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8 maggio 2008 - 8 maggio 2009: un anno di governo, tra crisi ed emergenze

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

8 maggio 2008 - 8 maggio 2009. Compie un anno, il governo Berlusconi. Dopo una campagna elettorale all’insegna dell’austerity, nella quale non promette “miracoli”, ma “concretezza”, Silvio Berlusconi vince le elezioni e il suo esecutivo giura un anno fa. La crisi economica è alle porte e l’azione di governo viene improntata da subito su provvedimenti di stampo economico. Tra le riforme, vanno in porto quelle di scuola e federalismo fiscale; molti i decreti, a volte modificati in corso d’opera, scelta che causa all’esecutivo più di qualche frizione con il Quirinale. Diverse le iniziative di politica estera, nell’anno della presidenza italiana del G8: tra le altre il trattato di Bengasi o l’impegno per la crisi in Georgia. Altro fronte di azione della maggioranza è quello della sicurezza, che viaggia insieme a norme legate a situazioni di emergenza come il terremoto abruzzese o la questione rifiuti in Campania. Ecco, in pillole, alcuni dei passaggi più significativi di questo primo anno di governo.
Il primo provvedimento preso dal nuovo esecutivo è sull’emergenza rifiuti a Napoli. Si tratta di una iniziativa alla quale Berlusconi attribuisce anche un valore simbolico e lo dimostra convocando subito un Consiglio dei ministri nel capoluogo campano. Lo stesso farà anche per il terremoto all’Aquila. Il decreto che stanzia 8 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Abruzzo vede la luce il 23 aprile scorso. Tra le questioni emergenziali affrontate dal governo c’è anche la crisi Alitalia. Il decreto per il salvataggio della compagnia di bandiera diventa legge il 24 ottobre 2008.
L’emergenza numero uno, però, è quella economica. Per far fronte alla complicata congiuntura internazionale il governo anticipa la manovra finanziaria a giugno. E vara inoltre 2 decreti anti-crisi.
Tra i temi dell’iniziativa governativa c’è senza dubbio quello della sicurezza. Il governo a un mese e mezzo dal suo insediamento dà vita a un consistente “pacchetto sicurezza”, che viene poi diviso in un decreto e un disegno di legge. Il secondo, che prevede, tra l’altro, la possibilità di “ronde” di cittadini, ma soprattutto il reato di immigrazione clandestina, dovrebbe avere a breve il via libera della Camera anche grazie alla fiducia posta dal governo.
I decreti hanno finora rappresentato la “cifra” dell’azione di governo. Testi a volte modificati in corso d’opera e sui quali diverse volte è intervenuto il Colle. La scelta di ricorrere molto spesso a questo strumento ha anche inasprito il rapporto con l’opposizione che ha fatto appello ai presidenti delle Camere. Gli interventi di Gianfranco Fini in questo senso hanno più volte provocato frizioni con il premier.
Berlusconi, anche a un anno dall’insediamento, non manca di sottolineare che la sua luna di miele con l’elettorato non subisce battute d’arresto. Nei giorni scorsi ha fatto sapere di avere oltre il 75% del consenso degli italiani. Dall’inizio del governo, due consultazioni elettorali su tre gli hanno dato ragione. Il centrodestra ha infatti perso le provinciali a Trento, ma ha conquistato la regione Abruzzo e soprattutto la Sardegna. Una sconfitta, quella nell’isola, che nel Pd ha portato alle dimissioni di Walter Veltroni.
Da gennaio l’Italia ha assunto la presidenza del G8 e il Summit dei grandi del mondo si terrà nel nostro Paese. Il governo, dopo il terremoto in Abruzzo ne ha spostato la sede dall’isola della Maddalena all’Aquila. Tra le iniziative del governo in campo internazionale va citato il trattato di Bengasi che chiude i contenziosi riguardanti l’avventura coloniale italiana in Libia e l’impegno per la risoluzione della crisi in Ossezia. Dopo l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca Berlusconi ha fatto sapere che il rapporto del nostro Paese con gli Usa non cambierà.
Tra i momenti più travagliati del governo Berlusconi c’è quello riguardante la vicenda di Eluana Englaro, la donna lombarda in coma irreversibile, per la quale il padre, Beppino, ha chiesto e ottenuto lo stop di alimentazione e idratazione. Mentre la maggioranza sta per approvare un ddl che obbliga i medici a riprendere quei trattamenti, Eluana muore. Maggioranza e opposizione si impegnano comunque ad approvare nel più breve tempo possibile una norma sul testamento biologico. Ma il provvedimento, dopo l’ok del Senato, è ancora all’esame della Camera.
Il governo ha finora varato tre riforme strutturali. La prima riguardante la scuola, fonte di una pesante protesta di studenti e professori contro il ministro Gelmini; la seconda sulla pubblica amministrazione. La terza è il federalismo fiscale, che vede la luce, con un voto bipartisan dopo sei mesi di discussione in Parlamento. L’annunciata riforma della giustizia, invece, tarda ad arrivare. Su questo fronte si registra, però, l’approvazione del disegno di legge Alfano che prevede uno “scudo” per le più alte cariche dello Stato.

