Leggi tutte le notizie su:


debiti

Palloni sgonfiati: le squadre italiane sull’orlo del collasso

Il pallone? Si è rotto

Milan primo in classifica. L’Inter si deve accontentare della piazza d’onore. Al terzo posto una sorprendente Lazio. Quarta la Roma, che torna in zona Champions. E quinta la Juventus. Una classifica da fantacalcio? Oppure la previsione sull’ordine d’arrivo del prossimo campionato?

No, è il risultato dell’ultima stagione riclassificato da Panorama in base ai debiti delle società di Serie A, che complessivamente assommano alla bella cifra di 2 miliardi di euro. Perché il calcio italiano è sull’orlo del crac finanziario. E le squadre più indebitate sono in molti casi anche le più vincenti sul campo. Come si vede nella tabella a fondo articolo, la società in assoluto con il passivo più ampio è l’Inter: 394 milioni di euro di debiti per la squadra vincitrice degli ultimi quattro scudetti. Se però si dividono i debiti per i punti conquistati nell’ultimo campionato, passa al comando il Milan: infatti i rossoneri presieduti da Silvio Berlusconi (e la cui guida operativa spetta al vicepresidente Adriano Galliani) con 392 milioni di debiti hanno ottenuto in Serie A 74 punti, cioè hanno contratto un debito di 5,29 milioni di euro per ogni punto ottenuto sul campo. In questa graduatoria degli spendaccioni l’ultimo posto (escluse le retrocesse in Serie B) è del Bologna, che si è indebitato per 350 mila euro per ogni punto in classifica nel 2008-2009. Ora però, se davvero la società felsinea passerà di mano sotto la regia di Luciano Moggi, la musica potrebbe cambiare: prevedibile in quel caso un aumento della spesa per ingaggiare i calciatori, e quindi dei debiti.
Perché a volte ritornano, e persino il Bologna potrebbe aspirare di nuovo a essere “lo squadrone che tremare il mondo fa”, come lo chiamavano i suoi tifosi negli anni Trenta del secolo scorso, quando vinceva scudetti a raffica.

Quindi, chi più spende meglio spende? Non sempre è garantito che i risultati arrivino dopo aver speso molto. Il problema dei debiti attanaglia tutto il calcio europeo, non solo quello italiano, in particolare Spagna e Inghilterra, dove si giocano i due campionati più ricchi e più seguiti in tv. Ma nonostante il mecenate russo Roman Abramovich, i londinesi del Chelsea non sono ancora riusciti a vincere la Champions league. Mentre risale al 2002 l’ultimo successo europeo ottenuto dal presidente Florentino Perez col suo “galattico” Real Madrid.
E fra le squadre italiane l’Inter, che continua a spendere e spandere, non vince la Coppa dei campioni da 44 anni: era il 1965, allenatore Helenio Herrera e presidente Moratti (non Massimo, che era un ragazzino, bensì suo padre, il celebre Angelo). La situazione in Italia è complessa anche per il ruolo delle banche: per esempio, è l’Unicredit- Banca di Roma, non la proprietaria famiglia Sensi, il vero arbitro del destino della Roma calcio, a causa dei crediti concessi generosamente alla controllante Italpetroli nel passato. C’è poi la pressione fiscale, molto più elevata rispetto a Spagna e Inghilterra. E nelle società di calcio, dove il costo del lavoro incide per il 70 per cento sulla spesa complessiva, anche il peso fiscale diventa un salasso. Il centravanti Zlatan Ibrahimovic è il calciatore più pagato del mondo e per garantirgli quest’anno uno stipendio netto di 14 milioni di euro l’Inter deve spenderne circa 28 come costo aziendale. Se giocasse in un club spagnolo, il capocannoniere nerazzurro potrebbe guadagnare lo stesso ingaggio netto con un esborso per la società di poco superiore a 18 milioni.

