorio”.
Ma è nei confronti della giudice Gandus che Berlusconi riserva le parole più dure: “è curioso sostenere che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d’imparzialità impostole dalla Costituzione”
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Caso Mills, il day after. Toni alti, accuse, polveroni: tutto secondo il copione del giorno precedente.
Le motivazioni della sentenza di condanna del legale inglese David Mills hanno aperto il fuoco di fila dell’opposizione parlamentare (Idv, Pd) ed extraparlamentare (la sinistra).
E le polemiche sono presto uscite dal recinto politico e hanno invaso la tv. A Ballarò, trasmissione di Giovanni Floris è andata in scena un battibecco dai toni piuttosto accesi tra Maurizio Gasparri, e il leader di Sinistra e libertà e governatore pugliese, Nichi Vendola. Il primo fa andare su tutte le furie il secondo, che a un certo punto sbotta in un “Vaffa…..” di cui l’interlocutore sembra non accorgersi.
Passano 12 ore e i magistrati alzano le barricate. Con la dura presa di posizione dell’Anm: è “inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano e in particolare del suo presidente”, sostiene la giunta dell’Associazione nazionale magistrati che in una nota esprime solidarietà ai giudici del processo Mills. La critica dei provvedimenti giudiziari “è sempre legittima, ma è grave che vengano messi in discussione, e con questi toni denigratori utilizzati nelle ribalte mediatiche, non il merito del provvedimento, ma l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici” afferma il sindacato delle toghe. “In questo modo si minano fondamentali principi costituzionali posti a garanzia del corretto equilibrio tra poteri dello Stato. Sorprende, ancora una volta il ‘garantismo a corrente alternata’ utilizzato come chiave di lettura di vicende giudiziarie che riguardano esponenti del mondo politico-imprenditoriale a fronte del disinvolto giustizialismo con cui si commentano fatti di criminalità diffusa”. La nota si conclude con la manifestazione di “solidarietà e vicinanza” nei confronti dei “colleghi Gandus, Caccialanza e Dorigo”.
In precedenza è toccato al deputato e avvocato del presidente del consiglio, Niccolò Ghedini, chiarire le intenzioni di Silvio Berlusconi: “Non ha alcuna intenzione di portare il processo in sede parlamentare (in riferimento al fatto che il premier a botta calda aveva detto di voler “riferire in Parlamento, quando avrò tempo”, sulla vicenda, ndr). Credo che abbia intenzione di fare un discorso di natura politica, quindi sui problemi che si incontrano quando il codice non prevede dei rimedi ove vi siano dei giudici che hanno già espresso un orientamento di tipo politico e di contrasto nei confronti di colui che vanno a giudicare”. Ma anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, a Mattino 5, sottolinea la strana tempistica: “È un attacco politico a orologeria e il premier risponde con il calore e l’umanità che gli sono proprì, ma subito si legge sui giornali dello ’sfogo’, ‘dell’ira’ del premier”. “Non c’è nessuno che scriva ‘la replica di Berlusconi”, prosegue ribadendo l’intenzione del Cavaliere di “sottoporre all’attenzione del Parlamento, con delle comunicazioni”. Bonaiuti risponde quindi alla sinistra che, richiamandosi ad una battuta di successo dell’allenatore portoghese dell’Inter, Mourinho, definisce “zero tituli”. Con Dario Franceschini, rimarca, che fa “dichirazioni senza senso, non presenta proposte o idee concrete”. Questa sinistra, prosegue il portavoce del premier, vuole solo contrastare le iniziative del governo. “E ora si attacca ad una sentenza, una bella sentenza politica” dice ancora Bonaiuti “a cui si attacca con tutte e due le mani. Questo dimostra che il segretario del Pd è un vecchio giustizialista come Antonio Di Pietro. Dio li ha fatti e poi li ha accoppiati”, conclude.
E adesso che, alla vigilia della campagna elettorale, la vicenda del processo a David Mills, è entrata prepotentemente in campo, Dario Franceschini non ha dubbi e rilancia: il presidente del Consiglio vuole intervenire in aula alla Camera “per autoassolversi”. E lo dice, il segretario del Pd, conversando con i giornalisti durante una visita al mercato rionale del quartiere romano di Centocelle: “Siamo arrivati qui in autobus” dice Franceschini “e stiamo girando per il mercato per ascoltare, perché gli italiani sono stanchi di politici che parlano soltanto”. “Io” aggiunge “ho trovato una grande indignazione. Ma Berlusconi dall’inizio della legislatura non ha mai trovato un minuto per venire in Aula a parlare dei problemi degli italiani. Ora vuole venire per autoassolversi e per sollevare un polverone politico”. Aggiunge Franceschini: “Non ha mai parlato dei problemi degli italiani ma in tre giorni ha approvato il lodo Alfano. Chi fa politica deve occuparsi dei problemi delle persone e non sempre dei suoi problemi”.
