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Il Natale di Di Pietro: “Con il diavolo al governo non si discute”

Antonio Di Pietro, leader Idv

Antonio Di Pietro, leader Idv

E pensare che se lo cerchi da Google, il suo blog ha come titolo “Antonio Di Pietro - Cambiare l’Italia - Blog Politici”.
Già, cambiare l’Italia. Poi se leggi il post del 23 dicembre (”Auguri di un Buon Natale”), qualcosa non torna: cambiare il Paese non si può senza riforme. Condivise. Da mettere in campo, dopo un percorso di confronto e dialogo. Dialogo e riforme, il punto è sempre quello. E su quello il leader dell’Italia dei Valori casca. Basta leggere il suddetto post per rendersene conto.
Caro Gesù Bambino, fai in modo che l’anno prossimo torni un po’ di libertà d’informazione e di democrazia partecipata nel nostro paese“, è l’incipit della “letterina di Natale” che Di Pietro ha pubblicato. Nella quale l’ex pm bolla Berlusconi come “il diavolo” e chiude a quello che lui chiama “inciucio”. Continua

La mossa di Berlusconi: “Perdono Tartaglia. Ma i giudici tengano conto del gesto”

Dopo le parole distensive sull’amore che vince sull’odio, sui toni da abbassare, Silvio Berlusconi fa il gesto concreto: perdona Massimo Tartaglia.
Ma allo stesso tempo chiede alla giustizia di non fare eccessivi sconti all’aggressore di piazza Duomo perché il rischio è di far passare il messaggio che chiunque può colpire liberamente una istituzione. Continua

Pd e Pdl, prove d’intesa tra voglia di dialogo e paura dell’inciucio

Un'immagine d'archivio di Massimo D'Alema (Ansa)

Un'immagine d'archivio di Massimo D'Alema (Ansa)

D’Alema ci riprova. A dodici anni dal flop della Bicamerale che avrebbe dovuto, oltre alla forma dello Stato, riformare anche il Csm e regolamentare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, fioccano i tentativi di apertura di una nuova stagione di dialogo tra maggioranza e opposizione. Ci si è giunti dopo mesi di battaglie a colpi mediatici, fino allo scontro frontale di questo autunno e l’aggressione al premier in piazza Duomo. Continua

Federalismo, prove di dialogo Pd-Pdl: sì bipartisan alla mozione sugli enti locali

La Camera dei deputati

E mentre altrove e su altri temi lo scontro è durissimo, sul terreno del federalismo fiscale “sboccia” il dialogo tra Pdl e Pd. La prima mossa era stata l’astensione del Pd in Senato, oggi è stata la volta della Camera con il via libera alla mozione Franceschini. Anche da parte dell’esecutivo e della maggioranza. In attesa del voto generale alla Camera e della possibile nuova astensione dei democratici.
Con 491 voti favorevoli, nessun contrario e con la sola astensione dell’Udc (33 deputati) Montecitorio ha approvato la mozione del segretario del Pd sulla situazione economica degli enti locali, che impegnano a rivedere il patto di stabilità interno. In pratica un allentamento dei vincoli di spesa. Dopo una riformulazione, il sottosegretario all’economia, Giuseppe Vegas, questa mattina aveva dato parere favorevole.
Il testo del Pd su cui viene dato parere favorevole impegna il governo, tra l’altro, “a definire gli interventi da adottare per ovviare alla grave situazione in cui versano i comuni e le province, assumendo nei tempi utili alla predisposizione dei bilanci di previsione per il 2010 iniziative normative urgenti di riordini della finanza locale volte a garantire l’autonomia finanziaria degli enti locali nel quadro della concreta attuazione del federalismo fiscale; a garantire l’integrale copertura del minor gettito derivante dall’abolizione dell’ici sulle abitazioni principali”. Il governo poi viene impegnato “ad adottare iniziative normative volte a superare, d’intesa con le autonomie locali, le criticità derivanti dall’applicazione del decreto legge anticrisi nella parte relativa al patto di stabilità interno, anche tenendo conto dei bilanci approvati; ad adottare iniziative per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione per la spesa in conto capitale, in particolare per lavori di medio importo realizzabili entro il 2009; ad adottare iniziative per escludere il più possibile dai saldi utili del patto di stabilità interno i pagamenti a residui concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa, a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell’articolo 183 del testo unico degli enti locali; a incentivare l’utilizzo del patrimonio immobiliare per sostenere la spesa in conto capitale ed abbattere il debito, in particolare, eliminando i vincoli che impediscono l’utilizzo dei proventi della vendita del patrimonio per finanziare la spesa per investimenti”.
Incassato il sì bipartisan, è lo stesso Dario Franceschini a frenare sull’atteggiamento dei democratici sul federalismo fiscale: “Non c’è nessun collegamento. Sono due cose distinte”, ha commentato il segretario del Pd, spiegando che il suo partito deciderà come votare sul ddl di delega al Governo dopo “una valutazione di merito sul provvedimento che faremo oggi nell’Assemblea del gruppo”. “Finalmente, dopo una lunga serie di no, è arrivato il sì della maggioranza a un problema sentito da tutti i comuni” esulta Franceschini. “Il governo ha capito che avevamo ragione e ha accolto la nostra mozione. Se seguiranno gli atti normativi conseguenti, come deve essere, saranno sbloccati 14,5 miliardi di crediti verso le imprese: gli enti locali hanno le risorse per pagare i lavori eseguiti, ma non potevano farlo a causa dei vincoli del patto di stabilità interno” che grazie alla mozione Pd ora dovrà essere allentato. Non solo: “Potranno ripartire migliaia di cantieri, immediatamente apribili, per 4,5 miliardi di euro in cui lavoreranno principalmente le piccole imprese”.