Come evitare di finire nel baratro? Perez del Real Madrid ripropone un campionato europeo con le sole 16 squadre maggiori, una vecchia idea già lanciata quasi vent’anni fa da Berlusconi, ma tra gli osservatori del calcio internazionale si pensa che il progetto non sia all’ordine del giorno. Su questo supercampionato la parola definitiva sarà quella di Michel Platini, l’ex fuoriclasse della Juventus e della nazionale francese oggi presidente dell’Uefa (l’associazione europea delle federazioni nazionali di calcio).
“Il vero problema è il costo del lavoro fuori controllo. La differenza tra arrivare primi o secondi è talmente grande che a volte si fanno follie” dice Umberto Gandini, dirigente del Milan e vicepresidente dell’Eca (European club association, una sorta di lega europea delle squadre di calcio riconosciuta dall’Uefa). “La stessa cosa vale per chi cerca di non retrocedere, perché andare in serie B equivale a finire in un burrone. Tuttavia non si possono imporre tetti ai salari perché ci sono troppe difformità a livello europeo: alla riunione dell’Eca di lunedì 13 luglio si discute il fair play finanziario, ovvero per esempio la possibilità per le squadre di calcio di accedere al credito per costruirsi gli stadi”.

Su questo versante l’Italia è in coda: tra le 20 squadre della serie A solo la Juventus ha deciso di costruirsi uno stadio di proprietà, che sarà pronto nel 2011. Dopo Calciopoli, la società ha iniziato la sua ricostruzione, anche con un aumento di capitale da 105 milioni di euro e ora ha una situazione patrimoniale più che solida. Il progetto del nuovo stadio, costo stimato in altri 105 milioni, “non intacca in alcun modo l’attività della gestione sportiva ” sostiene Michele Bergero, direttore amministrazione e finanza della Juventus. Il nuovo stadio sarà completamente autofinanziato: in parte con la vendita per 20 milioni alla Nordiconad di aree per attività commerciali, già acquisite dal club intorno al vecchio Stadio delle Alpi (dove sorgerà il nuovo impianto). In più la Sport Five darà alla Juventus un anticipo di circa 40 milioni (su un totale di 75 in 12 anni) per una sponsorizzazione che comprenderà sia il nome del nuovo stadio, sia la gestione di metà dei 200 palchi che saranno il fiore all’occhiello dell’iniziativa. E soprattutto la Juve avrà dal Credito sportivo, emanazione finanziaria del Coni, un prestito di 50 milioni di euro a un tasso agevolato, circa il 4,5 per cento.

È un modello ripetibile in altre città italiane? A Genova ci sta pensando la Sampdoria. A Firenze c’è un progetto di Diego Della Valle, patron della Fiorentina, che però sembra impantanato. A Milano l’idea dello stadio di proprietà è venuta all’Inter (che forse potrebbe usare, dopo il 2015, una delle aree dell’Expo), mentre il Milan non ha fatto alcuna avance in proposito. L’assessore allo Sport del Comune di Milano, Alan Rizzi, racconta a Panorama: “Non abbiamo ancora ricevuto richieste ufficiali per un nuovo impianto, nemmeno dall’Inter. In realtà la nostra idea è ottenere la finale di Champions league a Milano nel 2015: ne stiamo ragionando con Inter e Milan, partendo dall’esistente e trasformando San Siro in uno stadio a cinque stelle”.

In conclusione, si potrà risanare il calcio nel suo insieme? Sembra difficile, ma qualche caso virtuoso potrà esserci, se persino Berlusconi ha tirato i remi in barca e ora cerca di far quadrare il bilancio rossonero. E pensare che vent’anni fa il presidente del Milan fu il precursore dell’idea di supersquadra, quella allenata da Arrigo Sacchi, la prima società che aveva due giocatori titolari per lo stesso ruolo. Invece oggi, magari, i tifosi milanisti aspettano soprattutto l’arrivo di qualche sceicco nell’azionariato per non rimpiangere troppo la cessione di Kakà al Real Madrid.
debiti_seriea.jpg