Ma la questione ha rubato la scena, come si diceva, anche a Ballarò, martedì sera: dopo l’intervento del premio Nobel per l’economia Amartya Sen sulla crisi, il capogruppo del Pdl Gasparri prende la parola e punge il governatore Vendola, ricordando l’inchiesta su Alberto Tedesco, l’allora assessore alla Salute della Regione Puglia (subito sostituito dal governatore). Vendola ricorda che Tedesco si dimise e invece Gasparri “continua a difendere il premier”. I toni si surriscaldano, Vendola e Gasparri si sovrappongono, ignorando i tentativi del conduttore Giovanni Floris di calmare gli animi. Fino al bisbigliato, laconico e stizzito “Vaffa…” con cui Vendola liquida l’esponente del Pdl, che però sembra non cogliere l’insulto.
Il VIDEO su Youtube del “Vaffa…” di Vendola a Gasparri a Ballarò:
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“L’avvocato inglese David Mills ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data, dall’altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”.
Queste le motivazioni (376 pagine in tutto) alla sentenza con cui la decima sezione del Tribunale di Milano ha condannato il legale inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari a quattro anni e sei mesi. Il premier Silvio Berlusconi, in un primo tempo coimputato, è uscito dal processo a seguito del lodo Alfano.
Dal canto suo il Presidente del Consiglio in mattinata ha annunciato che riferirà davanti al Parlamento sul caso Mills e nel pomeriggio, a margine della visita del presidente della commissione Ue, Josè Barroso, a L’Aquila ha dichiarato: “È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills”. E ha aggiunto: “Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneita. Ho annunciato la mia intenzione di fare un intervento in Parlamento su questa sentenza e appena avrò tempo lo farò e quindi in quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura”.
Subito durissima la critica dell’Idv. Prima per bocca del leader Antonio Di Pietro, per il quale, intervenuto a un programma radiofonico, se non ci fosse stato il Lodo Alfano anche Berlusconi sarebbe stato condannato per questi reati. Poi del capogruppo alla Camera, Massimo Donadi dice: “Fossimo in un paese civile, Berlusconi sarebbe costretto a dimettersi dalla pressione dell’opposizione, della stampa e dell’opinione pubblica. Essere un corruttore di testimoni è un reato abietto. Chiunque fosse anche solo sfiorato dal sospetto di aver commesso un reato così grave dovrebbe andarsene”. Poi la spiegazione politica che il partito di Di Pietro dà del lodo Alfano: “Adesso è chiaro ed evidente a tutti la ragione per cui Berlusconi ha imposto come prima legge di questa legislatura il lodo Alfano, che gli garantisce l’impunità”.
Sulla stessa linea anche Pino Sgobio del Pdci che sostiene che il Cavaliere dovrebbe dimettersi subito.
A difesa di Berlusconi due reazioni del Pdl. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli sostiene che “dopo Noemi la sentenza Mills, è la campagna elettorale, bellezza” ad aver determinato la sentenza. Mentre per il deputato Pdl, Giancarlo Lehner si tratta di un “furibondo attacco al premier da parte del giudice inquisitore che si basa solo su sospetti e non su prove”.

Il giudice Nicoletta Gandus legge la sentenza
L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dai giudici del Tribunale di Milano. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole ritenendo valido l’impianto dell’accusa secondo cui Mills fu corrotto “con almeno 600mila dollari” da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi al fondatore della Fininvest.
“Sono ovviamente molto deluso da questo verdetto” ha dichiarato l’avvocato inglese. “Sono innocente, ma questo è un caso dalla forte valenza politica. I giudici non hanno ancora dato la loro motivazione per la decisione, così non posso dire come abbiano gestito l’ammissione dello stesso pubblico ministero di non avere prove”.
“Spero che verdetto e sentenza siano cancellati in appello, e mi dicono che avrò ottimi motivi per sperarlo. Ho la massima fiducia nel mio eccellente avvocato, Federico Cecconi. La sentenza non diventa effettiva fino a quando non si saranno conclusi i due gradi di appello. Mi è stato consigliato di non fare altri commenti pubblici fino a quando il caso non sarà finalmente chiuso. Nel frattempo, andrò avanti con la mia vita professionale”, ha concluso Mills.