Camera, va in onda il Federalismo fiscale. La Lega cerca la sponda del Pd

Umberto Bossi fuori da Montecitorio

Per la seconda lettura, è approdato in Aula a Montecitorio il disegno di legge delega sul federalismo fiscale.
Prima dell’arrivo in Aula un importante vertice tra regioni a statuto speciale ha fatto sì che venisse superato il patto di convergenza a favore del patto di stabilità e che sarà istituito un tavolo bilaterale tra l’esecutivo e le singole regioni a statuto speciale. Un’intesa - è concretizzata in due emendamenti proposti nel pomeriggio dal governo - di cui si è detto soddisfatto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, che al termine del vertice ha esultato perché “l’articolo 25 rimarrà nel testo del federalismo fiscale”. E poi ha aggiunto: “Salta l’idea nuova del tavolo generale tra governo e le regioni a statuto speciale, ma si inserisce l’iniziativa di una tavolo bilaterale con governo da una parte e la regione singola per valutare e riconsiderare di volta in volta attribuzioni e competenze per poter dare un input alle commissioni paritetiche”. Questo risultato per il presidente Lombardo “è importante perché serve per evitare che le commissioni paritetiche non producano nulla e vivano in una condizione di stallo”. Positivo il giudizio anche del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che ha giudicato l’accordo tra regioni e governo “un altro passo in avanti verso il federalismo”.
Alle 14.30 è quindi iniziata la discussione in Aula, con il ministro della Semplificazione Normativa e padre del provvedimento, Roberto Calderoli seduto ad ascoltare la seduta. Netto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, secondo cui si tratta solo “di uno spot elettorale confezionato dalla Lega, in un momento in cui la situazione drammatica economica drammatica chiederebbe l’abolizione delle provincie e invece con questo federalismo c’è il rischio disastro per i conti dello Stato”. Anche per il leader di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, “si tratta solo di uno spot della Lega che ridurrà i servizi dello stato sociale”.
Il Pd deciderà ufficialmente la propria posizione solo nell’assemblea del gruppo convocata per domani, ma si va verso una conferma di quell’astensione già espressa al Senato alcune settimane or sono. Intanto la vicecapogruppo alla Camera, Marina Sereni ha espresso preoccupazione “perché venga scongiurato il rischio che gli enti locali arrivino sfiniti all’appuntamento del federalismo a causa della mancanza di risorse dovute a tagli e politiche sbagliate del governo”. Al dialogo con il Pd ci tiene soprattutto la Lega. Un voto contrario del partito di Dario Franceschini aprirebbe infatti la strada a un possibile referendum costituzionale con il rischio di vanificare, come accadde nel 2006 con l’esito referendario sulla devolution, il lavoro svolto dal Parlamento. Anche se ci vorranno diciotto mesi per i decreti attuativi, il Carroccio vuole che la riforma abbia il consenso più largo delle Camere. Il Pd, a sua volta, in grave difficoltà elettorale in molte regioni del nord, non vuole condurre una politica di contrasto al federalismo fiscale che trova il consenso di molti dirigenti locali del partito e dello stesso elettorato del centrosinistra.
Contraria, ma pronta a trattare nel merito, l’Idv che per bocca del vicecapogruppo alla Camera e responsabile economia, Antonio Borghesi, attacca: “Questo federalismo è un’equazione di sole incognite. Ci riserviamo di decidere la nostra posizione sul voto, anche sulla base di quanti dei nostri numerosi emendamenti verranno accolti”.
Per Antonio Leone (Pdl), vicepresidente della Camera, il federalismo che approverà la Camera sarà “equo, solidale e intelligente”.
Toni effervescenti quelli usati da Marco Reguzzoni, vicecapogruppo dei deputati del Carroccio, che aprendo la discussione ha parlato di “discussione storica e grande occasione di libertà per i cittadini italiani”. E poi ha aggiunto: “Ci sono milioni di persone che guardano al federalismo come ad una delle ultime possibilità di cambiamento”.
Infine il monito del presidente del Senato, Renato Schifani, che stamattina sulle colonne del Messaggero aveva ammonito “da uomo del Sud, desidero appellarmi perché si dia corso praticamente a quella intesa che in Italia mostra di essere condivisa, cioè quella intesa relativa alla cancellazione della doppia velocità interna dell’economia, del divario tra Nord e Sud”.