Calcio e debiti. Quelli che li ha rovinati il pallone

Urbano Cairo, presidente del Torino

Qual è la miglior vittoria per il tifoso incallito? Ovvio: su gol a tempo scaduto, e magari un po’ rubacchiata. Tanto più se si parla di una Roma che è tornata la “Rometta” dei tempi grami e di fronte ha il Catania, rivale storico. Ebbene, sabato 16 maggio al gol di Cristian Panucci segnato appunto al penultimo minuto di recupero gli spalti dell’Olimpico hanno pensato bene di festeggiare il 4 a 3 e il possibile accesso all’Europa league al grido di “Rosella Sensi devi andare via” rivolto al presidente; e “solo la maglia, tifiamo solo la maglia”, alternato con “quando ve pare, giocate quando ve pare”, indirizzato ai giocatori. Conclusione: Francesco Totti e compagni a capo chino verso gli spogliatoi, mentre Rosella Sensi scoppiava in lacrime, da sola, in tribuna d’onore.
Frutti avvelenati di un calcio mai balordo come ora, nel quale più che di scudetti e vittorie si parla di debiti, fallimenti, dinastie imprenditoriali rovinate. Certo, l’Italia ha avuto Calciopoli, ma stavolta il problema è europeo, anzi planetario. Basta pensare che il 27 maggio proprio l’Olimpico ospiterà la finale di Champions tra Manchester United e Barcellona, dominatrici di una Premier league e di una Liga oberate ciascuna da 3,5 miliardi di debiti. Quanto a noi ospitanti, ci salviamo solo perché, in base alla legge sul calcio, è sufficiente che le squadre ripianino le perdite dell’ultima gestione. Che a fine campionato comunque saranno, secondo stime, per la sola serie A pari a 300 milioni. Per metà a carico dell’Inter neoscudettata di Massimo Moratti e José Mourinho.
Chi invece guarda ai debiti sono banche, sponsor e azionisti. È per questo che l’Unicredit ha imposto alla Roma il rientro da almeno 365 milioni di prestiti concessi quando a capo del club giallorosso c’era Franco Sensi, fondatore dell’Italpetroli, azienda che spaziava dai depositi di Civitavecchia al Corriere Adriatico, dall’hotel Cicerone a terreni edificabili sparsi un po’ ovunque intorno alla capitale. Allora la banca di riferimento era la Capitalia e il banchiere di riferimento Cesare Geronzi. Assorbita la Capitalia nell’Unicredit, salito Geronzi nelle stanze della Mediobanca, scomparso Franco, esplosa la crisi finanziaria globale, l’impero dei Sensi è crollato come un castello di carte. Rosella ha presentato un bilancio 2008 con un utile corrente di 19 milioni, ma a fine dicembre non è riuscita a versare la prima rata da 130 milioni del piano di rientro imposto dall’Unicredit.
Ha tempo fino al 31 luglio, nel frattempo intorno alla società più che lupe capitoline e aquile laziali si aggirano altri predatori. Su tutti la cordata svizzero-tedesca composta dal finanziere Volker Flick e dal procuratore Vinicio Fioranelli, ai quali potrebbe affiancarsi l’ex presidente del Grasshoppers Romano Spadaro. Ma si è fatto vivo, con un annuncio, anche l’industriale farmaceutico Silvano Angelini. Mentre un anno fa il mese di aprile era stato dominato dalle voci di scalata nientemeno che di George Soros, che sarebbe stato rappresentato dall’avvocato italoamericano Joe Tacopina; subito dopo è stata la volta di fondi arabi.

La Roma (con Juventus e Lazio) è uno dei tre club di calcio quotati in borsa, e non si tratta precisamente di una blue chip. Inutile dire che a ogni fiato, prontamente amplificato dal circuito di radio locali controllate dai circoli giallorossi, il titolo è schizzato, anche del 25 per cento in un giorno. Ora la Consob si è decisa a indagare. Anche se il vero interessato alle sorti della Roma pare il gruppo Caltagirone. Edoardo, nipote di Francesco Gaetano, vorrebbe costruire il nuovo stadio, alla Magliana, tra la Fiera e l’autostrada per Fiumicino. E ovviamente fanno gola anche i terreni.
Ma in fondo il popolo giallorosso a queste traversie è abituato. È guardando più su, ai quartieri alti del campionato, che si scorgono crepe che non ti aspetti. Prendiamo l’Inter, fresca del quarto scudetto consecutivo. Massimo Moratti ha appena ripianato due terzi delle perdite nerazzurre con i 100 milioni del dividendo annuale della Saras, l’azienda di raffinazione di famiglia. Suo fratello Gian Marco, che ha diritto agli altri 100 milioni di cedole, non sembra però più disposto al sacrificio. Dunque si parla di una famiglia Moratti che discute intorno all’ipotesi di affidare a una banca d’affari la ricerca di un part-
ner straniero di minoranza. Anche perché, se quest’anno le perdite dell’Inter sono state di 148,3 milioni, nel 2007 furono di oltre 200, mentre il futuro sembra affidato a un piazzamento nella Champions league, che prevede un meccanismo di bonus decrescente da 40 milioni di euro (per la vittoria) in giù. E l’Inter nell’ultima edizione (i cui proventi influiranno sui bilanci 2009) non è andata oltre gli ottavi.

