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Renzi, Cammarata e la classifica dei sindaci - TREND SUL WEB

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RENZI DELUSO DAL SOLE 24 ORE
Il sindaco rottamatore di Firenze, Matteo Renzi, che lo scorso anno primeggiava nella classifica del Sole 24 ore grazie al 67% dei consensi, quest’anno ha fatto flop, scendendo oltre la cinquantesima posizione con il 53%. E si sfoga su facebook: Continua

Diego Cammarata: no, io non ci sto, Palermo non è una larva


Diego Cammarata: no, io non ci sto, Palermo non è una larva

I fischi al festino di Santa Rosalia? «Io non ne ho avuti: non ci sono andato». L’immagine di Palermo «città pattumiera»? «Sovradimensionamento mediatico ». Le statue di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino fatte a pezzi? «Non vorrei fosse un episodio da attribuire a qualche balordo». L’accusa del suo antico sponsor, il sottosegretario alla presidenza Gianfranco Miccichè, di avere ridotto la città a «una larva»? «Avvelenamento personale».

Con una giunta azzerata e una maggioranza a brandelli, Diego Cammarata, 56 anni, due figli, due volte sindaco di Palermo e in carica dal 2001, è fresco e tranquillo come l’aria condizionata che ripara dall’afa di luglio il suo bell’appartamento. Continua

Caos immondizia a Palermo. E la città invoca Bertolaso

rifiuti

Per affrontare l’emergenza rifiuti a Palermo, da giorni invasa da cumuli di spazzatura che non viene ritirata per un’agitazione dei netturbini, Comune, Prefettura e Regione hanno chiesto l’intervento di Esercito e Protezione civile.
Quindi in città, ecco arrivare Guido Berolaso, 59enne sottosegratario per l’emergenza rifiuti in Campania e, di fatto, per tutte le altre emergenze nazionali. Per adesso, il nuovo vertice alla presenza del sottosegretario terrà “un esame congiunto della situazione determinata dalla mancata raccolta dei rifiuti e l’individuazione degli interventi necessari a fronteggiare l’emergenza”.
Emergenza che sta montando di volume per le strade del capoluogo sicilano: i roghi di cassonetti hanno bruciato per tutta la notte, impegnando i vigili del fuoco in più di 50 interventi per domare gli incendi dei cumuli di pattume che invadono la città da venerdì scorso. Due giovani sono stati arrestati dai carabinieri nel quartiere Pallavicino, mentre buttavano il contenuto di bottiglia piena di liquido infiammabile su un grosso cumulo di rifiuti accatastati all’interno e nei pressi dei raccoglitori della spazzatura.

La raccolta dei rifiuti non avviene regolarmente da circa un settimana; da quando cioè i lavoratori dell’Amia si sono messi in agitazione: temono, dicono i sindacati, per il pagamento degli stipendi ma anche per il loro futuro. L’azienda municipale dell’igiene ambientale è, infatti, in grave crisi finanziaria e presenta un deficit di 150 milioni di euro benchè l’anno scorso l’amministrazione comunale guidata dal sindaco del Pdl Diego Cammarata abbia raddoppiato la Tarsu. In consiglio comunale il dibattito è quasi finito in rissa, con le opposizioni decisamente contrarie ad un ulteriore rincaro Tarsu del 35%. Alla fine il centrodestra ha dovuto arrendersi all´ostruzionismo dell’opposizione che aveva presentato 1.200 emendamenti.

