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Van De Sfroos: “Difendiamo i dialetti, come gli ambientalisti fanno coi parchi”

Davide Van de Sfroos

I film sarebbero più affascinanti, se recitati in dialetto. E pure comprensibili, se magari le parlate locali fossero insegnate a scuola, come per esempio vuole la Lega, anche solo un paio d’ore a settimana.
Davide Van De Sfroos (all’anagrafe Bernasconi) ne è convinto. Cantautore e scrittore lombardo, nato a Monza 44 anni fa, ma vissuto dall’età di quattro anni sul lago di Como, ha costruito il suo successo proprio sul dialetto laghée (tremezzino), il vernacolo comasco, tanto che grazie al suo ultimo lavoro Pica! (2008) ha vinto la seconda Targa Tenco come miglior disco in dialetto. Leggi l’intervista

Nozze in lombardo e tg in bolognese: ecco l’Italia dei dialetti. O dei campanili?

La Padania, quotidiano della Lega

E adess v’el disi bèl ciaàr: da quest mumènt chì sii marì e mijèè“. Tradotto: vi dichiaro marito e moglie.
Chissà, se fossero esistiti nella realtà, anche i Promessi sposi Renzo e Lucia, i protagonisti del romanzo di Manzoni, alla fine di mille peripezie avrebbero udito questa formula, realizzando finalmente la loro unione in “Quel ramo del lago di Como”.
Continua

Tutte le spallate della Lega all’Unità. A colpi di dialetto e cibo locale

Un sostenitore della Lega

Lega Nord di nome e di fatto. Il Carroccio non è andato in ferie quest’anno e le camice verdi, invece di “fare una pennica lunga almeno venti giorni”, come prescriveva ai parlamentari il filosofo Lucio Colletti (che aggiungeva, però, “così non rompono le p…”), si sono date da fare anche a Ferragosto.

Eccome. Le “sparate” della Lega hanno fatto infuriare - e continuano a farlo - alleati e oppositori, ormai frastornati dal muro di fuoco padano. Bandiere e inno regionali, dialetto a scuola e nella Costituzione e, soprattutto, il ritorno delle gabbie salariali. Questi alcuni dei tormentoni dell’estate, ma gli uomini del Carroccio passano subito anche ai fatti.
Soprattutto nei piccoli comuni governati dai “sindaci sceriffi”. Come il sindaco leghista di Varallo, piccolo paese del Vercellese, Gianluca Buonanno che ha vietato con un’ordinanza il “burkini”, il costume da bagno per le donne musulmane che lascia scoperti solo i piedi, le mani e il viso. O come a Capriate, paesino del Bergamasco, dove la giunta leghista ha vietato l’apertura di kebabbari e simili nel centro storico, come ha fatto alcuni mesi fa Lucca.
Non è finita. Fra due anni si festeggeranno i 150 anni dell’unità d’Italia. E già iniziano le polemiche.

L’appello di Napolitano. Il governo risponde
Il presidente Napolitano non ha dubbi: i tempi per la preparazione delle celebrazioni dei 150 dell’Unità d’Italia sono stretti. Mancano due anni e il governo deve rimboccarsi le maniche. E il Pdl risponde, soprattutto gli ex di An, come il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Fa bene il presidente della Repubblica a stimolare il governo, perché non c’è più tempo da perdere. Dico a Bondi: sono a disposizione, dò la mia piena disponibilità, sia personale sia come Forze Armate”. Si aggiunge un altro ex An, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: “Il presidente Napolitano è giustamente sensibile e attento, come lo siamo noi nel governo, alle questioni legate a questa celebrazione”. Ma per la celebrazione ci vogliono i soldi. Come reperirli, ci ha pensato il ministro Scajola: dai fondi regionali Fas. Intanto, da palazzo Chigi ricordano che già prima della pausa estiva si era affrontata la questione e a proposito era stato dato mandato allo stesso premier ed al ministro Bondi di elaborare un piano alternativo.

