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Caso Mills, il day after. Toni alti, accuse, polveroni: tutto secondo il copione del giorno precedente.
Le motivazioni della sentenza di condanna del legale inglese David Mills hanno aperto il fuoco di fila dell’opposizione parlamentare (Idv, Pd) ed extraparlamentare (la sinistra).
E le polemiche sono presto uscite dal recinto politico e hanno invaso la tv. A Ballarò, trasmissione di Giovanni Floris è andata in scena un battibecco dai toni piuttosto accesi tra Maurizio Gasparri, e il leader di Sinistra e libertà e governatore pugliese, Nichi Vendola. Il primo fa andare su tutte le furie il secondo, che a un certo punto sbotta in un “Vaffa…..” di cui l’interlocutore sembra non accorgersi.
Passano 12 ore e i magistrati alzano le barricate. Con la dura presa di posizione dell’Anm: è “inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano e in particolare del suo presidente”, sostiene la giunta dell’Associazione nazionale magistrati che in una nota esprime solidarietà ai giudici del processo Mills. La critica dei provvedimenti giudiziari “è sempre legittima, ma è grave che vengano messi in discussione, e con questi toni denigratori utilizzati nelle ribalte mediatiche, non il merito del provvedimento, ma l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici” afferma il sindacato delle toghe. “In questo modo si minano fondamentali principi costituzionali posti a garanzia del corretto equilibrio tra poteri dello Stato. Sorprende, ancora una volta il ‘garantismo a corrente alternata’ utilizzato come chiave di lettura di vicende giudiziarie che riguardano esponenti del mondo politico-imprenditoriale a fronte del disinvolto giustizialismo con cui si commentano fatti di criminalità diffusa”. La nota si conclude con la manifestazione di “solidarietà e vicinanza” nei confronti dei “colleghi Gandus, Caccialanza e Dorigo”.
In precedenza è toccato al deputato e avvocato del presidente del consiglio, Niccolò Ghedini, chiarire le intenzioni di Silvio Berlusconi: “Non ha alcuna intenzione di portare il processo in sede parlamentare (in riferimento al fatto che il premier a botta calda aveva detto di voler “riferire in Parlamento, quando avrò tempo”, sulla vicenda, ndr). Credo che abbia intenzione di fare un discorso di natura politica, quindi sui problemi che si incontrano quando il codice non prevede dei rimedi ove vi siano dei giudici che hanno già espresso un orientamento di tipo politico e di contrasto nei confronti di colui che vanno a giudicare”. Ma anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, a Mattino 5, sottolinea la strana tempistica: “È un attacco politico a orologeria e il premier risponde con il calore e l’umanità che gli sono proprì, ma subito si legge sui giornali dello ’sfogo’, ‘dell’ira’ del premier”. “Non c’è nessuno che scriva ‘la replica di Berlusconi”, prosegue ribadendo l’intenzione del Cavaliere di “sottoporre all’attenzione del Parlamento, con delle comunicazioni”. Bonaiuti risponde quindi alla sinistra che, richiamandosi ad una battuta di successo dell’allenatore portoghese dell’Inter, Mourinho, definisce “zero tituli”. Con Dario Franceschini, rimarca, che fa “dichirazioni senza senso, non presenta proposte o idee concrete”. Questa sinistra, prosegue il portavoce del premier, vuole solo contrastare le iniziative del governo. “E ora si attacca ad una sentenza, una bella sentenza politica” dice ancora Bonaiuti “a cui si attacca con tutte e due le mani. Questo dimostra che il segretario del Pd è un vecchio giustizialista come Antonio Di Pietro. Dio li ha fatti e poi li ha accoppiati”, conclude.
E adesso che, alla vigilia della campagna elettorale, la vicenda del processo a David Mills, è entrata prepotentemente in campo, Dario Franceschini non ha dubbi e rilancia: il presidente del Consiglio vuole intervenire in aula alla Camera “per autoassolversi”. E lo dice, il segretario del Pd, conversando con i giornalisti durante una visita al mercato rionale del quartiere romano di Centocelle: “Siamo arrivati qui in autobus” dice Franceschini “e stiamo girando per il mercato per ascoltare, perché gli italiani sono stanchi di politici che parlano soltanto”. “Io” aggiunge “ho trovato una grande indignazione. Ma Berlusconi dall’inizio della legislatura non ha mai trovato un minuto per venire in Aula a parlare dei problemi degli italiani. Ora vuole venire per autoassolversi e per sollevare un polverone politico”. Aggiunge Franceschini: “Non ha mai parlato dei problemi degli italiani ma in tre giorni ha approvato il lodo Alfano. Chi fa politica deve occuparsi dei problemi delle persone e non sempre dei suoi problemi”.
