

Debora Serracchiani (Ansa)
Non trovano pace quelli là del maggiore partito dell’opposizione. Fino a ieri il grattacapo da risolvere è stato quello del segretario. Continua
- Venerdì 4 Giugno 2010
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Debora-Serracchiani


Debora Serracchiani (Ansa)
Non trovano pace quelli là del maggiore partito dell’opposizione. Fino a ieri il grattacapo da risolvere è stato quello del segretario. Continua
Il logo del Pd non funziona. Lo scrive, su Il Post di Luca Sofri, l’europarlamentare democratica Debora Serracchiani. Per lei, la pasionaria friulana salita alla ribalta nazionale per un video (1 - 2) che, sfidando la leadership democratica, avrebbe fatto il giro della rete, l’attuale simbolo del Pd è “asettico”, buono a livello di design ma privo di un forte richiamo politico.
ASCOLTA L’AUDIO INTERVISTA A DEBORA SERRACCHIANI
PARTECIPA AL DIBATTITO: SOLO UNA QUESTIONE DI SIMBOLI?
Quando ha capito che il vostro simbolo non va bene?
L’idea mi è venuta parlando con un tassista di Roma, un tassista di centro sinistra, ormai merce rarissima. Lui mi diceva di continuare sì a votare per noi, ma sempre con meno convinzione
Colpa del simbolo?
Anche. Quel logo è asettico: o si decide di riempirlo d’orgoglio oppure bisogna cambiarlo. Anche nelle nostre manifestazioni rimane sempre un po’ nascosto, è piccolo, coperto da frasi troppo lunghe. A livello di comunicazione non funziona proprio Continua

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Pippo Civati è - con Debora Serracchiani (39 anni) e Matteo Renzi (34 anni) - uno dei volti nuovi del Pd. Un blogger di antica data, un ex diessino militante che si prepara a dare battaglia nel partito per ringiovanire una politica che considera giovani quelli come lui: 34 primavere alle spalle, poche meno di quelle che avevano Tony Blair e Zapatero prima di diventare primi ministri di Inghilterra e Spagna. A lui - che potrebbe candidarsi come terzo incomodo tra Franceschini e Bersani nel Congresso Pd di ottobre - abbiamo rivolto qualche domanda, irriverente, di quelle che non si leggono sui giornali perché, a un giovanotto (!) di belle speranze, non si chiede di solito che cosa pensa di Carlo Marx, di Noemi Letizia, di Michael Jackson o di Papa Ratzinger. No, si preferisce l’ennesimo commento sull’ennesima uscita di Franceschini o sul bipolarismo giovani-vecchi dentro il principale partito di opposizione. Domande noiosine che questa volta vi abbiamo risparmiato. Se sia davvero giovane - anche culturalmente - lo facciamo decidere a voi.
Civati, le chiediamo innanzittutto una definizione telegrafica su alcuni importanti personaggi della storia, per capire qual è il suo sistema di valori e verificare se, oltre a una bella faccia e un’anagrafe di cui tutti parlano, c’è davvero qualcosa di più
Prego
Inziamo con Karl Marx. La vecchia sinistra impazziva per lui
Lo considero un grandissimo filosofo. Le cito solo i Manoscritti economico-filosofici del 1848, ancora attualissimi.
E di Renato Curcio cosa dice?
Domanda difficile per uno della mia generazione. Ma non sfuggo: una persona che forse aveva una grande carica ma l’ha usata contro gli altri e contro se stesso.
Il commissario Calabresi per lei era…
Condanno il suo assassinio, ma mi piacerebbe che questo Paese avesse avuto la forza anche di fare chiarezza sulla morte dell’anarchico Pinelli.
Michael Jackson le piaceva ?
Era uno che, nel campo musicale, ci ha fatto ballare moltissimo quando eravamo ragazzini. Un velo pietoso invece su tutto il resto.
Moana Pozzi le dice qualcosa?
Una bella donna e spregiudicata che mi fa venire in mente Bettino Craxi.
