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Il tam tam degli attivisti No Tav su internet e sui social network è iniziato subito, quasi in contemporanea con il blitz della polizia. “Sono arrivati. E’ in corso una perquisizione domiciliare con custodia cautelare da Guido Fissore a Villar Focchiardo. Urgente esserci. Urgente.“
Sulle pagine di facebook e twitter così come su quella del Movimento contro la realizzazione della Tav in Val Susa, sono rimbalzate per tutta la mattina le notizie degli arresti e delle perquisizioni tanto da “disegnare” quasi in tempo reale la mappa dell’operazione eseguita dalla Digos in 15 provincie d’Italia. Continua

Ha espresso il suo “sentito” dispiacere al premier per “un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto” Massimo Tartaglia, l’uomo arrestato per aver colpito al volto Silvio Berlusconi con un souvenir del Duomo. E, a quanto riporta l’Ansa, le sue scuse le ha messe nero su bianco in una lettera che oggi, tramite i suoi legali, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino, ha inviato al presidente del Consiglio. Continua
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Uno dei fermati dalla polizia dopo l'attentato alla caserma Santa Barbara
Caserme e questure, ma anche treni, stazioni, metropolitane, stadi, centri commerciali e ogni altro luogo affollato: sono questi i possibili obiettivi dei nuovi terroristi fai-da-te. Continua
- Tags: Barcellona, Bisl, calcio, capitale, coltelli, Digos, Manchester-Unt, Olimpico, Roma, stadio, ultrà , violenza
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Quando 10 giorni fa, al 93° minuto, nello stadio Stamford Bridge di Londra, Andrés Iniesta ha segnato il gol che spediva il Barcellona a Roma, per la finale di Champions league del 27 maggio, al posto del Chelsea, i funzionari della Uefa hanno tirato un sospiro di sollievo. Secondo i dati diffusi a settembre nella riunione annuale sulla coppa organizzata dal ministero dell’Interno olandese, i tifosi del club inglese hanno un poco invidiato primato: nella scorsa stagione sono stati gli ultrà che hanno causato più problemi all’estero, una trentina di episodi, risse nei pub comprese. Al secondo posto proprio i supporter dell’altra squadra finalista di Roma: il Manchester United (28 incidenti). Quindi la rete del Barcellona ha evitato che le due tifoserie più turbolente d’Europa si dessero appuntamento sotto il Colosseo per sei giorni di bagordi (le manifestazioni collegate alla finale cominceranno il 22 maggio). Senza contare che nella graduatoria degli ultrà più cattivi della stagione 2007-08 non figurano spagnoli: terzi quelli dei Glasgow Rangers, poi i sostenitori di Liverpool, Ajax, Anderlecht, Arsenal e, con meno di dieci episodi a testa, quelli di Milan, Roma e Inter.
A preoccupare i responsabili della sicurezza, dalla Digos, guidata da Lamberto Giannini, al Centro nazionale d’informazione sulle manifestazioni sportive (Cnims) del ministero dell’Interno, è il cortocircuito che potrebbe crearsi nell’incontro tra le due tifoserie locali (in particolare quella romanista) con quella inglese. E magari un’alleanza dei Boixos nois del Barcellona (gruppo di estrema destra) con i romanisti (i laziali, invece, sono alleati dei madridisti) contro i Men in black dello United, già protagonisti di scontri nella capitale due anni fa, compreso l’assalto a un pullman dell’Esercito.
I giornali britannici nelle scorse settimane hanno definito Roma “la città dei coltelli” per la vandalica abitudine di certi ultrà di segnare il territorio con la “puncicata”, un rito che consiste nel ferire superficialmente con la punta di un’arma da taglio il “nemico”, preferibilmente nei glutei o nelle gambe. La coltellata solitamente non è preannunciata da scontri di piazza, arriva vigliaccamente ed è diventata una scuola di pensiero che le frange estreme del tifo giallorosso riassumono nel motto: “Basta infami, solo lame”.
In questura spiegano che la tifoseria organizzata stigmatizza sempre più spesso la puncicata e il problema va circoscritto a 30-40 persone, ma ammettono anche che nella capitale si sta diffondendo la moda di girare con una lama in tasca, aumentando i rischi di gesti estemporanei. Per i media britannici 14 supporter del Liverpool (nel 2001), tre del Middlesbrough (2006) e 16 del Manchester (2007) avrebbero ricevuto questo benvenuto.
I dati del Cnims, che Panorama pubblica in esclusiva, sono diversi ma non migliori: negli ultimi 3 anni, a Roma sono stati feriti 25 tifosi inglesi, di cui otto del Manchester (almeno tre le puncicate), 14 del Middlesbrough e uno dell’Arsenal (colpito da alcuni vetri).