Ma la questione ha rubato la scena, come si diceva, anche a Ballarò, martedì sera: dopo l’intervento del premio Nobel per l’economia Amartya Sen sulla crisi, il capogruppo del Pdl Gasparri prende la parola e punge il governatore Vendola, ricordando l’inchiesta su Alberto Tedesco, l’allora assessore alla Salute della Regione Puglia (subito sostituito dal governatore). Vendola ricorda che Tedesco si dimise e invece Gasparri “continua a difendere il premier”. I toni si surriscaldano, Vendola e Gasparri si sovrappongono, ignorando i tentativi del conduttore Giovanni Floris di calmare gli animi. Fino al bisbigliato, laconico e stizzito “Vaffa…” con cui Vendola liquida l’esponente del Pdl, che però sembra non cogliere l’insulto.
Il VIDEO su Youtube del “Vaffa…” di Vendola a Gasparri a Ballarò:
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“L’avvocato inglese David Mills ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data, dall’altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”.
Queste le motivazioni (376 pagine in tutto) alla sentenza con cui la decima sezione del Tribunale di Milano ha condannato il legale inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari a quattro anni e sei mesi. Il premier Silvio Berlusconi, in un primo tempo coimputato, è uscito dal processo a seguito del lodo Alfano.
Dal canto suo il Presidente del Consiglio in mattinata ha annunciato che riferirà davanti al Parlamento sul caso Mills e nel pomeriggio, a margine della visita del presidente della commissione Ue, Josè Barroso, a L’Aquila ha dichiarato: “È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills”. E ha aggiunto: “Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneita. Ho annunciato la mia intenzione di fare un intervento in Parlamento su questa sentenza e appena avrò tempo lo farò e quindi in quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura”.
Subito durissima la critica dell’Idv. Prima per bocca del leader Antonio Di Pietro, per il quale, intervenuto a un programma radiofonico, se non ci fosse stato il Lodo Alfano anche Berlusconi sarebbe stato condannato per questi reati. Poi del capogruppo alla Camera, Massimo Donadi dice: “Fossimo in un paese civile, Berlusconi sarebbe costretto a dimettersi dalla pressione dell’opposizione, della stampa e dell’opinione pubblica. Essere un corruttore di testimoni è un reato abietto. Chiunque fosse anche solo sfiorato dal sospetto di aver commesso un reato così grave dovrebbe andarsene”. Poi la spiegazione politica che il partito di Di Pietro dà del lodo Alfano: “Adesso è chiaro ed evidente a tutti la ragione per cui Berlusconi ha imposto come prima legge di questa legislatura il lodo Alfano, che gli garantisce l’impunità”.
Sulla stessa linea anche Pino Sgobio del Pdci che sostiene che il Cavaliere dovrebbe dimettersi subito.
A difesa di Berlusconi due reazioni del Pdl. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli sostiene che “dopo Noemi la sentenza Mills, è la campagna elettorale, bellezza” ad aver determinato la sentenza. Mentre per il deputato Pdl, Giancarlo Lehner si tratta di un “furibondo attacco al premier da parte del giudice inquisitore che si basa solo su sospetti e non su prove”.

Il giudice Nicoletta Gandus legge la sentenza
L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dai giudici del Tribunale di Milano. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole ritenendo valido l’impianto dell’accusa secondo cui Mills fu corrotto “con almeno 600mila dollari” da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi al fondatore della Fininvest.
“Sono ovviamente molto deluso da questo verdetto” ha dichiarato l’avvocato inglese. “Sono innocente, ma questo è un caso dalla forte valenza politica. I giudici non hanno ancora dato la loro motivazione per la decisione, così non posso dire come abbiano gestito l’ammissione dello stesso pubblico ministero di non avere prove”.
“Spero che verdetto e sentenza siano cancellati in appello, e mi dicono che avrò ottimi motivi per sperarlo. Ho la massima fiducia nel mio eccellente avvocato, Federico Cecconi. La sentenza non diventa effettiva fino a quando non si saranno conclusi i due gradi di appello. Mi è stato consigliato di non fare altri commenti pubblici fino a quando il caso non sarà finalmente chiuso. Nel frattempo, andrò avanti con la mia vita professionale”, ha concluso Mills.