Bettino Craxi
Una figura che ha tradito una grande tradizione politica italiana. Non mi può fare domande un po’ più attuali?
Ci arriviamo. Prima mi dica qualcosa su Khomeini
Quando religione e politica si mischiano è un disastro.
E veniamo all’oggi. Papa Ratzinger
Lo dico da laico e con rispetto. Vorrei che questo Papa parlasse meno dei dogmi, e un po’ più degli esseri umani.
Noemi Letizia
Una bella ragazza che mi auguro si possa fidanzare al più presto con uno della sua età.
Domanda d’obbligo: Silvio Berlusconi
Colui che sta tenendo bloccato, nonostante l’attivismo di facciata, questo Paese.
E di Franceschini che la sua collega Serracchiani ha definito simpatico che cosa dice?
Franceschini chi? Il vicesegretario di Veltroni, il traghettatore o il nuovo Obama? Vorrei capire di quale Franceschini stiamo parlando.
Non so, piuttosto parliamo di Bersani
Un grande ministro, una figura storica del centrosinistra italiano, al quale chiedo una maggior innovazione sul piano politico e culturale.
Antonio Di Pietro le piace?
E’ uno che dovrebbe misurare i toni e precisare le proposte politiche. Anche perché il vento dell’antipolitica è molto pericoloso.
Paolo Ferrero vi fa concorrenza?
Non lo conosco, mi sembra un politico impegnato in una battaglia dignitosa ma vecchissima.
Augusto Minzolini
Un’icona dei nostri tempi. Tempi in cui la confusione tra giornalismo e politica produce mostri.
D’accordo con Serracchiani che dice che Berlinguer e Moro erano la stessa cosa?
Ha detto veramente così Debora? Diciamo che sono gli esponenti migliori di due tradizioni pubbliche che hanno costruito questo Paese.
Per ultimo, vorremmo che prendesse posizione su alcune questioni che da sempre dividono il Partito democratico. Da cosa cominciamo, tra le tante?
Dai Dico. Cominciamo da lì. Io dico che il Pd deve avere il coraggio di presentare una legge tipo Pacs francesi il primo giorno che ritornerà al governo di questo Paese.
E della fecondazione assistita cosa dice?
La legge 40 va rivista, è disumana e penalizza le donne italiane che infatti vanno all’estero.
Un’ultima battuta sul reato di clandestinità
Non si può piegare il diritto per ragioni di propaganda.

Cavalcare l’onda o rispettare le gerarchie? Fra le poche scampate al tracollo elettorale del Partito Democratico, Debora Serracchiani (la Obama italiana, secondo El Paìs) pare aver portato più problemi che soluzioni nel Pd. Che si trova ora, fra spinte diverse interne al partito, a dover gestire un personaggio mediaticamente forte. Rischiando (ulteriormente) di spezzarsi (magari andando proprio verso quella scissione pronosticata dal Cavaliere in campagna elettorale).
A caldeggiare il “modello Debora” è il redivivo Walter Veltroni, colpito dai buoni risultati ottenuti dalla stessa e da sempre a favore di un partito liquido, fresco, continuamente in rinnovamento.
D’idea contraria invece Massimo D’Alema, preoccupato dalla mancata elezione dei “suoi” candidati e dalle lamentele dei fedelissimi. Tanto da far ventilare l’idea, da lui stesso finora smentita, di una sua ridiscesa in campo come nuovo segretario del Pd (anche se pare per lui pronta la poltrona di presidente del partito, qualora la giovane Debora diventi vice del segretario, a scadenza, Franceschini).
Il laeder Massimo ed ex ministro degli Esteri, ora è appoggiato (oltre che dal “solito Franco Marini) anche dall’anima più cattolica dei Democratici, cioè da chi tenta di sminuire la portata della vittoria della neoeletta (ed ex Figiotta) Serracchiani, come l’ex ministro dell’Istruzone Beppe Fioroni: “Ce n’è un altro che è stato più bravo: Mario Pirillo in Calabria. Quella era una regione molto più difficile. Dove sta scritto che la bravura dipende dalla freschezza? Se è così dovremmo puntare sui candidati surgelati”.