Il bollettino della guerra fra ultrà giallorossi e hooligan inglesi non si ferma qui: nel dicembre 2001 gli italiani hanno colpito alle gambe quattro tifosi del Liverpool, a febbraio dello stesso anno altri sei e nel marzo 2000 era stato “tagliato” un sostenitore del Leeds.
A Roma, negli ultimi anni, le puncicate sono state moltissime. Secondo i dati dell’archivio del Cnims, dal 2002 sono state denunciate più di 110 coltellate in una cinquantina di partite (circa quaranta dei giallorossi e quattro derby). Negli ultimi due lustri il bilancio sale a 130 coltellate. E nel conto mancano i tifosi che non denunciano l’aggressione e quelli che nei verbali di polizia vengono genericamente inseriti tra i feriti senza specificare l’uso dell’arma da taglio.
“Ma nell’ultimo anno abbiamo avuto solo tre casi e l’unico che si è verificato dentro lo stadio ha portato all’immediato arresto del feritore” avverte Roberto Massucci, direttore dell’Osservatorio.
I luoghi degli agguati sono quasi sempre gli stessi (grafico in alto) e per la finale della Champions league saranno particolarmente presidiati. Per esempio, il ponte Duca d’Aosta sarà zona off limits, un punto di osservazione per le forze dell’ordine. I tifosi del Barcellona, radunati in piazza Cipro, non dovranno oltrepassare il Tevere per raggiungere lo stadio; quelli del Manchester utilizzeranno ponte Milvio, quello dei lucchetti. In tutto i tifosi stranieri saranno circa 50 mila (60 per cento inglesi), di cui, si stima, circa 10 mila non organizzati da società e agenzie di viaggio. Il problema sarà controllarli soprattutto nel centro città .
Le polizie inglese e spagnola stimano che le vere teste calde non saranno più di 80, 50 al seguito dei Red devils e 30 dei blaugrana. Per cercare di arginarli atterreranno a Roma 26 funzionari dei due paesi, equamente divisi, tra cui due analisti, due ufficiali di collegamento, quattro bobby e altrettanti uomini dei Mossos d’esquadra catalani.
Le autorità di sicurezza italiane, per scongiurare i rischi di ordine pubblico, hanno coinvolto i colleghi di tutta Europa nell’organizzazione della finale. “Stiamo collaborando con inglesi e spagnoli come se fossero italiani, c’è una grande condivisione di responsabilità ” conclude Massucci. L’obiettivo è completare un “progetto unico” per la gestione di tutte le grandi manifestazioni sportive, partendo dalle esperienze di chi ha organizzato le ultime tre finali. Purtroppo tutto questo rischia di essere vanificato da qualche irresponsabile, magari un “cane sciolto” (i più temuti dagli investigatori) che potrebbe usare la puncicata per conquistare le prime pagine dei giornali internazionali.
Ferendo più di tutto l’onorabilità , oltre che la vivibilità , di Roma.

I cinque luoghi più a rischio, fuori dallo Stadio Olimpico: 1) Piazzale Maresciallo Giardino; 2) Piazza Mancini; 3) Ponte Duca d’Aosta, off limits per i tifosi; 4) Largo de Bosis; 5) Viale Boselli
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La Squadra mobile e la Digos della Questura di Napoli, assieme agli agenti del Commissariato locale, stanno dando esecuzione a 36 ordinanze di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari emessi dal Gip del Tribunale partenopeo nei confronti di dipendenti del comune di Portici per truffa aggravata e continuata. I dipendenti comunali sarebbero accusati di assenteismo. Notificati anche 58 avvisi di chiusura indagini.
Le indagini sono scattate a ottobre del 2007.
Numerosi gli uffici coinvolti in questa vicenda: elettorale, relazioni con il pubblico, anagrafe, matrimoni, stato civile, immigrazione, emigrazione, carte d’identità , richiesta documenti, tributi e commercio e professioni. Gli indagati dopo aver marcato il badge (da qui “Free badge”, il nome dato all’operazione) si allontavano dal comune per andare a fare la spesa o per andare a passeggio.
Negli uffici comunali distaccati del comune di Portici lavorano circa 430 dipendenti. Secondo quanto si è appreso i dipendenti indagati sarebbero più o meno al 50% tra uomini e donne. Si tratta prevalentemente di impiegati di mezza età . Alcuni dipendenti dopo aver timbrato tornavano a casa e qualcun altro invece arrivava con diverse ore di ritardo al lavoro, perché c’era il collega compiacente che marcava al suo posto.
Per oltre un mese e mezzo una telecamera a distanza ha vigilato sui dipendenti assenteisti. Poi sono stati avviati i riscontri e i controlli della polizia per incastrare i dipendenti assenteisti. Nessun blitz quindi, per evitare che gli assenteisti fossero avvertiti telefonicamente da colleghi che si trovavano all’interno dell’ufficio.