David Mills, oltre che condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione giudiziaria dovrà risarcire 250mila euro alla presidenza del Consiglio dei ministri. I giudici, sul punto, hanno accolto la richiesta formulata dall’avvocato dello Stato per conto di Palazzo Chigi. I giudici hanno deciso la trasmissione al pm degli atti relativi alle dichiarazioni del testimone Benjamin Marrache. Viene ipotizzata a carico dell’uomo d’affari il reato di falsa testimonianza.
Immediate le reazioni del mondo politico alla sentenza. “Continua l’uso politico della giustizia” è stato il commento alla sentenza di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. “Certamente, come ha rilevato la difesa” aggiunge l’esponente del Pdl “Mills ha pagato a duro prezzo di essere stato associato a suo tempo nel processo con Berlusconi. C’era una prova dell’inesistenza del reato di corruzione che è stata del tutto ignorata”. “Non è da oggi che abbiamo rilevato l’esistenza di una gravissima anomalia che ha la massima concentrazione a Milano” conclude Cicchitto. “Per parte nostra continueremo nella battaglia politica garantista”.
“Dopo la condanna a 4 anni e 6 mesi inflitta dal tribunale di Milano all’avvocato inglese David Mills, in un paese a democrazia compiuta, Berlusconi dovrebbe fare le valige…” è invece quello che afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore dell’ufficio di segreteria del Pdci. “Mills” continua Pignatiello “non è stato condannato per aver rubato caramelle a qualche sconosciuto ma per essersi fatto corrompere da un corruttore. E perché il corrotto viene condannato e il corruttore no? Questo è lo scomodo e amaro interrogativo che, in Italia, dopo il Lodo Alfano, resterà purtroppo senza risposta alcuna. Della serie: la giustizia non è uguale per tutti…”.
I giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata da Silvio Berlusconi nell’ambito del processo in cui è imputato insieme all’avvocato David Mills. L’istanza di ricusazione era stata presentata dal presidente del consiglio attraverso i suoi legali, gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, lo scorso 17 giugno. La richiesta di ricusazione è stata però respinta in quanto i giudici hanno ritenuto infondati i motivi per cui era stata presentata. La difesa di Berlusconi sosteneva che la Gandus con una serie di interventi su siti internet ha dimostrato “grave inimicizia” nei confronti del premier imputato al processo che si sta celebrando davanti alla decima sezione penale del tribunale di Milano presieduta dallo stesso giudice Gandus. Le motivazioni con cui la Corte d’appello ha rigettato nel merito l’istanza sono di 16 pagine.
“I documenti che dovrebbero dimostrare l’inimicizia grave tra la dott.sa Gandus e il ricusante (…) sono mere manifestazioni di pensiero relative non a rapporti personali o comportamenti dell’on. Silvio Berlusconi ma semplicemente critiche a testi di legge approvati dal Parlamento durante la legislatura 2001/2006, nella quale quest’ultimo è stato capo del governo”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dalla difese di Silvio Berlusconi nell’ambito del processo nel quale il presidente del consiglio é imputato insieme all’avvocato David Mills.
“Nulla di personale contro l’on. Berlusconi ha espresso in passato” il giudice Nicoletta Gandus. E’ uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi la quinta corte d’appello di Milano ha respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dal presidente del consiglio nell’ambito del processo in cui è imputato insieme a David Mills. Gli “strali critici” di Nicoletta Gandus “si sono rivolti, a parere di questa Corte, non alla persona, bensì alla politica, segnatamente quella giudiziaria, di cui il ricusante si assume la paternità”. “La dott.sa Gandus - riporta la motivazione - non ha quindi realizzato alcun comportamento che possa indurre a ritenere che in quel processo e non in politica, essa sia prevenuta nei confronti di quell’imputato che oggi la ricusa”.
“Faremo ricorso in Cassazione”, si è limitato a dire l’avvocato Piero Longo uno dei difensori di Silvio Berlusconi a proposito del provvedimento con cui oggi la quinta corte d’appello di Milano ha respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata nell’ambito del processo in cui il presidente del consiglio è imputato insieme a David Mills.
Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c’è l’accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone - e quindi con l’obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla - le informazioni su due società off shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.
Come annunciato ieri in una lettera al presidente del Senato, Silvio Berlusconi ha depositato nella cancelleria della quinta sezione della Corte d’appello di Milano l’istanza di ricusazione del presidente della decima sezione del Tribunale, Nicoletta Gandus. Il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari nel processo, appunto davanti al collegio presieduto dal giudice Gandus, con il legale inglese David Mills. L’istanza di ricusazione è basata su alcune prese di posizione del giudice su alcuni siti Internet contro leggi varate dal precedente governo guidato da Berlusconi. La prossima udienza del processo Mills è prevista per venerdì.