E guarda caso, Pirillo, non è un 38enne in ascesa come la Serracchiani: è del 1945, giornalista pubblicista, ma è stato eletto con 110.451 preferenze.
Un ritorno al passato per il Partito Democratico, che sembra soffrire anch’esso del male cronico dei partiti di sinistra: le continue divisioni interne.
Anche la Rete sembra avere opinioni contrastanti nei confronti del “volto nuovo del Pd”. Se a sinistra si guarda a Debora come alla salvatrice della patria, a destra blogger e commentatori esprimono più di qualche dubbio nei confronti di un personaggio percepito come a metà strada fra vecchio e nuovo. Ecco perché.
“Il popolo della sinistra si è risvegliato dal torpore e aspetta solo l’ufficialità della nomina di Debora Serracchiani a nuova segretaria del partito. Se gli ex della Margherita non la abbatteranno prima, per palese incompatibilità sui temi bioetici, per la minoranza parlamentare si prefigura una stagione di grandi battaglie laiche e autenticamente di sinistra.”
“Il candidato a sindaco di Firenze e Debora Serracchiani hanno indubbiamente portato un po’ d’aria fresca nelle file del Pd. [...] Il rischio, che vedo soprattutto per la Serracchiani, è che i vecchi leader utilizzino il loro volto giovane per dare una rinfrescata all’immagine del partito, senza aprirlo ad una reale competizione per la sua guida. [...] La Serracchiani la vedo in via di assorbimento, dopo lo sfogo “morettiano” che l’ha resa nota.”
“La sinistra da oltre quindici anni non ha più niente da dire ai cittadini, ai giovani, alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. Non ha più nulla da dire perché è una classe politica vecchia, incollata ai propri privilegi, incapace di un’elaborazione culturale nuova, che sa solo riproporre i soliti, logori stereotipi che non seducono più nessuno.
Al vecchio establishment [...] non resta oggi che attaccarsi a Debora Serracchiani. E questo chiarisce più d’ogni analisi politologica.”
“Debora Serracchiani, ieri sera a Ballarò, ha deciso di togliersi i panni da brava ragazza e di vestire quelli, a lei più congeniali, di kamikaze contro il governo Berlusconi. Non si sa mai che, in un momento in cui l’antiberlusconismo militante è l’unica cosa su cui riescono ad andare d’accordo, dalle parti del Loft non decidano di eleggerla nientepopodimenoche vice di Franceschini, che a sua volta era vice di Veltroni.”
“La Serracchiani mi piace perché sa parlare con una buona vis retorica, perché è giovane e perché crede in ciò che dice, ma devo anche dire che continua nella tradizione Pci-Pds-Ds-Pd del dire ovvietà banali e banalità ovvie. Il suo mantra è: “I nostri dirigenti fanno schifo”. Ha ragione, ma è banale (vedere Fassino video, nel banner sulla colonna a sinistra, un capolavoro del nulla dei politici di professione). Poi è ingenua, quando riprende i temi di Di Pietro contro Berlusconi, la destra democida, la Padania nazi-operaista etc.”

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E adesso, passata “la sbronza” dei dati, dei flussi e delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera.
Insomma: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo? Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento?
Tra i 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Rosaria Capacchione.
Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà, per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza (il premier fa quindi meglio del 2004, +365 mila).
Nel Pd il primo posto è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni).
Big alla prova
Nel Pdl, subito dopo il premier, si colloca il ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo nella circoscrizione Nord-Ovest con 223.428 voti. Qui gli eletti del Pdl saranno quindi, nell’ordine: Mario Mauro, 48enne indicato da Berlusconi come più ch eprobablie candidato italiano per la presidenza dell’Europarlamento; l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini; Vito Bonsignore, che si piazza tra Laura Comi (coordinatrice di FI in Lombardia, per i giovani) e Licia Ronzulli (con loro anche Barbara Matera da Lucera ha ripagato la fiducia del premier Silvio Berlusconi che aveva, non senza sucitare polemiche, scommesso sulla loro freschezza, giovinezza e competenza).
