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decreto-sicurezza

In tribunale il gioco dell’oca del clandestino

La registrazione delle impronte digitali

Palazzo di giustizia di Milano, è lunedì 14 settembre. Dentro le aule numero 4 e 5 al piano terra del tribunale si svolgono i consueti processi per direttissima. Dietro le sbarre ci sono solo extracomunitari. È il turno di Nasr Ibrahim Goma, egiziano di 24 anni, arrestato il sabato precedente. Il giudice gli contesta il reato: Ibrahim aveva ricevuto un ordine di allontanamento dal questore il 17 agosto. Doveva lasciare l’Italia entro cinque giorni. “Perché non l’ha fatto?” chiede il magistrato. Continua

Csm nella bufera per la fuga di notizie. Berselli: “Mancino si dimetta”

Nicola Mancino

Si era raccomandato, Nicola Mancino: “Niente fughe di notizie”.

Bocca cucita sulle bozze di parere che il Csm doveva discutere sulla questione della norma “blocca processi” nel decreto sicurezza. Ma ieri pomeriggio, prima ancora della discussione, un’anticipazione del giudizio dell’organo superiore dei giudici era già sulle agenzie. Con opinioni come queste: “La blocca processi è un’ amnistia occulta” e “viola l’articolo 111 della Costituzione”.
Mancino si è infuriato con gli altri componenti del Csm, ma non è bastato.
La fuga di notizie infatti non è piaciuta alla maggioranza, già ai ferri corti con i magistrati. E così Filippo Berselli, relatore dell’emendamento “blocca processi” e presidente della commissione Giustizia del Senato, chiede le dimissioni di Nicola Mancino da vicepresidente del Csm, di fatto la prima carica dell’organo di autogoverno dei magistrati essendo quella di presidente assegnata dalla Costituzione al Presidente della Repubblica.

“Sarebbe un atto dovuto” dice Berselli “non eroico, perché la funzione di Mancino è garantire la riservatezza e impedire la diffusione di indiscrezioni così irresponsabili”, che, secondo il senatore del Pdl “mettono in imbarazzo il Presidente Napolitano e non possono passare sotto silenzio”.
Mancino non risponde ma striglia il Consiglio: “Il Csm” ha detto in apertura odierna dei lavori del plenum “parla solo attraverso i suoi atti ufficiali, non con personali interpretazioni. Torno a chiedere riservatezza. Non se ne può più di questa prassi di far dire ai nostri atti o ai nostri documenti non il loro contenuto ma l’interpretazione che qualcuno vuole loro dare”. Mancino ha poi dato incarico al presidente della seconda commissione del Csm Berruti di fissare un decalogo di regole a tutela della riservatezza degli atti e del lavoro dell’organo di autogoverno della Magistratura.

Csm: “Incostituzionale la blocca processi”. E il Lodo-bis sarà un ddl

La sede del Csm

Nessuna sorpresa. Lo scontro tra governo e magistrati sull’emendamento “blocca processi” al decreto sicurezza coinvolge anche il Consiglio superiore della Magistratura. “Viola l’articolo 111 della Costituzione” e cioè il principio della ragionevole durata, la norma che sospende i processi per reati puniti con meno di dieci anni di reclusione.

Questo dice la bozza di parere che è stata presentata oggi alla Sesta Commissione del Csm dai relatori Livio Pepino e Fabio Roia. Il testo parla esplicitamente di ”mancato rispetto del principio della ragionevole durata dei processi (art.111 Costituzione)”, da cui ”discenderanno crescenti richieste risarcitorie” in applicazione della legge Pinto. Ma i relatori avvertono anche che la norma ”oltre a ledere in modo assai grave gli interessi e le aspettative delle parti offese, può violare anche diritti dell’imputato”. Secondo il massimo organo della giustizia, la sospensione ”riguarderà un numero ingente di dibattimenti” scrivono i relatori, addirittura ‘’secondo alcune stime più della metà di quelli in corso”. Mentre “un’amnistia occulta applicata al di fuori delle procedure previste dall’ articolo 79 della Costituzione” viene considerata la norma che dà la possibilità ai presidenti di tribunali di sospendere i procedimenti vicini alla prescrizione o che riguardano reati coperti dall’indulto.

Il parere definitivo sul decreto legge del governo da parte del Csm è atteso per domani. Oggi il vicepresidente Nicola Mancino aveva raccomandato “riservatezza” ai magistrati. Ma la bozza di parere presentata sembra andare chiaramente in una direzione.