Cosa potrà fare, in questa ingarbugliata situazione, Bertolaso, si vedrà; intanto i sindacati del gruppo Amia hanno confermato lo sciopero bianco del personale che rispetta in maniera rigorosa il regolamento che prevede la dotazione di particolari dispositivi di sicurezza. Secondo i sindacati al momento questi dispositivi non sarebbero garantiti per tutte le maestranze, per cui chi non è nelle condizioni di lavorare rimane a disposizione dell’azienda senza però espletare il servizio. Sono 2.700 i lavoratori del gruppo (1.800 Amia e 900 Amia Essemme), tra operatori ecologici, addetti alla raccolta dei rifiuti, autisti e personale in servizio nei mezzi di movimento nella discarica di Bellolampo.
Mentre Cammarata giudica “indecente” la situazione (”Credo che la cosa che dovrebbe preoccuparci tutti”, dice il sindaco “è la situazione igienica della città che continua a essere invasa, in modo intollerabile e indecente, dai rifiuti. E invece assisto da parte dei sindacati e dei lavoratori alla scelta di astenersi dal lavoro assumendo una posizione di grave irresponsabilità, e da parte delle opposizioni alla strumentalizzazione di una crisi economica e gestionale di Amia e di altre realtà del sistema delle partecipate del Comune le cui ragioni, legate a un eccessivo peso del costo del personale, sono da tempo a tutti ben chiare e note”), i sindacati confermano che solo chi sarà nelle condizioni di operare, e la verifica sarà fatta giorno per giorno, svolgerà le mansioni previste; gli altri rimarranno a disposizione in azienda. Dunque non è in programma nessuno sciopero né il blocco degli straordinari, ma solo il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza che prevedono la dotazione di scarpe, tute, guanti, scope, mezzi meccanici e vari dispositivi a tutela degli operatori; ma l’azienda, secondo i sindacati Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fiadel, Ugl e Confisal, non sarebbe nelle condizioni di garantire il materiale. Il rispetto rigoroso del regolamento sta causando rallentamenti nel servizio di raccolta e di pulizia, con la conseguenza che in ogni angolo di strada ci sono cumuli di spazzatura. In molte zone della città i cassonetti sono stracolmi di rifiuti, con sacchetti e materiale di scarto che viene lasciato sui marciapiedi.

Ma l’emergenza rifiuti a Palermo sta acuendo anche l’attrito tra il presidente della Regione Sicilia e il Pdl. Per Raffaele Lombardo “A Palermo c’è una situazione delle aziende, comepresa quella che si occupa della raccolta dei rifiuti, che è totalmente insostenibile. Non so quante centinaia di assunzioni ha fatto quell’amministrazione alla vigilia di varie elezioni. Credo che ci sia un eccesso di personale, ma posso sbagliarmi”. Quindi, dice il governatore “se non si riforma il sistema della raccolta di rifiuti, rischiamo grosso. Sei mesi fa il governo” ha aggiunto Lombardo “ha consegnato all’Assemblea regionale siciliana un disegno di legge che aspetta di essere approvato. Mi auguro che, anche a seguito di questa emergenza palermitana, il primo punto da trattare in assemblea, piuttosto che giochicchiare con le mozioni di censura nei confronti delle persone che lavorano sodo e che non vanno a giocare a poker, sia quello di approvare il disegno di legge”.