I debiti del calcio in Europa

Stessi problemi, anche se su scala ridotta, li ha il Milan. Silvio Berlusconi ha appena ripianato di tasca propria un passivo di 66,8 milioni e ora, oltre a rinnovare di sana pianta squadra e allenatore, è alla ricerca di un socio. Anche in questo caso pare siano decisive le pressioni dei figli Marina e Pier Silvio, non entusiasti che la famiglia o la Fininvest debbano continuare a spalancare i portafogli. Dunque, possibile arrivo di un partner arabo: si parla dell’Abu Dhabi United Group, che investirebbe 500 milioni per il 35 per cento del Milan, con la mediazione della Bnp Paribas.
Ai soldi si deve anche lo psicodramma in casa Juve che ha portato all’esonero di Claudio Ranieri a due giornate dal termine, un fatto inaudito nella tradizione sabauda. La realtà è che la stessa “triadina” bianconera composta da Jean-Claude Blanc, Giovanni Cobolli Gigli e Alessio Secco, che rende conto non alla Fiat (l’interesse di Sergio Marchionne per la Juve è pari a zero) ma alla Exor, la finanziaria degli eredi Agnelli, ha la necessità di non mancare il terzo posto in campionato, che vale l’accesso diretto, senza preliminari, alla Champions. Arrivare quarti, infatti, comporterebbe tra ferie dimezzate, contratti anticipati, ingaggi congelati e amichevoli saltate, la perdita di almeno 15 milioni, che il bilancio, già in rosso di 20,8, non potrebbe sopportare. E la Juventus, a differenza di Inter e Milan, non ha più un padre padrone disposto a staccare assegni.
Panorama di macerie per il “campionato più bello del mondo”. Macerie almeno finanziarie, con il calcio sempre più ci si rovina. La più recente tra le vittime illustri è Giuseppe Gazzoni Frascara, ex proprietario del Bologna e dell’Idrolitina, finito sotto processo per bancarotta. Gazzoni ci ha rimesso l’azienda e la tranquillità familiare, ma dopo di lui il Bologna, se pure affidato a mani capaci, ha continuato a navigare in acque incerte: Alfredo Cazzola, imprenditore e patron del Motor show, oggi candidato sindaco per il centrodestra, ha capito subito l’antifona. Passato a Francesca Menarini, erede di una famiglia di costruttori, il Bologna lotta tuttora per non retrocedere in serie B.
Il pallone rischia di rivelarsi fatale pure a chi combatte per la promozione. La Pro Patria di Busto Arsizio, tra i più antichi club italiani (fondata nel 1881), è in corsa per il passaggio dalla Lega Pro (ex serie C) alla B. E proprio sul finire di un campionato, condotto quasi sempre in testa, la Finanza ha arrestato il suo presidente Giuseppe Zoppo accusato di bancarotta fraudolenta. Nel 2008 il fallimento ha eliminato dal panorama del calcio anche il Messina dell’armatore Pietro Franza, protagonista di alcune stagioni in serie A. Quattro anni prima toccò all’Ancona di Ermanno Pieroni, ex arbitro e poi segretario dell’industriale Francesco Merloni. Ora le disavventure giudiziarie coinvolgono l’immobiliarista Giovanni Lombardi Stronati, proprietario del Siena, ma anche del teatro romano Ambra Jovinelli, di due elicotteri, quattro barche, una Bentley e una villa in Costa Smeralda.
Insomma, ai ricchi e famosi chi glielo fa fare? Appena rilevata la Fiorentina dal crac di Vittorio Cecchi Gori, Diego Della Valle, abituato agli uffici ovattati della Confindustria e della Mediobanca, raccontò a un amico: “Le riunioni di Lega sembrano il mercato del pesce. Tutti gridano, volano parolacce e si parla solo di soldi”.
A Della Valle in fondo con i viola non è andata male (anche se resta memorabile il suo commento “Mio fratello mi ha ricordato che siamo interisti”), almeno a paragone del suo collega Urbano Cairo, ex Fininvest e oggi a capo di un ricco gruppo editoriale. Per il Torino Cairo si è svenato, con soddisfazioni pari a zero, e sempre in bilico per non retrocedere.
Forse chi aveva capito tutto è l’ex proprietario e industriale farmaceutico del Pisa, Maurizio Mian. Alla presidenza onoraria della squadra aveva piazzato il proprio cane, Gunther. Salvo poi vendere tutto e ritirarsi a Miami.