Per quanto riguarda invece la riedizione del Lodo Schifani, bocciato a suo tempo dalla Consulta, “il provvedimento sulla non processabilità delle più alte cariche dello Stato sarà un disegno di legge e non un decreto legge ed il testo sarà all’esame del Consiglio dei ministri di venerdì.
Ad affermarlo il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito conversando con i cronisti in Transatlantico. Il ministro annuncia che domani si terrà una conferenza dei capigruppo in seguito alla richiesta del governo di chiedere la calendarizzazione del disegno di legge sul ‘Lodo Bis’ per l’Aula della Camera già a luglio.
Per quanto riguarda l’approvazione definitiva, Vito auspica che ”l’iter possa essere il più veloce possibile” anche da parte del Senato.

Il VIDEO servizio:

“Il decreto sicurezza salva i pedofili”, la denuncia di Telefono Arcobaleno

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“Il decreto sicurezza, così com’è, mette la parola fine alla lotta alla pedofilia online in Italia”. Lo ripete due volte, Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, l’Ong italiana che da dodici anni si occupa di segnalare e combattere il mercato degli abusi sessuali sui minori. Vuol essere sicuro che si capisca bene: “non voglio dare un giudizio politico, ma tecnico” chiarisce: “l’articolo 2 del decreto sicurezza appena approvato al Senato è un articolo “salvapedofili” dice. Un’accusa forte: “Il decreto contiene una disposizione che concentra la competenza dei moltissimi procedimenti contro la pedofilia on line nelle già intasatissime procure antimafia, togliendoli alle procure ordinarie. Oggi un giudizio per casi di pedofilia dura in media tre o quattro anni in primo grado, ma nelle procure distrettuali, oberate da migliaia di procedimenti diversi durerebbe molto di più”. “Potrebbe essere” dice Arena “la morte dell’attività di contrasto alla pedopornografia in rete, che, come tutti sappiamo, deve essere attività dinamica in linea con l’evoluzione tecnologica e con l’aggressività di coloro che fanno mercato dei bambini in tutto il mondo attraverso internet. Si aggiunge un altro tassello a un impianto normativo ingestibile”. La sua speranza è che “al passaggio alla Camera venga cambiato quest’articolo delirante”.
L’ultima caccia ai pedofili online è finita stamattina: quarantuno persone arrestate in tutta la Spagna. Più di cento hard disk e un migliaio di supporti digitali requisiti. La Polizia spagnola ha diffuso un comunicato, in cui si dà il merito della scoperta (e della segnalazione) della rete pedofila proprio a Telefono arcobaleno. Sono loro, i cacciatori dei pedofili online. “Abbiamo fatto più di 21mila segnalazioni di siti nei primi sei mesi del 2008″ dice Maria Clara Marchi, responsabile dell’ Ong “e prevediamo un aumento dei casi del 30% nel corso dell’anno”. Numeri alti, per un fenomeno sommerso: “Siamo un’equipe di sei persone” spiega Marchi, “seguiamo le tracce del mercato pedopornografico sulla rete”. M a non c’è il rischio di finirci impigliati, nella rete? “Beh, ovviamente abbiamo delle regole di operatività molto ferree, non scarichiamo materiale, non ci immischiamo. Il trucco è entrare nella testa di queste persone, seguire le loro tracce. Poi ogni volta che si scopre un sito, si scopre una rete di contatti. E facciamo partire le denunce”. Una procedura che, secondo Telefono Arcobaleno, va a colpo sicuro: “Non gettiamo fango su gente che non c’entra. le denunce sono circostanziate, precise, con la prova di materiale scaricato che poi viene regolarmente rinvenuto dalla polizia nelle case delle persone arrestate. Questi sono collezionisti, si muovono con circospezione, con password criptate, siti ultranascosti, è un mondo abbastanza underground, in cui è assai improbabile che si capiti per caso”.
Il Telefono arcobaleno funziona dal 1996. Dodici anni di monitoraggio e segnalazioni anche grazie a un numero verde, 800 025 777, a disposizione dei minori vittime di abusi. Secondo il report diffuso dall’associazione, il numero di siti pedofili on line è triplicato dal 2005 al 2007, passando dai 13.315 del 2005 ai 39.418 del 2007. E c’è anche una vera e propria “sottocultura” pedofila sommersa, che considera legittimo l’amore “consenziente” con i minori rifacendosi a paraventi letterari come Lolita o i grandi filosofi greci dell’antichità. E nascondendosi la realtà di brutale sfruttamento del turismo sessuale pedofilo diffuso in Stati come la Thailandia. “Così” denuncia Telefono Arcobaleno, “nascono iniziative come il “boy love day” proclamato su internet per la giornata di ieri, il 24 giugno”. “È importante contrastare radicalmente queste rivendicazioni pseudo-culturali” dice il presidente Giovanni Arena “e devo dire che in questo senso in Italia c’è la giusta sensibilità e i siti di questo tipo accessibili sono stati sequestrati”. La maggior parte di quelli attivi, dice Arena, si trovano in Olanda, Svezia, Germania e Usa. Il discorso normativo è diverso in altri Paesi: “In Olanda, ad esempio, c’è secondo me un’eccessiva tutela alla libertà di espressione su un tema così delicato e si arriva a permettere proclami deliranti di questi che sono mercanti dell’abuso”.