Berlusconi saluta così: “A gennaio riforma della giustizia”. E auspiaca il presidenzialismo

Silvio Berlusconi

Giustizia e intercettazioni. Ma anche pensioni e futuro energetico del Paese.
Sono alcuni dei temi toccati dal premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa di fine anno. Dice il capo del governo: ”La riforma della giustizia è indispensabile. La presenteremo al primo Consiglio dei ministri di gennaio”, sottolineando che in Italia la giustizia civile e quella penale hanno tempi troppo lunghi, dai 5 agli 8 anni per la durata media dei processi. E sulle intercettazioni annuncia un giro di vite: ”Da subito mi sono detto insoddisfatto per il testo sulle intercettazioni prodotto dal governo che non cambierebbe per nulla una situazione inaccettabile” dice il premier “bisogna restringere le intercettazioni anche sulle indagini sui reati contro la pubblica amministrazione e sono certo che questo convincimento sia quello di tutta la maggioranza e auspico un emendamento al testo da parte del consiglio dei ministri”. Il primo ministro sottolinea di essere “orgoglioso di questa squadra di governo composta da molti giovani e donne capacissime. Si lavora benissimo assieme e non ho mai avuto in sette mesi una delusione, neppure la più piccola”.

Il capo del governo tocca la questione delle pensioni: “Non abbiamo preso in esame la revisione del sistema pensionistico e credo che non lo faremo neppure nei prossimi mesi” La decisione di mandare le donne in pensione a 65 anni ”ci è stata richiesta dall’Europa” alla quale l’Italia intende rispondere consentendo alle donne di scegliere se allungare l’età lavorativa su base volontaria. ”Abbiamo provveduto a raddoppiare le somme messe a disposizione per gli ammortizzatori sociali” dichiara il premier “e ci riproponiamo di aumentare queste somme al fine di garantire anche anche quelle categorie alle quali oggi non viene data la cassa integrazione”. In particolare, il governo sta valutando se possibilità di un giudizio di qualche autorità che possa presiedere alla concessione degli ammortizzatori sociali alle aziende.

Sul futuro energetico del Paese il premier annuncia: “Bisogna ricominciare con il nucleare”, spiegando che per scelte fatte dalla sinistra “noi oggi paghiamo quelle decisioni e siamo un paese tributario, e questo fa si’ che paghiamo il costo dell’energia il 35% in piu’ degli altri Paesi europei”. Quanto ai tempi, Berlusconi ha precisato che “per arrivare occorrono 7 anni ma se non si comincia non si arriva mai”.

