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Bossi jr “la trota” impigliato nella rete. Ma in politica i “figli di” abbondano

Renzo Bossi con il padre Umberto

Renzo Bossi con il padre Umberto

Nel nome del padre. O del fratello, dello zio, del cognato. Qualsiasi grado di parentela va bene, se può indirizzare sulla strada della “cosa pubblica”.
Renzo Bossi, per ora, ha avuto dal padre Umberto solo un soprannome, “la trota” (in grado di stroncare qualsiasi carriera) e un ruolo da team manager della “nazionale” padana. Ma adesso, da candidato della Lega alle regionali a Brescia, il giovane Renzo ha dovuto fare i conti con un ostracismo malcelato dei suoi potenziali elettori locali, che fanno un po’ di fatica a digerire il nome del rampollo sulla scheda elettorale. Continua

Papà Umberto e Bossi Jr: il lato debole del celodurista

Umberto Bossi, 68 anni, con il figlio Renzo, 21

Umberto Bossi, 68 anni, con il figlio Renzo, 21

Ve lo immaginate Massimo D’Alema presentarsi a un vertice del Pd con il figlio Francesco, o Gianfranco Fini a una riunione alla Camera con la primogenita Giuliana? E Silvio Berlusconi arrivare con il figlio Luigi a un summit del Pdl? Fantapolitica.
L’accusa più tenera sarebbe di familismo. Ma c’è un’eccezione: “re Umberto di Padania”. Come un monarca d’altri tempi che si tiene sempre accanto il delfino, Umberto Bossi riesce a piazzare il secondogenito Renzo nei momenti cruciali. Continua

Che fine persegue Fini? La parabola di Gianfranco, che studia da leader (del Pd?)

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini da tempo studia da leader del centrodestra.
Nei palazzi della politica, ma anche nel Paese, la voce gira ormai da molto. E da quando è presidente della Camera, poco più di un anno, è anche riuscito a ritagliarsi uno spazio da uomo politico che guarda più alla strategia che alla tattica, più al ragionamento di lungo respiro che alla politica della dichiarazione quotidiana.
Certo quella dell’ex leader di Alleanza Nazionale è stata una lunga marcia. Che dalla militanza missina lo ha portato fino alla segreteria… del Partito Democratico (almeno così ironizza il popolo di sinistra, ormai orfano di grandi condottieri).

Ma la marcia finiana comincia da lontano. Con la prima “svolta”, quella del congresso di Fiuggi (si era nel gennaio ‘95) che trasforma il Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale. Del Msi Fini aveva raccolto il testimone, direttamente da Giorgio Almirante, a soli 35 anni. Per la prima volta gli eredi dei repubblichini - o per lo meno la maggior parte di essi - rinnegano le radici fasciste. Un passaggio “storico”, da completare con l’abbandono di quel passato che ricorda la destra razzista e antisemita, che ancora pesa troppo sulle spalle di Fini.
Il 19 febbraio del 1999 Fini va nel luogo simbolo della tragedia dell’Olocausto: Auschwitz. Quindi con il secondo governo Berlusconi, nel 2001, Fini comincia ad accreditarsi anche sullo scenario internazionale, prima con la nomina alla Convenzione europea, l’organo straordinario dell’Ue che dà vita alla Costituzione europea, poi approdando alla Farnesina. Il cammino prende velocità e diventa una corsa nel 2002, quando l’attuale presidente della Camera partecipa a sorpresa alla Giornata della Memoria, dove davanti al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, afferma: “Siamo qui, perché la storia non si ripeta, perché mai più si possano compiere simili mostruosità”. E nello stesso anno, a settembre, in una intervista al quotidiano israeliano Haaretz va oltre: “Come italiano è mio dovere assumermi ogni responsabilità. E a nome degli italiani è mio dovere farlo. Gli italiani portano sulle proprie spalle la responsabilità di ciò che è accaduto dal 1938, ovvero da quando furono varate le leggi razziali. Si tratta di una responsabilità storica: quella di riconoscere i dolori causati e di chiedere perdono”. La visita a Gerusalemme il 24 novembre del 2003 è il momento certamente più significativo del cammino politico di Fini: le immagini dell’ex delfino di Almirante, con la kippà in testa che depone fiori allo Yad Vashem sanciscono lo strappo con il passato.