Il VIDEO servizio:

Cani sciolti ma infervorati da un radicalismo islamico che avevano imparato a coltivare e diffondere e che stava per concretizzarsi con l’ideazione dei primi attentati. Ecco il profilo dei due marocchini arrestati dalla Digos di Milano, accusati di progettare attentati contro sedi delle forze dell’ordine, da eseguire con bombole di ossigeno, perché era troppo complicato farlo con un camion da riempire di esplosivo.
I due, Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (Milano), e Gafir Abdelkader, 42 anni, sono accusati di “associazione con finalità di terrorismo internazionale” e “concorso esterno alla rete terroristica internazionale denominata Al Qaeda” con altri sette connazionali. Rachid è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di falsificazione di documenti.
“Stiamo verificando se si tratti di una rete o di un caso isolato” dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni che oggi ha presieduto un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sottolineando che si tratta di una “situazione nuova e preoccupante” perchè, “per la prima volta, parliamo di persone che avevano progettato un attentato in Italia”.
Fortunatamente, aggiunge, “siamo riusciti ad intervenire prima”. L’attenzione, non solo per Milano, resta comunque “altissima” tanto che il ministro non esclude la possibilità di “prendere provvedimenti per mettere in sicurezza i cittadini e combattere il terrorismo internazionale”. Così come è stata prevista un’intensificazione dei controlli sui luoghi di aggregazione dei cittadini islamici, focalizzando l’attenzione sui money transfert e gli internet point. “Abbiamo una mappa aggiornata dei centri culturali, delle moschee, dei luoghi dove si fa proselitismo e si raccolgono anche fondi per il terrorismo” prosegue il ministro. “Luoghi concentrati soprattutto nelle regioni del nord”. Le nostre forze di polizia comunque “sono in grado di monitorare accuratamente la situazione e quindi di scongiurare rischi” di attentati come a Mumbai. Certo è che ci sarà una stretta dei controlli sugli obiettivi sensibili, cosi come si è ritenuto opportuno fare una verifica e un aggiornamento del dispositivo di sicurezza anche in vista delle prossime festività natalizie.
Quanto agli arresti di Milano, gli investigatori hanno seguito sin dal suo nascere la cellula, i cui componenti rivendicavano - parlando tra loro - l’appartenenza ad Al Qaeda, perchè la Digos, dal marzo del 2007, aveva avuto notizia di estremisti che si incontravano in una piccola sede (un magazzino abusivo) a Macherio, paese della Brianza in cui si trova anche la villa in cui abita con la famiglia il premier Silvio Berlusconi. Quando hanno cominciato a tenerli d’occhio hanno potuto osservare lo sviluppo del gruppo, che all’inizio si limitava ad ascoltare le prediche di Rachid, “un uomo che sapeva a memoria interi sermoni di Zawahiri”, e che in un’intercettazione dice, riferendosi al figlio: “che bel bambino, diventerà come lo zio Osama”. Dalle parole, però, i due, scaricando video da Internet, avevano presto cominciato un percorso di istruzione militare da autodidatti, studiando gli effetti degli ordigni, le tecniche di autodifesa, e imparando a usare sostanze comuni per creare ordigni. “Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e la grazia di Dio”. A dirlo proprio i due arrestati in una conversazione intercettata nel settembre scorso. “Tu vai dentro, per esempio in una caserma dei carabinieri e ci sono 10, 15 militari, e se li terrorizzassimo?” commentavano. “Stiamo parlando di personaggi non inseriti in nessuna organizzazione” ha precisato il dirigente della Digos, Bruno Megale “che, non essendo riusciti a trovare i contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, alcuni mesi fa hanno deciso di combattere la loro battaglia qui, nella realtà dove erano peraltro ben inseriti, con lavori stabili e figli. Prima cominciando a istruire se stessi e i loro compagni con filmati, poi cominciando a fare sopralluoghi a presunti obbiettivi. La loro massima aspirazione era diventata quella di”farsi saltare in aria contro un obbiettivo” anche se pare che la prima azione, una specie di ‘provà , avrebbe dovuto essere il ben più modesto incendio di auto in un parcheggio a Giussano, il paese dove i due, operai, vivevano. A casa dei marocchini la Digos ha trovato materiale propagandistico e didattico. Perquisita anche la sede dell’associazione, di cui Rachid era uno dei fondatori pur senza avere, attualmente, cariche. Nel mirino del gruppo c’erano il distaccamento dell’Ufficio stranieri, in via Cagni, a Milano, sede del Terzo Reparto mobile della Polizia, e la caserma Santa Barbara di via Perrucchetti, sempre a Milano, sede dell’Artiglieria a Cavallo. Nell’hinterland, invece, le caserme dei carabinieri (la stazione di Giussano e la Compagnia di Desio), il parcheggio di un supermercato Esselunga, a Seregno, e di un night club nei pressi. Gli aspiranti terroristi si erano accorti di una cimice, nel centro, e stavano pensando alla fuga.