Decreto sicurezza, ok dal Senato. C’è anche il “blocca-processi”

Aula del Senato

Governo blindato in Senato: sì al decreto sicurezza, incluso l’emendamento della discordia già ribattezzato “blocca-processi”.

A Palazzo Madama la maggioranza vota compatta a favore: 166 voti da Pdl, Lega, Mpa. Voti contrari (123) da Pd, Udc, Idv. Si è astenuto l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Cossiga che ha esordito con un duro attacco all’Anm, definita una ”potente lobby politico-sindacale ai limiti dell’eversione”. Il suo dissenso dal decreto, ha spiegato Cossiga, viene dal suo essere ”un cristiano e un antirazzista”, dunque contrario alle norme anti-immigrazione. Bagarre al momento del voto, con i senatori dell’Idv che si sono alzati in piedi e hanno esposto una decina di cartelli recanti le scritte ”Vergogna!” e ”Il caimano è tornato!”. Dai banchi della maggioranza, i senatori hanno risposto al grido di ”Buffoni”.

Soddisfatto il ministro Maroni, autore di gran parte delle proposte contenute nel decreto, che alla proposta presentata dall’Anm e fatta propria dall’opposizione di stralciare la norma che sospende i processi di minore gravità per un anno risponde che “il decreto sicurezza è un’altra cosa” e “la proposta è pretestuosa”. Il decreto ora va alla Camera per la conversione in legge.

Il punto più contestato dell’intero decreto è quello riguardante la sospensione dei processi. Saranno infatti sospesi per un anno tutti i processi per reati punibili con meno di dieci anni di reclusione che si trovano in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. Sono esclusi dal rinvio i processi in cui gli imputati sono detenuti, quelli per terrorismo, contro minori, quelli della criminalità organizzata e tutti quelli commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, le cosiddette morti bianche. L’imputato può rinunciare alla sospensione e nel caso la prescrizione resta sospesa. Si amplia anche il numero dei reati per i quali non è concessa la sospensione della pena. Non sarà quindi più possibile sospendere la pena detentiva per atti osceni, violenza sessuale, singola e di gruppo, furto, e tutti i delitti aggravati dalla clandestinità nonché produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti.
Un altro argomento che ha fatto molto discutere maggioranza e opposizione è l’uso dell’esercito per motivi di ordine pubblico nelle grandi città. Saranno circa tremila gli uomini delle Forze Armate per un periodo di massimo sei mesi e rinnovabile una sola volta che saranno a disposizione dei prefetti delle aree metropolitane o delle zone densamente popolate per servizi di vigilanza, a siti e obiettivi sensibili. Gli uomini delle Forze Armate potranno anche svolgere compiti di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Il decreto contempla anche l’ergastolo per chi uccide un agente delle forze dell’ordine in servizio.
Il decreto sicurezza contiene inoltre l’aggravante della clandestinità, cioè pene aggravate di un terzo se a compiere il reato è una persona presente illegalmente in Italia. La nuova aggravante di clandestinità viene applicata sia agli immigrati extracomunitari che ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea irregolarmente entrati in Italia. Una nuova figura è anche quella della pena del carcere e della confisca dell’immobile per chi affitta immobili a cittadini stranieri irregolari. Si va dal carcere da sei mesi a tre anni e la confisca del bene per chi “al fine di trarre ingiusto profitto” dà alloggio ad uno straniero privo di titolo di soggiorno o cede l’immobile in locazione. Badanti e colf sono escluse da questa figura criminosa.

Aumentano infine di due anni le pene per l’associazione mafiosa e si estende il reato anche alle mafie straniere. Sono anche previsti la confisca dei patrimoni mafiosi in via definitiva e i mafiosi già condannati non potranno più avvalersi del gratuito patrocinio. Il decreto sicurezza contempla anche procedure più snelle per l’espulsione degli stranieri. Sarà espulso chi è condannato a più di due anni di reclusione a fronte dei 10 anni previsti fino ad oggi.