Secondo l’istanza, da parte del presidente della decima sezione del Tribunale di Milano sarebbero state fatte “reiterate manifestazioni di pensiero che appalesano una inimicizia grave nei confronti dell’imputato Berlusconi”. Già nella lettera a Schifani, Berlusconi aveva scritto: “Ho preso visione della situazione processuale e ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria”. Per il presidente del Consiglio, in particolare, il giudice Gandus avrebbe “assunto posizioni pubbliche di netto e violento contrasto” contro il suo precedente governo.
Il procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale, ha risposto con una nota, in cui spiega di dover “con forza respingere le illazioni” dopo aver letto “così come riportato sulla stampa” il testo della lettera di Silvio Berlusconi. Il capo della Procura aggiunge che “il procedimento per corruzione in atti giudiziari pendente dinanzi al Tribunale di Milano nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio e dell’avvocato Mills, al quale evidentemente si fa riferimento nella lettera sopra ricordata, è stato iscritto a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso avvocato Mills in data 18 luglio 2004, alla presenza del difensore nel corso di un interrogatorio quale persona indagata in altro procedimento. Le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità. All’esito delle indagini preliminari è stata esercitata l’azione penale e gli atti, superato positivamente il vaglio dell’udienza preliminare, sono pervenuti al Tribunale. All’esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla conclusione”, conclude la nota, “il tribunale deciderà in ordine alla fondazione o meno delle accuse”.
I legali di Silvio Berlusconi, nel ricusare il giudice Gandus, sottolineano inoltre come la stessa Gandus, unitamente a uno dei due pm del processo Berlusconi-Mills, Sergio Spadaro, “è stata firmataria di un appello contro la decisione del governo Berlusconi di prorogare il procuratore nazionale antimafia. Infine”, si legge nell’istanza, “si deve porre in evidenza come la dottoressa Gandus appaia tra i soggetti potenzialmente danneggiati nel processo collegato (quello sui diritti televisivi, sempre in corso a Milano, ndr) da cui nasce il presente processo, avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi fra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi parte civile anche nei confronti dell’onorevole Berlusconi e che a tutt’oggi, anche dopo la declaratoria di prescrizione del reato possiedono legittimazione attiva per proporre azione civile contro il medesimo”.
Continuano gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo: “La personalizzazione dell’inimicizia non può essere negata sol con l’osservare che il giudice avrebbe contestato le leggi e non il presidente del Consiglio che le avrebbe ispirate o volute, perché in questi anni tutta l’opinione pubblica e tutti gli avversari politici hanno di questa personalizzazione fatto bandiera costantemente garrente. E allora la dottoressa Gandus non poteva non sapere, anche se avesse potuto diversamente divisare, che i suoi strali sarebbero stati, oggettivamente, indirizzati in via diretta alla persona di Silvio Berlusconi e che come tali sarebbero stati da tutti recepiti. La dottoressa Gandus quindi si trova in stato di grave inimicizia nei confronti della persona che dovrebbe giudicare. E se anche non lo fosse, certamente lo appare. E non occorre ricordare che per giurisprudenza costituzionale consolidata il giudice, a tacer di tutto, non deve apparire condizionato”.
“Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale”. Così l’Associazione nazionale magistrati è intervenuta nel dibattito. L’Anm, che ha annunciato per domani pomeriggio una conferenza stampa sulle dichiarazioni del presidente del Consiglio, parla di “accuse gravissime rivolte da Silvio Berlusconi ai magistrati del processo Mills. “Questi comportamenti”, continua il sindacato delle toghe, “rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto”.
Quelle di Berlusconi sono “invettive tanto veementi quanto ingiustificate”, affermano il presidente Luca Palamara e il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, che esprimono al pm e al presidente del collegio giudicante del processo Mills “piena solidarietà e sostegno. In uno Stato democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica; ma chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Purtroppo è già accaduto in passato. Ma non è possibile assuefarsi”. Nel sottolineare che questi comportamenti rischiano di minare la credibilità delle istituzioni e di compromettere l’equilibrio tra poteri dello Stato, il sindacato delle toghe chiede “alla politica ed al governo di non imboccare questa strada, di rispettare l’indipendente esercizio della giurisdizione nello spirito di un confronto sui temi della giustizia franco ed aperto e perciò capace di individuare proposte e soluzioni efficaci per il funzionamento della giustizia italiana”.