Nessuna retromarcia sulla legge elettorale. Il famoso “Porcellum” ha “dato buoni frutti”, quindi non si sente “alcuna necessità di cambiarla, le urgenze sono altre” osserva il premier. “Questa legge elettorale” chiarisce Berlusconi “con cui è stato eletto questo parlamento è stata tanto criticata, s’è definita in tutti i modi peggiori, ma io credo che abbia dato buoni risultati: ha escluso le estreme, ha prodotto una forte riduzione dei gruppi parlamentari. Non vedo la necessità di cambiarla”. E precisa: “Noi, quando abbiamo deciso di inserire nelle liste elettorali delle persone su cui c’erano delle indagini, lo abbiamo fatto sempre a ragion dovuta, cioè ascoltandole, conoscendole e mettendo in atto questa nostra esperienza per cui troppo spesso in Italia i processi e le accuse da parte dei Pm sono stati usati contro gli avversari politici come strumenti di lotta politica, e io ne sono l’esempio primo con tutta l’attenzione che mi è stata rivolta da questa magistratura”. Nonostante tale attenzione, ha concluso Berlusconi, “riscontro il 72% della fiducia dei cittadini e ho avuto il 10% in più di voti nelle scorse elezioni il che la dice lunga sull’opinione che i cittadini hanno di questi magistrati politicizzati”. Secondo il premier l’Italia è “matura” per l’elezione diretta del Capo dello Stato e indica la necessità che entro la legislatura una riforma garantisca più poteri all’esecutivo. “Sono convinto” osserva Berlusconi “che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare il migliore risultato per il governo del Paese”.

Giustizia: riforma condivisa, stop di Berlusconi. “Cambiare la Costituzione”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Altro che tavolo sulla giustizia. Ci pensa Silvio Berlusconi a rompere con il Pd, dopo l’invito del presidente Fini e i tentativi di dialogo avviati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Arrivato al Tempio di Adriano per la presentazione del libro di Bruno Vespa Viaggio in un’Italia diversa, il premier è caricatissimo.
Ma il buonumore non gli impedisce di chiudere la porta al centrosinistra e di mostrare tutta la sua insofferenza verso i continui attacchi di quei “marxisti e leninisti” che continuano a dipingerlo come “un diavolo o un nuovo Hitler o un dittatore argentino”. Ma costoro se la devono vedere con i sondaggi che lo danno al 68% e che gli fanno dire sorridendo, “il mio governo è il Paradiso”. Ma dopo la gag lancia un messaggio esplicito: “La Costituzione non può essere un ostacolo alla riforma della giustizia. Siamo pronti a cambiare la Costituzione e poi l’ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l’una dall’altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia”. L’intervento alla presentazione del libro di Vespa è il secondo round della maratona mediatica cominciata la mattina con una intervista al mensile free press Pocket, nella quale aveva fatto un’apertura ai centristi di Casini.
Il premier è un fiume in piena e il suo intervento è a tutto campo: dalla scuola, ai provvedimenti contro la crisi finanziaria, fino ad Alitalia. Non lesina pure un’amara riflessione sull’Italia che vista dall’estero appare molto “provinciale”. Ma il tema centrale, non foss’altro per la sua attualità politica, è la riforma della giustizia. “Fin quando sarò al governo” premette il premier “non mi siederò mai a un tavolo” con l’opposizione, “con questi individui”. Anche se, riconosce, “in Parlamento i vari gruppi potranno decidere come più riterranno opportuno”.
Al di là di tempi e percorsi legislativi (”da vero liberale lascio queste cose al ministro della Giustizia, mi sembra però difficile presentare la riforma entro Natale”), il Cavaliere rilancia i punti chiave condivisi dalla maggioranza: “Siamo per la separazione degli ordini, non voglio dire delle carriere, ma degli ordini sì”. Tutto ciò “significa che chi giudica farà parte di un ordine, mentre chi rappresenta la pubblica accusa farà parte di un altro. E quando dovrà andare a parlare con il giudice, dovrà ottenere un appuntamento, bussare alla sua porta e dargli del lei”.
Poche speranze anche per un’intesa con il leader del Pd. In questo caso, spiega Berlusconi, la “chimica” non c’entra, perché “in politica contano i comportamenti”. Il motivo per cui il suo rapporto con Walter Veltroni non riesce a decollare è un altro. Ai tempi “del Lingotto”, ricorda, quando il segretario democratico “diceva basta alla demonizzazione dell’avversario politico”, il dialogo “sembrava possibile”. Poi, però, “si è alleato con Di Pietro e ne ha seguito l’esempio, accusandomi di regime”. Fine dei giochi? In ogni caso, ecco la ricetta giusta: “Quando si vuole dialogare, ci vuole lealtà e rispetto dell’avversario”. E “non lo si può fare” con chi accusa il leader della maggioranza “di essere Hitler, il diavolo… “. Dunque, “questa sinistra non è democratica, non è riformista e non ha rispetto per l’altra parte”. Punto e a capo.
Infine una corsia preferenziale per la costruzione di nuove carceri. Ovviamente tra le parti è calato il gelo. Secondo Dario Franceschini, vice di Veltroni nel Pd: il premier “non accetta psicologicamente che esista un’opposizione. Così fa del male all’Italia e agli italiani”. E dice Anna Finocchiaro: “Si tratta del solito Berlusconi fatto di propaganda, arroganza e offese. Ma non per questo meno pericoloso per la nostra democrazia”.

