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Il paese dei dentisti abusivi: San Ferdinando di Puglia


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Quando è scattato l’ennesimo blitz e i carabinieri del Nas di Bari sono entrati all’interno di un ambulatorio di San Ferdinando di Puglia il paziente era immobile sul riunito, la poltrona del dentista. Aveva la bocca aperta e un molare anestetizzato in attesa di un’otturazione. Intorno a lui nessuno. Era completamente solo con un tavolo, un armadio, un lavandino e diverse confezioni di medicinali scaduti.

Il falso professionista, che fino a pochi attimi prima gli stava trapanando il dente, si era appena dato alla fuga; si era accorto dell’arrivo dei militari da un monitor che trasmetteva le immagini di una telecamera a circuito chiuso che lui stesso aveva posizionato nella sala d’attesa. Così, come in una scena di un film, attraverso l’armadietto che nascondeva una porta, aveva deciso di nascondersi in una stanza adiacente: un garage che solitamente utilizzava per riparare le dentiere e costruire protesi. Da anni infatti si faceva chiamare dottore ma in realtà era solo un bravo odontotecnico con un fiuto per gli affari. Nel “suo studio dentistico” praticava prezzi decisamente concorrenziali; per un’otturazione, un impianto e per una pulizia dei denti si poteva risparmiare dal 30 al 70 per cento.
In Italia fenomeno dell’abusivismo odontoiatrico è in preoccupante crescita. Da Nord a Sud.
Nel 2008, i carabinieri dei Nas hanno sequestrato 170 laboratori per un valore di oltre 55 milioni di euro e denunciato 556 falsi odontoiatri, 80 in più rispetto all’anno precedente.
Solo nelle provincie di Bari e Foggia nei primi sette mesi di quest’anno ne sono stati scovati ventidue, di cui poco meno della metà proprio a San Ferdinando di Puglia. La crisi, si sa, aguzza l’ingegno ma in questo paesino in provincia di Foggia tutti sembrano aver avuto la stessa idea per poter arrotondare a fine mese. E tutti con ottimi risultati: centinaia di pazienti e un “fatturato” da capogiro.
In meno di trenta giorni i militari ne hanno scoperti e denunciati nove per esercizio abusivo della professione e per irregolarità nella licenza: “I falsi dentisti che abbiamo denunciato sono per la maggior parte odontotecnici che hanno deciso di ‘improvvisarsi’ odontoiatri per aumentare il reddito a fine mese” afferma il capitano Antonio Citarella, comandante del Nas di Bari e Foggia “lavorano abusivamente all’interno di ambulatori che non hanno i requisiti sanitari, in condizioni igieniche precarie e spesso con medicinali scaduti“.

All’interno degli studi dentistici sequestrati dalla magistratura, i militari dell’Arma, hanno trovato centinaia di confezioni di antibiotici e anestetici ormai scaduti da anni. E non solo in Puglia. Anche a Padova, Cagliari e Viterbo dove durante le perquisizioni sono spuntati anche medicinali rubati dagli scaffali degli ospedali pubblici. “Non tutti i pazienti che abbiamo sorpreso nelle sale d’attesa sono consapevoli di rivolgersi ad un falso dentista ma vengono attratti dai costi decisamente più contenuti” prosegue il capitano Citarella “altri invece pur essendo a conoscenza che si tratta solo di un tecnico e non di un medico, accettano di sottoporsi anche a delicati interventi chirurgici pur di risparmiare”.

Ma si moltiplicano anche i casi di medici odontoiatri, regolarmente iscritti all’Albo, titolari di studi dentistici che non esercitano la professione ma affidano i propri pazienti agli odontotecnici; Citarella conclude: “Stiamo ricevendo numerose denunce da parte di pazienti che hanno riportato gravi lesioni al cavo orale ma anche da parte dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Foggia che devono intervenire su pazienti che hanno subito danni”.

Un dentista all'opera

Non solo vacanze low cost. Dal dentista dell’Est per due soldi…

55 mila abitanti e 400 dentisti
di Alessandro Calderoni

C’è chi in bocca ha soltanto i propri denti e chi tra le labbra ha l’equivalente di un’automobile o addirittura di un monolocale, volendo convertire in beni tangibili l’esorbitante onorario riconosciuto all’odontoiatra per un sorriso restaurato. Per questa ragione oltre 20 mila italiani ogni anno scelgono di andare a curarsi in Ungheria, Romania, Serbia o Croazia, pagando in media il 60 per cento in meno rispetto alle tariffe italiane.