Ecco una “gallery” (e qualche video) di alcuni suoi pensieri negli anni. Prima e dopo. Perché come ebbe a dire lo stesso Fini alcuni anni fa “solo i paracarri restano fermi”.

Su Mussolini
Il 25 marzo di quest’anno, cioè nei giorni in cui era appena calato il sipario su Alleanza Nazionale e si andava verso la creazione del Pdl, Fini è ospite alla sede romana della Stampa estera e la domanda clou, ancora una volta, è sul suo pensiero su Mussolini. Al giornalista che gli ricorda come 15 anni ebbe a definire il dittatore il più grande statista del secolo, replica: “Sono affascinato dalla sua domanda… è evidente che la risposta sia in quello che ho fatto in questi anni e di cui mi ha dato atto anche lei”. Oggi, aggiunge, Fini, “la mia risposta è no, non sono dello stesso parere, altrimenti sarei schizofrenico. Un minimo di coerenza, altrimenti avremmo fatto bingo…”.

Sugli omosessuali (maestri e non)
Nell’aprile del 1998 disse che “un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro”. Motivando il suo pensiero poi spiegava: “Un conto è affermare che non è giusto discriminare la gente per motivi religiosi, razziali, etnici o sessuali, ma cosa diversa è stabilire per legge che una coppia di gay deve avere gli stessi diritti di una coppia normale. Perché l’omosessualità non si può considerare una cosa normale”. Tornando all’esempio del maestro elementare, il leader dell’allora An era netto: “Secondo me, compiti delicati come quello dell’educatore, soprattutto dell’educatore dei più piccoli, occorre che vengano affidati a chi trasmette determinati valori e determinati principi”.
Di recente, a metà maggio 2009, il presidente della Camera ha ricevuto a Montecitorio alcune associazioni degli omosessuali. I rappresentanti di Arci Gay-Arcilesbica, Agedo e Famiglia Arcobaleno, gli hanno consegnato un dossier sulle violenze e gli omicidi a sfondo omofobico e gli hanno chiesto un impegno per calendarizzare al più presto la legge contro l’omofobia. Fini, dal canto suo, ha sottolineato il dovere del legislatore di mettere al centro della sua azione la lotta a ogni genere di pregiudizio: “Nel momento in cui si discute della dignità della persona umana, bisogna combattere tutte le tendenze al pregiudizio, alla discriminazione e alla violenza. Ma questa cosa il legislatore la deve avere al centro della sua azione legislativa”.

Legge Bossi-Fini e la questione degli immigrati
Durante la legislatura 2001-06 Fini fu, con il leader della Lega, Umberto Bossi il “padre” della legge per contrastare l’immigrazione (datata 30 luglio 2002) , che infatti porta il loro nome: la Bossi-Fini. Un provvedimento duro, che prevede l’impossibilità per i clandestini senza un permesso di lavoro in Italia di arrivare nel nostro Paese. In questo anno la terza carica dello Stato ha più volte parlato di immigrazione e rispetto dei diritti “a prescindere dal colore della pelle”. E proprio la settimana scorsa – nel discorso non pronunciato per via dell’annullamento della visita a Montecitorio a seguito del ritardo del Colonnello Gheddafi – ha chiesto alla Libia di ospitare una delegazione di parlamentari perché si possa verificare il rispetto dei diritti umani sulle coste vicine al nostro paese. E sulla Bossi-Fini nei mesi scorsi ha chiosato: “Continua ad essere valido l’impianto generale della legge Bossi-Fini, ma alla luce di alcune questioni relative all’applicazione della legge, dei correttivi si rendono necessari. In particolare” ha aggiunto “andrebbe modificato l’aspetto che chiede all’immigrato che per rinnovare il contratto di lavoro deve tornare nel paese di origine e poi rientrare in Italia”.