Il VIDEO servizio:

Norma “blocca processi”. Per l’Anm a rischio ce ne sono centomila

Fascicoli in tribunale

E contro la cosiddetta norma “blocca processi”, con cui si prevede la sospensione dei processi per i reati commessi fino al giugno 2002, scende in campo l’Anm. Che rende noto un lunghissimo elenco di reati (sequestro di persona; stupro; rapina; furto in appartamento e con strappo senza dimenticare l’omicidio colposo, i maltrattamenti in famiglia e le molestie) puniti con meno di dieci anni e per i quali dunque scatterà lo stop dei relativi processi per effetto dell’emendamento al dl sicurezza, approvato dal Senato. In totale, calcola l’Associazione, sono a rischio almeno “100mila processi”. E la “stima è prudenziale”, dice l’Anm, che prevede, in conseguenza di questa norma, un “caos senza precedenti” per gli uffici giudiziari.
Ma la lista dei reati per i quali è prevista una pena inferiore ai 10 anni è davvero lunga. “E allora” ha esordito l presidente Luca Palamara “come si fa a dire ai genitori ad esempio di una vittima dello stupro che il processo è sospeso perchè non c’è urgenza. Qual è la fretta di introdurre una disposizione che rischia di fare chiedere la giustizia penale per i prossimi anni?”. Se passasse questa norma, come hanno sottolineato anche il segretario generale dell’Anm Giuseppe Cascini e il vicepresidente Gioacchino Natoli sarebbe come dire che “il legislatore ha deciso che i reati con meno di 10 anni di pena sono bagatelle”. I reati per i quali sarebbe obbligatoria la sospensione, ribadisce l’Anm, “sono il 95% del totale dei reati. Stabilire che la stragrande maggioranza di essi vada esclusa è un danno alla lotta alla criminalità”.
L’Anm segnala inoltre “con preoccupazione che le norme contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni approvate dal Consiglio dei ministri di venerdì se tradotte in legge avrebbero l’effetto di ridurre drasticamente le possibilità di contrasto nei confronti della criminalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura”. Facendo degli esempi espliciti la giunta esecutiva centrale dell’Anm rivela che con queste norme “non potranno essere disposte intercettazioni e nemmeno acquisiti i tabulati del traffico telefonico per reati gravissimi quali il sequestro di persona, l’estorsione, la violenza sessuale, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, il porto abusivo di armi, il furto in appartamento, la bancarotta fraudolenta, l’associazione per delinquere semplice”. Ma se passasse tale norma, avverte l’Anm, invitando la politica a una “riflessione”, sarebbero “irrimediabilmente pregiudicate le attività di indagine anche per reati di particolare gravità”. È il caso, ad esempio, del sequestro di persona a scopo di estorsione “nel quale le intercettazioni dovrebbero essere definitivamente chiuse al terzo mese, pur essendo in ipotesi in corso il sequestro”.

Passa in Senato la “blocca processi”, il Pd lascia l’Aula

L'aula del Senato

L’aula del Senato ha detto sì: con 160 voti a favore, 11 contrari, via all’emendamento al decreto sicurezza che sospende per un anno i processi per i reati non gravi commessi prima del 30 giugno 2002. Il Pd e l’Idv hanno abbandonato l’aula prima del voto, Emma Bonino e il gruppo Udc-Autonomie sono invece rimasti nell’emiciclo e hanno votato contro.
A spiegare l’uscita dall’Aula del Pd, è stata la capogruppo dei democratici a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro. Il Pd ha criticato la norma perché di fatto creerà “un aggravamento di lavoro in tutti i tribunali italiani” e ha accusato Silvio Berlusconi “di aver perso un’occasione davvero unica: quella di creare in Italia un nuovo bipolarismo”. “Forse Berlusconi riuscirà a evitare questa sentenza, che sarebbe stata peraltro di primo grado” ha sottolineato Finocchiaro “proprio grazie a queste norme che ora state votando, ma ha senz’altro perso una grande occasione di rinnovamento dell’Italia. Stiamo assistendo a un film già visto e non è questa la politica che avremmo voluto vedere”. Appena concluso il suo intervento, tutti i senatori dell’opposizione si sono alzati in piedi per applaudirla, mentre quelli della maggioranza sono rimasti immobili e muti ai loro posti.
Diversamente dai suoi colleghi-alleati, Emma Bonino è rimasta in Aula pur contestando la blocca-processi presentata al decreto sicurezza: “Voi state per scrivere una pagina buia” afferma rivolgendosi agli esponenti della maggioranza “ma io non uscirò. Non lascerò i lavori parlamentari. Voglio ricordarmi bene questa foto dell’aula mentre approverete questo emendamento”. I radicali, per anni, ricorda Emma Bonino, si sono battuti “per una giustizia giusta”, senza “aver mai avuto atteggiamenti giustizialisti o forcaioli” ma ora Emma Bonino dice di essere “impressionata” dall’atteggiamento del centrodestra, che “solo ora si accorge” di quanto sia necessario fare riforme per la giustizia.
Anche Antonio Di Pietro è presente a palazzo Madama durante le votazioni degli emendamenti al decreto sicurezza: “Sono qui per dare sostegno morale a quell’impegno di civiltà, a questo dovere civile a cui sono chiamati i senatori dell’Italia dei Valori in un momento così delicato per lo stato di diritto”.