Non si erano accorti, però, di averne altre in macchina.
Il VIDEO servizio:

Volevano colpire l’Italia e, in particolare, Milano. E stavano progettando attentati contro obiettivi civili e militari, come ad esempio le caserme di polizia e carabinieri. Per questo motivo stavano cercando di reclutare adepti da avviare sulla via del terrorismo. Ma la loro attività di proselitismo è stata stroncata sul nascere dagli uomini dell’antiterrorismo della Questura del capoluogo lombardo.
Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (il piccolo comune dove sorge anche Villa Belvedere, residenza di Silvio Berlusconi), e Gafir Abdelkader, 42 anni, entrambi di nazionalità marocchina, sono però finiti in manette. Per loro l’accusa è di terrorismo internazionale (articolo 270 bis del Codice penale). Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, complessivamente una decina e che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà , avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da Internet.
Secondo quanto si è appreso, Ilhami e Abdelkader, arrestati su provvedimento emesso dal gip Silvana Petromer, non sono, come già avvenuto in passato per altri personaggi e gruppi legati all’estremismo islamico, solo sospettati di reclutare adepti per azioni all’estero, ma avevano in progetto di colpire in Brianza, dove vivevano e svolgevano la loro attività di proselitismo.
Tra gli obiettivi di cui si sente parlare nelle varie intercettazioni telefoniche e ambientali, c’erano il supermercato Esselunga di Seregno e i parcheggi di un locale notturno adiacente, inoltre la caserma dei carabinieri di Giussano e l’Ufficio immigrazione della Questura.
Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà , avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da internet.
Anche il centro culturale “Pace” di Macherio è stato perquisito. Nell’edificio, dopo i sermoni ufficiali, dal tenore moderato, si svolgevano delle riunioni serali a cui partecipavano cinque/sei persone in cui i toni erano decisamente fondamentalisti.
Circa quaranta persone, tra ultras del Napoli e politici locali, sono stati arrestate in merito agli incidenti avvenuti lo scorso mese di gennaio a Pianura dove doveva sorgere una discarica (GUARDA le foto del gennaio scorso). Come si ricorderà ci furono incidenti per diversi giorni, bus dati alle fiamme, assalti alle forze dell’ordine e a una caserma dei vigili del fuoco. Tra i politici arrestati vi sarebbe anche un consigliere comunale di Napoli e un assessore comunale.
Le indagini, coordinate dalla procura di Napoli, sono durate circa nove mesi: tempo necessario per gli agenti della questura di Napoli per visionare i filmati e le foto degli incidenti avvenuti a Pianura e ascoltare le intercettazioni telefoniche e i testimoni. La polizia ha individuato anche gli autori delle minacce rivolte ai commercianti della zona che all’epoca dei fatti furono costretti a chiudere i loro negozi per diversi giorni. Per i 35 arrestati le accuse vanno dall’associazione per delinquere alla devastazione, dall’interruzione di pubblico servizio alle minacce. Dall’inchiesta emerge anche un interesse del clan camorristico Varriale per una speculazione edilizia nella zona.
Ventidue dei quaranta arrestati sono stati condotti nel carcere di Poggio Reale, gli altri tredici sono agli arresti domiciliari. Tra gli indagati ai domicialiri ci sarebbero anche quattro politici su 35 indagati arrestati. Due di questi sono l’assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del comune di Napoli, Giorgio Nugnes (stamattina ha comunicato al sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino la decisione di autosopendersi dall’incarico) e il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Marco Nonno.
Sono due i gruppi del tifo ultrà del Napoli al centro della indagine della Digos di Napoli che ha portato agli arresti eseguiti oggi. Si tratta delle “Teste matte” (qui un VIDEO su di loro) e dei “Niss (niente incontri solo scontri)”. Il primo, fondato nel 1987 e composto da tifosi provenienti per lo più dai quartieri Spagnoli, Pianura e Quarto, il secondo nato da una scissione delle “Teste matte” e formato soprattutto da persone provenienti da Pianura e Quarto. Agli ultrà è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata allo scontro con altre tifoserie e esponenti delle forze dell’ordine. Incidenti che anche per le limitazioni degli spostamenti delle tifoserie dovute ai divieti vigenti, si verificavano per lo più nelle aree di sosta delle autostrade dove venivano a contatto supporter di diverse squadre.
Alcuni degli arrestati sarebbero pregiudicati non legati alla camorra che nei giorni degli assalti a Pianura costringevano ui negozianti a tenere le serrande abbassate. Tra gli indagati vi sono anche cittadini comuni residenti a Pianura accusati di avere assaltato la polizia con sassi e bastoni nei giorni degli scontri. Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti della Digos.
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