Le dissonanze di un “uomo solo al comando”
E quante sono, invece, le dichiarazioni in cui Fini, pur non evolvendo il suo pensiero, si è detto in dissonanza dallo schieramento di centrodestra. O almeno da buona parte di esso…

Alcuni anni fa Fini aveva appoggiato il referendum abrogativo della legge 40 e, più di recente, ha detto che alla Camera sarebbe opportuno rivedere la legge sul testamento biologico, approvata dalla maggioranza al Senato con il plauso della Chiesa e fortemente criticata dal centrosinistra. Dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sulla fecondazione assistita l’inquilino di Montecitorio ha detto, in maniera netta: “La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei”.

Referendum elettorale
Dal palco del congresso fondativi del Pdl alla Fiera di Roma Fini aveva riportato l’attenzione sul referendum elettorale ricordando che An aveva raccolto le firme. Una consultazione che crea evidenti problemi alla coalizione e in particolare al rapporto con la Lega. Tanto che il Cavaliere solo la settimana scorsa ha detto che non avrebbe appoggiato i quesiti referendari. Subito Fini ha invece dichiarato di voler andare a votare “convintamente. E spero che gli italiani facciano altrettanto”.

Le stoccate a Berlusconi
E che dire della sua condotta politica, che negli ultimi mesi ha preso traiettorie ben diverse (e solitarie) da quelle della maggioranza, del governo e del premier Silvio Berlusconi? Beh, al Fini di questi ultimi tempi calzerebbe benissimo perfino per un Partito democratico più a sinistra dell’ex Veltroni: schierato sulla libertà di scelta nella bioetica, difensore della laicità e della Costituzione.
Fino a bacchettare più volte, a colpi di disringuo, le uscite del premier. L’ultima critica, ma solo in senso cronologico, sull’inchiesta di Bari. “Non credo che ci sia un rischio di instabilità per il governo. C’è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della democrazia”, ha risposto il presidente della Camera, venerdì 19 giugno, a chi gli chiedeva dei rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle vicende degli ultimi giorni. Fini, che parlava a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania, ha aggiunto: “Una democrazia impotente e inefficace alla lunga genera disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni”.

Che fine persegue Fini?
A proposito di stabilità e crisi, sono tanti ad aver pensato a lui, e a Tremonti, per un eventuale governo istituzionale che avrebbe potuto sostituire un Berlusconi in difficoltà. La “scossa’ evocata da Massimo D’Alema è stata rigettata in toto dalla maggioranza, ma certamente l’inquilino di Montecitorio, che pure aspira (legittimamente) alla successione del Cavaliere (ma guai a chiamarlo “delfino”), non avrebbe accettato di salire sul gradino più alto della politica italiana senza una legittimazione popolare. La sua è una strategia lungimirante. Che per ora prevede lo “sfruttamento” della Camera dei Deputati. Attraverso la composizione di una rete di contatti bipartisan e di eventi politico-culturali che si dispiegheranno nei prossimi mesi. Se non anni. Una rete politico-culturale avrà nella fondazione Farefuturo e in Alessandro Campi il centro di una nuova politica della destra. Lo stesso Campi ha più volte spiegato: “C’è un’ambizione politica forte. Vogliamo pensare e immaginare di ‘rifare l’Italia’. Frenando le spinte disgregatrici. Inglobando i nuovi italiani. Immaginando una nuova architettura istituzionale capace di decidere”.