Usura, si ribella un imprenditore indebitato e malmenato

Soldi allo sportello

Aveva prestato 7.500 euro a un piccolo imprenditore pratese, ma se ne è fatti restituire 10.500 esigendo, inoltre, la firma di tre cambiali da 2.500 euro l’una. Ma non si è accontentato. Per convincere il debitore a consegnare i soldi, dopo varie minacce di morte, lo ha colpito con un manganello: con questa accusa, la squadra mobile ha arrestato il titolare di un bar, 51 anni, italiano, domiciliato in un campo nomadi a Prato, e sua moglie, 42, complice dell’usura. Un anno fa l’imprenditore si rivolse al barista e ottenne in prestito 7.500 euro, pretendendo un tasso d’interesse mensile di 700 euro, salito poi a 1.500 euro. Per ottenere i soldi, il barista minacciò il debitore, danneggiandogli l’auto e, a luglio 2008, colpendolo con un manganello e provocandogli un trauma cranico: il barista era già conosciuto alle forze dell’ordine per reati che vanno dalla detenzione illegale di armi, allo sfruttamento della prostituzione, alla rapina.

Secondo il ministero dell’Interno le denunce per il reato di usura si sono dimezzate negli ultimi anni: se nel 2004 erano 398, sono scese a 193 nel 2007. Campania, Puglia e Lombardia sono le regioni con il maggior numero di condanne. Ma l’indagine di Confesercenti Sos-usura testimonia che il giro d’affari è enorme: soltanto in Campania riguarda un quarto degli imprenditori, per un valore di 1,8 miliardi di euro. Per Lazio e Sicilia è stimato, rispettivamente, in 2 miliardi e 1,4 miliardi.

Maturità 2008, le ragazze del sud le più brave. Aumentano le lodi

08170rjh

La palma d’oro della maturità 2008 spetta al gentil sesso. Le ragazze ancora una volta si sono mostrate più preparate dei loro coetanei maschi, in un anno in cui si è evidenziato un aumento dei 100 e lode.
Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, infatti, ai recenti esami di stato ha conseguito il diploma il 98 per cento delle donne ammesse, contro il 96,7 per cento dei colleghi uomini. Nel 2007, similmente, si diplomò il 98 per cento delle studentesse e il 96 per cento degli studenti ammessi.
“Un dato rimane costante e resistente ad ogni cambiamento:” ha commentato il ministro Mariastella Gelmini, “le donne si confermano sempre più studiose degli uomini, un fatto che costituisce ormai una realtà della scuola italiana”.
Ad eccellere raccogliendo anche la lode è stato lo 0,9 per cento del popolo dei maturandi, con un incremento del +0,2 rispetto all’anno precedente. Si è fermato a 100 il 6,6 per cento, mentre il 9,2 per cento degli studenti ha ottenuto punteggi tra il 91 e il 99. La fetta di percentuale più grande racchiude chi ha avuto tra 61 e 70, il 30,6 per cento. La sufficienza risicata, con 60, spetta al 12,3 per cento.
La curiosità? La maggior parte dei ragazzi che hanno preso 100 e 100 e lode proviene da licei classici e scientifici e, soprattutto, studia nel Meridione (fu così anche lo scorso anno): Friuli e Veneto sono infatti le regioni con più bocciati, la Calabria con più promossi. E chissà come commenterebbe Bossi…
Esponendo invece i dati sull’intero piano scolastico, il ministro Gelmini ha detto che ispetto allo scorso anno sono aumentati del 10% i promossi senza debito (da 49,8% a 59,4%). Quasi un terzo degli studenti è stato rimandato in qualche materia, mentre il 13,7% non è riuscito a superare l’anno. Dai corsi recupero estivi, tornati dopo 15 anni, emerge che le lacune maggiori riguardano matematica. “Studiare a luglio e agosto non è certo piacevole per gli studenti” ha detto il Ministro “ma contribuisce a dare un po’ di serietà e credibilità alla valutazione degli studenti nella scuola italiana. Si deve purtroppo prendere atto che la matematica costituisce, per la scuola italiana, un’autentica emergenza didattica”.