Nel Nord-Est, sempre dopo il premier, il Pdl elegge Elisabetta Gardini, Sergio Berlato, Lia Sartori e Antonio Canciani. Per Bossi invece c’è un quinto posto nella top ten generale con 334.444 preferenze, anche per lui in tutte le circoscrizioni. Antonio Di Pietro si deve accontentare di un quarto posto con 396.641 voti (5 circoscrizioni).
New entry: l’exploit friulano di Debora
Ottima la performance per la novità targata Pd Debora Serracchiani: con le sue quasi 74mila preferenze, la giovane avvocato (che El Paìs aveva ribattezzato la Obama italiana, all’indomani del suo intervento critico, scaricato migliaia di volte da YouTube, contro i leader del Pd durante un’assemblea dei circoli friulani del partito) fa tirare un sospiro di sollievo a Franceschini. La 38enne, vice capogruppo nel Consiglio provinciale di Udine, numero tre della lista Pd nella circoscrizione Italia Nord Orientale, supera nella sua regione - il Friuli - anche i voti del capolista Pdl Silvio Berlusconi (64.286). “Mi sveglio, un occhio ai dati e… in Friuli Venezia Giulia Debora batte ‘papi’ 73.910 a 64.286″ si legge sulla pagina di Facebook della candidata. Notevole il distacco, sempre su scala regionale, anche con il capolista Pd Luigi Berlinguer, fermo a 11.244 preferenze.
Il Nord premia anche il leghista Matteo Salvini (70.021) e Mario Borghezio (48.290).
Tv e sport
Seggio a Strasburgo quindi per il giornalista Sassoli, che così segue una tradizione ormai consolidata (Santoro, Gruber, Badaloni e Marrazzo insegnano). Mentre l’ex signorina buonasera Barbara Matera si piazza al secondo posto nella circoscrizione Sud subito dopo Berlusconi con oltre 130mila preferenze.
Ex sindaci
Lasciano la politica nazionale per quella europea Leonardo Domenici, che si deve accontentare di un terzo posto con 102mila preferenze, e Sergio Cofferati che, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la sua candidatura, ottiene invece più di 200mila voti. Ce la fa anche l’ex primo cittadino di Milano Gabriele Albertini (Pdl): si deve però accontentare di 66.930 preferenza.
Grandi firme
Resta fuori Rosaria Capacchione, cronista del Mattino, sotto scorta per le minacce ricevute dopo le sue numerose indagini sulla criminalità organizzata e candidata nelle liste del Pd. Niente da fare anche per Sergio Staino, il padre di Bobo e firma storica dell’Unità, che si era presentato con Sinistra e Libertà. Arriva invece in Europa Magdi Cristiano Allam, candidato per l’Udc e firma del Corsera per molto tempo: a lui 39.637 preferenze.
Chi non ce la fa e chi dice addio
Restano fuori tutti i candidati dei “piccoli”. Tra gli esclusi anche l’erede dei Savoia Emanuele Filiberto (Udc), l’ex senatore Nino Strano (Pdl) che la scorsa legislatura divenne celebre per aver festeggiato la caduta del governo Prodi mangiando una fetta di mortadella nell’Aula di Palazzo Madama. Al momento non rientra (ma potrebbe farcela considerando le rinunce) nella lista degli eletti Gianni Vattimo, che quest’anno ha smesso di insegnare all’Università di Torino e si è candidato nelle liste dell’Idv. Esiguo però il gruzzolo del professore: 14.951 voti.
Le isole premiano la lotta antimafia
Per il Pd, nella circoscrizione insulare, il primo posto è di Rita Borsellino con 229.981 preferenze, seguita seppure a distanza (150.368) da Rosario Crocetta sindaco di Gela da sempre impegnato nella lotta alla Mafia.