Riforma della giustizia, sale la tensione. Per Veltroni: “Berlusconi è irresponsabile”. Per il premier: “Il dialogo è una farsa inaccettabile”. Secondo voi, la maggioranza deve:

Gelmini apre agli studenti su YouTube: confrontiamoci qui

Gelmini su Youtube

Visualizzazioni: 306. Voti: 7. Commenti: 0. Data del primo video-post: 3 dicembre. Autore: Mariastella Gelmini. Sì, il ministro dell’Istruzione, iscritta al portale dal 6 maggio scorso. E che da mercoledì ha “deciso di aprire un canale su YouTube perchè intendo confrontarmi con voi sulla Scuola e sull’Università. Voglio accogliere idee, progetti, proposte, anche critiche”. E il “voi”, ovviamente, sta per i giovani: gli studenti delle scuole italiane, assidui frequentatori del sito.
Così il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sceglie di sbarcare su YouTube (lontano dal portale paludato e istituzionale del ministero) e apre un canale di confronto con i ragazzi attraverso video domande o commenti che tutti potranno inviare.
Ogni settimana Gelmini risponderà agli studenti o agli insegnanti sui temi della scuola, dell’università e della ricerca. Facile prevedere un enorme afflusso di contributi, visto che proprio la rete, nei mesi scorsi, è stata insostituibile strumento di confronto ed elaborazione della protesta di studenti e insegnanti contro la riforma della scuola elementare prima e dell’università poi.
Il primo videomessaggio postato dalla titolare del ministero di viale Trastevere non è altro che un promo di presentazione, un filmato di una trentina di secondi in cui l’autrice della contestata legge di riforma della scuola italiana spiega appunto di essere pronta a raccogliere opinioni, suggerimenti ma anche critiche. “Una cosa però non farò mai” dice il titolare del ministero di viale Trastevere “difendere lo status quo o di arrendermi ai privilegi o agli sprechi. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e lo dobbiamo fare insieme”.
Sarà curioso vedere come reagirà la platea degli utenti alla presenza del ministro sul sito che ospita filmati più famoso al mondo e che dalla sua nascita ha registrato il più alto tasso di crescita in termini di popolarità. Il passaparola tra gli studenti non è ancora incominciato, ma come sempre accade nel web è solo questione di tempo. Basti pensare che sono oltre 7mila i video che riguradano Gelmini e la sua legge di riforma (non tutti a favore del ministro). Quindi, un po’ di pazienza: “idee, progetti, proposte e anche critiche” certamente arriveranno.

Il VIDEO di presentazione di Mariastella Gelmini

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