David Mills, oltre che condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione giudiziaria dovrà risarcire 250mila euro alla presidenza del Consiglio dei ministri. I giudici, sul punto, hanno accolto la richiesta formulata dall’avvocato dello Stato per conto di Palazzo Chigi. I giudici hanno deciso la trasmissione al pm degli atti relativi alle dichiarazioni del testimone Benjamin Marrache. Viene ipotizzata a carico dell’uomo d’affari il reato di falsa testimonianza.
Immediate le reazioni del mondo politico alla sentenza. “Continua l’uso politico della giustizia” è stato il commento alla sentenza di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. “Certamente, come ha rilevato la difesa” aggiunge l’esponente del Pdl “Mills ha pagato a duro prezzo di essere stato associato a suo tempo nel processo con Berlusconi. C’era una prova dell’inesistenza del reato di corruzione che è stata del tutto ignorata”. “Non è da oggi che abbiamo rilevato l’esistenza di una gravissima anomalia che ha la massima concentrazione a Milano” conclude Cicchitto. “Per parte nostra continueremo nella battaglia politica garantista”.
“Dopo la condanna a 4 anni e 6 mesi inflitta dal tribunale di Milano all’avvocato inglese David Mills, in un paese a democrazia compiuta, Berlusconi dovrebbe fare le valige…” è invece quello che afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore dell’ufficio di segreteria del Pdci. “Mills” continua Pignatiello “non è stato condannato per aver rubato caramelle a qualche sconosciuto ma per essersi fatto corrompere da un corruttore. E perché il corrotto viene condannato e il corruttore no? Questo è lo scomodo e amaro interrogativo che, in Italia, dopo il Lodo Alfano, resterà purtroppo senza risposta alcuna. Della serie: la giustizia non è uguale per tutti…”.
I giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata da Silvio Berlusconi nell’ambito del processo in cui è imputato insieme all’avvocato David Mills. L’istanza di ricusazione era stata presentata dal presidente del consiglio attraverso i suoi legali, gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, lo scorso 17 giugno. La richiesta di ricusazione è stata però respinta in quanto i giudici hanno ritenuto infondati i motivi per cui era stata presentata. La difesa di Berlusconi sosteneva che la Gandus con una serie di interventi su siti internet ha dimostrato “grave inimicizia” nei confronti del premier imputato al processo che si sta celebrando davanti alla decima sezione penale del tribunale di Milano presieduta dallo stesso giudice Gandus. Le motivazioni con cui la Corte d’appello ha rigettato nel merito l’istanza sono di 16 pagine.
“I documenti che dovrebbero dimostrare l’inimicizia grave tra la dott.sa Gandus e il ricusante (…) sono mere manifestazioni di pensiero relative non a rapporti personali o comportamenti dell’on. Silvio Berlusconi ma semplicemente critiche a testi di legge approvati dal Parlamento durante la legislatura 2001/2006, nella quale quest’ultimo è stato capo del governo”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dalla difese di Silvio Berlusconi nell’ambito del processo nel quale il presidente del consiglio é imputato insieme all’avvocato David Mills.
“Nulla di personale contro l’on. Berlusconi ha espresso in passato” il giudice Nicoletta Gandus. E’ uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi la quinta corte d’appello di Milano ha respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dal presidente del consiglio nell’ambito del processo in cui è imputato insieme a David Mills. Gli “strali critici” di Nicoletta Gandus “si sono rivolti, a parere di questa Corte, non alla persona, bensì alla politica, segnatamente quella giudiziaria, di cui il ricusante si assume la paternità”. “La dott.sa Gandus - riporta la motivazione - non ha quindi realizzato alcun comportamento che possa indurre a ritenere che in quel processo e non in politica, essa sia prevenuta nei confronti di quell’imputato che oggi la ricusa”.
“Faremo ricorso in Cassazione”, si è limitato a dire l’avvocato Piero Longo uno dei difensori di Silvio Berlusconi a proposito del provvedimento con cui oggi la quinta corte d’appello di Milano ha respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata nell’ambito del processo in cui il presidente del consiglio è imputato insieme a David Mills.
Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c’è l’accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone - e quindi con l’obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla - le informazioni su due società off shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.
Come annunciato ieri in una lettera al presidente del Senato, Silvio Berlusconi ha depositato nella cancelleria della quinta sezione della Corte d’appello di Milano l’istanza di ricusazione del presidente della decima sezione del Tribunale, Nicoletta Gandus. Il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari nel processo, appunto davanti al collegio presieduto dal giudice Gandus, con il legale inglese David Mills. L’istanza di ricusazione è basata su alcune prese di posizione del giudice su alcuni siti Internet contro leggi varate dal precedente governo guidato da Berlusconi. La prossima udienza del processo Mills è prevista per venerdì.