Amministrative: a Lampedusa la Lega sbarca e sbanca. Avrà il vicesindaco

[i](Credits: Ansa)[/i]
Nel lentissimo e contestato scrutinio nei 156 comuni siciliani, una sorpresa c’è. Ghiotta: la Lega Nord avrà il vicesindaco del comune più a sud d’Italia, quello di Lampedusa.
I dati delle amministrative siciliane, emersi subito dopo la chiusura delle urne stanno consegnando Palermo, Trapani, Modica e la provincia di Ragusa alla Cdl.
Ma a fare notizia è l’isola all’estremità dell’Italia, approdo per migliaia clandestini. E non tanto per la coalizione del centrodestra che qui risulta vincente sulla scia del resto della regione, quanto per il fatto che a partecipare e vincere alle elezioni in questo lembo di terra del “profondo” Sud d’Italia, è stata la Lega Nord che con Angela Maraventano conquista la poltrona di vicesindaco.
La coalizione formata dal Movimento per l’Autonomia, An, Lega Udc ha ottenuto il 40% delle preferenze: il sindaco sarà Bernardino De Rubeis del Mpa. Sua vice, appunto la “pasionaria” del Carroccio in Sicilia. La Lega Nord, tra l’altro, ottiene il risultato migliore tra i partiti della coalizione vincente, riuscendo a portare al Comune 4 suoi consiglieri: addirittura meglio di Forza Italia, il cui rappresentante Bruno Siragusa, che partiva come sindaco uscente, è arrivato terzo, quindi fuori dall’assemblea cittadina.
La Maraventano è famosa per le sue battaglie contro l’immigrazione clandestina: cavalcando questo tema è riuscita a portare sul Carroccio 360 iscritti, facendo della Lega il terzo partito dell’isola (poco più di 5mila residenti), dietro Forza Italia e Udc.
“Finalmente potrò fare le mie battaglie dall’interno del palazzo del Comune e non più fuori nel mio gazebo” dice emozionata il neo-vicesindaco all’Adnkronos. “Lavorerò per questa isola, come ho sempre fatto, con la differenza che avrò un ruolo istituzionale”.
La prima cosa che farà? “Utilizzare la struttura destinata a nuovo centro di accoglienza per immigrati” e che dovrebbe essere pronto già nel prossimo autunno, come “scuola per i nostri bambini”. “Non abbiamo strutture adeguate per i nostri figli” spiega. “Quindi, la prima cosa da fare è prendere quei locali e darli alla scuola: materna, elementare e media. Soltanto quando avremo scuole adeguate per i bambini consegneremo la struttura per farne un Centro di accoglienza per gli immigrati”.
[i](Credits: Ansa)[/i]
Occhi puntati anche sulla sanità nell’isola. “Inesistente”, sottolinea ancora il neo vicesindaco. “Abbiamo una guardia medica che lascia a desiderare - aggiunge - dovremo fare di tutto per avere una struttura più adeguata”. Con i soldi che oggi alimentano tutti i furgoncini delle forze dell’ordine su e giù per il litorale lampedusano, le guardie costiere e il Cpt, Maraventano vorrebbe portare a Lampedusa servizi ed efficienza, sbarrando le porte ai clandestini.
“L’isola ha voglia di cambiare e i nostri cittadini vogliono essere padroni a casa propria” aveva detto, chiudendo la campgana elettorale, spalleggiata da Roberto Castelli: parole e slogan da leghista dura e pura, anche se qui la chiamano “la garibaldina”.
Che dopo aver tentanto senza successo di far cambiare provincia all’isola, da Agrigento a Bergamo, è riuscita a far sventolare il Sole delle Alpi padane sul pennone del palazzo comunale dell’estremità meridionale della penisola italiana.

Amministrative: la Sicilia resta alla Cdl e nell’Unione comincia la resa dei conti

Leoluca Orlando, candidato sindaco del centrosinistra a Palermo
Alle 17,30 Romano Prodi ha dichiarato: “Le amministrative siciliane non sono un test nazionale. L’Unione, comunque, regge bene”. Un’ora più tardi Leoluca Orlando, candidato sindaco di Palermo per il centrosinistra, ha chiesto l’annullamento della consultazione,
telefonando personalmente al ministero dell’Interno.
Insomma, a pomeriggio inoltrato si è capito che exit pool e proiezioni (qui la diretta dalla Rete) hanno visto giusto: il centrodestra ha vinto al primo turno sia a Palermo, dove contro Orlando si ricandidava Diego Cammarata, di Forza Italia, sia nella provincia di Ragusa, dove il presidente uscente Franco Antoci (Udc) otterrebbe addirittura il 66%.
Inferiore, ma comunque di tutto rispetto data la popolarità di Orlando, il risultato parziale di Cammarata: il 54-56%, che consente di evitare con largo margine il ballottaggio. In attesa dei risultati delle comunali di Trapani (dove la Cdl è comunque in testa) e Agrigento (Cdl avanti ma si profilerebbe il ballottaggio), con giunte uscenti entrambe di centrodestra, si può dire che questo antipasto delle amministrative di fine maggio sia stato alquanto indigesto per l’Unione.
[i](Credits: [url=http://www.diegocammarata.it]www.diegocammarata.it[/url])[/i]
Il 27 e 28 si voterà in tutta Italia, (qui i principali duelli): 12 milioni di elettori saranno chiamati alle urne per eleggere certamente sindaci e amministratori, ma sarà difficile circoscrivere il tutto ad un fatto puramente locale. In realtà si tratta anche del primo vero sondaggio popolare sul governo Prodi; per questo Silvio Berlusconi ha deciso di impegnarvisi al massimo: “Per l’esecutivo e per Prodi saranno un’intimazione di fine mandato”. Certo è che se l’Unione ne uscirà sconfitta, i regolamenti di conti nella maggioranza e nel cantiere del Partito democratico appaiono inevitabili.
Già oggi, del resto, se n’è avuto un assaggio, con lo spoglio siciliano in corso: Manuela Palermi, capogruppo di Rifondazione comunista al Senato, ha scelto come primo bersaglio il ministro dell’Economia Tommaso-Padoa-Schioppa. “Sono fuori dalla grazia di Dio le sua
esternazioni sulle pensioni a pochi giorni dal voto in Sicilia. Sono incredula”.