Il gran ritorno degli ex dc
Ce la fa Ciriaco De Mita che nelle liste Udc si piazza al primo posto con 56.442 preferenze. E ce la fa anche l’ex Guardasigilli Clemente Mastella che può cantare 111.710 voti. L’ex Guardasigilli del governo Prodi, si troverà nell’euroemiciclo con l’ex pm De Magistris che lo mise sotto inchiesta. Come reagirà: “Non c’è il rancore nel mio dna, però qualche sassolino nelle scarpe m’è rimasto. Non credo che ci incontreremo a Bruxelles, saremo su banchi diversi. La partita comunque non è finita…”, ha fatto sapere, appena eletto eurodeputato nelle file del Popolo della libertà, al Corriere della Sera.
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“Una stella nascente della sinistra italiana”. Così l’ha battezzata il quotidiano spagnolo El Pais, che non ha usato giri di parole per lanciarla, dalla quinta pagina, quale nuova protagonista della politica italiana.
Chi pensa però che dietro di lei ci possa essere una figura giovane sì eppure già nota all’elettorato nostrano (un nome su tutti, il citatissimo candidato a sindaco di Firenze Matteo Renzi) si sbaglia di grosso.Lei di nome fa Debora Serracchiani, ha 38 anni, è un avvocato di Udine, dove è segretaria comunale del Pd e consigliere provinciale. A motivo di una simile incoronazione ci sarebbe proprio un “discorso forte e commovente” che ha spinto “alcuni ottimisti” a dire che “sarà la Obama del centrosinistra italiano”.
“Il discorso forte”, scaricato migliaia di volte da Youtube, è in realtà una durissima requisitoria (sullo stile del Moretti in piazza Navona nel 2002, quando il regista bocciò l’intera dirigenza ulivista: “Con questi non vinceremo mai”), contro un partito colpevole di “Non avere mai una parola chiara, mai una linea netta, mai una linea unica”.
Un atteggiamento, questo, che non ha nulla a che spartire con il pluralismo: la diversità del Pd, ha detto la Serracchiani “è la sua ricchezza, però bisogna imparare a parlare con una voce sola, a rispettare le maggioranza e, se necessario, a lasciare a casa qualcuno”.
Critiche quantomai realistiche dopo l’ennesimo braccio di ferro andato in scena in casa democratica dopo la decisione di astenersi sul disegno di legge del federalismo fiscale. “Ne ho per tutti” ha aggiunto fra gli applausi la Serracchiani, lanciandosi poi in un gragnuola di attacchi ai mille personalismi dei dirigenti democratici.
La dirigenza del Pd non sembra essersi entusiasmata della trovata. “Abbiamo bisogno di gente che dice cose chiare e con passione”, ha commentato il segretario del Pd dopo quel discorso.
Certo è presto per capire se la Serracchiani sia destinata a divenire una stella o a restare una meteora del firmamento democratico (sulla scia della veltroniana Marianna Madia, voluta dall’ex segretario capolista alla Camera nel Lazio per il Pd alle elezioni di aprile 2008). Ma è significativo che sia bastato un intervento per scaldare la stampa internazionale e farle scommetere su una un futuro di primo piano nella sinistra italiana. Perché se alcuni tra i colonnelli Democrats arricciano il naso, a testimonianza che la “base” si riconosce nelle parole di Daniela ci sono i numeri, neanche tanto virtuali, della Rete: sul sito della tv del Pd, youdem.tv, il suo intervento è il più cliccato del mese di marzo e su Facebook fioriscono i gruppi dei suoi fan.
E forse anche su questo, Franceschini dovrà rispondere nel suo imminente incontro coi leader del riformismo mondiale che si riuniranno a Santiago de Compostela a fine mese.
Già Franceschini: “Non è facile per te, perché non sei un volto nuovo”, lo ha apostrofatto Daniela. “Però hai il compito di dare al partito una nuova credibilità e lo stai facendo”.
Il VIDEO dell’intervento di Daniela Serracchiani all’assemblea dei circoli del Pd: