
Undici persone ritenute affiliate al clan dei casalesi sono state arrestate stamani alle prime ore dell’alba. L’operazione anticamorra, coordinata dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Napoli e dalla locale Direzione distrettuale antimafia ha portato in cella - ha spiegato il capo della Mobile casertana, il vice questore Rodolfo Ruperti - alcuni componenti della famiglia di Francesco Bidognetti, soprannominato “Cicciotto di Mezzanotte”, attiva tra Villa Literno e il litorale casertano. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi ci sono esponenti ritenuti di primo piano nell’organizzazione, tra cui Raffaele Bidognetti, figlio del capo storico del clan e Giovanni Lubello, genero di Francesco Bidognetti.
Tutti sono ritenuti responsabili a vario titolo di numerosi episodi estorsivi succedutisi nel corso degli anni nei confronti di un noto imprenditore titolare di una struttura alberghiera del litorale domiziano. Gli investigatori hanno potuto ottenere questi ottimi risultati grazie alle intercettazioni telefoniche, ma soprattutto grazie alla collaborazione della vittima che oltre a confermare di aver subito nel tempo continue vessazioni e richieste estorsive da parte degli attuali indagati, ha anche rivelato l’intenzione di due esponenti del clan di portarlo al cospetto di un pericoloso latitante impegnato per ricompattare le fila del gruppo Bidognetti.
Nell’operazione sono stati sequestrati anche di numerosi fabbricati, società, ditte individuali, terreni, conti correnti e autovetture di proprietà di soggetti ritenuti prestanome del clan camorristico dei Casalesi. Sono tuttora in corso, inoltre, numerosi sequestri di beni immobili e società per un valore stimato in diverse decine di milioni di euro. Oltre trenta le persone a vario titolo coinvolte nell’ambito dell’operazione.
Il VIDEO servizio:
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Era del 3% la cosiddetta tassa “sicurezza cantiere” versata dalle imprese appaltatrici dei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel tratto tra gli svincoli di Serre, in provincia di Vibo Valentia e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.
Questo è emerso, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, dall’inchiesta coordinata dalla Dia di Reggio Calabria e condotta dalla squadra mobile reggina che stamani ha portato all’arresto di 15 persone.
Si trattava di una sorta di cedolare secca, oltre le forniture di beni e servizi, che finiva con il sistema della sovrafatturazione direttamente nelle tasche dei boss di prima grandezza della ‘ndrangheta, come i Pesce-Bellocco, i Bonarrigo, i Mancuso, i Tassone. A pagare, la Condotte spa, la Coop costruttori, la Gepco salc, la Baldassini-Tognozzi, l’associazione temporanea di impresa composta da Sicilsonde, Italgeo, Caramazza, Rindone, “il tutto con violenza e minacce - scrivono i magistrati della Dda - costituite dagli attentati subiti dalle ditte e dalla condizione di assoggettamento ed omertà che deriva dall’appartenenza all’associazione a delinquere di stampo mafioso”.
Le indagini, in corso da alcuni anni, sono state condotte dalla squadra mobile di Reggio Calabria, e coordinate dal pm distrettuale Roberto Placido Di Palma, anche se l’intera ordinanza è stata cofirmata dal coordinatore della Dda, Salvatore Boemi, e dal pm Nicola Gratteri.
Ogni intervento sui cantieri, secondo le indagini, era stato spezzettato: ai Mancuso, spettava la competenza nel tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno, infine, tra Rosarno e Gioia Tauro, ai Piromalli.
Nell’elenco degli indagati per i quali il Gip Angela Bandiera non ha ritenuto di accogliere la richiesta della custodia cautelare in carcere, risulta il “patriarca” della famiglia gioiese, Gioacchino Piromalli, di 73 anni, ritenuto dagli inquirenti l’elemento storico di cerniera tra gli anni ‘70 e il 2000 per tutti i lavori pubblici, dal costruendo Centro siderurgico, mai realizzato, ai lavori portuali e, oggi, ai lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria.