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Mezzogiorno di fuoco a Montecitorio: Fini, con i giornalisti, spara sui pianisti

Prova di voto digitale alla Camera

Montecitorio, ore 12.03 di mercoledì 4 marzo: “La seduta è aperta. Prego gli onorevoli giornalisti di prendere posto…”.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha dato così il via alla particolare seduta nella quale si è svolto il collaudo del voto con il nuovo sistema antipianisti con tesserino e rilevamento delle minuzie (impronte) del dito, che Panorama.it ha seguito dal banco di Roberto Simonetti della Lega Nord.
Davanti ai giornalisti divertiti di trovarsi per una volta dietro i banchi dell’Aula della Camera e di giocare a fare quelli che raccontano ogni giorno, Fini ha spiegato che il collaudo si concluderà domenica 8 marzo e ha aggiunto: “Questa prova con i cronisti serve per rendere l’operazione ancor più trasparente”.
Martedì 10 marzo, quando la Camera riprenderà l’attività dopo la settimana di pausa, verranno inaugurate le votazioni con il nuovo sistema che metterà fine “al malcostume” lo ha chiamato Fini “dei pianisti”. Il titolare di Montecitorio ha esposto poi ai circa 100 giornalisti presenti alla prova come funziona il nuovo sistema di voto: “Il meccanismo è semplice, non creerà un caso politico”. Il segretario dell’Associazione Stampa Parlamentare, Claudio Sardo che, emozionato, ha parlato “di sfida verso chi non vuole la novità che va verso la trasparenza”.
Poi la seduta atipica è entrata nel vivo, davanti ad un gruppo di studenti che assistevano un po’ stupiti, come fosse vera. E i giornalisti deputati per un giorno hanno dato il via libera alla riduzione dei deputati dai 630 attuali a 300.
La votazione è stata indetta dal presidente Fini e ha avuto esito positivo, peccato si trattasse di una finta: il progetto di legge costituzionale (per ridurre a 400 deputati Montecitorio) è stato proposto da Francesco Bongarrà dell’Ansa che lo ha esposto davanti ai colleghi giornalisti, quindi è intervenuta Marta Tartarini della Dire mettendo ai voti l’emendamento del “gruppo Cronisti del Nord”, motivato con un intervento dai toni di stampo secessionista: “Che Roma ladrona venga ridotta ulteriormente. Siano 300 i deputati totali”. Il presidente Fini, un accenno di sorriso sulle labbra, ha interrotto la discussione: “Presiedere voi giornalisti è più impegnativo che gestire i deputati”. E con tono ‘minaccioso’: “E poi sappiate che per una volta saranno i deputati a scrivere di voi… Guardate l’onorevole Pisicchio che sta già prendendo appunti”.
È seguito il voto favorevole e Fini solenne: “Avete ridotto il numero dei deputati a 300, la Camera vi è grata”.

Tornando alla realtà, Fini ha voluto accelerare contro i pianisti: “500 deputati hanno già fatto rilevare le proprie minuzie, 19 hanno ritirato il tesserino ma non hanno acconsentito alla rilevazione delle minuzie, mentre due deputati hanno avuto le esenzioni per ragioni fisiche”. Quanto agli altri che mancano la terza carica dello Stato è ottimista: “Sono ragionevolmente ottimista che possano farlo entro la fine dell’iter che si concluderà martedì prossimo”. Ma nessun caso politico contro gli obiettori: “Non ritengo ci siano le motivazioni per pensare che ci troviamo in presenza di un fatto politicamente rilevante, anche perché i capigruppo mi hanno assicurato che nessun gruppo intende non aderire al nuovo sistema”. Nessun caso politico, ma pubblico ludibrio per chi resiste: “Renderemo pubblico il nome dei deputati che si rifiutano di dare le minuzie”.

In pratica gli obiettori, ha sottolineato il titolare di Montecitorio, “potranno continuare a votare con il vecchio sistema di voto”, ma è ovvio che su di loro ci sarà una particolare attenzione e “sarà impossibile, qualora lo vogliano, fare i pianisti perché sarebbero visti” e sbugiardati. Fini, assicurando che i tempi delle votazioni non subiranno allungamenti, ha quindi scampanellato, chiuso la seduta ed è andato a farsi rilevare le minuzie per dare il buon esempio a chi ancora deve farlo.

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Innovazioni in salotto: parte dalla Sardegna l’invasione del digitale

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L’ultima volta che la televisione visse un cambiamento epocale fu il 1° febbraio 1977, giorno in cui il presentatore Corrado Mantoni annunciò dagli studi di Domenica in l’addio al bianco e nero e l’inizio delle trasmissioni a colori in Italia. Sono passati quasi 32 anni da quella data e una nuova rivoluzione (più volte annunciata) è pronta a entrare nei salotti di milioni di italiani. E a cambiarne le abitudini. Le emittenti televisive abbandoneranno la tecnologia analogica per passare a quella digitale terrestre. Un passaggio epocale, previsto da una normativa europea, riassunto efficacemente dal termine inglese “switch off” che sta, appunto, per spegnimento.

“A una a una le regioni italiane spegneranno i vecchi ripetitori e accenderanno quelli nuovi che trasmettono immagini e suoni sotto forma di bit” spiega a Panorama Andrea Ambrogetti, manager della Mediaset e neopresidente della Dgtvi, l’associazione creata per gestire la transizione al digitale che vede tra i suoi associati Rai, Mediaset, Telecom Italia, le tv locali e il canale Sportitalia. “In Sardegna già dal 15 ottobre 1,6 milioni di persone guardano la tv del futuro” continua Ambrogetti. “Si tratta della più vasta regione digitale dell’intera Europa. Con lo switch off, tutti i cittadini sardi sono passati da un’offerta televisiva analogica basata su 26 canali (10 nazionali e 16 locali) a una nuova offerta digitale gratuita e accessibile a tutti composta da ben 92 canali (28 nazionali e 64 locali)”. La stessa cosa succederà anche nelle altre regioni italiane (qui il calendario nazionale).
“La prossima a passare al digitale sarà la Valle d’Aosta, a maggio. Poi, a settembre, sarà il turno di Piemonte e Trentino. Lazio e Campania seguiranno a ruota. Entro la fine del 2009, quindi, oltre 6 milioni di persone vedranno la tv solo in digitale” prevede Ambrogetti.

In anticipo sul programma previsto dalla Ue, che chiede agli stati europei di chiudere la transizione entro il 12 dicembre 2012. Per ora solo Paesi Bassi e Svezia hanno già completato lo switch off. E in Gran Bretagna sono digitalizzate nove famiglie su 10.
La più rilevante differenza tra la tv del passato e quella digitale sta nell’interattività. Per ora si scelgono lingua e sottotitoli di un film oppure si possono vedere i risultati delle partite e le formazioni di calcio semplicemente pigiando un bottone, tra qualche mese sarà possibile per esempio richiedere certificati ai comuni. Anche la pubblicità diventerà interattiva: basterà un clic del telecomando per acquistare il prodotto promosso in uno spot.
Per ricevere la tv del futuro non servono parabole, arriva in casa attraverso la stessa antenna che già è sul tetto. Ma per vedere serve un apparecchio, il decoder.
“In Sardegna le famiglie che sono in regola con il pagamento del canone hanno avuto un incentivo di 50 euro per acquistarlo” spiega Ambrogetti “contributo che arriverà anche nelle altre regioni italiane”.

A chi si preoccupa per il proliferare di apparecchi da collegare alla tv il presidente della Dgtvi anticipa che “per una legge dello Stato, da aprile, potranno essere venduti solo televisori con il sintonizzatore digitale terrestre incorporato. Chi acquista un apparecchio nuovo, quindi, non avrà bisogno di decoder”.
E a chi invece si sente inadeguato tecnologicamente Ambrogetti spiega che in Sardegna il passaggio al digitale terrestre non è stato traumatico per i telespettatori. “Secondo i rilevamenti effettuati dall’agenzia di ricerche Makno, il 51 per cento delle famiglie sarde non ha avuto alcun problema di ricezione o risintonizzazione dei canali. Il 23 per cento ha superato le difficoltà autonomamente, mentre il 26 per cento si è fatto aiutare da amici o ha chiesto supporto tecnico al call center. Solo il 4 per cento ha dovuto ricorrere a interventi di specialisti”.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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