Su internet trovare un dentista a prezzi stracciati nell’Europa dell’Est è facile. Più difficile capire chi si ha di fronte. Primo problema: la lingua. Spesso l’italiano del sito è stentato e non ispira grande fiducia. Capita per esempio sul sito ungherese Topdentista.hu, su quello svizzero Dentaltravel.ch, sul romeno Medicaltours.ro/turismo-dentale/, sul croato Dentisti-pola-croazia.com. Tra i meglio tradotti Rosengarten.hu offre soggiorni nell’omonimo albergo con clinica annessa; Fogpotlasklinika.hu punta su sicurezza e tecnologia; Dentistainungheria.com si sofferma anche sugli aspetti turistici del viaggio.

Problema numero due: conoscere i dentisti senza affrontare un viaggio preliminare è molto difficile. La soluzione più semplice, quindi, è cercare una società italiana che organizzi direttamente le trasferte e offra garanzie su strutture e professionisti. Nel gennaio 2006 apre il sito Holident.it: specifica i curricula dei medici anche se non i nomi delle cliniche, promette controlli presso dentisti italiani convenzionati, dà accesso ai listini previa registrazione. Al sito non corrisponde una società vera e propria ma l’ideatore del servizio, l’italoungherese Attila Kiss, che ha un ufficio reale, a due passi da piazza del Duomo a Milano. Nel novembre 2006 nasce Turismodontoiatricoinserbia.it. È di Enzo Lozzi, titolare della società Erident, un gruppo che controlla studi dentistici a Brescia, Pescara, Sulmona e Roma. Prima propone una visita in Italia, poi la trasferta all’ospedale militare di Novi-Sad in Serbia. Gli impianti utilizzati sono prodotti dalla società milanese Normadent, che è promossa dallo stesso Lozzi. Approfondendo si scopre che la Erident risulta chiusa da un anno e Lozzi, ex titolare di una piccola azienda odontotecnica, non è iscritto all’albo dei medici italiani. “Mi sono specializzato in stomatologia a Bucarest e lì sono iscritto, insegno all’Università di Costanza, opero in Serbia e in Romania” racconta.

Dicembre 2007, nasce Dentista-estero.com. Nessuna società d’appoggio, nessun ufficio indicato, ma cinque studi convenzionati in Ungheria e tre in Croazia. Al cellulare risponde Cesare Cacchi, odontoiatra di Imola regolarmente iscritto all’albo. “Non ho uno studio e non esercito più, troppa concorrenza. L’estero è il business del futuro”.
Tra novembre 2007 e marzo 2008 vedono la luce quattro siti esplicitamente collegati tra loro: Dentalgroup.it, Dentista-estero.it, Dentista-estero.eu, Turismo-dentale.it. A gestirli è la società Open Mind di Virna Bertelli, 48 anni: in curriculum una carriera come organizzatrice di eventi per la rappresentanza italiana a Bruxelles e in seguito per il consolato generale canadese a Milano. Vi si trovano informazioni sui dentisti ungheresi convenzionati, tariffe, marche degli impianti usati, garanzie rilasciate. Ci sono numeri di telefono fissi e cellulari. E un indirizzo di Cologno Monzese. Manca però l’indicazione della destinazione del viaggio.

Quella la Bertelli la dice a voce. Accoglie Panorama in un piccolo e spoglio ufficio di periferia. “Dieci anni fa un dentista italiano mi ha rifatto la bocca” racconta. “Nel 2004 il lavoro era da buttare e ho provato personalmente ad andare in Ungheria. Poi ho portato mio marito. E infine anche la moglie di un mio socio. L’idea di farne un lavoro è nata in seguito”. Funziona così. Con una radiografia panoramica e un preventivo italiano, in pochi giorni Bertelli ottiene un primo preventivo di massima dai medici ungheresi, è in grado di fissare una visita preliminare gratuita e può prenotare un volo low cost per Bratislava, dove un’auto preleva i pazienti per portarli gratuitamente nella struttura. Meta finale: Sopron, 55 mila abitanti, di cui 400 dentisti, al confine tra Ungheria e Austria. Qui sorge l’hotel Rosengarten, struttura confortevole che comprende all’interno una clinica odontoiatrica con quattro medici e una receptionist-interprete.

