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Il giornalista italo - egiziano Magdi Cristiano Allam (Ansa)
Non potevano mancare i giornalisti nella disputa per le regionali di fine marzo. Dopo David Sassoli, ex mezzobusto del Tg1 e ora eurodeputato con il Pd (di rito Franceschiniano), e l’ex notista politico della principale testata della Rai Francesco Pionati, ora deputato e leader di Alleanza di Centro, altri due “homines novi” sarebbero pronti a passare dal giornalismo alla politica, e questa volta per una poltrona più pesante: quella di governatore. Si tratta di un altro anchorman della prima rete, Attilio Romita, che potrebbe diventare l’asso nella manica del centrodestra per riconquistare la Puglia (in attesa che il governatore uscente Nichi Vendola venga confermato alle primarie avvicinando così l’Udc al Pdl) e dell’ex vicedirettore del Corriere della sera Magdi Cristiano Allam, già eurodeputato e candidato del centrodestra nella vicina Basilicata. Continua
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E adesso, passata “la sbronza” dei dati, dei flussi e delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera.
Insomma: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo? Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento?
Tra i 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Rosaria Capacchione.
Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà , per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza (il premier fa quindi meglio del 2004, +365 mila).
Nel Pd il primo posto è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni).
Big alla prova
Nel Pdl, subito dopo il premier, si colloca il ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo nella circoscrizione Nord-Ovest con 223.428 voti. Qui gli eletti del Pdl saranno quindi, nell’ordine: Mario Mauro, 48enne indicato da Berlusconi come più ch eprobablie candidato italiano per la presidenza dell’Europarlamento; l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini; Vito Bonsignore, che si piazza tra Laura Comi (coordinatrice di FI in Lombardia, per i giovani) e Licia Ronzulli (con loro anche Barbara Matera da Lucera ha ripagato la fiducia del premier Silvio Berlusconi che aveva, non senza sucitare polemiche, scommesso sulla loro freschezza, giovinezza e competenza).
Nel Nord-Est, sempre dopo il premier, il Pdl elegge Elisabetta Gardini, Sergio Berlato, Lia Sartori e Antonio Canciani. Per Bossi invece c’è un quinto posto nella top ten generale con 334.444 preferenze, anche per lui in tutte le circoscrizioni. Antonio Di Pietro si deve accontentare di un quarto posto con 396.641 voti (5 circoscrizioni).
New entry: l’exploit friulano di Debora
Ottima la performance per la novità targata Pd Debora Serracchiani: con le sue quasi 74mila preferenze, la giovane avvocato (che El Paìs aveva ribattezzato la Obama italiana, all’indomani del suo intervento critico, scaricato migliaia di volte da YouTube, contro i leader del Pd durante un’assemblea dei circoli friulani del partito) fa tirare un sospiro di sollievo a Franceschini. La 38enne, vice capogruppo nel Consiglio provinciale di Udine, numero tre della lista Pd nella circoscrizione Italia Nord Orientale, supera nella sua regione - il Friuli - anche i voti del capolista Pdl Silvio Berlusconi (64.286). “Mi sveglio, un occhio ai dati e… in Friuli Venezia Giulia Debora batte ‘papi’ 73.910 a 64.286″ si legge sulla pagina di Facebook della candidata. Notevole il distacco, sempre su scala regionale, anche con il capolista Pd Luigi Berlinguer, fermo a 11.244 preferenze.
Il Nord premia anche il leghista Matteo Salvini (70.021) e Mario Borghezio (48.290).
Tv e sport
Seggio a Strasburgo quindi per il giornalista Sassoli, che così segue una tradizione ormai consolidata (Santoro, Gruber, Badaloni e Marrazzo insegnano). Mentre l’ex signorina buonasera Barbara Matera si piazza al secondo posto nella circoscrizione Sud subito dopo Berlusconi con oltre 130mila preferenze.
Ex sindaci
Lasciano la politica nazionale per quella europea Leonardo Domenici, che si deve accontentare di un terzo posto con 102mila preferenze, e Sergio Cofferati che, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la sua candidatura, ottiene invece più di 200mila voti. Ce la fa anche l’ex primo cittadino di Milano Gabriele Albertini (Pdl): si deve però accontentare di 66.930 preferenza.
Grandi firme
Resta fuori Rosaria Capacchione, cronista del Mattino, sotto scorta per le minacce ricevute dopo le sue numerose indagini sulla criminalità organizzata e candidata nelle liste del Pd. Niente da fare anche per Sergio Staino, il padre di Bobo e firma storica dell’Unità , che si era presentato con Sinistra e Libertà . Arriva invece in Europa Magdi Cristiano Allam, candidato per l’Udc e firma del Corsera per molto tempo: a lui 39.637 preferenze.
Chi non ce la fa e chi dice addio
Restano fuori tutti i candidati dei “piccoli”. Tra gli esclusi anche l’erede dei Savoia Emanuele Filiberto (Udc), l’ex senatore Nino Strano (Pdl) che la scorsa legislatura divenne celebre per aver festeggiato la caduta del governo Prodi mangiando una fetta di mortadella nell’Aula di Palazzo Madama. Al momento non rientra (ma potrebbe farcela considerando le rinunce) nella lista degli eletti Gianni Vattimo, che quest’anno ha smesso di insegnare all’Università di Torino e si è candidato nelle liste dell’Idv. Esiguo però il gruzzolo del professore: 14.951 voti.
Le isole premiano la lotta antimafia
Per il Pd, nella circoscrizione insulare, il primo posto è di Rita Borsellino con 229.981 preferenze, seguita seppure a distanza (150.368) da Rosario Crocetta sindaco di Gela da sempre impegnato nella lotta alla Mafia.
Il gran ritorno degli ex dc
Ce la fa Ciriaco De Mita che nelle liste Udc si piazza al primo posto con 56.442 preferenze. E ce la fa anche l’ex Guardasigilli Clemente Mastella che può cantare 111.710 voti. L’ex Guardasigilli del governo Prodi, si troverà nell’euroemiciclo con l’ex pm De Magistris che lo mise sotto inchiesta. Come reagirà : “Non c’è il rancore nel mio dna, però qualche sassolino nelle scarpe m’è rimasto. Non credo che ci incontreremo a Bruxelles, saremo su banchi diversi. La partita comunque non è finita…”, ha fatto sapere, appena eletto eurodeputato nelle file del Popolo della libertà , al Corriere della Sera.
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C’è stato il tempo di Piero Badaloni, poi quello di Piero Marrazzo (attuale governatore del Lazio) e Lilli Gruber. Ora tocca a David Sassoli. Il centrosinistra (che sia Ulivo, Unione o Pd) continua a far incetta di mezzibusti da telegiornale, alla ricerca dell’effetto traino della tv.
L’ultimo, appunto, è il vicedirettore del Tg1. Che ha infine sciolto la riserva e ha deciso di correre con Franceschini per una poltrona da europarlamentare tra i Democratici. Con questa lettera: “Caro Dario, accetto la tua proposta di indossare un vestito nuovo”. “Di primo acchito” scrive il giornalista “mi ha frenato la paura”. “Pensiero dopo pensiero, però, ho maturato una idea diversa: proprio perché fortunato forse è venuto il momento di restituire alla mia comunità un po’ di quello che ho ricevuto”.
Ma per un Sassoli che accetta la sfida, c’è un Goffredo Bettini che rinuncia a correre (era “in ballottaggio” nella stessa circoscrizione di Centro del giornalista Rai). E non senza polemiche.
È infatti con qualche strappo che procede la composizione delle liste del Pd alle europee.
Dopo il Nord-Ovest, capitanato da Sergio Cofferati, e le Isole, che quasi certamente saranno rappresentate da Rita Borsellino, Franceschini riesce a chiudere la partita del capolista in Toscana, Lazio, Umbria e Marche dove da sempre, soprattutto per il voto europeo, prevale il voto di opinione. Il vicedirettore del Tg1, dopo averci riflettuto 24 ore, accetta la proposta del segretario: “Viviamo in un ‘tempo umiliato’ da non consentirci estraniamenti e distrazioni”, è la motivazione che spinge Sassoli a lasciare il giornalismo per la politica.
Insomma, in un momento non facile per il Partito democratico, si cerca di ripetere un’operazione elettorale allettante, provando a ripetere il successo del 2004, quando la Gruber raccolse oltre un milione di voti. Una manovra che però ha portato Goffredo Bettini a rinunciare a qualsiasi candidatura, aprendo di fatto una spaccatura nel partito. Non solo: il rifiuto di Bettini – annunciato al quotidiano Il Messaggero – ha anche raccolto il plauso di diversi rappresentanti del Pdl. “Dopo anni di impegno di gestione del partito e istituzionale” ha scritto Bettini, “voglio dedicarmi maggiormente a un lavoro di elaborazione, di riflessione e culturale così importante per la sinistra e le forze democratiche, in questo momento per noi complesso e per certi aspetti confuso”. L’ex coordinatore del Pd, spiegando che “Da circa due mesi non ho alcun contatto” con il nuovo vertice del partito e ricordando di non essere attaccato alle poltrone, fa un passo indietro registrando che “non è emerso un giudizio unitario” sulla sua candidatura e dicendosi perplesso per liste che “risentono di quel regime correntizio che ho cercato di combattere con tutte le mie forze”.
In difesa del braccio destro di Walter, intervengono quasi tutti i veltroniani del Lazio, dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti al segretario regionale Roberto Morassut. A “brillare” però è proprio l’assenza di una dichiarazione dell’ex sindaco romano. Vero che, il giorno dopo il suo addio, aveva chiarito che per un po’ non avrebbe parlato delle vicende interne, ma l’ex leader del Pd, tra Dario e Goffredo non se l’è sentita di prendere posizione.Ma ad agitare le acque del Pd non è solo la polemica esplosa a Roma. Ci sono guai anche altrove, mentre D’Alema si fa sentire per criticare la “capacità di farci del male da soli” e la tendenza a “distruggere una classe dirigente prima che ce ne sia una nuova”; e invita a imitare Berlusconi nella “tessitura delle alleanze”.
Già , le alleanze. A Firenze, il candidato sindaco Matteo Renzi ha dovuto incassare il no dell’Udc, e ora i sondaggi lo preoccupano non poco. Anche perché, il giovane ex Margheritino deve guardarsi a sinistra dalla concorrenza di Valdo Spini e l’ostilità interna di pezzi del Pd. E anche a Bologna, la situazione è in fermento: il candidato a sostituire il Cinese, Flavio Delbono, gode del supporto di Romano Prodi che ha benedetto la sua coalizione al grido di “con l’Unione si vince”, ma il rischio ballottaggio è alto e nel Pd si manifesta la certezza che “se non vinciamo al primo turno, abbiamo chiuso” contro i due avversari Guazzaloca e Cazzola.
Tornando al puzzle delle europee, a Franceschini restano da riempire, a questo punto, le caselle nel Nord-Est e al Sud. Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, riferisce Franceschini stesso, ha “deciso di dedicarsi a tempo alla sua città , ricandidandosi per il secondo mandato”. Per il Triveneto e l’Emilia, il Pd vorrebbe trovare come capolista un volto che sia espressione di una cultura laica ed è per questo che Franceschini avrebbe sondato Umberto Veronesi e Stefano Rodotà , ma al momento non c’è ancora una soluzione.
Se al Sud manca un capolista, nelle Isole dovrebbe essere chiusa con Rita Borsellino anche se la scelta della leader di ‘Un’altra storia’ come capolista avrebbe spinto oggi Enzo Bianco a spiegare, in un incontro con Franceschini, i motivi per cui preferisce restare in Senato.
E in attesa di una risposta resta anche il sindaco di Gela Rosario Crocetta, al quale Veltroni aveva promesso una candidatura in Europa, divenuta ora incompatibile con la sua carica di sindaco: “Sarebbe grave se mi escludessero e mi dispiacerebbe correre per un altro partito”.