Sicilia al voto: urne in 156 Comuni con oltre 18 mila candidati

[i](Credits: Groudy.Blue by Flickr)[/i]
In attesa che arrivi il 27 maggio, occhi puntati, con curiosità e una certa attenzione, sul voto in Sicilia, Regione a Statuto speciale, dove le urne si aprono a partire da questo week end, domenica 13 e lunedì 14 maggio. Curiosità e attenzione non solo perché in programma c’è la grande disfida di Palermo: tra l’uscente sindaco Diego Cammarata e il redivivo Leoluca Orlando (furioso con gli alleati).
Ma anche perché l’isola siciliana è da sempre considerata territorio politico di grandi mutamenti e di spregiudicate prove di laboratorio. Come quella che, per singolari alchimie, ha portato l’Udeur e i Ds di Agrigento ad allearsi contro il resto dell’Unione a sostegno dell’ex segretario provinciale dell’Udc, la Quercia di Cefalù ad unirsi al partito di Casini e la prima apparizione della sinistra mussiana fuoriuscita dai Ds che corre apparentata a Prc-Verdi-Pdci alla provincia di Ragusa.
Questioni locali? Non proprio: con il proliferare di cantieri aperti in entrambi gli angoli di destra e sinistra della politica italiana, l’orientamento dei 2 milioni e 200 mila elettori (la metà del corpo elettorale siciliano) non è un dato da sottovalutare. Per capire cosa potrebbe accadere due settimane dopo nel resto d’Italia.
Sono 156 i Comuni della Sicilia (di cui 35 con più di diecimila abitanti) chiamati al voto. Le amministrative riguardano anche la Provincia di Ragusa e sedici consigli circoscrizionali. I capoluoghi in cui si vota per il sindaco sono tre: Palermo, Agrigento e Trapani.

Si dice che nel duello di Palermo, a contare, non saranno tanto le benedizioni dei big politici nazionali (si sono mossi un po’ tutti per la sfida nel capoluogo: da Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini a Piero Fassino). Quanto il peso di migliaia di “aspiranti rappresentanti” del popolo (un esercito di 3.962 persone), certo desiderosi di portare voti al proprio candidato (e al proprio partito) ma anche di continuare (o di intraprendere) una carriera politica che, oggi più che mai, in Sicilia vale quanto un lavoro sicuro, ben retribuito e a tempo indeterminato. Così in tutta l’isola ci sono 18.413 uomini e donne pronti a contendersi tutte le poltrone possibili: 156 scranni da sindaco, uno da presidente della Provincia di Ragusa, 2.567 seggi di consigliere comunale, 25 di consigliere provinciale, e 174 di consigliere circoscrizionale.
Va da sé che la guerra per conquistare le postazioni di rendita è combattuta con tutti i mezzi e senza badare a spese: solo per Palermo, dicono le stime, sono stati bruciati in campagna elettorale nove milioni di euro.

Liste e candidati nei capoluoghi

Sono cinque i candidati a sindaco di Palermo e 32 le liste presentate alla scadenza dei termini per le comunali nel capoluogo siciliano.
- Diego Cammarata (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, Movimento per l’Autonomia, Azzurri per Palermo, Nuova Sicilia, Vizzini per Palermo, Palermo per l’autonomia, Donne giovani di centro, Autonomia e Libertà, Mis, De Gregorio-Italiani nel mondo, Rappresentare Palermo, Dc)
- Leoluca Orlando (Verdi, Idv, Dl, Ds, Sinistra europea, Nuova Italia unita, Palermo libera per Orlando sindaco, Sindaco Orlando, Sicilia democratica-Fronte nazionale siciliano, Sicilia federale, Pdci, I riformisti, Grande Palermo con Orlando sindaco, Udeur)
- Andrea Piraino (Italia di Mezzo, Salviamo Palermo)
- Massimo Costa (Movimento politico per i siciliani)
- Giovanni battista zampardi (Forza Nuova)