Il VIDEO servizio:

Napolitano bacchetta governo e Parlamento sui decreti

Giorgio Napolitano

Un richiamo tecnico, ma fermo, datato 9 aprile 2009. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera al premier Silvio Berlusconi, ai presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Dei contenuti della missiva nei giorni scorsi è arrivata voce in ambienti di maggioranza e di governo. Napolitano fa riferimento al “decreto-incentivi”, un testo che in origine si componeva di 7 articoli, ma che in Parlamento è stato modificato con un maxi-emendamento che ha fatto “lievitare” il provvedimento fino a determinare l’introduzione di altri 10 articoli, comportando un onere di un altro miliardo e trecento milioni di euro. La lettera è stata inviata proprio all’indomani dell’approvazione del cosiddetto “decreto incentivi” con il quale il governo ha soprattutto “risolto” la contestazione degli allevatori sulla questione delle quote-latte.

La Lega aveva sempre sostenuto il decreto sulla materia, e il “suo” ministro Zaia, contro le ragioni di una parte dei produttori che avevano manifestato anche davanti a casa di Bossi e ad Arcore. Così, per evitare la tensione di un voto diretto sulla materia e lo scontro, il provvedimento era stato ritirato e poi, in Parlamento, accorpato al decreto sugli incentivi attraverso un emendamento presentato dalla maggioranza. Il voto sul decreto così modificato è stato poi blindato con il voto di fiducia. L’inserimento delle norme sulle quote-latte, per il capo dello Stato, con la conseguente trasformazione del testo da decreto “recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi” a decreto con “misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, nonché disposizioni in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario” ha portato a un aumento delle norme con notevoli ricadute anche sul piano economico-finanziario. Il tutto avvenuto a poche ore dalla scadenza del termine utile per la conversione in legge. Di qui il richiamo: di fatto, in una situazione del genere, il potere del presidente previsto dalla Costituzione viene limitato.

Napolitano ricorda che non si tratta del primo caso del genere e rammenta di essere intervenuto in passato sulla delicata questione della emendabilità dei dl. Il richiamo del capo dello Stato è ai rigorosi limiti imposti dalla Costituzione. Il centro della questione posta è che la scelta di sottoporre per la promulgazione al presidente della Repubblica un decreto in prossimità della scadenza, soprattutto se si tratta di un provvedimento modificato in modo sostanziale, non consente al capo dello Stato l’esercizio dei poteri di garanzia che la Costituzione ha previsto per la prima carica dello Stato. Ricorda Napolitano nella missiva che è sempre a lui che la Carta costituzionale affida il compito di verificare i requisiti di necessità e urgenza, così come di valutare se intervengano oneri aggiuntivi.

L’invito è dunque quello a non far mancare la preventiva determinazione dei contenuti della manovra nel testo originariamente approvato dal governo, perché questo espone a una dilatazione della facoltà di emendamento ben al di là del criterio dell’attinenza dell’oggetto del decreto. Fra le conseguenze, elenca Napolitano, quello dell’allungamento dei tempi dell’esame e dell’approvazione e un difficile vaglio del governo per quanto riguarda il contenuto degli emendamenti, a partire dal loro impatto finanziario. L’ultimo appello di Napolitano, rivolto a premier, governo e presidenti delle Camere, è quello di collaborare per garantire nel modo più efficace il funzionamento delle istituzioni.

Scacco matto ai pianisti da Camera. Da febbraio si vota con le impronte digitali

 L'aula di Montecitorio

Il giro di vite ai parlamentari pianisti può diventare realtà. I deputati che, con disinvoltura, votano per sè stessi e per colleghi assenti, da febbraio, alla Camera, non la passeranno liscia. Grazie al nuovo sistema di voto: digitale.
E a dire che il ricorso alle impronte digitali per il voto elettronico alla Camera non costituisce una violazione della privacy, è l’ufficio di presidenza della Camera, dopo che molte obiezioni di parlamentari si erano levate contro questa procedura di riconoscimento. Non sarà costituito nessun archivio delle impronte - fa osservare un comunicato dell’ufficio stampa della Camera - che rimarranno nella sola disposizione del deputato perché riportate soltanto nel tesserino personale di riconoscimento da inserire al banco al momento del voto. Si ammette anche che l’adesione al procedimento è volontaria, ma l’ufficio di presidenza darà pubblicità ai “resistenti”, in sostanza renderà noti i nomi dei deputati che non vorranno votare con le impronte digitali.
La decisione di utilizzare nel sistema di votazione elettronico dell’Aula della Camera dei deputati una nuova metodologia per il riconoscimento dell’identità dei votanti, si ricorda in una nota dell’ufficio stampa di Montecitorio, è stata adottata dall’Ufficio di Presidenza, all’unanimità, nella riunione del 3 luglio 2008. In tale occasione l’Ufficio di Presidenza, dopo un approfondito dibattito, ha infatti approvato la relazione del Collegio dei deputati Questori sulle misure per il rafforzamento della garanzia della personalità del voto e le proposte operative in essa contenute circa la modifica del sistema elettronico di votazione. La relazione del Collegio dei deputati Questori è stata predisposta all’esito di una articolata istruttoria riguardante sia i profili di carattere tecnico sia gli aspetti di natura giuridica.
La soluzione individuata, prosegue ancora la nota, consiste nell’installazione su ciascun terminale di voto di un sistema per la sua abilitazione tramite il riconoscimento dell’identità del votante sulla base di una rilevazione biometrica dei punti caratteristici delle dita della mano (cd. “minuzie”). In pratica il terminale verrà abilitato al voto attraverso il confronto tra le minuzie contenute nella tessera e quelle del dito del deputato. Come precisato nel corso del dibattito in Ufficio di Presidenza, e come chiarito nel parere espresso in quell’occasione dall’Avvocatura della Camera, il nuovo sistema garantisce pienamente il rispetto della privacy, in linea con i principi contenuti nella normativa generale e con gli indirizzi definiti in materia dal Garante per la protezione dei dati personali.
I dati biometrici dei deputati non saranno infatti conservati in alcuna banca dati o in qualsivoglia altro registro, essendo gli stessi memorizzati unicamente su una tessera posta nella esclusiva disponibilità del deputato interessato. Quanto all’eventualità che taluni deputati non acconsentano alla rilevazione delle minuzie, come chiarito in Ufficio di Presidenza, si legge ancora, per essi sarà reso possibile continuare a votare con il sistema attualmente in vigore. E’ evidente come in tal caso occorrerà garantire anche il diritto dei cittadini a conoscere quali, tra i loro rappresentanti, abbiano ritenuto di non avvalersi delle nuove modalità atte ad assicurare la personalità del voto. Secondo la tempistica prevista e resa nota all’Ufficio di Presidenza il nuovo sistema di votazione entrerà in funzione nel prossimo mese di febbraio.

Bordon, onorevole pentito: Casta mia, quanto ti odio

Willer Bordon, senatore ulivista

Dal nostro infiltrato a Palazzo Madama. Più o meno 1 anno fa, il 25 novembre 2007, il senatore Willer Bordon firma il suo “contratto con gli italiani” alla trasmissione Crozza-Italia: “Il 16 gennaio 2008, giorno del mio compleanno, mi farò un regalo e mi dimetterò da senatore”. Lo fa davvero, per protesta “contro il declino e la corruzione della nostra classe dirigente incapace di farsi portatrice delle reali esigenze dei cittadini e contro la grave degenerazione della funzione legislativa del Parlamento”.

Dopo aver mantenuto la promessa adesso Bordon mette nero su bianco il disagio che ha provato in tanti anni di permanenza sugli scranni prima della Camera e poi del Senato. Pubblica un libro che prosegue il filone inaugurato dal best-seller La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e seguito da Sprecopoli di Mario Cervi e Nicola Porro, documenta dal di dentro sprechi, privilegi, inadempienze e ritardi dei quasi 1.000 tra deputati e senatori d’Italia. Perché sono uscito dalla casta (Ponte alle Grazie, euro 14,00, 208 pagine) è la ricostruzione appassionata e un po’ triste di un uomo che sembra spesso chiedersi: che ci faccio qui? Vent’anni di battaglie, molte perse, qualcuna vinta, che vanno dagli anni ruggenti del Pci (il partito che lo portò in Parlamento) ai giorni di Alleanza democratica, dell’Ulivo fino alla nascita del Partito democratico.

Bordon ricorda con gli occhi rossi l’aneddoto di quando Mario Pochetti, capogruppo del Pci, sgridò in malo modo e in pubblico Enrico Berlinguer perché era arrivato alla votazione alla Camera “appena con qualche minuto di ritardo”. Oppure quando Renato Zangheri si dette malato e gli dissero: “Mettiti una supposta in quel posto e prendi il primo aereo”. Nostalgia canaglia, quando oggi un deputato è totalmente assenteista perché sta facendo una ricerca araldica sul suo casato tra Spagna, Francia e Italia e nessuno gli contesta nulla.
E poi le indennità gonfiate, i soldi per i portaborse che spesso non vengono assunti, l’imbroglio dei “viaggi di studio”, i regali di Natale, il telefonino omaggio. La truffa delle candidature, gli imbroglietti del finanziamento pubblico. E l’incapacità di lavorare e approvare leggi. Nella passata legislatura sono state presentati 5.396 testi legislativi, ne sono stati approvati 112 e di questi solo 13 erano di iniziativa parlamentare.

Dopo aver lanciato il sasso Bordon non nasconde però la mano e le sue ambizioni di ritorno alla politica con la P maiuscola: vuole parlare a “quel partito che non c’è ma che esiste in coloro che sanno guardarsi indietro, anche a costo di perdere il ritmo, che è l’unico modo di non correre verso l’abisso di un mondo senza principi dove tutto ha un prezzo, ma niente ha più valore”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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