LEGGI ANCHE: Lo speciale Maturità 2008

Roma, Alemanno affronterà la voragine nelle casse comunali

Gianni Alemanno

Sarà il sindaco di Roma Gianni Alemanno commissario straordinario per i debiti accumulati negli ultimi anni. Lo ha nominato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi con proprio decreto (ai sensi dell’articolo 78 del decreto legge 112 del 2008): dovrà occuparsi della ricognizione della situazione economico-finanziaria nella capitale e nelle società partecipate (con esclusione di quelle quotate nei mercati regolamentati), della predisposizione e dell’attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso.
La nota diramata da Palazzo Chigi precisa che il commissario straordinario dovrà presentare entro il 30 settembre il piano di rientro al governo: sarà approvato entro i trenta giorni successivi con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, individuando le coperture finanziarie necessarie, nei limiti delle risorse destinate dalla legislatura vigente.

Eredità disastrose. E se Roma fallisce?

Un bus di Roma

di Renzo Rosati e Mario Sechi

I romani ballano sull’orlo di un vulcano. E per Gianni Alemanno, il neosindaco che ha sbaragliato il “modello Roma” di Walter Veltroni e Francesco Rutelli, la festa rischia di essere molto breve. Addio a molti appuntamenti dell’Estate romana, addio quasi certo alla notte bianca. Per ora.
All’origine di tutto c’è l’enorme debito ereditato dalla giunta Veltroni (che nel 2001 lo aveva trovato in gran parte nei bilanci di Rutelli): oltre 7 miliardi di euro, che potrebbero aumentare a 9-10. A quel punto la capitale rischierebbe il default, il fallimento. E scatterebbe il commissariamento: spese ridotte all’osso; investimenti come la metropolitana a rischio; addizionale comunale al massimo di legge: dallo 0,5 attuale allo 0,8 per cento. Un salasso per i cittadini, che nel 2007 si sono visti aumentare il balzello e che già pagano l’1,4 di addizionale regionale a causa del debito sanitario. E, per il centrodestra, la vittoria del 13 aprile si trasformerebbe in un mezzo incubo.
Conto alla rovescia
Proprio per questo è scattato un affannoso conto alla rovescia tra Campidoglio, ministero dell’Economia e Palazzo Chigi. A fine maggio i tecnici della ragioneria comunale (il titolare precedente, Francesco Lopomo, è andato in pensione a marzo) hanno fatto le pulci al documento di programmazione finanziaria approvato a fine 2007 dalla giunta Veltroni e ad altri possibili scoperti. E hanno accertato che ai 7,032 miliardi contabilizzati da Veltroni e dal suo assessore Marco Causi ne andavano aggiunti altri 2 o 3: 1 derivante dai bilanci sempre oscuri di Ama e Trambus, le aziende della nettezza urbana e trasporti; 1,8 miliardi di mancati accantonamenti per contenziosi giudiziari; e debiti con enti e istituzioni, tra i quali 170 milioni della Cassa depositi e prestiti legati alla ristrutturazione, mai avvenuta, dell’Atac (autobus, altro buco nero da 13 mila dipendenti).
Il 29 maggio la ragioneria capitolina ha girato il dossier alla Ragioneria dello Stato guidata da Mario Canzio. E, con un secco documento di quattro pagine, ha imposto ai dirigenti comunali, al sindaco, agli assessori e ai presidenti dei 20 municipi romani il “blocco di tutte le spese salvo quelle che non generino ulteriore danno all’amministrazione”. Atto così tradotto da Alemanno: “Dobbiamo limitarci allo stretto necessario ai bisogni dei cittadini”.
Dopodiché il sindaco si è messo a fare la spola tra l’ufficio di Giulio Tremonti e Palazzo Chigi. Tre incontri con il ministro per scongiurare il commissariamento (che per legge compete al titolare dell’Interno, il leghista Roberto Maroni) e chiedere al governo di anticipare dei soldi. La coperta di Tremonti è tradizionalmente corta. Tuttavia, anche il ministro non pare avere interesse al default: porterebbe inevitabili polemiche sull’azzeramento dell’Ici (per la capitale vale 380 milioni), sul blocco delle addizionali e in generale sul federalismo fiscale, cavallo di battaglia suo e della Lega. Ma i tempi sono strettissimi, il conto alla rovescia è al termine: “Giovedì 19 giugno saprete tutto” promette Alemanno.
Vent’anni di debiti