Le spallate della Lega
Ma se Pdl e Napolitano pensano all’Unità d’Italia, le spallate contro la manifestazione vengono proprio dagli alleati leghisti. Ha iniziato il fuoco il Senatùr, durante le vacanze ferragostane, dalla sua “residenza estiva” a Ponte di Legno, in Val Camonica. “L’inno di Mameli non lo conosce nessuno, meglio Va’ Pensiero. Poi tutti gli altri, contro gli sprechi per una manifestazione che, dicono i leghisti, non serve. “Sì a un’opera simbolica, no a mille marchette”, avverte il ministro Roberto Calderoli. “Sarebbe come festeggiare la disunità d’Italia, con il vecchio modo di far politica che ha distrutto il paese”.
Sulla stessa linea il capogruppo alla Camera, Roberto Cota. “In un momento come questo vanno evitate le celebrazioni enfatiche e le spese inutili. Altre sono le priorità e le esigenze della gente”. Più conciso l’eurodeputato Mario Borghezio: “La mia ricetta è proprio quella di non spendere una lira“.

Dialetto per tutti
Intanto, il Carroccio insiste sui dialetti che dovrebbero essere riconosciuti nella Costituzione. Ancora Calderoli. “Vogliamo che l’italiano venga inserito come lingua ufficiale nella Costituzione, cosa che non è mai stata fatta, e tutelato dai troppi termini inglesi e dal dialetto romanesco che lo stanno snaturando. Allo stesso tempo bisogna farsi carico di quelli che vengono inopportunamente chiamati dialetti. Non ci vedo nulla di eversivo nel ricordare che la lingua italiana è stata creata artificialmente”.
Per rendere tutto più “normale”, si dovrebbero fare, ha proposto Luca Zaia, anche delle fiction in dialetto: “Capri in napoletano, Il Commissario Montalbano in siciliano, Gente di Mare in calabrese, Nebbie e Delitti in emiliano, Cuori rubati in piemontese, Un caso di coscienza in friulano. La Lega esorta la Rai a mandare in onda le fiction di grande ascolto in dialetto con i sottotitoli, oppure per chi ha la televisione in digitale, di aggiungere al canale audio anche la versione dialettale”, ha detto il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, a Klauscondicio. “Potrebbe essere davvero un bel servizio” aggiunge il ministro “la fiction deve essere un canale anche attraverso il quale viene promossa la cultura regionale“.
All’insegna della lingua locale (da sempre il cavallo di battaglia leghista) anche la polemica, divampata a luglio in commissione cultura, sulla necessità d’introdurre nelle selezioni per i docenti una valutazione sulla conoscenza della cultura regionale. E al rientro dalle vacanze (altrui: come detto i leghisti d’agosto sono sul campo) gli onorevoli si troveranno sui banchi il titolo della proposta di legge (datata 18/12/2008) di Pierguido Vanalli, deputato e sindaco di Pontida: “Introduzione dell’articolo 107-bis del codice civile per la celebrazione di matrimoni in lingua locale“.

E a Napoli sbeffeggiano Bossi
Ma chi di dialetto ferisce, di dialettto perisce… E mentre in Padania il Carroccio spara contro l’Unità d’Italia e difende i dialetti, al Sud si trova il modo di scherzare sul pensiero di Umberto Bossi. Come ha fatto Il Mattino, prestigioso quotidiano partenopeo, che ha tradotto dispacci Ansa con le dichiarazioni del Senatùr sull’Inno di Mameli e il Va’ Pensiero. “Quanno cantammo l’inno nuosto, O Ca Penziero, tutte quante ‘o cantano pecché ‘e pparole ‘e ssanno tutte quante, no comme a chillo italiano ca nun ‘o sape nisciuno. Si tutto nu popolo, meliune e meliune ‘e perzune, sanno ‘o Va Penziero e ‘o cantano cu piacere, vò ricere ca int’o core d’a gente sta cagnanno tutte cose, anze tutt’è cagnato già“. E sotto le pendici del Vesuvio Roma ladrona diventa Roma mariuola. “Chille ra parte ‘e coppa, ‘e ll’alta Italia, so vinte, trenta meliune ‘e perzune, simmo brava gente (…) Nun vaco a fa o penziunato e nun levo mano si nun aggio luvato ‘a gente nosta ‘ a sott’ a Roma mariuola”.