Sei i candidati a sindaco di Agrigento e 19 le liste presentate per le comunali nella città dei Templi.
- Enzo Camilleri (FI, Udc, An, Mpa, Italiani nel mondo, Pri, Nuovo Psi, Ama Agrigento)
- Marco Zambuto (Udeur, Ds, Marco Zambuto sindaco, Agrigento biancazzurra, Nuova Agrigento).
- Nello Hamel (Città Futura, Dl)
- Calogero Miccichè (Uniti per Miccichè sindaco - la lista comprende Verdi e Idv)
- Rosalda Passarello (L’Unione - la lista comprende Sdi, Prc, Pdci)
- Antonio Calamita (Nuovi Orizzonti)

I candidati a sindaco di Trapani per le elezioni del 13 e 14 maggio sono sette.
- Domenico Fazio (Fazio sindaco, FI, An, Mpa, Udc, Democrazia per le autonomie)
- Mario Buscaino (Ds, Dl-Udeur, Sdi, Buscaino sindaco, Buscaino giovani, Trapani nuova)
- Giuseppe ortisi (A sinistra, Uniti per Trapani)
- Natale Salvo (Partito umanista)
- Carlo Foderà (Autonomia e libertà)
- Vito Mannina (I moderati-Italiani nel mondo)
- Giuseppe Vultaggio (Dc)

Sono sei i candidati alla presidenza della Provincia di Ragusa per le elezioni del 13 e 14 maggio.
- Franco Antoci (Fi, An, Udc, Mpa, Pri, Nuovo Psi-Alleanza popolare, As, Dc)
- Giuseppe Barone (Ds, Dl, L’altra Provincia)
- Giuseppe Di Natale (Idv-Verdi, Pdci-Socialismo e libertà, Prc)
- Pasquale Ferrara (Sdi, I socialisti)
- Mario Coco (Insieme per la Sicilia)
- Giuseppe Caldarera (Udeur).

Voto a Palermo, Cdl unita contro l’Orlando furioso (con i suoi)

www.leolucaorlando.it e www.diegocammarata.it. Immagine di sfondo: Xerones by Flickr
Per riconquistare Palermo (in Sicilia le amministrative si terranno il 13 e 14 maggio, due settimane prima che nel resto d’Italia) il centrosinistra rimette in pista una vecchia conoscenza: Leoluca Orlando. Fu il sindaco della cosiddetta «primavera antimafia» degli anni Novanta, quando in procura dominava Giancarlo Caselli. Il centrodestra schiera invece Diego Cammarata , sindaco uscente. I sondaggi non sembrano lasciare dubbi: Cammarata dovrebbe spuntarla, ma più che per il suo credito personale grazie alla forza dei partiti che lo sostengono. Il distacco tra le coalizioni è di dieci punti (55% Cdl, 45 Unione), quello tra i candidati di quattro (52% Cammarata, 48 Orlando).

Questo riguarda in particolare il centrodestra, deciso ad impegnarsi al massimo per la riconferma di Cammarata. Nell’Unione la candidatura di Orlando ha invece provocato polemiche a non finire. Ex dc, poi prodiano, nel 2001 fu sconfitto alle regionali da Totò Cuffaro della Cdl. Nel 2006, sempre per le regionali, cercò di sbarrare la strada a Rita Borsellino, candidata dall’Ulivo (e comunque sconfitta, sempre da Cuffaro). Stavolta, per correre per la poltrona di sindaco, si è invece scontrato con la Margherita, il partito che ha abbandonato a favore dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, di cui è deputato. Non solo: al momento della costituzione del governo aveva inutilmente chiesto di diventare ministro per gli Italiani all’estero. Gli anni della «primavera» sembrano dunque lontani. La sinistra siciliana è divisa, così come divisioni e faide si sono succedute in Procura, nonostante i successi nella cattura dei mafiosi.

Dall’altra parte il centrodestra appare compatto: ma più per necessità che per convinzione. Tutto ruota intorno al rapporto Forza Italia-Udc: ma gli scontri a livello nazionale tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini in Sicilia si risolvono in un matrimonio d’interessi. L’Udc sostiene Forza Italia a Palermo e il partito del Cavaliere contraccambia alla regione. Per capire il perché basta pensare che la Sicilia costituisce il maggior serbatoio elettorale del partito di Casini, e gli Udc locali da sempre si muovono in totale autonomia.
Ed i problemi di Palermo? Per ora, da una parte e dall’altra, contano gli interessi politici e il peso dei partiti.

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