Partenza da Orio al Serio (Bergamo) per Bratislava poco dopo le 16, volo Ryanair, un’ora e 10. Al massimo 40 euro se si prenota in tempo; 220 se si compra il biglietto un giorno prima. All’arrivo un minibus carica otto pazienti. Altri quattro sono già arrivati.
“Abbiamo una media di un cliente al giorno” puntualizza Virna Bertelli. Dopo un’ora di percorso si arriva all’hotel: 40 euro al giorno per la stanza, a scalare secondo la spesa odontoiatrica, gratis oltre i 4 mila euro di cure. Sono le 8 di sera, giusto in tempo per la cena: 20 euro per un pasto ottimo, filetto compreso. E c’è anche il menu per chi non può masticare.

La mattina successiva le visite cominciano alle 9. Ogni paziente italiano viene radiografato, poi visitato da uno dei medici di turno, con l’assistenza linguistica della receptionist. Tutto incluso. Gli studi sono modernissimi e puliti e gli strumenti sembrano di ultima generazione e di recente acquisto. I preventivi dettagliati vengono emessi senza impegno poco dopo la visita e comprendono una ripartizione temporale degli eventuali interventi; per quelli più complessi sono richiesti tre viaggi, di cinque giorni ciascuno, a tre-quattro mesi di distanza l’uno dall’altro. La garanzia sugli interventi e sui materiali impiegati è scritta. La fatturazione è regolare.

Katia, 40 anni, è partita con un preventivo milanese da 28 mila euro, torna con uno ungherese da 13 mila. Nino, 44 anni, nella vita fa il grafico e la prospettiva di spendere quasi 20 mila euro per cinque impianti e altri ritocchi non lo rendeva certo sereno: a Sopron la previsione di spesa supera di poco i 10 mila euro. Sergio e Maria, marito e moglie, hanno 47 anni, vengono da Avellino e sono già in cura. Lei è proprietaria di un salone di bellezza e ha bisogno di otto corone, tre estrazioni e quattro impianti: 24 mila euro in Italia, 10 mila al Rosengarten. Lui è un tecnico informatico e l’accompagna per farsi due ponti e due estrazioni a meno di 3 mila euro.
i dentisti italiani e quelli ungheresi

“Ti senti in vacanza, non dal dentista. Peccato solo che fuori dalla clinica nessuno parli italiano e non ci sia molto da fare in giro”. Alle 15.30 due auto caricano i pazienti e alle 20.30 tutti sono di nuovo a Milano.
“Capisco che il risparmio sia allettante” commenta Roberto Callioni, presidente dell’Associazione nazionale dentisti italiani, “ma occorre fare attenzione a quattro fattori fondamentali. Primo, il titolo di studio e gli aggiornamenti dei medici; secondo, la sterilizzazione degli strumenti; terzo, la certificazione scritta dei materiali usati; quarto, stabilire a priori chi e come si assume la responsabilità dell’intervento”.

In Ungheria la vita costa meno che in Italia e anche le cure odontoiatriche riflettono questa differenza. Tuttavia, dopo aver confrontato i prezzi, sorge il sospetto che i camici bianchi nostrani approfittino del portafoglio dei pazienti. “Il mestiere del dentista è molto costoso” replica Callioni “studio, assistenti, strumenti, materiali. Su 100 euro di ricavo 60 vanno in costi e sui rimanenti 40 si pagano le tasse. Non se ne verrà fuori finché lo Stato non concederà ai cittadini una maggiore detraibilità fiscale delle spese dentistiche”.

Sarà, però nel Nord-Est italiano i sindacati hanno trovato una soluzione diversa. Prima la Cgil di Bolzano, poi Spi e Cgil del Friuli Venezia Giulia, quindi anche il sindacato in Veneto: negli ultimi sette anni sono nate convenzioni per gli iscritti che consentono di andare dal dentista in Croazia, a prezzi convenienti. Gli odontoiatri locali hanno reagito secondo le regole del mercato: calmierando i prezzi e offrendo una controconvenzione altrettanto conveniente per far rimanere i pazienti in Italia.

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