Probabilmente Fini (isolato nel Pdl, sempre meno in sintonia con Silvio Berlusconi, ai ferri corti con la Lega, ai margini con buona parte di An) non farà il leader del Pd, e – come ha recentemente scritto Giuliano Ferrara: “Fini non avrà mai lo charme demotico di Berlusconi e non potrà mai sfidarlo direttamente” ma un giorno “magari non ravvicinato la stella del presidente della Camera brillerà in una costellazione in cui a pochi astri sarà dato di emettere luce in proprio”.

VIDEO su Youtube con protagonista Gianfranco Fini:

Gianfranco Fini - MSI appello agli elettori 1992

Fini eletto Presidente della Camera dei Deputati

Messaggio del Presidente Fini sul canalae YouTube della Camera


Fini e quel tiro di marijuana

Scherzi a parte: Fini e la lotta al fumo

Le Iene su Mussolini

L’intervento di Fini alla seconda giornata del cogresso fondativo del Pdl


Fini contro il governo: “Offesa dignità del parlamento”

Fini nuovo leader della sinistra?

Fini a El Pais: “Non sono il delfino di Berlusconi. Lui può salire al Colle”

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

“Con la sua aria principesca Fini ci riceve nel suo studio fumando una sigaretta”. Inizia così una lunga intervista del presidente di Montecitorio al quotidiano spagnolo El Pais che lo descrive “come il politico più equilibrato di questa emotiva e agitata terza Repubblica italiana”.
Con il quotidiano spagnolo il numero uno della Camera spazia, a 360 gradi. Parla di tutto, in campo politico: del futuro del Pdl, dell’opposizione, di laicismo e immigrazione e dei suoi prossimi traguardi. A tal proposito, al giornalista che gli chiede se sia lui il “delfino” di Berlusconi, l’ex ministro degli Esteri risponde mostrando una foto che lo ritrae mentre fa immersioni vicino a uno squalo. E butta lì: “I delfini stanno in mare e questo è uno squalo” dice “non è un delfino. Inoltre io sono repubblicano e Berlusconi non è un re con un erede… La politica è un’altra cosa… I leader si affermano se hanno le capacità e se ci sono le condizioni e questo non devo deciderlo io…”.
Quanto all’ipotesi che Silvio Berlusconi diventi il prossimo presidente della Repubblica, Fini fa osservare che “certamente oggi il premier ha un appoggio personale e popolare che rende questa ipotesi non peregrina”.

E di lui, del suo futuro politico, se si veda nei panni di primo ministro, il presidente della Camera, premettendo che “la politica è realismo e strategia”, chiarisce: “Io credo di aver contribuito a una strategia che la portato la cultura politica della destra italiana a integrarsi pienamente nel sistema politico, grazie anche ad alcuni amici spagnoli, tra i quali Aznar, prima di altri in Europa. Questo attore politico nuovo, che era legato alla nostalgia del fascismo, è oggi una destra democratica”, rivendica Fini, cui non piace il termine civilizzata, perchè lascia intendere che “prima fossimo incivili”.
La destra a cui pensa l’ex ministro degli Esteri è una destra “non ideologica, democratica, europea e istituzionale”. E ancora, nel replicare al giornalista che gli ricorda come qualcuno parli di lui come il nuovo leader dell’opposizione, Fini la liquida come “una battuta fatta da un amico, di destra ovviamente, per carnevale”. Per poi tornare a ribadire la sua idea che “la cultura della destra del terzo millennio deve modernizzarsi, bisogna smetterla con le etichette del secolo scorso, che è il millennio scorso. Ci sono sfide culturali che dobbiamo affrontare tutti insieme: l’integrazione, il laicismo, l’emigrazione, i diritti dei cittadini, l’autorità dello Stato”.

Ce n’è anche per l’opposizione e per la sinistra italiana. È proprio vero che non esiste più? “Walter Veltroni ha salvato il Pd” sostiene il presidente della Camera “perché senza di lui le elezioni sarebbero andate anche peggio. Al momento il Pd sta soffrendo gravi problemi. Ma il sistema bipolare nel quale credo sta in piedi solo se il governo è forte ed è forte anche l’opposizione”.

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