La Lega di piazza e di governo spiazza gli alleati ma conquista gli italiani

Simpatizzanti della Lega a Pontida
Ronde, reato di clandestinità e federalismo fiscale. Sono le battaglie vinte dalla Lega Nord in questo primo anno del quarto governo Berlusconi di centrodestra: un bottino niente male. Ma che sembra non bastare a Umberto Bossi e ai suoi.
Il Carroccio è, davvero, un vulcano di idee. E siccome di secessione ormai non si parla (quasi) più, ogni sforzo leghista è puntato a “condire” il federalismo con leggi e decreti vari. Per renderlo più calato nelle realtà territoriali, insomma.

Idee, quelle della Lega, che spesso spiazzano gli stessi alleati della maggioranza (e irritano l’opposizione, quasi stordita da tanto) in Parlamento. Ma che, di sicuro, fanno parlare, sui giornali e nelle piazze. Come si suol dire: tengono banco, aumentando la popolarità dei leader del Carroccio, anche quando l’agenda della politica dovrebbe prevedere il dibattito di altri temi. Come le ultime proposte di legge che sono diventate il tormentone dell’estate: bandiere regionali, dialetti in classe e gabbie salariali. “Un colpo di sole estivo”, ha commentato Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv.
Eppure, le uscite “strampalate” della Lega, in passato, hanno colto nel segno. Consolidando e aumentando, come è successo alle europee e amministrative di giugno, i consensi nell’elettorato del Nord.

I tormentoni dell’estate

Bandiere regionali
“Ciascuna regione ha come simboli la bandiera e l’inno”. Il capogruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo, propone di cambiare l’articolo 12 della Costituzione che parla del tricolore: anche i simboli regionali meritano rango costituzionale.

Dialetto in classe ed esami regionali
Due proposte di legge, una della deputata Paola Goisis e l’altra di Bricolo, chiedono che lo studio della storia, della tradizione e anche del dialetto di ciascuna regione, entri a far parte dei programmi scolastici. A fine luglio, la proposta della leghista Goisis ha spaccato la maggioranza in commissione Cultura alla Camera: introdurre nelle selezioni per i docenti una valutazione sulla conoscenza della cultura regionale.

Gabbie salariali
I salari del Nord sono troppo bassi rispetto al costo della vita, che al Sud è decisamente più basso. E alla festa dei lavoratori, il primo maggio, il Senatùr lancia l’ennesima provocazione: adeguare i salari al costo della vita nelle diverse aree del Paese. In piena estate il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, rilancia il tema; poi mette a punto la proposta: contrattazione territoriale. E dal Premier arriva un primo “sì”, ancora non ufficiale.


I colpi messi a segno dal Carroccio.

Reato di clandestinità
L’immigrazione clandestina è reato. Una battaglia combattuta e vinta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Lo straniero illegalmente in Italia non rischia la reclusione ma un’ammenda da 5 mila a 10 mila euro e l’espulsione. La permanenza nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, degli immigrati clandestini, è prolungata dagli attuali 60 giorni a 180 giorni. Reclusione fino a tre anni per chi, a titolo oneroso, dà alloggio o cede anche in locazione un immobile a uno straniero privo del permesso di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di affitto.

Ronde
Nate come “ronde padane”, auto-organizzate dai militanti per pattugliare il territorio e proteggerlo dai criminali, le ronde sono diventate affare nazionale da alcuni mesi, ossia da quando il Carroccio le ha volute all’interno del pacchetto sicurezza. Dall’8 agosto sono effettive le associazioni di cittadini che, non in formazione di non più di tre persone, potranno pattugliare il territorio. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere formate prioritariamente da ex agenti.