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Discutine sul FORUM: “Giustizia e magistratura: perché non funzionano?”

Giustizia e sicurezza: e al Senato è subito scontro

L'aula del Senato

È iniziata in Senato, e terminerà martedì con il voto finale, la discussione sul decreto sicurezza. E visto che il clima è ormai diventato di scontro, tra gli schieramenti politici non poteva che esserci una seduta molto accesa.
Tra gli emendamenti approdati a palazzo Madama anche i due ribattezzati dall’opposizione “salva-premier”, di fronte ai quali è subito iniziato l’ostruzionismo da parte dell’Idv e del Pd. Ad accendere la miccia la lettura fatta ad inizio seduta dal presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, della lettera inviatagli ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

E quando Schifani è giunto ai passaggi dove il premier parlava di “aggressione della magistratura di estrema sinistra”, dai banchi dell’opposizione si sono levate forti proteste verbali. Udc, Idv e Pd sono stati uniti nel chiedere il ritiro degli emendamenti. Così come ha chiesto il Pd: “Berlusconi faccia un passo indietro altrimenti il Pd farà un’opposizione durissima”, ha detto Antonello Soro, capogruppo del Partito democratico alla Camera, che poi ha aggiunto: “L’idea di attacchi dei magistrati al premier è campata in aria”.

Dura la reazione del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro che, oltre a parlare di “strategia criminale da parte di Berlusconi”, aggiunge: “Non si devono sospendere i processi di un premier in carica se questi processi preesistevano alla sua elezione e quindi la sua elezione è né più e né meno una condizione per non essere più processato. D’ora in poi se dovesse valere questo principio, a Provenzano dovrebbe convenire candidarsi piuttosto che fare il latitante”. Dal palco del seminario di Italianieuropei, organizzato da Massimo D’Alema, l’ex ministro degli Esteri ha parlato di “turbamento creato da Berlusconi”, quindi è intervenuto anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha giudicato “dissennata la scelta del governo di inserire l’emendamento cosiddetto ‘salva premier’ nel provvedimento sulla sicurezza: “Mi auguro che il governo rifletta – ha aggiunto il leader centrista - non vada avanti con le forzature e ritiri l’emendamento. Detto questo, però iniziative dissennate non debbono attenuare il dialogo necessario sulle riforme”.
Le repliche della maggioranza sono arrivate per bocca del capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “Sembrava che la sinistra avesse archiviato la stagione dell’uso politico della giustizia. Invece c’è una ripresa dell’iniziativa giudiziaria contro Berlusconi che richiede un intervento. Il dialogo con Veltroni? – si chiede Cicchitto - Dipende da lui se saprà fare quel salto di qualità politica che è abbandonare l’uso improprio della giustizia”. Poi il capogruppo azzurro rispondendo sul rischio della rottura del dialogo ha aggiunto: “Veltroni ha di fronte un bivio: se fare un salto di qualità politica e buttare le armi improprie della giustizia o continuare a usarle. Allora noi non possiamo fare altro che lavorare per disinnescarle con uno strumento legislativo”.
Anche il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone attacca l’atteggiamento dell’opposizione: “Veltroni rischia di divenire un prigioniero politico dei reduci di Mani Pulite e Pierferdinando Casini può puntare a fare il vice di Di Pietro all’Italia dei Valori”.
Molto critica anche l’Associazione Nazionale Magistrati che per domani annuncia una conferenza stampa nella quale risponderà al Cavaliere: “In uno Stato democratico – scrivono in una nota il presidente e il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini - ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica, ma chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale”. Per l’Anm “Berlusconi ha rivolto accuse gravissime nei confronti del presidente del collegio giudicante e del pubblico ministero del processo che lo vede imputato a Milano di corruzione in atti giudiziari”.

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Discutine sul FORUM: “Giustizia e magistratura: perché non funzionano?”

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