Alle accuse di finanza allegra Veltroni ha sempre replicato in due modi: quando è diventato sindaco, nel 2001, ha ereditato un buco già di 6 miliardi; e poi i trasferimenti dallo Stato a Roma sono inferiori a quelli delle altre metropoli. Nel periodo 2001-2006, 276 euro pro capite, contro i 304 per Milano, i 387 per Palermo, i 553 per Napoli. Ma se questo argomento ha un fondamento, l’altro chiama in causa Francesco Rutelli, sindaco dal 1993 al 2001 e candidato del Pd nel 2008. L’ex leader della Margherita si difende a sua volta tirando in ballo la Prima repubblica. Argomento però non sufficiente a giustificare debiti che dal 1995 a oggi hanno sempre oscillato intorno ai 6 miliardi, fino al record del 2007.
Osserva l’economista Gianfranco Polillo, ex capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi: “Non basta più ricordare lo status di capitale d’Italia. Come reagiranno i milanesi visto che il debito di Roma vale il 60 per cento di quello di tutti i comuni capoluogo?”.
Il giallo degli interessi
La lente è puntata sulla struttura degli interessi messa in piedi dal Campidoglio. Si legge a pagina 116 del dpf veltroniano: “La percentuale del debito coperta tramite derivati è attualmente del 21 per cento, un volume di swap pari a 1,35 miliardi”. In termini semplici: il Campidoglio si è indebitato negli strumenti a maggior rischio, tanto più in piena crisi dei mutui subprime.
La relazione afferma di aver conseguito risparmi per 205 milioni. Ma solo sulla carta, perché (tabella qui a fianco) la composizione del debito così rinegoziata è per il 41 per cento a tasso fisso “trasformabile in variabile” e per il 16,7 per cento a tasso variabile “trasformabile in fisso”. Insomma, il Campidoglio avrebbe scommesso su una riduzione dei tassi quando accadeva esattamente il contrario. Osserva Polillo: “Il risultato è un carico d’interessi di 500 milioni l’anno che raggiungerà i 900 entro il 2017″.
La partita politica
Alemanno ha il migliore alleato a Palazzo Chigi in Gianni Letta. Il sottosegretario di Silvio Berlusconi ha da sempre un occhio di riguardo istituzionale per Roma: fu lui, anni fa, a sbloccare i finanziamenti per la metropolitana e a benedire l’Auditorium (oggi un’impresa attiva). Ed è sempre lui, ora, a tenere aperto il canale con Walter Veltroni. Proprio Letta ha suggerito a Berlusconi la soluzione tampone: imporre alla Regione Lazio, retta dal pd Piero Marrazzo, di iniziare a restituire al Campidoglio un debito da ben 1,7 miliardi. Pena un altro commissariamento a causa del deficit sanitario.
La lettera firmata Berlusconi è partita il 6 giugno: dà a Marrazzo 30 giorni di tempo, chiede di iniziare a mettere ordine nei conti. Marrazzo non ci ha pensato due volte: a costo di una resa dei conti nel Pd ha licenziato il suo assessore alla Sanità, Augusto Battaglia. Tra fondi della regione e un possibile anticipo della futura iva “federale” concesso dal Tesoro (si parla dello 0,8 per cento) il Campidoglio si potrebbe salvare. Dopodiché si tratterà di convincere le agenzie di rating, cioè il mercato: nel 2007 la Fitch aveva corretto l’outlook sul debito capitolino da “stabile” a “negativo”, mentre la Standard & Poor’s minaccia il declassamento da A+ ad A. E poi agire con mano ferma sulle controllate: Ama, Acea, Trambus, Atac.
Questione ben nota a imprenditori come Andrea Mondello, presidente della Camera di commercio. In un rapporto del gennaio 2008 osserva: “Sia per le local utility sia per le infrastrutture partecipate dagli enti locali restano sotto il profilo dell’efficienza e della produttività forti divari tra Centro-Nord e Centro-Sud”.
Meno diplomatico Salvatore Rebecchini, ex presidente della Cassa depositi e prestiti: “Abbiamo comuni con grandi patrimoni immobiliari gestiti a condizioni non di mercato, e nello stesso tempo forti indebitamenti. Gli stessi comuni si trovano ad avere partecipazioni in società quotate, come l’Acea a Roma. Un paradosso sul lato dell’attivo e del passivo: troppi debiti e scarsissima redditività”.
Comunque vada, per Alemanno la strada è segnata: a Roma poco effimero, molto lavoro e nulla da scialare.

Scuola, aumentano gli studenti eccellenti. Ma non erano quasi tutti asini?