Secondo l’istanza, da parte del presidente della decima sezione del Tribunale di Milano sarebbero state fatte “reiterate manifestazioni di pensiero che appalesano una inimicizia grave nei confronti dell’imputato Berlusconi”. Già nella lettera a Schifani, Berlusconi aveva scritto: “Ho preso visione della situazione processuale e ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria”. Per il presidente del Consiglio, in particolare, il giudice Gandus avrebbe “assunto posizioni pubbliche di netto e violento contrasto” contro il suo precedente governo.
Il procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale, ha risposto con una nota, in cui spiega di dover “con forza respingere le illazioni” dopo aver letto “così come riportato sulla stampa” il testo della lettera di Silvio Berlusconi. Il capo della Procura aggiunge che “il procedimento per corruzione in atti giudiziari pendente dinanzi al Tribunale di Milano nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio e dell’avvocato Mills, al quale evidentemente si fa riferimento nella lettera sopra ricordata, è stato iscritto a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso avvocato Mills in data 18 luglio 2004, alla presenza del difensore nel corso di un interrogatorio quale persona indagata in altro procedimento. Le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità. All’esito delle indagini preliminari è stata esercitata l’azione penale e gli atti, superato positivamente il vaglio dell’udienza preliminare, sono pervenuti al Tribunale. All’esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla conclusione”, conclude la nota, “il tribunale deciderà in ordine alla fondazione o meno delle accuse”.
I legali di Silvio Berlusconi, nel ricusare il giudice Gandus, sottolineano inoltre come la stessa Gandus, unitamente a uno dei due pm del processo Berlusconi-Mills, Sergio Spadaro, “è stata firmataria di un appello contro la decisione del governo Berlusconi di prorogare il procuratore nazionale antimafia. Infine”, si legge nell’istanza, “si deve porre in evidenza come la dottoressa Gandus appaia tra i soggetti potenzialmente danneggiati nel processo collegato (quello sui diritti televisivi, sempre in corso a Milano, ndr) da cui nasce il presente processo, avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi fra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi parte civile anche nei confronti dell’onorevole Berlusconi e che a tutt’oggi, anche dopo la declaratoria di prescrizione del reato possiedono legittimazione attiva per proporre azione civile contro il medesimo”.
Continuano gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo: “La personalizzazione dell’inimicizia non può essere negata sol con l’osservare che il giudice avrebbe contestato le leggi e non il presidente del Consiglio che le avrebbe ispirate o volute, perché in questi anni tutta l’opinione pubblica e tutti gli avversari politici hanno di questa personalizzazione fatto bandiera costantemente garrente. E allora la dottoressa Gandus non poteva non sapere, anche se avesse potuto diversamente divisare, che i suoi strali sarebbero stati, oggettivamente, indirizzati in via diretta alla persona di Silvio Berlusconi e che come tali sarebbero stati da tutti recepiti. La dottoressa Gandus quindi si trova in stato di grave inimicizia nei confronti della persona che dovrebbe giudicare. E se anche non lo fosse, certamente lo appare. E non occorre ricordare che per giurisprudenza costituzionale consolidata il giudice, a tacer di tutto, non deve apparire condizionato”.
“Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale”. Così l’Associazione nazionale magistrati è intervenuta nel dibattito. L’Anm, che ha annunciato per domani pomeriggio una conferenza stampa sulle dichiarazioni del presidente del Consiglio, parla di “accuse gravissime rivolte da Silvio Berlusconi ai magistrati del processo Mills. “Questi comportamenti”, continua il sindacato delle toghe, “rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto”.
Quelle di Berlusconi sono “invettive tanto veementi quanto ingiustificate”, affermano il presidente Luca Palamara e il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, che esprimono al pm e al presidente del collegio giudicante del processo Mills “piena solidarietà e sostegno. In uno Stato democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica; ma chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Purtroppo è già accaduto in passato. Ma non è possibile assuefarsi”. Nel sottolineare che questi comportamenti rischiano di minare la credibilità delle istituzioni e di compromettere l’equilibrio tra poteri dello Stato, il sindacato delle toghe chiede “alla politica ed al governo di non imboccare questa strada, di rispettare l’indipendente esercizio della giurisdizione nello spirito di un confronto sui temi della giustizia franco ed aperto e perciò capace di individuare proposte e soluzioni efficaci per il funzionamento della giustizia italiana”.
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