Federalismo fiscale
È il primo passo verso una forma di federalismo più compiuta, attraverso la trasformazione del Senato in Assemblea delle Regioni, il cosiddetto Senato federale. Approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 29 aprile (con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 87 astenuti), collegato alla manovra finanziaria e recante delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, il federalismo fiscale è entrato in vigore il 21 maggio. Sarà attuato entro sette anni. I principi fondamentali sono due: il coordinamento dei centri di spesa con i centri di prelievo (Regioni, Province e Comuni), che comporterà una maggiore responsabilità da parte degli enti nel gestire le risorse; la sostituzione della spesa storica, basata sulla continuità dei livelli di spesa raggiunti l’anno precedente, con la spesa standard.

Scuola, la Lega chiede il “test della cadrega” per i professori. Cota: una bufala

La scuola

E la Lega propone il “test della cadrega“. Sì, quello dell’esilarante scena con Aldo-Dracula meridionale, Giovanni e Giacomo nei panni di due “signorotti transilvani-leghisti” con l’hobby di dare la caccia ai “Terùn” (qui il VIDEO).

La “cadrega” ha da diventare, secono dil Carroccio, una prova d’ingresso da inserire nella riforma della scuola: un test per gli insegnanti “sulla cultura, le tradizioni e il dialetto delle regioni in cui intendono insegnare”. La richiesta leghista, presentata in commissione Cultura della Camera durante la riunione del comitato ristretto, apre un confronto aspro nel centrodestra, fa alzare il solito polverone e scatena le proteste dell’opposizione. Pertanto, il presidente della commissione Valentina Aprea decide di sospendere la seduta e di sconvocare il comitato ristretto. Inutile discutere oltre su questo tema, avverte, dovrà essere la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ad occuparsene. L’esame proseguirà in Aula.
“Ma questa decisione della Aprea non ci trova d’accordo” avverte la parlamentare della Lega Paola Goisis autrice della proposta del test ai professori “spero davvero che il testo non venga calendarizzato in Aula prima che ci sia stato un chiarimento nel centrodestra perché non si può scavalcare così la volontà del secondo grande partito della maggioranza”.
“Noi” prosegue la leghista “avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola. Ma questa non era condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato che ora è all’esame della commissione Cultura. Abbiamo rinunciato a tutto, ma su questo punto insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante”.
La Lega inosmma ci prova, chiede che i criteri “padani” di selezione degli insegnanti vengano inseriti nella riforma della scuola. E i titoli di studio? “Non garantiscono un’omogeneità di fondo” osserva la deputata del Carroccio “e spesso risultano comprati. Pertanto non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’ insegnante. Questa nostra proposta che, ripeto, è l’unico punto che noi chiediamo venga inserito nella riforma, punta ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale”.
Inevitabile, a questo punto, che si alzi il polverone, come spesso accade quando a fare proposte di legge sono quelli del Carroccio. Toni alti, tensione elevata: il resto della maggioranza, a cominciare dalla vicepresidente della commissione Cultura Paola Frassinetti, non sembra essere d’accordo e scatta il braccio di ferro tra il Pdl e il Carroccio. La riforma, per il momento, si blocca.
Mentre il presidente della Camera, Gianfranco Fini,  ammonisce
: “Durante l’esame della riforma la prima commissione e l’aula valutino il pieno e totale rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale. Si tratta di questione che non può essere opinabile ma che deve essere soltanto riferita a quel che c’è scritto nella Carta”.
Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto butta acqua sul fuoco osservando che in realtà “non esistono ragioni di divisione sui problemi della scuola tra Pdl e Lega perchè prioritari per noi” sottolinea “sono i progetti di riforma portati avanti del ministro Gelmini sull’università e sui licei“.
Il capogruppo del Pd in commissione Cultura Manuela Ghizzoni critica aspramente la presa di posizione della Lega: “L’istruzione è un tema troppo serio e non può divenire oggetto di pericolose incursioni ideologiche dal sapore tutto nordista”.
Per il momento l’esame della riforma è stato sospeso. L’ultima parola toccherà alla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

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