[i](Foto da Flickr di [url=http://www.flickr.com/photos/maebmij/123180774/]maebmij[/url])[/i]

Asini o secchioni? Come sono gli studenti italiani? Poche settimane fa il ministro Giuseppe Fioroni contava le loro drammatiche insufficienze: sette alunni su dieci hanno “debiti” a scuola. E ora, invece, arrivano per loro lodi.
Nel 2007 sono stati circa 4.400 gli studenti che hanno raggiunto risultati di eccellenza: 3.026 hanno conseguito 100 e lode nell’ultima Maturità e 1.370 hanno riportato risultati di eccellenza in vari confronti regionali, nazionali e internazionali. A contare più cervelloni, proporzionalmente, è la Calabria, seguita da Emilia Romagna e Puglia. Le regioni meno brillanti, invece, Molise e Valle d’Aosta.
Ed è stato proprio il ministero della Pubblica Istruzione a rendere noti i dati, sottolineando che in questi mesi si è registrato anche un aumento degli studenti che prenderanno parte a olimpiadi, certamina e confronti. “Un incremento che si è riscontrato grazie alla nuova legge sugli esami di Stato (legge n. 1/2007) che per la prima volta prevede la valorizzazione delle eccellenze, finalizzata a migliorare la qualità dell’offerta formativa delle scuole e a innalzare i livelli di apprendimento degli studenti” sostiene il ministero nella sua nota.
Misure provvidenziali del governo uscente che mostrano i loro luccicanti effetti, guarda caso, proprio agli sgoccioli della campagna elettorale?

Campania, l’emergenza rifiuti manda in rosso i bilanci. E svuota le tasche dei cittadini

[i]7 gennaio 2008[/i] - Un gruppo di una cinquantina di persone, in prevalenza anziani e bambini, ha protestato in via Alighiero Noschese a San Giorgio a Cremano (Napoli) per i cumuli enormi di immondizia presenti fuori alle proprie abitazioni. Nella zona a ridosso delle case popolari, sono stati rovesciati i cassonetti con i rifiuti su strada mentre aumenta l'esasperazione dei residenti: da giorni sono costretti a vivere con cumuli in putrefazione sotto casa. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri.<br />
[i](Credits: Ansa)[/i]” /></a></p>
<p>Si procede alla liquidazione negli uffici della Mita Spa, un’azienda incaricata dello smaltimento dei rifiuti con un capitale sociale nelle mani del Comune di San Giorgio a Cremano e di altri centri vicini. Ma i conti sono in rosso, e il risanamento sarebbe troppo oneroso per le casse comunali. Potrebbe non essere un caso isolato: il procuratore della <a href=Corte dei Conti in Campania, Arturo Martucci di Scarfizzi, ha denunciato che è di di 65 milioni di euro la cifra dei debiti fuori bilancio degli enti locali, come quelli a carico delle società partecipate incaricate della raccolta dell’immondizia. Un valore “molto verosimilmente e significativamente inferiore alla realtà”. Soltanto per quelle di Napoli il passivo ammonterebbe a decine di milioni di euro.

Servizi inefficienti. Debiti. E le tasse più alte d’Italia per lo smaltimento: in media a Caserta si pagano 400 euro per la Tarsu, quasi il doppio che nelle altre province. L’immondizia prodotta in Campania, invece, è la metà di quella smaltita ogni anno dalla Lombardia, ma la media regionale della raccolta differenziata è del 12,9%, al di sotto della soglia minima prevista del 35%. In un’analisi dell’emergenza rifiuti scrive la magistratura contabile che il ricorso a imprese a totale partecipazione pubblica o a società miste pubblico-privato “spesso non competitive, inefficienti, polverizzate, in un intreccio difficilmente districabile tra interessi pubblici e privati, ha prodotto spesso gravi problemi di infiltrazioni malavitose oltre che di compatibilità con i sistemi di affidamento degli appalti imposti dalle direttive comunitarie”.

E il rischio per la salute dei cittadini dovuto alla crisi del ciclo di smaltimento è concreto. Un rapporto finanziato dalla Protezione civile ha evidenziato a Napoli e Caserta “incrementi significativi” nei tumori del fegato e dei dotti biliari, e un rischio di malformazioni congenite superiore del 29% nei Comuni a maggiore pressione ambientale. Secondo i dati raccolti dai ricercatori proprio la gestione dei rifiuti nelle due province negli ultimi decenni potrebbe essere in grado spiegare l’incremento dei tassi di mortalità e di malformazioni.

LEGGI ANCHE: Lo speciale sull’emergenza rifiuti - Guarda la GALLERY

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!